Il blog di ViaggiareLeggeri, argomento: Wanderlust 

Gli articoli del blog di ViaggiareLeggeri sull'argomento Wanderlust

Improvvisamente, partire per un viaggio

Scritto da ViaggiareLeggeri, 03/01/2012 alle 07:22 | 0 commenti  | Permalink
Un paio di sere prima di Natale mando un SMS di auguri ad un amico torinese, segnalandogli la mia presenza in Piemonte. La sua risposta, la migliore che potessi aspettarmi:
Puleggio la casa, se passi ho scorte di caffe, biscotti, whisky, adeguate a stagione.

"Puleggio" l'ho interpretato come "pulisco svogliatamente la mia nuova casetta perche' so che sotto Natale rischio di ricevere ospiti che badano ai cespugli di polvere rotolanti che percorrono il soggiorno, che per me fanno tanto New Mexico ma che per altri richiedono l'intervento dei Marines dell'ufficio d'igiene". Il whisky non lo bevo, ma era sicuramente un modo per dire che ha il ripostiglio dei liquori pieno (e non fate i moralisti, che avete fatto fuori una bottiglia di rosso durante la prima pausa mensa dell'anno). Rimando la visita di qualche giorno, se non ha menzionato un viaggio e' perche' non si muovera' dal nostro villaggio, Settimo Torinese.

Pochi giorni prima di Capodanno vado a trovare l'amico, nessuno risponde al campanello. Provo a chiamarlo sul cellulare una, due, tre volte. Nessuna risposta. Non mi preoccupo, so che e' uno spirito libero e una persona "intensa", che non ama essere distratto da cellulari, tv e social network quando fa qualcosa a cui tiene.

Arrivo a casa, ricevo un messaggio di testo sul cellulare:
Scusa, non rispondo ma esaurirei credito in pochi minuti, sono in Galilea. Spero stiate bene, vi auguro in anticipo buon anno. A presto

Galilea? Israele? Ecco il modo migliore di organizzare una vacanza: non organizzarla troppo per tempo. Ci sono quelli che amano pianificare, o anche solo immaginare in anticipo quel che vedranno una volta giunti a destinazione, e ci sono quelli che amano farsi sorprendere e trattano gli imprevisti come eventi che arricchiscono e rendono piu' interessante un viaggio. Condivido il secondo approccio, anche se a volte ritorno inconsciamente al primo.

Tags: destinazioni, feste, Medio Oriente, pianificare, Wanderlust

Verso il West: tra Utah e Arizona

Scritto da ViaggiareLeggeri, 22/11/2011 alle 23:50 | 0 commenti  | Permalink
Mexican Hat, Utah, la base per le nostre escursioni. Siamo vicini alla Monument Valley e al Grand Canyon, e non e' che siano le uniche attrazioni della zona.

Ponte presso Lake Powell

Ponte presso Lake Powell


Tags: appunti di viaggio, foto Stati Uniti, monumenti naturali, Stati Uniti, Wanderlust

Verso il West: da Tucumcari a Mexican Hat, Utah

Scritto da ViaggiareLeggeri, 21/11/2011 alle 23:55 | 0 commenti  | Permalink
Lunedi' mattina, lasciamo Tucumcari, Nuovo Messico, e continuiamo la nostra avventura verso ovest sulla Interstate 40. Traffico sempre meno intenso, citta' sempre meno frequenti, villaggi quasi inesistenti. Ogni tanto un trade post, trasformatosi nel tempo da luogo di scambio in negozio di ciarabattole, fuochi artificiali e beni di consumo. Isolati casino' con bassi ristoranti attorno e il deserto al di la' del parcheggio.

Continental Divide, lo spartiacque


Tra Thoreau e Gallup, in New Mexico, passiamo il Continental Divide, lo spartiacque del continente nordamericano: i fiumi ad est finiscono nell'Oceano Pacifico, quelli ad ovest (o a destra, per chi si trova a disagio coi punti cardinali) nell'Atlantico. "Continental Divide" era anche il titolo di un vecchio film con John Belushi nei panni di Ernie Souchak, cinico giornalista di Chicago che s'innamora di una etologa (Blair Brown) che vive dall'altra parte degli USA; in Italia il titolo era stato tradotto imprevedibilmente in "Chiamami Aquila".

Entriamo in Arizona. Gli sparuti villaggi del New Mexico lasciano il posto a isolate cascine con mulino di fianco e rottami sul retro. Capisco che nel deserto, come in montagna e nelle isole distanti dalla terraferma, non si butta via niente, tutto puo' tornare utile, prima o poi. Non ci sono tanti SUV, o auto recenti, lungo questo tratto della I-40. La ruggine e' ovunque.

Montagne, treno, rottami Dopo Gallup lasciamo la I-40, su cui abbiamo guidato da ieri mattina, e imbocchiamo la Interstate 264 e poi la I-192, verso nord. La carreggiata e' ora piu' piccola, le auto sono ancora piu' rare, le stazioni di servizio si nascondono per ore. Anche se c'e' ancora meta' serbatoio, cogliamo ogni occasione per fare il pieno alla nostra Sebring.

Dopo il tramonto passiamo il confine con lo Utah e arriviamo a Mexican Hat, la nostra destinazione, un villaggio con meno di cento anime. Abbiamo prenotato una camera in un piccolo albergo, praticamente un motel. La strada e' sembrata in pianura, ma ora siamo arrivati a 1.300 metri di altitudine. Fa freddo, fuori, ma la camera e' calda a sufficienza. La gente che abbiamo incontrato nelle ultime ore e' meno loquace che sulla costa est, certamente molto meno loquace che in Georgia, ma non fredda. Ceniamo, andiamo a dormire.

Giorno 3, lunedi' 19/11: Tucumcari, NM - Mexican Hat, UT - 486 miglia (777 km), 8h 9'; 1.758 miglia dal punto di partenza, Atlanta.


Tags: appunti di viaggio, foto Stati Uniti, Stati Uniti, strade, Wanderlust

Verso il West: da West Memphis a Tucumcari, New Mexico

Scritto da ViaggiareLeggeri, 20/11/2011 alle 23:58 | 2 commenti  | Permalink
Domenica mattina. West Memphis, Arkansas. Lasciamo l'albergo, il letto era comodo ma la prossima volta meglio chiedere una stanza rivolta verso il retro, non verso la strada. Imbocchiamo la Interstate 40, che sara' la nostra casa per molte ore oggi e domani. Guidiamo. Guidiamo. In realta' guido solo io, mia moglie teme i tanti camion; alla fine guidera' venti minuti, e al suo primo sorpasso (dopo un quarto d'ora) festeggiamo.

Le pianure dell'Oklahoma


Passiamo un altro confine, entriamo in Oklahoma. All'incrocio con la Interstate 69 un cartello indica che siamo vicini alla citta' natale di Carrie Underwood, vincitrice di American Idol. "Ah, gia', la fidanzata di Tony Romo, il quarterback dei Dallas Cowboys", ci diciamo. Ogni paese, ogni stato e' orgoglioso delle proprie celebrita' e le sfoggia anche nei cartelli stradali, come vedremo nel pomeriggio entrando in Texas.

No, non stava andando contromano, questo camion

A parte un camion che pareva venire verso di noi contromano, guidare in Oklahoma non e' la cosa piu' eccitante del mondo. Campi coltivati a destra e a sinistra della I-40, tanto grano. E' una giornata calda, considerato che siamo a novembre, e si sta bene anche senza riscaldamento, in auto. La nostra Chrysler Sebring del 1999 macina miglia senza lamentarsi, ogni tanto chiede d'essere abbeverata, ma anche quando superiamo il limite di velocita', che di solito e' 70 miglia orarie, il suo sei cilindri da due litri e mezzo continua a ronfare. Guidare col cambio automatico e col 'cruise control' e' l'ideale, su strade come questa, lunga, diritta e senza rallentamenti.

Piccole cose banali diventano speciali per le circostanze in cui accadono. Stai cercando di rifornire di benzina la tua auto in un benzinaio nell'Oklahoma, la tua carta di credito viene rifiutata due volte, e ti arriva una telefonata.

- Buongiorno Mr X, qui e' Bank of America. Puo' rispondere ad alcune domande per verificare la sua identita'?
- Certo (seguono domande e le mie risposte)
- Lei vive ad Atlanta, ma pochi minuti fa la sua carta e' stata segnalata altrove. Posso chiederle se l'ha smarrita o se le e' stata rubata?
- Certo che puo'. No, la mia carta d'identita' e' con me, sono in Oklahoma lungo la Interstate 40, e sto cercando di mettere benzina, ma la mia carta d'identita' e' stata rifiutata.
- Oh ... bene, Mr X. Il suo pagamento di pochi minuti fa e' stato bloccato per motivi di sicurezza. Ora puo' utilizzare la sua carta di credito. Ci dispiace per l'inconveniente.
- Nessun inconveniente, si figuri. Meglio controlli come questo che ritrovarsi con un buco nero nel conto in banca. Grazie per avermi chiamato.
- Grazie a lei, e buon viaggio. Se va verso ovest trovera' bel tempo, nei prossimi giorni.

Entriamo in Texas, un cartello ci ricorda che siamo arrivati alla "home" di George W.Bush; Bush viene dal Connecticut ma e' qui che e' entrato in politica.

La radio trasmette l'incontro della NFL tra i Dallas Cowboys e gli Washington Redskins, una delle rivalita' piu' sentite della lega. Io parteggio per i Cowboys dai tempi di Tony Dorsett, e non mi dispiacerebbe essere davanti alla tv, anziche' nel buio, a ottanta all'ora, diretto verso il Nuovo Messico. Gia', ottanta all'ora, il Texas e' piu' liberale di altri Stati per quanto riguarda i limiti di velocita'. E riserva anche qualche sorpresa: chi si sarebbe aspettato, nello Stato dei petrolieri, di trovare cosi' tanti generatori eolici? Ce ne sono decine, forse centinaia, a nord e soprattutto a sud della I-40.

Tanti generatori eolici, in Texas

Sono le nove passate, arriviamo finalmente a Tucumcari, Nuovo Messico. Destinazione scelta per caso, perche' il nome e' facile da ricordare, perche' ho guardato la mappa e ho pensato che pareva una meta raggiungibile per il nostro secondo giorno di viaggio. Tucumcari ha quasi seimila abitanti, ma se mi dicessero che ne ha sessanta ci crederei piu' facilmente. Troviamo un albergo, paghiamo una trentina di dollari per una camera pulita e ampia. In TV sta per iniziare The Departed di Martin Scorsese, ma non abbiamo ancora cenato e usciamo. Vicino al nostro albergo ce n'e' un altro, poi un altro, poi un altro. Tutti economici, Motel 6, Comfort Inn e simili. Uno, piu' piccolo, propone camere a 19 dollari a persona, che mi pare un record. Troviamo un ristorante cinese, ci fermiamo a mangiare, il ristoratore sorride quando vede mia moglie, che e' di Taiwan. Mangiamo bene e spendiamo poco. Usciamo e andiamo a spasso per la via principale di Tucumcari, i pochi negozi sono chiusi, ma troviamo un bar. Dentro e' meglio di quanto temessimo: nessun cliente sembra uscito da un film di Quentin Tarantino, e una tv trasmette una partita della NFL. No...


Tags: appunti di viaggio, foto Stati Uniti, Stati Uniti, strade, Wanderlust

Verso il West: da Atlanta a West Memphis

Scritto da ViaggiareLeggeri, 19/11/2011 alle 23:59 | 0 commenti  | Permalink
Il passato resta con noi, grazie ai ricordi di quel che abbiamo fatto e visto.

Abitavo ad Atlanta, tempo fa. Si avvicinava la fine della mia permanenza negli Stati Uniti, sapevo che l'anno dopo il mio lavoro m'avrebbe portato a Singapore. E come capita quando ti resta poco tempo, capisci che se non fai subito, immediatamente, le cose che hai sempre voluto fare, non le farai mai. Cosi' in un giorno di novembre mia moglie ed io decidemmo di andare nel West. Scegliemmo un paesino con un nome curioso, Mexican Hat, prendemmo una settimana di ferie, e il sabato, dopo aver lavorato mezza giornata, partimmo verso ovest.

Le due del pomeriggio, sabato. Finiamo di pranzare, l'auto e' pronta e carica. La giornata e' fresca, come capita a novembre. Non abbiamo un navigatore satellitare, la rotta e' semplice: raggiungere la Interstate 40 e guidare fino a Gallup, poco dopo Albuquerque, poi virare verso nord fino a Mexican Hat, e da li' andare a visitare il Grand Canyon, la Monument Valley, e vedere una parte degli USA che non conosciamo. Abbiamo otto giorni e mezzo per questo viaggio, e da qui a Mexican Hat ci sono 1.758 miglia, poco piu' di 2.800 km. Meglio avviarci.

Iniziamo con una coda sulla 285, la tangenziale di Atlanta. Capita, tanti viaggi iniziano in modo strano, non mi stupisco che questo, verso zone deserte e lontane, cominci con una folla d'auto e di persone immobili in autostrada.

Entrando in Alabama


Attraversiamo la Georgia occidentale, passiamo il confine con l'Alabama sulla Interstate 20, a Birmingham puntiamo verso nord-ovest seguendo la US-78. Una fettina di Mississippi andando verso Memphis, Tennessee. Memphis e' famosa per la musica: Elvis Presley, Johnny Cash, BB King, Jery Lee Lewis, Muddy Waters... la lista potrebbe proseguire, ma la Memphis di oggi non ci ispira sentimenti artistici: attraversiamo una serie infinita di lavanderie con finestre rotte, hair saloon con insegne di cartone, banchi di pegni con porte e finestre protette da sbarre. Case basse, nessuno cammina per strada. E' sera, e vogliamo cercare un posto dove dormire, ma Memphis non ci rassicura, cosi' continuiamo a guidare. Passiamo un ponte sul Mississippi, entriamo in Arkansas, siamo a West Memphis. Pare un posto piu' tranquillo, troviamo un albergo lungo la strada - il Quality Inn - e ci fermiamo a dormire.

L'albergo in cui abbiamo dormito, l'auto che abbiamo guidato

Giorno 1, sabato 17/11: Atlanta, GA - Memphis, TN - 397 miglia (635 km), 6h 30'.

Tags: appunti di viaggio, foto Stati Uniti, Stati Uniti, Wanderlust

Spegni il computer, apri la porta

Scritto da ViaggiareLeggeri, 18/10/2011 alle 07:03 | 0 commenti  | Permalink
Andate e fate, tanto ci sarà sempre, lo sapete
un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate

Franceso Guccini, L'avvelenata

Ogni giorno mi trovi qui, su questo blog, con la mia ennesima uscita, sia essa un'analisi dell'industria del viaggio, una notizia sui voli low cost, o un paio di foto scattate nei dintorni di Londra. E ogni giorno ti vedo davanti al computer: nella prima "G" di ViaggiareLeggeri, in cima al sito, c'e' una webcam che ti sta inquadrando proprio ora. E ogni giorno mi chiedo "Ma perche' non esci?" (E non usare i figli come scusa, non passar loro l'eredita' di una vita non vissuta.) Capisco che per otto ore sei legato alla scrivania, o alla pressa, o al banco del negozio, ma dopo? Cosa ti impedisce, uscito dal lavoro, di camminare, salire in bici, in moto, in auto, e andare in un luogo dove non sei mai stato? Non importa che tu abiti a Milano o a Pedesina, c'e' sempre qualcosa di nuovo da vedere e da fare. E se non credi ci sia qualcosa che non hai mai visto, oppure se non ti interessa vedere cio' che e' differente, se vai in Malesia e ti lamenti che non fanno la pizza come la vuoi tu, non hai motivo di viaggiare: sei gia' morto dentro, se non sei curioso verso cio' che non conosci. Stai a casa, accendi la TV, fatti un the'.

Ma perlomeno smettila di leggere i blog di viaggi, non far finta che ti interessino.

Tags: abrasioni superficiali, Wanderlust

Viaggiare (e volare) leggeri e senza patente col FlyNano

Scritto da ViaggiareLeggeri, 18/04/2011 alle 16:54 | 2 commenti  | Permalink
Ah, volare con un aereo personale non troppo costoso, leggerissimo, che puo' atterrare anche sull'acqua e che non richiede la patente... Sarebbe bello!

Negli ultimi anni e' nato in me un curioso interesse per un mezzo di trasporto che sembrava consegnato agli archivi dell'aviazione, l'idrovolante. Un velivolo tipo il Savoia-Marchetti S.55, per esempio. Ovviamente non me lo posso permettere, un idrovolante personale: chi potrebbe, con gli stipendi attuali (o, peggio ancora, senza uno stipendio)? Questo non significa che non si possa sognare, e grazie un curioso velivolo chiamato FlyNano, si tratta di un sogno non troppo costoso, quasi a portata di mano, facendo qualche sacrificio economico: il FlyNano costa circa 25.000 euro.

Immagine illustrativa del FlyNano - da www.flynano.com


Il FlyNano e' un idrovolante monoposto, monomotore, pesante meno di 70 kg e quindi - in molte nazioni - pilotabile senza alcuna patente. Ha una velocita' di crociera di circa 140km/h, un'autonomia tra i 40 e i 70 km, ed e' disponibile in tre versioni: E 200 con motore elettrico, G 240 e R 260/300 con motore a quattro tempi.

Comuni ai tre modelli le caratteristiche base:
- peso a secco sotto i 70 kg;
- apertura alare 4,8 metri;
- Lunghezza 3,8 metri;
- Altezza 1,5 metri;
- Velocita' all'atterraggio 70 km/h;
- Elica traente davanti (e sopra) al pilota;
- Ala "a scatola";


Il modello elettrico, E 200, sviluppa 20 kW, ha un peso massimo al decollo di 200 kg, una velocita' di crociera intorno ai 140 km/h, una quota di tangenza massima di 3.000 metri, autonomia di 40 km.

Il modello base con motore a pistoni, G 240, ha una potenza di 24 Hp, un peso massimo al decollo di 180 kg, una velocita' di crociera intorno ai 130 km/h, una quota di tangenza massima di 3.000 metri, autonomia di 70 km.

Il modello avanzato con motore a pistoni, R 260/300, ha una potenza di 35 Hp, un peso massimo al decollo di 200 kg, una velocita' di crociera intorno ai 150 km/h, una quota di tangenza massima di 4.000 metri e autonomia di 70 km.


Personalmente, l'idea di caricare una giacca impermeabile, una macchina fotografica, qualche panino, uno smartphone con GPS e poche altre cose in uno zaino minuscolo, salire su un idrovolante elettrico e uscire di casa per andare a trovare amici (a non piu' di 40 km) mi attira molto. Sarei curioso anche di sapere quanto dura la ricarica del modello elettrico, quanto carburante puo' essere trasportato dai modelli con motore a combustione, e soprattutto se posso avere un FlyNano gratis per qualche mese, giusto per provarlo...


Ecco il comunicato stampa originale (*):
Man Was Born To Fly

10 years ago, aviation consultant, flight designer and enthusiastic pilot, Aki Suokas, first dreamed of a radical new flight design that would weigh less than 70 kilos, including a drive train under 20 kilos. That magic weight limit determines how a new plane is legally classified.

The FlyNano single-seat fun flyer is now in the air, and will be officially launched at Aero 2011 at Friedrichshafen, Germany, 13 – 16 April. Aero is Europe’s premier aviation event. FlyNano comes in 3 basic variants: the electrically-powered series E 200, a petrol-powered Series G 240, and
the uprated racing models Series R 260/300.

The FlyNano is extremely light thanks to innovative Finnish design solutions and an advanced carbon fibre composite construction. Wingspan is nearly 5 meters, nose to tail 3.5 m, and height 1.3 m. Maximum take off weight is 200 Kg. Speed range 70 – 140 km/h with a service ceiling of 3 km. FlyNano’s true airspeed is about 140 kmh at 75% power with a theoretical operational distance of 70 km. Everyone has sometime imagined what it would be like to fly free as a bird. FlyNano is for the fun of flying – no passengers, no cargo - just you, FlyNano and the endless blue. If you’ve ever had a pilot’s licence, or had experience with ultras or micros, you’ll fly Nano right out of the box. The rest of you will need to learn the simple rules of the air. Minimum red tape – maximum fun.

Prices range from € 25.000 - 27.000 with a trailer/storage box at € 5.300.





*: non mandatemi comunicati stampa. Non pubblico mai i comunicati ricevuti, sono io che vado a cercare cio' che ritengo possa interessare ai miei lettori, oltre che a me.


Tags: aviazione, idee per il settore turistico, Wanderlust

Meglio viaggiare in aereo o in pullman?

Scritto da ViaggiareLeggeri, 13/04/2011 alle 19:05 | 2 commenti  | Permalink
Meglio l'aereo o il pullman? E intanto il cielo e' sempre piu' blu
Voi che ne pensate?

Tags: aviazione, cartoline, pullman, Stanwell Moor e dintorni, Wanderlust

Un bel camper e' quel che ci vuole

Scritto da ViaggiareLeggeri, 04/04/2011 alle 02:07 | 0 commenti  | Permalink
Un bel camper e' quel che ci vuole
Troppa enfasi nei riguardi dei viaggi aerei, pare non ci siano piu' altri modi per viaggiare. E pensare che i nostri genitori andavano in Cinquecento da un capo all'altro della penisola, non tanti anni fa. E si andava in Vespa a Capo Nord, o con un centoventicinque spompato si raggiungeva il Lake District inglese.

Un camper come quello nella foto, ecco cosa ci vuole. Magari anche per viverci, non solo per viaggiare.


Tags: camper caravan e roulotte, cartoline, Wanderlust

Un viaggio a sorpresa in Gran Bretagna

Scritto da ViaggiareLeggeri, 25/03/2011 alle 21:15 | 0 commenti  | Permalink
Sono le otto e un quarto di sera, e sto per partire. Non so ancora quale sia la destinazione, so solo che e' in Gran Bretagna, che viaggeremo in autobus e che arriveremo domattina. Non e' la prima volta che mia moglie organizza un viaggio a sorpresa, l'ultimo fu un San Valentino in Indonesia. Questa volta l'occasione per il viaggio e' il compleanno del sottoscritto.

La partenza e' dal Terminale 5 dell'aeroporto di Heathrow tra un paio d'ore. Vedremo quale sara' la direzione che prenderemo; vista la durata del viaggio direi nord (Scozia) o ovest (Galles e dintorni).

Sono certo che i lettori di ViaggiareLeggeri staranno in piedi tutta la notte a leggere gli aggiornamenti di questo viaggio. Giusto?

Tags: appunti di viaggio, Gran Bretagna, Londra e dintorni, pullman, Wanderlust

Vita, morte e miracoli di una Moto Morini 3 1/2 Sport

Scritto da ViaggiareLeggeri, 23/02/2011 alle 08:00 | 2 commenti  | Permalink
Come ho scritto giorni fa, la Moto Morini si avvicina alla chiusura. Definitiva, forse, anche se di definitivo non s'e' mai niente, quando c'e' di mezzo il denaro. Ho avuto una Moto Morini 3 1/2 Sport del 1975 dal 1989 al 1995, l'ho usata per viaggi lunghi (Scozia, Irlanda, Inghilterra) e meno lunghi (il percorso quotidiano casa-lavoro), e tanto basta, per me, per considerarla rilevante in un blog come questo, dedicato ai viaggi.

Acquistai la mia Treemezzo Sport da un amico che me ne aveva parlato con entusiasmo a partire dal 1983, e che fu costretto a venderla per far spazio ad altre moto, e la rivendei ad un ragazzo veneto che voleva usarla in gare per moto di serie per "speronare qualche Ducati". In quegli anni passati insieme, la mia Morini mi diede tante soddisfazioni e qualche dolore, me ne separai sia per il fatto che le parti in gomma stavano cadendo a pezzi (e anche la trasmissione e l'impianto elettrico), sia per via di una CBR600 che avevo acquistato. Ecco alcuni aneddoti, i primi che mi sono venuti in mente, di quegli anni passati insieme.

Ogni anno, nel primo fine settimana di giugno, si tiene a Morano sul Po (AL) un raduno di appassionati della Moto Morini cui prendono parte cultori del marchio bolognese provenienti da tutta Europa, e a volte anche dal resto del mondo. Si parla, si mangia, si guardano e ascoltano Morini di serie ed elaborate. Durante un'escursione con sosta in una trattoria, mi trovai ad una tavolata con un gruppo di Morinisti tedeschi. Spolverai il mio miglior tedesco, e riuscimmo a capirci piuttosto bene. Chiesi ad uno dei tedeschi come mai fosse arrivato ad un raduno Morini con una Suzuki GS450 - peraltro bellissima con la sua carenatura aftermarket - e lui, con maglietta Morini e altri gadget Morini addosso, rispose che di Moto Morini ne aveva tre a casa, in Germania, ma che erano tutte guaste e che era quindi stato costretto a prendere in prestito la prima moto che aveva trovato, per prendere parte al raduno.

La ciclistica della Moto Morini 3 1/2 Sport era considerata eccellente, tra le tante testimonianze sentite c'e' quella di un amico che, col suo Morini 350, riusciva abitualmente a tenere dietro, su strade di montagna, un altro amico dotato di Suzuki RG500 Gamma.

Neppure telaio e sospensioni eccellenti sono sufficienti a contrastare un'avversario differente: la forza di madre natura.
Ero in Scozia, con la Morini carica di bagagli: borsa da serbatoio, due valigie laterali, un bauletto, la triade tenda/sacco a pelo/materassino autogonfiabile sul sedile del passeggero. E' una giornata di sole, lievemente ventosa, e sto guidando a cento all'ora verso nord, su una strada rettilinea e in piano che costeggia il mare. All'improvviso la ruota davanti ha uno spasmo, il manubrio scuote a destra e a sinistra. Poi passa, la moto si ricompone; rallento e mi fermo davanti al castello di Dunrobin, un po' per controllare se ruote e sospensioni sono a posto, un po' per far passare il batticuore, un po' perche' e' un gran bel castello.
Sara' stata solo una folata di vento piu' violenta delle precedenti, a farmi sbandare in rettilineo.

L'affidabilita' del Treemezzo e' un tema piu' controverso. Il proprietario precedente della mia moto ruppe l'albero motore, e fece rimpiazzare l'intero motore con quello del Morini K2; l'intera mia esperienza in fatto di Morini 350 e' quindi basata su questa MotoFrankenstein, a cui, di mio, aggiunsi sella turistica, manubrio alto, cupolino e telaio Krauser per borse laterali. Salvo poi rimuovere il tutto per qualche mese, ogni anno, per usare il Treemezzo cosi' come era concepito, con sella quasi monoposto, mezzi manubri e zero orpelli (cosi', insomma). La rottura all'albero motore subita dall'amico non mi preoccupo' piu' di tanto: era uno smanettone, e se ben ricordo mi racconto' di impennate, forse addirittura d'impennate in sesta, fatte col Treemezzo.

La mia sensazione e' che il motore, un bicilindrico a V di 72° da 344cc, con cambio a sei marce, capace di produrre 35 CV, fosse un capolavoro. Ne' il Morini 500, ne' il 250 (e tantomeno il 125), tutti derivati dal 350cc del Treemezzo, erano motori altrettanto riusciti. E se 35 CV non sembrano tanti, non erano comunque tante le moto altrettanto potenti, quando la Moto Morini presento' il suo capolavoro, nei primi anni settanta.

Ed era affidabile.
Sono in montagna in Val Pellice, in Piemonte. Parcheggio la Treemezzo sull'ultimo pianoro prima della neve, e mi dirigo verso il rifugio Barbara Lowrie. Rimango li' quattro giorni, dormo nella sezione invernale tre notti, e non incontro esseri umani. Il quarto giorno inizio la discesa; arrivo alla moto ed e' coperta di neve, come la strada. La abbandono, e torno a riprenderla una settimana dopo. La neve che celava la moto ha appena finito di sciogliersi, la strada di montagna e' cop...

Tags: moto, Moto Morini, Scozia, Wanderlust

Emigrazione esistenziale

Scritto da ViaggiareLeggeri, 27/10/2010 alle 13:45 | 0 commenti  | Permalink
L'articolo di Wikipedia sulla emigrazione esistenziale e' interessante per i punti di contatto tra viaggiatori e "migratori esistenziali" (migranti? Emigranti? Migrazione? Emigrazione? Boh). Lo riassumo di seguito.

Il concetto di emigrazione esistenziale deriva da ricerche fenomenologiche (Madison, 2006) sulle vite di migranti volontari i quali hanno scelto di lasciare la loro Nazione d'origine per vivere da stranieri in un'altra Nazione. Secondo Madison, questo tipo di emigrazione non e' da assimilare a migrazioni economiche, semplice "desiderio di viaggiare" (wanderlust), esilio, o emigrazione forzata. "Emigrazione esistenziale" e' un tentativo di esprimere qualcosa di fondamentale sull'esistenza attraverso l'abbandono della propria patria e la trasformazione in uno "straniero".

Lo studio di Madison ha toccato temi che comprendono l'importanza del tentare di esprimere il proprio potenziale, l'importanza di liberta' ed indipendenza, l'apertura verso esperienze del mistero della vita, l'apprezzamento per differenze e "estraneita'" come stimolo alla consapevolezza individuale e all'ampliamento delle proprie prospettive. I soggetti presi in esame dalla ricerca hanno indicato una vistosa preferenza per cio' che e' strano e straniero rispetto a cio' che e' convenzionale e familiare.

Cosi' come il nuovo concetto di "emigrazione esistenziale", la ricerca di Madison propone anche una nuova definizioe di "home" (sia casa che patria) come interazione; la "sensazione di essere a casa" nascerebbe quindi da specifiche interazioni con cio' che ci circonda, e tali interazioni potrebbero avvenire ovunque e in qualsiasi momento. Questa definizione e' in contrasto con la comune definizione di "casa" come luogo geografico fisso, costante (stabile nel tempo e nello spazio). La ricerca pone inoltre in discussione le consuete definizioni di essere/sentirsi a casa, le sensazioni di estraneita' ed integrazione.

La ricerca di Madison che ha portato all'idea di emigrazione esistenziale mette in guardia sull'impatto psicologico della crescente globalizzazione. Non esistono molte ricerche sull'impatto della globalizzazione sulle esperienze individuali quotidiane, ma la ricerca in oggetto suggerisce che la il concetto di "casa" si stia affievolendo nella comunita' umana, che quindi starebbe entrando in un'era di "global homelessness".

Anche l'eventuale ritorno alla "casa originale", alla casa da cui ci si e' allontantati all'inizio del proprio personale percorso di migrazione, si trasforma in un'ennesima migrazione e non in un ritorno: se l'arredamento, i colori dei muri, gli animali domestici sono cambiati, la "casa originale" risultera' un luogo differente rispetto a quello da cui ci si era mossi; se, viceversa, nella "casa originale" tutto o quasi e' rimasto immutato, come in un tempio al tempo che fu, il farvi ritorno non dara' comunque la sensazione di un ritorno a casa, evidenziera' invece la distanza tra le esperienze accumulatesi nella memoria del migrante esistenziale, e i conseguenti cambiamenti nella sua visione del mondo (nelle piccole come nelle grandi cose: dalla fame nel mondo al verso della carta igienica in bagno), rispetto all'apparente immutabilita' della "casa originale". Eraclito avrebbe probabilmente commentato che la casa, nella sua stasi apparentemente eterna, e' morta.

Io, invece, rifletto su quanto sia cambiata la casa in cui nacqui tanti anni fa, dopo l'ennesima botta negli stinchi camminando al buio. Probabilmente e' arrivato il momento di ripartire.

Tags: antropologia spicciola, migranti, Wanderlust

Vagabondo

Scritto da ViaggiareLeggeri, 04/08/2010 alle 16:59 | 0 commenti  | Permalink
Tanti anni fa, quand'ero piccolo, mio zio mi chiamava vagabondo. Non ci facevo caso, soprattutto perche' mio nonno, nello stesso periodo, mi chiamava Garibaldi, come probabilmente altri nonni piemontesi nati all'inizio del Novecento facevano coi loro nipoti. Non ero, mi pare, ne' scavezzacollo, ne' particolarmente curioso del mondo, ne' un condottiero nato, per cui entrambi i soprannomi mi parevano fuori luogo. Ultimamente, pero', mi pare di essere diventato un vagabondo per forza o per caso: mi trasferisco in Inghilterra e mi spostano negli Stati Uniti, sono negli USA e mi mandano a Singapore. Ora, poi, e' un periodo particolare: rimasto senza lavoro per scelta, e senza possibilita', per il momento, di rientrare nella mia casa inglese fino alla soluzione di alcuni problemi burocratici, mi sono ritrovato a passare due mesi a Singapore, uno in Nuova Zelanda, cinque giorni a Singapore ospite di amici, e ora sono a Taiwan da un giorno, e restero' qui per due settimane, per poi ritornare in Italia dopo Ferragosto, passando di nuovo per Singapore, sperando di riuscire a rientrare in Inghilterra prima di Natale.

La morale della storia, per chi vorrebbe viaggiare e non ci riesce per tanti motivi, e' che anche se per tanto tempo niente cambia, basta un attimo per cambiare tutto.

Tags: Wanderlust

Neolaureati: un anno in Nuova Zelanda

Scritto da ViaggiareLeggeri, 26/03/2010 alle 07:00 | 1 commenti  | Permalink
Giorni fa abbiamo parlato di neolaureati e di come l'anno senza lavoro che si presenta davanti a loro offra un'opportunita' per viaggiare. Oggi parleremo di una precisa possibilita' per un viaggio all'estero per un neolaureato (o neodiplomato, o non-proprio-neolaureato).

Parliamo quindi di Nuova Zelanda. No, non e' la soluzione piu' comoda, ne' la piu' economica, ne' la piu' vicina. Ma e' affascinante, almeno per me, ed ecco perche' ne parlo. Queste sono le regole principali per l' "Italy Working Holiday Scheme", lette sul sito del Dipartimento del Lavoro neozelandese:
E' necessario:

* Avere un passaporto della Repubblica Italiana la cui data di scadenza sia di almeno tre mesi successiva alla data di partenza dalla Nuova Zelanda;
* Essere almeno 18enne e non oltre i 30 anni;
* Non portare bambini con te;
* Avere un biglietto di ritorno, o denaro sufficiente per acquistarlo;
* Avere almeno 4.200 NZ$ (2.200 EUR) a disposizione per coprire i costi quotidiani durante la permanenza in Nuova Zelanda;
* Soddisfare i requisiti di salute e carattere (fedina penale - ndr);
* Possedere copertura assicurativa per cure mediche e ospitalizzazione per la durata della permanenza in Nuova Zelanda;
* Che lo scopo del viaggio sia una vacanza, con il lavoro o lo studio solo come scopi secondari della visita.


Non un viaggio economico, me ne rendo conto. E questo senza neanche prendere in considerazione il costo del biglietto aereo. Ma la Nuova Zelanda - e l'Australia, che ha un programma simile - sono due destinazioni da sogno, in cui c'e' la possibilita' di far pratica col proprio inglese (anche se vi si parla un inglese peculiare e ben lontano dall'inglese della BBC, ma e' pur sempre inglese), vedere uno stile di vita molto differente da quello italiano, e posti unici al mondo.

Un elenco piu' completo di destinazioni per vacanze lavoro/studio e' presente su Wikipedia.

Tags: Australia, educazione, idee per un viaggio, Wanderlust

Neolaureati: un anno per viaggiare

Scritto da ViaggiareLeggeri, 23/03/2010 alle 10:12 | 0 commenti  | Permalink
Repubblica ha pubblicato un articolo intitolato "Laureati, un anno disoccupati - generazione senza prospettive ", che si dilunga nella descrizione delle difficolta' dei neolaureati in Italia. Leggendo il titolo speravo che l'articolo parlasse anche della pratica anglosassone del gap year. Invece no, quindi ne parlo io qui.

Gap year e' il periodo sabbatico - generalmente un anno - che gli studenti britannici trascorrono viaggiando, tra la fine delle scuole superiori e l'inizio dell'universita'. Quell'anno viene trascorso viaggiando, di solito molto lontano da casa, e magari svolgendo attivita' di volontariato. Ed e' questo il mio suggerimento ai neolaureati: se gia' sapete che avrete un anno a disposizione in cui non troverete lavoro, fate qualcos'altro. Viaggiate.

Se e' vero che un neolaureato italiano deve aspettarsi un anno senza lavoro, e' anche vero che quell'anno puo' essere usato per arricchirsi di esperienze professionali e non. Viaggiare e' un modo per imparare, e quell'anno di mezzo, in cui uno non e' piu' uno studente e non e' ancora un lavoratore, e' il momento piu' adatto per un lungo periodo all'estero. Mesi, non parlo mica di anni, eh?

Questo sara' l'unico periodo, se uno conta di vivere in Italia, in cui sara' possibile passare del tempo all'estero. Dopo aver iniziato a lavorare, con il matrimonio, e con l'arrivo dei figli, la possibilita' di trascorrere periodi piu' lunghi di un paio di settimane fuori dai patri confini si riduce drammaticamente. E anche se uno non si sposa e non ha figli, non e' detto che riesca a viaggiare. Secondo un recente sondaggio (1), questi sono i motivi che impediscono alla maggioranza degli italiani(/e) non sposati di passare lunghi periodi all'estero:

36%: Costa troppo;
23%: Ho dei genitori a cui badare, mica sono un ingrato!
18%: Non posso lasciare la casa incustodita;
12%: Ho il cane che non puo' viaggiare e non sa stare senza di me;
10%: E se poi non riesco ad aggiornare la mia pagina su Feisbuc, mentre sono via?
1%: Attendo la consegna di una bambola gonfiabile.

E' strano come noi italiani siamo attaccati a quel che abbiamo anche quando non abbiamo nulla (un lavoro, in questo caso). Con una laurea in tasca, e sapendo che per un anno sara' quasi impossibile trovare lavoro, preferiamo stare a casa sperando di essere quell'improbabile eccezione che conferma la regola: un neolaureato che trova immediatamente lavoro.

Ripenso a qualcuno che ho conosciuto e che ha saputo quando prendere un periodo di pausa per poi riprendere a lavorare con impegno ancora maggiore. Dan, un ex collega, lavorava negli USA e si licenzio' all'inizio del 2008. Non torno' immediatamente a casa sua, vicino a Londra, perche' non aveva offerte di lavoro, in quel momento. Invece, attraverso' gli Stati Uniti in auto in un viaggio che duro' quattro mesi e che gli insegno' molte piu' cose sugli USA di quelle che aveva imparato vivendo per due anni ad Atlanta. Tornato in Inghilterra, trovo' lavoro, compro' auto e casa.

Un altro: Ian, negli anni novanta, passo' un anno circa attraversando l'Europa a piedi. Passo' mesi in Spagna e in Polonia, insegnando l'inglese, fornendo consulenze informatiche occasionali, imparando tante cose. Tornato in Inghilterra, divento' responsabile informatico di un'azienda, e quando quell'avventura fini', si rimise in viaggio per fare una cosa che non aveva ancora fatto e che gli interessava: camminare dalla Spagna alla Turchia.

Tra poco potrebbe capitare anche a me, di prendere un "gap year", o forse solo una frazione d'anno: tre mesi, quattro mesi, o magari sei. E come per i connazionali neolaureati, anche nel mio caso la durata della vacanza e' influenzata da fattori esterni: ora sono a Singapore, se tornassi in Europa ci vorrebbero tra i due e i tre mesi per le mie cose per raggiungere l'Europa via mare. Inutile arrivare a Torino, o a Londra, prima che arrivino i miei calzini, la mia bici o il mio computer fatto coi Lego.

Non e' che l'anno di mezzo sia per forza da trascorrere lontano. Pero' sarebbe da trascorrere "lontano da". Lontano dalla famiglia, dalla citta' in cui tanti di noi finiscono col passare tutta la vita, lontano dagli amici e dai rituali consolidati in tanti anni di frequentazioni. Lontano dalle frustrazioni delle tante piccole e grandi illegalita' che rischiamo di considerare normali (2).

Passare un anno all'estero non significa dimenticare la corsa al lavoro in Italia: uno puo' essere a diecimila chilometri da Roma e consultare l'elenco dei concorsi pubblici via Internet, se lo desidera. E per man...

Tags: educazione, idee per un viaggio, scuola, Wanderlust

Nostalgia del Gooseneck Canyon, Utah

Scritto da ViaggiareLeggeri, 09/01/2010 alle 08:04 | 0 commenti  | Permalink
A Singapore da sei giorni dopo due settimane in Italia. Abbiamo trovato un canale tv che trasmette vecchie soap opera britanniche (Emmerdale), ed e' tornata un pelo di nostalgia per il periodo che trascorsi nel Regno Unito, soprattutto nel pittoresco villaggio di Englefield Green.

Poi, pero', ho aperto la finestra, e la forte brezza che e' entrata, inusuale per Singapore, mi ha fatto sentire un'altrettanto intensa nostalgia per un altro posto che ho avuto la fortuna di visitare: gli Stati Uniti. Ecco quindi una foto del Gooseneck Canyon, nell'Utah, scattata nel novembre 2007, poche ore prima di ritrovarci senza freni, al buio, sulla strada sterrata piu' ripida del West.
Il Gooseneck Canyon, vicino a Monument Valley
Eh si', mi mancano un po', i grandi spazi degli USA.

Tags: fiumi e laghi, foto Stati Uniti, monumenti naturali, Stati Uniti, Wanderlust

Si riparte per Singapore

Scritto da ViaggiareLeggeri, 02/01/2010 alle 22:21 | 0 commenti  | Permalink
Sono le dieci e venti di sera, alle quattro e venti suonera' la sveglia. Partenza per Singapore, e non so piu' se sto tornando a casa o se sto lasciando casa. In queste due settimane in Italia sono passato dai 30 gradi di Singapore ai -10° di Torino; mi sono sentito chiedere se a Singapore si vive in capanne (ricordiamolo: Singapore ha una skylinespettacolare, secondo alcuni seconda solo a New York), mi sono sentito dire riguardo a Taiwan che "a me Bangkok piace tantissimo", ho avuto l'occasione di mangiare piatti conditi con peperoncino che a me, ex mangiatore in bianco (in Italia) e ora soddisfatto mangiatore di cibo cinese piccante, sembravano sciapi. Sono stato in montagna e ho goduto la presenza di neve, freddo e ghiaccio. Ho visto le terme di Pre Saint-Didier e ho pensato fosse l'ennesimo caso di "tutta forma, niente sostanza" (o "tanto fumo e niente arrosto"). Ho gradito la gentilezza e l'umanita' del personale del supermercato Panorama di Settimo Torinese, soprattutto dei dipendenti della pescheria del supermercato, sotto pressione ma sempre spiritosi e all'altezza della situazione. Ho visto telegiornali che sembrano ricevere veline - nel senso fascista del termine - da Segrate e ancor piu' dal Vaticano. Ho sentito di insegnanti d'inglese che parlano di "Father Christmas" anziche' di Santa Claus. La mia mandibola e' caduta di fronte alle foto naturalistiche scattate da Zanardo, che prima o poi troveremo sul National Geographic. Ho visto la solita polarizzazione: famiglie che badano moltissimo ad avere una casa pulita e presentabile e non hanno tempo per far nient'altro, e altre famiglie e altri amici che badano meno a queste cose e riescono a vedere tanti piu' posti e a fare molte piu' cose. Ho visto carabinieri confusi - e a ragione - di fronte ad un italiano che vive a Singapore, con patente americana scaduta e carta d'identita' settimese con indirizzo inglese.

E domani verifichero' lo stato delle code a Fiumicino, e vedro' se e' possibile fare una doccia nella lounge della Singapore Airlines del Leonardo da Vinci. E non mi dispiacerebbe scambiare due parole, di nuovo, con l'addetto al recupero trolley che mi aveva spiegato cose interessanti riguardo all'aeroporto romano.

Tags: appunti di viaggio, Singapore, Wanderlust

Parlare di Boniek nel New Mexico

Scritto da ViaggiareLeggeri, 29/12/2009 alle 07:47 | 0 commenti  | Permalink
Di ritorno dalla Monument Valley, qualche migliaio di chilometri da percorrere in direzione di Atlanta.
Trovare un cameriere di nome Pwozek in un ristorante nel New Mexico e parlare di quando vide Boniek segnare un goal alla Lazio, tanti anni fa. Di quando lui, Pwozek, prese parte a competizioni indoor di atletica, a Torino. E ripartire verso la East Coast.





[Articolo che avevo pubblicato il 24/11/2007 su Nonsolo.affari.to]

Tags: Stati Uniti, Wanderlust

Natale 2009: un breve bilancio dell'anno

Scritto da ViaggiareLeggeri, 25/12/2009 alle 13:08 | 0 commenti  | Permalink
Sono in Italia per Natale, come ogni anno. Negli ultimi dodici mesi, da Singapore sono stato in Indonesia, a Taiwan, in Malesia, in Cambogia, in Vietnam e di nuovo a Taiwan. Sono stato fortunato. I templi di Angkor sono ora in testa alla mia personale classifica dei posti piu' belli creati dall'uomo, insieme al foro romano. Nuotare con gli squali intorno alle isole Perhentian e' stata una delle esperienze piu' emozionanti dell'anno. Andare in montagna a Taiwan, pur senza scalate, arrampicate o escursioni avventurose, e' stato un ritorno a sensazioni che non sono cosi' a portata di mano, nella piatta Singapore. A Saigon ho visto come una citta' esotica possa dare impressioni positive o negative a seconda delle persone che si incontrano: nei primi due giorni non m'e' piaciuta, Saigon, ma il terzo giorno, per caso, m'e' capitato di parlare piu' a lungo con tante persone, e ho iniziato ad apprezzare e capire di piu' la citta' vietnamita.

Quest'anno ho sput investito cifre esagerate (per me) in attrezzatura fotografica, ed ho scattato quantita' inverosimili di fotografie (tre versioni ciascuna per elefante che sorride/elefante che sorride con testa un po' piegata a destra/elefante che sorride con testa piu' piegata a destra/elefante che sorride meno con testa molto piegata a destra) che hanno reso oneroso (per risorse informatiche e tempo richiesto) il processo di selezione delle immagini.

Ho iniziato ad apprezzare piu' che in passato la varieta' culinaria offerta da Singapore, di fronte alla quale - onestamente - la differenza tra una peperonata con le cozze e una bagna cauda pare minima. Singapore e' un coacervo di culture, e il curry indiano che vi si mangia ha sapori piu' intensi ed e' meno adattato ai gusti occidentali di quello che si potrebbe mangiare a Milano o persino a Londra (dove la comunita' indiana e' presente da secoli).

Vedremo cosa ci riservera' il 2010.

Tags: feste, Wanderlust

Viaggiare e' ... il muso della tua moto coperto di moscerini

Scritto da ViaggiareLeggeri, 24/11/2009 alle 05:06 | 0 commenti  | Permalink
Per anni, la parola viaggiare ha avuto per me un solo significato: viaggiare in moto. Moto. Moscerini. Viaggio.
Caricare qualcosa su un mezzo a due ruote e partire verso nord o ovest. Perche' non est e sud, non so; probabilmente e' una questione di facilita' d'accesso: avere le Alpi a nord e ad ovest di Torino ha reso quella barriera naturale un "portone d'ingresso" verso l'Europa - soprattutto attraverso il Moncenisio, il mio valico preferito -, e il mio interesse per le isole britanniche ha fatto il resto.

Moto, dicevo. Non moto potenti, non ne ho mai avute, e non ne ho mai sentito il bisogno. La voglia di andare lontano in moto l'ho avuta perlomeno da quando ho avuto un ciclomotore decente, un Motron GL4, col quale ho visitato Lanselbourg, Modane, il Lago Maggiore e Savona nel corso di gite da un giorno (meglio 360km in motorino in un giorno, oppure dormire fuori casa e dividere il viaggio in due giorni? Per un teenager squattrinato, dormire fuori casa era troppo costoso).

Ho visitato il Lake District inglese su una Honda CBx125 da dieci cavalli, l'Irlanda e la Scozia con una Moto Morini 350. Inghilterra, Galles e Scozia con una CBR600, ed e' appunto Lei che compare nella foto. Lei: non diedi un nome a quella moto, ma la sua livrea candida e le sue forme arrotondate non hanno mai dato adito a dubbi sulla sua potenziale femminilita'. Questa foto, scattata al ritorno dal viaggio in Scozia, mostra la CBR coperta di moscerini accumulati durante la discesa dal nord verso l'Italia.

Tags: foto, Gran Bretagna, moto, Wanderlust

Due parole mi ronzano in mente: Kota Kinabalu

Scritto da ViaggiareLeggeri, 17/11/2009 alle 06:20 | 0 commenti  | Permalink
Kota Kinabalu e' una citta' del Borneo malese. E'a circa duemila chilometri da Singapore, ha un'aeroporto, mezzo milione di abitanti, ed e' un posto caldo ed umido come Singapore, dove vivo (umidita' all'88% oggi, e' una giornata un po' secca...). La citta' deriva il proprio dal Monte Kinabalu, la piu' alta vetta del sud-est asiatico, coi suoi 4.095 metri. E le parole "Kota Kinabalu" mi ronzano in mente e mi appaiono ovunque, da quando le ho lette per la prima volta un paio di mesi fa su una rivista di viaggi.

Forse quel che mi ha colpito e' che sul monte Kinabalu si trova la via ferrata piu' alta del mondo. "Via ferrata", in italiano, fa parte della terminologia alpinistica internazionale. Sarebbe bizzarro, per un torinese che ha vissuto per tanti anni con lo sguardo rivolto alle Alpi (e che ogni tanto ha avuto anche il piacere di camminare su quelle montagne), ritrovarsi a percorrere una via ferrata - la piu' alta del mondo, poi! - in Malesia.

Cosi' tante destinazioni, cosi' pochi giorni di ferie... nessuno, infatti, da qui a Natale. Kota Kinabalu dovra' aspettarmi almeno fino all 2010.

Tags: destinazioni, idee per un viaggio, Malesia, montagna, Wanderlust

Vado in Vietnam

Scritto da ViaggiareLeggeri, 01/10/2009 alle 15:42 | 0 commenti  | Permalink
Vietnam. Vado in Vietnam. L'ho appena saputo.

Faccio fatica a ricordare che non sono un diciannovenne statunitense con i capelli a spazzola e una cartolina di leva in tasca in partenza per Saigon, ma un italiano di mezza eta' che andra' a Ho Chi Minh City per lavoro. Basta la parola, Vietnam, per riportare in mente decine di film di guerra che descrivono il Vietnam tramite foreste e Mekong River, civili massacrati e civili massacratori, torturatori e torturati, il peggio e il meglio dell'umanita'. Full Metal Jacket, Platoon, Nato il Quattro Luglio, Il Cacciatore, Good Morning Vietnam, Vittime di Guerra. Apocalypse Now. Solo pochi giorni fa un amico italiano mi ha scritto, senza sapere del futuro viaggio in Vietnam:
(...) penso di non invidiarti circondato "dagli sporchi musi gialli", si sa noi reduci dei film sul vietnam....
E Apocalypse Now e' il film che sto guardando in questo momento. Lo so, e' un film. Lo so, la guerra e' finita dal 1975, da quando gli ultimi soldati e civili statunitensi evacuarono la loro ambasciata a Saigon. So anche che saro' in viaggio solo per pochi giorni, e che discutere di logistica con i quadri di una ditta europea ha ben poco in comune col risalire il Mekong fino in Cambogia per assassinare un colonnello dei Marines ebbro di potere. Ma ognuno ha il proprio colonnello Kurtz cui dare la caccia. E dal Vietnam mi aspetto un potere evocativo superiore persino a quello sperimentato nel recente viaggio in Cambogia,e se anche non dovessi riuscire a vedere nient'altro che l'aeroporto, l'ufficio e l'albergo, come spesso succede nei viaggi di lavoro, saro' piu' ricco di ora.

[continua... se mi vengono in mente altre riflessioni durante il film]

Tags: Asia, cinema, guerre, Vietnam, Wanderlust

A casa dopo Angkor

Scritto da ViaggiareLeggeri, 22/09/2009 alle 19:13 | 0 commenti  | Permalink
Il tempio di Bayon, Cambogia
Sono tornato oggi da un breve viaggio ad Angkor (Cambogia), e se non avessi 20Gb di fotografie, crederei d'esserci stato solo in sogno. Magliette e pantaloncini gia' lavati, tutto in ordine in casa, pronto per andare in ufficio domani. Sono a casa da dieci ore: l'area di Angkor con i suoi mille templi, i barbecue nei ristoranti cambogiani con carne di serpente e di coccodrillo, il piacere di risalire su un tuk tuk dopo aver sudato via un paio di chili ad Angkor Wat o a Bayon, la chiaccherata a sera tarda con Serge, un ristoratore francese di Siem Reap, i monaci buddisti che fotografano i templi col telefonino... tutto sembra irreale. Anche l'assenza completa di voci italiane durante questo viaggio, un'assenza che spiccava, visto che la maggioranza dei turisti occidentali che ho incontrato era rappresentata dai nostri vicini francesi (cosa non sorprendente, la Cambogia era una colonia francese) e soprattutto spagnoli.

Tags: Asia, Cambogia, chiese e templi, foto Cambogia, Wanderlust

Piccoli aggiornamenti da Singapore

Scritto da ViaggiareLeggeri, 16/09/2009 alle 06:08 | 0 commenti  | Permalink
Negli ultimi cinque giorni non ho scritto in questo blog, cosa rara per me. Tante piccole cose sono successe nelle ultime settimane, e anziche' spingermi a scrivere hanno finito coll'occupare tutto il mio tempo. Provo quindi a ricapitolare qui gli eventi piu' recenti:

- Ho ricevuto una gradita visita dall'Italia;
- Ho visitato attrazioni turistiche singaporiane che non avevo finora provato: il Singapore Flyer e, sull'isola di Sentosa, la Tiger Sky Tower, la galleria Images Of Singapore, un'escursione col Segway, oltre al gia' noto Sentosa Luge, una specie di slittino col quale ci si lancia in discesa dalla collina centrale di Sentosa;
- Ho cenato in posti che di solito evito come la peste e che invece si sono rivelati non troppo costosi: Chijmes, Clarke Quay, il Long Beach Restaurant lungo la ECP;
- Ho viaggiato per la prima volta con la linea low cost Air Asia; voli puntuali e assistenti di volo carine, come testimoniato dalle gomitate di mia moglie sulle mie costole;
- Ho visitato le splendide isole Perhentian in Malesia; peccato non aver scattato foto ai piccolo squali che nuotavano vicino a me;
- Sono stato colpito da una lieve influenza durante il viaggio, col rischio di rimanere bloccato in aeroporto;
- Un mio trolley e' stato danneggiato durante il viaggio. Lo dico per solidarieta' con gli altri viaggiatori che si sono ritrovati con bagagli danneggiati o smarriti;
- La mia macchina digitale (Nikon D40) ha avuto un serio guasto, per la seconda volta in meno di due anni;
- Ho sostituito la D40 con una D300;
- Sto per partire per un breve viaggio in Cambogia per vedere Angkor Wat, il sito religioso piu' vasto del mondo;
- Ho una remota possibilita' di riuscire a visitare Bangkok nell'ultimo weekend di settembre. Peccato sia il weekend del GP di F1 notturno di Singapore;
- Ho interrotto la pubblicazione di foto del viaggio a Taiwan compiuto alcuni mesi fa. Il "blocco creativo" e' giunto al momento di parlare della visita a Green Island, iniziata con un viaggio in traghetto che ... preferirei rimuovere dalla mia memoria. Mare mosso, errata scelta del posto a sedere (troppo vicino alla prua del battello) e mancanza di precauzioni per il mal di mare hanno trasformato la traversata in un incubo.

Il viaggio ad Angkor e' in cima ai miei pensieri, in questo momento. Partiro' venerdi' mattina e rientrero' a Singapore martedi' della prossima settimana.

Tags: Asia, fotografia, riassunti, Wanderlust

Ted Kennedy: viaggiare e conoscere, vedere, imparare

Scritto da ViaggiareLeggeri, 29/08/2009 alle 18:36 | 0 commenti  | Permalink
Parole di un figlio al funerale del padre:
Con papa', tornavamo dalle vacanze sempre esausti e infortunati.
Con queste parole Edward M. Kennedy Jr. ha strappato una risata al pubblico della Our Lady of Perpetual Help Basilica di Boston, durante il funerale del padre, il senatore Edward "Ted" Kennedy, pochi minuti fa. "Esausti e infortunati": come a dire, vacanze che non erano un momento di immobilita' e di quiete, ma di ricerca, di esplorazione, con occhi strabuzzati di fronte ad un animale mai visto, un sorriso stupito al cospetto di un monumento naturale, il piacere dell'incontro e della scoperta di culture e lingue differenti. L'ottimismo di chi vuole viaggiare e conoscere, vedere, imparare.


Tags: personaggi, politica, Stati Uniti, Wanderlust

Nuovi nomadi, un fenomeno americano?

Scritto da ViaggiareLeggeri, 22/04/2009 alle 06:45 | 0 commenti  | Permalink
Gli Stati Uniti sono stati creati da gente col desiderio di viaggiare, o come minimo la disponibilita' a prendere baracca e burattini ed andarsene verso nuovi lidi: non c'e' troppo di che stupirsi, quindi, che un milione di americani vivano da nomadi. Due sembrano essere i fattori che spingono un numero sempre maggiore di statunitensi a vendere (o magari solo affittare) le loro case e vivere "on the road". Uno e' l'invecchiamento dell'americano medio.
"Salve, sono John Smith, l'americano medio, e sto invecchiando. Perdo i capelli, dimentico le cose, e l'osteoporosi inizia a manifestarsi. Pero' almeno viaggio."

L'altro e' la crisi economica attuale. Prima si aspettava di raggiungere la pensione per iniziare a viaggiare con costanza.
"Salve, sono John Smith, l'americano medio, e viaggio con Costanza, una ventenne tutta curve. Mi sa che rischio un infarto."

La crisi economica globale ha fatto perdere il lavoro a tanti americani. Perdere il lavoro non e' una novita' ne' una tragedia, al di la' dell'Atlantico, ma la situazione e' diversa, ora: se tutte le ditte licenziano e nessuna assume, i nuovi lavori dovranno arrivare da direzioni differenti, oppure non ci saranno. Mettersi in viaggio per qualche mese, in attesa che la situazione economica migliori, diventa quindi un'opzione quasi ragionevole.
"Salve, sono John Smith, l'americano medio, e ho perso il lavoro. Ho venduto la mia casa e ho deciso di viaggiare. Ora sto andando in Patagonia in treno piu' pullman. Conto di tornare a Denver tra un anno, sperando che questa crisi economica passi, nel frattempo. Stando via per dodici mesi in Paesi col costo della vita inferiore a quello della mia citta' dovrei riuscire a cavarmela senza consumare tutti i miei risparmi."

"Ragionevole" e' un termine molto relativo. Cio' che e' ragionevole nella cultura americana puo' esserlo meno in quella italiana.
"Salve, sono Mario Rossi, l'italiano medio, e ho perso il lavoro. Ho venduto la mia casa e ho deciso di viaggiare. Stavo per prendere un treno per Lisbona per poi andare a Gibilterra e da li' in nord Africa, ma i miei parenti hanno chiamato un'ambulanza e mi hanno fatto internare, dicendo che 'solo un pazzo venderebbe una casa, di questi tempi'. Lo psicologo dell'ASL ha confermato. Ora non posso piu' viaggiare."

Mollare tutto e viaggiare? Ci sono quelli che non sanno stare fermi troppo a lungo nello stesso posto: loro non hanno bisogno di ragioni per viaggiare continuamente. Gli altri faranno bene a meditare, prima. A loro sono destinate le seguenti riflessioni.

- Portate con voi pazienza e senso dell'umorismo: vi serviranno nell'incontro con culture differenti.
- Non affezionatevi troppo alle vostre cose: se va bene le consumerete, se va male verranno perse o rovinate.
- Non aspettatevi di farvi capire a gesti in Russia, o di parlare spagnitaliano in Ecuador: imparate una lingua, magari due.
- Piu' facile fare i nomadi se avete un lavoro che puo' essere svolto ovunque, o se sapete inventarvi il lavoro adatto al luogo in cui vi trovate.
- Alternate destinazioni in cui farete solo i turisti (bellissime, isolate, pre-tecnologiche) con altre in cui lavorare.
- Badate alla vostra salute. Sonno, pasti, sforzi: alcune delle cose cui badare
- Se viaggiate con famiglia/amici/compagna(-o), ritagliatevi dei momenti solo vostri.
- Non correte in aereo da un posto all'altro. Viaggiate come viaggiano i locali e vedrete di piu' spendendo di meno.
- Non createvi aspettative: quello che altri hanno fatto, della propria vita "on the road", non e' quel che farete voi.
- Non createvi aspettative irrealizzabili: la vita da nomadi non e' necessariamente una vita in vacanza. Qualche soldo dovrete guadagnarlo, ogni tanto (e se riuscite a farne a meno, scriveteci e diteci come!).
- Mantenete un indirizzo fisico, anche se vendete la vostra casa: quello di un familiare, per esempio, o di chiunque sia disposto a sfogliare la vostra posta per segnalarvi qualcosa di urgente.

Non e' mai troppo tardi. Pur non essendo un vero "nomade", chi scrive ha vissuto per oltre trent'anni nella stessa casa, poi e' andato a vivere all'estero, e da quel momento ha vissuto in tre continenti.

Tags: globalizzazione, viaggiare leggeri, Wanderlust

Guarda Wolf Creek e ti passa la voglia di andare in Australia

Scritto da ViaggiareLeggeri, 12/02/2009 alle 15:45 | 4 commenti  | Permalink
Singapore. Ora di cena, conversazione a tavola sull'incerto futuro.

LEI: Secondo me perdiamo il posto tutti e due prima della primavera.
LUI: Uhm ... forse. AAHHHHHHH! Questa carne e' troppo piccante!!!
LEI: E non e' che ci siano molte offerte di lavoro in giro, di questi tempi.
LUI: Sto bruciando dentro! AAAAHHHH!
LEI: Forse ci conviene passare i prossimi mesi in giro.
LUI: Cosa?
LEI: Si'. Se e quando perderemo il lavoro, ci conviene spedire tutta la nostra roba da tua madre o dalla mia, visto che saremo anche senza appartamento. Sistemate le nostre cose, possiamo partire e starcene in giro per qualche tempo.
LUI: Mesi, dovremmo starcene in giro per dei mesi. Almeno due. Meglio tre. E da queste parti. Se andiamo in giro in Indonesia, Malesia, o magari anche in Australia, i soldi che abbiamo in banca ci dureranno per un po'.
LEI: Mi piace l'Australia. E' piu' pulita e ordinata dell'Indonesia, della Malesia e della Tailandia.
LUI: Se l'avessi detto io, avrei fatto la figura del razzista. Tu sei di queste parti e la passi liscia!
LEI: Andiamo in Australia.
LUI: Ok ... io vado sul sofa'!
LEI: Cosa c'e' in tv?
LUI: Vediamo ... su Star Movies c'e' un film ambientato in Australia, si chiama Wolf Creek.
LEI: Ma non e' un film d'orrore?
LUI: No, pare sia un thriller.
LEI: Non l'ho mai visto, guardiamolo.

[Un'ora e mezza piu' tardi]

LUI: Ti va ancora di andare in Australia e girarla in auto?
LEI: Mi e' passata la voglia. Se saliro' ancora su un auto, non lascero' mai piu' una strada cittadina.
LUI: Non e' che ci siano assassini dappertutto...
LEI: Almeno non era una storia vera, quella di Wolf Creek.
LUI: Veramente quando eravamo in Inghilterra abbiamo sentito parlare di alcuni omicidi strani in Australia. Mi ricordo un nome, quello di un "backpacker" britannico chiamato Peter Falconio, il cui corpo non fu mai ritrovato.
LEI: Non voglio piu' andare in Australia!

Tags: Australia, cinema, da paura, dialoghi, Wanderlust

Primo turista in Iraq: perche' no?

Scritto da ViaggiareLeggeri, 09/02/2009 alle 08:04 | 0 commenti  | Permalink
Dopo l'invasione USA dell'Iraq senza l'approvazione delle Nazioni Unite, nel 2003, nessun turista aveva visitato Baghdad e dintorni. Secondo il New York Times, il primo inatteso turista in Iraq dopo la guerra e' l'Italiano Luca Marchio, 33 anni, di Como, che e' andato in Egitto, poi in Turchia, e da li' e' entrato nel Kurdistan, in Iraq, via terra e con un visto di dieci giorni in tasca. Ad Erbil (Irbil), la capitale del Kurdistan, Marchio ha preso un taxi che l'ha portato a Baghdad, 200 chilometri piu' a sud. Il tassista avra' probabilmente guadagnato in un giorno quel che di solito porta a casa in un paio di settimane.

Arrivato a Baghdad il turista inatteso si e' presentato all'hotel Coral Palace, dove ha ottenuto una stanza nonostante le perplessita' del personale della reception. Quali perplessita'? "Sono un turista, Baghdad e' una citta' vecchia di dodici secoli e a me la storia interessa, questo e' un albergo, qual'e' il problema?", avremmo detto noi, se avessimo avuto fegato sufficiente per fare un viaggio simile. Probabilmente in albergo non si vedono spesso degli europei o americani senza occhiali neri, muscoli palestrati, rigonfiamento a forma di Glock (o di Beretta) e valigiette ventiquattr'ore. Tiriamo ad indovinare: se Luca Marchio e' un viaggiatore normale, avra' avuto pantaloni di colori che mostrano poco lo sporco, con tasche extra, bagaglio ridotto (magari uno zainone con uno zainetto piccolo per escursioni locali), una macchina fotografica compatta in un tascone dei pantaloni, e - se e' vero che e' un giornalista, come dicono vari siti - un piccolo computer portatile o tanta carta. Ma stiamo divagando.

Sono a Baghdad, ho trovato una camera, si sara' detto il nostro connazionale. I passi successivi saranno stati quelli che quasi tutti facciamo arrivando in una destinazione interessante: addocchiare posti dove sia possibile mangiare o acquistare cibo, e poi dirigersi verso i punti piu' interessanti della citta' per vedere, apprezzare, conoscere. Poi, col buio, il ritorno in albergo, perche' andare a Baghdad va bene, ma girare di notte nella capitale irachena potrebbe essere rischioso.

Il giorno dopo, probabilmente meta' Iraq - e tutti i membri delle varie intelligence - sapeva della presenza di Luca Marchio, che stava andando a Falluja in autobus. Un autobus di linea per i quaranta chilometri da Baghdad a Falluja. Mi ricorda Guccini, che cantava "Se devo emigrare in America, come mio nonno, prendo il tram". Con la differenza che il tram di Guccini non sarebbe passato in zone sorvolate da A-10 americani con cannone GAU-8 da 30mm e piloti col dito sul grilletto della cloche.

Immaginatevi la scena. "Noooo, non prenda il bus per Fallija, e' pericoloso!", dice il personale dell'albergo. "Perche', l'azienda degli autobus fa poca manutenzione? O ci sono scippatori a bordo? Sara' mica che gli autisti fregano sul resto, eh?", avremmo risposto noi, e magari cosi' ha risposto anche Marchio.

I poliziotti di Falluja che hanno fermato il turista avranno dovuto consultare il loro codice civile e penale, per trovare una ragione per bloccare Marchio. O forse hanno semplicemente chiesto al primo marines che hanno trovato, e quello avra' detto loro che non servono ragioni o leggi, e che i turisti in Iraq non possono circolare ("Signor Marine, le mie prossime tappe sono Siria, Iran, Afghanistan, l'isola di Diego Garcia, la Corea del Nord, e poi un bel salto fino a Cuba. E magari poi scrivo anche un libro sulla School Of the Americas e sui torturatori sudamericani che sono andati a scuola dagli statunitensi"... no, rewind, qui parliamo di fare del turismo, non di diventare martiri a causa della lingua troppo lunga!).

Polizia irachena, marines statunitensi, giornalisti locali e stranieri, rappresentanti dell'Ambasciata italiana di Baghdad. C'erano tutti, neanche fosse stata la conferenza stampa per l'arresto di Toto' Riina. Ma han beccato un turista, mica capita tutti gli anni, eh!". Dev'essere uno dei primi casi in cui uno (uno come me, come te, non uno speciale, ricco, protetto) decide di visitare un Paese non ancora "pacificato" dopo una guerra, viaggiando senza tanta pubblicita' e senza protezioni in alto, e si trova bloccato da polizie ed eserciti.

E s'e' beccato pure dell'ingenuo, probabilmente per essere andato in Iraq e aver fatto cose che gli iracheni fanno ogni giorno. Dall'Italia e' andato in Egitto, ha raggiunto la Turchia, ha ottenuto un visto di dieci giorni per l'Iraq, dove ha trovato un hotel aperto e ha ingaggiato una guida locale. Alla faccia dell'ingenuita'! Se Luca Marchi volesse collaborare al nostro sito e dare consigli...

Tags: guerre, Iraq, Medio Oriente, personaggi, Wanderlust

10 consigli per andare da Singapore a Johor Bahru, in Malesia

Scritto da ViaggiareLeggeri, 08/01/2009 alle 05:07 | 0 commenti  | Permalink
Essere a Singapore e' come essere in Liechtenstein: un piccolo stato, due relativamente grossi vicini (Austria e Svizzera per il Liechtenstein, Malesia e Indonesia per Singapore), e la tentazione di andare oltre confine per vedere cosa c'e' "dall'altra parte", almeno finche' non ci si va. Dall'altra parte c'e' Johor Bahru ("JB"), citta' malese di 876.000 abitanti, il doppio con la periferia.

Lo scorso dicembre, un sabato, avevo intenzione di tornare a visitare le isole a sud di Singapore, ma mi sono alzato alle otto e mezza, troppo tardi per prendere il traghetto delle nove. Se non puoi andare a sud, vai a nord, ho pensato, e ... perche' non andare all'estero? Ho quindi usato i mezzi pubblici per raggiungere il confine tra Singapore e la Malesia, ed ccco alcuni consigli raccolti in questa breve gita:

1) Al posto di frontiera singaporiano ci si arriva tramite vari autobus di linea (il 950 e il 170, per esempio), comodi e con aria condizionata. Una fermata della metropolitana in cui si puo' prendere il bus 950 e' Kranji (NS7);
2) Pur essendo in Malesia, Johor Bahru e' parte della periferia di Singapore, e molti lavoratori vivono da pendolari: lavorano a Singapore e tornano a casa a Johor Bahru. Durante i weekend, ma anche solo alla fine di una qualsiasi giornata lavorativa durante la settimana, quei lavoratori sono in coda al controllo documenti di "JB". E a giudicare dalla lunghezza della coda, pare che tutti gli 876.000 cittadini di JB lavorino a Singapore...
3) Non andate da Singapore a Johor Bahru tra fine dicembre e inizio gennaio: la coda al controllo documenti malese supera le due ore;
4) Al posto di frontiera di Singapore, non prendete il pullman per Johor Bahru: viste la coda di veicoli sul ponte, farete piu' in fretta a piedi, e magari vedrete qualcosa di interessante. Portatevi crema solare e cappellino, pero': l'Equatore e' a un centinaio di chilometri, e esporsi al sole senza protezione non e' consigliabile;
5) Alzatevi presto. Tra autobus (158), metropolitana (linee EW e poi NS), e di nuovo autobus, ho impiegato due ore per arrivare al posto di confine di Woodlands (Singapore), dove sono stato in coda circa venti minuti. Poi quindici minuti d'autobus per percorrere il ponte che collega l'isola di Singapore alla Malesia; infine, dopo un'ora di coda (e una stima di un'ulteriore ora/ora e mezza) per passare i controlli malesi, s'era fatto tardi e non c'era piu' tempo per la gita di un paio d'ore che avevo pensato di fare a Johor Bahru;
6) Arrivando alla coda per l'ingresso in Malesia, se siete da soli, prima di mettervi in coda andate a prendere il modulo bianco per l'immigrazione. Se siete in una comitiva, mettetevi in coda e mandate una sola persona a prendere i moduli;
7) Non era una giornata caldissima o estremamente umida, ma ho visto un paio di ragazze svenire, in coda. Non fate questa gita a stomaco vuoto e senza una borraccia o bottiglia d'acqua;
8) Se siete stati a Singapore per qualche tempo, e non conoscete la Malesia e il sud-est asiatico, rischiate un piccolo choc culturale: a Singapore quasi tutto funziona con una precisione svizzera (o superiore, come mia ha segnalato un conoscente italiano che ha lavorato in Svizzera per anni e ora che vive a Singapore da alcuni anni), ma basta entrare nella "terra di nessuno" tra il posto di confine singaporiano e quello malese per trovare meno organizzazione, meno pulizia, meno regole chiare, ma anche piu' calore umano, che nella piccola isola-citta'-stato.
9) Otto consigli bastano e avanzano.
10) Vedi nono consiglio.

Tags: Asia, liste, Malesia, Singapore, Wanderlust

10 buoni propositi per chi viaggia nel 2009

Scritto da ViaggiareLeggeri, 29/12/2008 alle 07:11 | 0 commenti  | Permalink
La fine dell'anno e' vicina, quarantott'ore e saremo nel 2009. Ecco dieci buoni propositi che suggeriamo per i vostri (e nostri) viaggi del 2009:
  1. Nei voli continentali portare solo bagaglio a mano, niente in stiva;
  2. Camminare o pedalare quando possibile; usare mezzi pubblici come seconda scelta; usare veicoli individuali a motore (anche elettrico) solo quando le altre opzioni non sono disponibili;
  3. Prendere al volo qualsiasi "offerta speciale" che porti in posti non ancora visitati: meglio la prima visita a Giacarta o Bruges o Tallinn, piuttosto che la terza a New York, la decima a Londra o la seconda a Phuket;
  4. Evitare di acquistare qualsiasi servizio extra offerto dalle linee aeree: portare panino e acqua minerale da casa, e fregatevene se qualcuno vi guarda dall'alto in basso;
  5. Arrivare in aeroporto molto in anticipo, soprattutto in caso di voli con compagnie low cost;
  6. Usare treni, metropolitana e autobus di linea quando possibile, visto quelli non ci depositeranno a vari chilometri dai posti che vogliamo visitare;
  7. Conoscere e rispettare le regole che accettiamo quando usufruiamo di un servizio. Un minuto di ritardo, un chilo di bagaglio in sovrappeso, un eccesso di velocita' di un chilometro all'ora, una sigaretta dove non si puo' fumare, un bicchiere di birra quando ci apprestiamo a svolgere un'attivita' in cui l'alcool e' vietato: sono tutte violazioni, evitiamo di pensare che "me la faran passare liscia, ero appena oltre il limite".
  8. Imparare un'ulteriore lingua straniera, possibilmente il cinese mandarino, che potrebbe superare l'inglese nel ruolo di lingua franca; rinfrescare le altre lingue che conoscete, das würde eine gute Idee sein;
  9. Dopo aver speso tempo e denaro per arrivare in una destinazione che forse non visiterete piu', non rinunciate a visitare qualcosa solo perche' costa un po' piu' di quanto vi sembri ragionevole: quando vi capitera' un'altra occasione per visitare l'Antelope Canyon, per esempio?
  10. Scattare meno foto, ma dedicare piu' preparazione e attenzione a ciascuna immagine, in modo da non dover cancellare il 50% delle foto scattate;
  11. Seguire la filosofia del viaggiare leggeri, che sara' il principio cardinale di questo sito anche in futuro.
Avete dieci buoni propositi per i vostri viaggi del 2009? Scrivete!

Tags: liste, viaggiare leggeri, Wanderlust

Andar lontano: Paolo Di Avitabile

Scritto da ViaggiareLeggeri, 19/11/2008 alle 04:55 | 0 commenti  | Permalink
Leggendo una rivista asiatica di viaggi, ho trovato un articolo sul Kafiristan, oggi Nurestan o Nuristan, una regione dell'Asia centrale tra Afghanistan e Pakistan. L'articolo diceva che il patrimonio genetico dei Kalash, abitanti dell'area, e' per il 7% italiano! Leggendo di piu' sui Kalash, chiamati anche Kafirs ("infedeli" in arabo), ho letto della teoria secondo cui l'armata di Alessandro Magno, passando in Asia centrale, abbia lasciato tracce permanenti nelle popolazioni locali. Ma quel 7% di sangue italiano continuava a ronzarmi in testa ("Soluzione settepercento", come la storia di Sherlock Holmes e Sigmund Freud?). Ho quindi cercato ulteriori collegamenti tra Italia e Asia centrale, e ho scoperto la storia di Paolo di Avitabile.

Paolo Di Avitabile, noto in Asia centrale come "Abu Tabela", nato nel 1791 ad Agerola, vicino ad Amalfi, e morto a Napoli nel 1850. Non esattamente un viaggiatore, fino a qui. Ma Di Avitabile, Cavaliere della Legione d'Onore (Francia), soldato fin da adolescente, servi' sotto Gioacchino Murat e fece carriera nell'esercito napoleonico. Dopo Waterloo, provo' ad andare ad ovest, per cercare fortuna in America, ma la nave su cui era imbarcato naufrago' vicino a Marsiglia. Avra' deciso, a quel punto, che l'oceano gli era avverso, e decise di guardare in direzione opposta" si sposto' in Medio Oriente e mise la sua esperienza militare al servizio dello Scia' di Persia (circa 1820) per sei anni. Grandi onori, ma la paga lasciava a desiderare. Seguendo consigli di altri ex soldati napoleonici in giro per l'Asia (oggi diremmo che erano diventati chiameremmo mercenari, ma due secoli di polvere sulla loro storie le rendono piu' simili a romantiche leggende), decide di spostarsi ancora piu' ad est, in Punjab, area che comprende il nord dell'India, parte del Pakistan e parte dell'Afghanistan.

Arrivato a Lahore nel 1827, il Maharaja Ranjit Singh (primo maraja' dell'impero Sikh) gli assegna il titolo di governatore del Wazirabad, dove porta ordine con ferocia; nel 1834 diventa governatore del Peshawar. Come gia' durante gli anni in Wazirabad, anche nel Peshawar Di Avitabile usa il pugno di ferro per controllare la riottosa provincia infestata da briganti: torture ed esecuzioni i metodi principali. Visto con timore, odio e rispetto allo stesso tempo dalla popolazione del Punjab, Di Avitabile fu apprezzato dagli inglesi per la sua competenza e per la conoscenza delle problematiche legate ad azioni militari in Asia centrale (vedi The Great Game).

Visse da mercenario di successo, divento' ricco, e dopo vent'anni in Asia decise che il suo viaggio era finito. Ritorno' ricco a Napoli, parte del Regno delle Due Sicilie; sposo' una nipote, mori' forse avvelenato. Dopo il rientro a Napoli, Avitabile rifiuto' un incarico nell'esercito borbonico. Questo blog propone una teoria interessante: se avesse accettato, pochi anni dopo avrebbe potuto trovarsi a fronteggiare le truppe di un altro italiano irrequieto con trascorsi all'estero, Giuseppe Garibaldi, e avrebbe potuto seriamente ostacolare la marcia dei Mille attraverso la Sicilia, con la sua abilita' nell'imporre disciplina (carente nelle truppe che si scontrarono con i garibaldini) e nel pianificare missioni militari in aree montuose (l'Aspromonte come l'Afghanistan?).

Ancora oggi, i bambini troppo vivaci del Punjab vengono minacciati col classico "se non fai il bravo arriva Abu Tabela", il nome con cui Di Avitabile era noto. Crudele mercenario, amministratore in sintonia con tempi e luoghi in cui opero', Di Avitabile fu, come Nino Bixio, un italiano che cercava l'altrove. Come anche Garibaldi, per parlare di qualcuno ancora piu' famoso.

Alcune letture:

- Alexander Gardner, Baldev Singh Baddan, "Eye Witness Account on the Fall of the Sikh Empire" (anche noto come "The Fall of Sikh Empire - An Eye-Witness Account of (Memories of Alexander Gardner)". ISBN 81-7116-231-2

- Stefano Malatesta, "Il napoletano che domò gli afghani". ISBN 88-7305-875-2 (scheda sul sito dell'editore).

- C. Grey/Garrett H. L. O, "European Adventures of Northern India". Consultabile online su Google Books.

Dubito che Paolo Di Avitabile sia responsabile per quel 7% di italianita' presente nel DNA dei Kalash, ma non si sa mai.

Tags: Asia, forze armate, personaggi, storia, Wanderlust

Nino Bixio e l'Indonesia

Scritto da ViaggiareLeggeri, 12/11/2008 alle 06:30 | 1 commenti  | Permalink
Isola di Pulau Weh su GoogleMaps; ritratto di Nino Bixio.Ogni spunto e' buono per viaggiare. Visitare Scapa Flow e immaginare Günther Prien a bordo dell'U-47 che osserva dal periscopio la flotta britannica alla fonda; cercare il Graal a Rennes-Le-Chateau nei primi anni '90; storpiare il ritornello di una canzone ("Sai cos’è l'isola di ...") per visitare l'isola di Skye anziche' quella di Wight; andare in Alabama alla ricerca dei luoghi di Forrest Gump. In questo periodo sono i percorsi dei viaggiatori irrequieti, animati da wanderlust, cosi' come le storie di persone che si sono trovate a viaggiare per caso, ad incuriosirmi e a darmi spunto per viaggi futuri. Ed in quest'ottica parleremo oggi di Nino Bixio.
I prossimi mercoledi' ci saranno altri articoli relativi ad altri personaggi che sete di avventura e curiosita' hanno spinto a viaggiare.

Nino Bixio (1821-1873) e' uno dei tanti nomi che vengono in mente quando si pensa all'Ottocento e all'unificazione dell'Italia. Nato in Liguria, combatte' nelle tre guerre d'indipendenza italiane. Partecipo' alla missione dei Mille, fu responsabile del processo-farsa dopo la strage di Bronte, fu deputato e poi senatore. E nel 1873 mori' in Indonesia.

Indonesia? Dopo cannonate e fucilate in guerra in Italia, Bixio ando' a morire dal lato opposto del pianeta?? (*)

Esattamente. Bixio, oltre che militare e politico fu imprenditore, e la sua morte per colera avvenne durante un viaggio di lavoro verso Batavia (Giacarta). Secondo alcuni le attivita' commerciali di Bixio erano legate a reclutamento e consegna di mercenari per difendere gli interessi olandesi in Indonesia.

Secondo alcune fonti (Tiziano Terzani e il suo "Un indovino mi disse", per esempio), la tomba di Nino Bixio sembra essere stata a Pulau Weh, in Indonesia. Guardando su una mappa, l'isola di Pulau Weh ("Pulau" vuol dire "isola" in indonesiano e in malese) si trova a nord di Sumatra, la principale isola indonesiana, e di fronte a Banda Aceh, la piu' grande citta' indonesiana colpita dallo tsunami del 26 dicembre 2004.

Altre fonti, come un lungo articolo del Corriere del 1999, danno Pulau Beras Basah, in Malaysia, come luogo della sepoltura di Bixio, salvo poi parlare invece di "Pulo Tuan" (Pulau Tuan), un promontorio di fronte a Banda Aceh, in Indonesia.

Lo stesso articolo del Corriere dice:
Nella primavera del (18)76 il capitano di fanteria Bardok sostenne di aver ritrovato pochi resti e la cassa, dopo lunghe ricerche che costarono la vita a numerosi soldati caduti in imboscate. I resti, presunti, furono traslati a Giakarta. A Singapore vennero cremati. In Italia, arrivarono le ceneri.

Sembra quindi che non esistano piu' tombe contenenti i resti di Nino Bixio. Non nel sud-est asiatico, perlomeno. Ma cercare notizie sulla storia dell'eroe risorgimentale e' stato un modo per imparare qualcosa sulle isole indonesiane e malesi, e per scoprire come un uomo noto soprattutto (o solo) per la sua attivita' militare e politica fosse tutt'altro che restio a visitare luoghi lontani in cerca di avventura.


(*): Non proprio "dal lato opposto". Rispetto all'Italia, il lato opposto del pianeta e' ad est della Nuova Zelanda, come visibile su questo sito. Pero' e' parecchio lontana dall'Italia, l'Indonesia.

Tags: forze armate, guerre, Indonesia, personaggi, Wanderlust

Un pomeriggio a Pulau Ubin

Scritto da ViaggiareLeggeri, 28/10/2008 alle 06:33 | 0 commenti  | Permalink
I battelli (bumboats) che portano a Pulau Ubin
Sono a casa, lunedi' di festa. Gli indu' celebrano Deepavali, il ritorno della luce. Io celebro ... il fatto che sono a casa dal lavoro, forse. Per una di quelle combinazioni cui dovrei ormai essermi abituato, non c'e' football americano in tv: c'e' tutti i lunedi' mattina, in diretta (si tratta dell'incontro della domenica sera), oggi niente. Leggo un capitolo di "Galactic Pot Healer", di Philip K.Dick. Giornata sonnolenta, col cielo che minaccia pioggia. Potrei andare in palestra e sprecare la giornata completamente, anche se le mie spalle e la mia schiena mi ringrazierebbero. No, grazie. Penso a Pulau Ubin, un'isola di dieci chilometri quadrati, a nord-est di Singapore, che mi avevano raccomandato i colleghi, tempo fa. Controllo su GoogleMaps: diciotto chilometri da qui, in bici. Il cielo continua con le sue minacce, e inizio a pensare che, forse, non tutte le escursioni devono includere l'infradiciarmi di pioggia e sudore. Il sito della SBS Transit, azienda di trasporti, dice che prendendo due autobus, il 158 e poi il 2, arrivero' a Changi Village, da dove potro' poi prendere un traghetto per Pulau Ubin. Un'ora e venti di viaggio, due dollari di autobus piu' due e mezzo di traghetto, il tutto moltiplicato per due, si puo' fare. Dieci minuti buoni di dubbi sull'obiettivo da prendere, poi metto nello zaino il 10-20mm e il 500mm; non riusciro' a fare molte foto normali, ma magari una immagine speciale saltera' fuori.

Scendo dal 158 ad una fermata di Sims Avenue. I cartelli che elencano il numero degli autobus che si fermano a ciascuna fermata e' grande ma, essendo piazzato dopo la pensilina, risulta spesso difficile da leggere, se non quando l'autobus riparte; quello di questa fermata era piu' visibile della media. Durian City, potrebbero ribattezzare questa zona di Singapore: ci sono molti negozi e banchi, lungo la strada, che espongono centinaia di esemplari di durian, un frutto che conosco solo per il fetore che emana; il sapore dicono sia squisito, ma l'odore non invita. Dopo qualche minuto arriva il 2 e salva le mie narici. E' un bus a due piani, mi catapulto al piano di sopra, ma i quattro sedili vicino al parabrezza sono occupati. Pazienza, non scattero' foto, almeno ho un libro da leggere. Sedendomi, batto la fronte sul soffitto, che e' piu' basso di quanto la mia memoria ricordi. Inizia a piovere. Considerato che non fa caldo, sono su un mezzo pubblico, ho un libro da leggere e ora pure piove, mi chiedo se questa non sia Torino. La pioggia si fa intensa. Quando raggiunge il suo capolina a Changi Village, l'autobus si svuota in un momento, e portici e mercati coperti, presenti ovunque a Singapore, sono benvenuti. Evito una seconda capocciata contro il soffitto e inizio ad esplorare l'area: palazzi come in tutto il resto di Singapore, ristoranti e chioschi alimentari ovunque, il solito 7-11, e un buon numero di negozi d'articoli per la pesca.

Trovo l'imbarco dei traghetti. Il "traghetto" e' una bumboat, un piccolo battello capace di ospitare dodici passeggeri e due membri d'equipaggio. Le procedure d'imbarco non danno l'idea di essere molto formalizzate: i conduttori dei traghetti cercano semplicemente dodici persone in partenza, le chiamano, e poi si fanno dare due dollari e mezzo a testa. Partiamo, il mare e' lievemente mosso, non mosso abbastanza da causarmi problemi di stomaco. Due immagini sacre cattoliche (col Sacro Cuore) sono di fianco al conduttore. In dieci minuti sbarchiamo a Pulau Ubin.

"Pulau" significa isola in indonesiano e in malese; "ubin" significa granito, e Pulau Ubin era la fonte principale di granito per tutta Singapore, in passato. Ora l'economia locale si affida soprattutto al turismo. Pulau Ubin e' coperta da foreste, e vi si trovano alcuni dei pochi kampong (villaggi) tradizionali rimasti a Singapore. Ci sono progetti per la costruzione di case popolari sull'isola, a me pare un suicidio economico, ancor prima che ecologico: ci sono tante aree, sull'isola principale di Singapore, che sarebero adatte alla costruzione di nuove aree residenziali.

Il primo impatto con i famosi "kampung" dell'isola non e' entusiasmante: il villaggio e' composto da baracche in legno e metallo ondulato, uno stile che ricorda le baracche degli orticelli abusivi lungo le strade italiane. Bevande fredde in vendita (la pioggia si e' ridotta a poche goccie, la temperatura e' salita e l'umidita' si fa sentire), tanti ristoranti a gestione familiare specializzati in pesce, vari noleggiatori di biciclette. Rinuncio a fare acquisti di qualsiasi tipo, e a noleggiare una bici, in modo da essere piu' libero di andare ovunque, anche fuori dalle strade dell'isola. Ci sono molti turisti, compresa una comitiva italiana composta da tre-quattro madri con i loro figli, tutti in bici. Esco dal villaggio, in un paio di minuti non si ved...

Tags: foto, isole, isole di Singapore, Singapore, Wanderlust

Limitazioni che spingono a viaggiare

Scritto da ViaggiareLeggeri, 11/09/2008 alle 09:24 | 0 commenti  | Permalink
Vivendo a Torino, le montagne che circondavano e racchiudevano il panorama visibile erano per me un simbolo di viaggio, di grandi distanze, un portone/portale/cancello che dava accesso al Mondo.

Ora, qui a Singapore, se guardo verso nord non vedo montagne, e mi pare che non ci sia nulla, "oltre" Singapore: non diversi miliardi di persone, non la Cina, l’India e la Russia. Forse avevo gia’ avuto questa sensazione in Inghilterra e negli USA (li’ mitigata dal mito del West, della vita di frontiera, del movimento permanente), ma qui s’e’ fatta piu’ intensa. Se manca un limite definito, scompare l’infinito. Senza le montagne, non c'e' un "oltre le montagne", un qualcosa di differente da visitare e scoprire.

Pensa avessero tagliato la siepe a Leopardi!

Tags: Wanderlust

Mappa interattiva dei piu' grandi viaggi

Scritto da ViaggiareLeggeri, 27/08/2008 alle 16:30 | 0 commenti  | Permalink
Un\'immagine dal sitoGrazie a BoingBoing.net, abbiamo saputo dell'esistenza di Awesome.goodmagazine.com/features/011/Wanderlust, una mappa interattiva dei "piu' grandi viaggi della storia, da Magellano a Kerouac", come dice la tagline del sito. Tra i viaggi mappati vi sono quelli di Marco Polo, la trasvolata atlantica di Charles Lindbergh, le navigazioni di Colombo, Magellano e Cook, la via della seta, il percorso dell'Orient Express, della Transiberiana, della Carretera Panamericana, ed altri ancora, accompagnati da una mappa e da fotografie e note sul percorso. Un sito da visitare.

Tags: storia, Wanderlust

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