Blog, argomento: camminare 

Gli articoli del blog di ViaggiareLeggeri sull'argomento camminare

Camminereste su questo sentiero?

Scritto da ViaggiareLeggeri, 31/08/2011 alle 06:00 | 2 commenti  | Permalink
Ci sono sentieri scoscesi, sentieri ripidissimi (come quello che porta a Mellbreak), sentieri potenzialmente mortali (se affrontati senza preparazione). A volte i sentieri hanno fondo terroso, altre volte sono in pietra, possono esserci gradini. Possono scorrere in aree senza punti di riferimento e senza panorami degni di nota, in mezzo a rovine e alpeggi, oppure su una "sella" che porta da un picco ad un altro, con viste spettacolari in ogni direzione.

E poi ci sono sentieri che fanno paura. Eccone uno.



No, non sono stato io a filmare questo sentiero.

Tags: camminare, da paura, montagna, video

Altra foto degli scarponi La Sportiva de-solati

Scritto da ViaggiareLeggeri, 29/08/2011 alle 02:29 | 10 commenti  | Permalink
Se avessi usato piu' spesso i miei scarponi La Sportiva, potrei pensare che sia stata la puzza a causarne l'esplosione, pardon, la separazione tra scarpone e suola. Invece li ho usati poche volte, forse meno di una ventina, di cui almeno una dozzina per passeggiate nella brughiera di Stanwell Moor, in piano e con terreno morbido, e non piu' di due-tre volte per passeggiate in collina. Stavano appena appena iniziando a prendere la forma dei miei piedi e a far meno male che in precedenza. E invece erano arrivati alla fine della propria esistenza, nonostante l'assenza di usura (suola compresa). Ho appena contattato La Sportiva e l'importatore della marca per la Gran Bretagna, sono curioso di sapere come risponderanno.
Scarponi devastati

In attesa di una risposta da La Sportiva, ecco un'altra foto degli scarponi, scattata al ritorno alla base (Ennerdale Bridge), a dissolazione completamente avvenuta. Come dicono gli amici che erano con me in montagna, e quelli che erano a valle ad attendermi, "mai vista una cosa del genere, due scarponi che si autodistruggono a poche ore l'uno dall'altro".

E a voi, e' mai successo niente del genere?



Tags: abbigliamento, camminare, foto, scarpe e scarponi

Pronti a partire per Haystacks

Scritto da ViaggiareLeggeri, 23/08/2011 alle 11:22 | 1 commenti  | Permalink
Stiamo per partire per una camminata verso Haystacks, circa 40 km in due giorni. Campeggeremo su una "cima" (Haystacks, appunto). Due uomini e un bambino di otto anni, tra le prevedibili (giustificate?) proteste della madre. Zaini carichi, anche il pupo portera' qualcosa.

Camminata entro i miei limiti? Oltre? Vedremo.


Tags: camminare, Gran Bretagna, Lake District, montagna, zaino

Panorama da Mellbreak, Lake District

Scritto da ViaggiareLeggeri, 21/08/2011 alle 15:26 | 0 commenti  | Permalink
Dura camminata, 12 gradi sulla cima, bel panorama.




Tags: camminare, foto, Gran Bretagna, Lake District, montagna

Camminando nella folla a Westminster

Scritto da ViaggiareLeggeri, 29/04/2011 alle 12:32 | 1 commenti  | Permalink
Westminster Ieri, vicino a Westminster Abbey, circa le cinque del pomeriggio. C'e' tanta gente, locals e turisti, soprattutto italiani e statunitensi, ma anche tanti polacchi. Meno folla di quella che c'e' in questo momento, col matrimonio reale in corso, ma pur sempre tanta, tanta gente, tante transenne, e qualche persona che ha troppa fretta.

Una ragazza inglese, nella marea di gente che attraversava la strada vicino all'abbazia, veniva in direzione opposta a quella in cui andavo io. La ragazza camminava molto spedita, e non accennava a rispettare le norme della buona educazione: urtava alcune persone, tagliava la strada e costringeva altre persone a rallentare. Anche a me piace camminare velocemente, ma senza ostacolare gli altri utenti della strada, sia a piedi che in bici, in moto o in auto. La ragazza continuava col suo piglio aggressivo, senza cercare, come le circostanze avrebbero suggerito, di aggirare ostacoli e cedere il passo ogni tanto.

La ragazza stava camminando direttamente verso di me, e arrivata a poca distanza, non ha neppure provato a girarmi intorno, ha continuato a puntare verso di me come fossi un bersaglio, a tutta velocita', contando che mi spostassi anch'io, come altri avevano gia' fatto.

Hai scelto il giorno sbagliato per spintonare.

Anziche' spostarmi e mettermi "di taglio" per lasciarle spazio, ho fatto come lei, ho continuato a camminare senza rallentare, senza cambiare direzione, e ho teso i muscoli delle spalle. Quando la sua faccia ha colpito la mia spalla sinistra, con naso e fronte, la ragazza ha lanciato un urlo e, secondi dopo, l'ho sentita che stava imprecando e insultandomi, nella folla, con accento tipicamente inglese. Potrebbe anche essersi rotta il naso, e mi dispiacerebbe un pochino, ma ciascuno fa le sue scelte, e ne paga le conseguenze: se avesse mostrato un minimo accenno d'educazione, e se avesse pensato che, forse, non tutti si sposteranno e si fermeranno per cederle il passo quando marcia nella folla, non avrebbe urtato nessuno.

Anch'io, dopo quell'impatto, mi ritrovo con con un marchio indelebile, temo. La spalla sinistra del mio maglione ora pare un pezzo della Sindone, il suo trucco ha lasciato un'impronta del suo viso.

La morale della storia? Non aspettatevi che siano sempre gli altri a spostarvi per evitarvi e per lasciarvi passare.

Tags: camminare, Londra e dintorni

Stanwell Moor: riserva Re Giorgio VI e tubi

Scritto da ViaggiareLeggeri, 07/11/2010 alle 00:02 | 0 commenti  | Permalink
Riserva Re Giorgio VI e tubi
La King George VI Reservoir e' una delle tante riserve d'acqua che punteggiano il panorama inglese. Sono serbatoi fuori terra, sopraelevati rispetto al terreno circostante, che alimentano la rete idrica locale.

Questa riserva si trova tra Staines e Stanwell Moor, nel Surrey, ed e' costeggiata da un sentiero che collega la citta' di Staines, circa ventimila abitanti, e il villaggio di Stanwell Moor: due pub, un takeaway bengalese, il parrucchiere unisex e l'ufficio postale/drugstore, gestito da indiani, come da steteotipo.

Tra Stanwell Moor e Staines, oltre al sentiero e alla riserva d'acqua, c'e' il Colne Valley Park. Poco frequentato, di solito, ma pare che poche settimane fa ci fossero varie troupe televisive, arrivate per documentare l'inusuale passaggio di un uccello migratore, il Cracticus quoyi (uccello beccaio nero), proveniente dalla Russia e diretto verso l'Australia. E questo, secondo un abitante di Stanwell Moor, e' l'unico evento accaduto nel villaggio da quando me ne andai all'inizio del 2006.

Tags: camminare, cartoline, fiumi e laghi, Gran Bretagna, Londra e dintorni

Camminare a Singapore evitando sole e pioggia

Scritto da ViaggiareLeggeri, 24/04/2009 alle 07:14 | 0 commenti  | Permalink
A Singapore si cammina molto: un po' perche' il governo scoraggia in vari modi il possesso di auto private, un po' per la buona qualita' dei trasporti pubblici, e forse anche perche' avere un'auto in un'isola larga cinquanta chilometri per trenta e' meno utile che in Arizona o in Sardegna. Sono in tanti, qui, a camminare ed usare i mezzi pubblici, per cui ci si ritrova spesso a camminare immersi nella folla. Se poi consideriamo il clima di Singapore - insopportabile caldo umido alternato a scroscianti piogge monsoniche - diventa evidente che gli sciami di pedoni tendono a sfruttare un numero limitato di passaggi: a Singapore si cerca sempre di camminare, in ordine di priorita' decrescente:

1) Al coperto.
2) Dove c'e' aria condizionata.
3) Seguendo il piu' breve percorso possibile.

Per esempio, dalla Torre 4 di Suntec City e' possibile camminare fino a Funan Centre (un centro commerciale) camminando quasi sempre al coperto e con aria condizionata: si scende nell'area panoramica che passa intorno alla Wealth Fountain, si risale per attraversare il Suntec Convention Centre, si emerge esce poi all'aperto - sotto un alto porticato - e si cammina per dieci metri prima di reimmergersi in un passaggio sotterraneo tramite una scala mobile; la galleria di negozi sotterranea in cui si cammina ospita negozi di tutti i tipi: dall'onnipresente 7-11 alle librierie, dai negozi di abbigliamento per teenager alla mia panetteria/pasticceria preferita. La galleria raggiunge la stazione della MRT (metropolitana) di City Hall. Camminando per un altro paio di minuti, si riemerge in North Bridge Road, vicino all'incrocio con Stamford Road, con la cattedrale anglicana si St. Andrew alle vostre spalle; attraversando la strada, e' possibile percorrere quest'ultimo tratto sotto i portici che circondano Peninsula Plaza. Attendete il verde dell'unico semaforo al termine dei portici, e riuscirete ad arrivare a Funan Centre senza infradiciarvi di sudore. Se invece da Suntec City prendete il percorso piu' breve, all'aperto, sarete ridotti ad un secchio di sudore ambulante in un paio di minuti.

Se queste preoccupazioni per il caldo vi paiono eccessive, ricordatevi una cosa: Singapore dista poco piu' di cento chilometri dall'equatore. Camminare all'aperto seguendo il percorso piu' breve puo' sembrare una buona idea se avete poche ore o pochi giorni a disposizione, ma ... perlomeno camminate all'ombra degli alberi, e portatevi dietro dell'acqua per evitare la disidratazione, e magari un ombrello pieghevole. Gia', perche' c'e' anche la pioggia. Vorrei potervi dire che piove solo nella "stagione delle piogge", ma in realta' quella stagione non la vedo distinta dalle altre: diverse fonti parlano di dicembre-febbraio, ma siamo ormai in aprile e piove quasi ogni giorno, come anche in marzo. La pioggia arriva di solito nelle ore piu' calde della giornata, tra la tarda mattinata e il primo pomeriggio, con poche eccezioni: in un anno a Singapore, credo d'aver visto pioggia di prima mattina (tra le sette e le nove) non piu' di un paio di volte, e anche di notte la pioggia e' infrequente. Sconsiglio l'uso di giacche impermeabili, visto che anche mentre piove continua a far caldo: vi trovereste bagnati di sudore anziche' di pioggia (e se pensate che il GoreTex vi salvi, buona fortuna!).

Tags: camminare, meteo, salute, Singapore

Camminare a Singapore: la linea e la luce

Scritto da ViaggiareLeggeri, 17/04/2009 alle 07:24 | 0 commenti  | Permalink
Percorso pedoni a Suntec CityVivere a Singapore e non avere un'auto porta a camminare molto, e questo mi ha consentito di notare nessi con due concetti legati allo sport.

Per iniziare, a Singapore ci sono tanti che camminano. Che si abbia un'auto o meno, che si abbia un'azienda o che si facciano le pulizie, si finisce sempre col camminare parecchio, quasi sempre al coperto e circondati dall'aria condizionata.

Camminare nella folla porta, come dicevo, a mettere in pratica almeno due principi sportivi, se non di piu'. Il primo e' quello del cercare la luce ("to look for the daylight"), che viene dal football americano. Uno dei ruoli offensivi del football e' quello del running back; si tratta del giocatore che, ricevuta la palla dal quarterback (il "gestore" delle azioni offensive), deve cercare un varco nella selva di corpi di compagni ed avversari che ha davanti. Non appena intravede uno spiraglio di luce ("daylight") davanti a se', deve buttarcisi, per poter raggiungere la sua destinazione, la linea del touchdown.

Torniamo al camminare a Singapore: la folla di pedoni e' sempre densa, e ci sono di continuo persone che si fermano di colpo, altre che scartano a destra o a sinistra, altre che cambiano completamente direzione, che sbucano da un negozio o che vi ci infilano, corridoi laterali portano ulteriori flussi di persone, ascensori si aprono e rovesciano decine di passeggeri sul vostro percorso. Se uno non sta passeggiando per osservare le vetrine, ma sta cercando invece di andare in fretta da un posto all'altro, finisce spesso per trovarsi rallentato, quasi intrappolato da individui e gruppi di persone che camminano piu' lentamente. Come loro hanno diritto ad andare lenti, cosi' io ho diritto a camminare velocemente. Ecco quindi l'analogia col looking for the daylight del football americano: la massa compatta di umanita' che avete davanti e' talmente densa che ogni spiraglio di luce va colto al volo: se siete in una galleria di negozi larga cinque metri, tenetevi vicino al centro, in modo da essere pronti a imbucarvi nel primo varco che si apre a destra o a sinistra, poi nel successivo, in quello seguente, fino al momento in cui, forse, sarete arrivati alla vostra destinazione o quantomeno ad un'area con meno gente in cui potrete camminare col vostro passo in modo piu' lineare.

Lineare? Ecco il secondo concetto sportivo collegabile al camminare, un concetto piu' vicino all'Italia di quanto non lo sia quello del "cercare la luce". Viene dal motociclismo, e si potrebbe sintetizzare con le parole cercare la linea. Da motociclista temporaneamente senza moto, ricordo il piacere che danno certi percorsi in cui curve veloci ed altre piu' lente si susseguono e si alternano ai rettilinei. Seguire la linea giusta, diversa da moto a moto e da guidatore a guidatore, una linea invisibile ma intuibile, che permette di raccordare le varie parti del percorso ricorrendo ai freni solo quando indispensabile, cercando di mantenere la velocita' acquisita, per ridurre il tempo totale di percorrenza, quella e' la priorita', soprattutto se guidate una moto con poca cavalleria a disposizione (e a maggior ragione un ciclomotore o uno scooter). Il discorso vale ancora di piu', evidentemente, per le bici, soprattutto in discesa: la scelta della linea giusta permette di andare veloci senza dover pedalare troppo.
Ricordo di aver letto molte interviste di motociclisti (Valentino Rossi e Loris Reggiani, per menzionarne solo due) in cui gli intervistati sembravano avere un rispetto quasi religioso per la linea ideale e per la sua ricerca.

E la linea ideale conta anche se camminate. Di piu' ancora se siete stanchi, se le gambe vi fanno male, o se avete poco tempo a disposizione: vi permette di arrivare a destinazione percorrendo meno strada e in meno tempo. E a differenza che in moto, bici o auto, la linea ideale del pedone - che non ha cavalli da scaricare in uscita di curva, e non rischia perdite d'aderenza in caso di cambi netti di traiettoria - puo' includere secche correzioni.
Pensavo fosse un'idea ovvia, ho deciso di scriverne solo dopo aver osservato le persone che, come me, vanno al lavoro a Suntec City. Prendendo in esame persone che vanno al lavoro, con in negozi ancora chiusi, le distrazioni (e le variabili di quest'osservazione) sono ridotte al minimo, in quanto tutti hanno interesse ad andare da dove si trovano (la fermata in cui scendono dall'autobus, il parcheggio sotterraneo in cui lasciano l'auto) al loro ufficio nel minor tempo possibile e con la miglior fatica possibile. Ho notato che, nonostante i corridoi di Suntec City siano semivuoti (alle 8-8,30 di mattina), e quindi non ci siano limitazioni alla traiettoria che uno puo' seguire, molti pedoni finiscono col percorrere parecchi metri in piu' del necessario, semplicemente perche' seguono linee poco convenienti. Di conseguenza, un camminatore lento (o uno veloce che decida di camminare lentamente) puo' trovarsi ad arrivare a...

Tags: camminare, football americano, moto, Singapore

Attraversare Taiwan a piedi?

Scritto da ViaggiareLeggeri, 17/10/2008 alle 07:10 | 0 commenti  | Permalink
Leggendo in dettaglio su fourcornersofjapan.net le avventure di Ian Fraser e Chris Lynch, che stanno concludendo la traversata del Giappone a piedi, immaginavo che questi tizi avessero venti, venticinque anni. Invece no. Quarantatre' e trent'anni. I piedi hanno iniziato a prudermi: e' da un po' che non faccio lunghi viaggi a piedi, o anche solo in bici. Dallo scorso millennio.

Boschi e montagne intorno a Wu Ling Farm
Pensavo a Taiwan, che in certe cose e' un piccolo Giappone. L'influenza culturale giapponese li' e' sostanziale: dal sedicesimo secolo l'impero giapponese ha incrementato i contatti e l'influenza sulla piccola isola nota anche col nome portoghese di Formosa; nel 1895, poi, dall'influenza si passo' al controllo diretto dell'isola, quando Taiwan venne ceduta dalla Cina al Giappone a seguito della sconfitta nella prima guerra cino-giapponese. A differenza della politica giapponese in Cina e altrove (a Singapore, per esempio) l'occupazione giapponese prima e durante la seconda guerra mondiale vide un numero ridotto di violenza e brutalita', e fu segnata invece dal tentativo di assimilare ed assorbire la popolazione taiwanese all'interno della cultura giapponese (per contrasto, e' bene ricordare che l'impero Giapponese, nella prima meta' del ventesimo secolo, agi' contro i cinesi come contro una razza inferiore, vedi massacro di Nanchino per esempio).

Taiwan venne quindi trattata come un "piccolo Giappone", e i suoi cittadini educati come i cittadini giapponesi, soprattutto a partire dal 1919, quando la politica di assimilazione venne formalizzata dal primo ministro nipponico Hara Takashi. I taiwanesi vennero spinti verso l'uso di costumi giapponesi (lingua, religione, abbigliamento, struttura delle abitazioni, nomi individuali.

Beh... la storia di Taiwan magari sara' l'argomento specifico di un post in futuro. Per ora, basti sapere che molti taiwanesi combatterono nell'esercito giapponese, i sentimenti anti-nipponici non si svilupparono a Taiwan come successe invece in Cina e in Corea. Visitare Taiwan offre l'occasione di assistere ad un incontro tra la cultura cinese pre-Rivoluzione culturale e quella giapponese.

Vista la sua relativa vicinanza a Singapore, e le dimensioni minori - quindi piu' adatte alle mie condizioni atletiche attuali - se confrontate col Giappone, sto pensando... perche' non attraversare Taiwan a piedi? E? parecchio piu? piccola del Giappone, ma come il Giappone offre varieta? di panorami e genti: ci sono ancora dodici tribu? di aborigeni provenienti da Oceania, Indonesia, persino dal Madagascar. Montagne (3900 metri), fiumi, aree isolate e altre densamente popolate, spiagge da surf e isolati templi buddisti, il grattacielo piu' alto del mondo e campi di riso.

Sarebbe bello potersi prendere un "mese sabbatico" (magari due) per attraversare Taiwan da nord a sud, magari passando per il centro.

Sarebbe bello.

Tags: Asia, camminare, Taiwan, viaggiare leggeri

A piedi attraverso il Giappone

Scritto da ViaggiareLeggeri, 16/10/2008 alle 07:26 | 0 commenti  | Permalink
www.fourcornersofjapan.net e' il blog di Ian Fraser e Chris Lynch, due australiani che hanno deciso di attraversare il Giappone a piedi, uno da nord e l?altro da sud; loro dicono che uno va dal punto piu? ad est a quello piu? ad ovest e l?altro dal capo settentrionale a quello meridionale, ma vista la forma del Giappone i due percorsi risultano opposti ma simili, tanto che hanno venti punti in comune.

"Ma chi glie lo fa fare, di camminare? Non ci sono piu' auto, in Giappone? Non hanno niente di meglio da fare, nella vita, 'sti due australiani?".


Beh, forse vogliono avere qualcosa di piu', da ricordare, del solito "Quest'anno ci siamo fatti Barcellona Ibiza Madrid Bilbao e Tangeri in cinque giorni netti"...

Tags: Asia, camminare, viaggiare leggeri

"Rough Ian" e Ambrogio Fogar: no, non si somigliano

Scritto da ViaggiareLeggeri, 06/02/2008 alle 19:07 | 0 commenti  | Permalink
Un'amica italiana ha suggerito un'analogia tra le imprese di Ambrogio Fogar e la camminata da Finisterre a Istanbul di Rough Ian (di cui ho scritto ieri su www.nonsolo.affari.to/news/667) .

Piano coi paragoni. Non dico che Fogar fosse Superman e Ian una merdaccia, o viceversa, ma ...non mi pare facciano cose simili, e non credo vadano alla ricerca delle stesse cose.

Ambrogio Fogar era un altro genere di viaggiatore. Ian e' un programmatore (e come tale poco dotato per la comunicazione tra esseri umani) (e lo dico da programmatore) con una lieve forma di daltonismo (se avete visto il suo sito magari l'avrete intuito), alto quasi un metro e novanta e pesante circa 125 chili, che viaggia a piedi quando l'essere senza lavoro glie ne da' la possibilita'. Non uno sportivo, non uno alla ricerca di avventure estreme, non uno interessato ai record (lode a lui per questo). Non ha legami familiari che lo tengano a casa, e' silenzioso fino a che non beve (poi inizia a raccontare di sua zia che odia i tedeschi per via del Blitz, e di quando vide un italiano viaggiare, per ordine della mamma, con una forma di formaggio nello zaino), contrario alla pratica sportiva, alle pulizie di casa, e a qualsiasi movimento che non sia l'andare al pub, come dice lui stesso sul suo sito. Conoscendolo personalmente, direi che del viaggiare a piedi lo attirano, soprattutto, i bassi costi, i tempi lunghi, l'essere "lontano da".

Sulle differenze tra attitudine italiana e inglese nei confronti dei viaggi e delle avventure.

Non sono gli Ambrogio Fogar (e i Reinhold Messner, o i Patrick de Gayardon, o i Ranulph Fiennes), secondo me, che rappresentano il carattere di una nazione. Quelle sono eccezioni, cacciatori d'adrenalina e di esperienze intense, e possono nascere anche in un Paese di sedentari che non sanno cosa sia un fuso orario. Ian e' invece un uomo molto "medio", con i suoi pregi e i suoi problemi, le sue contraddizioni (un nemico dell'attivita' fisica che fa 4.000 km a piedi), e che rappresenta bene l'inglese medio, pronto ad andare a vivere in Bulgaria se la vita a Slough costa troppo, o a trasferirsi dal'altro capo del mondo se la sua ditta glie ne da' la possibilita'. La minoranza sparuta di italiani disposti a fare lo stesso viene probabilmente da famiglie che hanno saputo stimolare la curiosita' dei figli fin da piccoli, hanno proposto loro un mondo che aveva piu' opportunita' e cose interessanti che pericoli, e han detto loro di fare cose, anziche' parlarne.

E con questa frase, arrivata dopo oltre 2500 caratteri, mi sono tagliato la lingua (o le gambe) da solo...

Tags: antropologia spicciola

Viaggiare a piedi non e' abitudine nazionale...

Scritto da ViaggiareLeggeri, 05/02/2008 alle 17:33 | 0 commenti  | Permalink
Un conoscente inglese sta per intraprendere un viaggio a piedi da Istanbul a Finisterre (Spagna). Ne ho parlato su www.viaggi.affari.to/notizie/666. Sei mesi, 4.000 km, sei milioni di passi (stimati). Il conoscente si chiama Ian, e il suo sito e' http://trek08.roughian.com.

Vi immaginate un nostro connazionale, un italiano, impegnato in un viaggio a piedi?

No. E' facile immaginare le preoccupazioni:

- Chi sta a casa a badare alla casa?
- Chi bada ai genitori anziani, ai figli, al cane?
- Se giro a piedi come un pezzente, cosa scrivo poi nel curriculum? Chi mi assumera', quando torno?
- E se mi becco qualche malattia strana?
- E se non bastano i soldi?
- Camminare stanca;
- M'hanno detto che a Finisterre i cellulari italiani hanno poco campo, tranne quelli cromati;
- Parleranno italiano, a Istanbul?
- C'e' f*ga, in Bulgaria?

Un italiano che giri da solo e' gia' un animale strano. Se poi viaggia in treno, in bici, a piedi o in autostop, e' ancora piu' anomalo. Noi siamo moderni e alla moda, abbiamo almeno due cellulari, il SUV o la station wagon col GPS cosi' non ci perdiamo sul tragitto casa - ufficio, gli occhiali da sole rigorosamente di marca, i jeans consumati al punto giusto, lo snowboard perche' gli sci fanno troppo anni '70, e se andiamo da qualche parte ci andiamo in un attimo, senza perdere tempo a camminare.

Camminare ... cosa significa?

A piedi da Istanbul ad Finisterre

Scritto da ViaggiareLeggeri, 04/02/2008 alle 19:42 | 0 commenti  | Permalink
TREK '08Istanbul-Finisterre
4500km Charity Walk
Viaggiare a piedi e' prassi diffusa tra i cittadini britannici. Sui giornali locali si legge, periodicamente, di qualcuno che va a piedi da John O'Groats (punta nord della Scozia) a Lands' End (punta della Cornovaglia). Di solito lo si fa per beneficienza, ma non e' detto. In tutti i casi c'e' un desiderio di viaggiare leggeri, senza doversi preoccupare di guasti all'auto o alla moto, di coincidenze all'aeroporto, di prenotazioni dell'albergo. E visti i tempi necessari al viaggiare a piedi, e' anche necessario avere tempo a disposizione e non aver paura di passarlo da soli.

Ci sentiamo quindi di raccomandarvi Trek08.roughian.com, il sito di "Rough Ian", dedicato alla sua camminata da Finisterre (Spagna) a Istanbul (Turchia), che si svolgera' nel 2008. 4.000 chilometri, sei milioni di passi, sei mesi: queste le cifre che descrivono la camminata.

Ian e' in cerca di sponsor. Se la vostra ditta, anche piccola, e' interessata, ci sono tanti modi per aiutarlo nell'impresa, e tanti modi per beneficiarne. Se non avete altri modi per aiutarlo, visitare il suo sito Trek08.roughian.com sara' sufficiente.

Conoscendo personalmente "Rough Ian", possiamo garantire che:

1) e' una persona onesta, se concordate qualcosa in cambio del vostro supporto, otterrete esattamente quanto promesso;
2) e' una persona meticolosa;
3) buon fotografo;
4) da buon cittadino inglese, potrebbe scrivervi un trattato su tutte le birre esistenti al mondo;
5) non si perde d'animo in caso di difficolta';
6) puo' produrre materiale (testo) dotato di tipico humour britannico (non un gran sforzo per lui ... come detto, e' inglese).

Tags: camminare, siti Internet, viaggiare leggeri, viaggio

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