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Una chicca per chi prepara i propri itinerari di viaggio tramite GoogleMaps. Provate ad andare su Google Maps e inserite Milano. Poi, scegliete DIREZIONI DA QUI, e scegliete Torino come destinazione (e Milano come partenza). Quindi scegliete l'icona del treno (e' tra quella della bici e quella dell'auto) per indicare che desiderate viaggiare con mezzi pubblici (treno e autobus). TO-MI, cosa ci proporra' mai GoogleMaps?
Semplice: un breve itinerario Milano - Lodi - Piacenza - Fidenza - Noceto - Borgo Val di Taro - La Spezia - Genova - Serravalle Scrivia - Alessandria - Asti - Moncalieri - Torino. A me pareva ci fossero strade piu' brevi...
Rivolgiamo quindi i nostri auguri per un viaggio economico e breve a chi seguira' i suggerimenti di GoogleMaps per andare da Milano a Torino (e viceversa).
Tags: castronerie, Google, orientamento, trasporti pubblici, treni
Quanto segue e' la rielaborazione di un mio messaggio inserito pochi giorni fa nel forum di un altro sito.
La pubblicita' nei siti Internet e' una rottura di scatole. Certo, come si puo' non essere d'accordo? Pero'...
Capisco che sia una rottura, ma avere un sito costa: molto tempo e a volte molto denaro. Devi pagare l?hosting (la ditta che tiene acceso 24 ore al giorno il computer che ospita il tuo sito), il nome di dominio (quel "viaggiareleggeri.com", "corriere.it" o "partireper.it" che compare nell?indirizzo del sito), piu? varie ed eventuali. Per esempio, il fornitore di hosting potrebbe farti pagare dei sovrapprezzi a seconda della quantita? di banda passante utilizzata, quindi piu? visitatori riceve il sito = piu? costi da pagare.
E non abbiamo ancora parlato della questione morale: chiunque abbia un sito dedicato ai viaggi, compreso me, crea dei contenuti, spesso originali e utili: articoli e guide che possono fornirti l?idea per un viaggio, rassicurarti nella sua organizzazione, darti i dettagli necessari per evitare un imprevisto. Tu che leggi utilizzi quei contenuti, e il titolare del sito non ti chiede di pagare per il tempo che ha impiegato a scrivere, scattare foto e prepararle per la pubblicazione, oppure cercando tra le ricevute di un viaggio per rispondere a chi gli chiede quanto costi la Nutella ad Auckland o il WD-40 a Caracas.
Per questo sito, se devo scrivere un?articolo originale basato su riflessioni personali impiego mediamente un?ora. Lo so, penso lentamente.
Se invece si tratta di scrivere qualcosa che richieda ricerche (tipo l'articolo su uno sciopero negli aeroporti inglesi e sulla conseguente
cantonata presa da un grosso sito di viaggi, che ha fornito la data sbagliata per lo sciopero) possono volerci anche varie ore, per trovare una risposta definitiva o per risalire alla fonte originale di una notizia. In molti casi un "blogger", quindi un autore non professionista, impiega piu? tempo e mette piu? attenzione nel controllare quel che scrive, rispetto a tanti "giornalisti professionisti" stipendiati.
Le pubblicita' che vedete sui siti sono un modo per cercare di coprire le spese, e in alcuni casi per sostenersi economicamente durante un viaggio o un periodo di disoccupazione (e tra breve verifichero' di persona entrambe queste condizioni). Gli spazi pubblicitari che si incontrano piu' di frequente sono quelli di Google Adsense, e c'e' un motivo: almeno nel mio caso si tratta dell'unico sistema pubblicitario col quale riesco a guadagnare qualche spicciolo (e per avere un'idea di quanto possa rendere Adsense per un utilizzatore normale, leggete
questo post nel blog di Partireper.it). Negli ultimi dieci anni ho provato Adsense, CJ (Commission Junction), Adbrite, Clicksor, TradeDoubler, Chitika, Linkshare, e con tutti gli altri fornitori, a parte Adsense, non riuscivo a guadagnare piu' di pochi
centesimi ogni settimana, quando andava bene, ritrovandomi oltretutto con pubblicita' non attinenti al contenuto del mio sito.
In breve: andiamo in Rete, leggiamo gratis cose che, se fossero pubblicate su un giornale, dovremmo pagare, e ci lamentiamo anche per la pubblicita? che tra l'altro nessuno ci obbliga a cliccare? Anziche? lamentarci, sarebbe il caso di godersi la situazione: prima o poi saremo costretti a pagare, per leggere contenuti di qualita?.
Tags: giornalismo, Google, pubblicità, siti Internet
Nelle ultime settimane il numero di viaggiatori che hanno cercato il sito della
Myair tramite Google e' aumentato di parecchio. Un'ottima idea, non e' sempre facile indovinare l'indirizzo di un sito, per quanto noto sia il
protagonista del sito o l'azienda che propone i propri servizi tramite quel sito. Alcuni - tanti - inseriscono in Google il termine "
myair.it, portando cosi' Google nella direzione sbagliata. Il sito della moribonda linea aerea Myair e'
www.myair.com; cercando "myair.it", Google mostrera' in cima ai risultati il sito www.myair.it, che non ha niente a che vedere con la compagnia aerea. Anzi...

... www.myair.it potrebbe anche nuocere al vostro computer. Ecco cosa mostra
Firefox visitando www.myair.it:
This web site at www.myair.it has been reported as an attack site and has been blocked based on your security preferences.
Attack sites try to install programs that steal private information, use your computer to attack others, or damage your system.
Some attack sites intentionally distribute harmful software, but many are compromised without the knowledge or permission of their owners.
Cliccando sul pulsante "Why was this site blocked?" si arriva a
http://safebrowsing.clients.google.com/safebrowsing/diagnostic?client=Firefox&hl=en-GB&site=http://www.myair.it/, che spiega come il sito sia tuttora considerato sospetto benche' negli ultimi 90 giorni non siano state registrate attivita' anormali (distribuzione di
malware). Il sito potrebbe essere innocuo, ma di sicuro non e' il sito della linea aerea Myair. Per cui ... se cercate il sito della linea aerea Myair tramite un motore di ricerca, meglio usare solo la parola 'myair', oppure 'linea aerea myair'. Non "myair.it".
Per gli informatici: Internet Explorer non ha segnalato nessun rischio visitando www.myair.it ...
Tags: Google, informatica, linee aeree in crisi, MyAir, siti Internet
Un anno fa, nel forum di questo sito venne inserito un messaggio in cui si segnalava un'
incongruenza nella gestione degli spazi pubblicitari di questo sito.
Roberto scrisse:
(...) trovo inopportuno che tu offra spazi promozionali sul sito anche a MYAIR che attualmente ? la principale artefice di tante scorrettezze a danno dei passeggeri ed ? la principale destinataria della protesta che si vuole esprimere tramite la raccolte delle ns adesioni.
A seguito di quella discussione bloccai le pubblicita' di Myair e di alcune altre linee aeree. A causa dei recenti
problemi Myair e del conseguente aumento di visite (accompagnato dall'aumento dei costi di gestione del sito), ho riesaminato la situazione degli spazi pubblicitari di questo sito:
-
Myair.com e' tuttora bandita nelle aree pubblicitarie del sito;
- Airfrance.com, alitalia.it, britishairways.com, easyjet.com e ryanair.com, che avevo bloccato nel luglio 2008, sono ora "sbloccate", cio' significa che nei banner pubblicitari forniti da Google Adsense
potreste vedere pubblicita' di queste linee aeree.
Dico "potreste" perche' il contenuto di quegli spazi pubblicitari non e' fisso: varia a seconda del testo contenuto nella pagina, della localita' da cui si collega ad Internet il visitatore, del linguaggio impostato nel suo programma di navigazione. Quindi le pubblicita' che Tizio vedra' su questa pagina oggi sono diverse da quelle che Caio ha visto ieri su questa STESSA pagina e che Sempronio vedra' tra una settimana. E non sono io a decidere quali pubblicita' mostrare. Per imparare qualcosa sul funzionamento di Google Adsense consiglio una ricerca su ... Google, o Virgilio, o Yahoo, o Altavista. Dove volete, insomma.
Aggiungo una cosa per i lettori che volessero affidarsi all'aforisma "a pensare male si fa peccato ma ci si azzecca": avere Alitalia, Ryanair, easyJet o persino Myair (che come detto e' invece bandita) tra i potenziali inserzionisti del sito NON mi farebbe scrivere articoli a favore di dette linee aeree, e il motivo e' semplice: quei banner Adsense con la pubblicita' Alitalia/Ryanair/British Airways etc. compaiono
indipendentemente dal senso dell'articolo che scrivo. Posso scrivere un articolo in cui lodo il servizio clienti Alitalia (e mi farebbe piacere se ce ne fosse l'opportunita') o in cui fornisco un vademecum per far causa ad Alitalia, il risultato sara' lo stesso: il banner Adsense presente nella pagina dell'articolo mostrera' una pubblicita' Alitalia.
E visto che l'inserzionista (Alitalia, Ryanair, British) paga per ogni click sul banner, ne consegue che
l'inserzionista paga anche per la pubblicita' presente su pagine in cui i suoi prodotti e servizi vengono stroncati. A me pare un progresso: nei
media tradizionali, pubblicare critiche severe o addirittura stroncature di prodotti o servizi di un'azienda equivaleva a perdere quell'azienda come inserzionista (o come potenziale inserzionista). Ora, invece, quelle stesse aziende si trovano a pagare per una loro pubblicita' che compare ai piedi di un articolo in cui si mette in dubbio l'onesta' dell'azienda, l'intelligenza dei suoi manager, l'educazione dei suoi dipendenti o la sanita' mentale del fondatore.
La pubblicita' presente su questo sito non mi rende meno libero di scrivere quel che penso.
Tags: giornalismo, Google, linee aeree, pubblicità Argomenti correlati a "google"