Il blog di ViaggiareLeggeri, argomento: bere
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bere

Ken Chappell, 78 anni, ha una pancia bella grossa, una
beer belly, cresciuta a forza di pinte di birra bevute quando gestiva un pub. Talmente grossa che il suo dottore ha voluto farlgli fare delle analisi, e il risultato e' che il fegato di Chappell e' risultato in perfette condizioni, nonostante le
quaranta pinte di birra che ha consumato ogni giorno per anni. Ora ne beve solo sei. Al giorno. A settantotto anni. E si sente in perfetta salute.
Non ci provate. Ci vuole un fisico bestiale.
Tags: bere, birra, cartoline, vivere in Inghilterra
Guidare e bere non vanno d'accordo, ma come diciamo noi italiani,
siamo umani, percio' ogni tanto cose che non dovremmo fare, e sentiamo un lieve senso di colpa bruciare dentro di noi, magari anche per qualche minuto (poi passa). Quando pero' e' qualcun altro a fare qualcosa che non andrebbe fatto, diventiamo molto piu' severi e rigorosi. E se ad andarci di mezzo e' la vita di qualche centinaio di persone in un cilindro d'acciaio che viaggia a 800 km/h a una dozzina di chilometri dalla superficie terrestre, questa doppia morale e' giustificata, credo.
Stiamo parlando di
piloti ubriachi. Negli ultimi due anni, 56 piloti di linee aeree indiane hanno fallito i test per la presenza d'alcool nel sangue. I
piloti etilici lavorano per le linee aeree Air India (la compagnia di bandiera indiana), Jet Airways, IndiGo, SpiceJet, GoAir e Kingfisher. Dieci dei cinquantasei piloti hanno perso il loro lavoro, mentre altri hanno avuto sospensioni temporanee o riduzioni della paga anch'esse temporanee. Nel dicembre 2010 il Ministero dell'Aviazione indiano ha emesso nuove normative che impongono tre mesi a terra per i piloti alla prima violazione, e la perdita della licenza alla seconda. E questo solleva un'altra questione, anche piu' preoccupante del fatto che ci siano piloti che bevono:
Come segnala il blog di
Steven Frischling, e' curioso che ventitre di quei cinquantasei piloti lavorino per Jet Airways, e che nessuno dei ventitre abbia perso il lavoro. Il messaggio che Jet Airways sembra voler lanciare ai propri piloti e' "
Se anche bevete, non preoccupatevi, non rischiate mica il posto!
Tags: bere, India, linee aeree, personale linee aeree
Abbiamo appena scritto dell'usanza statunitense della
doggy bag, la borsa in cui il ristoratore impacchetta il cibo avanzato cosi' che il cliente possa consumarlo a casa. Ma che fare col vino? Cosa succede se, al ristorante, ci si accorge che non si riuscira' a finire il vino ordinato, magari pensando alle pattuglie di polizia piazzate lungo la via del ritorno? Anche per questo c'e' una soluzione, almeno negli Stati Uniti. Esistono leggi in proposito che variano di Stato in Stato, ma in generale e' possibile portare a casa una bottiglia di vino mezza piena.
Una premessa: nella maggior parte degli USA e'
vietato trasportare bevande alcoliche in contenitori
non sigillati, che quindi siano gia' stati aperti: si da' per scontato che una bottiglia non sigillata sia una tentazione ed un invito a bere durante la guida. Una bottiglia di vino aperta e poi richiusa con lo stesso tappo viene considerata "contenitore non sigillato", e viola percio' la legge. Trentaquattro Stati degli USA hanno percio' approvato leggi "
cork and carry" ("(ri-)tappa e trasporta") che permettono di trasportare bottiglie ri-tappate in un sacchetto di plastica sigillato.
La procedura di sigillatura e' semplice: il cameriere ri-tappa la bottiglia, la inserisce in un'apposita borsa che viene poi sigillata, e viene allegata la ricevuta. Non e' consentito il trasporto di piu' d'una bottiglia per ciascun cliente. La borsa per il trasporto del vino e' prodotta specificamente per questa funzione ed e' trasparente, usa-e-getta, e a prova di manomissione: se viene aperta non e' piu' sigillabile, e il suo possessore diventa a rischio di multa. Per esperienza personale so che in alcuni ristoranti della Georgia il tappo che viene applicato alla bottiglia e' simile a quelli da spumante, in modo da rendere ancora piu' complicata la vita a chi volesse farsi un
cicchettino in auto durante il percorso verso casa: apri la bottiglia, bevi, non riesci a richiuderla, non riesci a risigillare la borsa, la polizia ti ferma, passi la notte in cella. Sistema semplice e giusto.
Come riportato dalla blogger
Vanessa O'Connell, consentire ai clienti di portare a casa il vino avanzato ri-sigillato incoraggia un consumo responsabile di alcolici, in quanto i clienti non si sentiranno obbligati a finire a tutti i costi la bottiglia ordinata al ristorante.
Per la stessa ragione, molti ristoratori si aspettano che i clienti ordinino piu' serenamente il loro vino, e magari scelgano bottiglie piu' costose di quelle che avrebbero scelto se non fosse esistito il "cork and carry", nella consapevolezza che una bottiglia iniziata al ristorante potra' essere comunque consumata in seguito, nel comfort della propria casa, magari di fronte al caminetto e con un buon sigaro.
Nota finale: la pratica del ri-sigillamento delle bottiglie di vino pare essere uno dei fattori principali dell'aumento delle vendite di vino nei ristoranti della California.
Nota: quest'articolo e' basato su un mio articolo pubblicato presso chef.affari.to/news/507/Ancora-sulla-doggy-bag-dei-ristoranti-americani-e-il-vino?.
Tags: bere, idee per il settore turistico, ristoranti, Stati Uniti, vino
[Atlanta, 2007]
Uno vive all'estero, e finisce col sentire la mancanza di tante cose. Alcuni sentono la mancanza dei vecchi amici con i quali sono cresciuti, ad altri manca il brasato della zia e le torte ai fiori di zucca della nonna. Altri ancora hanno nostalgia delle loro montagne o del loro mare. Io avevo nostalgia del limoncello, che negli USA viene venduto a prezzi (al bicchiere) vicini a quelli dell'uranio, per cui ho deciso di preparare qualcosa che mi facesse sentire in Italia: limoncello fatto in casa. Trovare l'alcool per uso alimentare e' stato facile (e costoso), trovare dei limoni che non avessero la buccia coperta di cera un po' meno: nella maggior parte dei
supermercati di Atlanta la frutta viene trattata con una cera lucidante per rendere la superficie del frutto brillante e liscia come una perla. Alla fine abbiamo trovato alcuni chili di limoni con superficie non trattata presso Trader Joe's (vedi link precedente), e abbiamo preparato il limoncello. E dopo una lunga attesa...

Perfetto limoncello
made in USA.
Tags: Atlanta, bere, italianità, nostalgia, vivere negli USA

Marine Parade, costa sudorientale di Singapore, quasi le sei del pomeriggio. Trentadue gradi, come tutti i giorni. Tornando a casa da un seminario informatico vedo due tizi addormentati davanti ad un tavolino, due bottiglie di birra Tiger sul tavolo. Pensate quel che volete, ecco quel che ho pensato io:
1) Non le hanno neppure finite, quelle due bottiglie. Chissa' quante ne hanno bevute, prima.
2) Non le hanno neppure finite, quelle due bottiglie. I giovani d'oggi proprio non sanno reggere l'alcool.
3) Chissa' a che ora hanno iniziato.
4) Beati loro che non devono tornare al lavoro.
5) Poveretti, chissa' per quale motivo bevono cosi' tanto.
6) Con quel che costano gli alcoolici a Singapore ... questi due devono averne, di soldi!
7) Strano, non sono ancora stati arrestati. Allora non e' vero che a Singapore i comportamenti improduttivi sono puniti immediatamente.
8) Magari a quest'ora c'e' l'
happy hour e la birra costa meno.
9) Da come dormono, direi che hanno preso parte anche loro ad un seminario sulle strategie per il
disaster recovery in Oracle.
10) Trentadue gradi e novantacinque per cento di umidita'. Quasi quasi seguo il loro esempio.
Tags: bere, birra, foto, Singapore
Ok, sono un bugiardo, e' solo mezzanotte e venti. Ma tra quindici minuti devo imbarcarmi su un volo Singapore Airlines per Roma, quindi non posso aspettare dieci minuti per scrivere.

Sono nella Business Lounge KrisSilver della Singapore Airlines. Wow. Lounge. Business. Se mi vedessero gli ex colleghi con cui ho passato sette anni alla
Pilkington (Filippo, Giorgio, Daniele, Bruno, Michele, Alfonso, Pino) direbbero "
Teeeecnico...!", che era un complimento, nel gergo operaio degli anni 90. In realta', trovarsi in una
business class lounge nel 2009 non e' sintomo di appartenenza al
jet set. Il "jet set" non esiste piu', tutti voliamo in "jet" (aerei a reazione), e al massimo la discriminante tra "chi puo' " e "chi non puo' ", che negli ultimi decenni (fino al 22 ottobre 2004) si chiamava "biglietto per il Concorde", diventera' il volare con la linea aerospaziale di Richard Branson (VirginSpace?). In questo momento, in questa lounge, ci sono io con Linux Ubuntu 9.10 ( Karmic Koala), i miei pantaloni usurati e le mie scarpe Nike sdrucite e sdrucciolose. E per fortuna c'e' un bar, ma purtroppo non c'e' l'invenzione piu' importante degli ultimi duecento anni: il Martini. Il vermouth torinese, intendo, non il cocktail del ***** che ti propinano in giro per il mondo e che, se non stai attento, ti sbronza. No, manca il Martini della Martini. Per cui, complice mia moglie, mi accontento di un gin tonic. Molto tonic e poco gin, perche' ormai ho una certa eta', e prima di un volo di
diciassette ore preferisco essere un pelino lucido.
Note sulla lounge: connessione Internet wireless semplice e senza password, veloce, nessun problema con Ubuntu.
Notizie dal mondo: Chris Henry, uno dei ricevitori-
diva della NFL, e' morto in un incidente. Una litigata con la fidanzata, ed e' caduto dal cassone del furgone. Poteva capitare a Tiger Woods, queste fidanzate sono pericolose.
E parlando di partners... mia moglie mi ricorda che
e' ora di imbarcarsi! Quindi vado.
Tags: aeroporti, appunti di viaggio, bere, foto, Singapore
Il Premio Faccia di Bronzo di oggi va a Scott Kirby, presidente della linea aerea US Airways, che ha
dichiarato: "Gli assistenti di volo si ribellerebbero se la nostra linea aerea provasse a ritornare al vecchio sistema delle bevande analcoliche gratuite".
La dichiarazione del simpatico Mr. Kirby e' stata ridicolizzata da Mike Flores, presidente dell'Associazione degli Assistenti di Volo-CWA alla US Airways, e descritta come un tentativo di Kirby di darsi ragione da solo.
Kirby non si e' limitato a dire quanto sopra: ha anche detto che le code ai bagni degli aerei, la spazzatura a bordo, il traffico nei corridoi degli aerei US Airways e' diminuito, grazie alla decisione di far pagare anche le bevande analcoliche, il che ha portato ad una riduzione dei consumi di bevande a bordo. Bella sorpresa... meno bevande in corpo portano meno code ai bagni.
Quando inizieranno ad esserci piu' malesseri a bordo a causa della mancanza di bevande, i ragionieri della US Airways consiglieranno a Scott Kirby di ritornare sui suoi passi e fornire bevande gratis, per evitare qualche bella causa in tribunale...
Tags: bere, linee aeree, prezzi
Sono passati pochi giorni da quando abbiamo scritto dell'
acqua a pagamento in aereo, ecco che torniamo a parlare del prezioso liquido. Non solo bere acqua a bordo puo' essere costoso: se scegliete un'alternativa gratuita, puo' anche essere rischioso per la vostra salute. Secondo indagini separate del Wall Street Journal e dell'EPA, l'acqua di rubinetto disponibile a bordo degli aerei spesso contiene coliformi di vari tipi, uova d'insetto ed altre sorprese poco piacevoli.
Dal sito dell'
EPA (Environmental Protection Agency):
(...) in 2004, EPA tested 327 aircraft of which 15 percent tested positive for total coliform. EPA considers this to be a high percentage of positive samples.
Da un'altra pagina(
www.epa.gov/safewater/airlinewater/index2.html) del sito dell'EPA:
(...) passengers with compromised immune systems or others concerned may want to request canned or bottled beverages and avoid drinking coffee, tea, and other drinks prepared with tap water.
Occhio anche al caffe' e al te', quindi.
Forse e' meglio spendere due lire e acquistare bevande sigillate, prima di imbarcarsi o anche durante il volo...
Tags: bere, linee aeree, salute
A partire dal primo agosto,
US Airways ha iniziato a far pagare 2 dollari per l'acqua e 1 dollaro per the' e caffe'. Il Wall Street Journal indetto un
sondaggio tra i suoi lettori, chiedendo se sia etico, per una linea aerea, far pagare i passeggeri per avere acqua. Ecco come hanno
risposto i lettori (dati aggiornati al 26/08/2008):
24.6%:
Certo. Le linee aeree hanno diritto a cercare profitti.
22.0%:
Forse. Informando i viaggiatori in anticipo, in modo che possano prendere decisioni avendo tutte le informazioni (e che possano quindi acquistare acqua a terra prima dell'imbarco, aggiungiamo noi).
14.4%:
No. E' sleale chiedere a viaggiatori "intrappolati" in un aereo di pagare per un bene necessario come e' l'acqua.
39.0%:
Mai. Durante un volo, avere accesso all'acqua e' una necessita' per la salute.
Il 53% dei voti dai lettori del WSJ e' contrario a porre un prezzo sull'acqua a bordo. In altre parole, l'acqua viene prima dei profitti. Un voto interessante, considerato i lettori del Wall Street Journal sono di solito interessati al profitto prima di tutto...
Tags: bere, linee aeree, prezzi, Stati Uniti
Cenare in Arkansas e scoprire che per bere devo passare il confine e rientrare in Oklahoma, perche' la citta' di Van Buren, Arkansas, in cui si trova il ristorante, e' in una "dry county" in cui bere alcolici non e' consentito. Ripenso a Footloose e a quante cose gli Americani amano vietarsi.
Se i pellegrini del Mayflower se ne fossero rimasti a casa, avrebbero avuto sulla cultura britannica un impatto paragonabile a quello avuto su quella, nascente, statunitense? Non credo. E se quella nave avesse deviato verso nord, forse ora avremmo fondamentalisti cristiani in Groenlandia, e Stati Uniti un po' meno rigidi.
E' appena passata la festivita' di San Patrizio. Negli USA viene attesa e festeggiata quanto il Natale, anche se i riti sono un po' differenti: a San Patrizio (17 marzo) si beve e celebra l'
Irlanda, e pare che tanti americani anche NON di origini irlandesi diventino pazzi per l'Irlanda, in questi giorni.
Trattasi di un'Irlanda semplificata e idealizzata, un'idea d'Irlanda che incorpora tanta musica degli U2 (i pezzi classici di Joshua Tree, album fatto apposta per il mercato americano), tanti sentimenti di fratellanza americo-irlandesi sia per l'origine di tanti americani (appunto di sangue irlandese), sia per la comune lotta per l'indipendenza dalla Gran Bretagna, qualche tradizione dal resto della Gran Bretagna, e che dimentica la posizione dell'Eire durante WWII (neutrale, con tanto di condoglianze dal presidente irlandese all'ambasciatore tedesco per il suicidio di Hitler), la grande fame del 1840, le differenze tra Irlanda del Nord e Repubblica d'Irlanda, il fatto che i terroristi / combattenti per un'Irlanda indipendente e unita (le cui foto tappezzano diversi pub irlandesi negli USA) sono stati in molti casi responsabili di attentati contro civili in Inghilterra. Beh, comunque quest'Irlanda idealizzata e' occasione di bevute e grandi feste, e se capitate oltreoceano, i posti in cui passare St. Patrick's Day sono:
1) Boston: ovvio, la comunita' irlandese piu' vitale degli USA. Sede dei Boston Celtics della NBA. Qualche speranza di sentire accenti irlandesi veri.
2) Savannah, in
Georgia: ogni anno si riversano su questa storica citta' tra due e trecentomila persone per festeggiare St. Patrick. Pandemonio fino alle prime ore del mattino, ma poche risse, per fortuna.
3)
New York: come sopra, con grande parata, ma con qualche rischio in piu' (citta' piu' grande, meno poliziotti in proporzione ai turisti e ai malintenzionati).
Tags: bere, feste, Irlanda, Stati Uniti
Da meta' settembre agli inizi di ottobre si terra' come ogni anno a Monaco di Baviera l'Oktoberfest, appuntamento per gli amanti della birra e dell'allegria. La prima Oktoberfest si tenne nel 1810 per celebrare il matrimonio del principe Ludwig I con Teresa di Sachsen-Hildburghausen. Dal 1960 in poi, l'evento assunse rilievo mondiale. E con la sua popolarita' si diffusero le manifestazioni simili: se siete negli Stati Uniti potete andare all'Oktoberfest di Cincinnati, Ohio, a La Crosse, Appleton o Milwaukee, Wisconsin; oppure ad Addison o Shiner, in Texas; ad Helen in Georgia, a Newport in Rhode Island, ad Irondequoit, New York, Hermann, nel Missouri, Tulsa in Oklahoma, Hickory in North Carolina e, infine, Campbell in California (ma ci sono altre localita' USA che celebrano l'Oktoberfest).
In Brasile, Oktoberfest si tengono a Blumenau e a Santa Catarina. In Argentina a Villa General Belgrano (nella probvincia di Córdoba) e a San Carlos ed Esperanza nella provincia di Santa Fe.
In Canada l'Oktoberfest locale piu' famosa e' quella di Waterloo. In Australia si tengono Oktoberfest a Brisbane, Sydney ed Hay.
Alcune cifre dell'Oktoberfest
- Inizio: 16 ottobre 2006; conclusione: 3 ottobre 2006
- 12.000 persone lavorano all'Oktoberfest; 1600 sono ragazze che servono ai tavoli
- Posti a sedere per 100.000 persone
- Prezzo ufficiale per un boccale di birra: tra 6.95 Euro e 7.50 Euro (2005: da 6.65 a 7.10 Euro); boccale escluso!
- Multa per il furto di un boccale di birra: fino a 50 Euro
- Ci sono 14 tende ufficiali
- Hippodrom (birra Spaten-Franziskaner): tra le piu' piccole, visibile vicino all'ingresso. Serve birra Wiesn, vino frizzante Sekt e Maß di Weißbier. Pare sia alla moda. 3.200 posti a sedere all'interno, 1.000 all'esterno
- Armbrustschützenzelt (birra Paulaner): 5.839 posti a sedere all'interno, 1.600 all'esterno
- Hofbräu Festzelt (birra Hofbräu München): popolare tra americani e australiani / neozelandesi; 6.896 posti a sedere all'interno, 3.622 all'esterno
- Hacker-Festzelt (birra Hacker-Pschorr): tra le piu' vaste tende del Wiesn, vi si esibisce un gruppo rock, anziche' una banda musicale. 9.300 posti a sedere all'interno, zero all'esterno
- Schottenhamel (birra Spaten-Franziskaner): la tenda piu' importante all'Oktoberfest, visto che e' qui che inizia la festa. Qui il sindaco di Monaco (attualmente Christian Ude) da' il via alle celebrazioni. 6.000 posti a sedere all'interno, 4.000 all'esterno
- Winzerer Fähndl (birra Paulaner): tenda con una torre enorme su cui troneggia un Maß di Paulaner. 8.450 posti a sedere all'interno, 2.450 all'esterno
- Schützen-Festhalle (birra Löwenbräu): tenda di medie dimensioni. Sotto la statua della Baviera. 4.442 posti a sedere all'interno, nessuno all'esterno
- Käfers Wiesen Schänke (birra Paulaner): la tenda piu' piccola dell'Oktoberfest, spesso visitata da celebrita', vi si puo' consumare buon cibo. Resta aperta fino a mezzanotte e mezza, mentre le altre tende chiudono alle 23. 1.000 posti a sedere all'interno, 1.900 all'esterno
- Weinzelt (birre Nymphenburger Sekt, Paulaner Weißbier): oltre alla tradizionale Weißbier, questa tenda offre una buona varieta' di vini; 1.300 posti a sedere all'interno, 600 all'esterno
- Löwenbrau-Festhalle: sopra l'ingresso c'e' un leone (finto...) che beve da un boccale, e a poca distanza v'e' un altro leone impegnato anche lui in una bevuta. 5.700 posti a sedere all'interno, 2.800 all'esterno
- Bräurosl (birra Hacker-Pschorr): con banda musicale e solista di yodel. 6.000 posti a sedere all'interno, 2.200 all'esterno
- Augustiner-Festhalle (birra Augustiner): per gli anziani della zona, la tenda migliore, in quanto vende la birra Augustiner, la preferita in zona. 6.000 posti a sedere all'interno, 2.500 all'esterno
- Ochsenbraterei (birra Spaten): grande varieta' di carne bovina. 5.900 posti a sedere all'interno, 1.500 all'esterno
- Fischer Vroni (birra Augustiner): tenda piccola, buona varieta' di pesce. 2.695 posti a sedere all'interno, 700 all'esterno
Tags: bere, birra, destinazioni, feste, Germania
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