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Gli articoli del blog di ViaggiareLeggeri sull'argomento guadagnare

Foto, testo, creazioni artistiche: quanto valgono i contenuti originali?

Scritto da ViaggiareLeggeri, 30/12/2007 alle 07:00 | 0 commenti  | Permalink
Ho mandato alcune foto ad amici, dopo essere ritornato da un recente viaggio in Utah ed Arizona (e New Mexico, e Texas, e Oklhahoma, e Arkansas, e Tennessee, e Mississippi, e Alabama ... la strada e' lunga, in auto). Non poche, ma ho scherzosamente minacciato di mandare via email ai miei amici tutte e 1650 le foto scattate. E loro hanno risposto.


> Se tu usassi Flickr o Photobucket o Picasa, non dovresti mandarcele via email, le foto...

Fornire contenuti GRATIS ad altri siti? Ma che, siamo pazzi? Piuttosto mi faccio un simil-Flikr tutto mio. Uhm ... l'idea ricorda la carovana dei 'neri' che giravano in circolo da soli, in "Blazing Saddles" di Mel Brooks.

> Mettile tutte e 1650 online, le tue foto...

In realta' il totale delle foto che pubblicherei e' differente: su 1650 foto (circa) totali, di foto buone (da mostrare agli amici) ce ne saranno un centinaio o meno, considerato che molte sono variazioni della stessa immagine, mentre altre sono tecnicamente imperfette e senza 'redeeming qualities' (una foto mossa di un UFO la terrei, una foto mossa di una montagna no). Ancora: per una galleria online non userei piu' di 1024x768px (o 800x600), che porta a JPEG di circa 200Kb l'una (con il rateo di compressione che userei per questo scopo). Quindi abbiamo 20Mb per persona (diciamo 25Mb, per sicurezza) moltiplicati per 5 persone, quindi 125Mb. Questo, ipotizzando che ciascuno dei miei amici voglia sorbirsi 100 foto di rocce e sabbia rossa... Le pagine possono essere codificate in modo che le immagini vengano pescate dalla cache del browser, se hai gia' visitato una pagina; il totale risulterebbe quindi parecchio inferiore a 4Gb consumati in un paio di giorni ipotizzati dal mio amico.

E avendo 30 Gb di banda inutilizzati ogni mese...


> Ritorniamo sull'argomento: non ti conviene pubblicare le tue foto su flickr?

Come risparmio di tempo, si'. Ma come alcuni non amano scrivere per masse sconosciute (con un blog), io non amo pubblicare foto per le stesse masse (gallerie fotografiche). E usare Flikr, Picasa o altri siti simili per pubblicare foto significa accettare uno scambio che non sono piu' pronto ad accettare: io pubblico i miei contenuti sui loro siti e loro generano profitti in base a quantita' di contenuto, utenti registrati, pageviews.

Mi andava bene con GeoCities nel 1997, ma nel 2007 no. Preferisco pubblicare in proprio un decimo (o un centesimo) di quanto potrei pubblicare usando un blog o una photogallery altrui.

Internet e il sogno dei soldi facili

Scritto da ViaggiareLeggeri, 30/08/2007 alle 15:46 | 0 commenti  | Permalink
Ho ricevuto il mio primo computer in regalo per Natale, nel 1983. Da quel momento, ho sempre avuto un computer in casa. A fine 1996, dopo anni di macchine vecchie e con sistemi operativi obsoleti (DOS 3, DOS 4, GeoS) sono passato a un PC con Windows 95. Nel 1997 ho realizzato i primi siti per me e poi per conoscenti, e nel 2000 ho lanciato un sito di web hosting, colpito come tutti dalla febbre di Internet e dei facili guadagni che prometteva di portare; si trattava di www.affari.to. Nel giro di un anno, il mio sito ospitava oltre 20.000 siti gratuiti. Ovviamente non contavo di fare solo beneficienza: agli utenti del servizio di hosting gratuito proponevo anche l'hosting a basso costo, con maggiori funzionalita'.

Zero. Nessuno, dei 10.000 utenti che avevano creato un sito presso www.affari.to, decise di far uso dei servizi a pagamento, che pure non erano costosi: 1 Euro al mese per il servizio base, e 10 Euro al mese per il servizio ultra-mega-fanta-spettacolare. Magari non abbastanza spettacolare, col senno di poi.

In quell'occasione imparai un'importante lezione, talmente importante che me ne dimentico continuamente: se attiri utenti con un servizio gratuito, e' difficile trasformarli in clienti disposti a pagare anche poco.

Per ricapitolare: entrate zero, uscite pari a 50 dollari all'anno (per il dominio .to) piu' una quarantina di sterline all'anno per l'hosting del mio sito, che pur senza produrre entrate, riceveva cosi' tante visite da costarmi un capitale in banda passante.

Chiusi il servizio di hosting nel 2002. Il sito venne rimpiazzato da un mini-sito di annunci economici che avevo creato per vendere un ciclomotore Ciao con miscela auto-rigenerante, un letto inutilizzato e un monitor quattordici pollici di terza mano. Quel mini-sito era precedentemente ospitato su www.vendotutto.affari.to , e visto che riceveva un paio di nuove inserzioni al giorno, gli diedi l'onore di rimpiazzare il sito di hosting su www.affari.to .
No, neppure stavolta contavo di fare beneficienza: c'erano anche li' dei servizi a pagamento, e - miracolo! - qualcuno ne usufruiva, ogni tanto. E continua ad usufruirne anche oggi, nel 2007, dopo vari restyling del sito.

Nel frattempo, al di fuori della stanzetta in cui codifico i miei siti linea per linea con Textpad, si sono susseguiti cambiamenti che hanno avuto conseguenze anche sui miei siti.

Nel 1999 la parola del giorno era "portale", e tutti volevano un portale. A cosa dovesse dare accesso non si sa ancora oggi. Altre parolone che negli anni successivi sarebbero diventate importanti, e che furono pronunciate dagli Apostoli della Rete, furono Y2K, New Economy, B2B. Da pronunciarsi con l'aria di uno che e' stato illuminato dalla Verita' Immanente.

Nel 2000 le aziende erano pronte a buttare soldi dalla finestra (e a importare web developers dall'estero) pur di avere un bel sito Internet.

Nel 2001, con la fine della bolla speculativa del mercato dot-com, i budget si sono ristretti, le aziende dot-com si sono rese conto che pagare uno sviluppatore Flash per giocare a ping pong e lavorare nei ritagli di tempo non era vantaggioso, e ai project manager hanno chiesto di produrre siti che portassero vantaggi, e non soltanto una "presenza" in Rete.

Il rispetto dello standard CSS ha omogeneizzato l'apparenza di molti siti: i Cascading Style Sheets venivano usati per imitare tabelle dalla maggioranza degli sviluppatori, pochi osavano tentare qualcosa di differente (e per farlo di solito copiavano idee da www.csszengarden.com. Poi, per fortuna, e' arrivato MySpace, e tutto questo sfoggio di ordine, precisione, facilita' d'uso dei siti e' stato spazzato via: avete mai provato ad esplorare un tipico sito ospitato da MySpace, e' ottimizzato per una risoluzione di 6000x2000 pixel? Un bel monitor 2 metri per 2 metri magari basterebbe... Dopo Geocities nei tardi anni '90 e MySpace ora, quale sara' "Il Posto" in cui tutti vorremo essere tra due o tre anni?

Poi il Verbo di Jakob Nielsen si diffuse, la grafica ed il testo si restrinsero per andare incontro all'utente medio della Rete, che mediamente non riesce a leggere piu' di due frasi durante una visita di durata media ad un sito medio, in una giornata media, probabilmente di mercoledi'.

Nel frattempo siamo arrivati al 2007. Le ore di lavoro dedicate ai siti (dopo quelle passate in ufficio) sono sempre almeno due al giorno, 365 giorni all'anno. La speranza che "scatti qualcosa", e che di colpo uno dei miei siti diventi popolare e inizi a produrre profitti, sta gradualmente dissolvendosi, nonostante l'aumento di visitatori (e di messaggi nel forum di www.viaggi.affari.to e www.animali.affari.to ). Quasi quasi vendo il computer e vado su una montagna...

Volate con Alitalia, se volete, ma non investiteci denaro

Scritto da ViaggiareLeggeri, 04/10/2006 alle 00:00 | 0 commenti  | Permalink
L'amministatore delegato di Alitalia, Giancarlo Cimoli, ha dichiarato che Alitalia non e' in grado di produrre profitto e che il capitale investito verra' eroso a ritmo progressivamente piu' veloce, a causa del successo delle compagnie a basso costo.

La dichiarazione e' parte di un documento consegnato alla Commissione trasporti della Camera dei Deputati.

Cosa significa, in soldoni? Che Alitalia ha costi eccessivi per il mercato dei voli attuale; che ogni volo causa perdite e non profitti alla compagnia di bandiera italiana; che il personale impiegato da Alitalia e' in quantita' eccessiva e mal utilizzato; che il "business model" delle compagnie low cost non e' contrastabile da Alitalia. E che, infine, Alitalia non combattera' Ryanair, Easyjet e le altre linee low cost attraverso la riduzione dei prezzi.

Abbiamo scritto di finanza? No, cercavamo solo di spiegare per quale motivi gli aerei Alitalia si vedranno sempre di meno in cielo e sempre piu' negli hangar degli aeroporti.

Tags: Alitalia, guadagnare, linee aeree, linee aeree in crisi

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