Processione a Daxi

Una festa di colori e di suoni nel cuore di Taiwan

05 giugno 2017 FOTOREPORTAGE Tempo lettura 7'

Ero in una gelateria a Daxi, una città taiwanese a circa 40 chilometri da Taipei. Fuori, i soliti trenta gradi con umidità intorno al cento per cento. Nella gelateria, aria condizionata e ... ovviamente, gelati.

Poi, all'improvviso (tutto capita sempre all'improvviso, nei racconti), sentiamo dei botti, fuori. Non abbastanza fragorosi da spaventare, ma sufficientemente forti da interrompere le conversazioni nel locale. Mia cognata spiega a mia moglie che oggi c'è una processione religiosa, e riprendono ad assaporare i loro gelati. Io guardo fuori, attirato dall'idea di qualcosa che non ho ancora visto e che non conosco ancora, e memore delle cerimonie aborigene taiwanesi. Dico "Vado a fare qualche foto", ed esco.

Il caldo e l'umidità si fanno sentire immediatamente. Cammino in direzione dell'origine dei botti, e nelle vie laterali incontro una comitiva che si prepara alla processione. Visto che il mio cinese e' quasi inesistente, indico la macchina fotografica, loro annuiscono e sorridono per la foto. Gliela mostro, l'apprezzano.



Altre comitive si dirigono verso la via centrale di Daxi. Ci sono danzatori che indossano ingombranti, enormi costumi, altri che faranno la danza del leone e che quindi indossano il costume da leone (in due, uno da il didietro, l'altro la testa e le zampe davanti), altri si preparano alla danza del dragone (animato dall'esterno con dei bastoni).

Non mancano le bancarelle con delizie gastronomiche d'ogni tipo. No, non ci sono i tortellini.






Vuoi per i cinquant'anni di semi-benevola dominazione giapponese (1895-1945), vuoi per la presenza sempre più visibile della cultura aborigena locale, Taiwan ha spesso una cultura molto differente da quella della Cina. In questa processione si nota invece un elemento comune a tutta la "Cina della diaspora": il rispetto per le tradizioni viene mescolato ad elementi moderni. Se a Singapore ciò porta, per esempio, alla costruzione di edifici che mescolano aspetti modernissimi con altri tradizionali, qui, in questa processione, lo stesso approccio porta a maschere di dèi con elementi moderni: occhiali da sole, ciucciotto, cellulare.



Sulla via principale, la processione e' iniziata. Durerà ore. Io torno in gelateria, aggiorno moglie e famiglia, mangio un altro gelato e torno fuori a fare foto. Non ho visto altri occidentali in città, oggi, per cui non sarà difficile trovarmi e raggiungermi, nonostante la folla.





Nelle processioni taiwanesi spesso ci sono delle miss. Strano? Non tanto, anche al carnevale di Ivrea c'è la Mugnaia...



Un drago. Dentro ci sono due eroici tizi che stanno sudando l'equivalente di un sandwich ogni cinque minuti. La sola testa del costume può pesare oltre 14 chili.



Alcuni costumi - e annessi rituali - sono più inquietanti di altri. Niente ciucciotto o occhiali da sole, in questo caso.




Non sono solo io a sentire il caldo...



La signora somiglia alla Regina Elisabetta Seconda.



Ai portatori degli altari non e' richiesta l'agilità dei danzatori che animano draghi e leoni, per cui capita di vedere volontari più robusti.












Non tutti i leoni sono enormi e animati da coppie di danzatori. A volte ci sono bambini, anche piccoli.



Il leone sulla destra e il mini-leone sulla sinistra devono saltare su piccole piattaforme rialzate e fronteggiarsi, rampanti. Il bambino, forse stanco, forse spaventato, si ferma. La mamma esce dalla folla e, alla faccia della reputazione da tiger mom delle mamme cinesi e taiwanesi, lo abbraccia, lo consola e lo porta all'ombra.



Le danze continuano.


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Petardi (un po' più grossi delle classiche miccette rosse e verdi) e fuochi d'artificio sono sempre presenti nei rituali della cultura cinese. Taiwan non fa eccezione.



Siamo arrivati davanti al tempio centrale di Daxi per il clou della processione. Petardi, danzatori, bandiere sventolate, lettighe con reliquie portate a spalla. Tamburi martellanti. Se non avessi mangiato due gelati sarei già disidratato da un pezzo. E sto solo guardando!









Uno dei portatori di una lettiga sacra mi ricorda mio cognato. Chiedo a mia moglie (che nel frattempo mi ha raggiunto con un rinfrescante bubble tea) se suo fratello ha mai svolto il ruolo di portatore in queste processioni. Sdegnata, risponde "No, non e' mica un gangster!", e attira la mia attenzione sui tatuaggi del tizio davanti a noi (*).

A Taiwan, come in Giappone e - pare - in Italia, gli esponenti della criminalità organizzata tengono a partecipare alle cerimonie religiose. Rituale d'espiazione? Palcoscenico per mostrarsi al popolino? Le congetture abbondano.



(*): Anni dopo (le foto sono del 2010), durante un corso di cinese, mostro queste foto a una signora inglese, il cui figlio vive a Taipei, senza commentarle. La signora mi chiede se e' vero che a queste processioni partecipano i "soldati" delle gang locali", le rispondo che e' una voce che ho sentito anch'io, ma nessuno dei due ha informazioni certe.




La danza del dragone. I danzatori sono all'esterno del drago e lo animano a velocità folle con delle aste d'alluminio (**).



(**): tra i taiwanesi di una certa eta' e' ancora diffusa l'idea che l'alluminio non vada utilizzato per stoviglie e posate, in quanto "rende scemi" (più precisamente: potrebbe esserci una correlazione tra stoviglie in alluminio e Alzheimer). Non c'entra quasi niente con le aste in alluminio della "dragon dance", lo so.


Il sole cala, la calura diminuisce, i leoni si allontanano, la festa e' finita.


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