Blog, argomento: lavoro
Gli articoli del blog di ViaggiareLeggeri sull'argomento
lavoro
Da qualche mese lavoro a Londra, in un'azienda che ha sede nella stazione ferroviaria di Paddington. Vivo vicino all'aeroporto di di Heathrow, e trascorro tra le tre ore e le tre ore e mezza in viaggio ogni giorno. L'altro programmatore, che lavora per quest'azienda da circa otto anni, viene da ancora piu' lontano, vicino Reading, ma ha un'accordo con la ditta che gli permette di lavorare da casa
almeno quattro giorni alla settimana. Anche lui passa molto tempo sui mezzi di trasporto, comunque, quando viene in ufficio. E questa settimana lavoriamo a casa sua.
Lavorare da casa. Di qualcun altro. WHAT???
Lui lavora per l'azienda dal giorno in cui e' stata fondata, io da pochi mesi, e' quindi scontato che non c'e' ancora stato un completo "travaso di conoscenze" da lui a me, sia per via dell'infrequente presenza di entrambi in ufficio (anch'io lavoro da casa, a volte), sia per la mancanza di tempo: siamo sempre in "firefighting mode", lavoriamo cioe' come vigili del fuoco, impegnati di continuo a risolvere emergenze e a modificare i prodotti informatici aziendali per delle richieste urgenti. Come capita ovunque.
Ora l'azienda si e' resa conto della gravita' del
problema autobus. Il "problema autobus" non ha niente a che vedere coi trasporti e con il dover fare il pendolare tra casa e ufficio. Si tratta invece, nel linguaggio aziendale britannico, del
rischio che la sola persona che conosce qualcosa di essenziale per l'azienda venga colpita accidentalmente da un autobus mentre attraversa la strada, e l'azienda si ritrovi impossibilitata a continuare la sua attivita' per la perdita di quella persona.
E pensare che in Italia ci si ripete, in azienda, che tutti sono utili ma nessuno e' indispensabile. Strano, vedere come le risorse umane sono considerate in modo piu' realistico nella
Perfida Albione.
Questo e' il motivo per cui l'azienda ci ha proposto di lavorare due settimane lontano dall'ufficio e dalle sue distrazioni continue: questa settimana io e Brian lavoriamo a casa sua, vicino a Reading, e la settimana prossima lavoreremo a casa mia. Niente "ho solo una piccola domanda", "puoi farmi un piccolo favore" (che poi quasi sempre sono piccoli solamente per chi li chiede, non per chi deve fornire una risposta).
Sto provando a contare quante aziende italiane avrebbero pensato ad una soluzione del genere. Zero, immagino.
Tags: lavoro, vivere all'estero, vivere in Inghilterra
Qualche anno fa, in una moderna fabbrica italiana. Luigi ha ventidue anni, sono i suoi primi giorni di lavoro in fabbrica. Gli danno la responsabilita' di un costoso impianto di verniciatura che deve sfornare cento pezzi all'ora. Gli dicono di imparare da un collega, ma non ci sono procedure operative scritte, e il collega passa informazioni col contagocce: probabilmente avrebbe parlato poco anche sotto tortura a Guantanamo. Luigi raccoglie frammenti d'informazioni come puo'. Una sera, alle sette, durante il secondo turno, il collega piu' maturo da cui deve imparare (un
anziano di ventotto anni) gli dice "C'e' il responsabile produzione in giro, non farti vedere con le mani in tasca". Luigi e' riuscito a mettere a punto alla perfezione l'impianto di verniciatura, i cento pezzi all'ora escono dal costoso mostro d'acciaio come li avesse verniciati il Dio della verniciatura, ma non va bene. Lo chiamano nel 'gabbiotto' del capoturno.
- Come mai lei ha le mani in tasca?
- Scusi, signor Responsabile, ma ho messo a punto l'impianto, i pezzi escono nella quantita' richiesta con la qualita' richiesta, e a questo punto oltre a fare la manutenzione periodica all'impianto, non mi resta che verificare che l'impianto giri alla perfezione. Che me ne stia a braccia conserte, con le mani in tasca o con un libro di Nietzche sottobraccio non cambia niente.
Il capoturno e del responsabile di produzione si scambiano una risata.
- No guardi, lei non puo' fare cosi'.
Quando ritorna alla sua postazione, il collega
anziano lo rimbecca:
ti ho detto di non farti vedere con le mani in tasca, cosa credi, che ti racconti balle?
Dopo quella lezione, Luigi capisce come vanno le cose del mondo del lavoro italiano:
non conta quanto lavori, conta quanto sembra che lavori.
Ho raccontato questo piccolo aneddoto dopo aver letto il titolo del Corriere online, poco fa: "
Stipendi italiani: metà di quelli tedeschi. Anche in Grecia e Cipro sono più alti (
link)". Maledetti, ci pagano poco e ci fanno lavorare un casino. E non sono contenti! Un titolo cosi' e' fatto apposta per farci sentire sfruttati, perseguitati, oberati di lavoro. Persino greci e ciprioti guadagnano piu' di noi.
Persino. Perche' per il Corriere greci e ciprioti sono razze inferiori a noi, immagino.
Vado sul sito della BBC, e trovo un articolo dal titolo interessante: "
I greci sono quelli che lavorano di piu' in Europa?" (
link). Il titolo e' fatto per attirare l'attenzione dei lettori britannici, a cui per mesi e' stato detto che la crisi greca e' dovuta alla scarsa produttivita' dei lavoratori greci. Nell'articolo della BBC vengono posti in relazione produttivita' e ore di lavoro, e i risultati sono sorprendenti, almeno per chi legge il Corriere e per i responsabili dell'azienda in cui lavorava il giovane Luigi: passare tante ore al lavoro non significa lavorare molto. I dati estratti dalle statistiche OECD si riferiscono alle sole Nazioni europee (la tabella completa e'
qui).
| Piu' ore lavorate | Maggiore produttivita' | Meno ore lavorate | Meno produttivita' |
| 1 | Grecia | Lussemburgo | Olanda | Polonia |
| 2 | Ungheria | Norvegia | Germania | Ungheria |
| 3 | Polonia | Irlanda | Norvegia | Turchia |
| 4 | Estonia | Belgio | Francia | Estonia |
| 5 | Turchia | Olanda | Danimarca | Repubblica Ceca |
| 6 | Repubblica Ceca | Francia | Irlanda | Portogallo |
| 7 | Italia | Germania | Belgio | Slovacchia |
| 8 | Slovacchia | Danimarca | Austria | Grecia |
| 9 | Portogallo | Svezia | Lussemburgo | Slovenia |
| 10 | Islanda | Austria | Svezia | Islanda |
Impressionante. Nove delle dieci nazioni in cui si lavora piu' a lungo (Grecia, Ungheria, Polonia, Estonia, Turchia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Portogallo, Islanda) sono tra le dieci nazi...
Tags: classifiche, Europa, Italia, lavoro
Volete
volare davvero low cost? Fatevi pagare dalla linea aerea, lavorate per loro come
assistenti di volo.
Ryanair sta reclutando nuovi ADV (acronimo interessante: Assistenti Di Volo o Agenzie Di Viaggio?). Ne parla il sito Ryanair
qui, stavo pensando di sintetizzare e tradurre l'annuncio in italiano, ma visto che si tratta di un lavoro in cui
e' essenziale conoscere l'inglese, ho solo selezionato alcune frasi dal testo originale:
Live the high life! CABIN CREW CAREERS
Are you bored of nine-to-five? Want something different? Want a career that will get you places? How about a job that gives you wings?
Our Cabin Crew service providers are currently recruiting for exciting Cabin Crew positions operating on Ryanair aircraft.
(...) For information regarding open days throughout the UK and Europe please consult the following websites:
Crewlink www.crewlink.ie
Dalmac www.dalmac.ie
St. James Management www.stjames.gb.com/ryanair
Cavok www.cavok.cat
La sezione dei requisiti e' lunga ed invito gli interessati a leggerla sul sito Ryanair. Segnalo solo le seguenti caratteristiche richieste:
Requirements
You need to be:
Experienced in dealing with the public & comfortable in a selling role
Hard working, flexible & willing to operate on a shift roster
Between 5'2 (1.57m) and 6'2 (1.85) in height with weight in proportion
Able to swim well
Fluent in English (both written and spoken)
Prepared to live within one hour's travelling time of any Ryanair base
Ready to meet the challenge of dealing with people and demanding situations
L'ultima frase, in particolare, e' utile per ricordare che il mestiere dell'assistente di volo non e' sempre piacevole come si vede, per esempio, nella
pubblicita' Virgin Atlantic, e che trattare con i passeggeri non e' facile.
Dove lavoreranno questi assistenti di volo?
We are principally recruiting for bases in the following countries
- UK (London - Stansted, Liverpool, Glasgow - Prestwick, East Midlands, Luton, Bristol, Bournemouth and Belfast)
- Ireland (Dublin, Cork and Shannon)
- Spain (Madrid, Barcelona - Girona and Alicante)
- Germany (Frankfurt - Hahn, Bremen and Dusseldorf Weeze)
- Belgium (Brussels - Charleroi)
- Italy (Milan - Bergamo, Pisa - Florence and Rome - Ciampino)
- Sweden (Stockholm)
Ulteriori dettagli sul sito Ryanair.
Tags: assistenti di volo, lavoro, offerte lavoro, Ryanair
... ora ci sono un locale in cerca d'inquilino e un banco dei pegni. C'erano una volta due agenzie interinali, in questa piazza del centro di Staines, nel Surrey, vicino al pub
The Town Hall, ma entrambe hanno chiuso nel corso dell'ultimo anno.
Sospetto che le conseguenze della crisi economica attuale saranno durature e peggiori di quanto dichiarano i leader politici italiani. Quelli inglesi non ci provano neanche, a indorare la pillola.
Tags: cartoline, crisi economica, lavoro, Stanwell Moor e dintorni
Se avete un'agenzia viaggio, o se state pensando di aprire un'agenzia viaggio, vi segnalo la discussione intitolata
Alle agenzie viaggi: come vendete, oggigiorno?, che mi pare stia proponendo uno spaccato interessante dell'evoluzione nel settore della preparazione e vendita dei pacchetti-viaggio nell'era di Internet.
Tags: agenzie viaggi, idee per il settore turistico, lavoro, tour operator
Chi cerca un lavoro e' costantemente sotto esame da parte dei selezionatori. Ma in un mercato dove c'e' competizione, in Inghilterra come forse in Italia, anche le agenzie di collocamento sono in feroce competizione tra loro, e i dilettanti si notano in fretta. Ecco la trascrizione di una telefonata con una
employement agency inglese.
- Ciao, sono Mike. Lavoro per l'agenzia XYZ, ho letto il tuo CV su Monster. Stai cercando un lavoro, in questo periodo?
- Ciao Mike. Si', sono alla ricerca di un lavoro.
- Bene, bene... Volevo chiederti: conosci ASP.NET?
- No, mi spiace.
- Ok, non importa. Conosci Java?
- Temo di no.
- Usi Microsoft .NET?
- No, Mike. Scusa, ma ... se hai letto il mio CV sai gia' che non conosco queste tecnologie, visto che non le ho menzionate da nessuna parte.
-Ok, grazie.
Tags: dialoghi, Gran Bretagna, lavoro, vivere in Inghilterra
Oggi non parliamo di viaggi, di luoghi esotici o di incontri con peculiari tradizioni locali. Vi accompagneremo invece in una visita guidata in un luogo di cui vi
abbiamo parlato alcuni giorni fa: il quartier generale di ViaggiareLeggeri, il posto in cui il codice di questo sito viene creato, in cui vengono composti gli articoli del
blog, in cui viene moderato il
forum, in cui vengono tenute le copie di backup del materiale del sito, in cui vengono lette le email dei lettori e vengono ricevuti gli ospiti: sponsor, dirigenti di aziende del settore viaggi, altri
nerds.
Sul tavolo, da sinistra a destra, sono disposti: un monitor collegato ad un obsoleto HP Omnibook XE3, ripescato dal solaio dopo cinque anni di naftalina, al momento dotato di Windows XP ma presto destinatario di un sistema operativo open source; un Acer Travelmate 370 del 2005 con Ubuntu 10.04 LTS; un ampio monitor Samsung collegato ad un Acer Aspire 4736G con Windows 7 e Ubuntu 10.10. Sul pavimento, a destra, sono temporaneamente sistemati un
server fatto coi Lego e il router BT Hub2.0.
Perche' tre computer? Semplice: il pavimento della stanza non e' perfettamente orizzontale, c'e' una certa inclinazione dalla finestra (dietro la tenda) verso la porta (il punto da cui e' stata scattata questa foto), e la Grande Sedia Dirigenziale (grigia, nella foto) ha le rotelle, per cui... uno inizia a lavorare sul computer vicino alla finestra, poi scivola verso la porta continuando a digitare freneticamente sul computer di mezzo, infine s'arresta presso l'HP dove continua la composizione dell'articolo. La sedia viene riportata alla posizione iniziale, e la composizione dell'articolo continua durante il successivo scorrimento. Questo metodo di lavoro spiega la lentezza nel produrre nuovi articoli, e l'ilarita' di chi si trova ad osservare la redazione di ViaggiareLeggeri al lavoro.
Sotto il tavolo, l'
armadietto fotografico acquistato a Singapore per proteggere macchine e obiettivi dall'umidita', una stampante inkjet Epson CX5500, una foresta di cavi e alimentatori, e alcuni dischi rigidi da 2,5".
In primo piano, sulla sinistra, si vede quello che e' probabilmente l'oggetto piu' importante presente nella stanza:una coperta scozzese, acquistata intorno al 1980, e tuttora utilizzata per tenere al calduccio i piedi, cosa altamente raccomandabile visti i tagli al bilancio aziendale (leggi: non piu' di tre ore di riscaldamento al giorno).
Tags: foto, informatica, lavoro, open source
Tanti utenti del forum di ViaggiareLeggeri hanno scritto chiedendo informazioni sul lavoro di
assistente di volo:
come si diventa assistente di volo, quante lingue bisogna conoscere, quanto bisogna essere alti, se e' necessario saper nuotare . Una domanda che tanti avranno in mente e che pochi hanno il coraggio di fare e' "quanto si guadagna?". Per rispondere, abbiamo consultato un'articolo sul sito
EHow, che descrive la situazione negli Stati Uniti e che sara' utile per farsi un'idea di quale sia lo stipendio degli assistenti di volo anche in Europa.
La paga media di un'assistente di volo negli USA era, nel 2009, 43.350$. I neoassunti, pero', avevano stipendi tra i 14.000$ e i 19.000$. Negli Stati Uniti il contratto per gli AV tende ad essere un contratto collettivo valido piu' anni, per cui queste cifre sono probabilmente molto simili a quelle attuali.
La conoscenza di piu' lingue porta salari piu' alti, in quanto permette d'essere assegnati a voli in cui quelle lingue sono richieste.
Negli USA, la paga oraria degli assistenti di volo viene corrisposta solo per il periodo trascorso a bordo, a portelli chiusi. L'imbarco, lo sbarco, l'attesa di aerei in arrivo o in partenza non vengono pagati. Questo - e i tempi morti tra un volo cui si viene assegnati e il seguente - portano a lavorare a volte tra le 65 e le 90 ore al mese, il che puo' rendere necessario un secondo impiego. Gli assistenti di volo ricevono una
diaria che copre le spese giornaliere, quando sono fuori sede, che dovrebbe coprire le spese per i pasti.
Viaggiare a costo ridotto e' uno dei
bonus legati a questa professione; assistenti di volo e loro familiari beneficiano inoltre, in genere, della possibilita' di viaggiare senza prenotazione ("standby travel"). Un altra opportunita' che viene loro offerta e' di viaggiare nei
jump seat, i sedili ausiliari destinati al personale di bordo: quei posti a sedere non sono 'vendibili' al pubblico, e restano a disposizione del personale di bordo (in servizio o meno) anche in caso di voli completamente 'esauriti'.
Tags: assistenti di volo, lavoro, personale linee aeree
Una volta, la selezione del personale era un lavoro per esperti di risorse umane. Gli esperti in selezione del personale dovevano avere conoscenze basilari di psicologia, di conoscere le leggi che regolavano le assunzioni, ed erano interessate a fornire alle aziende candidati capaci di rispondere ai requisiti richiesti. Oggi, continuando la preparazione per il colloquio di lavoro di cui
ho parlato ieri, ho avuto la conferma che il tipo di selezionatore che ho appena descritto e' passato di moda: questi sono venditori, e neppure tanto abili. Ecco la traduzione di una serie di email, i nomi reali sono stati sostituiti, "William" e' il selezionatore:
On 09/02/2011 17:58, William wrote:
Buon pomeriggio ViaggiareLeggeri,
Sono lieto di confermare il tuo colloquio con la ACME CORPORATION per il ruolo di System Administrator.
Il colloquio si svolgera' venerdi' alle 2.00pm. Il colloquio sara' con John Smith, il CTO (Chief Technical Officer), presso la sede della ACME. Sii a destinazione almeno 10 minuti prima dell'inizio previsto per il colloquio.
Buona fortuna, ti telefonero' domani pomeriggio per prepararti al colloquio.
Cordiali saluti
William
---
On 10/02/2011 11:09, ViaggiareLeggeri wrote:
Buongiorno William,
Potresti per favore mandarmi i dettagli relativi a questo lavoro? Mi aiuterebbero a completare la preparazione per il colloquio e ti farebbero risparmiare del tempo durante la telefonata che avremo oggi.
Cordiali saluti
ViaggiareLeggeri
---
On 10/02/2011 11:12, William wrote:
ViaggiareLeggeri,
Non ci sono dettagli specifici, ti spieghero' poi, prenderemo tutto il tempo necessario per essere sicuri che tu sia preparato per il colloquio.
Cordiali saluti
William
---
On 10/02/2011 17:30, ViaggiareLeggeri wrote:
William,
Non credo ci sara' l'opportunita' per quella telefonata, oggi. Se potessi farmi avere qualche specifica che spieghi che tipo di ruolo dovrei ricoprire presso la Acme Corporation, sarebbe di grande aiuto.
Grazie
ViaggiareLeggeri
Un paio di minuti dopo aver inviato l'ultima email ricevo una telefonata. E' William. Tossicchiando, spiega che aveva in programma di telefonare alle cinque e trenta, ma "e' rimasto bloccato in una riunione", e poi mi fornisce quelle che, dice, sono "tutte le informazioni di cui avro' bisogno", nel corso di una telefonata durata 130 secondi:
Quando incontri John Smith, la prima cosa che dovrai chiedergli sara' "Qual'e' la funzione che dovrei ricoprire?", e lui ti spieghera' tutto.
E questa e' la fondamentale preparazione che questa telefonata a lungo attesa mi ha fornito: zero. Avrei posto in ogni caso una domanda del genere.
Tags: dialoghi, Gran Bretagna, lavoro, vivere in Inghilterra
Dopo qualche anno passato in giro per il mondo a fare il webmaster e a produrre applicativi online, mi ritrovo di nuovo a casa, in Inghilterra, nella condizione che gli inglesi chiamano
between jobs, e che noi italiani, piu' prosaicamente, descriviamo come "disoccupazione". Un CV decente e buone esperienze professionali in tre continenti mi hanno portato a ricevere una dozzina di telefonate da agenzie di selezione personale (non interinale) per varie opportunita' d'impiego in zona Londra ovest e dintorni. Dovrei avere un colloquio con un'azienda, nel centro di Londra, tra qualche giorno, e l'agenzia che mi ha procurato l'incontro mi ha mandato un prontuario di cose da fare e da evitare. Utile, immagino, per un diciottenne senza esperienza di lavoro, ma lievemente ... ridicolo in alcune sue raccomandazioni. Eccolo:
- Always arrive early, look smart and make eye contact with a firm hand shake; you show that you have good customer facing skills and can handle pressure situations
- It is imperative to arrive early to calm yourself and get a feel of the environment
- Make polite conversation with whoever leads you to your interview room, e.g. about the weather, ?nice offices?, location, etc
- The most important impressions made about you are made within the first 10 seconds of an interview
- An employer needs to know they can work with you and that you can become part of their team; so be yourself, be real and be approachable
- Know what your short and long term goals are in relation to a new post
- Things like career opportunities, training potential and technical growth are as important as your day to day role and working environment
- Prepare questions for the interview, which will help you decide whether or not to accept, if you are offered the job
- Be knowledgeable and interested in the company concerned
- Be prepared to discuss your weaknesses, but try and turn it into a positive
- Have questions in mind that you are going to ask at the end of the interview
- Ask the interviewer if they are unsure about any of your skills so that you have time to discuss these and prove your strengths, literally ask the client ?do you have any concerns??
Il primo punto e' parecchio ottimistico: ho visto persone arrivare a colloqui di lavoro con me (che li intervistavo), capaci di parlare guardandomi negli occhi, dotate di vigorose strette di mano, e che sono poi andate in crisi in momenti di pressione.
Punto tre: "ricordati di chiaccherare con chi ti accompagna nella stanza in cui si svolgera' l'intervista"!
Punto 4: come dicono gli anglosassoni, "You never get a second chance to make a good first impression".
Il sesto punto e' una delle cose sul quale da almeno vent'anni ho ripetute discussioni con colleghi e amici, per l'ipocrisia che lo permea. L'azienda s'aspetta che diciamo "desidero trovare un impiego che mi fornisca l'opportunita' per una crescita professionale" blah blah blah ... l'intervistato deve spiegare quali sono i suoi obiettivi, e deve evitare accuratamente di dire spiacevoli verita': "vorrei lavorare per voi perche' ho un mutuo da pagare", "ho scelto quest'azienda perche' e' vicina a casa", "appena ho visto la ragazza/il ragazzo alla reception ho capito che questa ditta e' fatta per me".
Il settimo punto potrebbe essere riscritto cosi', in italiano: "Anche se vi offrono un lavoro che fa schifo in un ambiente terribile, tappatevi il naso e tirate avanti, magari vi offriranno di partecipare a qualche corso, oppure potreste prendere il posto di qualcuno in posizione migliore".
Il decimo punto pone un dilemma: parlare dei propri punti deboli e "rigirarli" per presentarli come lati positivi, oppure semplicemente glissare su quegli argomenti? Se siete stati in prigione per aver menato un superiore, potreste dire che "
affrontate il vostro lavoro con passione", se avete trascorso vent'anni nello stesso impiego senza sbocchi direte che "
attribuite la massima priorita' alla fedelta' all'azienda", se siete stati licenziati perche' passavate ore al telefono con le vostre varie fidanzate potreste sempre tirare fuori la scusa che voi "
prendete esempio dalle massime cariche dello Stato".
E come dice il punto due, ricordatevi di arrivare presto e di farvi un'idea dell'ambiente di lavoro. E soprattutto, prendete nota della posizione delle uscite d'emergenza, non si sa mai come puo' finire un colloquio di lavoro...
Tags: antropologia spicciola, Gran Bretagna, lavoro, liste
A Settimo Torinese si sta svolgendo la mostra fotografica "Workers", dedicata ai dipendenti dello stabilimento Pirelli di Settimo. La mostra viene presentata a La Giardiniera, la
Casa per l'Arte moderna e contemporanea, in via Italia 90. Come dice il
sito Pirelli,
E? stata inaugurata domenica 12 settembre la mostra ?Workers?, il racconto fotografico della Pirelli di Settimo Torinese attraverso il ritratto delle persone che con il loro lavoro scrivono giorno per giorno la storia della fabbrica.
Uomini e donne, pensionati e nuove leve, operai e ingegneri. Carlo Furgeri Gilbert, autore dei settanta scatti in mostra nello spazio de La Giardinera, nel centro di Settimo Torinese, d? corpo alle emozioni del ?fare?, rendendo tangibile l?orgoglio e la consapevolezza nella produzione industriale con l?intelligente fisicit? dei volti, delle braccia, degli sguardi.
La mostra si svolge su due piani all'interno de La Giardiniera. L'edificio e' una perfetta
tabula rasa, le sue pareti bianche e l'assenza di elementi decorativi si prestano bene ad una mostra fotografica. Le immagini di "Workers" mostrano operai e impiegati della Pirelli, le stampe sono di grandi dimensioni, e l'autore dichiara di aver voluto rendere omaggio "
ai grandi ritratti che (Richard) Avedon fece negli anni '70 e '80 in giro per l'America". E qui emerge uno dei limiti di "Workers", secondo noi: nel suo capolavoro "
In the American West", Avedon mostro' un'America non conforme ai canoni estetici in voga nelle grandi citta', spesso sporca e sformata, certamente non un'America tirata a lucido per essere mostrata al pubblico.
"Workers", invece, mostra una serie di foto di lavoratori della Pirelli che pare preparata da un fotografo di moda sotto l'occhio molto attento di un responsabile delle Risorse Umane aziendale. E' una mostra ufficiale, e come tale e' autorizzata e sponsorizzata dalla Pirelli, ed e' un mezzo per veicolare un'immagine dell'azienda e dei suoi dipendenti che risulti in linea con i dettami della Direzione. Non crediamo che il fotografo avrebbe potuto produrre le sue immagini senza passarle prima al vaglio della Pirelli, e in virtu' di questa limitazione, il prodotto finale risulta essere una mostra che fara' piacere alla Direzione Aziendale, ai dipendenti fotografati e ai loro parenti, ma che non procura un'esperienza memorabile ai visitatori.
Sarebbe interessante provare ad eseguire una serie di scatti simili (ritratti di dipendenti ed ex dipendenti) in altri stabilimenti settimesi (
Pilkington, Antibiotikos, una delle varie aziende siderurgiche - ora chiuse - o una delle tante fabbriche di penne) con la garanzia, da parte di queste aziende, della piena autonomia artistica dell'autore. Impossibile, suppongo.
La mostra "Workers ? La storia e il futuro della Pirelli a Settimo Torinese nel volto dei suoi protagonisti" ? aperta al pubblico presso lo spazio La Giardinera, via Italia, 90 bis ? Settimo Torinese, con i seguenti orari:gioved? / venerd? ore 15 ? 19
sabato / domenica ore 10 ? 12 / 15 ? 19
Ingresso gratuito.
Tags: arte, eventi, foto, lavoro, Settimo Torinese

Fotografato di fronte al Ben Thanh Market. Il ragazzo stava accovacciato, incurante delle auto e degli scooter che passavano a pochi centimetri, davanti e dietro. Di sicuro era ben visibile, anche da lontano, grazie ai palloncini, ma mi chiedo quanti motociclisti abbiano anche solo
pensato di fermarsi nel traffico per comprare un palloncino, sapendo che sarebbero stati tamponati da qualcuno.
Nota per chi si trova a Ho Chi Minh City (Saigon) e vuole far spese: il Ben Thanh Market, vicino al centro citta', sembra un buon posto, almeno a giudicare dalla quantita' di cose che una collega singaporiana ha comperato: portafogli e pelletteria varia (per le magliette, invece, va bene qualsiasi bancarella). Il
Ben Thanh Market non va confuso con il
Binh Tay Market: sono due mercati differenti, e il secondo e' parecchio piu' lontano dal centro citta' rispetto al primo.
Tags: foto, lavoro, Vietnam

Fa parecchio caldo, in Italia, in questo periodo, ma anche a Singapore non si scherza. Tutt'altro. Singapore e' a circa centoventi chilometri dall'Equatore, e quando non piove, il sole ti cuoce il cervello. Anche di piu' se per lavoro devi portare un elmetto protettivo. Per resistere, c'e' chi indossa un copricapo cinese conico sotto l'elmetto, e chi invece, come l'operaio in primo piano nella foto, ha deciso di crearsi una zona d'ombra bella ampia utilizzando un pezzo di cartone.
Tags: abbigliamento, foto, lavoro, meteo, Singapore
Ammetto di non sapere molto in fatto di stipendi: chi guadagna quanto, chi fa quante ore di straordinario, chi riceve premi, chi no. Mai saputo quanto guadagnavano i miei vicini di scrivania o di reparto, in tanti di lavoro. So a malapena quanto guadagno io. E ora so che per lavorare 94 ore al mese, meno di meta' delle mie 200 e passa al mese, un'
assistente di volo precaria che lavora per una linea aerea in crisi veniva pagata 2.500 euro al mese. Se quella cifra e' al netto di tutte le trattenute, e' piu' di quanto guadagno come programmatore all'estero dal 2001.
Forse dovrei ritornare in Italia e cercare lavoro come assistente di volo. Precario...
Tags: assistenti di volo, lavoro, personale linee aeree
Ho scambiato un paio di email con una amica che vive anche lei all'estero (isole britanniche). Alcune riflessioni, considerato che il lavoro che svolge attualmente (receptionist) non la soddisfa e non sembra adatto ad essere inserito nel suo curricula, e che quindi non rappresenta un punto di partenza per cercare un lavoro migliore, mi vengono in mente alcune cose...
Se si rimane in uno Stato perche' piace il posto (sole, mare, o fresco, montagne, o panorami, natura), o perche' li' c'e' una persona "speciale", allora lavorare li' ha un senso, e non importa quale lavoro fai; a me successe in passato, mi ero stufato di vivere in Inghilterra e, per un certo periodo, anche del mio lavoro nella ditta per cui ho lasciato l'Italia; ma non volevo lasciare la mia ragazza, che poteva lavorare solo in Inghilterra, per cui rimasi li'.
L'amica che mi ha scritto lavora come receptionist, e prima ha lavorato come cameriera in vari pub, nonostante una laurea in lingue. Cameriera e receptionist sono esperienze in settori contigui. Ma si trattera' dei settori in cui l'amica vuoi lavorare? Perche' se e' cosi', le conviene vedere fino a che punto e' possibile crescere professionalmente senza cambiare settore. Come receptionist, avra' la possibilita' di passare a funzioni gestionali nel settore alberghiero? E, soprattutto, lo vorra' fare? Non tutti amano organizzare e dire ad altri cosa fare. Mi pare che, nei lavori svolti dalla mia amica da quando ha lasciato l'Italia, l'inglese sia stato lo strumento principale, e il contatto con la gente per migliorare la lingua sia stato l'obiettivo principale. Ma il riuscire a parlare due (o tre, o quattro) lingue diventa utile solo per fare da "interfaccia" tra due persone, o tra una persona e un'organizzazione, che non parlino la stessa lingua. Il che limita le possibilita' professionali: interprete, traduttrice, assistente di un manager. Comunque, persona che mette in secondo piano eventuali altre competenze, e si "vende" professionalmente
solo per la capacita' di tradurre da una lingua all'altra. Il che significa tradurre quello che altri dicono, e restare
senza una propria voce.
Il parlare benissimo una lingua non tua (l'inglese in questo caso) non e' proprio un
badge of honour, rimanendo nelle Isole Britanniche, dove tutti parlano inglese: e' altrove, che il parlare bene l'inglese diventa un utile
asset. In Gran Bretagna e in Irlanda (e negli USA, Canada, Australia), viene dato per scontato che una persona parli bene l'inglese. Un conoscente e' tornato in Italia dopo una decina d'anni di lavoro in Paesi in cui si parla solo inglese. Ora fa traduzioni a tutto spiano, e forse aprira' una piccola scuola di lingue. L'inglese diventa una fonte di lavoro in se' solo lasciando i Paesi anglosassoni, come ha fatto lui...
L'amica che vive oltre manica risiede in un'area con molti centri assistenza di
software houses europee e non, ma non vuole lavorare in un call centre, dice. Va bene. Ma i call centres sono come il lavoro da cameriera: un punto di partenza. Verso lavori migliori nel settore dell'assistenza utenti, o verso posizioni migliori nella stessa azienda. Una ex collega di lavoro era alla reception fino ad un anno fa, poi - causa dimissioni di colleghi, trasferimenti di altri colleghi in altre aree aziendali - e' stata spostata alla contabilita', che e' dove voleva andare. Non auguro alla mia amica di andare a lavorare in contabilita', ma ... entrando in una ditta, non si sa mai dove si finira'. Nel 1990 entrai come operaio in un'azienda torinese (no, non la FIAT). Non avrei mai sospettato che avrei trascorso sette anni in reparto a fare l'operaio. E neppure avrei sospettato che, nel 1997, mi sarei trovato a lavorare alla progettazione di parti auto, fino a diventare responsabile di due progetti nel 1999. Questo lo dico non per invitare tutti ad entrare in una grande azienda e fare lavori di cacca per sette anni, ma per fare notare che entrando in un'azienda di grosse dimensioni, e dimostrandosi svegli e attivi subito, il passaggio dal call centre ad un lavoro migliore puo' avvenire.
Parlando del settore traduzioni, le aziende del settore si dedicano sempre di piu' al coordinamento del lavoro di traduttori esterni, per cui mandar loro il tuo CV, come ha fatto la mia amica, serve poco. Non ci sono assunzioni, ci sono invece progetti e pagamenti a progetto. A me arrivano proposte di traduzione tramite
www.proz.com, e ce ne sono altri, di siti che mettono in contatto traduttori freelance con potenziali clienti. Si tratta di lavorare da casa e di stare davanti al computer, cosa che la mia amica non gradisce. Io lo feci nel 2000, traducendo un motore di ricerca per una ditta anglo-svedese. Lavorai da casa, in biblioteca e anche in montagna, su un prato del Colle del Lys, tra una partitella di calcio e una di pallavolo con i miei amici. Mi ricordo quel lavoro, e sapete perche'? Perche' fui...
Tags: Irlanda, vivere all'estero
Gli USA sono un mondo meraviglioso: un conoscente mi ha detto che, nella ditta in cui lavora, qualcuno si e' rivolto alle Risorse Umane perche' s'e' sentito un rutto in ufficio. Due suoi colleghi australiani - che lavorano negli USA - sono stati chiamati dall'ufficio HR (*)per un'investigazione su un potenziale caso di
molestie sessuali che - secondo il mio conoscente - pare una trappola, visto che nessuno dei due puo' aver molestato nessuno. E uno dei due sopracitati australiani e' stato richiamato per turpiloquio: un bel
fuck off detto ad alta voce, in ufficio, anche se per scherzo. E uno dei due, pare, era stato al centro di una
lawsuit annunciata e poi ritirata da un suo ex collega (48enne), che si era ritenuto insultato dal commento "Hey, you're not very young!".
Un mondo meraviglioso, appunto.
(*) HR: Human Resources. Risorse Umane. Ufficio del Personale.
Dura, riadattarsi all'ufficio dopo nove giorni in cui abbiamo guidato, camminato, scalato e fotografato in posti con una densita' di 10 persone/kmq, contro le 196 in Italia e 50 in Georgia. Ritrovarsi in coda nel traffico quando il giorno prima potevamo guidare per mezz'ora senza vedere un'auto o una persona. Ritrovare i soliti problemi in ufficio quanto pochi giorni fa avevamo chiesto ed ottenuto l'aiuto di un indiano Navajo, manutentore meccanico/auto in pensione, per riparare i freni della nostra auto (senza successo, vabbe'). Ritrovarsi davanti al frigo a ripensare ad una cena ad Albuquerque, New Mexico, con buffet sterminato e con un cameriere polacco nostalgico della sua Patria, di Boniek, e di quando prese parte a competizioni indoor a Torino. Accendere la tv e ripensare a qualche sera prima quando, dopo essersi seduti in un ristorante in Arkansas, abbiamo scoperto che per bere dobbiamo passare il confine e rientrare in Oklahoma da dove siamo venuti, perche' il ristorante dove siamo e' nella citta' di Van Buren, Arkansas, in una "dry county" dove non sono consentiti alcolici; ripenso a Footloose e a quante cose gli Americani amano vietarsi.
Tags: lavoro, nostalgia, Stati Uniti, viaggio
All'aeroporto torinese di Caselle, alcuni passeggeri di un volo Torino-Napoli hanno aggredito personale dell'aeroporto quando sono stati informati che, a causa dell'overbooking del loro volo, sarebbe stato necessario usufruire di un altro volo, con scalo a Roma, che li avrebbe fatti arrivare a Napoli quindici minuti dopo l'arrivo del volo che avevano prenotato. Due membri del personale della Sagat sono stati aggrediti, uno a morsi, mentre l'altro e' stato vittima di un tentativo di strozzamento. I cinque passeggeri responsabili delle violenze sono stati solo fermati dalla polizia.
Tags: aeroporti, lavoro, Piemonte, polizia, sicurezza
Un'indagine di PersonnelToday.com ha analizzato la relazione tra obesita' e impiego. Oltre 2.000 datori di lavoro sono stati intervistati, ed i risultati indicano che essere notevolmente sovrappeso porta a meno occasioni professionali.
Il 93% dei datori di lavoro intervistati ha dichiarato che, avendo due candidati per un impiego, con pari esperienza e qualifiche, la scelta cadrebbe sul candidato di "peso normale". Percentuali piu' basse sono state registrate per le altre domande: il 30% pensa che l'obesita' sia una valida ragione medica per non assumere una persona, 15% sono poco disposti a promuovere una persona obesa, ed il 10% crede persino che l'obesita' sia, di per se', una valida ragione per licenziare un dipendente.
Circa la meta' degli intervistati pensa che l'obesita' abbia conseguenze sulla produttivita', e che sia un sintomo di scarsa disciplina e forza di volonta'.
Tags: lavoro, pesi e misure Argomenti correlati a "lavoro"