Il blog di ViaggiareLeggeri, argomento: strade
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strade
Domenica, tardo pomeriggio, coppia in auto.
- Troveremo coda.
- Coda? Come, coda? Andando a Wellington, in Nuova Zelanda?
- Non importa dove sei. E' domenica sera, e stiamo dirigendoci verso la citta' piu' grande di questa zona. Ci sara' coda, tra le cinque e le otto.
- Ma dai...
- Giuro. E' una regola internazionale, non lo sai?
- Sara'...
Ovviamente trovammo coda. Stavamo arrivando a Wellington da nord, e la strada passo' da due corsie ad una, e da quel punto in poi, per un'ora - dalle sei alle sette - procedemmo a passo d'uomo, percorrendo un chilometro ogni sette-otto minuti.
Wellington e la Nuova Zelanda non sono eccezioni. Una domenica sera verso le sette, rientrando a
Taipei dopo una gita organizzata sulla costa orientale di
Taiwan ci ritrovammo in coda - e per fortuna seduti comodamente in un pullman da turismo - per un'ora. La domenica sera ad
Atlanta, rientrare in citta' da nord o da sud non faceva differenza: c'era comunque coda. La domenica sera, rientrare a
Torino dopo una giornata in Valle d'Aosta, per evitare code chilometriche uscivamo sempre dalla A5 a Volpiano, e immagino che chi vive a Milano, Roma o in qualsiasi altra citta' abbia aneddoti memorabili su ingorghi biblici in cui si scende dall'auto, si fraternizza con gli altri automobilisti e si organizzanono tornei di briscola su tavolate improvvisate. Anche se ora, piu' che altro, sara' facile organizzare sfide da auto ad auto a FIFA 12 con la Playstation, oppure chattare via Bluetooth coi vicini d'ingorgo con lo smartphone.
Tags: strade, umorismo
Giorno del Ringraziamento (no, non e' il 2011). Come mai abbiamo scelto Mexican Hat? Perche' non un altro posto? E dov'e' il cappello messicano da cui il villaggio prende il nome? Non ci vuole Martin Mystere per trovare una risposta.
Tags: foto Stati Uniti, Stati Uniti, strade

Tre miglia in trenta minuti, sulla North Circular di
Londra, oggi. Stavamo andando alla IKEA di Brent Corner, di sabato, in violazione della Prima Regola Internazionale: andare alla IKEA di sabato e' un suicidio. Regola verificata personalmente a
Torino,
Atlanta,
Singapore, Londra e
Taipei.
Da evitare.
Tags: acquisti, strade, umorismo
Giorno 8, sabato 24/11: guidiamo verso est, solo camion e neve.
Ulteriore testo e foto a seguire.
Tags: appunti di viaggio, foto Stati Uniti, Stati Uniti, strade
Lunedi' mattina, lasciamo Tucumcari, Nuovo Messico, e continuiamo la nostra avventura verso ovest sulla Interstate 40. Traffico sempre meno intenso, citta' sempre meno frequenti, villaggi quasi inesistenti. Ogni tanto un
trade post, trasformatosi nel tempo da luogo di scambio in negozio di ciarabattole, fuochi artificiali e beni di consumo. Isolati casino' con bassi ristoranti attorno e il deserto al di la' del parcheggio.
Tra Thoreau e Gallup, in New Mexico, passiamo il
Continental Divide, lo spartiacque del continente nordamericano: i fiumi ad est finiscono nell'Oceano Pacifico, quelli ad ovest (o a destra, per chi si trova a disagio coi punti cardinali) nell'Atlantico. "Continental Divide" era anche il titolo di un vecchio film con John Belushi nei panni di Ernie Souchak, cinico giornalista di Chicago che s'innamora di una etologa (Blair Brown) che vive dall'altra parte degli USA; in Italia il titolo era stato tradotto imprevedibilmente in "Chiamami Aquila".
Entriamo in
Arizona. Gli sparuti villaggi del New Mexico lasciano il posto a isolate cascine con mulino di fianco e rottami sul retro. Capisco che nel deserto, come in montagna e nelle isole distanti dalla terraferma, non si butta via niente, tutto puo' tornare utile, prima o poi. Non ci sono tanti SUV, o auto recenti, lungo questo tratto della I-40. La ruggine e' ovunque.

Dopo Gallup lasciamo la I-40, su cui abbiamo guidato da ieri mattina, e imbocchiamo la Interstate 264 e poi la I-192, verso nord. La carreggiata e' ora piu' piccola, le auto sono ancora piu' rare, le stazioni di servizio si nascondono per ore. Anche se c'e' ancora meta' serbatoio, cogliamo ogni occasione per fare il pieno alla nostra Sebring.
Dopo il tramonto passiamo il confine con lo
Utah e arriviamo a Mexican Hat, la nostra destinazione, un villaggio con meno di cento anime. Abbiamo prenotato una camera in un piccolo albergo, praticamente un motel. La strada e' sembrata in pianura, ma ora siamo arrivati a 1.300 metri di altitudine. Fa freddo, fuori, ma la camera e' calda a sufficienza. La gente che abbiamo incontrato nelle ultime ore e' meno loquace che sulla costa est, certamente molto meno loquace che in
Georgia, ma non fredda. Ceniamo, andiamo a dormire.
Giorno 3, lunedi' 19/11: Tucumcari, NM - Mexican Hat, UT - 486 miglia (777 km), 8h 9'; 1.758 miglia dal punto di partenza,
Atlanta.
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Domenica mattina. West Memphis,
Arkansas. Lasciamo l'albergo, il letto era comodo ma la prossima volta meglio chiedere una stanza rivolta verso il retro, non verso la strada. Imbocchiamo la Interstate 40, che sara' la nostra casa per molte ore oggi e domani. Guidiamo. Guidiamo. In realta' guido solo io, mia moglie teme i tanti camion; alla fine guidera' venti minuti, e al suo primo sorpasso (dopo un quarto d'ora) festeggiamo.
Passiamo un altro confine, entriamo in
Oklahoma. All'incrocio con la Interstate 69 un cartello indica che siamo vicini alla citta' natale di Carrie Underwood, vincitrice di
American Idol. "Ah, gia', la fidanzata di Tony Romo, il quarterback dei Dallas Cowboys", ci diciamo. Ogni paese, ogni stato e' orgoglioso delle proprie celebrita' e le sfoggia anche nei cartelli stradali, come vedremo nel pomeriggio entrando in Texas.
A parte un camion che pareva venire verso di noi contromano, guidare in Oklahoma non e' la cosa piu' eccitante del mondo. Campi coltivati a destra e a sinistra della I-40, tanto grano. E' una giornata calda, considerato che siamo a novembre, e si sta bene anche senza riscaldamento, in auto. La nostra Chrysler Sebring del 1999 macina miglia senza lamentarsi, ogni tanto chiede d'essere abbeverata, ma anche quando superiamo il limite di velocita', che di solito e' 70 miglia orarie, il suo sei cilindri da due litri e mezzo continua a ronfare. Guidare col cambio automatico e col 'cruise control' e' l'ideale, su strade come questa, lunga, diritta e senza rallentamenti.
Piccole cose banali diventano speciali per le circostanze in cui accadono. Stai cercando di rifornire di benzina la tua auto in un benzinaio nell'Oklahoma, la tua carta di credito viene rifiutata due volte, e ti arriva una telefonata.
- Buongiorno Mr X, qui e' Bank of America. Puo' rispondere ad alcune domande per verificare la sua identita'?
- Certo (seguono domande e le mie risposte)
- Lei vive ad Atlanta, ma pochi minuti fa la sua carta e' stata segnalata altrove. Posso chiederle se l'ha smarrita o se le e' stata rubata?
- Certo che puo'. No, la mia carta d'identita' e' con me, sono in Oklahoma lungo la Interstate 40, e sto cercando di mettere benzina, ma la mia carta d'identita' e' stata rifiutata.
- Oh ... bene, Mr X. Il suo pagamento di pochi minuti fa e' stato bloccato per motivi di sicurezza. Ora puo' utilizzare la sua carta di credito. Ci dispiace per l'inconveniente.
- Nessun inconveniente, si figuri. Meglio controlli come questo che ritrovarsi con un buco nero nel conto in banca. Grazie per avermi chiamato.
- Grazie a lei, e buon viaggio. Se va verso ovest trovera' bel tempo, nei prossimi giorni.
Entriamo in
Texas, un cartello ci ricorda che siamo arrivati alla "home" di George W.Bush; Bush viene dal Connecticut ma e' qui che e' entrato in politica.
La radio trasmette l'incontro della
NFL tra i Dallas Cowboys e gli Washington Redskins, una delle rivalita' piu' sentite della lega. Io parteggio per i Cowboys dai tempi di Tony Dorsett, e non mi dispiacerebbe essere davanti alla tv, anziche' nel buio, a ottanta all'ora, diretto verso il Nuovo Messico. Gia', ottanta all'ora, il Texas e' piu' liberale di altri Stati per quanto riguarda i limiti di velocita'. E riserva anche qualche sorpresa: chi si sarebbe aspettato, nello Stato dei petrolieri, di trovare cosi' tanti generatori eolici? Ce ne sono decine, forse centinaia, a nord e soprattutto a sud della I-40.
Sono le nove passate, arriviamo finalmente a Tucumcari,
Nuovo Messico. Destinazione scelta per caso, perche' il nome e' facile da ricordare, perche' ho guardato la mappa e ho pensato che pareva una meta raggiungibile per il nostro secondo giorno di viaggio. Tucumcari ha quasi seimila abitanti, ma se mi dicessero che ne ha sessanta ci crederei piu' facilmente. Troviamo un albergo, paghiamo una trentina di dollari per una camera pulita e ampia. In TV sta per iniziare The Departed di Martin Scorsese, ma non abbiamo ancora cenato e usciamo. Vicino al nostro albergo ce n'e' un altro, poi un altro, poi un altro. Tutti economici, Motel 6, Comfort Inn e simili. Uno, piu' piccolo, propone camere a 19 dollari a persona, che mi pare un record. Troviamo un ristorante cinese, ci fermiamo a mangiare, il ristoratore sorride quando vede mia moglie, che e' di
Taiwan. Mangiamo bene e spendiamo poco. Usciamo e andiamo a spasso per la via principale di Tucumcari, i pochi negozi sono chiusi, ma troviamo un bar. Dentro e' meglio di quanto temessimo: nessun cliente sembra uscito da un film di Quentin Tarantino, e una tv trasmette una partita della NFL. No...
Tags: appunti di viaggio, foto Stati Uniti, Stati Uniti, strade, Wanderlust
Tanti anni fa c'era un tale che chiedeva di dare un'occasione alla pace. Ora chiediamo che si dia un'occasione ai piselli. "Give peas a chance", appunto.
Scritta vista su un cavalcavia sulla M25, la tangenziale di
Londra, vicino all'uscita 18, nella zona di Rickmansworth.
Tags: cartoline, citta' illustrate, Londra e dintorni, strade, umorismo
Una bella giornata di sole in Arizona.

Foto scattata lungo la Interstate 160 in Arizona, andando da Mexican Hat, un minuscolo villaggio dello Utah, fino al Grand Canyon. La strada costeggiava la Monument Valley, il cielo invernale era terso e le prime ore della sera stavano calando sulle strade deserte dell'Arizona. Anche senza entrare nella Monument Valley, di occasioni per vedere e fotografare posti incredibili ce ne sono a bizzeffe, nella zona di confine tra Utah e Arizona.
Tags: foto Stati Uniti, monumenti naturali, Stati Uniti, strade
La maggior parte delle strisce pedonali, a Londra e nelle altre citta' inglesi, sono accompagnate da istruzioni: "guarda a sinistra" o "guarda a destra". Difficile sbagliarsi.
Tags: cartoline, Gran Bretagna, Segnaletica e cartelli, strade, vivere in Inghilterra
Stanwell Moor e' un classico villaggio inglese: poco piu' di mille abitanti, casette basse, due pub, e prati popolati da cavalli, pecore e mucche. Quei cavalli (*), pero', non passano tutto il loro tempo brucando nel Colne Valley Park: ogni giorno, alcuni cavalli sono "di turno": per lezioni di equitazione, o forse per clienti che desiderano solamente fare una passeggiata a cavallo.
E quando percorrono la strada che delinea il perimetro del villaggio, due cavalli sono sufficienti a creare piccoli ingorghi stradali: per non spaventarli, gli automobilisti fermano le proprie vetture ai margini della strada, e aspettano il passaggio dei maestosi quadrupedi.
(*): abbiamo parlato dei cavalli di Stanwell Moor
qui,
qui e
qui.
Tags: cartoline, cavalli ed equini vari, Stanwell Moor e dintorni, strade
Una coda in autostrada. Tante persone che vogliono andare piu' in fretta possibile da A a B, e si ritrovano a procedere a passo d'uomo. E per fortuna sono in Gran Bretagna, questi guidatori, e per "camminare" con una tonnellata d'acciaio intorno spendono solo i soldi della benzina e non anche quelli per il pedaggio autostradale, visto che qui le autostrade sono gratuite.
Nel frattempo, io pedalo nei dintorni fermandomi solo quando voglio (o quando c'e' un semaforo rosso, una vecchietta sulle strisce pedonali, una precedenza da dare), mi tengo in forma, e a costo zero.
Pedaliamo, che e' meglio.
Tags: bici, cartoline, cicloturismo, strade, vivere low cost

Torino-Milano in direzione Malpensa. Come sempre, nebbia.
Tags: cartoline, Italia, meteo, strade
Strade senza traffico. Asfalto ottimo e mordace. Panorami da togliere il fiato, con l'oceano condito da tante isolette da un lato della strada, e montagne e ghiacciai dall'altro. Se siete motociclisti, probabilmente capirete come mai il titolo provvisorio di questo
post era "Invidia bestiale".

Foto scattata sulla West Coast dell'isola neozelandese del sud.
Tags: foto, moto, Nuova Zelanda, strade
[NOTA: quest'articolo e' stato pubblicato originariamente, in forma lievemente diversa, su un altro mio sito nel 2006)
Sono costretto a menzionare la religione, probabilmente sto per avere una crisi mistica, o forse e' solo l'impatto con la vita negli USA. Lo scorso weekend abbiamo noleggiato un'auto, una "piccola" Chevrolet, 2200cc e 145 HP, e siamo andati in giro a sud-ovest di Atlanta, con l'obiettivo di visitare Turin, un piccolo villaggio in quell'area; siamo poi ritornati a Sandy Springs risalendo verso nord e poi proseguendo verso est fino a casa.
Beh, a parte Turin, un buco con 156 anime, case semi-diroccate e poverta', ci ha impressionato il numero di chiese presenti ovunque. Una metodista ... poi una battista ... poi un centro di culto dei testimoni di Geova ... poi ogni tanto una cattolica (di solito con annessa scuola) ... poi altre chiese meno note ... e poi si ricomincia con una metodista. Persino a Turin, che ha cosi' pochi abitanti, ci sono quattro chiese visibili, e magari altre nascoste. E non e' che siano edifici piccoli: in media sono solo poco meno ampi del Duomo di Milano. Beh, che cosa ci si puo' aspettare da una Nazione che parla di Dio anche sulle sue banconote?
Colgo l'occasione per 'dispel' (come si dice in Italiano? Smentire? Dimostrare falso? Sono qui da sole due settimane, e gia' dimentico la mia lingua... ) un 'mito' sugli USA: il limite delle 55 miglia orarie. Per anni s'e' detto che negli USA non si possono superare le 55 miglia all'ora, circa 88 km/h; c'era persino una canzone di Sammy Hagar, in seguito diventato il cantante dei Van Halen, intitolata "I can't drive 55".
Sulla tangenziale di Atlanta ("Er grande raccordo anulare"), col limite delle 55 miglia, io ho guidato fino a 75 miglia per ora (mph), e mi sono tenuto sulle due corsie di destra, senza mai usare le due "veloci": quelle erano occupate da veicoli che andavano ad almeno 80 mph. Non c'erano i bolidi che passano sulle autostrade italiane a 200 all'ora, e non per mancanza di soldi: di Porsche e Lamborghini se ne vedono in giro in abbondanza, qui...
Tags: chiese e templi, religione, Stati Uniti, strade, vivere negli USA
L'attraversamento della strada a Saigon/Ho Chi Minh City, capitale del
Vietnam, dovrebbe essere inserito tra gli sport estremi, o magari potrebbe diventare una specialita' olimpica. La marea umana scooterizzata che scorre attraverso Saigon e' da vedere; piu' densa di quella di
Taipei, piu' costante di quella di
Singapore, rende attraversare la strada un'impresa. Un paio di giorni di osservazione mi hanno permesso di definire alcuni stili adottati da turisti e stranieri in genere:
1) L'
occidentale medio: sta sul bordo della strada e non gli riesce di intravedere alcun varco nella folla di scooter in arrivo da da destra, spesso da sinistra, a volte da dietro (certo, anche quando siete su un marciapiede vi arrivano scooter dalle spalle). Di solito rinuncia ad attraversare e chiama un taxi, oppure cambia stile.
2) L'
ombra: vede un vietnamita che si prepara ad attraversare, gli/le si affianca, e ne imita esattamente tutti i movimenti, attraversando alla stessa velocita' tenendo gli occhi sempre sul proprio "modello". Arriva senza problemi dall'altra parte della strada, ma li' continua a camminare a mezzo passo di distanza dietro qualcun altro, dimenticandosi di dove voleva andare. Quando poi si ritrova nel soggiorno di una famiglia vietnamita si sveglia.
3) L'
inglese (cosi' chiamato non per la sua nazionalita' ma per la sua propensione educativa): non soltanto vuole attraversare la strada, vuole anche insegnare ai vietnamiti a guidare. Si porta esattamente a meta' delle strisce pedonali e inizia ad attraversare deciso; agli scooteristi che lo evitano o rallentano solo, anziche' fermarsi come lui vorrebbe, mostra il palmo della mano per farli fermare, e ripete "
You got to LEARN to drive properly!". Di solito inizia a correre arrivato a meta' dell'incrocio quando scopre che gli automobilisti, a differenza dei motociclisti, non hanno alcuna intenzione ne' di rallentare ne' di aggirarlo e non sono interessati alle sue lezioni. Se arriva vivo dall'altra parte della strada riprende fiato, spara qualche insulto al traffico, e cerca un'altro straniero per lamentarsi del fatto che "
these guys don't want to learn, AT ALL!".
4)
Quello che s'e' informato: si porta sul bordo del marciapiede, inizia ad attraversare la strada quando vede un piccolo varco nel traffico, e procede ad andatura costante, guardando sempre in faccia il guidatore che gli sta venendo incontro. Novello Mose', le acque del traffico saigonese gli si aprono intorno. Arrivato dall'altra parte della strada si sente in equilibrio con il "karma" del luogo, e si ferma a meditare sul marciapiede. Di solito finisce investito da un ragazzino scandinavo sui
rollerblade.
5) Il
giocatore di pallacanestro: alto due metri, segue la procedura corretta (la numero 4), contando anche sulla sua statura per rendersi piu' visibile - ed evitabile - agli occhi di scooteristi ed automobilisti. La sua fortuna e' anche la sua rovina: cammina a lunghi passi, e uno scooterista finisce col centrarlo ad un tallone. Ragazzi, camminate a passi corti!
6) Il
fotografo: vuole tornare a casa con foto sensazionali, e pensa che fermarsi in mezzo ad un incrocio con una costosissima
Nikanon sia il modo migliore per farlo. Se gli va bene e non viene investito, rischia comunque di subire uno scippo. O una multa, visto che la polizia di Saigon sta punendo i rallentamenti al traffico causati dai pedoni.
Tags: liste, strade, umorismo, Vietnam

Guidare e telefonare NON e' una buona idea, auricolari Bluetooth o meno. Se parlate al telefono mentre siete al volante, dedicherete un po' della vostra attenzione alla conversazione telefonica, e quell'attenzione potreste dedicarla alla guida, invece. Ma forse le aziende che gestiscono le autostrade italiane non la pensano cosi': sulla
A4, andando da Milano in direzione Torino, compare l'informazione "Info viabilita' da cellulare (12) 840-708.708". Utile, fornire informazioni a chi guida. Ma quale sara' la prima reazione di qualcuno che vede questo segnale? Prendera' il cellulare e chiamera' il numero di telefono indicato. Quanti guidatori si fermeranno per telefonare? Quanti useranno un auricolare - con o senza cavo - che consentira' loro di ascoltare le informazioni senza reggere il telefono in una mano e il volante nell'altra? Pochi, secondo noi. Se qualcuno vorra' chiamare il (12) 840-708-708, lo fara' probabilmente prendendo il cellulare da una tasca della giacca o dei pantaloni e componendo il numero, l'altra mano sul volante. Magari senza neppure rallentare.
Piu' che un contributo alla sicurezza, questo ci pare un contributo all'insicurezza delle strade.
Tags: italianità, sicurezza, strade, telefonia

Neve in quantita' e gente in quantita', sul colle del Lys, a cavallo tra la valle di Susa e le valli di Lanzo. La strada che sale dalla val di Susa e' relativamente pulita e, pochi giorni fa, si saliva anche senza catene (da portare comunque a bordo); dalle valli di Lanzo, invece, l'accesso era lievemente piu' problematico, anche a causa del minor traffico che "pulisce" meno la strada.
Sarebbe anche bello se ci fossero piu' gabinetti pubblici e meno macchie gialle sulla neve, sul colle.
Tags: foto, meteo, montagna, Piemonte, strade

Oklahoma, USA. Camion sulla
Interstate 40, proveniente dal Texas. Noi siamo partiti da West Memphis, Arkansas, la I-40 segue un percorso parallelo alla storica Route 66, ma ogni strada, se evita i centri urbani, risulta simile a qualsiasi altra strada, quindi noiosa. Sulla I-40 sono i camion, il sole, i generatori eolici, ad attirare l'attenzione, ed eccoli qui, tutti insieme in una foto. Alla radio, i Dallas Cowboys stanno giocando con i Washington Redskins (*), e noi stiamo per entrare in Texas.
Mi piace questa frase attribuita al giornalista
Charles Kuralt:
Thanks to the interstate highway system, it is now possible to travel from coast to coast without seeing anything.
(Grazie alla rete autostradale, e' ora possibile viaggiare da costa a costa senza vedere niente
Esattamente quel che penso, ma se uno deve percorrere cinquemilacinquecento chilometri e rotti in nove giorni, e' necessario scendere a compromessi e accettare che le autostrade sono il modo piu' rapido per arrivare a destinazione in auto.
(*): la foto e' stata scattata un anno fa durante un viaggio da Atlanta alla Monument Valley; Cowboys e Redskins, per coincidenza, s'incontreranno tra poche ore.
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Foto scattata sulla Interestate 40, negli Stati Uniti, in Oklahoma.
Ehhh, 'sti americani mettono Gesu' dappertutto ... sono dei fanatici religiosi ... persino sui dollari c'hanno scritto "In God we Trust"... tutti casa e chiesa, e poi invadono altre nazioni quando la benzina gli costa piu' di tre dollari al gallone.
E gia', perche' noi italiani, col santino / Gesu' / madonna sul cruscotto per proteggerci, e ogni volta che quello davanti a noi si ferma ad un rosso di periferia dove non passa mai un cane iniziamo a strombazzare e imprecare, noi non siamo ipocriti.
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Interstate 40, in Oklahoma. La foto puo' ingannare: il camion con la scritta SWIFT non stava venendoci incontro....
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Seguire una gara di velocita' per auto o per moto dal vivo e' qualcosa che merita d'essere fatto per l'atmosfera (velocita', rumore, squadre) e non per cifre e classifiche (chi ha fatto quale tempo, chi e' in testa). Guardare una gara in tv, nel salotto di casa, e' quindi una soluzione molto piu' confortevole e completa: telecomando/cuscini/bibita/cifre sullo schermo. Se invece decidete di seguire una gara dal vivo, e siete per esempio a Singapore, ci sono alcuni punti da cui e' possibile vedere il circuito stradale del Gran Premio notturno di Singapore di Formula 1 senza dover svuotare il portafoglio. La foto di questo
post e' un collage di immagini scattate
alla cieca durante le prove ufficiali del venerdi' dal ponte che collega i centri commerciali Millenia Walk e
Marina Square (le foto con le vetture viste da dietro) e dall'area di fronte al
Mandarin Hotel; l'area della
curva 6, per capirci. Niente di eccezionale, ma sono state scattate, come detto, alla cieca, senza mai avere l'occhio al mirino, e senza avere la funzione
live view, assente nella mia reflex digitale economica. La macchina e' stata alzata al di sopra dei pannelli piazzati per bloccare la vista; sempre meglio che tirare giu' detti pannelli, come hanno fatto molti spettatori ieri sera, durante le prove ufficiali...
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St. Andrews Road, rettifilo tra le curve 9 e 10 del tracciato cittadino in cui si correra' il Gran Premio di Formula 1 a Singapore. Gara notturna, come ormai avrete sentito in tutte le salse. Sulla destra della foto si vedono il
City Hall, ex municipio di Singapore (colonnato in primo piano) e la
vecchia sede della Corte Suprema di Singapore; la
nuova sede della corte suprema, alle spalle della vecchia e sormontata da un gigantesco
disco non volante, non e' visibile nella foto, ma se avete visto anche solo una cartolina, di Singapore, sapete di cosa parliamo.
Poca gente in giro nell'area del GP, qualche ora fa, quando ho scattato questa ed altre foto, soprattutto
expats, cittadini britannici che lavorano nella
city a Singapore (i grattacieli sullo sfondo). Biglietti quasi esauriti o meno, ho l'impressione che questa gara interessi soprattutto, ai cittadini di Singapore, dal punto di vista economico: durante conversazioni sulla Formula 1 con colleghi e conoscenti locali, non ho sentito domande sulle auto, su spettacolo e rischi portati da bolidi che raggiungeranno i 280 km/ora su strade in cui di solito non superiamo i 60 km/ora (o i 20, nel mio caso, visto che giro in bici); la curiosita' sembra essere rivolta soprattutto al lato economico della Formula 1: come e quanti profitti genera, chi ne gode, quali sono i costi organizzativi di una gara. Una passione un po' diversa da quella della
terra dei motori, l'Emilia Romagna...
Tags: Formula 1, foto, monumenti, Singapore, strade

La foto, scattata da Rhu Cross (e' una strada, non il fotografo...), mostra il Benjamin Sheares Bridge e l'area paddock del Gran Premio di Formula 1; sulla sinistra si vede anche il Singapore Flyer, la ruota panoramica piu' ampia del mondo. Confrontando questa foto con un'
altra scattata quattro mesi fa, si nota come l'area dei paddock (che in
italiano vengono anche chiamati "box") non esistesse ancora, al tempo della foto precedente. Il confronto tra le due immagini mostra anche quanto sia luminosa, ora, l'area fotografata, cosa indispensabile visto che il Gran Premio si svolgera' alle otto di sera, e le prove del sabato ancora piu' tardi, alle dieci di sera.
Il ponte dedicato a Benjamin Sheares (gia'
teatro di una avventura in passato), secondo presidente di Singapore, sarebbe il punto ideale per osservare e fotografare il Gran Premio senza pagare il biglietto, cosa che gradirei parecchio. Di sicuro verra' chiuso...
Se siete a Singapore e decidete di seguire la gara di Formula 1 dal Singapore Flyer, sul
sito ufficiale del Singapore Flyer vengono proposti due tipi di biglietti, da 29,50 SGD (dollari di Singapore, 1€=2,1 SGD) a 150 SGD per il "Champagne Flight", con champagne, fragole e cioccolato. Per accedere al Flyer, che e' all'interno dell'area del circuito, e' necessario avere
anche il biglietto per assistere al Gran Premio.
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Foto delle curve 1, 2 e 3 del circuito stradale di Singapore, con le Suntec Towers sulla sinistra. Fotografia scattata una settimana prima della gara.
Come gia' scritto nelle scorse settimane, domenica si correra' il Gran Premio di Singapore di Formula 1. Primo Gran Premio in notturna. Primo Gran Premio asiatico su circuito cittadino. Primo Gran Premio in area soggetta a monsoni, aggiungo personalmente. I piloti di Formula 1 si troveranno in una situazione inusuale: gareggeranno in un fuso orario ben diverso da quello europeo (Singapore e' sei ore avanti rispetto all'Italia), ma le prove e la gara si svolgeranno di sera: la gara alle venti e le prove alle ventidue. Questi orari, e il voler organizzare una gara in notturna, sono pensati in modo da offrire agli spettatori europei una gara che si svolga al tradizionale orario digestivo domenicale: venti meno due uguale quattordici, le due del pomeriggio, come sempre. Per i corridori questo potrebbe rappresentare un problema: se si adattano al fuso orario di Singapore, cosa che normalmente sarebbe altamente desiderabile quando si viaggia, si ritroveranno a correre in un orario cui non sono abituati, di sera. Se invece riescono a
non adeguarsi al fuso orario di
S'pore, si ritroveranno con una corsa che si svolgera' all'ora in cui il loro corpo e' abituato a competere... anche se sara' buio (il tramonto e' tra le 19 e le 19,30, a Singapore, in questi giorni).
Cosa fare? Pare che varie squadre abbiano deciso di provare la seconda opzione: cercheranno di vivere per alcuni giorni a Singapore secondo il fuso orario europeo: quindi sveglia tra l'una e le due del pomeriggio singaporegno (7-8 di mattina in Italia), e a letto intorno alle tre-quattro di mattina dell'isola asiatica (21-22 ora italiana). David Coulthard, Kimi Raikkonen e persino il padre di famiglia Rubens Barrichello hanno dichiarato che, se proprio devono, si
sacrificheranno andando in giro per night clubs fino alle tre di notte e oltre. Poveretti.
Raikkonen, come alcuni finlandesi che ho avuto il piacere di conoscere, dice che lui di mattina puo' anche alzarsi, ma che prima di mezzogiorno fatica a ragionare, e che quindi questa gara e' un'occasione perfetta per lui...
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Tra otto giorni giorni si svolgera' il primo Gran Premio di Singapore, il primo GP notturno nella storia della Formula 1, e il primo GP asiatico a svolgersi su un circuito cittadino. Non ho mai organizzato nessun GP cittadino (e non) con i miei amici, ragion per cui non ho mai dovuto scontrarmi con una tipica esigenza che si presenta in tali circostanze: non interrompere la normale vita di una citta'! Vivendo a Singapore, ho l'occasione di vedere fino a che punto i normali servizi vengono interrotti. Il pullman che mi porta al lavoro NON arrivera' nella zona in cui lavoro, la prossima settimana, per esempio, per cui sara' difficile riuscire ad andare in ufficio.

E immagino che l'indispensabile rimozione della segnaletica dal manto stradale potra' creare qualche problema a chi guida (cittadini, non piloti di Formula 1); conoscendo un po' il modo di fare locale, che e' preciso a livelli svizzeri, immagino che domenica notte, dopo la gara, iniziera' la risistemazione delle strade.
Da ciclista, una nota molto positiva e' che pedalare lungo il percorso del circuito, ora, e' un piacere: asfalto liscio che pare velluto, niente che sporga e faccia sbandare, nessun avvallamento. Magari sarebbe una buona idea organizzare un GP di Formula 1 che passasse per TUTTE le strade di Singapore...
... e non e' che livellare il manto stradale in Italia sia un'idea inutile!
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Atlanta, ore diciotto, in coda sulla Interstate 85 in direzione sud. Siamo appena usciti dal lavoro e stiamo andando a Savannah, sulla costa della Georgia.
E' venerdi' sera, c'e' coda ovunque. Ci muoviamo a passo d'uomo. C'e' chi prova ad usare la corsia d'emergenza per procedere verso la prossima uscita, nonostante le multe quasi garantite che tale azione comporta. Poi notiamo qualcosa: nella corsia d'emergenza ci sono auto
contromano! Qualcuno deve averne avuto abbastanza, del traffico, e avra' pensato di tornare indietro. Nella foto si tratta della Lexus rossa e della Mercedes color grigio metallizzato. Saranno i troppi soldi, ad aver convinto questi guidatori che un'inversione di marcia in autostrada e' giustificata?
Il tizio sul catorcio di fronte alla Lexus ha inizialmente provato a cedere, poi ha deciso di non muoversi, e le due auto in doppia infrazione (in movimento, contromano, nella corsia d'emergenza) hanno dovuto aggiungere quella che credo sia una nuova infrazione: procedere in corsia d'emergenza in retromarcia.
Perlomeno, pero', andavano in retromarcia nella direzione giusta.
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Mi e' gia' successo tre volte, qui a Singapore, nelle poche occasioni in cui sono andato in giro, di trovarmi di fronte ad una strada senza uscita e di dover fare dietro-front. La prima volta e' successo percorrendo a piedi Benjamin Sheares Bridge, il ponte che collega Marina Promenade con l'area della Tanjong Rhu: il ponte (otto corsie) dispone di due corsie pedonali. Io ho preso quella a sud, e - in questo caso lo ammetto, e' colpa mia - ho ignorato i cartelli che segnalavano un'interruzione del ponte. Mi sono poi trovato a scavalcare il guard-rail (entrando per alcuni secondi sulla carreggiata) dopo aver trovato di fronte a me un ostacolo, e ho poi proseguito stringendomi al guard-rail stesso in tre punti in cui buona parte della corsia pedonale era stata rimossa (e restavano 50 cm prima del vuoto); arrivato poi a non piu' di duecento metri dal termine del ponte, mi sono reso conto che le autorita' stradali di Singapore non avevano esagerato: la corsia pedonale terminava completamente. Nessuna alternativa a parte ritornare sui miei passi: il ponte era ancora alto una trentina di metri, circa ventinove di troppo rispetto all'altezza da cui ritengo sicuro saltare. Ritornato indietro, ho imboccato la corsia pedonale nord, che inizialmente non avevo trovato, e ho percorso il ponte in meno di mezz'ora.
La seconda volta stavo percorrendo la East Coast Park Service Road verso ovest, cioe' verso casa. In bici, in una serata quasi piacevole. Prendo una strada non asfaltata che corre di fianco alla East Coast Parkway, e mi ritrovo dopo meno di un chilometro di fronte ad un muro. Dietro-front, di nuovo, ed in questo caso non c'erano cartelli ad indicare che la strada era senza uscita.
La terza volta ero in bici nell'area del Bedok Reservoir Park. Imbocco la corsia pedonale di un viadotto (il Kaki Bukit Viaduct), che dopo qualche centinaio di metri si restringe fino a consentire a malapena il passaggio del manubrio della bici. Dopo qualche metro spingendo la bici, e qualche livido di troppo, decido di salire in sella. Ottima scelta, a parte il fatto che ora sono, dalla vita in su, al di sopra del limite superiore della ringhiera che protegge dalle cadute nel vuoto. Vabbe', cerchero' di stare attento. Urto col gomito contro alcuni vasi decorativi (ma chi ha pensato di mettere vasi decorativi in un passaggio in cui un solo pedone farebbe gia' fatica a transitare?), e continuo a pedalare. Di fianco a me le vetture scorrono in senso opposto al mio, sono all'estrema destra del cavalcavia e a Singapore il traffico e' all'inglese, si guida a sinistra. Dopo tante pedalate e tanto sudore (classica giornata con 32 gradi che, grazie all'umidita', sono percepiti come 42), vedo delle rampe d'accesso al viadotto. Sento che sto per arrivare da qualche parte. E infatti arrivo ... alla fine della corsia: senza alcun avviso, questa corsia termina all'improvviso. C'e' solo un'apertura nel muro alla mia sinistra, che mi consente di entrare nella carreggiata; purtroppo questo significa dover seguire il senso di marcia della strada, il che significa che torno indietro da dove sono partito (e che alla fine ho rinunciato a visitare il Bedok Reservoir Park e sono invece andato al Singaporean Air Force Museum, ma di questo parleremo un'altra volta.

Cos'ho imparato da queste tre disavventure?
- Se non ci sono cartelli, attenti: la strada potrebbe essere senza uscita;
- Se ci sono cartelli che dicono che la strada e' senza uscita, potrebbero non mentire;
- Se non sapete volare, evitate di trovarvi in un vicolo cieco sopraelevato
- Se siete su una pista ciclabile/pedonale che segue il percorso di una strada ad alta velocita' (un viadotto o magari anche un'autostrada), e siete in bici, usate - se ce n'e' la possibilita' - la pista ciclabile che vi permetterebbe, in caso di necessita', di accedere alla strada per proseguire nella direzione in cui state dirigendovi.
- Se siete a piedi e fa caldo, cercate di non sbagliare strada: tornare indietro e' frustrante.
- Portate
sempre con voi dell'acqua, quando girate a Singapore.
Tags: orientamento, Singapore, strade
E' il vostro webmaster che scrive, roso dall'invidia. Il mio collega Daniel, con cui ho lavorato quattro anni in Inghilterra e due qui negli USA, si e' licenziato, ha concluso l'affitto dell'appartamento in cui viveva, ha spedito le sue cose verso l'Inghilterra, ed e' partito da Atlanta per un viaggio in auto di due mesi e sedicimila chilometri attraverso gli Stati Uniti. Due mesi??? Il mio viaggio piu' lungo e' stato nel 1989, in moto, dall'Italia al Lake District inglese, e' durato poco meno di tre settimane, ed e' sembrato non finire piu', soprattutto dopo un grippaggio al motore della mia Honda CB125x.

Ma torniamo al mio amico Daniel. Per poter fare un viaggio cosi' lungo e' necessario per prima cosa essere curiosi e pazienti: guidare per sedicimila chilometri attraverso gli USA puo' essere noioso, le
interstate (autostrade, anche note come
freeways) si somigliano tutte, nel sud-est, e guidare da Atlanta verso Savannah (in direzione sud-est) o verso l'Alabama (ovest) significa viaggiare sempre e comunque su una strada circondata a destra e a sinistra da foreste, in pianura, al caldo. Da evitare, se uno vuole conoscere gli USA.
Poi i soldi. Stare in giro per due mesi, con un budget quotidiano di 100 dollari tra vitto, alloggio, benzina e divertimenti, significa trovarsi con una bella spesa, alla fine dei due mesi. Pero', facendo due conti, una spesa del genere diventa quasi giustificabile. Si tratta di due mesi in cui Daniel non paghera' l'affitto da nessuna parte (ad Atlanta questo significa risparmiare 1.000 dollari al mese); senza abbonamento tv, collegamento internet e bolletta della luce, un altro centinaio di dollari al mese vengono risparmiati. Per quanto riguarda il vitto, una coppia spende circa 150-180 dollari a settimana, un single come il mio amico dovrebbe spendere circa 100 dollari a settimana, per cui due mesi di viaggio equivalgono ad una spesa di circa 800 dollari che avrebbe dovuto comunque spendere per il vitto, se fosse stato a casa. La benzina, ora: stando a casa (e uscendo varie volte alla settimana), una cinquantina di dollari a settimana sarebbero una spesa ragionevole, ed ecco 400 dollari che avrebbe speso anche senza partire per questo viaggio. Poi i divertimenti: essere single, ad Atlanta, con pub, bar e un carattere estroverso, significa uscire tra le tre e le cinque volte alla settimana, in media; a venti dollari per uscita, significa spendere un centinaio di dollari alla settimana, quindi circa 800 dollari che avrebbe speso se non fosse partito.
Quindi, a fronte di un budget di 6.000 dollari per due mesi di viaggio, abbiamo scoperto che Daniel avrebbe speso, stando a casa, almeno 4.200 dollari in questi due mesi, quindi il viaggio gli costera', secondo le stime sopra esposte, 1.800 dollari piu' che starsene a casa. E i 100 dollari al giorno che ha messo in preventivo per questo viaggio sono una stima "conservative", cioe' pessimistica: e' partito il 13 aprile 2008, e ha speso finora parecchio meno di quanto previsto. Probabile, quindi, che quei 1.800 dollari siano in realta' poco piu' di 1.000. O magari anche meno. Per un viaggio di due mesi.
Parleremo ancora di questo viaggio, nei prossimi giorni.
Aggiornamento 19 agosto 2008
Alla fine Daniel ha completato il suo giro degli USA pochi giorni fa, e' quindi stato via quasi quattro mesi. Contiamo di verificare se ha rispettato il preventivo...
Tags: auto, prezzi, Stati Uniti, strade
Alla fine di novembre 2007, mia moglie ed io abbiamo preso la nostra auto e siamo andati verso ovest. Da Atlanta, dove viviamo, abbiamo attraversato Alabama, Mississippi, Tennessee, Arkansas, Oklahoma, Texas, New Mexico e Arizona per arrivare a
Mexican Hat, Utah, vicino al confine con l'Arizona, e soprattutto a poche miglia dalla Monument Valley e a una distanza ragionevole dal Grand Canyon. Ne parlero' in dettaglio su
www.viaggi.affari.to.
Beh, il Giorno del Ringraziamento, dopo una visita alla Valley of the Gods, al
Goosenecks State Park, e al
National Bridges Natural Monument, ci siamo ritrovati con un tubo dei freni rotto, niente liquido nel circuito, e una discesa sterrata e ripida da percorrere di notte. Sopravvissuti, il giorno dopo siamo andati alla ricerca di un meccanico che potesse riparare il guasto. Abbiamo guidato verso nord, e passato
Bluff, in direzione nord, abbiamo trovato che il marito della commessa di una stazione di servizio poteva darci una mano. Ha lavorato sull'auto per quattro ore al freddo, ma niente, non e' riuscito a sistemare il freno. Ci siamo quindi rassegnati a fare alle tre del pomeriggio quel che avevamo cercato di evitare di fare di prima mattina: andare verso sud, verso Gallup e poi Albuquerque, New Mexico, alla ricerca di officine.
Non e' stato facile ne' divertente, guidare un'auto automatica da 1,6 tonnellate senza freni. Le discese improvvise, sempre possibili quando si guida su altipiani tra i 1800 e i 2000 metri, ci hanno causato qualche batticuore, e i pochi semafori anche di piu', ma alla fine siamo arrivati a Gallup. Abbiamo visitato un paio di negozi di autoricambi con officina, ma nessuno aveva il pezzo che cercavamo. Siamo infine entrati in un negozio della catena
Pep Boys, e abbiamo chiesto se avevano il tubo dei freni per la nostra Chrysler Sebring JXE del 1999. Niente. Il commesso, Felix, ha - su mia richiesta - consultato il database aziendale per vedere se quel ricambio era disponibile in uno qualsiasi dei loro negozi tra Gallup, New Mexico, e Atlanta, Georgia, nostra destinazione. Niente. Ci e' stato prospettato il rischio di attendere fino a martedi' (ed era venerdi'!) per avere il ricambio montato sull'auto. Troppo, lunedi' dovevamo essere al lavoro.
Ci siamo messi a passeggiare nel negozio (anzi, supermercato, visto che era grande quanto un campo di calcio), cercando di digestire la novita' negativa. Dopo qualche minuto, un maturo e simpatico dipendente, un hippy 45-50 anni, chiede se puo' aiutarci. Spiego che non credo sia possibile, ci manca un pezzo di ricambio e c'e' solo da aspettare. Ci consiglia di chiedere al vice-manager, che e' molto disponibile e ha contatti presso altri ricambisti. Ci va lui, a parlare con vice-manager, e torna a parlare con Felix, il commesso che gia' aveva fatto ricerche su nostra richiesta, dicendogli di lavorare solo al nostro problema fino a che non sara' trovata una soluzione.
Inizia un giro di telefonate, e un
brake hose for Chrysler Sebring 1999 salta fuori in un negozio concorrente, sempre a Gallup. Vanno a prendere il pezzo, e entro un'ora siamo in condizione di ripartire. Dopo il rischio di dover stare li' fino al martedi', riuscire a ripartire di venerdi' sera, ed essere in grado di guidare per un'ora prima di fermarsi per cena e per dormire, e' quasi un sogno.
Ringrazio quindi il venditore con coda di cavallo, il vice-manager e Felix, del negozio Pep Boys di Gallup, New Mexico. Disponibili e, come si dice negli USA,
ready to go the extra mile per un cliente.
Sto viaggiando nel sud-ovest degli Stati Uniti. Deserto, sabbia rossa e un'auto incrociata ogni mezz'ora. Mi piace questa regione degli USA, in cui la storia non si ferma a duecento anni fa (grazie ad Anasazi, Zuni, Hopi, Navajo ...), e in cui si puo' girare per ore senza vedere un' anima (raccomando Valley Of The Gods - una Monument Valley in miniatura - e Goosenecks Canyon).
Ma dopo ore di guida nella notte sulla Interstate 40 verso est, vedere i milioni di luci di Albuquerque, New Mexico, e' una gioia e uno spettacolo.
Tags: appunti di viaggio, auto, Stati Uniti, strade, viaggio
Come diceva Guccini, "Se devo andare in America, come mio nonno prendo il tram". In America ci siamo gia', ora pero' vogliamo andare nell'ex Selvaggio West. Guideremo quindi da Atlanta, Georgia, a Monument Valley, sul confine tra Utah e Arizona. Oltre 3400 miglia di guida, in teoria sono 26 ore, secondo Google Maps.
Oggi siamo arrivati a West Memphis da Atlanta. Circa 400 miglia, partendo alle due del pomeriggio, dopo aver lavorato. Memphis e' in Tennessee, ma West Memphis, che e' attaccata, e' in Arkansas.
E' ora di andare a dormire, ulteriori aggiornamenti domani.
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"C’erano dei libri come ‘Sulla strada’ di Kerouac: ‘partimmo John, Dean e io, sulla vecchia Pontiac del babbo di Dean, e facemmo tutta una tirata da Omaha fino a Tucson’. Poi lo giri in italiano e fa: ‘partimmo sulla vecchia millecento del babbo di Giuseppe, e facemmo tutta una tirata da Piumazzo a Sant’Anna Perago’. Non e’ la stessa cosa, gli americani ci fregano con la lingua"
[Francesco Guccini]
E' vero, il mito della strada e' una creazione americana, e ambientato fuori dagli Stati Uniti perde qualcosa. L'America e' lunghi rettilinei nel deserto, e poi una polverosa stazione di servizio ogni tanto, col distributore di Coca Cola o Pepsi sotto il portico, e ripartire e arrivare dopo il tramonto in una citta' che potrebbe anche essere interessante, ma sei troppo stanco e ti fermi invece al primo motel con l'insegna al neon febbricitante. Provateci in Italia ... se ti si ferma l'auto sull'Appennino, magari sembrera' di essere in un deserto, ma la civilta' non sara' troppo lontana.
E' venerdi' sera, 14 luglio (anniversario della Bastiglia: buone feste cugini francesi!).
Sto per partire da Atlanta, in Georgia, per andare a Savannah, nello stesso Stato ma sulla costa atlantica, dove passero' il weekend. Secondo
GoogleMaps, sono 260 miglia e dovrebbero volerci cinque ore e quarantuno minuti per percorrerle. 416 chilometri, speriamo di impiegare meno tempo, si tratta di 73 chilometri all'ora... mentre il limite e' di solito di 70 MIGLIA all'ora, in autostrada, cioe' 112 km/h. Vediamo se quattro ore bastano ...
Non e' un viaggio lungo, ma il percorso che seguiremo passera' attraverso il centro-sud della Georgia, che ha probabilmente meno attrazioni turistiche di Verrua Savoia (*). Anche se guideremo prima verso sud e poi verso est (allontanandoci quindi dal West e dal mito della frontiera), sara' il primo viaggio ragguardevole da quando sono arrivato negli USA, sei mesi fa. In futuro vedro' di puntare ad ovest, anche se la vecchia Route 66 non e' piu' importante come una volta. Ma ci saranno altre occasioni per tornare a parlare del mito del viaggio (e della strada), magari parlando di Wanderlust, un recente film americano che per ora ho visto solo a meta'.
Savannah sembra una citta' interessante e rilassata: una storiella su questa citta' e sulle sue vicine Atlanta e Charleston (South Carolina) dice che "Ad Atlanta, la gente ti chiede per prima cosa 'che lavoro fai?' A Charleston ti chiedono 'di chi sei parente, chi conosci?', e a Savannah la prima cosa che ti chiedono e' 'che cosa vuoi da bere?'".
(*)
Verrua Savoia: comune piemontese situato tra Chivasso e Crescentino
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