Fertilia, l'Istria in Sardegna

Ti no se cosa che te disi, come dicono i sardi di Fertilia

12 gennaio 2015 FOTOREPORTAGE Tempo lettura 6'

Se va sotto i portici a Fertilia, e si siede ad un tavolino del Bar Sbisà, potrà capitarle di sentire qualche signora anziana che ancora parla istriano.

Il tassista che ci sta portando all'hotel El Faro, a nord di Alghero, è milanese, ma si è trasferito in Sardegna da trent'anni, e ama questa terra come se fosse nato qui.
Fertilia è una città recente, venne fondata nel 1936 da Mussolini. Prima erano tutte paludi, i lavori di bonifica iniziarono alla fine del Diciannovesimo secolo; pi vennero trasferiti dei coloni ferraresi, ma la città non nacque davvero fino a dopo la Seconda Guerra. A quel punto arrivarono gli istriani.


Via Zara, via Dalmazia, via Spalato. Lungomare Rovigno, via Istria. Piazza San Marco, piazza Venezia Giulia, via Fiume: gli odonimi di Fertilia sono un viaggio nella nostalgia per una terra abbandonata per forza, e la presenza di via Martiri delle Foibe e largo dei Profughi ha senso più che altrove, qui.


Fertilia oggi ha duemila abitanti, ed è facile capire quale peso abbiano avuto, nello sviluppo della comunità locale, i seicento esuli istriani, arrivati soprattutto dopo il 10 febbraio 1947. In quella data il trattato di Parigi assegnò l'Istria, Fiume e Zara alla Jugoslavia, e in quel momento iniziò l'esodo di massa istriano (o esodo giuliano-dalmata), che vide l'abbandono forzato dell'Istria da parte di circa trecentomila cittadini italiani.

- E sa come si chiamano gli abitanti di Fertilia?
- Non vorrei dire ... fertili? Fertinesi? Fertilizzati?
- No. Giuliani.

Giuliani. Abitanti della Giulia. Come se questa sistemazione in Sardegna fosse temporanea, e se il ritorno alla terra natia fosse un sogno impronunciabile, un desiderio che ti scava dentro, sotto la superficie della vita quotidiana, come un fiume carsico.

"PAX TIBI MARCE EVANGELISTA MEVS". Pace a te, Marco, mio evangelista, recita il libro del leone di S.Marco. Un leone orgoglioso, con lo sguardo puntato lontano.


Via Pola, la via principale di Fertilia, ha portici su entrambi i lati, e palme tra i portici e la strada, e auto parcheggiate negli appositi spazi a restringere ulteriormente la strada. Le strade di questa frazione di Alghero si incrociano ad angolo retto, come nelle altre "città di fondazione" del periodo fascista; lo stile è quello sobrio e razionale tipico dell'architettura razionalista del periodo, con uso diffuso di trachite rosa.

Via Pola va dalla chiesa di San Marco a piazza San Marco, di fronte al mare, dove si trova una colonna sormontata dal leone di San Marco, che riporta la frase "Qui nel 1947 la Sardegna accolse fraternamente gli esuli dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia".

Fu davvero un'accoglienza così fraterna? Fertilia sembra un'isola nell'isola nell'isola: una goccia di giulianità in un'area in cui si parla il catalano (l'algherese è infatti un dialetto basato sul catalano), all'interno di un'isola con un'identità peculiare.
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E i ferraresi? Non ci sono tracce di quel movimento migratorio. L'ondata di esuli istriani del '47 sembra aver segnato Fertilia come non era successo con i lavoratori ferraresi arrivati per bonificare le paludi della Nurra. Sono diventati sardi, i ferraresi, come non è successo agli istriani? Forse la differenza, oltre che nei numeri (quanti ferraresi sono arrivati a Fertilia? Meno dei 600 istriani, parrebbe), sta nel motivo per cui le terre d'origine sono state lasciate: per trovare lavoro e una vita migliore nel caso dei ferraresi, per lasciare una terra che non era più Italia, e in cui rimanere era pericoloso.

Tardo pomeriggio, troppo presto per cenare, è il momento adatto per un gelato. Ci sediamo fuori da un bar alla fine dei portici, a due passi dal lungomare. Tra i gusti disponibili vedo una cosa nera che non riesco a definire. Chiedo alla cameriera se è un cono alle cozze, o al nero di seppia. Lei scoppia a ridere, è solo liquirizia. Chiedo se parla l'istriano (che poi, se uno non è esperto, pare semplicemente un dialetto veneto), lei risponde di no, non lo parla, ma dice che vari negozianti, lì in via Pola, lo parlano ancora. Il gelato è così buono che ne ordino un'altro.

Torniamo a Fertilia il giorno dopo, alla fine di un'escursione. Dedichiamo un'ora a girare nelle vie del paese, cercando di riconoscere negli edifici attuali quelli che erano i capisaldi delle città nuove del periodo fascista: la Casa del fascio, la Torre littoria. La scuola elementare è monumento architettonico: progettata dall'ingegner Antonio Miraglia e costruita nel 1935, il suo stile è differente dal resto della citta', progettata dal Gruppo 2PST (Concezio Petrucci, Emanuele Filiberto Paolini, Riccardo Silenzi, Mario Luciano Tufaroli), con la presenza di linee curve, finestre a nastro e alternanza tra fasce di intonaco e fasce di mattoni.

Arriva l'ora di cena, oggi abbiamo evitato il gelato e ceneremo presto. Ci sediamo proprio sotto la vecchia Torre Littoria, vicino a due tavolate di famiglie tedesche. E mentre leggiamo il menu' e ci apprestiamo ad ordinare, finalmente si avvera un piccolo desiderio che avevo da quando il tassista ci parlo' di Fertilia. Alle mie spalle, due voci venete:


- Te si drio rampegarte sui speci. Te go dito...
- Tasi, tasi!
- Bisogna aver i oci anca de drio, varda!
- ...

Sono due signore sedute alle nostre spalle. Hanno i capelli bianchi, stanno sorseggiando del prosecco, e sono di buon umore. Quando si accorgono le stiamo ascoltando abbassano il tono, e mi dispiace: vorrei dir loro di continuare, che è un piacere sentir parlare veneto, poi arriva il branzino e perdo l'uso della parola. Ma sento ancora una delle due signore alle mie spalle:
- Ti no se cosa che te disi!

In veneto: Non sai quello che dici.


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