Vinnie Jones e' un ex calciatore inglese, famoso per la sua aggressivita' in campo(Paul Gascoigne se lo ricorda bene) che ha portato ad una carriera cinematografica in ruoli da duro (Lock & Stock, Snatch, Swordfish).
Ora la British Heart Foundation lo ha scelto come testimonial per una campagna pubblicitaria volta a educare il pubblico inglese all'uso dell'hands-only CPR, la rianimazione tramite massaggio cardiaco senza uso della respirazione bocca a bocca. Il video mostra Jones, vestito da gangster e accompagnato da altri gangster, impegnato a spiegare come eseguire la rianimazione al ritmo di "Stayin' Alive" dei Bee Gees, scelta non per caso come colonna sonora: secondo la American Heart Association, questa canzone ha la frequenza di battiti per minuto ideale per la rianimazione. Lo dico piu' chiaramente: 100/120 pressioni sul petto per minuto e' la frequenza giusta, e la pressione dovrebbe spingere il petto verso il basso di 5-6 centimetri. Istruzioni piu' dettagliate qui.
Perche' scegliere Vinnie Jones? Probabilmente perche' il pubblico che la British Heart Foundation vuole raggiungere, il target di questa campagna pubblicitaria, potrebbe recepire meglio il messaggio proposto da un personaggio di solito estraneo a campagne educative di questo genere. Giovani e persone con un livello di educazione non elevato, soprattutto se appartenenti ad una cultura in cui sono presenti violenza e machismo, sono riluttanti ad utilizzare la respirazione bocca a bocca per soccorrere amici e vittime di incidenti; il massaggio senza respirazione bocca a bocca, presentato da un'icona del bullismo calcistico come Vinnie Jones, viene proposto come un'alternativa semplice, non imbarazzante ed efficace per chi non conosca il metodo tradizionale per la rianimazione cardiopolmonare.
Lo hands-only CPR e' in alcuni casi, secondo la BHF, un metodo di rianimazione piu' efficace, se portato da persone non qualificate, rispetto al tradizionale metodo di rianimazione che comprende la respirazione bocca a bocca.
Statua di Isombard Kingdom Brunel nella stazione ferroviaria di Paddington, a Londra.
Brunel (1806-1859) era un ingegnere. Progetto' e costrui' ponti, ferrovie, treni e navi, spesso in modo innovativo. La fama di Brunel venne 'rinfrescata' nel 2002, con la trasmissione televisiva "100 Greatest Britons", in cui venne votato il secondo piu' grande britannico di sempre, dopo Winston Churchill.
Sedici anni fa, Stelios Haji-Ioannou creo' una linea aerea seguendo un principio molto semplice: bassi costi di gestione, percio' biglietti molti economici, quindi tanti passeggeri, quindi profitti elevati. Nel giro di pochi anni quella compagnia, che chiamo' easyJet, crebbe fino a diventare una delle maggiori compagnie low cost d'Europa. Meno "low cost" di Ryanair, ma anche piu' vivibile, easyJet fu la prima di una serie di attivita' commerciali di Stelios (ormai una star identificata col solo nome di battesimo, oltre che un baronetto) basate sul termine "easy" e sulla livrea bianco-arancione: EasyHotel, EasyCar, EasyBus, EasyHotel (tutte aziende con la 'E' maiuscola, a differenza di easyJet).
Stelios, nonostante il successo del suo EasyGroup, non si e' seduto sul divano col telecomando in mano, la canottiera macchiata di sugo e una partita di Champions League in tv. S'e' messo in testa di tirare su una nuova linea aerea. Magari solo per far dispetto ai vecchi amici che gestiscono easyJet. Un momento... a non si stara' tirando la zappa sui piedi?
Nonostante possieda il 38% delle quote di easyJet, Stelios e' ai ferri corti con la sua creatura ormai da diversi anni, e ora si prepara a farle concorrenza: sta preparandosi a lanciare una compagnia aerea col nome Fastjet, nonostante abbia un preciso accordo con easyJet che gli proibisce di costituire un'altra linea aerea.
Per ora, Fastjet e' solo un nome ed un sito vuoto, www.fastjet.com. Ci sara' davvero una nuova compagnia aerea in arrivo, magari low cost, magari creata apposta per far concorrenza ai maggiori concorrenti europei? Lo speriamo. E speriamo che Stelios non si metta a far causa a tutte le aziende che decideranno di chiamarsi Fastqualcosa, come ha gia' fatto con quelle che avevano easy nel nome...
Da quassù il mondo degli uomini altro non sembra che follia, grigiore racchiuso dentro se stesso. E pensare che lo si reputa vivo soltanto perché è caotico e rumoroso.
Il 19 agosto 1955 ho attaccato il Dru,
e durante i successivi cinque giorni,
la durata della mia avventura solitaria,
è come se fossi vissuto su un altro pianeta,
come se fossi penetrato in un'altra dimensione sconosciuta,
come se fossi entrato in uno stato mistico e visionario
in cui l'impossibile non esiste
e tutto può riuscire.
Se ti è nato il gusto di scoprire non potrai che sentire il bisogno di andare più in là. Al Monte Bianco comunque sono sempre ritornato anche dopo tanti anni, e l'ho fatto come si può tornare a un padre per dialogare, con tutto l'affetto e i ricordi che un figlio cerca nei propri genitori.
Per chi segue le vicende delle residue famiglie reali, tra qualche giorno avra' luogo un matrimonio importante: il principe William del Galles, figlio del Principe Carlo e di Diana Spencer, si sposera' il 29 aprile 2011 nell'abbazia di Westminster a Londra con Kate Middleton. Sarebbe facile fare del sarcasmo e dire che le nozze reali sono interessanti solo per chi legge Hello! o Novella 2000, ma non sarebbe la verita': ricordo il matrimonio tra Carlo e Diana, durante il quale, con la tv accesa a fare da sottofondo, io e altri amici tredicenni lavorammo al montaggio di aeromodelli Airfix con colla Britfix e vernici Humbrol (tutto Made in Great Britain, neanche a farlo apposta). In un'Italia senza monarchia, e in cui i leader politici erano poco amanti dei riflettori, quel matrimonio fu un evento epocale. E non solo in Italia: sono capitato con mia moglie in mezzo a conversazioni su Diana, il suo matrimonio e il suo funerale, con gente di una dozzina di nazioni differenti, e tutti hanno seguito - e sentito - quegli stessi eventi.
... dicevo che si sposera' l'erede al trono dei Windsor. Qui a Stanwell Moor siamo a pochi chilometri dal castello reale dei Windsor a Windsor (*). Nonostante vari incontri occasionali con membri della famiglia reale avvenuti negli ultimi anni, sorprendentemente nessuno ha pensato di invitarmi alle nozze reali. In compenso, ho perlomeno ricevuto l'invito ad una festa di piazza nel villaggio di Stanwell Moor.
Sara' un'occasione meno esclusiva, ma probabilmente molto piu' divertente di un matrimonio reale.
*: la famiglia reale dei Windsor prende il nome dal castello di Windsor. Si tratta di un "battesimo" recente: fino al 1917, la famiglia reale britannica portava il nome tedesco di Saxe-Coburg and Gotha; durante la prima guerra mondiale il nome venne sostituito dal piu' inglese "Windsor", vista la guerra in corso con la Germania.
Hypocrisy e' un gioco da tavola che ho trovato a casa di amici, in Inghilterra, durante le pulizie di primavera (oggi). Come sia il gioco non lo so, ma trovo divertente (e impraticabile in Italia) il fatto che sia stata usata una caricatura dell'ex primo ministro Tony Blair, nell'immagine sulla scatola di un gioco con un nome cosi'. Non che sia una sorpresa completa: uno dei giochi di parole piu' diffusi sul nome di Blair e' "Tony Bliar", praticamente Tony il bugiardo. No, non e' andata giu' a molti, la quantita' di frottole affermazioni di dubbia veridicita' che hanno portato la Gran Bretagna ad invadere l'Iraq.
Immaginatevi se un'azienda italiana mettesse in commercio un gioco da tavola con un nome spiacevole (tipo Ipocrisia! Truffa! Intrallazzi!) e usasse sulla confezione del gioco la caricatura dell'attuale Presidente del Consiglio italiano, ma anche di un suo qualsiasi predecessore. Non riuscite ad immaginarlo? Neanch'io.
Un anno fa, Kevin Smith, regista (Clerks) e attore (visto di recente in Die Hard - Vivere o morire) aveva avuto problemi con la linea aerea Southwest a causa del suo peso. Smith era stato fatto scendere dall'aereo nonostante avesse acquistato - pare - un secondo biglietto per essere sicuro d'avere spazio a sufficienza. Inutile dire che il regista e attore non prese bene l'esperienza (ne parla in questo video su YouTube).
A quanto pare, pero', il trauma del rifiuto ha fatto bene a Kevin Smith: sembra che in questi dodici mesi abbia perso 65 libbre, equivalenti a quasi 30 chili. E ora non ha piu' tanti problemi per sedersi a bordo d'un aereo.
Nella recente foto, Kevin Smith prende in giro la Southwest fingendo d'essere ancora ben paffuto.
Nel 1989 visitai il Lake District, in Inghilterra, e la mia Honda CB125x grippo’. Ne aveva tutte le ragioni, avevo appena toccato i 105Km/h, dopo aver finito il rodaggio - mai oltre i 100 - da Torino all’Inghilterra. Idea geniale, far installare un cilindro maggiorato una settimana prima di partire. Dopo il grippaggio, in autostrada sotto la pioggia, un inglese con un furgone si fermo' e mi diede un passaggio fino alla citta' successiva, dove chiese informazioni sul piu' vicino meccanico, e poi mi porto' dal concessionario Honda di Mansfield, nel Nottinghamshire; se ne ando' solo dopo che il commesso del negozio confermo' che si sarebbero occupati della mia moto.
Io: Ci sono campeggi o bed and breakfast, a Mansfield?
Un commesso: no, ma chiedi a John, dietro al bancone.
John Birchall, un impiegato dell'officina, offri' di ospitarmi a casa sua durante la riparazione della mia moto. Non potevo dormire in casa perche’ non c’erano piu’ letti liberi: ai figli Jonathan (il piu' vecchio, 12 anni), Ben, David e Tom (il piu’ piccolo, tre anni) si erano aggiunti altri due bambini per il weekend, e la piccola casetta semi detached sembrava un parco giochi. Piantai la tenda nel giardino dei Birchall, e ne fui felicissimo: Mansfield e' turistica come Rozzano o Brandizzo, e non e' che campeggi e bed&breakfast pullulino. Non avevo altra scelta, e m'era capitato un colpo di fortuna, insieme alla sfortuna del grippaggio.
I Birchall non erano ricchi ne' particolarmente benestanti, ma si capiva che c'era una passione che tutti avevano, in famiglia: le moto. Nel garage dei Birchall c'erano varie vecchie moto, compresa una Honda CB900 con sidecar; in casa c'erano solo riviste di moto, e i figli erano interessati alle due ruote come il loro papa’.
John e sua moglie, Sue, mi offrirono da mangiare per tutta la mia permanenza; io e i figli andammo al cinema insieme a vedere Indiana Jones e l’Ultima Crociata; mi colpi’ vedere come Ben, benche’ avesse solo dodici anni, fosse gia' una persona responsabile: copriva gli occhi dei fratelli minori durante le scene piu’ cruente del film, che doveva aver gia’ visto; e no, non ha tre mani: il piccolo Tom non venne al cinema con noi.
La moto entro’ in officina giovedi’ sera e ne usci’, se ben ricordo, lunedi’ a meta’ mattina. Tornai a casa senza mai passare i 60 km/h, avevo cilindro e pistone da rodare, e fu una velocita’ ideale per risparmiare: la mia piccola Honda quattro tempi fece 51 62 chilometri con un litro. Arrivato a casa in Italia ringraziai i Birchall via posta, e iniziammo a scriverci. L’anno dopo andai in moto in Scozia col mio Morini Tre e Mezzo, e passai a trovarli sia all’andata che al ritorno. L'anno dopo col Morini in Irlanda, visita ai Birchall a Mansfield. Nel 1993 tornai in Inghilterra, di passaggio verso Scozia e Galles, e andai a trovarli ancora. Per qualche anno ci scrivemmo; poi, come spesso succede, ci perdemmo di vista.
Ora li ho ritrovati: niente social networks, basta Google. E mi fa piacere vedere che la passione di famiglia, piu' tanto lavoro, ha portato buoni frutti, i migliori possibili: i piccoli Ben e Tom Birchall sono cresciuti e sono ora, nel 2010, i campioni mondiali di sidecar in carica.
Pubblicita' di un centro per body building a Saigon (Ho Chi Minh City), in Vietnam. Non credo abbiano preso in considerazione Sylvester "Rambo" Stallone, come volto (non pagato) per questa pubblicita'...
A diecimila chilometri dalla mia citta' natale, chiedo ai miei interlocutori - tra i trenta e i quarant'anni, laureati, curiosi di quel che succede nel mondo - quali siano le ultime notizie che hanno letto, sentito o visto sull'Italia.
Grosso errore.
Uno dice che "Berlusconi, il presidente italiano", ha detto che Barack Obama e' abbronzato; e non e' colpa delle tv asiatiche, se persino i mass media italiani chiamano Berlusconi "Presidente" anziche' "Presidente del Consiglio". Un altro ha sentito che la Regina Elisabetta ha cazziato Berlusconi che stava gridando (chiamava il suo abbronzato "amico" Obama). Un paio hanno chiesto se e' vero che Berlusconi ha suggerito alle vittime di un terremoto di considerare le loro sistemazioni provvisorie in tenda come "una vacanza in campeggio" (e a Taiwan, i terremoti li prendono molto sul serio). E tutti i presenti avevano letto delle tante accuse al Presidente di legami con la mafia.
Tutto Berlusconi, solo Berlusconi. Ma poteva andare ancora peggio. Ho tastato il terreno chiedendo se erano arrivate notizie di altri scandali. M'hanno risposto "parli di quelli di Berlusconi con la prostituta, con la ministra e con la minorenne? Si', la tv ne ha parlato, ma e' solo una conferma che gli italiani pensano al sesso prima che a tutto il resto, non e' la fine del mondo."
No, non e' la fine del mondo.
Quando qualcuno vede il leader di una Nazione, l'impressione che ne ricava viene estesa ai connazionali del leader. La percezione del turista americano all'estero e' migliorata di colpo con l'elezione di Barack Obama, come ho potuto osservare di persona mesi fa quando, scambiato per un americano, ho ricevuto i complimenti per aver "eletto un buon presidente, non come quel criminale, Bush" (e troverete commenti siti anche in Rete). Che uno abbia votato per Obama o che lo odi, ora si ritrova a godere i benefici dell'avere quel presidente.
E che io abbia votato Berlusconi o no, ora mi ritrovo ad essere assimilato a Berlusconi, quando sono all'estero. Come voi.
Con papa', tornavamo dalle vacanze sempre esausti e infortunati.
Con queste parole Edward M. Kennedy Jr. ha strappato una risata al pubblico della Our Lady of Perpetual Help Basilica di Boston, durante il funerale del padre, il senatore Edward "Ted" Kennedy, pochi minuti fa. "Esausti e infortunati": come a dire, vacanze che non erano un momento di immobilita' e di quiete, ma di ricerca, di esplorazione, con occhi strabuzzati di fronte ad un animale mai visto, un sorriso stupito al cospetto di un monumento naturale, il piacere dell'incontro e della scoperta di culture e lingue differenti. L'ottimismo di chi vuole viaggiare e conoscere, vedere, imparare.
Proseguiamo verso sud il viaggio attraverso iniziato a Taoyuan. Eravamo partiti con un treno ad alta velocita', da Kaohsiung abbiamo poi continuato con un minibus in direzione del Kenting National Park, all'estremita' meridionale di Taiwan. Questa foto e' stata scattata in maggio a Checheng (Che-Cheng), una delle aree colpite dal tifone Morakot nell'agosto 2009. Mostra l'ingresso di un edificio governativo della contea di Checheng, con un display che segnala una "festa delle cipolle" a partire dal primo maggio del 2009 (98 + 1911, visto che il 1911 e' l'anno della dichiarazione della repubblica cinese) per le comunicazioni agli studenti (e ai passanti) e, piu' in alto, il busto di Chiang Kai-shek e la bandiera taiwanese. In teoria, le immagini di Chiang Kai-shek dovrebbero essere meno diffuse che in passato, a Taiwan, per vari motivi (tra i quali il fatto che il suo governo aveva i crismi della dittatura), ma in realta' il suo busto e' ovunque; varie conversazioni avute con conoscenti taiwanesi, prima e durante l'alluvione causata dal tifone Morakot, mi portano a credere che il processo di dechiangkaishekizzazione di Taiwan potrebbe essere arrivato ad un vicolo cieco: la figura storica di CKS giganteggia, di fronte ai politici successivi, e benche' Sun Yat-sen sia da considerare il "Padre della Patria" sua di Taiwan che della Cina attuale, e' Chiang Kai-shek la figura fondante di Taiwan come Stato separato e indipendente dalla Cina. Non potrebbe essere altrimenti: Sun Yat-sen mori' nel 1925, quasi un quarto di secolo prima separazione non consensuale tra Taiwan e Cina.
All’inizio di questa mia nuova esperienza nel trasporto aereo, non è mancato chi, dopo le cortesi espressioni augurali di rito, mi ha fatto notare come questa forse non è la stagione più propizia per questo settore.
In un certo senso questo è vero.
"In un certo senso"? Sono fallite 77 linee aeree, nel 2008. Non c'era bisogno che Bernini consultasse aziende specializzate con esperti plurilaureati, oppure una sfera di cristallo, per vedere che il cielo davanti alla Myair era scuro e tempestoso: sarebbe bastato chiederlo ad un bambino di cinque anni. Ecco come avrebbe potuto svolgersi la conversazione:
Carlo Bernini: ti piace quell'aereo rosso e verde, Pierino?
Pierino: Bello! Quanto l'hai pagato?
Bernini: Non tanto, ho chiesto du' lire a qualche amico e li abbiamo comprati.
Pierino: Ne hai tanti?
Bernini: Di questi? Ne ho presi quattro, e solo perche' hanno un nome bello aggressivo: Bombardier CJR900s. Con aerei con un nome cosi', la concorrenza la faccio secca!
Pierino: Ma sono efficienti?
Bernini: Efficienti ... non e' questo che conta. Sicuramente lo sono, io li ho scelti solo perche' sono belli e hanno un bel nome. Bisogna tirar su il morale ai passeggeri, non deprimerli con cose come l'efficienza, il risparmio, il rapporto costi-benefici, il rispetto degli orari di decollo...
Pierino: Ma consumano tanto? Ma devi riempirli, per coprire le spese di volo? Richiedono tanta manutenzione? Il personale e' sufficiente a coprire tutte le rotte? E gli slot aeroportuali hanno prezzi ragionevoli, per le rotte che intendi fare?
Bernini (una goccia di sudore gli cola sulla fronte): Pierino, ma che domande fai? Sei un disfattista? Remi contro? Sarai mica di sinistra?
Pierino piange e corre via.
Lasciamo da parte le conversazioni immaginarie. Bernini in pratica dice che, vista la sua decisione di entrare nel mercato dell'aviazione civile, amici colleghi e conoscenti hanno fatto una faccia sorniona e gli hanno detto in bocca al lupo. Esattamente come farebbe la tua ragazza (o il tuo ragazzo) se le dicessi che, dopo un anno di wii, playstation e feisbuc, e zero attivita' fisica, hai deciso di partecipare alla maratona di New York. Salvo poi, quando acquisti i biglietti aerei per NY, guardarti con occhi sbarrati e dire "Ma sei pazzo? Ti faranno a pezzi! Non hai il fisico, sei fuori forma, hai una tattica imbarazzante e una strategia ridicola! Sarai fuori dopo un chilometro!".
"(...) questa (...) non è la stagione più propizia per questo settore. In un certo senso questo è vero". Pare un'ammissione da poco, invece e' una profezia degna di Nostradamus.
Myair ha resistito piu' di un chilometro, questo va ammesso. Se i passeggeri abbiano apprezzato il servizio non sono in condizione di dirlo ... meglio chiederlo direttamente ai passeggeri Myair.
Torniamo a Carlo Bernini e al suo benvenuto ai visitatori del sito Myair:
Il trasporto aereo si trova così ad attraversare una fase impegnativa, competitiva, selettiva: noi ne siamo ben consapevoli ed abbiamo accettato di affrontare questa sfida.
myair.com conta sulla collaudata esperienza della sua dirigenza, congiunta con la passione professionale di uno staff giovane e determinato; conta sulla scelta precisa di mercato l’area low cost; conta infine sulla modernità e l’omogeneità della sua flotta.
Vuole servire le aree forti del nord, ma anche le promettenti destinazioni del sud ed una sobria e centrata rete internazionale.
Per il resto aspettiamo di essere giudicati sull’efficienza e la qualità dei nostri servizi e sulla dedizione del nostro personale.
Nel vostro giudizio cerchiamo il nostro successo.
Se un visitore di passaggio sul forum di ViaggiareLeggeri.com cercasse i commenti sulla Myair, potrebbe farsi un'idea piuttosto precisa sull' "efficienza e qualita' " dei servizi Myair. Riguardo a "aspettiamo di essere giudicati", il giudizio l'ha dato l'ENAC, e questa volta senza la condizionale, come invece fece un mese fa quando concesse a Myair una licenza temporanea.
Giudizio finale sulle qualita' profetiche del Presidente Myair? Se dicesse che domani sara' una giornata soleggiata, uscirei di casa con ombrello e giacca a vento, ovviamente dopo avergli porto varie...
Chi sara' mai, il leader politico piu' pagato del mondo? Il presidente degli Stati Uniti, Nazione in cui i soldi sembrano essere la misura di tutto? O il primo ministro giapponese, tedesco, britannico o francese? Forse il Presidente del Consiglio italiano, visto che i politici italiani sembrano aumentarsi lo stipendio a giorni alterni? Nessuno di questi.
Il Primo Ministro di Singapore, Lee Hsien Loong, e' il Capo di Stato con lo stipendio piu' alto del mondo. Il suo salario annuo e' di 3.870.000 dollari singaporiani, equivalenti a un milione e novecentomila euro. Per dire, il presidente degli USA, Barack Obama, guadagna "solo" 400.000 dollari all'anno. Silvio Berlusconi ... guadagnera' probabilmente mille euro al mese, visto che e' un presidente operaio
Il "ministro mentore" Lee Kuan Yew, ex Primo Ministro di Singapore, ha spiegato al Parlamento singaporiano che uno stipendio cosi' alto e' necessario in quanto Singapore, una piccola nazione, deve tenersi stretti i politici di talento. Soprattutto se sono figli del ministro mentore, come in questo caso.
Il dottor Sun Yat Sen e' considerato il padre della Cina moderna, e anche i cinesi nazionalisti lo considerano il padre della patria (Taiwan, nel loro caso). L'iscrizione di fronte al memoriale, "Un uomo ha cambiato la Cina, (ed e') il Dottor Sun Yat Sen", sembra quasi sminuire le capacita' del Dottore, adorato dai cinesi della diaspora ovunque, nel mondo.
Dopo l'invasione USA dell'Iraq senza l'approvazione delle Nazioni Unite, nel 2003, nessun turista aveva visitato Baghdad e dintorni. Secondo il New York Times, il primo inatteso turista in Iraq dopo la guerra e' l'Italiano Luca Marchio, 33 anni, di Como, che e' andato in Egitto, poi in Turchia, e da li' e' entrato nel Kurdistan, in Iraq, via terra e con un visto di dieci giorni in tasca. Ad Erbil (Irbil), la capitale del Kurdistan, Marchio ha preso un taxi che l'ha portato a Baghdad, 200 chilometri piu' a sud. Il tassista avra' probabilmente guadagnato in un giorno quel che di solito porta a casa in un paio di settimane.
Arrivato a Baghdad il turista inatteso si e' presentato all'hotel Coral Palace, dove ha ottenuto una stanza nonostante le perplessita' del personale della reception. Quali perplessita'? "Sono un turista, Baghdad e' una citta' vecchia di dodici secoli e a me la storia interessa, questo e' un albergo, qual'e' il problema?", avremmo detto noi, se avessimo avuto fegato sufficiente per fare un viaggio simile. Probabilmente in albergo non si vedono spesso degli europei o americani senza occhiali neri, muscoli palestrati, rigonfiamento a forma di Glock (o di Beretta) e valigiette ventiquattr'ore. Tiriamo ad indovinare: se Luca Marchio e' un viaggiatore normale, avra' avuto pantaloni di colori che mostrano poco lo sporco, con tasche extra, bagaglio ridotto (magari uno zainone con uno zainetto piccolo per escursioni locali), una macchina fotografica compatta in un tascone dei pantaloni, e - se e' vero che e' un giornalista, come dicono vari siti - un piccolo computer portatile o tanta carta. Ma stiamo divagando.
Sono a Baghdad, ho trovato una camera, si sara' detto il nostro connazionale. I passi successivi saranno stati quelli che quasi tutti facciamo arrivando in una destinazione interessante: addocchiare posti dove sia possibile mangiare o acquistare cibo, e poi dirigersi verso i punti piu' interessanti della citta' per vedere, apprezzare, conoscere. Poi, col buio, il ritorno in albergo, perche' andare a Baghdad va bene, ma girare di notte nella capitale irachena potrebbe essere rischioso.
Il giorno dopo, probabilmente meta' Iraq - e tutti i membri delle varie intelligence - sapeva della presenza di Luca Marchio, che stava andando a Falluja in autobus. Un autobus di linea per i quaranta chilometri da Baghdad a Falluja. Mi ricorda Guccini, che cantava "Se devo emigrare in America, come mio nonno, prendo il tram". Con la differenza che il tram di Guccini non sarebbe passato in zone sorvolate da A-10 americani con cannone GAU-8 da 30mm e piloti col dito sul grilletto della cloche.
Immaginatevi la scena. "Noooo, non prenda il bus per Fallija, e' pericoloso!", dice il personale dell'albergo. "Perche', l'azienda degli autobus fa poca manutenzione? O ci sono scippatori a bordo? Sara' mica che gli autisti fregano sul resto, eh?", avremmo risposto noi, e magari cosi' ha risposto anche Marchio.
I poliziotti di Falluja che hanno fermato il turista avranno dovuto consultare il loro codice civile e penale, per trovare una ragione per bloccare Marchio. O forse hanno semplicemente chiesto al primo marines che hanno trovato, e quello avra' detto loro che non servono ragioni o leggi, e che i turisti in Iraq non possono circolare ("Signor Marine, le mie prossime tappe sono Siria, Iran, Afghanistan, l'isola di Diego Garcia, la Corea del Nord, e poi un bel salto fino a Cuba. E magari poi scrivo anche un libro sulla School Of the Americas e sui torturatori sudamericani che sono andati a scuola dagli statunitensi"... no, rewind, qui parliamo di fare del turismo, non di diventare martiri a causa della lingua troppo lunga!).
Polizia irachena, marines statunitensi, giornalisti locali e stranieri, rappresentanti dell'Ambasciata italiana di Baghdad. C'erano tutti, neanche fosse stata la conferenza stampa per l'arresto di Toto' Riina. Ma han beccato un turista, mica capita tutti gli anni, eh!". Dev'essere uno dei primi casi in cui uno (uno come me, come te, non uno speciale, ricco, protetto) decide di visitare un Paese non ancora "pacificato" dopo una guerra, viaggiando senza tanta pubblicita' e senza protezioni in alto, e si trova bloccato da polizie ed eserciti.
E s'e' beccato pure dell'ingenuo, probabilmente per essere andato in Iraq e aver fatto cose che gli iracheni fanno ogni giorno. Dall'Italia e' andato in Egitto, ha raggiunto la Turchia, ha ottenuto un visto di dieci giorni per l'Iraq, dove ha trovato un hotel aperto e ha ingaggiato una guida locale. Alla faccia dell'ingenuita'! Se Luca Marchi volesse collaborare al nostro sito e dare consigli...
Leggendo una rivista asiatica di viaggi, ho trovato un articolo sul Kafiristan, oggi Nurestan o Nuristan, una regione dell'Asia centrale tra Afghanistan e Pakistan. L'articolo diceva che il patrimonio genetico dei Kalash, abitanti dell'area, e' per il 7% italiano! Leggendo di piu' sui Kalash, chiamati anche Kafirs ("infedeli" in arabo), ho letto della teoria secondo cui l'armata di Alessandro Magno, passando in Asia centrale, abbia lasciato tracce permanenti nelle popolazioni locali. Ma quel 7% di sangue italiano continuava a ronzarmi in testa ("Soluzione settepercento", come la storia di Sherlock Holmes e Sigmund Freud?). Ho quindi cercato ulteriori collegamenti tra Italia e Asia centrale, e ho scoperto la storia di Paolo di Avitabile.
Paolo Di Avitabile, noto in Asia centrale come "Abu Tabela", nato nel 1791 ad Agerola, vicino ad Amalfi, e morto a Napoli nel 1850. Non esattamente un viaggiatore, fino a qui. Ma Di Avitabile, Cavaliere della Legione d'Onore (Francia), soldato fin da adolescente, servi' sotto Gioacchino Murat e fece carriera nell'esercito napoleonico. Dopo Waterloo, provo' ad andare ad ovest, per cercare fortuna in America, ma la nave su cui era imbarcato naufrago' vicino a Marsiglia. Avra' deciso, a quel punto, che l'oceano gli era avverso, e decise di guardare in direzione opposta" si sposto' in Medio Oriente e mise la sua esperienza militare al servizio dello Scia' di Persia (circa 1820) per sei anni. Grandi onori, ma la paga lasciava a desiderare. Seguendo consigli di altri ex soldati napoleonici in giro per l'Asia (oggi diremmo che erano diventati chiameremmo mercenari, ma due secoli di polvere sulla loro storie le rendono piu' simili a romantiche leggende), decide di spostarsi ancora piu' ad est, in Punjab, area che comprende il nord dell'India, parte del Pakistan e parte dell'Afghanistan.
Arrivato a Lahore nel 1827, il Maharaja Ranjit Singh (primo maraja' dell'impero Sikh) gli assegna il titolo di governatore del Wazirabad, dove porta ordine con ferocia; nel 1834 diventa governatore del Peshawar. Come gia' durante gli anni in Wazirabad, anche nel Peshawar Di Avitabile usa il pugno di ferro per controllare la riottosa provincia infestata da briganti: torture ed esecuzioni i metodi principali. Visto con timore, odio e rispetto allo stesso tempo dalla popolazione del Punjab, Di Avitabile fu apprezzato dagli inglesi per la sua competenza e per la conoscenza delle problematiche legate ad azioni militari in Asia centrale (vedi The Great Game).
Visse da mercenario di successo, divento' ricco, e dopo vent'anni in Asia decise che il suo viaggio era finito. Ritorno' ricco a Napoli, parte del Regno delle Due Sicilie; sposo' una nipote, mori' forse avvelenato. Dopo il rientro a Napoli, Avitabile rifiuto' un incarico nell'esercito borbonico. Questo blog propone una teoria interessante: se avesse accettato, pochi anni dopo avrebbe potuto trovarsi a fronteggiare le truppe di un altro italiano irrequieto con trascorsi all'estero, Giuseppe Garibaldi, e avrebbe potuto seriamente ostacolare la marcia dei Mille attraverso la Sicilia, con la sua abilita' nell'imporre disciplina (carente nelle truppe che si scontrarono con i garibaldini) e nel pianificare missioni militari in aree montuose (l'Aspromonte come l'Afghanistan?).
Ancora oggi, i bambini troppo vivaci del Punjab vengono minacciati col classico "se non fai il bravo arriva Abu Tabela", il nome con cui Di Avitabile era noto. Crudele mercenario, amministratore in sintonia con tempi e luoghi in cui opero', Di Avitabile fu, come Nino Bixio, un italiano che cercava l'altrove. Come anche Garibaldi, per parlare di qualcuno ancora piu' famoso.
Alcune letture:
- Alexander Gardner, Baldev Singh Baddan, "Eye Witness Account on the Fall of the Sikh Empire" (anche noto come "The Fall of Sikh Empire - An Eye-Witness Account of (Memories of Alexander Gardner)". ISBN 81-7116-231-2
- Stefano Malatesta, "Il napoletano che domò gli afghani". ISBN 88-7305-875-2 (scheda sul sito dell'editore).
- C. Grey/Garrett H. L. O, "European Adventures of Northern India". Consultabile online su Google Books.
Dubito che Paolo Di Avitabile sia responsabile per quel 7% di italianita' presente nel DNA dei Kalash, ma non si sa mai.
Ogni spunto e' buono per viaggiare. Visitare Scapa Flow e immaginare Günther Prien a bordo dell'U-47 che osserva dal periscopio la flotta britannica alla fonda; cercare il Graal a Rennes-Le-Chateau nei primi anni '90; storpiare il ritornello di una canzone ("Sai cos’è l'isola di ...") per visitare l'isola di Skye anziche' quella di Wight; andare in Alabama alla ricerca dei luoghi di Forrest Gump. In questo periodo sono i percorsi dei viaggiatori irrequieti, animati da wanderlust, cosi' come le storie di persone che si sono trovate a viaggiare per caso, ad incuriosirmi e a darmi spunto per viaggi futuri. Ed in quest'ottica parleremo oggi di Nino Bixio.
I prossimi mercoledi' ci saranno altri articoli relativi ad altri personaggi che sete di avventura e curiosita' hanno spinto a viaggiare.
Nino Bixio (1821-1873) e' uno dei tanti nomi che vengono in mente quando si pensa all'Ottocento e all'unificazione dell'Italia. Nato in Liguria, combatte' nelle tre guerre d'indipendenza italiane. Partecipo' alla missione dei Mille, fu responsabile del processo-farsa dopo la strage di Bronte, fu deputato e poi senatore. E nel 1873 mori' in Indonesia.
Indonesia? Dopo cannonate e fucilate in guerra in Italia, Bixio ando' a morire dal lato opposto del pianeta?? (*)
Esattamente. Bixio, oltre che militare e politico fu imprenditore, e la sua morte per colera avvenne durante un viaggio di lavoro verso Batavia (Giacarta). Secondo alcuni le attivita' commerciali di Bixio erano legate a reclutamento e consegna di mercenari per difendere gli interessi olandesi in Indonesia.
Secondo alcune fonti (Tiziano Terzani e il suo "Un indovino mi disse", per esempio), la tomba di Nino Bixio sembra essere stata a Pulau Weh, in Indonesia. Guardando su una mappa, l'isola di Pulau Weh ("Pulau" vuol dire "isola" in indonesiano e in malese) si trova a nord di Sumatra, la principale isola indonesiana, e di fronte a Banda Aceh, la piu' grande citta' indonesiana colpita dallo tsunami del 26 dicembre 2004.
Altre fonti, come un lungo articolo del Corriere del 1999, danno Pulau Beras Basah, in Malaysia, come luogo della sepoltura di Bixio, salvo poi parlare invece di "Pulo Tuan" (Pulau Tuan), un promontorio di fronte a Banda Aceh, in Indonesia.
Lo stesso articolo del Corriere dice:
Nella primavera del (18)76 il capitano di fanteria Bardok sostenne di aver ritrovato pochi resti e la cassa, dopo lunghe ricerche che costarono la vita a numerosi soldati caduti in imboscate. I resti, presunti, furono traslati a Giakarta. A Singapore vennero cremati. In Italia, arrivarono le ceneri.
Sembra quindi che non esistano piu' tombe contenenti i resti di Nino Bixio. Non nel sud-est asiatico, perlomeno. Ma cercare notizie sulla storia dell'eroe risorgimentale e' stato un modo per imparare qualcosa sulle isole indonesiane e malesi, e per scoprire come un uomo noto soprattutto (o solo) per la sua attivita' militare e politica fosse tutt'altro che restio a visitare luoghi lontani in cerca di avventura.
(*): Non proprio "dal lato opposto". Rispetto all'Italia, il lato opposto del pianeta e' ad est della Nuova Zelanda, come visibile su questo sito. Pero' e' parecchio lontana dall'Italia, l'Indonesia.
Spesso mi capita di entrare in una libreria, durante la pausa pranzo al lavoro. Passo dieci minuti a sfogliare e scegliere varie riviste di fotografia, poi mi rendo conto che non faro' foto migliori comprando piu' riviste, e mi sposto nell'area libri. Ci sono vari libri di Philip K.Dick che vorrei comprare. Un paio di Philip Roth che non ho ancora letto. E poi, sotto la lettera C, cerco di solito se ci sono novita' di Michael Crichton. Dall'ultimo suo romanzo, Next, sono passati due anni, quindi e' ora di una nuova opera...
... che non arrivera'. Michael Crichton e' morto di cancro il quattro novembre, i giornali hanno pubblicato solo poche ore fa la notizia. La sua autobiografia Viaggi mostra un Crichton curioso verso l'irrazionale, mostrando un lato nascosto di un autore che si e' battuto, negli ultimi anni, contro la trasformazione della scienza in una religione, e contro l'accettazione cieca di dogmi venduti come "verita' scientifiche".
Charleston, South Carolina, Stati Uniti d'America (*). Camminiamo in centro citta' nella famosa Market Street, e cosa troviamo? Un locale chiamato Garibaldi. Il Garibaldi Cafe', per essere precisi.
Forse dovremmo pubblicare tutte le foto dei vari pub e ristoranti "Garibaldi" visti in giro, a cominciare da quello di Staines, Surrey, Inghilterra...
*: Puo' sembrare da pistini, aggiungere "d'America" quando si parla di "Stati Uniti". Tutti sanno che ci sono solo gli Stati Uniti d'America, giusto? Sbagliato. Anche il Messico, nel suo nome ufficiale, contiene la dicitura "Stati Uniti", e anche il Brasile (fino al 1968), il Venezuela (fino al 1953) e l'Indonesia (fino al 1950) si chiamavano "Stati Uniti di", seguito da Brasile/Venezuela/Indonesia. Fonte: Wikipedia
Il fondatore di EasyJet, Sir Stelios Haji-Ioannou, sta facendo causa ad EasyJet. Divertente, eh? Mr. Stelios ha accusato EasyJet di danneggiare il "marchio" Easy, a causa dell'espansione di EasyJet nei mercati delle carte di credito e delle prenotazioni alberghiere. Stelios e' tuttora il maggior azionista della linea aerea, di cui possiede il 16% delle azioni. La licenza con cui EasyGroup concede l'uso del nome "EasyJet" alla omonima linea aerea contiene una clausola che impone alla linea aerea di generare il 75% delle entrate con il trasporto di persone in aeromobili, che e' il core business di EasyJet. Sir Colin Chandler, presidente di EasyJet, ha dichiarato che la linea aerea sta pienamente rispettando la regola del 75%, e che anzi il 90% delle entrate di EasyJet provengono da attivita' strategiche.
Stelios ed EasyJet hanno vedute differenti a questo proposito: per il miliardario greco-cipriota, EasyJet dovrebbe occuparsi solo di voli; la linea aerea, invece, ha espanso la propria area d'interesse tramite EasyJetHotels, che non permette prenotazioni di hotel tramite EasyJet, ma che presta semplicemente il nome "Easy" ad Hotel-Opia, un'azienda di prenotazioni alberghiere online. EasyJet vende inoltre spazi pubblicitari sul proprio sito, e ha prestato il proprio nome ad una carta di credito.
E' questo che a Stelios non va giu': il fatto che ci possano essere sul mercato dei "brand" chiamati EasyJetHotel, EasyJetCreditCard, EasyJetQuestoEQuello, con tali marchi - di proprieta' EasyJet - che vanno a fare concorrenza agli eventuali EasyHotel, EasyCreditCard, EasyQuestoEQuello, di proprieta' di EasyGroup.
Non sarebbe piu' easy se il signor Stelios Haji-Joannou decidesse di ricomprare per intero EasyJet? Il suggerimento viene da uno che in questo momento ha nel portafoglio un totale di undici dollari...
A bordo di un volo Delta Airlines in partenza da Atlanta in direzione Knoxville (Tennessee), una hostess chiede al passeggero Carlos Olivero (18 anni), componente della band dei Menudo, di spegnere il proprio iPod, visto che il decollo e' imminente. Il passeggero obbedisce ma, secondo quanto riferisce la rivista People, non ha un atteggiamento molto collaborativo. L'assistente di volo chiede a Mr. Olivero di riporre l'iPod, ma il passeggero rifiuta. Agenti di sicurezza della Delta Airlines accompagnano il celebre passeggero e sua mamma a terra, e l'aereo parte senza di loro.
La prossima volta che un'assistente di volo vi dice di via il vostro iPod o il vostro cellulare, meglio obbedire. Se ritenete si tratti di un abuso d'autorita', e' molto meglio sporgere reclamo dopo l'atterraggio a destinazione, anziche' all'aeroporto in cui rischiate di venir sbarcati a forza.