Il blog di ViaggiareLeggeri, argomento: guerre
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guerre
"... e queste sono le chiavi della Focus. Sara' a tua disposizione fino a quando l'assegno dell'assicurazione non ti verra' consegnato, da quel momento avrai sette giorni per restituirla."
Sto ritirando una vettura di cortesia alla Enterprise di Heathrow, dopo che la mia auto e' stata tamponata ad un semaforo a Feltham, qui vicino. Il danno all'auto e' minimo, non si chiude il bagagliaio, ma i costi della riparazione potrebbero essere superiori alle settecento sterline che l'auto mi e' costata.
"Bene, bene, molto meglio della Volvo del dodicesimo secolo che guidavo prima. Dall'accento mi pare che tu sia irlandese, giusto?"
Gli occhi di Pete, il giovane impiegato che mi sta dando le chiavi, si illuminano.
"Si', vengo dall'Ulster!"
"Sono stato in Ulster, e anche nell'Eire. Da quale citta' vieni?"
"Armagh. E' a sud di Lough Neagh, il grande lago al centro dell'Irlanda del Nord."
"Lo so, ho visitato Armagh tanti anni fa. Ricordo una visita in due negozi di dischi che erano pressapoco l'uno di fronte all'altro..."
"Si', li ricordo bene! Ho lavorato in uno di quei negozi, prima di trasferirmi in Inghilterra. Ti e' piaciuta, Armagh?"
"Mi e' piaciuta, e mi ha lasciato un aneddoto memorabile. Ma qui state lavorando, non e' il caso..."
"Cos'e' successo ad Armagh?"...
Tags: fotografia, guerre, Irlanda
Le missioni verso la Libia si stanno forse riducendo, e
come scrive Pierluigi Battista, non si sa piu' chi sta vincendo e chi sta perdendo . Beh, "
chi perde sono sempre quelli che le guerre le combattono di persona", ci ricorda
Emilio, la nostra scimmia ammaestrata.
Un aspetto positivo della situazione attuale, a volerne cercare uno, e' il maggiore spazio che verra' concesso ai voli civili all'aeroporto di Trapani Birgi a partire da oggi. Come si legge in un
comunicato dell'ENAC, saranno consentiti fino a 38 voli giornalieri (19 in arrivo, 19 in partenza) durante la settimana, e 40 (20 in arrivo, 20 in partenza) il sabato e la domenica.
Ma lasciamo parlare l'ENAC:
DA DOMANI AUMENTO DEL NUMERO DEI VOLI CIVILI SULL’AEROPORTO DI TRAPANI
L’Enac rende noto che oggi, presso lo Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, si è svolto un nuovo incontro tra l’Aeronautica Militare e l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile allo scopo di verificare la possibilità di incrementare le attività del traffico aereo civile presso l’aeroporto militare di Trapani Birgi.
L’Aeronautica Militare, a seguito di ulteriori valutazioni sull’evoluzione delle operazioni, svolte successivamente alla riapertura dell’aeroporto all’aviazione civile, avvenuta lo scorso 30 marzo, ha dimostrato la propria disponibilità ad aumentare a 19 voli in arrivo e 19 voli in partenza il numero di movimenti giornalieri nei giorni da lunedì a venerdì.
Il sabato e la domenica, invece, i movimenti potranno arrivare a un massimo di 20 voli in arrivo e 20 in partenza.
Gli aumenti saranno operativi a partire da domani, sabato 9 aprile.
Il comunicato e' datato 08/04/2011, ecco il motivo del "Da domani" nel titolo dello stesso.
Tags: aeroporti, ENAC, guerre, Sicilia
Vietnam. Vado in Vietnam. L'ho appena saputo.
Faccio fatica a ricordare che
non sono un diciannovenne statunitense con i capelli a spazzola e una cartolina di leva in tasca in partenza per Saigon, ma un italiano di mezza eta' che andra' a Ho Chi Minh City per lavoro. Basta la parola,
Vietnam, per riportare in mente decine di film di guerra che descrivono il Vietnam tramite foreste e Mekong River, civili massacrati e civili massacratori, torturatori e torturati, il peggio e il meglio dell'umanita'. Full Metal Jacket, Platoon, Nato il Quattro Luglio, Il Cacciatore, Good Morning Vietnam, Vittime di Guerra. Apocalypse Now. Solo pochi giorni fa un amico italiano mi ha scritto, senza sapere del futuro viaggio in Vietnam:
(...) penso di non invidiarti circondato "dagli sporchi musi gialli", si sa noi reduci dei film sul vietnam....
E Apocalypse Now e' il film che sto guardando in questo momento. Lo so, e' un film. Lo so, la guerra e' finita dal 1975, da quando gli ultimi soldati e civili statunitensi evacuarono la loro ambasciata a Saigon. So anche che saro' in viaggio solo per pochi giorni, e che discutere di logistica con i quadri di una ditta europea ha ben poco in comune col risalire il Mekong fino in
Cambogia per assassinare un colonnello dei Marines ebbro di potere. Ma ognuno ha il proprio colonnello Kurtz cui dare la caccia. E dal Vietnam mi aspetto un potere evocativo superiore persino a quello sperimentato nel recente viaggio in
Cambogia,e se anche non dovessi riuscire a vedere nient'altro che l'aeroporto, l'ufficio e l'albergo, come spesso succede nei viaggi di lavoro, saro' piu' ricco di ora.
[continua... se mi vengono in mente altre riflessioni durante il film]
Tags: Asia, cinema, guerre, Vietnam, Wanderlust

La maggior parte dei testi e dei siti che parlano di svastiche e nazismo concordano nel dire che Hitler ha 'prelevato' la svastica da culture orientali, in cui rappresenta il sole, e ne ha invertito la direzione, trasformandola in un simbolo lunare. Che marea di stronzate. Le tradizioni asiatiche contengono svastiche di entrambi i tipi, come quella visibile in questo antico vaso fotografato nel National Palace Museum di Taipei, a Taiwan.
Tags: Germania, guerre, musei, storia, Taiwan
Dopo l'invasione USA dell'Iraq senza l'approvazione delle Nazioni Unite, nel 2003, nessun turista aveva visitato Baghdad e dintorni. Secondo il
New York Times, il primo inatteso turista in Iraq dopo la guerra e' l'Italiano Luca Marchio, 33 anni, di Como, che e' andato in Egitto, poi in Turchia, e da li' e' entrato nel Kurdistan, in Iraq, via terra e con un visto di dieci giorni in tasca. Ad Erbil (Irbil), la capitale del Kurdistan, Marchio ha preso un taxi che l'ha portato a Baghdad, 200 chilometri piu' a sud. Il tassista avra' probabilmente guadagnato in un giorno quel che di solito porta a casa in un paio di settimane.
Arrivato a Baghdad il turista inatteso si e' presentato all'hotel Coral Palace, dove ha ottenuto una stanza nonostante le perplessita' del personale della
reception. Quali perplessita'? "Sono un turista, Baghdad e' una citta' vecchia di dodici secoli e a me la storia interessa, questo e' un albergo, qual'e' il problema?", avremmo detto noi, se avessimo avuto fegato sufficiente per fare un viaggio simile. Probabilmente in albergo non si vedono spesso degli europei o americani senza occhiali neri, muscoli palestrati, rigonfiamento a forma di Glock (o di Beretta) e valigiette ventiquattr'ore. Tiriamo ad indovinare: se Luca Marchio e' un viaggiatore normale, avra' avuto pantaloni di colori che mostrano poco lo sporco, con tasche extra, bagaglio ridotto (magari uno zainone con uno zainetto piccolo per escursioni locali), una macchina fotografica compatta in un tascone dei pantaloni, e - se e' vero che e' un giornalista, come dicono vari siti - un piccolo computer portatile o tanta carta. Ma stiamo divagando.
Sono a Baghdad, ho trovato una camera, si sara' detto il nostro connazionale. I passi successivi saranno stati quelli che quasi tutti facciamo arrivando in una destinazione interessante: addocchiare posti dove sia possibile mangiare o acquistare cibo, e poi dirigersi verso i punti piu' interessanti della citta' per vedere, apprezzare, conoscere. Poi, col buio, il ritorno in albergo, perche' andare a Baghdad va bene, ma girare di notte nella capitale irachena potrebbe essere rischioso.
Il giorno dopo, probabilmente meta' Iraq - e tutti i membri delle varie
intelligence - sapeva della presenza di Luca Marchio, che stava andando a Falluja in autobus. Un autobus di linea per i quaranta chilometri da Baghdad a Falluja. Mi ricorda Guccini, che cantava "
Se devo emigrare in America, come mio nonno, prendo il tram". Con la differenza che il tram di Guccini non sarebbe passato in zone sorvolate da A-10 americani con cannone GAU-8 da 30mm e piloti col dito sul grilletto della cloche.
Immaginatevi la scena. "
Noooo, non prenda il bus per Fallija, e' pericoloso!", dice il personale dell'albergo. "
Perche', l'azienda degli autobus fa poca manutenzione? O ci sono scippatori a bordo? Sara' mica che gli autisti fregano sul resto, eh?", avremmo risposto noi, e magari cosi' ha risposto anche Marchio.
I poliziotti di Falluja che hanno fermato il turista avranno dovuto consultare il loro codice civile e penale, per trovare una ragione per bloccare Marchio. O forse hanno semplicemente chiesto al primo marines che hanno trovato, e quello avra' detto loro che non servono ragioni o leggi, e che i turisti in Iraq non possono circolare ("
Signor Marine, le mie prossime tappe sono Siria, Iran, Afghanistan, l'isola di Diego Garcia, la Corea del Nord, e poi un bel salto fino a Cuba. E magari poi scrivo anche un libro sulla School Of the Americas e sui torturatori sudamericani che sono andati a scuola dagli statunitensi"... no, rewind, qui parliamo di fare del turismo, non di diventare martiri a causa della lingua troppo lunga!).
Polizia irachena, marines statunitensi, giornalisti locali e stranieri, rappresentanti dell'Ambasciata italiana di Baghdad. C'erano tutti, neanche fosse stata la conferenza stampa per l'arresto di Toto' Riina. Ma han beccato un turista, mica capita tutti gli anni, eh!". Dev'essere uno dei primi casi in cui
uno (uno come me, come te, non uno speciale, ricco, protetto) decide di visitare un Paese non ancora "pacificato" dopo una guerra, viaggiando senza tanta pubblicita' e senza protezioni in alto, e si trova bloccato da polizie ed eserciti.
E s'e' beccato pure dell'ingenuo, probabilmente per essere andato in Iraq e aver fatto cose che gli iracheni fanno ogni giorno. Dall'Italia e' andato in Egitto, ha raggiunto la Turchia, ha ottenuto un visto di dieci giorni per l'Iraq, dove ha trovato un hotel aperto e ha ingaggiato una guida locale. Alla faccia dell'ingenuita'! Se Luca Marchi volesse collaborare al nostro sito e dare consigli...
Tags: guerre, Iraq, Medio Oriente, personaggi, Wanderlust

Ogni spunto e' buono per viaggiare. Visitare Scapa Flow e immaginare
Günther Prien a bordo dell'U-47 che osserva dal periscopio la flotta britannica alla fonda; cercare il Graal a Rennes-Le-Chateau nei primi anni '90; storpiare il ritornello di una canzone ("
Sai cos’è l'isola di ...") per visitare l'isola di Skye anziche' quella di Wight; andare in Alabama alla ricerca dei luoghi di Forrest Gump. In questo periodo sono i percorsi dei viaggiatori irrequieti, animati da
wanderlust, cosi' come le storie di persone che si sono trovate a viaggiare per caso, ad incuriosirmi e a darmi spunto per viaggi futuri. Ed in quest'ottica parleremo oggi di
Nino Bixio.
I prossimi mercoledi' ci saranno altri
articoli relativi ad altri personaggi che sete di avventura e curiosita' hanno spinto a viaggiare.
Nino Bixio (1821-1873) e' uno dei tanti nomi che vengono in mente quando si pensa all'Ottocento e all'unificazione dell'Italia. Nato in Liguria, combatte' nelle tre guerre d'indipendenza italiane. Partecipo' alla missione dei Mille, fu responsabile del processo-farsa dopo la
strage di Bronte, fu deputato e poi senatore. E nel 1873 mori' in Indonesia.
Indonesia? Dopo cannonate e fucilate in guerra in Italia, Bixio ando' a morire dal lato opposto del pianeta?? (*)
Esattamente. Bixio, oltre che militare e politico fu imprenditore, e la sua morte per colera avvenne durante un viaggio di lavoro verso
Batavia (
Giacarta). Secondo alcuni le attivita' commerciali di Bixio erano legate a reclutamento e consegna di mercenari per difendere gli interessi olandesi in Indonesia.
Secondo alcune fonti (Tiziano Terzani e il suo "Un indovino mi disse", per esempio), la tomba di Nino Bixio sembra essere stata a Pulau Weh, in Indonesia. Guardando su una mappa, l'isola di
Pulau Weh ("Pulau" vuol dire "isola" in indonesiano e in malese) si trova a nord di Sumatra, la principale isola indonesiana, e di fronte a Banda Aceh, la piu' grande citta' indonesiana colpita dallo tsunami del 26 dicembre 2004.
Altre fonti, come un
lungo articolo del Corriere del 1999, danno Pulau Beras Basah, in Malaysia, come luogo della sepoltura di Bixio, salvo poi parlare invece di "Pulo Tuan" (
Pulau Tuan), un promontorio di fronte a Banda Aceh, in Indonesia.
Lo stesso articolo del Corriere dice:
Nella primavera del (18)76 il capitano di fanteria Bardok sostenne di aver ritrovato pochi resti e la cassa, dopo lunghe ricerche che costarono la vita a numerosi soldati caduti in imboscate. I resti, presunti, furono traslati a Giakarta. A Singapore vennero cremati. In Italia, arrivarono le ceneri.
Sembra quindi che non esistano piu' tombe contenenti i resti di Nino Bixio. Non nel sud-est asiatico, perlomeno. Ma cercare notizie sulla storia dell'eroe risorgimentale e' stato un modo per imparare qualcosa sulle isole indonesiane e malesi, e per scoprire come un uomo noto soprattutto (o solo) per la sua attivita' militare e politica fosse tutt'altro che restio a visitare luoghi lontani in cerca di avventura.
(*): Non proprio "dal lato opposto". Rispetto all'Italia, il lato opposto del pianeta e' ad est della Nuova Zelanda, come visibile su
questo sito. Pero' e' parecchio lontana dall'Italia, l'Indonesia.
Tags: forze armate, guerre, Indonesia, personaggi, Wanderlust
Due giorni fa, sull'Atlanta Journal Constitution (il piu' diffuso quotidiano locale di Atlanta) e' stata pubblicata una lettera in cui un sessantaduenne lettore raccomandava che fossero gli ultrasessantenni, non i ventenni, ad essere mandati al fronte.
L'autore delle lettera spiegava che chiunque abbia goduto per sessant'anni o piu' del privilegio di vivere negli USA dovrebbe sentirsi grato dell'opportunita' di combattere e morire per la Patria. Elencava poi una serie di vantaggi, a volte pure condivisibili (mandare a combattere e a morire uno che ha ancora cinquant'anni di vita davanti a se' oppure uno che ne ha solo piu' una decina non e' una scelta difficile), altri molto pratici e al limite del cinismo: la pensione di questi combattenti-pensionati verrebbe bloccata, visto che i soldati percepirebbero lo stipendio da soldati; e i prevedibili decessi al fronte limiterebbero la futura spesa pensionistica nazionale senza danneggiare la forza lavoro attiva.
Ho dovuto leggere la lettera due volte per essere sicuro che l'autore non stesse prendendo per i fondelli i lettori. Era serio. Se da un lato vengono in mente gli ultimi giorni del Terzo Reich, in cui anziani e ragazzini combattevano insieme nel
Volksturm, d'altro canto ci sono motivi per cui, oggi, ha senso mandare in guerra persone che in passato sarebbero state considerate troppo giovani, troppo vecchie o fisicamente inadatte al combattimento. Per esempio, la diffusione sempre piu' capillare degli UAV (Unmanned Air Vehicle, cioe' velivoli senza pilota), come l'
MQ-9 Reaper.
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