- Era circa il millesettecento. Cioe' molti anni prima che nascessero non solo mamma papa' zio e zia, ma anche i loro genitori, e i genitori dei loro genitori, e pure i loro nonni. Non c'erano il Nintendo DS, la Fiat Panda, i cellulari, non esisteva Legoland. Era davvero tanto tempo fa. Ma i dinosauri erano gia' estinti da un pezzo.
- C'erano gia' i gatti?
- Si', quelli c'erano.
Il Re d'Italia - che poi era solo il Re del Piemonte e della Sardegna in quel momento - fece costruire una villa di campagna in cui poteva uscire e andare a caccia di cinghiali, perche' gli piaceva mangiare quel che cacciava, proprio come fanno papa', nonno e zio quando vanno all'Auchan a fare spesa e pensano d'aver catturato personalmente il maiale che e' servito per fare il prosciutto che han comprato.
- Zio, la villa, parlami della villa...
- Quella villa di campagna era una reggia. Sul serio, una cosa che se dovessi farne una per la tua Barbie, sarebbe una villa alta fino al soffitto del salotto, con migliaia di lampadine, e nella sala da pranzo ci sarebbe spazio per centinaia di Ken, che la mamma tanto non te li comprerebbe perche' costano come un'auto di seconda mano. Che e' tanto, fidati. Quella reggia, dicevo, il re la stava facendo costruire a Venaria, a nord-ovest di Torino. Aveva visto delle immagini della reggia di Versailles e voleva averne anche lui una cosi'.
Remember, remember the Fifth of November,
The Gunpowder Treason and Plot,
I know of no reason
Why the Gunpowder Treason
Should ever be forgot.
Guy Fawkes, Guy Fawkes, t'was his intent
To blow up the King and Parli'ment.
Three-score barrels of powder below
To prove old England's overthrow;
By God's providence he was catch'd
With a dark lantern and burning match.
Holla boys, Holla boys, let the bells ring.
Holloa boys, holloa boys, God save the King!
And what should we do with him? Burn him!
Fuochi d'artificio. E' da giorni che le serate inglesi sono allietate da spettacoli pirotecnici organizzati da enti locali e da privati cittadini. Un po' lo si fa per Halloween, un po' per Bonfire Night, che e' domani, ma si sa che queste cose iniziano almeno una settimana prima (vedrete a Capodanno!).
Bonfire Night, la notte del falo', e' un evento dedidato ai falo' e ai fuochi artificiali. In Gran Bretagna la si festeggia il 5 novembre, che e' anche la Notte di Guy Fawkes; in Irlanda del Nord si celebra l'11 luglio ed e' nota come L'Undicesima Notte; in Irlanda le celebrazioni avvengono il 23 giugno e vanno sotto il nome di St John's Eve, tradizione condivisa con parti della Scandinavia.
Sinceramente, qui in Inghilterra la notte del 5 novembre e' nota piu' che altro come Notte di Guy Fawkes.
Ma cosa si celebra?
Negli anni passati in Inghilterra ho sentito varie spiegazioni. Nel 1605 Guy Fawkes tento' di far saltare in aria la Camera dei Lord con una serie di cariche esplosive ("Gunpowder Plot"). Secondo i miei amici inglesi, si celebra o il fatto che Gawkes abbia fallito, oppure il fatto che ci abbia provato. Ciascuna credenza mostra un lato del carattere inglese (e piu' in generale britannico): la solidarieta' per il perdente (Guy Fawkes che non riesce nel suo intento) e la passione per chi prova a fare cose al di la' della norma (Guy Fawkes che prova a fare l'inconcepibile, far saltare in aria Re e governo). Possibile anche una terza interpretazione: che si festeggi il fatto che il governo e' sopravvissuto. In effetti questa era la motivazione ufficiale della festa, tra il 1605 (subito dopo il fallito attentato) e il 1859: il fatto che il Re fosse sfuggito ad un tentativo di assassinio.
Dove ho gia' visto questa faccia?
Guy Fawkes - noto anche come Guido Fawkes - e' anche un viso conosciuto, a quattrocento anni dalla sua morte: grazie al film V per Vendetta, la maschera di Guy Fawkes e' diventata il simbolo delle proteste anti-globalizzazione e anti-establishment.
Se siete fanatici delle ultime novita' televisive americane, saprete che tra due giorni il canale ABC iniziera' a trasmettere l'attesa serie televisiva Pan Am, incentrata sulle vicende di piloti e personale di bordo dell'omonima linea aerea statunitense durante gli anni Sessanta. E se avete qualche capello grigio saprete che in quegli anni si viaggiava in modo diverso da ora, in aereo: era un'esperienza costosa ed elitaria; non era ancora arrivata la crisi petrolifera dei primi anni Settanta, quindi i margini di profitto erano alti, per le linee aeree, anche senza bisogno di spremere i passeggeri come fossero limoni. E senza tentare di vender loro biglietti della lotteria e finte sigarette, come fa una nota linea aerea irlandese.
Se viaggiare negli anni Sessanta era un'attivita' per il jet set, viaggiare ora e' spesso una spiacevole esperienza, simile al trasporto di bovini. Ed e' sulla nostalgia per i bei tempi andati, riaccesa da serie televisive come Pan Am (e prima ancora Mad Men) che fa leva la nuova pubblicita' della British Airways, lanciata ieri. E' bella, soprattutto per chi ama l'aviazione e la sua storia, e rilancia il vecchio slogan della compagnia: "To fly, to serve".
Quelli delle generazioni precedenti avevano la domanda "Dov'eri quando hanno sparato a Kennedy?". Noi ne abbiamo un'altra.
Dov'eri quando hanno attaccato le Torri Gemelle?
Io ero a Stanwell, in Inghilterra. Lavoravo come web application developer, che poi significa programmatore, per una ditta di trasporti, e il mio ufficio era a un centinaio di metri dal perimetro sud dell'aeroporto di Heathrow. Ero in pausa pranzo, seduto davanti al mio computer con il solito mezzo chilo di brioches, quando un collega mi disse di andare sul sito della BBC: un Boeing 767 si era appena schiantato contro la Torre Nord del World Trade Center di New York. Le informazioni erano ancora incomplete e confuse. In ufficio si inizio' a parlare di quel che stava succedendo, poi - circa quindici minuti piu' tardi - qualcuno disse "Another one!": si era schiantato un altro Boeing 767, questa volta contro la Torre Sud del WTC. Alcuni minuti di silenzio. Siamo a due passi da uno degli aeroporti piu' grandi e attivi del mondo, i miei colleghi stanno pensando quel che penso io: siamo un bersaglio anche noi.
Mezz'ora piu' tardi un Boeing 757 si schianta sul Pentagono. Un altro aereo, il Volo 93, si schianta in Pennsylvania senza colpire alcun bersaglio.
Nelle ventiquattr'ore successive, BBC e CNN correggono poco a poco la stima delle vittime, partendo da poche centinaia (la cifra finale sara' 2.977); i siti dei due principali giornali italiani parlano di ventimila morti (forse, sembra, pare), niente fa vendere quanto tragedie e catastrofi. In ufficio ci sono anche commenti sarcastici verso gli Stati Uniti. Non saranno gli unici, in Gran Bretagna: il giorno dopo, un gruppo di giocatori del Chelsea - comprese le star Frank Lampard e John Terry - vengono buttati fuori da un hotel di Heathrow, ubriachi, per aver deriso e insultato un gruppo di turisti americani in lutto per la strage.
Sono passati dieci anni dall'undici settembre duemilauno, tante cose sono cambiate:
- I controlli aeroportuali, prima troppo permissivi, sono diventati opprimenti: negli USA vengono perquisiti anche i bambini. Il racial profiling e' ovunque, tanto che un italiano medio di carnagione non pallida puo' facilmente venire fermato, scambiato per un potenziale terrorista mediorientale.
- A bordo, quando ci sediamo vicino ad un passeggero con turbante, ci vengono i brividi lungo la schiena, anche se si tratta di un sikh.
- Swissair, Sabena e altre compagnie aeree sono fallite durante la crisi successiva all'attacco.
- Le misure di sicurezza imposte dopo l'undici settembre (o "9/11", com'e' noto nei Paesi anglosassoni) costano ogni anno 5,4 miliardi di euro all'industria aeronautica.
- Gli Stati Uniti e i loro alleati (compresa l'Italia) sono da tempo impegnati in guerre in Afghanistan e Iraq.
- Gli Stati Uniti in passato avevano utilizzato i mujaheddin afghani (e Osama bin Laden) per combattere il loro storico nemico, l'Unione Sovietica, e mandarla in bancarotta con i costi di una guerra continua. E ora si ritrovano a fronteggiare una situazione simile a quella dell'URSS, come spiegato efficacemente da Ezra Klein del Washington Post, con costi militari proibitivi, tassi d'interesse bassi, e la bolla speculativa del 2007-2008, effetti a lungo termine degli attacchi dell'undici settembre.
Continueremo a volare comunque. Anche solo con l'immaginazione.
A Sunbury Cross, una grande rotonda stradale nel paese di Sunbury-on-Thames, ci sono vari sottopassaggi pedonali, tutti decorati con murali. Non sono opere di vandali, e lo si capisce guardando quello nella foto: quand'e' stata l'ultima volta che avete visto dei teppisti decorare un sottopassaggio con immagini legate alla storia del genere umano, dalla preistoria a Giulio Cesare fino al giorno d'oggi?
E pazienza se, in realta, gli esseri umani non ebbero mai l'occasione di cavalcare dinosauri, essendosi questi estinti circa 65 milioni di anni prima della nostra apparizione sul pianeta...
Il laghetto di Ho Con Rua, vicino al centro di Saigon, e' un monumento lievemente inquietante. Dovrebbe raffigurare un gigantesco fiore di loto, ma a me fa venire in mente un acquedotto o un'installazione militare. Nonostante la sua poca somiglianza con il fior del loto e l'uso di cemento grezzo, il posto e' maestoso: la torre/scultura che rappresenta il loto e' alta e svetta in mezzo ad un laghetto d'acqua verde (inquinata? Sporca? Colorata?) attraversato da passerelle curve che si incrociano; la struttura centrale, vicino al "loto", ha un terrazzo cui si arriva per mezzo di una lunga scalinata. Sotto alla struttura centrale la gente si ritrova per mangiare, parlare, stare vicini.
Il laghetto di Ho Con Rua ("Cong truong Con Rua") e' anche noto come "lago della tartaruga", anche se di tartarughe, nell'acqua verde, non se ne vedono. Pare pero' che ci fosse la statua di una tartaruga, in passato.
Nella prima meta' del secolo scorso, l'area del laghetto ospitava un memoriale ai soldati francesi caduti durante la conquista dell'Indocina. All'inizio degli anni settanta, seguendo i consigli di esperti dell'onnipresente feng shui (geomanzia), il presidente del Vietnam del Sud, Thieu, fece edificare il monumento per tenere a bada la "coda" del dragone del Vietnam del Sud, situata appunto dove ora c'e' il laghetto. C'era anche una grande tartaruga di cemento, simbolo della saggezza.
Se siete fedeli praticanti del feng shui, magari vi conviene chiudere questa pagina ora e andare su un altro sito...
Il laghetto ed il monumento dovevano proteggere il Vietnam del Sud dai colpi di coda. Dalle ribellioni. Dalle turbolenze sociali e politiche.
I lavori vennero completati nel 1974. Un anno dopo, nel 1975, il Vietnam del Sud venne conquistato/invaso/liberato dall'esercito del Vietnam del Nord e il Vietnam venne riunificato. Vien da pensare che gli esperti di geomanzia abbiano preso una vacca per le balle, nel decidere di erigere questo monumento, o che l'architetto abbia progettato un monumento troppo piccolo per un dragone cosi' grosso. O forse il monumento ha funzionato, ma ha tenuto a bada il dragone del Vietnam meridionale mentre il Vietnam settentrionale lo attaccava (della serie "tu lo tieni e io lo picchio").
Forse, liberarsi dai conquistatori stranieri - cinesi, mongoli, francesi, statunitensi - era la cosa giusta da fare, per il dragone vietnamita, e nessun monumento e' riuscito a tener giu' la sua coda.
E la tartaruga? Che fine ha fatto?
Pare che la tartaruga sia saltata per aria poco dopo la riunificazione del Vietnam da un gruppo di nostalgici del vecchio Vietnam del Sud. Speravano di far "rialzare la coda" al dragone sudvietnamita, e forse ce l'hanno fatta, anche se non nel senso che si aspettavano: in Vietnam si fabbricano le nostre magliette, le nostre scarpe. L'economia vietnamita e' gia' piu' prospera di quella di vari Stati europei, e il suo tasso di crescita e' spettacolare; non che sia una sopresa, visto che il Paese era da ricostruire dopo il 1975.
Il Vietnam del Nord - comunista - ha vinto la guerra, ma non si direbbe, osservando il Vietnam ora. E' il capitalismo del Vietnam del Sud che si e' imposto.
Estrazione di un dente presso gli aborigeni Peinan, una delle tribu' che popolavano quella che i portoghesi in seguito chiamarono l'ilha formosa (isola bella). Foto scattata nel Museo Nazionale delle Preistoria a Tatung, Taiwan.
La tecnica descritta dall'immagine ricorda, come dinamica, i quadretti umoristici che ho visto per anni nella sala d'attesa del mio dentista torinese. Erano disegni che mostravano estrazioni caserecce, tra cui una in cui un poveretto fissava una corda ad un suo dente e, all'altra estremita', ad una porta che avrebbe poi chiuso di colpo per rimuovere il dente. Non ho competenze odontoiatriche, ma da paziente che ha avuto qualche estrazione, mi pare che sia la soluzione degli aborigeni taiwanesi, sia quella illustrata nelle vignette del dentista nostro contemporaneo abbiano un limite: il dente viene estratto tirandolo in avanti. Non sarebbe stato meglio tirarlo verso il basso, in modo che la radice del dente scivoli (per quanto possibile) fuori dalla sua sede, anziche' andare a "fare battuta" contro il lato anteriore della sede stessa?
La prossima volta che incontrero' per strada un dentista uscito dal Neolitico glie lo chiedero'.
La maggior parte dei testi e dei siti che parlano di svastiche e nazismo concordano nel dire che Hitler ha 'prelevato' la svastica da culture orientali, in cui rappresenta il sole, e ne ha invertito la direzione, trasformandola in un simbolo lunare. Che marea di stronzate. Le tradizioni asiatiche contengono svastiche di entrambi i tipi, come quella visibile in questo antico vaso fotografato nel National Palace Museum di Taipei, a Taiwan.
Costruito nel 1386, il castello di Donnington (che non ha niente a che fare col villaggio di Castle Donington, col GP di Donington e col festival "Monsters of Rock" di Castle Donington) si trova a Donnington, vicino a Newbury, nel Berkshire. Durante la guerra civile inglese del 1642-1651, il castello fece il suo dovere e respinse attacchi in varie occasioni, compresa la seconda battaglia di Newbury. Venne conquistato dalle truppe parlamentari al termine di un assedio durato diciotto mesi, e ne venne ordinata la demolizione nel 1646. Non sappiamo quanto fosse grande il castello in origine, ma il lavoro di demolizione non sembra sia stato portato a termine molto bene, vista che le due torri all'ingresso del cancello sono rimaste in piedi.
Ma dai ... ti dicono di distruggere un castello, e ti dimentichi delle torri e dell'ingresso? Cos'hai distrutto, la cuccia del cane?
Il pub del villaggio di Donnington e' un tipico pub rurale inglese. Se ci arrivate come turisti, e siete anche stranieri, aspettatevi un'accoglienza freddina, tipo quella che gli avventori del pub Slaughtered Lamb (l'agnello macellato) riservano ai due giovani turisti statunitensi). La birra, in compenso, e' buona.
Un lettore ci ha mandato quest'immagine. Si tratta della scritta "Vietnam libero" nel sottopassaggio di Settimo Torinese. La scritta sta per essere cancellata, e cosi' scomparira' uno dei piccoli simboli della citta': "Vietnam libero", piazzata in posto particolarmente visibile e scomodo (in una curva del sottopassaggio in centro, in una citta' da circa 50.000 abitanti), e' presente dai primi anni Settanta, quando questo sito e i suoi collaboratori si dedicavano ad omogeneizzati e a capitomboli sui lucidissimi e scivolosissimi pavimenti di casa. A quei tempi, in Vietnam (e dintorni) si moriva facilmente, ecco qualche cifra:
- Vietnam del Sud: circa 200.000 soldati, circa un milione di vittime civili;
- Vietnam del Nord: circa un milione di soldati, cifre assenti per i civili ("da 50.000 a vari milioni", secondo Wikipedia);
- U.S.A.: circa 60.000 morti;
- Corea del Sud: quasi 5.000 soldati morti. E gia', non c'erano solo americani e vietnamiti, ad ammazzarsi in Vietnam;
- Cina: quasi 1.500 soldati morti;
- Australia: oltre 400 soldati morti;
- Tailandia: circa 350 soldati morti.
Queste cifre non tengono conto degli effetti a lungo termine di quella guerra: le bombe inesplose disseminate in Vietnam, Cambogia e Laos; i feriti resi disabili dalla guerra; i morti causati dagli agenti chimici come l'Agent Orange, un defoliante usato dagli USA. La scritta "Vietnam libero" nel sottopassaggio di Settimo Torinese ci ricorda quella guerra e quel periodo, e come tale dovrebbe essere preservata e conservata.
Settimo Torinese non e' una delle destinazioni turistiche piu' famose del pianeta, ma ha una sua bellezza, piu' industriale che artistica. La scritta nel sottopassaggio andrebbe conservata in quanto e' uno dei simboli della citta': gli altri sono...
1) un sottopassaggio (quello della scritta) con una CURVA CIECA!
2) un cavalcavia che venne iniziato alla fine degli anni Settanta e non venne completato fino alla seconda meta' degli anni Ottanta. C'era un traliccio di mezzo, ma sicuramente non si vedeva, dall'ufficio - o dal bar - in cui il progetto fu stilato;
3) un'azienda chimica e due aziende siderurgiche nel centro della citta'. Non e' colpa loro, e' la citta' che e' cresciuta a ridosso di quelle aziende, ma e' comunque una situazione anomala;
4) i Righeira (il 50%: Stefano Righi);
5) l'Eureka Settimo, squadra di calcio. Chi scrive ebbe la fortuna di indossarne la maglia per quattro partite, in cui venne schierato in quindici posizioni differenti (tutte quelle possibili in campo e in panchina, eccettuate quelle di portiere titolare e portiere di riserva), prima di trovare la via giusta (l'uscita).
Per la scritta nel sottopassaggio suggeriamo quindi una ricollocazione, magari nel settimese Ecomuseo del Freidano, o in altra area da definire. In alternativa alla rimozione fisica della scritta dalle pareti del sottopassaggio, una documentazione fotografica dell'evoluzione della scritta - e di Settimo intorno ad essa - negli ultimi decenni sarebbe una soluzione valida.
Iniziamo il 2009 citando un autore scomparso nell'anno appena terminato. Nel suo racconto Timeline (1999), il compianto Michael Crichton descrisse cosi' il futuro dei viaggi (l'adattamento dall'inglese e' mio):
"Oggi, ciascuno di noi si aspetta divertimento ed intrattenimento, in ogni momento. Le riunioni d'affari devono essere brillanti, con liste puntate e grafica animata, in modo che i dirigenti non si annoino. Centri commerciali e grandi magazzini devono essere coinvolgenti, in modo da vendere e, al contempo, procurare svago. I politici devono apparire carismatici in tv, e devono dirci solo quel che vogliamo sentirci dire. Le scuole devono badare a non annoiare le giovani menti che anche in classe si aspettano la velocita' e la complessita' dei programmi televisivi.
Prima o poi, l'intrattenimento artificiale - il costante, incessante intrattenimento - portera' le persone alla ricerca di autenticita'. "Autenticità" sara' il neologismo del ventunesimo secolo. E che cos'e' autentico? Qualcosa non controllato dalle multinazionali. Qualcosa non concepito e strutturato in modo da produrre un profitto. Qualcosa che esiste per se stesso e che si da'una forma propria. E qual'e' la cosa piu' autentica di tutte? Il passato.
Il passato e' un mondo che esisteva gia' prima di Disney e Murdoch e British Telecom e Nissan e Sony e IBM e tutti gli altri plasmatori attuali. Il passato c'era prima che esistessero loro. Il passato vide ascese e cadute senza le loro intrusioni e le loro manipolazioni. Il passato e' reale. E' autentico. E cio' lo rendera' incredibilmente attraente. Perche' il passato e' l'unica alternatica al presente offerto dalle multinazionali.
Cosa faranno le persone? Lo stanno gia' facendo. Nel settore dei viaggi, la fetta di mercato che sta crescendo piu' rapidamente e' quella del turismo culturale. La gente vuole visitare non altri posti, ma altri tempi. Vuole immergersi in citta' medievali cintate, in ampi templi buddisti, nelle citta'-piramide dei Maya, nelle necropoli egiziane. La gente vuole camminare ed essere nel mondo del passato. Il mondo scomparso.
E non lo vogliono falso. Non vogliono che venga abbellito o ripulito. Lo vogliono autentico."
L'analisi di Crichton risale al 1999, per cui non puo' tener conto di quanto avvenuto da quell'anno ad oggi: la diffusione di Internet fino all'onnipresenza, gli eventi dell'11/09/2001 e le loro conseguenze, la recessione globale attuale. Eppure resta ancora valida per indicare il futuro dell'industria dei viaggi, un futuro polarizzato: tanti si sposteranno verso un'estremo, quello del pacchetto tutto compreso, che comprende alberghi e resorts l'uno uguale all'altro, con riduzione delle sorprese (i rischi come le piccole scoperte) a zero. L'altro estremo del settore vedra' (vede) un numero sempre maggiore di persone (turisti, viaggiatori) che diventeranno meno "clienti" e piu' "organizzatori dei propri viaggi", e che andranno in cerca dell'autenticita' di cui parla Michael Crichton.
La chiesa armena di Hll Street e' la chiesa cristiana piu' antica di Singapore. Costruita nel 1835, e' dedicata a San Gregorio l'Illuminatore; fu progettata da George Drumgoole Coleman. La costruzione fu finanziata dalla comunita' armena di Singapore, dalle comunita' armene di Giava e d'India, e da mercanti di Singapore, sia europei che cinesi.
Singapore e' piccola, c'e' da stupirsi nel vedere che ospitava una "comunita' armena" nel 1835. Secondo Wikipedia, quella comunita' era composta da sole sedici persone, che devono aver donato una bella cifra.
L'ingresso nella chiesa e' libero. Nel giardino alle spalle della chiesa si trovano le stazioni della Via Crucis.
Leggendo una rivista asiatica di viaggi, ho trovato un articolo sul Kafiristan, oggi Nurestan o Nuristan, una regione dell'Asia centrale tra Afghanistan e Pakistan. L'articolo diceva che il patrimonio genetico dei Kalash, abitanti dell'area, e' per il 7% italiano! Leggendo di piu' sui Kalash, chiamati anche Kafirs ("infedeli" in arabo), ho letto della teoria secondo cui l'armata di Alessandro Magno, passando in Asia centrale, abbia lasciato tracce permanenti nelle popolazioni locali. Ma quel 7% di sangue italiano continuava a ronzarmi in testa ("Soluzione settepercento", come la storia di Sherlock Holmes e Sigmund Freud?). Ho quindi cercato ulteriori collegamenti tra Italia e Asia centrale, e ho scoperto la storia di Paolo di Avitabile.
Paolo Di Avitabile, noto in Asia centrale come "Abu Tabela", nato nel 1791 ad Agerola, vicino ad Amalfi, e morto a Napoli nel 1850. Non esattamente un viaggiatore, fino a qui. Ma Di Avitabile, Cavaliere della Legione d'Onore (Francia), soldato fin da adolescente, servi' sotto Gioacchino Murat e fece carriera nell'esercito napoleonico. Dopo Waterloo, provo' ad andare ad ovest, per cercare fortuna in America, ma la nave su cui era imbarcato naufrago' vicino a Marsiglia. Avra' deciso, a quel punto, che l'oceano gli era avverso, e decise di guardare in direzione opposta" si sposto' in Medio Oriente e mise la sua esperienza militare al servizio dello Scia' di Persia (circa 1820) per sei anni. Grandi onori, ma la paga lasciava a desiderare. Seguendo consigli di altri ex soldati napoleonici in giro per l'Asia (oggi diremmo che erano diventati chiameremmo mercenari, ma due secoli di polvere sulla loro storie le rendono piu' simili a romantiche leggende), decide di spostarsi ancora piu' ad est, in Punjab, area che comprende il nord dell'India, parte del Pakistan e parte dell'Afghanistan.
Arrivato a Lahore nel 1827, il Maharaja Ranjit Singh (primo maraja' dell'impero Sikh) gli assegna il titolo di governatore del Wazirabad, dove porta ordine con ferocia; nel 1834 diventa governatore del Peshawar. Come gia' durante gli anni in Wazirabad, anche nel Peshawar Di Avitabile usa il pugno di ferro per controllare la riottosa provincia infestata da briganti: torture ed esecuzioni i metodi principali. Visto con timore, odio e rispetto allo stesso tempo dalla popolazione del Punjab, Di Avitabile fu apprezzato dagli inglesi per la sua competenza e per la conoscenza delle problematiche legate ad azioni militari in Asia centrale (vedi The Great Game).
Visse da mercenario di successo, divento' ricco, e dopo vent'anni in Asia decise che il suo viaggio era finito. Ritorno' ricco a Napoli, parte del Regno delle Due Sicilie; sposo' una nipote, mori' forse avvelenato. Dopo il rientro a Napoli, Avitabile rifiuto' un incarico nell'esercito borbonico. Questo blog propone una teoria interessante: se avesse accettato, pochi anni dopo avrebbe potuto trovarsi a fronteggiare le truppe di un altro italiano irrequieto con trascorsi all'estero, Giuseppe Garibaldi, e avrebbe potuto seriamente ostacolare la marcia dei Mille attraverso la Sicilia, con la sua abilita' nell'imporre disciplina (carente nelle truppe che si scontrarono con i garibaldini) e nel pianificare missioni militari in aree montuose (l'Aspromonte come l'Afghanistan?).
Ancora oggi, i bambini troppo vivaci del Punjab vengono minacciati col classico "se non fai il bravo arriva Abu Tabela", il nome con cui Di Avitabile era noto. Crudele mercenario, amministratore in sintonia con tempi e luoghi in cui opero', Di Avitabile fu, come Nino Bixio, un italiano che cercava l'altrove. Come anche Garibaldi, per parlare di qualcuno ancora piu' famoso.
Alcune letture:
- Alexander Gardner, Baldev Singh Baddan, "Eye Witness Account on the Fall of the Sikh Empire" (anche noto come "The Fall of Sikh Empire - An Eye-Witness Account of (Memories of Alexander Gardner)". ISBN 81-7116-231-2
- Stefano Malatesta, "Il napoletano che domò gli afghani". ISBN 88-7305-875-2 (scheda sul sito dell'editore).
- C. Grey/Garrett H. L. O, "European Adventures of Northern India". Consultabile online su Google Books.
Dubito che Paolo Di Avitabile sia responsabile per quel 7% di italianita' presente nel DNA dei Kalash, ma non si sa mai.
Il trenta ottobre l'aeroporto berlinese di Tempelhof ha cessato le attivita'; tutti i voli che precedentemente usavano Tempelhof faranno ora rotta verso l'altro aeroporto berlinese di Tegel.
[aeroporto di Tempelhof. Foto: Berliner Flughäfen / Archiv]
I primi voli dimostrativi a Tempelhof avvennero nel 1909 ad opera di Armand Zipfel e Orville Wright. L'aeroporto commerciale, aperto al traffico aereo nel 1923, fu il primo al mondo ad avere una stazione ferroviaria sotterranea (nel 1927). L'intero tetto dell'aeroporto e' alto a sufficienza da permettere ai velivoli di sostare protetti dalle intemperie; l'aeroporto e' stato per anni uno dei piu' ampi edifici del mondo. Parte del passato successo di Tempelhof deriva dal suo essere vicinissimo al centro di Berlino, il che poteva andar bene fino a qualche decennio fa, mentre ora la tendenza e' verso aerostazioni piu' lontane dalle citta' (con riduzione dei costi del terreno e possibilita' di ampliamento non limitate dalle aree edificate circostanti).
Tempelhof tu protagonista dei rifornimento aereo di Berlino Ovest nel 1948, quando l'Unione Sovietica blocco' i rifornimenti via terra alla sezione occidentale della ex capitale tedesca.
Savannah, citta' piena di storia per gli americani. Non tanto antica per noi europei, viziati dal fatto che ... beh, in effetti siamo viziati dal non aver raso al suolo tutti gli artefatti delle civilta' precedenti sostituendoli con i nostri, come e' invece successo negli USA. Dove comunque tali misfatti vennero compiuti da "americani" per modo di dire: lo sterminio dei nativi americani e' stato spesso compiuto da persone nate in Europa e trasferitesi poi negli USA.
Dicevamo ... qualche crepa nei muri, e un momento storico durante la guerra civile statunitense basta e avanza, negli USA, per considerare Savannah una citta' storica. Fondata nel 1733 da coloni inglesi, Savannah fu la prima capitale della Georgia, e importante centro portuale per il commercio del cotone. Durante la guerra civile USA, venne conquistata dal generale Sherman e offerta al presidente Lincoln come "regalo di Natale" nel 1864, al termine di una lunga marcia attraverso il Sud che rappresento' un'anteprima di quel che in seguito i soliti noiosi teorici europei avrebbero chiamato "guerra totale": Sherman e le sue truppe mangiarono quanto poterono e distrussero il resto, nei territori che attraversarono.
Piu' recentemente, Savannah e' diventata popolare anche all'estero grazie a film come "Il principe delle maree" e soprattutto "Mezzanotte nel giardino del bene e del male"; se pensiamo all'aumento di turisti portato a Torino dal comparire per pochi minuti in The Bourne Ultimatum nel 2007... io consiglierei alla giunta di Settimo Torinese di invitare attori e registi stranieri, famosi o meno, a girare film nella ridente citta' di lavandai, penne e acciaierie. Basta che a Setu venga girato un bel giallo, magari ambientato in quella terra di confine che e' la borgata di Mezzi Po.
Foto (di Savannah, non di Settimo) scattata nel 2006.
Grazie a BoingBoing.net, abbiamo saputo dell'esistenza di Awesome.goodmagazine.com/features/011/Wanderlust, una mappa interattiva dei "piu' grandi viaggi della storia, da Magellano a Kerouac", come dice la tagline del sito. Tra i viaggi mappati vi sono quelli di Marco Polo, la trasvolata atlantica di Charles Lindbergh, le navigazioni di Colombo, Magellano e Cook, la via della seta, il percorso dell'Orient Express, della Transiberiana, della Carretera Panamericana, ed altri ancora, accompagnati da una mappa e da fotografie e note sul percorso. Un sito da visitare.
Poco fa ho avuto una conversazione illuminante con alcuni colleghi americani, in ufficio. Un collega inglese li stava criticando per la loro ignoranza di quel che avviene al di la' dei confini degli USA (e, a volte, dei confini della Georgia). Loro hanno risposto con obiezioni che ho sentito tanta volte, tra cui quella che gli USA sono una grande nazione, anche geograficamente, e che conoscerla tutta, a scuola, porta via tanto tempo che potrebbe altrimenti essere utilizzato per conoscere la geografia di altre aree; che io e il collega inglese siamo "universal" (intendevano "global"?), visto che "conosciamo il mondo"; che il collega inglese ed io abbiamo viaggiato e quindi conosciamo il mondo (e in questo caso la facile risposta e' che non ho bisogno di visitare il Venezuela per sapere che Caracas e Maracaibo sono li').
Ma la geografia ha aperto le porte alla storia, e qui sono arrivate le vere sorprese. Avevo gia' notato che i conoscenti statunitensi sembrano conoscere la storia greca e l'Impero Romano meglio dei loro corrispettivi inglesi (di eta' ed educazione simile). Ora so perche'.
La storia del resto del mondo viene studiata estensivamente per il periodo che va dalla preistoria alla data (1492) convenzionalmente usata per la scoperta del continente americano da parte di Cristoforo Colombo. A partire da quella data, lo studio della storia del resto del pianeta diventa marginale, e lo studio degli eventi del continente americano e poi degli Stati Uniti diventano predominanti, il che e' comprensibile, visto che succede probabilmente in ogni altra Nazione: si studia prima cio' che e' vicino, nostro, locale, e poi cio' che riguarda altri luoghi.
La storia pre-colombiana diventa quindi un intervallo pubblicitario tra la nascita della vita sulla terra e lo sbarco in America. Il piu' lungo spot pubblicitario di tutti i tempi.
Il quotidiano inglese The Guardian ha pubblicato una lista di cimiteri che meritano di essere visitati.
1) Cimitero di Père-Lachaise (20th arrondissement, Parigi, Francia)
Il cimitero piu' visitato del mondo, con le tombe di Jim Morrison, Balzac, Proust, Oscar Wilde, e molt ifamosi artisti e letterati francesi. Il cimitero e' stato edificato per ordine di Napoleone Bonaparte nel 1804.
Sito Internet: www.pere-lachaise.com
2) Cimitero di San Vicente (vicino a Tupiza, Bolivia)
Situato a 4.500 metri sul livello del mare in un altipiano sferzato dal vento, questo piccolo cimitero vanta, tra i defunti ivi sepolti, Butch Cassidy e the Sundance Kid (veri nomi Robert LeRoy Parker and Harry Alonzo Longabaugh), morti in circostanze misteriose vicino a Tupiza.
3) L'allegro cimitero (Maramures, Romania)
Un cimitero senza eguali. Ogni tomba e' decorata con una divertente poesia che descrive la vita del defunto (vizi compresi). Un album di memorie del villaggio, praticamente. Dopo la caduta del Comunismo, e grazie a turisti francesi che l'hanno scoperto, il cimitero di Maramures e' stato incluso nella lista delle localita' da proteggere dell'UNESCO.
4) Cimitero di Okuno-in (Monte Koya, Giappone)
Questo e' considerato il cimitero piu' spirituale del mondo, e riceve oltre un milione di visitatori all'anno. Al suo interno si trovano tombe di poeti haiku e di monaci buddisti. I filari di cipressi, la nebbiolina bassa tra le antiche tombe e le lampade ad olio contribuiscono a creare un'atmosfera unica.
5) Cimitero di Highgate (Londra, Inghilterra)
Uno degli originali "Magnifici Sette" cimiteri di Londra, aperto nel 1839. Tombe gotiche, mausolei e lapidi vittoriane. L'ospite piu' famoso e' Karl Marx; tra gli altri, George Eliot, Henry Moore e Ralph Richardson. L'atmosfera spettrale del cimitero e' stata sfruttata in varie storie dedicate all'occulto, tra cui il libro "Highgate Vampire".