Nel giro di poche ore, un
lettore di ViaggiareLeggeri e un amico di lunga data mi hanno fatto domande sugli
ostelli della gioventu':
Davvero sei tornato nel Lake District dov'eri stato tanti anni fa? E sei andato anche in quell'ostello della gioventu' ad Ambleside dove avevi conosciuto quelle ragazze inglesi e quelle tre tipe di Barcellona?
Gli amici spesso fanno domande nel momento sbagliato. Quando tua moglie e' con te, una domanda del genere puo' essere pericolosa: la gelosia e' retroattiva, a volte. Ma la domanda del mio amico e' pericolosa anche per un motivo differente: sono tornato al Lake District, vero, ma non sono stato nell'incantevole ostello di Ambleside. Non ci sono andato perche' la famiglia di amici che era con noi non apprezza Ambleside, perche' tutti volevamo prendere un delizioso cottage in affitto, perche' Ambleside era lontano dalle
montagne che volevamo visitare. Ma soprattutto, non sono andato tornato all'ostello di Ambleside, neppure per vederlo da fuori, perche' avrei dovuto fare i conti col tempo che passa. Mi sono improvvisamente reso conto che
sono passati tredici anni dall'ultima volta in cui ho dormito in un ostello.
Era l'estate del 1998, un anno in cui avevo aspettato le ferie con ansia, dopo aver lavorato molto sodo per mesi. Avevo in programma di andare in moto a Fontaine-de-Vaucluse, in
Francia, e passare tre giorni nel locale ostello della gioventu'. Dal momento in cui varcai la soglia dell'ostello mi resi conto che non tutto sarebbe filato liscio: la gestrice, somigliante a Martina Navratilova, era autoritaria e brusca quanto un sergente dei marines: l'ostello chiude alle undici di sera, disse, chi e' dentro dorme dentro, chi e' fuori si arrangi. Niente di nuovo, ma il tono non era minimamente
welcoming, persino io sarei stato un padrone di casa migliore. Uscii, andai in paese, vidi che c'era uno spettacolo di arrampicata coreografata con accompagnamento musicale nell'anfiteatro naturale del fiume Sorgue, pagai il costoso biglietto. Non riuscii a godere molto lo splendido spettacolo, il coprifuoco imminente era la mia spada di Damocle. Me ne andai in tempo per rientrare nell'ostello prima delle ventitre', ma la gestrice aveva chiuso con cinque minuti d'anticipo: poco male, c'era una finestra aperta e una fila di ritardatari che stava rientrando da li'. Nella camerata non c'erano conversazioni a bassa voce rispettose degli altri ospiti, ma suonatori di bongo e urlatori vari. E zanzare gigantesche, simili a pterodattili. Non dormii molto.
Una serie di sfortunate coincidenze, niente di piu'. Negli anni successivi continuai occasionalmente ad utilizzare
bed & breakfast e campeggi, ma non mi capito' piu' di dormire in ostello. Ed e' un peccato, perche' spendendo poco piu' che per dormire in campeggio, uno ha un tetto
vero sulla testa, opportunita' per conoscere persone nuove, panorami spesso spettacolari (come all'ostello di Ambleside) e la piacevole sensazione di contribuire economicamente al benessere di un'associazione, non di un'azienda.
Ringrazio il lettore del forum e il mio amico curioso per le loro domande a proposito degli ostelli. Giuro, colmero' questa lacuna, parlero' piu' spesso degli ostelli della gioventu'.
Foto: l'ostello di Ambleside, Lake District, Gran Bretagna. Immagine di Tom Richardson da
Wikipedia
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ostelli, fotoData: 17/09/2011 alle 06:30
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