La
lomografia prende il nome da semplici ed economiche macchine fotografiche credo sovietiche (e non controllero? su Google/Wikipedia, non e? importante dove sono state prodotte ?ste macchine), con poche regolazioni, che producono immagini dai colori molto saturi, con contrasto elevato o eccessivo, con esposizione sbilanciata (troppo chiare o troppo scure). Il termine viene usato per identificare foto prodotte anche da altre macchine ugualmente spartane e capaci di produrre foto con le stesse caratteristiche; soprattutto viene enfatizzata la spontaneita? delle foto, anziche? le solite regole formali che i fotografi cercano di seguire (inquadratura, regola dei terzi, correzione delle fughe prospettiche, e via regolando). Il motto del ?movimento? e? ?Non pensare, scatta?. Curioso, quindi, che vengano usate macchine a pellicola, nelle quali lo scattare a ruota libera comporta costi elevati e perdita di naturalezza (prova ad andare in giro e scattare foto a tutto spiano ... ti costa una cifra in rullini e sviluppo, e quei rullini te li devi portare dietro in uno zaino). Una digitale ultra-semplice, nera (per non attirare l?attenzione), senza regolazioni (esposizione programmata, senza possibilita' di regolare niente), senza autofocus (se ha un grandangolo c?e? poco da mettere a fuoco...) ma con risoluzione elevata e risposta immediata quando premi il pulsante, questa sarebbe forse la macchina ideale per 'fare lomografia'. Ammesso che esista ancora spazio per le imperfezioni, a questo mondo.
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lomografia, fotografiaData: 16/07/2008 alle 23:33
- aggiornato 15/02/2011 alle 22:13
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