Blog, argomento: appunti di viaggio
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appunti di viaggio

Partenza da Stanwell Moor (Heathrow) alle 8,08 coll'autobus 441. Il treno della Piccadilly Line che ci porta dal Terminale 5 a St.Pancras e' mezzo vuoto, sarebbe una gioia se fosse cosi' anche durante i giorni lavorativi (oggi e' Good Friday, Venerdi' Santo, giorno festivo nella Perfida Albione). Arrivo a St.Pancras alle 9,23. Bella stazione, non molti negozi: vorrei una Fujifilm X-1/100/10 da manipolare in un negozio Dixon o Currys, come in aeroporto. Arrivare con ampio anticipo e' una buona idea non solo per chi viaggia in aereo: la coda ai controlli di sicurezza per l'Eurostar e' simile a quella che trovereste in un aeroporto. Davanti a me una famiglia belgo/tailandese con tre bellissimi bimbi piccoli e un complicato passeggino che viene smontato completamente dal babbo per passare il controllo. Io passo in un attimo rispettando le solite precauzioni: rimuovere la giacca in anticipo, indossare una cintura senza grandi parti metalliche, evitare di attirare l'attenzione del personale della sicurezza.
Passato il controllo, pare di essere gia' in Francia: niente
bobbies in giro, solo
flics. Il secondo controllo, per il passaporto, e' molto rapido. Dopo, poco da fare, in attesa del treno: due bar, un WH Smith, nient'altro. Arriva il momento dell'
imbarco, saliamo al livello dei treni con un tapis roulant mal realizzato: devi tenere fermo il trolley, altrimenti rotola all'indietro.
Siamo nel vagone 14, con una minuscola fetta di finestrino a disposizione da cui osservare l'Inghilterra e poi la Francia correrci incontro. I sedili dell'Eurostar sono comodi ma meno spaziosi di quelli di altri treni ad alta velocita', come per esempio lo Shinkasen taiwanese.
Mi viene da pensare al TAV. Nonostante la Val di Susa sia per me una seconda casa, e il Moncenisio uno dei miei monti preferiti, mi sarebbe piacere raggiungere Torino in treno e rapidamente.
Arriveremo a Bruxelles poco dopo le due, ora locale. Due ore di attesa, poi via con un altro treno verso Heiloo, in Olanda, dove ci attendera' il nostro ex collega Michael, nordirlandese che vive nei Paesi Bassi da qualche anno.
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Ripubblico nel blog cio' che ho scritto giorni fa nel forum riguardo ad un viaggio Torino - Monaco - Londra, visto che molti lettori del blog non leggono il forum.
Viaggiare a Capodanno, quest'anno, e' stato un piacere. Il primo gennaio ci sono sempre poche auto dirette sulle strade, durante il giorno, e in aeroporto - perlomeno a Torino-Caselle, ieri - c'era pochissima gente. Il check-in Lufthansa e' stato talmente rapido e rilassato/rilassante che ne ho approfittato per imparare qualcosa in fatto di pesatura bagagli, dopo aver scritto del problema di
Air Berlin a Venezia. Il personale del check-in ha la possibilita' di resettare la bilancia pesa-bagagli in caso di misurazioni anomale. La gestione delle bilance e' a cura dell'aeroporto. Le bilance sono mantenute da ditte esterne, quella che ha pesato le nostre due valigie era stata certificata all'inizio di dicembre 2011.
Giriamo a Caselle in attesa dell'imbarco. Fotografo aerei in sosta (ci sono pochissimi decolli e atterraggi, oggi) e mi raggiunge un'agente di polizia che mi informa del divieto di fotografare la pista. Cancello tutte le foto scattate in aeroporto. il terrorista-tipo, per le forze di pubblica sicurezza, gira con reflex da oltre mille euro, obiettivi e filtri, perche' quando fotografa un bersaglio per un attacco terroristico, lo fa con f.1,8, e vuole che il bokeh sia quello giusto. Nel frattempo, tizi sospetti scattano foto col cellulare. Bah!

(foto del mio zaino e di un angolo di pista. Sperando di non essere arrestato)
Osservo i passeggeri in attesa nella grande sala dell'aeroporto Sandro Pertini di Caselle.
Quelli che vanno in Sudamerica devono vestirsi come il Subcomandante Marcos.
Quelli che vanno a Berlino e sembrano usciti da un LP degli anni Settanta di David Bowie o dei Kraftwerk.
Quelli che stanno andando al mare e sono cosi' euforici che si metterebbero il costume da bagno li', in aeroporto.
Arriva il momento dell'imbarco. Volo LH1899, viaggiamo con un ATR 72 di
Air Dolomiti, un bel turboelica capace di trasportare 78 passeggeri ma non molto capiente per quanto riguarda il bagaglio a mano, per cui anche il trolley con computer e altre apparecchiature elettroniche va in stiva. Gratis, per fortuna. Lo ritireremo all'uscita dall'aereo, senza attese.
Il volo con Air Dolomiti e' perfetto: i motori turboelica dell'ATR 72 non sono particolamente rumorosi, le bevande servite a bordo sono ottime e abbondanti (io mi accontento di un amaro Averna e di uno ... champagne o spumante? Ha le bollicine...), una delle assistenti di volo ricorda Colette, la
francesina della serie televisiva Pan Am. Ne' il mio palato ne' i miei occhi si lamentano. Anzi, se Air Dolomiti avesse voli intercontinentali, sarei lieto di volare con Lei (la linea aerea).
Compilo il modulo per il gradimento - quelle cose che servono per poter dire "
Il 78,6% dei nostri clienti ci reputa eccezionali, e il 43,2% si impiccherebbe con la catenella del cesso piuttosto che viaggiare con un'altra linea aerea". Sono piu' che soddisfatto, offro pero' un consiglio: in attesa dell'in-flight WiFi, mi farebbe piacere avere (in volo) una intranet WiFi con notizie del giorno, giochi e Wiki su destinazioni. Niente di eccezionale, salvo intereferenze con gli strumenti di bordo: un mini web-server (Xampp, se non ne vengono altri in mente) con copie statiche di pagine di Wikipedia sulle destinazioni servite da Air Dolomiti, piu' localita' limitrofe. E un'aggregatore di feeds RSS - senza link a siti esterni - che collezioni titoli e brevi notizie su tutto lo scibile umano. Non cosi' difficile, chiamatemi se serve una mano...
Atterriamo a Monaco di Baviera. Il trolley ci viene riconsegnato in secondi, raggiungiamo il terminale in autobus. Tre persone davanti a noi in coda al controllo documenti, mia moglie - normalmente controllata e ricontrollata in quanto non europea - passa piu' in fretta di me. E' colpa di Trapattoni, lo sento. L'aeroporto di Monaco e' quasi deserto, a quest'ora. Entro in un paio di negozi per cercare un trolley da fotografi con spazio per laptop e spessore non superiore a 20cm, ma i prezzi che vedo mi fanno rizzare i capelli (tutti e tre). Cerchiamo un ristorante giapponese, troviamo Bamee, un ristorante asiatico che offre cibo tailandese-cinese-indonesiano e sushi. Strano mix, sushi e Paulaner Weissbier. Sospetto che un'unghia di wasabi nella birra potrebbe creare reazioni chimiche interessanti.
Ci spostiamo verso H38, il gate da cui partiremo per Londra. L'attesa e' breve, saliamo a bordo. Un volo Lufthansa, un Airbus. A mia moglie ed a me sono stati assegnati posti separati dal corridoio centrale. Prendiamo in considerazione l'idea di chiedere uno spostamento, ma ho mangiato acci...
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Fuochi d'artificio fuori dalla finestra, delizioso profumino in arrivo dalla cucina. E' Capodanno, e per tanti che si preparano ad una cena luculliana (ricordatevi di sostituire la cintura con le bretelle), ci sono altri che si preparano ad un viaggio. Chi vi scrive partira' domani, e se siete in partenza il 31 dicembre 2011 o il 1 gennaio 2012, se siete in aeroporto con lo smartphone in mano, febbrilmente impegnati a leggere ViaggiareLeggeri.com ... parlatecene! Diteci dove siete, dove andate, che cosa sperate di vedere e quali esperienze sperate di vivere una volta arrivati a destinazione, quali problemi state incontrando.
Parlatene qui:
Per chi viaggia a Capodanno 2011-2012.
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Il Natale e' arrivato, ed e' arrivato anche il momento, per gli
Italians, gli
emigrati cervelli in fuga espatriati che lavorano all'estero pur restando legati in molti modi all'Italia, di rientrare a casa in Italia e fare provvista di abbracci e ricordi o, prosaicamente, di salsa tonnata e limoncello
fai-da-te. Col
biglietto Lufthansa acquistato mesi fa mi sono preparato al volo Londra-Francoforte e al successivo Francoforte-Torino. A Heathrow, controlli dei documenti ...
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Dopo la Monument Valley, il Gooseneck Canyon, la Valley of the Gods e Bluff, ci siamo diretti a nord per visitare un altro monumento naturale: il
Natural Bridges National Monument. Si tratta di un parco in cui si trovano dei ponti naturali in pietra, creatisi alla fine dell'era Paleozoica.
Nel 1883, Cass Hite esploro' il White Canyon e scopri' tre ponti naturali in pietra. Quelle strutture monolitiche erano uniche e vicine, e attirarono l'attenzione della comunita' scientifica statunitense. Il 16 aprile 1908, il presidente Theodore Roosevelt istitui, ufficialmente il
Natural Bridges National Monument, il primo parco nazionale dello Utah.
I tre ponti in roccia sono chiamati Sipapu, Kachina e Owachomo, nomi dati dagli indiani Hopi, e sono tra i ponti naturali piu' grandi del mondo. Nel parco sono presenti anche tracce di insediamenti umani.
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Bluff e' un villaggio inaspettato. Capita poco frequentemente di vedere zone abitate, nella zona tra Utah e Arizona, e trovarsi un paesino come Bluff, decorato da artisti, e' sorprendente.
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Uno va nella zona tra Utah e Arizona pensando alla Monument Valley, al Grand Canyon, mentre ci sono tante altre meraviglie naturali, in questa zona. Per esempio la
Valley of the Gods, a poca distanza da Mexican Hat (e inizierete a capire come mai abbiamo scelto questo minuscolo villaggio come nostra base: e' vicino a quasi tutti i posti interessanti), nello Utah, che somiglia alla Monument Valley, solo in scala piu' ridotta. Anche qui sono presenti torrioni ("mesas") di roccia rossa e creste rocciose, sabbia (... rossa, ovviamente). La strada sterrata che attraversa la valle, lunga oltre 25 chilometri, nasconde qualche insidia, tanto che a fine giornata ci siamo ritrovati a guidare senza freni.
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Giorno 8, sabato 24/11: guidiamo verso est, solo camion e neve.
Torniamo a casa da Mexican Hat con la nostra Chrysler Sebring sulla Interstate 40, e fuori c'e' neve, cosa abbastanza inusuale da queste parti.
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Giorno 6, giovedi' 22/11, Giorno del Ringraziamento: Monument Valley, non ci andiamo, Valley of the Gods, Gooseneck Canyon, Valley of the Arches, guasto ai freni, mucca, ahhhh strada ripidissima. Se ci avete capito qualcosa siete dei geni. Ma spieghero' in questa stessa pagina, nei prossimi giorni
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Mexican Hat, nello Utah, e' un buon punto di partenza per visitare i
monumenti naturali del West statunitense: Monument Valley, Grand Canyon,
Gooseneck Canyon, Valley Of The Gods, e altro ancora. Oggi e' il turno del Grand Canyon, a poco piu' di trecento chilometri da Mexican Hat. Guidiamo verso sud-ovest sulla 163, a
Kayenta prendiamo la 160. E' una giornata soleggiata, guidiamo per qualche ora col tettuccio della nostra Chrysler Sebring aperto per goderci il blu intenso del cielo. Dopo
Tuba City scendiamo a sud sulla 89, poi - dopo un villaggio chiamato Cameron - imbocchiamo la 64 che ci portera' fino all'area panoramica lungo la costa meridionale del Grand Canyon.
C'e' chi ama le metropoli, chi i villaggi sul mare, chi si trova a suo agio ...
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Mexican Hat, Utah, la base per le nostre escursioni. Siamo vicini alla Monument Valley e al Grand Canyon, e non e' che siano le uniche attrazioni della zona.

Ponte presso Lake Powell
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Lunedi' mattina, lasciamo Tucumcari, Nuovo Messico, e continuiamo la nostra avventura verso ovest sulla Interstate 40. Traffico sempre meno intenso, citta' sempre meno frequenti, villaggi quasi inesistenti. Ogni tanto un
trade post, trasformatosi nel tempo da luogo di scambio in negozio di ciarabattole, fuochi artificiali e beni di consumo. Isolati casino' con bassi ristoranti attorno e il deserto al di la' del parcheggio.
Tra Thoreau e Gallup, in New Mexico, passiamo il
Continental Divide, lo spartiacque del continente nordamericano: i fiumi ad est finiscono nell'Oceano Pacifico, quelli ad ovest (o a destra, per chi si trova a disagio coi punti cardinali) nell'Atlantico. "Continental Divide" era anche il titolo di un vecchio film con John Belushi nei panni di Ernie Souchak, cinico giornalista di Chicago che s'innamora di una etologa (Blair Brown) che vive dall'altra parte degli USA; in Italia il titolo era stato tradotto imprevedibilmente in "Chiamami Aquila".
Entriamo in
Arizona. Gli sparuti villaggi del New Mexico lasciano il posto a isolate cascine con mulino di fianco e rottami sul retro. Capisco che nel deserto, come in montagna e nelle isole distanti dalla terraferma, non si butta via niente, tutto puo' tornare utile, prima o poi. Non ci sono tanti SUV, o auto recenti, lungo questo tratto della I-40. La ruggine e' ovunque.

Dopo Gallup lasciamo la I-40, su cui abbiamo guidato da ieri mattina, e imbocchiamo la Interstate 264 e poi la I-192, verso nord. La carreggiata e' ora piu' piccola, le auto sono ancora piu' rare, le stazioni di servizio si nascondono per ore. Anche se c'e' ancora meta' serbatoio, cogliamo ogni occasione per fare il pieno alla nostra Sebring.
Dopo il tramonto passiamo il confine con lo
Utah e arriviamo a Mexican Hat, la nostra destinazione, un villaggio con meno di cento anime. Abbiamo prenotato una camera in un piccolo albergo, praticamente un motel. La strada e' sembrata in pianura, ma ora siamo arrivati a 1.300 metri di altitudine. Fa freddo, fuori, ma la camera e' calda a sufficienza. La gente che abbiamo incontrato nelle ultime ore e' meno loquace che sulla costa est, certamente molto meno loquace che in
Georgia, ma non fredda. Ceniamo, andiamo a dormire.
Giorno 3, lunedi' 19/11: Tucumcari, NM - Mexican Hat, UT - 486 miglia (777 km), 8h 9'; 1.758 miglia dal punto di partenza,
Atlanta.
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Domenica mattina. West Memphis,
Arkansas. Lasciamo l'albergo, il letto era comodo ma la prossima volta meglio chiedere una stanza rivolta verso il retro, non verso la strada. Imbocchiamo la Interstate 40, che sara' la nostra casa per molte ore oggi e domani. Guidiamo. Guidiamo. In realta' guido solo io, mia moglie teme i tanti camion; alla fine guidera' venti minuti, e al suo primo sorpasso (dopo un quarto d'ora) festeggiamo.
Passiamo un altro confine, entriamo in
Oklahoma. All'incrocio con la Interstate 69 un cartello indica che siamo vicini alla citta' natale di Carrie Underwood, vincitrice di
American Idol. "Ah, gia', la fidanzata di Tony Romo, il quarterback dei Dallas Cowboys", ci diciamo. Ogni paese, ogni stato e' orgoglioso delle proprie celebrita' e le sfoggia anche nei cartelli stradali, come vedremo nel pomeriggio entrando in Texas.
A parte un camion che pareva venire verso di noi contromano, guidare in Oklahoma non e' la cosa piu' eccitante del mondo. Campi coltivati a destra e a sinistra della I-40, tanto grano. E' una giornata calda, considerato che siamo a novembre, e si sta bene anche senza riscaldamento, in auto. La nostra Chrysler Sebring del 1999 macina miglia senza lamentarsi, ogni tanto chiede d'essere abbeverata, ma anche quando superiamo il limite di velocita', che di solito e' 70 miglia orarie, il suo sei cilindri da due litri e mezzo continua a ronfare. Guidare col cambio automatico e col 'cruise control' e' l'ideale, su strade come questa, lunga, diritta e senza rallentamenti.
Piccole cose banali diventano speciali per le circostanze in cui accadono. Stai cercando di rifornire di benzina la tua auto in un benzinaio nell'Oklahoma, la tua carta di credito viene rifiutata due volte, e ti arriva una telefonata.
- Buongiorno Mr X, qui e' Bank of America. Puo' rispondere ad alcune domande per verificare la sua identita'?
- Certo (seguono domande e le mie risposte)
- Lei vive ad Atlanta, ma pochi minuti fa la sua carta e' stata segnalata altrove. Posso chiederle se l'ha smarrita o se le e' stata rubata?
- Certo che puo'. No, la mia carta d'identita' e' con me, sono in Oklahoma lungo la Interstate 40, e sto cercando di mettere benzina, ma la mia carta d'identita' e' stata rifiutata.
- Oh ... bene, Mr X. Il suo pagamento di pochi minuti fa e' stato bloccato per motivi di sicurezza. Ora puo' utilizzare la sua carta di credito. Ci dispiace per l'inconveniente.
- Nessun inconveniente, si figuri. Meglio controlli come questo che ritrovarsi con un buco nero nel conto in banca. Grazie per avermi chiamato.
- Grazie a lei, e buon viaggio. Se va verso ovest trovera' bel tempo, nei prossimi giorni.
Entriamo in
Texas, un cartello ci ricorda che siamo arrivati alla "home" di George W.Bush; Bush viene dal Connecticut ma e' qui che e' entrato in politica.
La radio trasmette l'incontro della
NFL tra i Dallas Cowboys e gli Washington Redskins, una delle rivalita' piu' sentite della lega. Io parteggio per i Cowboys dai tempi di Tony Dorsett, e non mi dispiacerebbe essere davanti alla tv, anziche' nel buio, a ottanta all'ora, diretto verso il Nuovo Messico. Gia', ottanta all'ora, il Texas e' piu' liberale di altri Stati per quanto riguarda i limiti di velocita'. E riserva anche qualche sorpresa: chi si sarebbe aspettato, nello Stato dei petrolieri, di trovare cosi' tanti generatori eolici? Ce ne sono decine, forse centinaia, a nord e soprattutto a sud della I-40.
Sono le nove passate, arriviamo finalmente a Tucumcari,
Nuovo Messico. Destinazione scelta per caso, perche' il nome e' facile da ricordare, perche' ho guardato la mappa e ho pensato che pareva una meta raggiungibile per il nostro secondo giorno di viaggio. Tucumcari ha quasi seimila abitanti, ma se mi dicessero che ne ha sessanta ci crederei piu' facilmente. Troviamo un albergo, paghiamo una trentina di dollari per una camera pulita e ampia. In TV sta per iniziare The Departed di Martin Scorsese, ma non abbiamo ancora cenato e usciamo. Vicino al nostro albergo ce n'e' un altro, poi un altro, poi un altro. Tutti economici, Motel 6, Comfort Inn e simili. Uno, piu' piccolo, propone camere a 19 dollari a persona, che mi pare un record. Troviamo un ristorante cinese, ci fermiamo a mangiare, il ristoratore sorride quando vede mia moglie, che e' di
Taiwan. Mangiamo bene e spendiamo poco. Usciamo e andiamo a spasso per la via principale di Tucumcari, i pochi negozi sono chiusi, ma troviamo un bar. Dentro e' meglio di quanto temessimo: nessun cliente sembra uscito da un film di Quentin Tarantino, e una tv trasmette una partita della NFL. No...
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Il passato resta con noi, grazie ai ricordi di quel che abbiamo fatto e visto.
Abitavo ad Atlanta, tempo fa. Si avvicinava la fine della mia permanenza negli
Stati Uniti, sapevo che l'anno dopo il mio lavoro m'avrebbe portato a
Singapore. E come capita quando ti resta poco tempo, capisci che se non fai subito, immediatamente, le cose che hai sempre voluto fare, non le farai mai. Cosi' in un giorno di novembre mia moglie ed io decidemmo di andare nel West. Scegliemmo un paesino con un nome curioso, Mexican Hat, prendemmo una settimana di ferie, e il sabato, dopo aver lavorato mezza giornata, partimmo verso ovest.
Le due del pomeriggio, sabato. Finiamo di pranzare, l'auto e' pronta e carica. La giornata e' fresca, come capita a novembre. Non abbiamo un navigatore satellitare, la rotta e' semplice: raggiungere la Interstate 40 e guidare fino a Gallup, poco dopo Albuquerque, poi virare verso nord fino a Mexican Hat, e da li' andare a visitare il Grand Canyon, la Monument Valley, e vedere una parte degli USA che non conosciamo. Abbiamo otto giorni e mezzo per questo viaggio, e da qui a Mexican Hat ci sono 1.758 miglia, poco piu' di 2.800 km. Meglio avviarci.
Iniziamo con una coda sulla 285, la tangenziale di Atlanta. Capita, tanti viaggi iniziano in modo strano, non mi stupisco che questo, verso zone deserte e lontane, cominci con una folla d'auto e di persone immobili in autostrada.
Attraversiamo la
Georgia occidentale, passiamo il confine con l'
Alabama sulla Interstate 20, a Birmingham puntiamo verso nord-ovest seguendo la US-78. Una fettina di
Mississippi andando verso Memphis,
Tennessee. Memphis e' famosa per la musica: Elvis Presley, Johnny Cash, BB King, Jery Lee Lewis, Muddy Waters... la lista potrebbe proseguire, ma la Memphis di oggi non ci ispira sentimenti artistici: attraversiamo una serie infinita di lavanderie con finestre rotte,
hair saloon con insegne di cartone, banchi di pegni con porte e finestre protette da sbarre. Case basse, nessuno cammina per strada. E' sera, e vogliamo cercare un posto dove dormire, ma Memphis non ci rassicura, cosi' continuiamo a guidare. Passiamo un ponte sul Mississippi, entriamo in
Arkansas, siamo a West Memphis. Pare un posto piu' tranquillo, troviamo un albergo lungo la strada - il Quality Inn - e ci fermiamo a dormire.
Giorno 1, sabato 17/11: Atlanta, GA - Memphis, TN - 397 miglia (635 km), 6h 30'.
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Vicino ai Bagni di Afrodite, a Chrysochou Bay. A tavola, pranzo in un bel ristorante dopo un'escursione per "divers" e "snorkelers". Sono l'unico italiano, mia moglie l'unica asiatica.
Achmet, il giovane comandante della barca, Britney e Karissa, le due guide subacquee, sono professionali nelle precauzioni e vivaci come animatori. Dopo la prima immersione, durante uno spuntino a bordo,Karissa inizia con due bambine una "mexican wave" (ola), che in un attimo si estende a tutti i presenti. Britney e' statunitense, West Coast, viso delicato e corpo plasmato dall'acqua, riservata; Karissa, greco-cipriota, e' un peperino che rassicura chi ne ha bisogno (Tess preoccupata per la temperatura e la profondita' dell'acqua), che non si ferma mai, e che parla l'inglese degli inglesi, senza inflessioni greche. Al ristorante mangiano in un tavolo separato dalla lunga tavolata degli escursionisti.
Seduta di fronte a noi una coppia sulla quarantina, lui belga, lei colombiana. Si parlano in francese e spagnolo, lei non parla molto l'inglese, lui si' ed e' una sagoma, parliamo di immersioni e dei francesi, di lingue e di cibo, di Di Rupo e di Berlusconi. Ipotizziamo complotti in cui politici si fingono gay per nascondere d'essere dei "tombeur de femme" e viceversa.
Due amici, lui dello Zimbabwe (e non ditegli che e' vicino al Sudafrica), lei del Minnesota, che ha lasciato a otto anni per andare a vivere a Milano, poi in Svizzera, poi altrove. Ora di anni ne ha quarantatre, somiglia a Jennifer Connelly, e parla un ottimo italiano. Le ragazzine sedute di fronte a lei le chiedono degli Stati Uniti, lei sembra conoscere meglio il resto del mondo. Lui somiglia ad Art Garfunkel.
Lui, lei e la loro figlia quindicenne Lydia con una sua compagna di scuola. Inglesi di Croydon, a sud di Londra. Le due ragazze si sono incontrate per caso durante questa vacanza a Cipro, e Tess s'e' aggregata a Lydia per questa giornata di snorkeling. Tess e' simpatica, ingenua, curiosa di tutto. A pranzo e' entusiasta di trovarsi in una comitiva cosi' cosmopolita, "Italiano? Omigod, anch'io ho sangue italiano, un ottavo, voglio imparare l'italiano!", "Il Belgio e' la mia nazione preferita! Siamo state a Ypres, sei mesi fa, con la scuola, a vedere i monumenti ai caduti, poi siamo andati a comprare dolcetti al cioccolato!", "Hai quarantatre anni? Come mia madre! Ma non le somigli per niente, sei cosi' sportiva, tu!", "La tua macchina fotografica e' cosi' cool, avrai fatto foto eccezionali sott'acqua".
Parla continuamente Tess, tanto che la madre di Lydia, molto piu' pacata, l'apostrofa spesso con "Too much information!", quando dice piu' del necessario. Ma il suo entusiasmo ti fa sentire importante, anche se vieni da una minuscola citta' dello Zimbabwe e non sei uno che si da' delle arie.
Una coppia inglese sui trentacinque anni con due figlie piccole. Lui e' di corporatura normale ma con una "beer gut" sproporzionata, tanti tatuaggi su schiena e polpacci, compresa una data del 1931, un codice postale e uno slogan di una squadra di calcio di Leicester. Lui si immerge con le bombole, lei resta a bordo a badare alle bambine; la piu' piccola, ancora col succhiotto, corre da tutte le parti sul ponte della barca, la piu' grande, otto anni, aiuta tutti: quando riemergo dalla prima nuotata e' lei a porgermi la manina per aiutarmi a risalire sulla barca. La piu' piccola si chiama Heidi, "come la bambina delle montagne". Ci guarda incredula quando le diciamo che c'e' un cartone animato famoso in tutto il mondo dedicato a quella bambina: non ne esiste una versione inglese.
Due ragazze tedesche, alte e flebili come fenicotteri. Sono in vacanza con la nonna, sulla sessantina, molto atletica. Le due ragazze fotografano ogni parte della barca con una compatta digitale e non parlano con nessuno. La nonna si gode il sole, fa snorkeling con loro.
Fa caldo, ma si sente che l'estate sta finendo, di notte fa fresco, i turisti incontrati nei primi giorni sono gia' ripartiti, c'e' la sensazione di cose che finiscono. Forse e' solo perche' questa vacanza a Cipro volge al termine, e tra pochi giorni saremo di nuovo al lavoro.
Tags: antropologia spicciola, appunti di viaggio, Belgio e belgi, Cipro

Il monastero di Stavrovoumi e' vicino a Larnaca, a Cipro. Circa 140 km da Paphos, dove dormo e bevo cocktails. Ho noleggiato un'auto - Mitsubishi Lancer 1.3 - per due giorni, al prezzo complessivo di 83 euro, ma pare che Stavrovoumi offra difficolta' impreviste: primo, l'ingresso al monastero e' proibito alle donne, nonostante il monastero sia stato fondato da Elena madre di Costantino il Grande, secondo la tradizione. Secondo, fare fotografie e' vietato sia nel monastero che lungo l'ardua salita.
Rispetteremo le regole? I tuoni che sento a mezzanotte si trasformeranno in pioggia? Passeremo la giornata in un negozio di pacchianissini souvenir?
Lo scopriremo solo...
Tags: appunti di viaggio, chiese e templi, Cipro, destinazioni
Quattro ore di volo da Londra, meglio portare un libro o un cuscino, la prossima volta. I sedili EasyJet paiono piu' comodi di quelli Ryanair; personale di bordo giovane, professionale e abbastanza dotato di humour, come i colleghi della low cost irlandese.
All'arrivo all'aeroporto di Paphos, al controllo passaporti abbiamo perso mezz'ora perche' i "controllori" pensavano che i cittadini taiwanesi avessero bisogno del visto d'ingresso; con noi e' stata fermata un'altra coppia mista - lei taiwanese, lui inglese - che e' venuta a Cipro per un matrimonio (d'una coppia cipriota-taiwanese). I due poliziotti dell'immigrazione si consultano, alla fine riescono a completare la nostra pratica e quella dell'altra coppia nello stesso momento.
Il trasporto dall'aeroporto all'hotel e' compreso nel pacchetto. Il tassista che ci porta all'hotel e' alto e magro come un chiodo, oltre i cinquanta e con coda di cavallo, mi ricorda alcuni ex hippies inglesi che conosco. E' di Sheffield e guida una Mercedes "estesa", tre file di posti, come se non esistessero limiti di velocita'.
Arriviamo all'hotel Tasmaria in mezz'ora. Ci accoglie la manager Caroline, altra
expat inglese. Le storie che ho letto sulla scarsita' d'acqua (su Factbook, applicativo per smartphone di solito affidabile) sono false, dice, mentre e' vero che ci sono stati problemi elettrici, nei mesi scorsi, a causa di un'esplosione che ha fatto tredici morti e che ha danneggiato la piu' importante centrale elettrica dell'isola: anni fa, la marina cipriota fermo' un cargo russo che trasportava esplosivi e ne sequestro' il carico. Che venne depositato all'aperto, probabilmente in un'area sorvegliata, ma esposto al sole, e mesi fa gli esplosivi fecero l'unica cosa che sanno fare: esplosero.
Catherine ci consiglia un paio di posti con connessione WiFi, che in albergo non e' disponibile, alcuni ristoranti dove cenare e far colazione (siamo in bassa stagione, la cucina dell'albergo e' chiusa), e ci suggerisce la tessera giornaliera dei bus di linea, che costa solo due euro.
Saliamo in camera, che e' piuttosto spartana (ah ah, spartana... Cipro e' di cultura greca... dai, fate finta di ridere). Non c'e' la tv, e anziche' un letto matrimoniale ci sono due letti ad una piazza affiancati, come da nostra prenotazione (il letto matrimoniale costava un extra sostanzioso). Siamo in un miniappartamento con self catering, abbiamo quindi una cucina con forno funzionante (immagino) e con un frigo a mezz'altezza vuoto ma capiente. In bagno, un adesivo ricorda si clienti che la carta igienica non va gettata nel wc ma nel cestino, come d'altronde succede a Santorini e nei vecchi edifici di Taiwan. E altrove, immagino.
Per pulizia, personale, quiete e clientela, l'hotel ci fa un'ottima impressione, molto migliore rispetto all'hotel a Malta in cui, qualche anno fa, trascorremmo una spiacevole settimana. L'analogia Cipro-Malta e' sensata: isole del Mediterraneo di dimensioni simili, entrambe ex colonie britanniche, entrambe classiche destinazioni turistiche per i sudditi di Elisabetta Seconda. L'hotel in cui stemmo a Malta, pero', aveva una clientela molto differente, il classico "Club 18-35"; invece qui in hotel a Cipro e, come vedremo piu' tardi, nei locali di Paphos, mia moglie e io potremmo passare per dei ragazzini, nonostante abbiamo vent'anni per gamba: sara' la bassa stagione, ma la media sembra sui sessant'anni, con molti clienti oltre la settantina. Tipico degli inglesi, fare quel che vogliono fare senza farsi ostacolare da stronzate come l'eta'.
Usciamo dall'albergo, andiamo al San Marino, un ristorante a poche centinaia di metri in direzione sud. Ordiniamo una birra a testa, due
taramosalate (impasto di uova di pesce), del pescespada e
afelia (cubetti di carne di maiale aromatizzata, credo con menta). I camerieri e gli altri clienti sono romeni, solo il ristoratore e' cipriota. Mangiamo bene, spendiamo 32 euro e in omaggio arrivano un bicchiere di Tia Maria e uno di brandy. A me, che gli alcolici cosi' forti li uso solo per insaporire il gelato... ma mi fa meno effetto del previsto, forse sono piu'
mitridatizzato di quanto credo.
Andiamo via, il ristoratore promette (minaccia?) di offrirmi un bicchiere di un tipico e fortissimo liquore tipico cipriota, la prossima volta. No, grazie, la prossima volta che verro' a mangiare qui mi mettero' il naso finto con baffoni e sopracciglia alla Groucho Marx, per non farmi riconoscere.
Nei pub, nei ristoranti e nei locali dove si balla, lungo la via principale di Paphos, vedo solo settantenni, ma sono in forma come dei ventenni: ballano, ridono, giocano a biliardo, alcuni bevono alcolici, altri hanno bottiglie d'acqua, alcuni sono in coppia, altri in comitive. Il "senso della famiglia" e' meno forte negli inglesi che negli italiani, ma questo permette loro di sbatter fuori di casa i figli a vent'anni anziche' a quaranta, e consente loro di andarsene in vacanza anziche' stare a casa a b...
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Un tranquillo sabato mattina a Paphos. Due colazioni inglesi e due cappuccini, 15 euro e 80. L'albergo non ha tv e i letti sono separati (quelli matrimoniali costano extra). Tanti turisti nonostante sia bassa stagione, ma ci sono quasi 30 gradi, e questo spiega tutto. Turisti inglesi e qualche romeno, gli inglesi quasi tutti sopra i sessant'anni, e molto brillanti. Topless cabaret di fronte al ristorante dove abbiamo appena finito colazione.
E' ora di andare a visitare le Tombe dei Re.
Tags: appunti di viaggio, cartoline, Cipro

Arrivando all'aeroporto di Gatwick, in questo momento, c'e' da rallentare: si e' formata una lunga coda di veicoli a causa di una nube di fumo sprigionatasi da un SUV fermo lungo la A23. Non si vedono fiamme. La nube, enorme considerato che viene da un'auto e non da un vulcano, puzza di gomma bruciata ed e' vicino all'ingresso del terminale sud dell'aeroporto. Non sembra ci siano feriti, per fortuna.
Tags: aeroporti, appunti di viaggio, Gran Bretagna
Come ho scritto
ieri, dopo il Lake District avevo in programma di passare per lo Yorkshire scendendo verso Londra. La giornata e' stata meno godibile del previsto, con pioggia quasi costante e limite di velocita' ridotto a 50 miglia orarie (MPH) sulle autostrade A1 e M1 a causa di lavori in corso.
Durante la visita a Ripon siamo entrati nella famosa cattedrale cittadina. Costruita nel XII secolo e modificata nei secoli successivi (la navata, per esempio, venne ampiamente ristrutturata nel VV e XVI secolo), la cattedrale val bene una visita. Durante il weekend la troverete affollata per matrimoni e celebrazioni varie, quindi meglio una visita infrasettimanale. Quando cercherete un parcheggio per la vostra auto, tenete presente che la storica piazza del mercato, al centro del paese, offre un'ora di parcheggio gratuito.
Per mangiare a Ripon suggerisco il pub "The Unicorn" agli scapoli, e qualsiasi altro pub agli altri. All'Unicorn il cibo non e' particolarmente buono, ma il personale femminile e' molto amichevole e in vena di chiaccherare coi clienti. Prezzi comunque economici (pranzo per due a 9,50 sterline) e quantita' di cibo ragguardevoli. Per le viaggiatrici: l'unico cameriere maschio somiglia a
Kevin Smith, non so se cio' lo renda attraente, fate voi.
Dopo Ripon siamo scesi ad Harrogate. Tanto traffico, un centro cittadino meno storico di Ripon, e non c'e' di che stupirsi: Harrogate divenne famosa per le sue terme durante il periodo georgiano (XVIII-XIX secolo), gli edifici piu' importanti sono in stile georgiano, e questo significa che gli edifici di Harrogate non si discostano troppo, per stile e per eta', dalle case che vedrete in qualsiasi citta' inglese. A parte Slough, che fa ca**re.
Dopo Ripon e Harrogate abbiamo ripreso a dirigerci verso sud in autostrada. Avevamo intenzione di passare un'altra notte via da casa, nello Yorkshire o nel Peak District, ma intenzioni e pianificazione non sempre vanno di pari passo: usciti dall'autostrada M1 tra Nottingham e Derby, ci siamo trovati a guidare lungo strade locali in cui non c'erano bed & breakfast, ne' hotel, ne' motel, neppure pub con camere per gli ospiti. Avrei dovuto ricordarmi di una conversazione a
Mansfield una ventina di anni fa:
Io: Come mai non ci sono bed & breakfast o campeggi, da queste parti?
Interlocutore: Bed & breakfast? Campeggio? Chi diavolo potrebbe voler venire QUI?
Sono le sette e mezza di sera, il tramonto non e' ancora arrivato ma e li' in agguato dietro le colline, e' ora di pensare seriamente a dove dormiremo. La voglia di dormire a casa e' tanta, per cui decidiamo di guidare fino al crepuscolo, ci fermeremo poi a mangiare in un "autogrill" (tra virgolette perche' qui non si chiama cosi', ovviamente: le stazioni di servizio con ristoranti e negozi lungo le autostrade si chiamano semplicemente "services"), e guideremo poi fino a casa nostra, vicino a Heathrow. Dovremmo essere a casa verso le dieci e mezza di sera.
L'assenza completa di traffico sulla M25, la tangenziale di Londra ci permette di arrivare a casa in anticipo. Siamo partiti questa mattina alle dieci da Ennerdale Bridge, abbiamo passato un'ora nei dintorni e a Cockermouth, poi abbiamo imboccato la A66 verso est/sud-est, poi la A1 verso sud, quindi la M1 e poi la M25 arrivati nei pressi di Londra, percorrendo circa 550 km.
Questa settimana trascorsa nel Lake District e' stato un ritorno, visto che il mio primo lungo viaggio in moto, e la mia prima vacanza all'estero da solo erano state entrambe nel Lake District nel 1989. Eppure e' stata una completa novita'.
Ventidue anni fa non ero sposato, il mio viaggio non fu con moglie e amici, non ero in un'auto stracarica ma su una moto pesante cento chili, avevo ventun'anni e non quarantatre, arrivai al Lake District dopo aver guidato la mia motina per quattro giorni e mezzo e non mezza giornata come stavolta, ma soprattutto vidi il distretto dei laghi in modo differente: sempre dal basso. Questa volta, sia con l'
escursione a Mellbreak, sia con l'escursione verso Haystacks interrotta a causa di un
problema tecnico, i miei ricordi del Lake District sono dall'alto verso il basso e non certo per alterigia: dalle "colline"ho visto panorami indimenticabili che non avevo intuito, vent'anni fa. E se uso le virgolette intorno a "colline" e' solo per segnalare che non si arriva su quelle cime con una passeggiata: non sono escursioni da alpinista, ma ...un anno fa salii fino ai 3000 metri del Col Rosset senza stancarmi e senza rischiare nulla; questa volta, le ascese sono state tramite pareti molto piu'...
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Appena arrivati a Heathrow dopo il viaggio in pullman da Penzance durato nove ore. A differenza che
all'andata, tornando verso Londra il viaggio e' stato tranquillo, niente frenate brusche, niente mal di stomaco; unici contrattempi, una deviazione resasi necessaria per dei lavori stradali, che ha fatto annunciare all'autista "Vi segnalo che in questo momento, senza costi aggiuntivi, sta iniziando il Tour del Mistero, e non ho idea di come vi riportero' a Londra!", e la necessita' di cambiare autobus a Plymouth per motivi sconosciuti. Abbiamo avuto ottimi autisti, molto disponibili ad aiutare i passeggeri.
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Verso le 16,30 la marea si abbassa a sufficienza da permettere il ritorno sulla terraferma senza bagnarsi i piedi. Semplice e insieme bizzarro, camminare su una massicciata che fino a poco fa era invisibile.
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Siamo a Marazion, in Cornovaglia, di fronte a Mount St. Michael, il gemello inglese del piu' famoso Mont Saint Michel francese. Calera', la marea? Riusciremo ad andare fino al monte a piedi? Per ora pensiamo a mangiare qualche Cornish Scone e a trovare gli orari delle maree.
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Land's End e' il punto poi' occidentale della "terraferma" inglese, e la punta sud-occidentale della "terraferma" britannica, ed e' a una decina di miglia da Penzance. Ci siamo andati in autobus (6 sterline a testa, 50 minuti per arrivare); ce l'avevano descritto come un posto dove si entra solo a pagamento, il che per fortuna non e' vero. C'e' un buon ristorante, tanti visitatori in giro ma non troppi, molti gabbiani, e scogliere che ai piu' maturi faranno tornare in mente lo sceneggiato Poldark (1977 circa), ambientato in Cornovaglia.
Piu' che per Poldark, Land's End e' di solito associata a John O'Groats in frasi come "
da Land's End a John O'Groats", per dire "da un capo all'altro della Gran Bretagna. John O'Groats e' tradizionalmente considerato il punto piu' a' nord della "terraferma" britannica (in realta' Dunnet Head e' piu' a nord), e ogni anno migliaia di persone cercano di completare - a piedi, in bici, in monopattino, nudi, in moto, in auto, su macchine per movimento terra, pullman di linea, facendo l'autostop - le circa mille miglia di percorso tra questi due punti estremi della Gran Bretagna.
Sono le 17,25, stiamo aspettando il pullman per tornare a Penzance, che dovrebbe essere qui tra dieci minuti. Ecco una cosa da tenere d'occhio, quando andrete a Land's End o in altri posti isolati: l'orario dell'ultimo pullman per tornare a casa. Noi l'abbiamo fatto, per fortuna, altrimenti sarebbe costosetto, chiamare un taxi per farci riportare a Penzance.
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Il viaggio in autobus da Heathrow a
Penzance, in Cornovaglia, e' terminato stamattina alle nove come previsto. La maggior parte del percorso e' stata su strade di tipo "A", piu' piccole e tortuose delle autostrade, cosa che non raccomando a chi soffre il mal d'auto. Il tempo e' splendido, in contrasto con le previsioni del tempo che indicavano pioggia tutto il giorno.
Prezzo del viaggio notturno Heathrow-Penzance-Heathrow con pullman National Express per una persona: 42 sterline. Durata: circa 9 ore.
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Siamo a bordo del pullman 404, partito verso le 23,50 dal Terminale 3 di Heathrow. La
destinazione misteriosa e' Penzance, in Cornovaglia, dove arriveremo verso le nove di mattina dopo un viaggio di piu' di cinquecento chilometri. Si trattera' di uno dei viaggi in pullman piu' lunghi, per me, probabilmente secondo solo ad un Torino-Londra del 1987 durato 25 ore.
La scelta di Penzance e' stata fatta soprattutto per visitare Land's End, il punto piu' ad ovest della "terraferma" britannica. Lo spunto, credo, viene da un episodio del programma televisivo Top Gear che abbiamo visto di recente, in cui
Jeremy Clarkson, il presentatore, partiva da Land's End al tramonto per raggiungere una destinazione lontana (John O'Groats, credo) prima dell'alba.
Avremmo dovuto prendere il pullman 406 e poi cambiare a Plymouth intorno alle cinque e mezza di mattina e prendere il 404, secondo la nostra prenotazione. Fortunatamente al T3 di Heathrow abbiamo trovato il 406, e il guidatore ci ha detto che non ci sono problemi e che possiamo salire. Meglio, dormiremo qualche ora in piu'.
'Notte.
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Sono le otto e un quarto di sera, e sto per partire. Non so ancora quale sia la destinazione, so solo che e' in Gran Bretagna, che viaggeremo in autobus e che arriveremo domattina. Non e' la prima volta che mia moglie organizza un viaggio a sorpresa, l'ultimo fu un
San Valentino in Indonesia. Questa volta l'occasione per il viaggio e' il compleanno del sottoscritto.
La partenza e' dal Terminale 5 dell'aeroporto di Heathrow tra un paio d'ore. Vedremo quale sara' la direzione che prenderemo; vista la durata del viaggio direi nord (Scozia) o ovest (Galles e dintorni).
Sono certo che i lettori di ViaggiareLeggeri staranno in piedi tutta la notte a leggere gli aggiornamenti di questo viaggio. Giusto?
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A quasi cinque anni dal mio ultimo viaggio con Ryanair, e a
innumerevoli articoli di distanza dallo stesso, sto per volare di nuovo con la compagnia low cost irlandese. In questi cinquantotto mesi non sono diventato un viaggiatore esclusivamente terricolo, ne' ho sostituito gli aerei con le navi. Semplicemente, il lavoro e i
casi della vita mi hanno portato altrove, in aree del pianeta non servite da Ryanair. In questi anni ho volato parecchio e ho avuto a che fare con varie linee aree; ho visto a distanza le "innovazioni" che Ryanair ha copiato da
Southwest, tipo le bibite vendute a bordo a peso d'oro (grazie
Air Asia), e ho vissuto sulla pelle del mio portafoglio l'introduzione delle "
entrate ausiliarie, con cui le linee aeree guadagnano piu' che con il biglietto (grazie
United Airlines).
Ma prepararsi per un volo con Ryanair e' un'altra cosa....
Tags: appunti di viaggio, bagaglio a mano, pesi e misure, Ryanair
Singapore,
Business Lounge della Singapore Airlines. Sono qui dopo essere sbarcato dal volo China Airlines in arrivo da Taipei. Il volo per Roma decollera' verso l'una e cinque di mattina, e ... c'e' aria di federali italiani, qui. Manager di una qualche federazione sportiva italiana, probabilmente in visita a Singapore per le Olimpiadi giovanili. E curiosamente disinformati in proposito, visto che sembrano scoprire sul Corriere gli eventi sportivi del giorno.
Gli avevo raccontato quella barzelletta che (...) i migliori navigatori vengono dalla Svizzera, il golfista migliore del mondo e' nero, ...
No, non si sono lasciati andare a commenti particolarmente stupidi o particolarmente razzisti, a parte alcune frasi sui calabresi e sulla "litra" come unita'' di misura. Ma sono riusciti a distrarmi dalla mia
missione della serata, che e' quella di installare piu' spazzatura possibile sul mio nuovo smartphone, di cui parleremo un'altra volta.
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Ieri - 22 luglio - abbiamo lasciato Masterton per raggiungere Hawkes Bay: circa 230 chilometri in direzione di Napier e Hastings, due citta' ricostruite in stile Art D?co dopo il grande terremoto del 1931, che le aveva rase al suolo.
Duecentotrenta chilometri. In una normale giornata di guida in Nuova Zelanda, li percorrerei in cinque-sei ore, con una pausa mensa, una trentina di fermate per scattare fotografie, qualche deviazione per visitare monumenti, punti panoramici o spiagge, e almeno un paio di camminate in centri urbani o in piccoli parchi. In questo caso, invece, una giornata di pioggia continua ha cambiato tutto. Appena lasciata Masterton siamo andati a vedere
Stonehenge Aotearoa, una versione locale della Stonehenge inglese, costruita di recente come "strumento per insegnare l'astronomia", come dice la signora, vagamente somigliante a Margherita Hack, che accoglie i visitatori. Sara', ma piu' che un centro con intenzioni scientifiche, Stonehenge Aotearoa mi e' parsa piu' un punto di riferimento per adepti della
new age, wiccani e neodruidi. E la pioggia non avrebbe reso piu' interessante la visita a ventiquattro colonne di cemento. No grazie, questa volta risparmio per cose piu' interessanti.
Seconda deviazione della giornata: una fabbrica piu' negozio di prodotti derivati dalla lavorazione delle conchiglie del
paua (
Haliotis, o
Abalone, o
Orecchia di mare), un mollusco che vive in conchiglie con superficie iridescente, usate in passato per produrre oggetti piuttosto kitsch, e usate oggigiorno per produrre gli stessi oggetti, che pero' sono nel frattempo diventati
prodotti etnici. La visita alla "fabbrica" avrebbe potuto durare una decina di secondi, visto che si tratta di quattro operai che molano la superficie esterna delle conchiglie per portare alla luce i suoi colori. Il negozio e' ben fornito, ovviamente, di tutti i possibili derivati: conchiglie utilizzate come contenitori da piazzare sul tavolo (se fumare fosse di moda questi articoli sarebbero venduti come posacenere), per decorare orecchini e ciondoli, e altro. Non tutti gli oggetti in vendita nel negozio erano di pessimo gusto, e infatti siamo usciti con un paio di chili di regali, che probabilmente ci renderanno in sovrappeso al momento dell'imbarco.
La pioggia, nel frattempo, non s'e' certo fermata. I vetri dell'auto si appannano di continuo e costringono a tenere accesa l'aria condizionata.
Sotto la pioggia battente vediamo un tizio col pollice teso. Fradicio. Io e mia moglie ci guardiamo per una frazione di secondo, e mi fermo. Il tizio sale a bordo: "
anglo" (non maori), sui trent'anni, sara' alto come me ma con piu' muscoli, ha una sciarpa degli All Blacks e uno zainetto. Zainetto. Non zainone da viaggiatore. E' di qui, ma il suo inglese e' quasi impossibile da capire. Gli chiedo dove sta andando, non capisco la risposta, richiedo, continuo a non capire, gli chiediamo di indicarlo sulla mappa, ci chiede in che direzione andiamo, gli rispondiamo Napier, inizia - credo, e' dura capirlo - a spiegare quale strada dobbiamo seguire, nonostante i chiari cartelli sulla strada, il fatto che siamo pieni di mappe, e soprattutto la presenza di un navigatore satellitare acceso un metro davanti a lui, sul cruscotto. Io e mia moglie ci guardiamo, questa volta per piu' di una frazione di secondo. L'autostoppista e' difficile da capire perche' la pioggia cade rumorosa, perche' il tizio non si sforza di enunciare le parole, e soprattutto perche' parla come fosse sbronzo. Probabilmente ha bevuto o sta recuperando dalla sbronza della sera precedente. Restiamo tutti e tre in silenzio la maggior parte del tempo, solo la pioggia e l'asfalto rumoroso fanno da colonna sonora a lunghi minuti di guida attraverso parti di Nuova Zelanda che sembrano prive di ogni attrattiva.
La sciarpa degli All Blacks. Il fisico atletico. Mi chiedo se il nostro passeggero, anziche' un
serial killer come i piu' paranoici potrebbero pensare, non sia invece un giocatore di rugby in disgrazia, uno che ha buttato una carriera da mediano di mischia per via della passione per la bottiglia.
Saremo costretti a fermarci davanti ad una stazione della polizia, per convincerlo a scendere?
Ci chiede se possiamo fermarci a Pahiatua cosi' puo' prendere le ... chiavi di casa, dice. Pahiatua e' lungo la strada, ci fermiamo davanti ad una casetta povera, se fossimo negli USA si direbbe che pare una zona da "white trash". Lo accoglie all'ingresso una robusta ragazza bionda, bassa, che senza gesti d'affetto o d'altro tipo gli consegna una chiave. La sua ex moglie? Riprendiamo il viaggio, lui continua a non parlare, ma mia moglie ed io ci siamo convinti che abbia pronunciato la parola "Woodville", nel corso dei suoi tentativi di comunicare con noi. Quando arriviamo a Woodville e non dice niente, iniziamo a preoccuparci: che voglia venire a Napier con noi? Gli chiedo se e' a Woodville che voleva andare, lui risp...
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Sto per prendere il volo AK710 della Air Asia da Singapore a Kuala Lumpur, e la cosa sorprendente e' che sono al Gate 35 e attendo l'imbarco. Non ci sarebbe niente di strano, se non fosse che
io ero in ritardo (per colpa dell'ascensore lento, per colpa della coda per prendere il taxi, per colpa del traffico per strada...), eppure sono qui qui, pronto ad imbarcarmi. Il check-in indicato era il numero 11, che ho trovato chiuso. Sono andato al 10, sempre di Air Asia, mi sono messo in coda, e arrivto il mio turno ho
chiesto se potevo imbarcarmi sul mio volo, nonostante la chiusura del check-in fosse alle 17,35 e ormai fossero le 17,36.
Lo ripeto per quelli che fanno finta di non capire:
un minuto di ritardo e' RITARDO, quindi non avete piu' il diritto di pretendere d'imbarcarvi. Chiedere educatamente si', quello e' sempre un diritto. La signorina al check-in ha controllato tutto in meno di un minuto; il pre-controllo documenti e il controllo documenti sono durati in tutto venti secondi (e se conoscete Singapore sapete che i documenti
sono stati controllati), e sono arrivato al Gate 35 in tempo.
Grazie Air Asia!
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Il Kris-qualcosa si e' guastato. E' il
sistema di intrattenimento presente sul volo SQ365 diretto da Roma Fiumicino a Singapore: tutti gli schermi a bordo si sono spenti contemporaneamente, e qualche passeggero paranoico avra' pensato a qualcosa di serio, ad un rischio per la sicurezza. Peggio, invece: staremo senza film per venti minuti, decine di passeggeri viziati e abituati a vedere quel che vogliono quando vogliono, costretti a guardare il panorama, leggere riviste o - orrore! - parlare con i compagni di viaggio.
I venti minuti passano in fretta. Solo milleduecento secondi, quattrocento respiri a diecimilaseicento metri di quota, se fossimo all'aperto a questa quota e a questa velocita' sentiremmo cinquantasette gradi sotto zero. Magari sarebbe il caso d'indossare una felpetta.
Torna Kris-World, e riprendo la visione di
Wanted, un film ultraviolento che non consiglierei alle mie fedeli lettrici della
Caritas di Settimo Torinese. Gran scelta, piazzare James McAvoy nel ruolo del killer per caso: come disse lui stesso in un'intervista, venne scelto per il suo fisico minuto e sfigato. Anche Angelina Jolie ha un bel ruolo, anche se le parole "come Pamela Anderson" continuano a girarmi in mente: come la bellona di Baywatch, anche la Jolie e' diventata la caricatura di se stessa, e qualsiasi cosa faccia, e' difficile vedere il personaggio che interpreta.
Nel film c'e' anche Morgan Freeman, in un ruolo che avrebbe potuto essere interpretato anche da Samuel Jackson, quindi non memorabile, e Terence Stamp in un ruolo secondario; compare per pochi minuti, ma e' proprio Stamp a colpire per la la sua interpretazione dell'ascetico artigiano fabbricante di proiettili. Se lo incontrassi per strada e improvvisamente Mr. Stamp iniziasse a levitare, non mi stupirei.
Il volo continua. Una cosa curiosa della prima classe e' che appena il tuo bicchiere e' vuoto, una hostess arriva e lo riempie. Dopo il quattro bicchiere di barbera - che ho incredibilmente assorbito senza apparenti conseguenze - ho detto basta, pero'. Non e' difficile capire come ci sia gente che, col flusso continuo di alcool, finisca col dare in escandescenze a bordo, soprattutto quando tale flusso viene interrotto da un'assistente di volo dotata di buon senso.
Sorvoliamo il Pakistan, siamo dalle parti di Karachi. Questo volo e' come una macchina del tempo, siamo partiti a mezzogiorno da Roma e in un attimo e' arrivato il tramonto - sopra il mediterraneo - e la notte. Ora, nel buio della notte pakistana, le luci di Karachi sono numerose e intense come quelle di qualsiasi metropoli occidentale o asiatica: solo, intorno sembra esserci un deserto nero, senza segni di vita.
Ore fa sono stato in bagno. Era occupato, e sono stato in piedi a pochi passi dalla porta, in attesa che si aprisse. Prima che cio' succedesse, e' arrivata un'assistente di volo che mi ha indicato l'altro bagno, uno steward ha sollevato una tenda per farmi passare, una hostess ha aperto la porta del bagno per farmi entrare. Ricordo che nel locale Onanon di Shaftesbury Avenue, a Londra, c'e' anche un inserviente che sporge gli asciugamani ai clienti del locale, e qui manca proprio solo quello. Non so se valga la differenza di prezzo con la classe economica, ma certo fa piacere essere accudito con tutta questa cura.
A terra. Sono le sei e mezza di Singapore, cioe' le undici e mezza di sera in Italia. Mezzo'ora e saremo a casa.
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Siamo a Roma, in attesa del volo SQ365 per Singapore. Lounge "Le Anfore" dell'aeroporto di Fiumicino, vicino a quella dell'Alitalia. Tanto vicina che, anziche' usare la costosa rete wireless di questa lounge, riesco a connettermi senza problemi a quella dell'Alitalia.
Non ho una grande esperienza di "business lounges". Ho passato undici ore in quella della British Airways a Heathrow due anni fa, e sono stato per qualche ora in quella della Singapore Airlines al Changi Airport di Singapore, due settimane fa. Quella di
Londra e', delle tre, la migliore. Servizi e docce da albergo a cinque stelle, cosa molto gradita in un
volo Atlanta-Londra-Singapore della durata complessiva di quasi un giorno. Una quantita' di divanetti e poltrone, bella vista verso l'esterno, tante riviste, connessione wireless gratuita e veloce, ampia scelta di bevande - alcoliche e non - e di cibo. A
Singapore la connessione ad Internet era stata un pelo piu' macchinosa, le riviste erano tutte "complimentary", cioe' riviste della linea aerea, dell'aeroporto o di altre aziende, cariche di pubblicita' e senza cose interessanti da leggere; in compenso, la lounge del Changi Airport ha schermi televisivi enormi e trasmetteva una gara di slalom parallelo, che sono riuscito ad intravedere aggirando con lo sguardo il maestoso deretano di un "
anglo" (uno statunitense o un britannico) che aveva deciso di piazzarsi davanti allo schermo.
Questa di
Fiumicino, delle tre, e' la lounge meno accogliente: nessuna vetrata che mostri l'esterno, quattro soli gabinetti e due docce in totale (quella delle donne usata anche come ripostiglio dal personale che fa le pulizie). Dei due bagni per gli uomini, uno sembrava essere fuori servizio - senza avere indicazioni in tal senso - e l'altro non aveva nessun tipo di copertura per la "seduta" del WC, ne' di disinfettante. Parra' strano, ma all'estero i bagni sono spesso dotati di queste precauzioni, per limitare la diffusione di batteri. C'e' comunque un lavandino, e con un po' di carta igienica e' possibile soddisfare i viaggiatori normali (quelli paranoici girano col disinfettante in tasca). Per mangiare la scelta e' limitata, in questo momento (nove di mattina): ci sono dei croissant alle melanzane che non ho il coraggio di provare.
La lounge e' piena di statunitensi, nelle prossime ore partiranno voli per Newark (due), Philadelphia, Atlanta, New York, Miami, Chicago, Washington. Ho sentito spesso da amici italiani che "gli americani sono rumorosi", ma in quest'occasione - e nei due anni che ho trascorso negli USA - posso confermare che, quando ci sono italiani e statunitensi nella stessa stanza, non si sentono che voci italiane.
I nostri bagagli dovrebbero andare direttamente da Torino a Singapore, stavolta.
All'andata avevamo dovuto recuperarli e reimbarcarli a Fiumicino, grazie ad un errore dell'agenzia di viaggio singaporiana che aveva prenotato biglietti separati per le tratte Singapore-Roma e Roma-Torino. Perche' ho usato una agenzia di viaggio? Perche' i biglietti non li ho acquistati io...

Osservo la gente nella lounge. Il mix etnico sta variando, italiani e statunitensi sono ora presenti in numeri simili. Noto di nuovo una cosa gia' osservata due settimane fa, all'arrivo in Italia: nonostante viva a Singapore, dove ci sono una trentina di gradi tutti i giorni, indosso una maglietta e non ho freddo. Gli statunitensi presenti nella lounge son quasi tutti in camicia, e la maggior parte degli italiani indossa maglione e giacca. Sono sempre stato freddoloso, durante i trenta e piu' anni in cui ho vissuto in Italia, ma vivere all'estero sembra avermi cambiato, non al punto da fare come certi inglesi che giocano a palle di neve in maglietta, ma ... mi sono abituato a sopportare bene variazioni di temperatura. Certo, il fatto che mia moglie stia dormendo nel divano vicino a me, coperta dal mio maglione e dalla mia giacca a vento, rende necessario comportarsi cosi'.
La foto l'ho scattata dopo che la lounge Le Anfore si e' svuotata, alle dieci e mezza del mattino. Ho appena verificato che il secondo bagno degli uomini non era fuori servizio (o perlomeno non e' fuori servizio ora). Ci sara' stato qualcuno con problemi intestinali, niente di strano.
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Sono le dieci e venti di sera, alle quattro e venti suonera' la sveglia. Partenza per Singapore, e non so piu' se sto tornando a casa o se sto lasciando casa. In queste due settimane in Italia sono passato dai 30 gradi di Singapore ai -10° di Torino; mi sono sentito chiedere se a Singapore si vive in capanne (ricordiamolo: Singapore ha una
skylinespettacolare, secondo alcuni seconda solo a New York), mi sono sentito dire riguardo a Taiwan che "
a me Bangkok piace tantissimo", ho avuto l'occasione di mangiare piatti conditi con peperoncino che a me, ex mangiatore in bianco (in Italia) e ora soddisfatto mangiatore di cibo cinese piccante, sembravano
sciapi. Sono stato in montagna e ho goduto la presenza di neve, freddo e ghiaccio. Ho visto le terme di Pre Saint-Didier e ho pensato fosse l'ennesimo caso di "tutta forma, niente sostanza" (o "tanto fumo e niente arrosto"). Ho gradito la gentilezza e l'umanita' del personale del supermercato Panorama di Settimo Torinese, soprattutto dei dipendenti della pescheria del supermercato, sotto pressione ma sempre spiritosi e all'altezza della situazione. Ho visto telegiornali che sembrano ricevere veline - nel senso fascista del termine - da Segrate e ancor piu' dal Vaticano. Ho sentito di insegnanti d'inglese che parlano di "Father Christmas" anziche' di Santa Claus. La mia mandibola e' caduta di fronte alle foto naturalistiche scattate da
Zanardo, che prima o poi troveremo sul National Geographic. Ho visto la solita polarizzazione: famiglie che badano moltissimo ad avere una casa pulita e presentabile e non hanno tempo per far nient'altro, e altre famiglie e altri amici che badano meno a queste cose e riescono a vedere tanti piu' posti e a fare molte piu' cose. Ho visto carabinieri confusi - e a ragione - di fronte ad un italiano che vive a Singapore, con patente americana scaduta e carta d'identita' settimese con indirizzo inglese.
E domani verifichero' lo stato delle code a Fiumicino, e vedro' se e' possibile fare una doccia nella
lounge della Singapore Airlines del Leonardo da Vinci. E non mi dispiacerebbe scambiare due parole, di nuovo, con l'addetto al recupero trolley che mi aveva spiegato cose interessanti riguardo all'aeroporto romano.
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Taxi driver. Ho appena iniziato la visione di Taxi Driver a bordo del volo SQ366 della Singapore Airlines, partito da Singapore tre ore fa e diretto verso Roma, dove atterrera' tra circa quattordici ore. Non capita tutti i giorni di vedere Taxi Driver, ne' in volo ne' a terra.
Peter Boyle e Harvey Keitel, ecco le ragioni per vedere questo film, ora, qui. Boyle e' stato un perfetto veggente morente, Clyde Bruckmann, in X-Files. Keitel... mi vengono in mente Lezioni di Piano e anche il suo "Sono Mister Wolf, risolvo problemi" in Pulp Fiction.
Sto scrivendo a bordo. Singapore Airlines e' cosi' gentile che, se paghi un capitale per viaggiare in Business Class, ti mette a disposizione anche una presa elettrica. Che, non si sa come, e' quella che si usa a Taiwan, come quella del mio computer. Coincidenza? Culo?
Le cuffie della Business sono tra le migliori che io abbia mai provato in volo: sono seduto nella fila 16, vicino al finestrino, il sedile piu' vicino ai motori di questo Boeing 777, credo; eppure, non sento nient'altro che l'audio del film che sto seguendo Cybil Shepherd dice ad un collega che c'e' il tassista Robert DeNiro che li sta osservando; il collega va a parlare con DeNiro, che scappa.
Le assistenti di bordo sono professionali. Mi fa sempre un certo effetto, quando qualcuno mi porta da mangiare, da bere e, in parole povere, mi "serve", chiamandomi per nome (o cognome, in questo caso).
Una delle hostess, in particolare, ha un decollete' spettacolare, nonostante sia magra e non appaia siliconata; ogni volta che mi porge qualcosa, fatico a mantenere l'
eye contact. Non dubito che ci pensera' mia moglie a riportare il mio sguardo nella direzione corretta, se fosse necessario: le gomitate sulle costole sono un correttivo oculistico efficacissimo.
Le posate d'acciaio sembrano confermare i risultati di una ricerca dell'
universita' australiana di Adelaide: un ipotetico terrorista non avrebbe bisogno di portarsi armi da casa, visto che le posate di plastica sono sufficienti a produrre ferite mortali. E gli basterebbe investire qualche soldo e volare in business anziche' in economica per trovarsi con una forchetta e un coltello capaci di ferire qualcuno. Personalmente, non mi piacerebbe neppure essere aggredito a cucchiaiate...
Barbera a bordo. Non e' facilissimo trovare Barbera all'estero, e uno si aspetterebbe di avere ancora piu' problemi nel trovarlo a bordo.
Eppure ... su quattro voli da o verso Singapore, per due volte ho avuto a disposizione del Barbera. E su due linee aeree differenti, l'altra e' la British Airways. Ok, la hostess che me lo porto' pensava fosse un vino spagnolo, ma non ci volle molto a spiegarle che era fuori strada.
Acqua di colonia in bagno. A diecimila metri di quota. Curioso.
Prima di Taxi Driver, a bordo ho visto un altro film. District 9. Un film sudafricano (con Peter Jackson, regista del ciclo del Signore degli Anelli) che parla di un nuovo tipo di apartheid: sudafricani bianchi e alieni da un altro pianeta, con gang nigeriane impegnate in contrabbando e traffico d'armi. Il film affrontava anche il tema della mutazione fisica, e credo che neppure David Cronenberg avrebbe potuto trattare questo tema in modo migliore, nonostante sia uno dei cardini del sua cinema (e nonostante io sia parziale, in quanto fan di Cronenberg dai tempi di
Videodrome).
Uno steward e' passato, nel buio della cabina, ad offrire frutta e dolci. Ho preso tre Ferrero Rocher, uno dei massimi contributi italiani alla globalizzazione. Si trovano ovunque, i Rocher: in un supermercato di Hong Kong dove si parla solo cinese, nelle cartolerie in centro a Egham, Surrey, nei 7-11 di Hualien, a Taiwan.
Al check-in, all'aeroporto di Changi a Singapore, c'e' stato un problema: i due voli, da Singapore a Roma con Singapore Airlines e da Roma a Torino con Alitalia, sono stati prenotati come voli separati. Li ha prenotati la ditta per cui lavoro tramite un'agenzia di viaggio. La supervis...ora / supervisionatrice del check-in ci ha spiegato che avrebbe potuto indicare sui bagagli il trasferimento Singapore-Torino, ma che in tal caso la linea aerea non sarebbe stata legalmente responsabile in caso di problemi coi bagaglio. E Alitalia+Fiumicino non e' tra le combinazioni migliori, per quanto riguarda bagagli smarriti, danneggiati e in ritardo. Vorra' dire che, arrivati a Fiumicino, ritireremo i nostri bagagli e poi rifaremo il check-in.
(Scritto venerdi' mattina, 18 dicembre 2009, verso le 4)
Tags: appunti di viaggio, Singapore, vino
Ok, sono un bugiardo, e' solo mezzanotte e venti. Ma tra quindici minuti devo imbarcarmi su un volo Singapore Airlines per Roma, quindi non posso aspettare dieci minuti per scrivere.

Sono nella Business Lounge KrisSilver della Singapore Airlines. Wow. Lounge. Business. Se mi vedessero gli ex colleghi con cui ho passato sette anni alla
Pilkington (Filippo, Giorgio, Daniele, Bruno, Michele, Alfonso, Pino) direbbero "
Teeeecnico...!", che era un complimento, nel gergo operaio degli anni 90. In realta', trovarsi in una
business class lounge nel 2009 non e' sintomo di appartenenza al
jet set. Il "jet set" non esiste piu', tutti voliamo in "jet" (aerei a reazione), e al massimo la discriminante tra "chi puo' " e "chi non puo' ", che negli ultimi decenni (fino al 22 ottobre 2004) si chiamava "biglietto per il Concorde", diventera' il volare con la linea aerospaziale di Richard Branson (VirginSpace?). In questo momento, in questa lounge, ci sono io con Linux Ubuntu 9.10 ( Karmic Koala), i miei pantaloni usurati e le mie scarpe Nike sdrucite e sdrucciolose. E per fortuna c'e' un bar, ma purtroppo non c'e' l'invenzione piu' importante degli ultimi duecento anni: il Martini. Il vermouth torinese, intendo, non il cocktail del ***** che ti propinano in giro per il mondo e che, se non stai attento, ti sbronza. No, manca il Martini della Martini. Per cui, complice mia moglie, mi accontento di un gin tonic. Molto tonic e poco gin, perche' ormai ho una certa eta', e prima di un volo di
diciassette ore preferisco essere un pelino lucido.
Note sulla lounge: connessione Internet wireless semplice e senza password, veloce, nessun problema con Ubuntu.
Notizie dal mondo: Chris Henry, uno dei ricevitori-
diva della NFL, e' morto in un incidente. Una litigata con la fidanzata, ed e' caduto dal cassone del furgone. Poteva capitare a Tiger Woods, queste fidanzate sono pericolose.
E parlando di partners... mia moglie mi ricorda che
e' ora di imbarcarsi! Quindi vado.
Tags: aeroporti, appunti di viaggio, bere, foto, Singapore
Ore 11,00, Atlanta, USA: una gentile collega viene a prenderci, all'appartamento in cui abbiamo vissuto ultimamente, e da' un passaggio a noi, alle nostre sei valigie, due trolleys, uno zaino fotografico e una borsa LV che costa quanto un'auto. Ci porta in ufficio, dove all'una del pomeriggio passera' a prenderci un'autista che ci portera' all'aeroporto Hartfields-Jackson di Atlanta. Sembrano passati millenni da quando davo il cleaner e il primer ai vetri laterali della Citroen, alla Pilkington.
Tra le undici e l'una lavoro in terrazzo, al Quartier Generale dell'azienda per cui lavoro dal 2001. Brezza, email, connessione ai server, CEO che viene a scambiare due parole, colleghe carine che passano. E' il paradiso?
Ore 13:00 (sette di sera in Italia): arriva l'autista, per fortuna ha un SUV bello grosso e riesce a caricare tutte le nostre valigie. Lo scambio per russo ma e' bulgaro; lui sembra comunque soddisfatto e un po' stupito perche' non ho sbagliato di troppe migliaia di chilometri. Durante il tragitto verso l'aeroporto scambiamo qualche parola sulla Bulgaria e su di lui, vive negli USA da otto anni e ha la cittadinanza USA da tre. Sembra soddisfatto ma rumina qualcosa dentro. Arriviamo all'aeroporto, scarica tutte le valigie. Normalmente non amo dare mance, anche se negli USA e' obbligatorio, ma in questo caso non mi dispiace, gli lasciamo dieci dollari. Sul marciapiede dell'aeroporto il personale dell'aeroporto inizia a fare il check-in delle nostre valigie, poi - quando scoprono che la nostra rotta e' un pelino complicata, ci portano dentro i bagagli. Atlanta-Chicago-Londra-Singapore, partenza prevista lunedi' alle 15:40, arrivo previsto MERCOLEDI' alle 17:00. Lasciamo cinque dollari di mancia anche a questa persona. L'impiegata al banco della Delta manda tre valigie verso Chicago, sta per mandare le altre tre verso Londra, ma decidiamo di raccogliere tutte insieme a Chicago.
Da Atlanta a Chicago: prima classe, chi l'ha mai vista? Personale di bordo cortese e attento, ci chiedono di frequente se desideriamo qualcosa. Dopo due
Copenhagen Colada (una variazione della Pina colada) gratis, mi dichiaro soddisfatto e continuo a leggere il mio Gibson/Sterling, "The Difference Machine". Se non fossi stato in prima classe avrei speso dieci dollari, per quei due drink non particolarmente memorabili. Mi sento un sinistro pentito, direi ... come dev'essersi sentito D'Alema quand'e' salito a bordo della sua barca per la prima volta.
A Chicago, preleviamo due carrelli (a tre dollari l'uno) per trasportare le nostre sei valige e i nostri due trolley). Dopo cinque minuti arriviamo all'ascensore verso il terminal 5, e scopriamo che li' termina l'utilita' dei nostri carrelli: vietato l'accesso sull'ascensore. Sei dollari buttati. Mia moglie entra nell'ascensore per tenere le porte aperte, e ... le porte si chiudono. Dopo due giri cosi', decido di mettere le nostre valigie sulla scala mobile. Una si ribalta, ma non uccide nessuno, per cui va bene cosi'. Una mamma con bambini al seguito li blocca prima che raggiungano il primo gradino, vedendomi che salto a destra e sinistra, scavalcando le mie valigie per caricare quelle che restano. Dobbiamo prendere il treno interno per il terminal 5, ma c'e' troppo traffico. Finalmente, un assistente (o ammiraglio? La divisa e' adatta ad entrambi i ruoli) di aiuta a caricare la nostra roba sul treno. Senza aspettarsi una mancia: wo-oooooooow, un miracolo!
Siamo ancora a Chicago, ora e' il momento del check-in con British Airways per Londra. Piccolo problema: la nostra destinazione finale e' Singapore, ma non abbiamo nessun visto. Le persone responsabili per il nostro trasferimento non hanno pensato fosse necessario dirci come passare l'immigrazione. Mr Purvicky(o qualcosa del genere, da Boniek in poi i polacchi mi sembrano miei fratelli piu' del resto degli abitanti di questo pianeta), impiegato BA, suda freddo al solo pensiero dei casini che potrebbero nascere a Singapore, con mia moglie ed io in arrivo, e con la frase "Contiamo di stare a Singapore per qualche anno" sulle labbra. Alla fine, dopo una telefonata ad ore quasi assurde (sono le sei di mattina, li') ad una collega singaporiana, concordiamo con l'impiegato della British Airways la strategia da seguire: all'entrata a Singapore dichiareremo di essere li' in "Social visit", e non dichiareremo di avere un contratto di lavoro neppure sotto tortura. Beh, a meno che a mia moglie non promettano una cena con George Clooney e a me una con ... Angelina Jolie, Ashley Judd e una dozzina di playmates di Playboy (diciamo una quintalata di silicone). Chiedo a Mr Purvicky se e' lui a rischiare, in caso di involontaria confessione delle nostre intenzioni. Ci conferma che ne va delle sue natiche. Cercheremo di resistere alle torture.
Raggiungiamo la
business lounge della British Airways, dopo uno spiacevole incidente. Una delle mie nuove scarpe Puma(scafo in plastica, capace di trattenere la puzza dei piedi...
Tags: aeroporti, appunti di viaggio, Singapore, Stati Uniti, viaggio
Sto viaggiando nel sud-ovest degli Stati Uniti. Deserto, sabbia rossa e un'auto incrociata ogni mezz'ora. Mi piace questa regione degli USA, in cui la storia non si ferma a duecento anni fa (grazie ad Anasazi, Zuni, Hopi, Navajo ...), e in cui si puo' girare per ore senza vedere un' anima (raccomando Valley Of The Gods - una Monument Valley in miniatura - e Goosenecks Canyon).
Ma dopo ore di guida nella notte sulla Interstate 40 verso est, vedere i milioni di luci di Albuquerque, New Mexico, e' una gioia e uno spettacolo.
Tags: appunti di viaggio, auto, Stati Uniti, strade, viaggio
Come diceva Guccini, "Se devo andare in America, come mio nonno prendo il tram". In America ci siamo gia', ora pero' vogliamo andare nell'ex Selvaggio West. Guideremo quindi da Atlanta, Georgia, a Monument Valley, sul confine tra Utah e Arizona. Oltre 3400 miglia di guida, in teoria sono 26 ore, secondo Google Maps.
Oggi siamo arrivati a West Memphis da Atlanta. Circa 400 miglia, partendo alle due del pomeriggio, dopo aver lavorato. Memphis e' in Tennessee, ma West Memphis, che e' attaccata, e' in Arkansas.
E' ora di andare a dormire, ulteriori aggiornamenti domani.
Tags: appunti di viaggio, auto, Stati Uniti, strade Argomenti correlati a "appunti di viaggio"