Cascate islandesi: Seljalandsfoss e Skógafoss

Dove ci sono ghiacciai ci sono cascate

06 marzo 2017 FOTOREPORTAGE Tempo lettura 5'

Una cosa che ho scritto ieri:


Non so se sono le cascate islandesi che mi fanno venire in mente i Van Halen o viceversa, ma il collegamento c'è, perlomeno nella mia testa.

E ora parliamo di cascate.



Negli ultimi due anni ho visitato la zona meridionale dell'Islanda, e ho visto alcune delle cose per cui l'Islanda è famosa: geyser, ghiacciai, terme, cascate. Oggi parliamo di cascate, appunto. Ma poco, perché dell'Islanda ho già scritto in abbondanza (qui e qui), e perché il concetto di cascata vi è sicuramente già noto: una cascata è generata da un fiume o torrente in un punto in cui l'acqua, a causa del dislivello, precipita invece di scorrere. Guidando lungo la strada n° 1, che percorre il perimetro dell'isola, sembra di girare intorno ad un grande altipiano su cui c'è un gigantesco lago: guardando verso le montagne al centro dell'isola vedi sempre tre-quattro cascate che portano acqua giù verso il mare. Invece no, non è un lago: l'acqua arriva dai tanti ghiacciai, del gigantesco Vatnajökull (ampio quanto la Campania) ai piu' modesti Mýrdalsjökull, Solheimajokull e Eyjafjallajökull (quello del vulcano).

Seljalandsfoss: dietro la cascata


Seljalandsfoss è la prima cascata che mi sono fermato a fotografare. E' a circa 120 km dalla capitale Reykjavik ed è lungo il corso del fiume Seljalands, formato dalle acque del ghiacciaio Eyjafjallajökull.





Un sentiero permette di passare sotto (beh, dietro) alla cascata, ma non completamente all'asciutto: oltre all'impermeabile (nel senso di giacca a vento, k-way® o simili) servirebbero anche dei pantaloni impermeabili, e soprattutto è consigliabile qualcosa per proteggere la vostra macchina fotografica: l'aria è piena di particelle d'acqua in sospensione, per cui passerete tutto il tempo a cercare di togliere gocce d'acqua dalla lente frontale della fotocamera (o dello smartphone).

Cinquanta metri a sinistra di Seljalandsfoss c'è un'altra cascata, che viene spesso trascurata: tutti fotografano Seljalandsfoss e ignorano lei. Eccola.




Skógafoss: sopra la cascata


Trenta chilometri dopo Seljalandsfoss, proseguendo sulla strada n°1 verso est/sud-est, si arriva a Skógafoss. A questo punto è chiaro che, in islandese, foss significa cascata, e se avete letto i nomi dei ghiacciai avrete capito che ghiacciaio si dice jökull. Lo scorso anno avevamo scoperto che dóttir significa figlia, quindi - senza nemmeno impegnarsi - già sappiamo quattro parole islandesi.



Skógáfoss è larga 25 metri e alta 60 metri, misure che la rendono una delle più grandi cascate islandesi. Come anche presso Seljalandsfoss, anche qui c'è tanta acqua in sospensione, e per fortuna crea un bell'arcobaleno, oltre a depositarsi su di voi e sulle vostre cose. Oltre ad avvicinarsi alla cascata da sotto, sui ciottoli neri e sulla sabbia nera del fiume Skógá, si può anche salire sopra la cima della cascata tramite una lunga scalinata con corrimano.



Il tesoro di Þrasi


Secondo una leggenda, uno dei primi coloni vichinghi a stabilirsi nella zona, chiamato Þrasi Þórólfsson (che si pronuncia Thrasi), nascose la sua cassa d'oro dietro la cascata Skógafoss, per renderla difficile da trovare. Il che fa sorgere almeno due domande:

1) In Islanda, intorno all'anno Mille, non sarebbe bastato piazzare la cassa d'oro in un posto qualsiasi, che so, in mezzo ad un prato, per renderla difficile da trovare? Quanti caspita di cacciatori d'oro c'erano in Islanda, in quei tempi?
2) Tutti i coloni vichinghi avevano una cassa piena d'oro, il che suggerisce che forse il sistema bancario dei vichinghi non era molto affidabile.

Mi pare opportuno, a questo punto, un accompagnamento musicale relativo all'oro: "L'Estasi dell'Oro", di Ennio Morricone.



Se non siete mai stati in Islanda ma vi pare d'aver gia' visto questa cascata, potrebbe essere successo sul vostro divano o al cinema: Skógafoss compare in Thor: The Dark World e I sogni segreti di Walter Mitty.

Infine...


Questa è un'altra cascata, un po' poverella a confronto delle sue sorelle maggiori, ma pur sempre carina.

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