Blog, argomento: pub e bar
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pub e bar

Sono parziale nei confronti della Guinness. Dovunque mi trovi, dagli Appennini alle Ande, dal Manzanarre al Reno, ordino il nettare irlandese, capace di causare colite fulminante al fior fiore dei consumatori di birra, compresi quelli che reggerebbero quattro lattine di Crest al Piper vicino a Stazione Dora.
Ma non oggi. Sono in un bar di fronte alla stazione Bruxelles Midi, e ho davanti a me una Chimay Blue, birra belga prodotta da frati trappisti (o piu' probabilmente, nel 2012, da una fabbrica trappista di birra). La Chimay mi riporta agli anni Novanta e ad una birreria chiamata La Mela, a Cigliano, che i miei amici scoprirono per caso nel Vercellese. Uno beveva Urbock, l'altro Tenent's, il terzo ordinava sempre qualcosa di nuovo, salvo poi chiedermi, meta' delle volte, di far cambio con la mia Chimay (blu, come oggi, neppure rossa). Alla Mela lavoravano due ragazze che, senza essere ne' sfacciate ne' provocanti ne' tantomeno volgari, rappresentavano il 50% delle motivazioni che spingevano i clienti maschi a tornare nel locale.
Siamo ancora nel bar di Bruxelles, la Chimay bianca che mia moglie ha voluto provare non era cosi' buona, per lei. E cosi', dopo Chimay e bruschetta alpina, siamo passati a wok con pollo, scampi, legumi e riso accompagnato da Heineken e - ovvio - Chimay Blue.
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A poche centinaia di metri dalla stazione Vauxhall della Victoria Line.
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Il Ritson's Bar di Wasdale, nel
Lake District, ha una strana targa di fianco alla porta: "Home of the world's biggest liar". Sono entrato, ho consumato delle ottime birre (ne parleremo), ma non ho trovato tracce di bugiardi in giro. Non che mi aspettassi di incontrare Pinocchio, ma insomma ... ok, mi aspettavo di incontrare Pinocchio. O perlomeno
Tony Blair, uno dei suoi eredi moderni.
Poi, tornato a casa, ho scoperto chi e' il bugiardo cui fa riferimento l'insegna vicino all'ingresso: Will Ritson (1808-1890) era il gestore del Ritson's Bar (che e' un pub), ed era un grande raccontatore di storie secondo alcuni, secondo altri un bugiardo incredibile. Tra le storie di Ritson, quella secondo cui le rape del Lake District erano cosi' grandi che la gente ci ricavava stalle per le mucche. O quella dell'aquila ferita che Ritson curo' e accolse nel suo pollaio; una notte una cagna attacco' il pollaio, e mesi dopo la cagna diede alla luce dei cuccioli alati.
Probabilmente Ritson sapeva raccontare bene le sue storie, e magari qualche boccale di
ale rendeva piu' ricettivi gli avventori del pub, durante questi racconti. Sia come sia, nel 1974 nacque la competizione
World's Biggest Liar, il bugiardo piu' grande del mondo, in memoria di Will Ritson. La competizione si tiene ogni anno al Bridge Inn, a Santon Bridge, a poca distanza da Wasdale, nel mese di
novembre, i concorrenti hanno cinque minuti per raccontare la bugia piu' grande possibile nel modo piu' convincente possibile, e ... avvocati e politici sono esclusi dalle competizione in quanto "troppo abili nel raccontare frottole". A quanto pare, il vescovo di Carlisle
vinse senza volerlo, semplicemente dicendo "
non ho mai detto una bugia in vita mia".
Se siete capaci nel raccontare storie incredibili e non siete ancora entrati in politica, fate un salto a Wasdale il mese prossimo. Potreste tornare a casa con un bel trofeo!
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Avebury, vicino al circolo di megaliti.
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Anche a Londra come in ogni altro posto sul pianeta (credo), basta allontanarsi di poche decine di metri dalle strade principali per trovarsi senza piu' turisti intorno. Westminster Abbey e' piena di turisti, e qui allo Speaker Pub non ce n'e' neppure uno.
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Il pub di Midgham, villaggio vicino ad Aldermaston, a ovest di Reading. Dev'essere il primo villaggio che ho trovato, nel sud-est dell'Inghilterra, con un solo pub.
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Il centro di Staines, in Inghilterra, mostra i segni della recessione. Non sono i volontari dell'Esercito della Salvezza. Non sono i due negozi chiusi a tempo indeterminato, ne' il Pennysaver e l'altro negozio in cui tutto costa una sterlina. Sara' il chiosco con la vistosa insegna "Compriamo il vostro oro, paghiamo in contanti"? O il grosso "Digital Exchange" che vende, e soprattutto compra, computer, cellulari, videogiochi e DVD: un Eldorado, per chi ha la casa piena di gadget elettronici e il portafoglio vuoto.
No. E' l'insegna del pub Garibaldi che trasmette la sensazione che ci siano pochi soldi in giro. Speriamo sia solo l'insegna a cadere a pezzi, e non l'intero pub.
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Castello di Ussel, prima di Aosta: bella posizione, bel panorama. Chiuso. C'e' un'altra coppia che come noi non sa se ci sia un altro ingresso intorno al castello. Girano intorno alla collina senza trovare un'entrata. Ci ritroveremo poi al ristorante Chez Nous a parlare di reflex, condensazione sulla lente frontale degli obiettivi e utilita' dei filtri.
Al ristorante noto che le due signore che lavorano li' parlano polacco tra loro. Vorrei dir loro qualcosa sulla Polonia, magari su Papa JPII o su Boniek, memore di una
conversazione con un polacco nel West americano; c'e' qualcosa che mi ronza in mente e che fatica a diventare conscio: mi rendero' piu' tardi che si trattava della mostra sui monti Tatra (polacchi) in corso al Museo della Montagna di Torino. Le signore sono gentilissime, e mi viene da pensare alla Polonia che, dopo aver superato l'Italia - da un pezzo - come reputazione in Europa (per onesta' e affidabilita'), si avvia a passarci anche per quanto riguarda produttivita' e reddito pro capite.
Castello di Sarre. Usciamo dalla strada statale e seguiamo i cartelli per il castello. Ci ritroviamo di fronte ad una strada locale con divieto d'accesso ai non residenti, parcheggiamo in un parcheggio li' vicino e camminiamo nella neve. All'ingresso del castello troviamo alcune auto. Saranno arrivate da un'altra strada, o forse i guidatori avranno finto di non aver visto il cartello.
Dentro, il castello riserva una prima spiacevole sopresa: cinque euro per una visita piuttosto breve sono troppi. E il divieto di far foto e' quasi uno
show-stopper, una di quelle cose che ti fanno girare i tacchi e uscire: chiunque, dal turista piu' sprovveduto a Reinhold Messner o Sir Ranulph Fiennes, desidera scattare foto nei posti che visita. Togliergli questa possibilita' significa giocarsi un visitatore.
Sarre e' comunque spettacolare (una ragione in piu' per rimpiangere il divieto di scattare foto). Ospita una impressionante collezione di corna di stambecco e di camoscio, migliaia di esemplari, abbattuti da Re Vittorio Emanuele II e da altri membri della famiglia reale. Come Teddy Roosevelt, Vittorio Emanuele II fu prima cacciatore e poi protettore della natura. Vien da pensare al pacifismo, e al fatto che chi ha preso parte ad una guerra e diventa poi pacifista e' piu' credibile di chi la sfanga tramite parentele e favori.
Ottima la guida del castello, che fa il suo lavoro con entusiasmo e competenza.
Inversione di marcia, si va verso nord. A
Courmayeur inizia a nevicare, e la pessima viabilita' (una tradizione cittadina, se ben ricordo le mie visite qui nel 1984 e 1989) mi convince a ritornare a sud. Parcheggi incasinati, incroci malfatti, segnaletica poco chiara. E
cara signora della Polizia Municipale che mi fermi e m'accusi di voler fare il furbo, i cartelli del parcheggio riservato agli autobus sono piazzati troppo vicini al parcheggio stesso: quando li vedi sei gia' dentro al parcheggio.
A
Pre St. Didier l'illuminazione degli edifici del centro e' bellissima. Nevica. Cerchiamo un locale dove dissetarci e riscaldarci. Seguiamo cartelli e indicazioni per un bar, ma arrivati di fronte al locale, scopriamo che si e' trasferito; ci sarebbe voluto un cartello tipo "Bravi, ben fatto, siete riusciti a trovarci, ma non siamo piu' qui". Entriamo in un bar/ristorante/albergo sulla strada principale: dopo cinque minuti in cui non si vede nessuno dietro al banco, usciamo. Entriamo in un altro locale. Ordino un gin tonic e un grog. "Grog"? La commessa non sa cosa sia. "Il grog e' popolare a Torino, pensavo si bevesse anche in Val d'Aosta", dico. "Torino?" risponde la tizia, come se le avessi parlato di una citta' sul lato oscuro della Luna. Vorrei chiederle se parla davvero italiano, ma nessuno risponderebbe pacificamente ad una domanda del genere, e mi accontento di un piu' amichevole "Ma sente, quel che dico?". Dice che la lavastoviglie e' rumorosa e fa fatica. Ah, capisco; sostituisco l'ordine per il grog con uno per una cioccolata. Vado in bagno, e quando torno mia moglie mi informa che la tizia non sapeva come fare un gin tonic e che la titolare del locale e' dovuta intervenire per aiutarla. Certo che dieci euro e mezzo - ventun mila lire, per chi non e' nato ieri - per una cioccolata ed un gin tonic paiono un po' troppo. Direi due euro di troppo.
Andiamo fino ad
Aosta. Entriamo in citta', parcheggio e vado a leggere il parchimetro per sapere se devo pagare (e' domenica sera, non si sa mai). E' buio, e non si vede niente di quel che e' scritto sul parchimetro. Tariffe, orari, multe: potrebbe essere scritto in sanscrito e non sarebbe piu' illeggibile di quel che e'. Grazie Aosta, sara' per un'altra volta. Ritorno a Saint Pierre, in albergo, dove tutto sembra filare lisco e girare alla perfezione.
Tags: castelli e fortezze, diritto di fotografare, pub e bar, Valle d'Aosta

Costruito nel 1386, il
castello di Donnington (che non ha niente a che fare col
villaggio di Castle Donington, col GP di Donington e col festival "Monsters of Rock" di Castle Donington) si trova a Donnington, vicino a Newbury, nel Berkshire. Durante la guerra civile inglese del 1642-1651, il castello fece il suo dovere e respinse attacchi in varie occasioni, compresa la seconda battaglia di Newbury. Venne conquistato dalle truppe parlamentari al termine di un assedio durato diciotto mesi, e ne venne ordinata la demolizione nel 1646. Non sappiamo quanto fosse grande il castello in origine, ma il lavoro di demolizione non sembra sia stato portato a termine molto bene, vista che le due torri all'ingresso del cancello sono rimaste in piedi.
Ma dai ... ti dicono di distruggere un castello, e ti dimentichi delle torri e dell'ingresso? Cos'hai distrutto, la cuccia del cane?
Il pub del villaggio di Donnington e' un tipico pub rurale inglese. Se ci arrivate come turisti, e siete anche stranieri, aspettatevi un'accoglienza freddina, tipo quella che gli avventori del pub
Slaughtered Lamb (l'agnello macellato) riservano ai due giovani turisti statunitensi). La birra, in compenso, e' buona.
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