San Valentino in Islanda

Pare la Nuova Zelanda ma è più' vicina

27 febbraio 2017 FOTOREPORTAGE Tempo lettura 15'

Martedì mattina presto in un bed & breakfast a Keflavik, Islanda. Aspettiamo il tassista, sono le sei e non farà chiaro prima delle nove. Fuori c'è una tempesta di neve e vento. In momenti come questo ti rendi conto di quanto sia valida la raccomandazione che ti fanno quando noleggi un'auto: "Accompagna sempre la portiera quando la apri, se no il vento la scardina".

Aspetto il tassista in ritardo e penso alla dilatazione del tempo che avviene durante una vacanza breve e intensa: dopo un paio di giorni ti chiedi come hai fatto a vedere tutti questi posti e fare tutte queste cose in meno di quarantotto ore. Poi, quando arrivi a casa dopo il viaggio, quei due o tre giorni di esperienze concentrate sembrano diventare ancora più brevi, una minuscola pausa pubblicitaria nella tua vita. E in attesa del taxi ti ritrovi a rivedere questa vacanza.

Venerdì pomeriggio, preparazione dei bagagli senza sapere se ci vogliono maglioni pesanti o magliette (idea non balzana: qui in Inghilterra oggi ci sono 15 gradi, pare primavera). Sul taxi che ci porta in aeroporto il tassista chiede con che volo torneremo, e se desideriamo un taxi ad aspettarci. Yes, of course, e allora ci chiede il numero del volo, io mi tappo le orecchie per non rovinarmi la sorpresa mentre mia moglie gli dice quelle cinque-sei cifre misteriose. Non vogliamo rovinare la sorpresa.

All'aeroporto di Heathrow scopro la nostra destinazione solo quando andiamo al check-in di Icelandair, e fatico a crederci: per due anni di seguito andiamo in Islanda a San Valentino! Lo scorso anno credevo andassimo al Carnevale di Ivrea, quest'anno pensavo potessimo andare ovunque, tranne che in Islanda. Sorpresa riuscita in entrambi i casi.

Il volo dura tre ore, è tranquillo, a parte dieci minuti di turbolenza a meta' viaggio. Icelandair non è ufficialmente una linea aerea low cost, ma durante il volo non sono serviti pasti (neppure snacks) ne' bevande, a parte acqua. C'è perlomeno uno schermo per ogni passeggero, per cui scelgo - per prepararmi - un thriller islandese, The Oath, diretto e interpretato da Baltasar Kormákur (Contraband, Cani sciolti, Una tragica scelta). Il film si fa guardare, ma avrà conseguenze inaspettate: ogni islandese che incontro mi sembrerà un po' losco, durante questa breve vacanza.

Il prezzo che abbiamo pagato per il biglietto Icelandair Londra-Keflavik andata e ritorno per due persone è 375 euro.


Atterriamo a Keflavik che è quasi mezzanotte. Andiamo a ritirare l'auto che abbiamo noleggiato, una Panda Cross, e sbrogliamo un problema con l'assicurazione: la prenotazione è tramite RentalCars.com, ma GreenMotion - l'autonoleggio - ci fa notare che l'assicurazione che abbiamo acquistato richiede un deposito di 290.000 corone (2.500 euro). Telefono a RentalCars, annullo l'assicurazione e ne faccio una sul posto, con copertura completa (spero copra anche le eruzioni vulcaniche). In totale (auto più assicurazione) paghiamo 101 euro.

Pare anche a voi che la scritta sul fianco della Panda somigli più a "Crass" (rozzo) che a "Cross"?

Siamo ospiti nel bed & breakfast White House a Keflavik, citta' che ormai inizio a conoscere benino, a parte le vie più nuove. Camera piccola, con letti separati (e non avvicinabili, vista la forma della stanza), niente bagno in camera, è un posto molto pulito, accogliente e caldo ... anche troppo caldo: fuori la temperatura è a zero, ma nonostante ci sia solo una leggera coperta spegniamo il riscaldamento. La padrona di casa ci spiegherà che a lei piace il caldo, e che il riscaldamento costa poco, in Islanda, visto che il 100% del fabbisogno nazionale viene coperto da energie rinnovabili (geotermica, eolica, fotovoltaica). Il b&b è anche economico: 75 euro a notte.

Sabato, il giorno delle cascate. Partiamo, usciamo da Keflavik con la nostra Panda 4x4, pronti ad affrontare la furia degli elementi, la neve, il freddo, il gelo. Invece c'è il sole. Non c'è neve da nessuna parte, tranne che nelle lontane montagne. Pare la Svizzera d'estate. Poi guardi meglio:

  1. In Svizzera non c'è il mare, in Islanda è ovunque, e quando non c'è ci sono comunque le cascate che scendono dal centro dell'isola e si trasformano in ruscelli, torrenti e fiumi che scivolano verso il mare.
  2. In Svizzera non ci sono vulcani attivi, e il suolo non è nero di lava e cenere vulcanica secca.
  3. In Svizzera ci sono le banche. In Islanda ci sono le aziende di auditing finanziario (KPMG, Deloitte) pure nei supermercati. Non so come mai.


L'analogia piu' adeguata è, forse, con la Nuova Zelanda. Vulcani, montagne, ghiacciai. Brava gente (se non guardate The Oath). Limiti di velocita' inadatti all'italiano medio (90 km/h in Islanda, 100 km/h in Nuova Zelanda), ma se vai in uno di questi due posti non sei un italiano medio.

Verso Seljalandsfoss, una della piu' belle cascate islandesi.


Evitiamo Reykjavík e ci buttiamo sulla strada statale 1, lunga 1.332 chilometri, che gira intorno all'isola. Destinazione Hörgsland, dove dormiremo stanotte. Sole, pioggerellina, non fa freddo. Guido verso est, raggiungiamo la cascata Seljalandsfoss (si puo' passare sotto e restare quasi asciutti), poi la Skógafoss, con una camminata per raggiungerne la cima. Poi altre cascate minori. Verso il tramonto (le sei del pomeriggio) ci troviamo in un paesaggio surreale: è Laufskálavarða, una cresta di roccia vulcanica con migliaia di "omini" di pietra (cairns). Non sono stati piazzati cosi' dalla natura o dagli alieni: sono i visitatori, in onore di un rituale porta-fortuna.

Cascata Seljalandsfoss. Si puo' anche passare sotto la cascata, in una grotta semi-aperta e semi-asciutta.


Cascata Skógafoss con comoda scalinata per raggiungere un punto panoramico.


Laufskálavarða: cresta di roccia vulcanica con migliaia di "omini" di pietra (cairns). Non sono stati piazzati cosi' dalla natura o dagli alieni: porta fortuna.


Le foto sono dotate di coordinate GPS, se vi piace un posto, scaricate la foto e visualizzatela su Google Maps o altri siti/software simili.

Oltre alle cascate vediamo tanti ponti a senso unico: stretti e (relativamente) corti, prima di entrare devi vedere se c'è già un auto perché c'è posto solo per uno e allora fai i fari per far passare l'altro. Ma a parte le cascate, i ponti e i prati verdi, spicca l'assenza di auto, assenza di persone, assenza di animali, assenza di neve. E il nero della sabbia, delle rocce, della cenere, delle spiagge nere lungo il mare e lungo i fiumi.

Pare la Svizzera d'estate. Invece e' l'Islanda.


La differenza rispetto all'anno scorso è notevole (anche se questa foto è stata scattata in un'area differente dell'Islanda):

Islanda innevata

Arriviamo alla Hörgsland Guesthouse, dove la nostra camera è calda, ha letti uniti, bagno en suite e ... un solo canale non criptato alla tv. Prezzo per due persone, due notti: 177 euro. Ceniamo al ristorante della guest house, un posto senza pretese dove le porzioni paiono inizialmente piccole, ma la scodella in cui è servito il mio curry malese sembra senza fondo, e arrivo a malapena alla fine (era comunque buono). Poi torniamo in camera e imposto la sveglia dello smartphone sulle 22,30, per andare a caccia di northern lights, l'aurora boreale. Non la vedremo.

Hörgsland Guesthouse. Se ti pare che le casette siano un po' spettrali, non sei il solo.


Domenica è stata la giornata dei ghiacciai, ma prima quella dei taiwanesi e dell'aurora boreale. Nel senso che a colazione, al ristorante della guest house, scopriamo che le due comitive sedute vicino a noi sono composte entrambe da due coppie di studenti taiwanesi. Che ci dicono che alla fine l'aurora boreale s'è vista, la notte scorsa, e ci mostrano foto bellissime fatte coi loro smartphone. A parte l'aurora, mi chiedo come sia possibile che con tutti i tedeschi, francesi, spagnoli e taiwanesi che abbiamo incontrato finora, non ci sia ancora capitato di vedere anche solo UN italiano, in Islanda, quest'anno. Boh. Lasciamo la guest house e guidiamo verso est sulla statale 1.

Per arrivare ai ghiacciai ci ritroviamo ad attraversare Skeiðarársandur, una pianura creata da un ghiacciaio, ampia 1.300 chilometri quadrati, nera e desolata. Per tornare all'analogia con la Nuova Zelanda, questo e' il posto adatto (e irreale) per una battaglia tra due eserciti enormi. C'e' spazio, tanto spazio.

Skeiðarársandur


Skeiðarársandur: un tizio che scatta delle foto



Entriamo nel parco di Skaftafell per vedere il Vatnajökull, il più ampio ghiacciaio islandese. Ci si arriva guidando su uno sterrato, e lascia a bocca aperta: il ghiaccio bianco e blu che galleggia in un lago, e la distesa di ghiaccio riempie una vallata e arriva alle montagne. Alcuni provano a camminare lungo la parete di roccia (io, una coppia di spagnoli, una comitiva di cinesi col braccetto per i selfie). Si fermano tutti, alla fine anch'io, quando il sentiero finisce.

Ghiacciaio Vatnajökull. I tizi che si mettono in mezzo per fare un selfie li ho buttati giù


Torniamo sulla strada principale, la n°1, e in meno di un'ora, superando una quantità di parcheggi sempre più pieni, arriviamo ad un ponte differente dagli altri, un ponte strallato (con cavi e piloni), e vediamo il motivo per cui cosi' tanta gente si ferma a fare foto: c'è il ghiacciaio Breiðamerkurjökull (che fa parte dell'enorme Vatnajökull) che scende verso il mare e forma numerosi e spettacolari iceberg nella laguna Jökulsárlón. Grazie alla presenza di un ampio parcheggio vicino al ponte, e di sentieri ampi e spianati, avvicinarsi alla laguna non comporta sforzi eccessivi, ed è possibile anche con carrozzine e sedie a rotelle. Un iceberg, più alto degli altri, attira la mia attenzione, anche perché un ragazzo coreano vicino a me sta scattando foto dell'iceberg da sopra, con un drone.

Domenica non ho raccolto i dati GPS delle localita' che ho visitato, visto che ho dimenticato di avviare GeoTracker, per cui ... la laguna si trova qui.

Proseguiamo per altri ottanta chilometri verso Höfn, città di pesca e turismo, famosa per aragoste e scampi (che infatti mangiamo) e per il panorama del mare e del ghiacciaio Vatnajökull.



Il porto di Höfn. Montagne e oceano, una delle due accoppiate vincenti per il turismo in Islanda (l'altra e' fuoco-ghiaccio). In primo pian


Höfn e il ghiacciaio Vatnajökull.


Continua ad essere una splendida giornata di sole, ma ormai sono le quattro e ripartiamo verso Hörgsland. Dopo poco notiamo l'ennesimo grande ghiacciaio, ma senza cartelli turistici: è lontano, ma l'auto se la cava bene sullo sterrato - e nei guadi non troppo profondi, per cui proseguiamo a vista. Siamo nell'area agricola di Hoffell, e raggiungiamo l'estremità meridionale del ghiacciaio quando manca poco alle cinque, e il sole sta scomparendo dietro le montagne. Si tratta del ghiacciaio Hoffellsjökull, e la quiete (non c'è nessuno, e non abbiamo incontrato nessuno dopo che abbiamo lasciato la statale) rende il panorama ancora più bello. Qualche foto, poi ripartiamo. Vorrei fare una camminata sul ghiacciaio, come in Nuova Zelanda, ma non a quest'ora, senza ramponi e senza guida. Ah, gia': una conseguenza dei "viaggi a sorpresa" è che è difficile viaggiare leggeri con una valigia adatta a tutte le possibili avventure, dalle immersioni alle arrampicate ai safari.

Il ghiacciaio Hoffellsjökull, tranquillo e senza folla


Ripartiamo, e stavolta non ci fermiamo più fino alla guest house. Anzi ... proseguiamo fino a Kirkjubæjarklaustri, un piccolo villaggio dove mangiamo al caffè/ristorante Systrakaffi. Per una volta mangio italiano (pizza Exorcist, con salamino piccante), provo una piacevole birra zero alcool (Egils Maltextrakt, alla liquirizia) e ... assisto a qualcosa di strano: la coppia al tavolo vicino al nostro, che si è seduta due minuti dopo di noi, ci chiede scusa più volte per il fatto che la cameriera ha servito prima loro. Inusuale.
Finita la cena torniamo alla Hörgsland Guesthouse.

Arriva il lunedì, e la nostra tabella di marcia è semplice: lasciare la Hörgsland Guesthouse e guidare verso Keflavik dove dobbiamo riconsegnare l'auto entro le otto di sera, fermarci da qualche parte se vediamo qualcosa di interessante, poi raggiungere la Svitan Guesthouse dove passeremo l'ultima notte in Islanda. Partiamo, e nel giro di pochi minuti le condizioni meteo cambiano sensibilmente: svanisce il sole, inizia la pioggia, poi grandine, poi nevischio. Viste le condizioni, nessuno prova a superare il limite dei 90 km/ora (di solito non sono in tanti a rispettarlo). Il ciclo pioggia-grandine-neve si ripete un paio di volte, poi - verso le undici - il cielo si schiarisce.

Montagne islandesi


Sulla nostra mappa e sul navigatore GPS notiamo che non siamo lontanissimi dal vulcano Eyjafjallajokull, quello dei voli cancellati per ceneri vulcaniche di qualche anno fa. Abbiamo visto ghiacciai, cascate e (lo scorso anno) qualche geyser, ci manca il vulcano, quindi puntiamo li', senza intenzioni avventurose: non vogliamo salire sul vulcano in auto, come fece James May di Top Gear.

Verso il vulcano Eyjafjallajokull


La strada diventa sterrata senza un cartello che avvisi, poi troviamo dei ruscelli che la attraversano, poi dei canaloni che la tagliano e che vanno superati in prima, infine un guado troppo profondo. Ci fermiamo, osserviamo un gruppo di escursionisti che sta arrampicandosi su una montagna (senza attrezzatura, senza scarponi adatti, in jeans ... sarà il caso di segnalare la loro presenza a qualcuno?), torniamo indietro. Nel punto in cui c'è il passaggio sterrato-asfalto vediamo arrivare ad alta velocità in senso opposto una station wagon. Ci oltrepassa, raggiunge lo sterrato troppo forte, inchioda sollevando una nube di cenere nera, e probabilmente danneggia le sospensioni o altro: ci sono buche alte venti-trenta centimetri visibili solo quando sei a pochi metri.

Un guado ci ferma, non arriveremo mai sul vulcano Eyjafjallajokull. Peccato, sognavo di fare un bagnetto nella lava.


Dalle parti del villaggio di Ásólfsskáli la statale 1 si allontana dal mare. Pranziamo all'Eldstó Art Cafe a Hvolsvöllur, a poche centinaia di metri da un ristorante dove avevamo mangiato sabato, chiamato Björkin. Ora, col sole, non abbiamo dubbi sulla prossima destinazione: Gamla Laugin, la Laguna Segreta, un'area geotermale che abbiamo visitato un anno fa, evitando la più rinomata (e affollata, e costosa) Blue Lagoon. Arriviamo che sono le tre e venti, paghiamo i nostri 29 euro a testa (se vi portate un asciugamano pagherete di meno), e alle tre e mezza siamo in acqua. Bollente e lievemente solforica, come si conviene alle acque termali. Rilassante.

Gamla Laugin, la Laguna Segreta. Pero' a quanto pare sono in tanti a conoscere questo segreto.


Tanti americani e britannici, vari francesi, zero italiani, a parte noi. Visto che la Laguna Segreta è cosi' segreta che non compare neppure su Wikipedia, vi faccio vedere dov'è:



Alle cinque e qualcosa lasciamo Gamla Laugin e puntiamo verso Keflavik, a 150 chilometri. Non c'è da scialare: dalle località Flóahreppur la statale 1 percorre un altopiano dove pare esserci sempre neve, maltempo e traffico (perlomeno quando ci passo io), per cui anche mantenere i 90 diventa difficile.

Guidare sulla Statale 1 puo' essere pericoloso.


Arriviamo a Keflavik e rifacciamo il pieno alla Panda.
Trovare l'autonoleggio non è stato facile: i dati sul GPS dell'auto risalgono a prima che l'ufficio venisse aperto, in una via che esiste da meno di un anno, e la rotta per restituire l'auto non è preimpostata come ci era stato promesso. Telefono, ci accordiamo per trovarci davanti a un punto che entrambi conosciamo (il Park Inn sulla via principale di Keflavik), e andiamo a riconsegnare l'auto. E scopro che l'autista, lo stesso che ci ha caricato all'aeroporto venerdì sera, è lituano, ed era compagno di scuola di mio collega di lavoro a Londra. Il mondo è piccolo, o perlomeno la Lituania lo è. Ci accompagna al Kaffi Duus, un ristorante di Keflavik dove siamo tornati dopo averci mangiato bene l'anno scorso. Antipasto con bocconcini di squalo (hákarl) accompagnati dal brennivin, acquavite fatta con patate. Piatto principale: bistecca di balena. La cameriera che ci serve era qui anche l'anno scorso: un peperino con tanta voglia di parlare e di rispondere alle domande dei visitatori, soprattutto sull'hákarl, che a suo tempo disgusto' chef televisi famosi come Gordon Ramsey e Anthony Bourdain. A me non dispiace.

Al tavolo vicino a noi, finalmente, vedo degli italiani, l'unica comitiva di connazionali incontrata in questi giorni in Islanda. Paghiamo il conto - 140 euro - e torniamo alla Svitan Guesthouse, dove avevamo scaricato i nostri trolley prima di riconsegnare l'auto. Il posto somiglia parecchio ad un ostello della gioventù ma con camere individuali/familiari (quindi niente camerata). La camera è ben riscaldata ma c'è meno comfort, meno "hygge" di quella del White House, dove abbiamo passato la prima notte, a poche vie da questo posto.

Arriva il tassista. Andiamo all'aeroporto. Tormenta, neve e vento.




Notizie utili:
- Zero alcool se guidate. Non zero virgola uno o virgola due, o una birretta con una corposa cena. ZERO.
- Limite di velocità massimo sull'isola: 90 km/h. Onestamente, non c'erano tanti altri guidatori che lo rispettassero, quest'anno.
- La moneta è la corona islandese (ISK), cambio 1 euro = 113 ISK.


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Commenti (1)

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Il 10-05-2017 alle 10:39, Clara lunardelli ha scritto:

Bellissime immagini

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Nel mezzo del cammin di nostra vita



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