
Un giro in auto da Atlanta fino in Alabama, per provare una nuova macchina fotografica. Una bella giornata di sole. Il caldo del Sud degli Stati Uniti di fine estate, meno opprimente che nei mesi precedenti. Ecco una foto scattata davanti al Big Chief Diner, un drive-in vicino a Gadsden, in Alabama.
... non la vedi, non la tocchi oggi la malinconia?
Non lasciamo che trabocchi: vieni, andiamo, andiamo via.Autogrill, Francesco Guccini
Il Big Chief serve tuttora pasti, e non ci abbiamo mangiato male. Pollo fritto e patatine, giusto per entrare appieno nell'
Alabama lifestyle.
Negli USA, appena ci si allontana dai grandi centri urbani, soprattutto nel sud e all'ovest, si trovano tanti edifici come questo, lasciati andare in rovina, abitati e non, operanti e a volte abbandonati. Anche citta' allo stato fantasmatico.
Se qualcuno vi dice che ci sono troppi immigrati negli USA, consigliategli di uscire da New York, Los Angeles, Miami: lasciando le coste e andando verso il centro degli Stati Uniti (che, per la cronaca, e'
Lebanon, in Kansas), gli spazi a disposizione diventano enormi. La densita' della popolazione in Italia e' di
192 persone per chilometro quadrato. Negli Stati Uniti e' di
33 persone/km². E' una bella differenza, ma non impressionante quanto i
dati dei singoli stati degli USA.
Sei stati USA hanno una densita' superiore a quella italiana: Maryland, Connecticut, Massachusetts, Rhode Island, New Jersey e il District of Columbia (praticamente la citta' di Washington, che ha 3.700 abitanti/km²!). Nove stati degli USA (compresa l'Alaska con 2 persone/km²) hanno meno di dieci persone/km². L'Alabama ha una "folla" di 35 persone/km², superiore alla media USA, ma pur sempre meno di un quinto della media italiana.
Se lasciate le coste degli USA per andare nell'entroterra, fate il pieno: carburante, cibo, acqua, schede di memoria per la vostra macchina digitale... dimenticato niente?
Foto scattata nell'ottobre 2006.
Tags: edifici, esplorazione, foto, ristoranti, Stati Uniti
Un'amica italiana ha suggerito un'analogia tra le imprese di Ambrogio Fogar e la camminata da Finisterre a Istanbul di
Rough Ian (di cui ho scritto ieri su
www.nonsolo.affari.to/news/667) .
Piano coi paragoni. Non dico che Fogar fosse Superman e Ian una merdaccia, o viceversa, ma ...non mi pare facciano cose simili, e non credo vadano alla ricerca delle stesse cose.
Ambrogio Fogar era un altro genere di viaggiatore. Ian e' un programmatore (e come tale poco dotato per la comunicazione tra esseri umani) (e lo dico da programmatore) con una lieve forma di daltonismo (se avete visto il suo sito magari l'avrete intuito), alto quasi un metro e novanta e pesante circa 125 chili, che viaggia a piedi quando l'essere senza lavoro glie ne da' la possibilita'. Non uno sportivo, non uno alla ricerca di avventure estreme, non uno interessato ai record (lode a lui per questo). Non ha legami familiari che lo tengano a casa, e' silenzioso fino a che non beve (poi inizia a raccontare di sua zia che odia i tedeschi per via del Blitz, e di quando vide un italiano viaggiare, per ordine della mamma, con una forma di formaggio nello zaino), contrario alla pratica sportiva, alle pulizie di casa, e a qualsiasi movimento che non sia l'andare al pub, come dice lui stesso sul suo sito. Conoscendolo personalmente, direi che del viaggiare a piedi lo attirano, soprattutto, i bassi costi, i tempi lunghi, l'essere "lontano da".
Sulle differenze tra attitudine italiana e inglese nei confronti dei viaggi e delle avventure.
Non sono gli Ambrogio Fogar (e i Reinhold Messner, o i
Patrick de Gayardon, o i
Ranulph Fiennes), secondo me, che rappresentano il carattere di una nazione. Quelle sono eccezioni, cacciatori d'adrenalina e di esperienze intense, e possono nascere anche in un Paese di sedentari che non sanno cosa sia un fuso orario. Ian e' invece un uomo molto "medio", con i suoi pregi e i suoi problemi, le sue contraddizioni (un nemico dell'attivita' fisica che fa 4.000 km a piedi), e che rappresenta bene l'inglese medio, pronto ad andare a vivere in Bulgaria se la vita a Slough costa troppo, o a trasferirsi dal'altro capo del mondo se la sua ditta glie ne da' la possibilita'. La minoranza sparuta di italiani disposti a fare lo stesso viene probabilmente da famiglie che hanno saputo stimolare la curiosita' dei figli fin da piccoli, hanno proposto loro un mondo che aveva piu' opportunita' e cose interessanti che pericoli, e han detto loro di fare cose, anziche' parlarne.
E con questa frase, arrivata dopo oltre 2500 caratteri, mi sono tagliato la lingua (o le gambe) da solo...
Tags: antropologia spicciola