Il blog di ViaggiareLeggeri, argomento: globalizzazione 

Gli articoli del blog di ViaggiareLeggeri sull'argomento globalizzazione

Il capodanno cinese e' arrivato nelle scuole inglesi

Scritto da ViaggiareLeggeri, 22/01/2012 alle 00:46 | 0 commenti  | Permalink
Lunedi' 23 gennaio si celebra il Capodanno cinese, entriamo nell'Anno del Dragone. Due anni fa avevo ipotizzato la diffusione globale di questa festa, nello stesso modo in cui Halloween e' diventata in tutto il mondo un'occasione per indossare maschere, girare di porta in porta dicendo "dolcetto o scherzetto", e organizzare serate dedicate al cinema horror. Non so se ora il Capodanno cinese sia festeggiato a Voghera come avevo previsto; qui in Inghilterra, questa festa e' arrivata anche nelle scuole, anche in quelle di campagna in cui la presenza d'allievi di origine cinese e' minima o nulla. Ecco un annuncio letto poco fa su Freecycle:
Subject: [**********_Freecycle] Wanted chinese outfit for 5yr old girl
Date: Sat, 21 Jan 2012 14:10:33 -0000

Does anyone have a chinese costume/clothing to fit a 5yr old girl for her school celebration next week please

Ed un altro:
Subject: [[**********_Freecycle] wanted please - Chinese fancy dress for school party
Date: Fri, 20 Jan 2012 22:27:12 -0000

Does anyone have anything they could offer/loan for a kiddies fancy dress with a Chinese theme, please - suitable for a 6-7 year old boy....? Thank you.

Due mamme, con nomi e cognomi tipicamente inglesi, che cercano abiti cinesi per i loro bambini per la settimana prossima. Capitera' anche a voi, in futuro... o magari vi e' gia' capitato?

Capodanno cinese a Singapore (2010)


Tags: capodanno cinese, foto, globalizzazione, scuola, vivere in Inghilterra

Piu' facile trovare un Subway che un McDonald's

Scritto da ViaggiareLeggeri, 10/03/2011 alle 01:53 | 0 commenti  | Permalink
Vi piace mangiare nei ristoranti fast food, quando viaggiate? Allora questa notizia vi riguarda.

Fast food, per tanti, significa un nome solo: McDonald's. Simbolo del capitalismo globale che avanza a colpi di hamburger ipercalorici e patatine coperte di ketchup, McDonald's e' ovunque. E fino a poco tempo fa era la piu' diffusa catena di ristoranti fast food sul pianeta: i marchi di KFC, Burger King, Taco Bell e le altre catene sono lontane dall'onnipresenza della M gialla. Ora, pero', McDonald's e' stata superata da Subway. Specializzata in sandwich ("submarine sandwich), Subway ha ora 33.749 ristoranti in tutto il mondo, contro i 32.737 di McDonald's. Per fare un esempio della rapidita' della sua espansione: in Gran Bretagna, nel 2000 c'erano 25 ristoranti Subway; ora ce ne sono 1.350.

Quindi, cari amici viaggiatori, non vi stupite se, tornando in un quartiere che conoscete a Londra, a Parigi o a Berlino, troverete un Subway al posto di un McDonald's, in futuro.



Mangiare in un ristorante fast food, quando si viaggia, equivale a scegliere il male minore: se uno non ha il coraggio di provare i cibi locali, entra in un fast food e sa che non mangera' bene, il colesterolo schizzera' alle stelle, il ketchup schizzera' sulla maglietta, ma almeno non avra' sorprese. Gia', c'e' chi viaggia e visita posti che non conosce cercando di evitare di conoscere cose nuove... capita anche questo.



Tags: classifiche, globalizzazione, marchi, ristoranti

Ryanair e il menu' per l'assicurazione: un equivoco linguistico

Scritto da ViaggiareLeggeri, 30/10/2010 alle 09:50 | 1 commenti  | Permalink
Le due versioni a confrontoSabato 23/10/2010 ViaggiareLeggeri ha contattato Ryanair, nella persona di uno dei loro informatici, e ha segnalato un problema nell'area prenotazioni, e precisamente nella pagina della scelta dei servizi. In passato, Ryanair aveva risposto alle nostre domande, e in alcuni casi aveva apportato correzioni a seguito di nostre segnalazioni, anche senza rispondere. Non questa volta: nessuna risposta, e l'errore e' ancora visibile, per cui ci pare lecito parlarne. Chissa' che Michael O'Leary, leggendo questa pagina, non decida di correggere personalmente l'errore.

Ecco l'errore: dopo aver selezionato i voli desiderati, si giunge ad una pagina in cui e' possibile scegliere quanto bagaglio in stiva portare, e se stipulare un'assicurazione per il viaggio. La pagina dice, nella versione italiana,
In caso non si desidera acquistare assicurazione seleziona No Assicurazione Viaggio nel menu sotto

Italiano un po' traballante, ma non e' questo il problema: il fantomatico "menu' sotto", menzionato nella frase citata, non esiste. Non c'e' alcun menu', dopo la frase - o piu' in basso nella pagina - in cui sia possibile selezionare la voce suggerita.

Per curiosita' - e anche per completare la mia prenotazione - ho chiuso la finestra del browser e ho iniziato una nuova prenotazione nella versione in inglese del sito Ryanair. Arrivati allo stesso punto - stipulare o meno la polizza assicurativa -, la didascalia inglese diceva qualcosa di parecchio differente rispetto a quella italiana...

Tags: globalizzazione, lingue, Ryanair, siti Internet

La globalizzazione delle feste: Capodanno cinese a Voghera?

Scritto da ViaggiareLeggeri, 08/12/2009 alle 09:00 | 0 commenti  | Permalink
Una collega statunitense mi ha chiesto via email, giorni fa
This may be a "blonde" question... but do they celebrate Christmas in Singapore?

Beh, non era una domanda da "oca bionda". Non si sa mai, chi celebra cosa, e quando. E dove.

Singapore non e' solo il paradiso dello shopping, in cui ogni occasione e' buona per andare a far compere. Singapore e' anche, in piccolo, molto simile agli Stati Uniti per quanto riguarda il mix etnico che vi si trova: e' un melting pot, come gli USA. E forse anche di piu': a Singapore si celebrano feste cristiane, musulmane, buddiste, taoiste, indu', anche se non in tutte queste festivita' si sta a casa dal lavoro (oggi, 8 dicembre, si lavora). Le festivita' religiose, a Singapore, sono quasi sempre sfruttate come opportunita' per addobbare le centinaia di centri commerciali e per organizzare vendite speciali, saldi, offerte, lanci di nuovi prodotti.

Non che Singapore sia unica in questo, tutt'altro. La maggior parte delle Nazioni piu' avanzate, il "primo mondo", o il "Nord Ovest" del mondo, presentano situazioni simili: un mercato globalizzato richiede ai cittadini di essere consumatori, e di consumare parecchio; meglio se fanno spese tutti i giorni. Le festivita' cascano a fagiolo: danno ai consumatori un motivo per fare acquisti.

Le celebrazioni per Halloween non erano probabilmente viste di buon occhio, al tempo dell'Impero Romano: facile immaginare un senatore togato gridare "E' una degenerazione nordico-pagana da stroncare!". Se quel senatore romano vivesse al giorno d'oggi, a meta' novembre si ritroverebbe in coda alla cassa di in supermercato con il carrello pieno di stronzate regali e regalini per i figli suoi e per quelli degli amici.

Halloween si e' diffuso dal nord Europa negli USA, e da li' nel resto del mondo (grazie anche a John Carpenter). Ha raggiunto anche l'Asia, ovviamente, e l'Asia - la Cina, in particolare - finira' col ricambiare il favore. Sempre piu' persone vengono a contatto con la cultura cinese; gli immigrati cinesi in Europa e negli USA aumentano, si integrano... e quando un bambino italiano vede che il suo compagno di banco cinese partecipa a feste e riceve regali alla fine di gennaio, ogni anno, non ci vuole molto perche' dica "Papa', mamma, anch'io!"....

Tags: capodanno cinese, Cina, feste, globalizzazione, visioni e previsioni

L'onnipresente M e' anche a Pingtung

Scritto da ViaggiareLeggeri, 28/08/2009 alle 06:15 | 0 commenti  | Permalink
Il McDonald's di Pingtung, Taiwan
Pingtung, sud di Taiwan. Posto quieto e non affollato, molto differente dal frenetico nord di Taiwan. Foreste e spiagge, granchi e tartarughe, palme e montagne. Una montagna che sembra la Torre del Diavolo di "Incontri ravvicinati del terzo tipo", se non per forma almeno per ubicazione E all'improvviso, dal nulla, ti trovi davanti la M gialla di McDonald's. Come ovunque.

Pingtung non e' poi cosi' isolata, dopotutto.

Tags: foto, globalizzazione, marchi, Taiwan

Piccoli aggiornamenti da Singapore: influenza suina, crisi economica

Scritto da ViaggiareLeggeri, 20/07/2009 alle 08:02 | 0 commenti  | Permalink
Libreria Harris chiusaAllegria, come diceva Mike Bongiorno tanti anni fa. Ce ne sara' bisogno, visti gli argomenti di oggi.

Sui siti dei quotidiani italiani, le notizie sull'influenza suina (H1N1) si moltiplicano. Un titolo allarmista seguito da uno rassicurante, e via cosi'. Qui a Singapore, la situazione e' la seguente: nei mesi scorsi si vedevano di frequente persone con una mascherina protettiva; da diverse settimane, forse dall'inizio di luglio, non ho piu' visto una mascherina. Nelle settimane passate, inoltre, l'ingresso del condominio dove abito era diventato un posto di blocco: sia ai pedoni che ai passeggeri (e guidatori) dei veicoli veniva controllata la temperatura tramite un termometro a distanza che, impugnato come una pistola, veniva puntato contro la fronte. Ho visto visitatori respinti all'ingresso perche' avevano temperature di trentasette gradi e un decimo. Da una settimana a questa parte i controlli sono cessati, e parlando con conoscenti e' emersa l'idea che la pandemia sia inarrestabile, inevitabile e ... da non evitare, se si e' in salute: meglio venir contagiati ora, da una forma lieve dell'influenza, in modo da preparare il proprio organismo per eventuali forme piu' pericolose della stessa influenza. Almeno questo e' quanto diceva l'autista dell'autobus, stamattina.

Passando ad un argomento molto differente, i media italiani (again!) sembrano sottovalutare l'attuale crisi economica. O forse in Italia la crisi non e' arrivata e non arrivera'. Qui, invece, si moltiplicano le storie di persone che hanno perso il posto per riduzioni di personale o chiusura aziendale definitiva. E lo stesso vale per i negozi. Meta' dei negozi di informatica e telefonia all'interno di Suntec City hanno chiuso i battenti negli ultimi sei mesi, e la crisi non e' limitata a quel settore: il quattordici luglio ha chiuso Harris, la mia libreria preferita (beh, l'unica, a Suntec City), in cui ho passato la mia pausa pranzo almeno una volta alla settimana da quando sono a Singapore. Un'ora alla settimana per quattordici mesi ... avrei potuto leggere Guerra e Pace gratis. Comunque, ora anche Harris ha chiuso. Vediamo quale settore sara' toccato, ora. I negozi di abbigliamento? I ristoranti?

Tags: crisi economica, globalizzazione, salute, Singapore

Come diffondere un'infezione

Scritto da ViaggiareLeggeri, 21/05/2009 alle 06:11 | 0 commenti  | Permalink
E' giovedi' mattina, sono in ufficio a Singapore. Il collega JD tossiva e si sentiva poco bene, lunedi'. Scherzando, mi ha invitato a non entrare nell'ascensore in cui si trovava. Scherzando. Oggi e' giovedi', ho febbre, tosse e dolori sparsi. L'avevo presa per una battuta, quella dell'ascensore. Non scherzava, JD.

Sabato partiro' per una breve vacanza a Taiwan. Il collega James, che ha iniziato a tossire ieri, andra' in Australia per due settimane per una serie di conferenze religiose; al fianco della sua carriera informatica ne ha una come pastore cristiano evangelico (pensateci: avere un Papa o un altro leader religioso che ne capisce di DNS. Potrebbe succedere, nell'anno tremila...). Il cinquantenne Chan, che e' di solito impegnato in una filiale dove sta installando e configurando un nuovo software, questa settimana e' stato in ufficio qui da noi; gia' ieri ha iniziato a tossire e oggi non pare molto in forma. La settimana prossima sara' in trasferta a Kuala Lumpur, in Malesia. e da li' volera' direttamente verso Giacarta, in Indonesia, la settimana dopo.

Mya e' una collega carina e giovane, singaporiana di etnia cinese. Giovane ... sembra ventenne, ma ha quasi trent'anni; sembrano sempre molto piu' giovani della propria eta', le ragazze di qui. Il "cubicolo" in cui lavora e' vicino a quello di JD; l'altro cubicolo confinante con quello di JD e' di Monique, assistente di un manager assunta da poco. Monique andra' per lavoro in Giappone, domani. Mya sara' a Hong Kong lunedi'. Entrambe hanno delle pastiglie di paracetamolo vicino alla tastiera dei loro computer; ho chiesto come mai, hanno detto che entrambe hanno qualche sintomo del raffreddore, entrambe da martedi'; a quel punto si sono girate verso JD, che e' sprofondato nella sua poltroncina fino a scomparire, dicendo "it's not my fault!".

Bruce, l'americano che sta in ufficio due porte prima del mio, e' da due giorni in Europa per lavoro. Londra, Roma e Zurigo, prima di tornare a Singapore dopo una breve sosta a Dubai.

E io che credevo ci fosse una crisi economica in corso! Le videoconferenze non le hanno inventate?

Riassumendo, i colleghi che lavorano nel mio ufficio, che sono stati a contatto con l'untore JD, e che sono o saranno in giro, per lavoro o per vacanze, toccheranno i seguenti Paesi:

- Taiwan
- Australia
- Malesia
- Indonesia
- Giappone
- Hong Kong
- Gran Bretagna
- Italia
- Svizzera
- Emirati Arabi Uniti

E' solo una piccola influenza, probabilmente, non la Febbre Suina o l'Influenza Aviaria, due delle mini-pesti di inizio millennio. Potremmo chiamarla l'influenza degli informatici del ventiquattresimo piano. Ma non impieghera' molto a diffondersi nel pianeta, partendo da un piccolo ufficio a Singapore. Ci sono aziende dove si viaggia molto di piu'. Ci sono periodi in cui poche persone partono dallo stesso ufficio per disperdersi in aree ancora piu' distanti tra loro sul nostro bel pianeta.

Consigli? Non sedetevi vicino a me, in aereo, se andate da Singapore a Taiwan.

Tags: aviazione, globalizzazione, salute

Nuovi nomadi, un fenomeno americano?

Scritto da ViaggiareLeggeri, 22/04/2009 alle 06:45 | 0 commenti  | Permalink
Gli Stati Uniti sono stati creati da gente col desiderio di viaggiare, o come minimo la disponibilita' a prendere baracca e burattini ed andarsene verso nuovi lidi: non c'e' troppo di che stupirsi, quindi, che un milione di americani vivano da nomadi. Due sembrano essere i fattori che spingono un numero sempre maggiore di statunitensi a vendere (o magari solo affittare) le loro case e vivere "on the road". Uno e' l'invecchiamento dell'americano medio.
"Salve, sono John Smith, l'americano medio, e sto invecchiando. Perdo i capelli, dimentico le cose, e l'osteoporosi inizia a manifestarsi. Pero' almeno viaggio."

L'altro e' la crisi economica attuale. Prima si aspettava di raggiungere la pensione per iniziare a viaggiare con costanza.
"Salve, sono John Smith, l'americano medio, e viaggio con Costanza, una ventenne tutta curve. Mi sa che rischio un infarto."

La crisi economica globale ha fatto perdere il lavoro a tanti americani. Perdere il lavoro non e' una novita' ne' una tragedia, al di la' dell'Atlantico, ma la situazione e' diversa, ora: se tutte le ditte licenziano e nessuna assume, i nuovi lavori dovranno arrivare da direzioni differenti, oppure non ci saranno. Mettersi in viaggio per qualche mese, in attesa che la situazione economica migliori, diventa quindi un'opzione quasi ragionevole.
"Salve, sono John Smith, l'americano medio, e ho perso il lavoro. Ho venduto la mia casa e ho deciso di viaggiare. Ora sto andando in Patagonia in treno piu' pullman. Conto di tornare a Denver tra un anno, sperando che questa crisi economica passi, nel frattempo. Stando via per dodici mesi in Paesi col costo della vita inferiore a quello della mia citta' dovrei riuscire a cavarmela senza consumare tutti i miei risparmi."

"Ragionevole" e' un termine molto relativo. Cio' che e' ragionevole nella cultura americana puo' esserlo meno in quella italiana.
"Salve, sono Mario Rossi, l'italiano medio, e ho perso il lavoro. Ho venduto la mia casa e ho deciso di viaggiare. Stavo per prendere un treno per Lisbona per poi andare a Gibilterra e da li' in nord Africa, ma i miei parenti hanno chiamato un'ambulanza e mi hanno fatto internare, dicendo che 'solo un pazzo venderebbe una casa, di questi tempi'. Lo psicologo dell'ASL ha confermato. Ora non posso piu' viaggiare."

Mollare tutto e viaggiare? Ci sono quelli che non sanno stare fermi troppo a lungo nello stesso posto: loro non hanno bisogno di ragioni per viaggiare continuamente. Gli altri faranno bene a meditare, prima. A loro sono destinate le seguenti riflessioni.

- Portate con voi pazienza e senso dell'umorismo: vi serviranno nell'incontro con culture differenti.
- Non affezionatevi troppo alle vostre cose: se va bene le consumerete, se va male verranno perse o rovinate.
- Non aspettatevi di farvi capire a gesti in Russia, o di parlare spagnitaliano in Ecuador: imparate una lingua, magari due.
- Piu' facile fare i nomadi se avete un lavoro che puo' essere svolto ovunque, o se sapete inventarvi il lavoro adatto al luogo in cui vi trovate.
- Alternate destinazioni in cui farete solo i turisti (bellissime, isolate, pre-tecnologiche) con altre in cui lavorare.
- Badate alla vostra salute. Sonno, pasti, sforzi: alcune delle cose cui badare
- Se viaggiate con famiglia/amici/compagna(-o), ritagliatevi dei momenti solo vostri.
- Non correte in aereo da un posto all'altro. Viaggiate come viaggiano i locali e vedrete di piu' spendendo di meno.
- Non createvi aspettative: quello che altri hanno fatto, della propria vita "on the road", non e' quel che farete voi.
- Non createvi aspettative irrealizzabili: la vita da nomadi non e' necessariamente una vita in vacanza. Qualche soldo dovrete guadagnarlo, ogni tanto (e se riuscite a farne a meno, scriveteci e diteci come!).
- Mantenete un indirizzo fisico, anche se vendete la vostra casa: quello di un familiare, per esempio, o di chiunque sia disposto a sfogliare la vostra posta per segnalarvi qualcosa di urgente.

Non e' mai troppo tardi. Pur non essendo un vero "nomade", chi scrive ha vissuto per oltre trent'anni nella stessa casa, poi e' andato a vivere all'estero, e da quel momento ha vissuto in tre continenti.

Tags: globalizzazione, viaggiare leggeri, Wanderlust

Vacanze pasquali nel mondo: a casa di lunedi' o di venerdi'?

Scritto da ViaggiareLeggeri, 10/04/2009 alle 03:42 | 0 commenti  | Permalink
Arriva la Pasqua, e tante aziende chiudono per qualche giorno. Anche tante aziende che interessano a chi viaggia. Se viaggiate in questi giorni, potreste sorprendervi la quantita' di Nazioni in cui le feste pasquali non corrispondono a quelle italiane. Ecco quindi una piccola lista non ufficiale di chiusure aziendali, basata su informazioni fornite dalle nostre fonti:

- Argentina: giovedi' pomeriggio e venerdi' santo;
- Australia: venerdi' santo e lunedi' dell'Angelo;
- Brasile: venerdi' santo;
- Canada: venerdi' santo;
- Cile: venerdi' santo;
- Colombia: giovedi' e venerdi' santo;
- Ecuador: giovedi' pomeriggio e venerdi' santo;
- Filippine: venerdi' santo;
- Francia: lunedi' dell'Angelo;
- Germania: venerdi' santo e lunedi' dell'Angelo;
- Hong Kong: venerdi' santo e lunedi' dell'Angelo;
- India: venerdi' santo;
- Indonesia: venerdi' santo (anche giovedi' quest'anno, causa elezioni)
- Messico: venerdi' santo;
- Nuova Zelanda: venerdi' santo e lunedi' dell'Angelo;
- Olanda: lunedi dell'Angelo';
- Polonia: lunedi' dell'Angelo;
- Regno Unito: venerdi' santo e lunedi' dell'Angelo;
- Repubblica Ceca: lunedi' dell'Angelo;
- Singapore: venerdi' santo;
- Spagna: venerdi' santo e lunedi' dell'Angelo;
- Sri Lanka: giovedi, venerdi' santo, lunedi' dell'Angelo e martedi';
- Stati Uniti: "in God we trust", ma si lavora sia venerdi' che lunedi';
- Sud Africa: venerdi' santo e lunedi' dell'Angelo;
- Tailandia: lunedi' dell'Angelo, martedi', mercoledi' (Water Festival, piu' che Pasqua...).
- Ungheria: lunedi' dell'Angelo;
- Venezuela: mercoledi' pomeriggio, giovedi' e venerdi' santo;

E in Italia si chiude solo il lunedi'? Sembra strano...

Tags: feste, globalizzazione

Magro ad Atlanta, grasso a Singapore

Scritto da ViaggiareLeggeri, 27/03/2009 alle 17:43 | 0 commenti  | Permalink
Due anni (2006-2008) ad Atlanta, Georgia, avevano lasciato qualche segno sul mio fisico: porzioni abbondanti di cibo troppo grasso (anche quello magro), strade fatte per guidare e non per pedalare o camminare, e poche cose da vedere che fossero raggiungibili senza auto, piu' la mia naturale propensione ad evitare le palestre, avevano contribuito a portare il mio peso a settantacinque chili, quattro in piu' di quando ero sbarcato ad Atlanta per la prima volta. Non tanti in assoluto, tutt'altro, ma troppi per un fisico gracilino come il mio. Eppure, nel corso di un sondaggio in ufficio, istigato da un collega d'ufficio single che cercava scuse per attaccar bottone con le colleghe americane, sia io che il collega britannico, di corporatura simile alla mia, eravamo stati definiti "scrawny", praticamente pelleossa. Il collega americano piu' leggero, poco piu' basso di noi (quindi sul metro e ottanta) pesava oltre novanta chili. "Scrawny", quindi magri.

Saliamo sulla macchina del tempo per arrivare alla fine del 2008, a Singapore da otto mesi. Porzioni di cibo ragionevoli, temperature intorno ai trenta gradi ogni giorno (e poco meno di notte), tante camminate e frequenti pedalate avevano portato il mio peso a sessantacinque chili. 65. Pochini. Conversazione con colleghi e colleghe singaporiane, tutti parecchio magri (e ricordate che Singapore e' uno dei Paesi piu' ricchi del mondo, e il mangiar bene e' parte dell'identita' nazionale); si scivola sull'argomento sport, poi fitness, e si finisce col parlare di corporature e pesi. Secondo i colleghi, sessantacinque chili per un'altezza di un metro e ottantaquattro sono un peso normale. Dieci chili meno del peso che mi rendeva uno scheletro che cammina ad Atlanta...

Tutto questo per ricordare come cio' che ha un significato ed un valore in un Paese puo' avere un significato molto differente all'estero. Nonostante la globalizzazione, siamo per fortuna ancora lontani da una completa unformita' del modo di pensare.

Per ora.


Tags: differenze culturali, globalizzazione, pesi e misure, Singapore, Stati Uniti

Weekend a sorpresa per San Valentino: la destinazione era Batam, Indonesia

Scritto da ViaggiareLeggeri, 15/02/2009 alle 15:32 | 0 commenti  | Permalink
Ieri mattina siamo partiti per un weekend di San Valentino a sorpresa. La destinazione si e' rivelata essere l'isola di Batam, in Indonesia, e la breve visita ha mostrato al vostro fedele corrispondente due volti diversi dell'Indonesia:
Una piscina limpida a pochi metri dal mare inquinato in Indonesia
all'interno del Turi Beach Resort pulizia, sorrisi (qualcuno magari anche sincero) e prezzi chiari (anche se alti, quasi a livelli singaporiani); all'esterno, nella citta' di Nagoya (si', Nagoya, a Batam in Indonesia, non Nagoya la terza citta' piu' grande del Giappone), abbiamo trovato un centro commerciale con barriere di sicurezza (il Nagoya Hill) e qualche straniero, ed al di fuori tanta sporcizia, prezzi bassi che che raddoppiano (o vengono elevati a potenza) per gli stranieri, facce cupe, tutti i tassisti che si fermano per offrire un passaggio allo straniero, fogne a cielo aperto. Da una parte un resort simile a tanti altri, per esempio al Berjaya Tioman (a Tioman Pulau, Malesia) visitato lo scorso agosto, che propone un'Indonesia sterilizzata per soddisfare i turisti stranieri. Dall'altra l'Asia al naturale, senza trucco, nella quale sopravvivere conta piu' che lavare un bicchiere prima di versar da bere.

Da rivisitare.

E voi, preferite l'Indonesia al naturale o quella fatta su misura per i turisti? Scrivetene nel forum del sito. Nelle prossime settimane comparira' nell'area racconti la storia di questa breve visita a Batam.

Ecco la posizione dell'isola di Batam su GoogleMaps:




Tags: Asia, foto, globalizzazione, Indonesia

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