Il blog di ViaggiareLeggeri, argomento: stereotipi 

Gli articoli del blog di ViaggiareLeggeri sull'argomento stereotipi

Stereotipi sull'Italia a Legoland?

Scritto da ViaggiareLeggeri, 10/05/2011 alle 12:06 | 1 commenti  | Permalink
Se siete in Inghilterra, ad ovest di Londra, una visita a Legoland, a Windsor, e' un modo divertente per trascorrere una giornata in mezzo ai popolari mattoncini danesi. Ci sono giostre perfette per rinfrescarsi, un labirinto solo apparentemente semplice, un ottovolante e vari trenini, e tante altre attrazioni ideali per i vostri bambini e per il bambino che e' in voi. A me personalmente piace molto Miniland, l'area di Legoland in cui i Lego vengono utilizzati per ricostruire citta' e monumenti europei: scorci di citta' britanniche, francesi, belghe, italiane. Ed e' appunto riguardando le foto scattate alla "piazza italiana" che ho notato qualcosa a cui non avevo badato inizialmente. Ecco una foto di una piazza italiana a Legoland (cliccate sulla foto per ingrandirla):

Mafia a Legoland?


A me, questi tizi vestiti di nero con cravatta bianca, che escono da un'auto nera, con in mano una custodia di violino (forse simile a questo), sembrano mafiosi, gangsters pronti ad una rapina o ad un omicidio. Questa, per i manager di Legoland, rappresenta una tipica piazza italiana; stupisce che non abbiano pensato di piazzare nella riproduzione di Parigi un flic fatto coi Lego, che rincorre un ladro con maglia a strisce e basco; oppure uno scontro tra poliziotti e manifestanti nella mini-Londra; o magari, nella piccola Amsterdam fatta coi Lego avrebbero potuto costruire un piccolo locale da cui escono avventori sorridenti e barcollanti, avvolti in nuvole di fumo. Tanto per affidarci agli stereotipi.

E a voi, cosa sembra quella comitiva vestita di nero nella foto? Un sestetto di violinisti?


Aggiornamento 12/05/2011


A quanto pare non sono il solo ad aver notato questa particolare composizione fatta coi Lego: questa pagina di Flickr mostra una foto simile - con le figure Lego disposte in modo lievemente differente - ed e' intitolata Legoland Italy Mafia.

Tags: foto Gran Bretagna, Gran Bretagna, Italia, Lego, stereotipi

Il turista americano

Scritto da ViaggiareLeggeri, 05/04/2011 alle 15:08 | 0 commenti  | Permalink
Heathrow, Terminale 5, stazione della metropolitana. Sono in coda alla biglietteria per acquistare una Oyster Card, davanti a me una sola persona, un americano tra i cinquanta e i sessanta. Una ragazza si avvicina alla biglietteria, si ferma per un momento di fianco all'americano per leggere un avviso sul vetro della biglietteria. L'americano, continuando a parlare con l'impiegato al di la' del vetro, indica alla ragazza di mettersi in coda dall'altra parte, dietro a me.

Il bigliettaio starnutisce. L'americano gli dice che non puo' mettere la mano davanti alla bocca, visto che con quella mano porge biglietti, tessere e denaro ai passeggeri: deve invece starnutire sul braccio, idealmente avvicinando la bocca all'incavo del gomito, in modo da non starnutire in giro e soprattutto non sulle mani.

In entrambi i casi l'americano aveva ragione; eppure, in entrambi i casi avrebbe potuto esprimersi in modo differente, evitando di ricadere nel cliche' dell'americano arrogante.

Tags: antropologia spicciola, Stati Uniti, stereotipi, trasporti pubblici

Ryanair ha danneggiato la reputazione dell'Irlanda?

Scritto da ViaggiareLeggeri, 28/03/2011 alle 08:02 | 0 commenti  | Permalink
Gli irlandesi, con i danesi, erano considerati fino a pochi anni fa i "napoletani del nord". Allegri, rumorosi, gioviali, simpatici. E' possibile che Ryanar sia riuscita, col suo personale - sottopagato e sempre sotto pressione - e le sue politiche, a cambiare in peggio la reputazione dell'isola di smeraldo? Sul forum e' comparso tempo fa il seguente "pensiero":
Ho sempre odiato gli Irlandesi, le considero delle persone fredde, prive di sensibilità e umorismo... povere persone lobotomizzate senza nessuna espressione ... e così sono anche nel caso della Ryan Air.

Se avessi letto questa frase dieci anni fa, o venti, avrei avuto una sola risposta: questo non ha mai visto un irlandese. Ora, invece, tanti italiani hanno l'occasione per vedere irlandesi sui voli Ryanair, in condizioni che non mettono in luce le loro qualita' migliori. Peccato. Non bastera' un articolo in un blog a contrastare gli stereotipi negativi, ma possiamo provarci.
Quelli che seguono sono gli stereotipi piu' diffusi sull'Irlanda, in base a ricerche fatte su Google:

L'Irlanda e' famosa per i suoi cavalli di razza.
L'Irlanda e' famosa per la sua pioggia.
L'Irlanda e' famosa per i suoi gnomi.
L'Irlanda e' famosa per i Pub.
L'Irlanda e famosa per la birra.
L'Irlanda e' famosa per il tempo non proprio invitante.

E questi sono gli stereotipi piu' comuni sugli irlandesi. Come vedete, niente a che vedere con la "freddezza" e la "mancanza di umorismo", anzi, tutt'altro:

Gli irlandesi sono famosi per il loro senso dell'ospitalità.
Gli Irlandesi sono famosi per il loro contributo letterario al mondo
Gli irlandesi sono famosi per essere gente calorosa e ospitale
Gli irlandesi sono famosi per la cordialità
Gli irlandesi sono famosi per le loro freddure e per i loro limerick.
Gli irlandesi sono famosi per essere un popolo accogliente e caloroso
Gli Irlandesi sono famosi per i loro folletti,
Gli irlandesi sono famosi per il calore e per l'ospitalità,
Gli irlandesi sono famosi per la loro cordialità
Gli Irlandesi sono famosi per la loro cordialità e ospitalità
Gli irlandesi sono famosi per essere ottimi oratori
Gli Irlandesi sono famosi per la Birra e il Rock

Non ho avuto l'opportunita' di visitare l'Irlanda, negli ultimi anni (diciamo negli ultimi diciannove anni...), c'e' qualcuno che c'e' stato di recente e ha qualcosa da dire sulla sua esperienza in Irlanda?




Tags: antropologia spicciola, Irlanda, Ryanair, stereotipi

L'effetto Berlusconi sul turismo verso l'Italia

Scritto da ViaggiareLeggeri, 03/03/2011 alle 08:01 | 1 commenti  | Permalink
Se avete passato i vent'anni da un pezzo, e viaggiate da un po', saprete che i politici italiani erano ignoti, all'estero. I soli nomi che gli stranieri sembravano conosceva erano quelli di Giulio Cesare, Nerone e Mussolini. Non Craxi - neppure dopo la crisi di Sigonella - e neppure l'eterno Andreotti: i politici italiani erano visti in generale come un gruppo di intrallazzatori incapaci di fare qualunque cosa, compreso il creare un governo stabile. Questa era la situazione prima della discesa in campo di Silvio Berlusconi. Grazie a lui, l'Italia "gode" di un'inusitata visibilita' internazionale. Certo, il 50% delle notizie che riguardano Silvio Berlusconi lo mostrano come un pallone gonfiato ("vanaglorioso" sarebbe troppo gentile) che si arroga meriti che non ha; l'altro 50% riguarda comportamenti scandalosi (prima ancora che illeciti) che porterebbero un politico di qualsiasi nazione seria a dimettersi con la coda tra le gambe.
Lo dico per quelli seduti in fondo alla sala, che magari non hanno sentito: un Primo Ministro non ha una vita privata. Un Primo Ministro e', per la durata del suo mandato, un simbolo nazionale in servizio 24 ore al giorno. Se non lui, chi deve esserlo? Lapo? Corona? Qualche calciatore? I tizi del Grande Fratello?

I comportamenti di un Presidente del Consiglio intemperante non hanno, come conseguenze, solo qualche processo evitato tramite leggi ad personam. Quando gli Stati Uniti avevano George W. Bush come presidente, la loro reputazione internazionale ne risentiva: italiani, tedeschi, inglesi, francesi, si chiedevano "questa persona che ho davanti a me, quest'americano, ha eletto quel genio di presidente? Il solito guerrafondaio yankee al soldo dei petrolieri texani". Il modo in cui i turisti statunitensi venivano accolti e trattati in giro per il mondo risentiva delle notizie che il resto del mondo leggeva sui media. E grazie a Silvio Berlusconi, ora ci siamo noi, sul palcoscenico. Certo, un palcoscenico molto piu' modesto, neppure un politico italiano libertino puo' portare l'Italia alla ribalta piu' di tanto, ma siamo osservati, comunque. L'articolo di Alex Roe intitolato "Silvio Berlusconi fa pubblicita' all'Italia" evidenzia il rischio che i comportamenti di Berlusconi ...

Tags: destinazioni, Italia, Silvio Berlusconi, stereotipi

Provate a spiegare all'estero cosa succede in Italia

Scritto da ViaggiareLeggeri, 23/10/2010 alle 07:12 | 1 commenti  | Permalink
Nel corso di un convegno Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, ha detto "E' difficile andare in giro per il mondo a spiegare cosa succede in Italia". Grazie, non ci voleva un manager plurilaureato per capirlo, ma mi fa piacere vedere che c'e' arrivato anche Marchionne. Nell'ultimo decennio, che ho trascorso all'estero, sono stato spesso coinvolto in conversazioni sull'Italia; in alcune occasioni ci sono stati da sfatare degli stereotipi, spesso mi sono state fatte domande spiacevoli, imbarazzanti o curiose. Ecco una selezione di quelle conversazioni, svoltesi a volte in Italia e a volte all'estero, conversazioni che a volte toccano la situazione politica italiana, altre volte riguardano invece in generale l'immagine che l'Italia da' di se' all'estero.

L'anno era il 2004, ero in taxi a Taipei (Taiwan). Il tassista mi chiese di che nazionalita' fossi. Alla mia risposta, mi chiese se fosse vero che la liberta' di stampa in Italia era limitata, "come ai tempi di Mussolini"...

2006, Londra. Un amico cuoco si trasferisce in Inghilterra per lavorare a Londra, la sua citta' preferita. E' la seconda volta, passa qualche settimana con noi. Parliamo dei datori di lavoro che ha incontrato finora da queste parti, e dice che lavorare per un boss inglese va bene, ma se il ristorante e' invece italiano, dimenticati d'essere pagato per intero, dimenticati d'essere pagato per tempo, e se fai un periodo di prova dimenticati anche d'essere pagato. Ipse dixit.

Milano, intorno al 2005. Entro nell'ufficio di un conoscente, che sta parlando con un ospite, il direttore di una filiale straniera della ditta per cui lavoro. Ci salutiamo, invito a riprendere la conversazione, abbiamo una riunione insieme ad una quarta persona tra un quarto d'ora. La conversazione riprende, il collega straniero ascolta pazientemente una lunga serie di lamentele sul Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, poi chiede a me cosa ne penso. Condivido la critiche, rispondo. Lo straniero ci chiede "Com'e' che non incontro nessun italiano che voti o anche solo apprezzi Berlusconi, eppure continuate ad eleggerlo?". Beh, "the empty can rattles the most", gli rispondo. Chi e' soddisfatto parla meno di chi e' insoddisfatto.

A Taoyuen (una citta' taiwanese) guardo la tv con amici e parenti taiwanesi. Cambiando canale ci troviamo di fronte ad una partita di calcio, e immediatamente vediamo oggetti gettati dagli spalti, poi uno dei due portieri viene colpito da un razzo. Penso a quali possano essere le nazionalita' dei tifosi delle due squadre, visto che non sono abbastanza vicino alla tv per leggere i nomi delle squadre. Intorno a me vedo facce preoccupate. Mi avvicino alla tv e scopro che si tratta di Inter-Milan, in Champions League. Quello colpito e' Dida, il portiere milanista. Qualcuno mi chiede se succedano spesso cose del genere nel calcio italiano. Qualcun altro menziona uno scooter lanciato dagli spalti a Milano, io spiego che era piccolo, piccolissimo, un ciclomotore, e che i tifosi non avevano neppure dato fuoco al carburante, mi pare. La partita nel frattempo e' sospesa, e una mano pietosa cambia canale, si passa al baseball, per fortuna.

Atlanta, USA, Pasqua 2006. Sono ospite al pranzo pasquale di una famiglia americana, ci sono altri colleghi. Il marito della padrona di casa, un sessantenne proprietario di capannoni, che a tutta prima potrebbe sembrare il tipico statunitense del Sud grosso, grasso, repubblicano e provinciale che non sa nulla di quel che accade fuori dalla sua contea, mi fa una domanda che mi lascia basito: "Credi che Berlusconi abbia perso le elezioni per l'appoggio che ha dato alla politica estera statunitense?".

Singapore, giugno 2010, in un pub lungo Boat Quay. Sul megaschermo del pub c'e' Italia-Slovacchia. Qui dentro tutti tifano per gli underdog, gli slovacchi sfavoriti dal pronostico e dalla classifica FIFA. La nazionale italiana dorme fino a meta' del secondo tempo, poi si sveglia. Nel pub, molte voci chiedono (non a me, che non sono identificabile come italiano nonostante indossi una maglietta azzurra) "Non potevano svegliarsi prima, questi italiani, anziche' puntare come sempre allo zero a zero?". Vecchia storia, la nostra propensione al minimo risultato col minimo sforzo.

Taoyuen (Taiwan), agosto 2010, a casa di parenti. Mio cognato legge il giornale, chiede a sua sorella, mia moglie, di tradurmi quello che dice: "Il giornale dice che il vostro primo ministro e' stato beccato con delle prostitute ed e' nei guai". Gli rispondo che no, non e' una cosa recente, e che non capisco come mai sia sul giornale oggi. Lui replica "Non e' una storia recente? Vuoi dire che si e' gia' dimesso per lo scandalo?". No, gli spiego, non s'e' dimesso perche' lo scandalo e' stato relativamente piccolo, tanti pensano che un Presidente...

Tags: antropologia spicciola, Italia, italianità, Silvio Berlusconi, stereotipi

Le Ferrovie dello Stato e la logistica

Scritto da ViaggiareLeggeri, 16/03/2010 alle 15:41 | 0 commenti  | Permalink
Un seminario informatico a Singapore (un altro). Questa volta e' organizzato da una delle piu' grandi aziende informatiche mondiali, e durante le sessioni del pomeriggio, dedicate alla logistica, il relatore - che sembra una persona equa e bilanciata, nonche' con qualche decennio di esperienza nel settore dell'informatica applicata alla logistica - ha tirato fuori questa perla:
Eravamo in Italia, giorni fa, per un incontro con le Ferrovie dello Stato. Il boss delle Ferrovie ha detto che vuole che la sua azienda diventi "4PL" (quindi un fornitore di servizi logistici integrati - n.d.r.). Gli abbiamo fatto notare che per iniziare e' necessario avere un sistema che fornisca alcune informazioni basilari: se un treno va da Milano a Roma, e' necessario sapere a che ora parte e arriva effettivamente, quanti vagoni ha alla partenza e quanti all'arrivo.
(...) Le ferrovie italiane non perdono semplicemente vagoni, perdono anche i treni.
Non ho fatto in tempo a chiedergli se hanno poi venduto dei prodotti o dei servizi informatici alle EffeEsse...



Tags: informatica, Italia, logistica, stereotipi, treni

La Combat Zone di Taipei e gli stereotipi occidentali

Scritto da ViaggiareLeggeri, 27/10/2009 alle 08:00 | 0 commenti  | Permalink
L'autore del blog Betelnut Equation, Dan Chapman, ha pubblicato un ottimo articolo a proposito di The Zone (anche nota come "The Combat Zone"), un'area di Taipei (Taiwan) piena di locali notturni con "ragazze a pagamento", frequentata in passato da militari statunitensi in servizio a Taiwan, ed ora da visitatori occidentali.
Non ci andavamo mai, in quanto siamo giovani e (sebbene occidentali - ndr) non siamo degli stranieri di passaggio (...) La "Combat Zone" (...) e' uno strano posto che ricorda la Tailandia o le Filippine, con le sue luci al neon e i locali con nomi tipo Malibu o California Dreaming, e con ragazze all'entrata dei locali che ti invitavano ad entrare. Cose del genere non le vedi da nessun'altra parte a Taipei; certo, ci sono centinaia di Adult KTV (karaoke per adulti, con "entreneuse", e ci sono bordelli, ma la "vendita" e' sempre "soft", passiva, quasi, celata dietro ad una porta.

Chapman e i suoi amici vanno in un secondo locale:
Sedevamo vicino ad un gruppo di tizi dalla Silicon Valley che erano in citta' per una fiera informatica. Avevano tutti una ragazza vicino a loro, e continuavano a chiederci se ne volevamo una. Dicemmo loro che non era necessario pagare per avere compagnia femminile, a Taiwan, e loro risero increduli.

Tutto intorno a noi, uomini d'affari europei o americani stavano pagando cifre spropositate per la compagnia di ragazze molto ordinarie. E lo stavano facendo perche' pensavano fosse necessario. Questa e' l'Asia dopotutto, e - soprattutto se avevano passato molto tempo in Cina o in Tailandia - in questi uomini si era creata l'impressione che tutte le ragazze nei bar e nei locali fossero prostitute, e che qualsiasi ragazza che non fosse a pagamento fosse a casa, impegnata a fare la calza o a leggere testi buddisti. Non avevano idea che potesse esistere una classe media occidentalizzata che frequentava locali e si divertiva (come i loro corrispettivi occidentali in patria - ndr).

L'articolo di Betelnut Equation e' illuminante non tanto e non solo per quanto riguarda Taiwan, ma piuttosto per la sua accurata descrizione dei visitatori occidentali e degli stereotipi che appesantiscono il loro bagaglio intellettuale. In questo caso, i viaggiatori occidentali incontrati nel secondo locale della "Combat Zone" di Taipei avevano una visione polarizzata delle donne asiatiche: disponibili a pagamento, oppure caste, innocenti e "tutte casa e chiesa", come si dice in Italia; non riuscivano a credere che anche a Taipei potessero esistere, al di fuori dei night club per stranieri, ragazze "normali" che si divertono come le loro coetanee di Parigi, Roma e Londra.

La potenza degli stereotipi.

Questo e' uno dei principi ispiratori di questo sito: aiutare ad imparare a viaggiare leggeri non solo portandosi dietro poche valige, ma soprattutto smontando e rottamando gli stereotipi che alterano le nostre esperienze di viaggio.

Tags: Asia, stereotipi, Taiwan

I viaggiatori piu' fastidiosi: statunitensi primi, italiani ottavi

Scritto da ViaggiareLeggeri, 28/11/2008 alle 12:16 | 3 commenti  | Permalink
Tripadvisor ha effettuato un sondaggio per scoprire a quali nazionalita' appartengono i viaggiatori reputati piu' fastidiosi al mondo; sono stati raccolti i pareri di 8.931 utenti. Ecco i risultati:

1. Statunitensi 18%
2. Francesi 12%
3. Tedeschi 10%
4. Britannici 6%
5. Cinesi 6%
6. Russi 5%
7. Giapponesi 5%
8. Italiani 5%
9. Indiani 2%
10. Cittadini degli Emirati Arabi Uniti 1%

La posizione degli statunitensi in cima alla classifica non stupisce: ce ne saranno pochi (in proporzione alla popolazione degli USA) ad avere il passaporto, ma di statunitensi che viaggiano ce ne sono tanti. L'essere l'unica superpotenza rimasta dopo la fine della guerra fredda rende gli USA e i suoi cittadini degli "osservati speciali" in patria e in viaggio, fino al punto di essere dei bersagli, come negli attacchi di Mumbai dei giorni scorsi. Ma l'elezione di Barack Obama sembra aver migliorato l'accoglienza per gli americani in giro per il mondo; ecco cosa dice il fotografo Scott Kelby dopo un viaggio in Turchia, Grecia ed Egitto:
I was curious how we’d be treated (as Americans), but everywhere we went, without exception, the people were incredibly warm, friendly, and very genuine.
Barack Obama is an absolute rock star over there. People would see us, figure out that we were American’s (we kinda stuck out), and they’d start yelling “Obama” and high-fiving us when we walked by. I even saw locals in Turkey and Egypt wearing Obama pins, and I saw Obama stickers in store windows. Our local English-speaking guides all were huge Obama fans (and let us know in no uncertain terms that Bush was even more unpopular there than he is here, if that’s possible).

Francesi al secondo posto: durante un viaggio in Irlanda, quasi vent'anni fa, parlai con un autista di pullman turistici, a Killarney; per lui, i francesi erano i turisti peggiori, in quanto di solito salivano sul pullman e pretendevano di pagare quel che loro reputavano il prezzo corretto, infischiandosene del costo del biglietto. I cliche' negativi sui francesi sono...

Tags: classifiche, stereotipi, Tripadvisor

Gesu', mi dai il cambio al volante?

Scritto da ViaggiareLeggeri, 16/11/2008 alle 17:30 | 0 commenti  | Permalink
Cartellone visto in Oklahoma
Foto scattata sulla Interestate 40, negli Stati Uniti, in Oklahoma.
Ehhh, 'sti americani mettono Gesu' dappertutto ... sono dei fanatici religiosi ... persino sui dollari c'hanno scritto "In God we Trust"... tutti casa e chiesa, e poi invadono altre nazioni quando la benzina gli costa piu' di tre dollari al gallone.
E gia', perche' noi italiani, col santino / Gesu' / madonna sul cruscotto per proteggerci, e ogni volta che quello davanti a noi si ferma ad un rosso di periferia dove non passa mai un cane iniziamo a strombazzare e imprecare, noi non siamo ipocriti.

Tags: foto, religione, Stati Uniti, stereotipi, strade

Film rivisti in tv: Un'Ottima Annata

Scritto da ViaggiareLeggeri, 17/08/2008 alle 08:00 | 0 commenti  | Permalink
A Good Year ("Un’ottima annata") e' un film del 2006 di Ridley Scott, con Russell Crowe. La stessa coppia attore - protagonista di Il Gladiatore, in un film che non potrebbe essere piu’ differente dall’epopea del generale diventato schiavo diventato gladiatore diventato eroe: qui abbiamo un broker londinese che, grazie ad un’inaspettata donazione ricevuta, impara lui stesso a donare, oltre ad innamorarsi, cambiare vita, e trasferirsi in piccolo villaggio francese.

Il film forse non e’ un capolavoro, e soprattutto non tratta i temi trattati di solito da Ridley Scott ("Blade Runner", "Alien", "Kingdom of Heaven", "Black Rain", "Black Hawk Down"): non ci sono mostri e massacri, guerre e tradimenti, effetti speciali a profusione; non c'e' neppure sangue, solo un livido sulla coscia del Premio Oscar Marion Cotillard. C’e’ invece una trama che non sorprende ma che non per questo e’ meno piacevole. Come un vino buono ma non eccezionale, un film come questo, tratto da Peter Mayle, difficilmente potra' riservare sorprese. E nonostante cio', i suoi sapori semplici potranno ritornarci in mente, ogni tanto, invitando al noleggio del DVD di questo film.

Se per voi la Francia rappresenta un nemico calcistico da battere ed insultare, o un concorrente per cibo vini e prodotti di qualita', non guardate questo film. Se invece ogni tanto sognate di andare a vivere in Vaucluse o a Perpignan, guardatelo.

Tags: vino

Gli USA non sono uno statico monolite

Scritto da ViaggiareLeggeri, 11/05/2007 alle 22:20 | 0 commenti  | Permalink
Non tutti gli Statunitensi sono stolidi ed obesi mangiatori di hamburgers che passano la vita davanti alla tv. E' appena passato davanti alla mia scrivania Tony, un collega newyorchese, che ha detto: Most Americans don't know SHIT about the world and don't understand SHIT. Look who they elected twice!". Ah, Tony, grazie per le tue parole. Sono servite a ricordarmi che ogni popolo e' fatto di tante opinioni differenti e modi di essere differenti.

Beh, cercavo un motivo per ricominciare a scrivere, dopo mesi di astinenza, e poche parole ascoltate per caso sono bastate.

Dal nostro archivio: The Independent pensa che gli italiani siano tutti mafiosi

Scritto da ViaggiareLeggeri, 30/11/2006 alle 00:00 | 0 commenti  | Permalink
Nei film americani, se c'e' un gangster e' spesso un italiano o un italo-americano, e forse finiremo anche noi per accettare l'idea proposta da quei film, che un italiano sia sempre e comunque un mafioso. Quando arrivera' quel momento, potremo leggere articoli come quello di John Harris, su The Independent del 7 dicembre 2002, senza sentirci irritati o magari persino offesi.

L'articolo e' relativo ad una rissa tra Liam Gallagher, cantante degli Oasis, ed alcuni cittadini italiani, avvenuta in un hotel di Monaco nel 2002. Tutti gli altri media che hanno riportato la notizia hanno parlato di "turisti italiani". Solo The Independent, rispettato giornale di sinistra, ha parlato di "Italian gangsters" e di "mafiosi". Come avranno saputo che si tratta di criminali?

Non sono disposto a "asciar andare, per cui ho scritto (*) alla redazione di The Independent (senza ricevere risposta), a Massimo Gramellini de La Stampa e ad altri giornalisti italiani segnalando l'articolo. Ecco alcuni stralci dell'articolo dell'Independent:
"Last Saturday, as Oasis's touring party reclined in the splendour of Munich's Bayerischer Hof hotel, a dispute occurred between Liam and another member of the entourage. The argument quickly spilled into an area allegedly occupied by Italian gangsters"
(...) "Ian Robertson was Oasis's head of security between 1994 and 1995
(...) Had he remained on the payroll, it would have fallen to him to stand between the Oasis party and the aforementioned mafiosi and Polizei."


Che esistano italiani mafiosi e' vero. Che ce ne possano essere in Germania e' possibile e probabile. Che gli italiani incontrati da Liam Gallagher fossero mafiosi e gangster, solo The Independent lo afferma, senza portare prove a sostegno di quest'accusa. Ecco il contenuto del mio messaggio alla redazione:

----Original Message-----
From: xxx [mailto:xxx.xxx@btopenworld.com]
Sent: 07 December 2002 17:14
To: features@independent.co.uk; letters@independent.co.uk; david.felton@indigital.co.uk
Subject: Liam Gallagher: Drunken, disorderly, and now a toothless rock star

Sirs:
the article "Liam Gallagher: Drunken, disorderly , and now a toothless rock star", by John Harris, describes the Italians involved in the Munich brawl as "Italian gangsters" and "mafiosi". I have tried to find evidence (or reference, at least) of those Italians being criminals, on the Internet and on other media, and found nothing.

I would be glad if you could let me know how did you obtain that information (how do you know that they were not tourists, as said by BBC, CNN and others).

Best regards,
XXX XXX
Stanwell, Middlesex, England

Nessuna risposta da John Harris, l'autore dell'articolo.





(*): quattro anni fa, dopo la pubblicazione dell'articolo, nel dicembre 2002.

Tags: razzismo

Inghilterra, per Channel4 l'Italia e' mafia e pasta

Scritto da ViaggiareLeggeri, 18/10/2005 alle 14:52 | 0 commenti  | Permalink
Channel4, uno dei cinque canali principali in Gran Bretagna, sta trasmettendo in questi giorni uno spot pubblicitario per lanciare il programma di cucina "James's Great Escape", in cui Jamie Oliver, noto cuoco televisivo inglese (niente a che vedere con Vissani, qui si parla di gente che la tv la sa usare bene) ritorna in Italia, dove e' stato spesso, in cerca d'ispirazione culinaria.

Fin qui tutto bene. Ma lo spot? Si vede Jamie appeso a testa in giu' in una specie di macelleria, con una donna vestita di nero ed un uomo con camicia bianca e capelli neri come la pece, presumibilmente italiani (italiani biondi, bruni o rossi mai); l'uomo e la donna sono impegnati ad affilare coltelli e a preparare ad affettare Jamie, il cuoco straniero appeso, che ripete che non voleva insultare la ricetta di famiglia, e non sapeva che fosse vecchia di centinaia d'anni.

Non se ne puo' piu'. Se avete vissuto in Gran Bretagna, e se non siete bassi/grassi/scuri di pelle e di capelli, vi sarete sentiti dire "Ma no, tu non puoi essere italiano, non ci credo!"; pazienza, non mi dispiace dimostrare che uno stereotipo e' errato o quantomeno non sempre valido. Ma quando poi i documentari sull'Italia sono incentrati sugli stessi stereotipi, e le prove su strada delle auto italiane, sulla tv inglese, seguono di nuovo gli stessi stereotipi, allora e' il momento di dire basta. Ecco il testo di una email inviata a Channel4 per ...

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