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viaggio

Domenica sono ritornato a Singapore dopo un viaggio di una settimana a Taiwan, dove ho visto il nord (Taipei, Taoyouan e dintorni), il sud (Kenting), l'area orientale (Green Island, Taitung, Hualien), passando anche per la costa occidentale (Kaohsiung). Avrei voluto scrivere immediatamente qualcosa su questa settimana abbondante (da sabato 23 a domenica 31 maggio) passata nella cosiddetta "provincia ribelle" cinese, ma ho avuto qualche problema nel riadattarmi alla vita qui: lasciare Taiwan per tornare a Singapore mi ha dato la sensazione di allontanarmi da "casa", anziche' tornare a casa, e mi ritrovo a girare nell'appartamento in cui vivo da un anno come un animale in gabbia.
Per parlare di questo viaggio iniziero' oggi con alcuni brevi pensieri, nei prossimi giorni pubblichero' resoconti di alcuni posti e momenti speciali di questo viaggio.
1)
Il clima di Taiwan. Sono stato a Taiwan nel 2004, 2005 e 2008, sempre tra fine marzo e fine maggio, e ogni volta mi sono trovato male per il clima caldo e umido. Questa volta, invece, il clima m'e' parso molto piu' piacevole, quasi perfetto: caldo di giorno ma spesso ventilato, e fresco di notte, al punto che ho pensato di mettere una maglia con le maniche lunghe. Non e' il clima taiwanese che e' cambiato: sono io che, dopo un anno passato a Singapore, molto piu' calda e umida, trovo sollievo nella temperatura e umidita' di Taiwan.
2)
Il 101. "One-Oh-One", il 101, il
grattacielo piu' alto del mondo dal 2004. L'avevo visitato nel 2005, ci sono tornato lunedi' 25 maggio e ... e' una visita che vale la pena fare. E rifare.
3)
Il cambio della guardia alla tomba di Chiang Kai-shek, a Tzuhu (Cihu). Rito solenne in un'atmosfera raccolta, poco frequentato da turisti occidentali (ero l'unico, domenica).
4) I
cigni neri a Tzuhu (Cihu): avevo visto uno o due cigni neri a Sanremo, l'anno scorso, ma a Cihu ce n'erano decine. Bellissimi.
5)
Mangiare bene, mangiare spesso. Non so come facciano i taiwanesi, durante l'orario d'ufficio: durante il weekend si va a mangiare qualcosa ogni ora-ora e mezza. Esci per una gita alle nove dopo aver fatto colazione, alle dieci ci si ferma mezz'ora a mangiare in un ristorantino specializzato (in collo d'anatra, in granchi, o dove si puo' bere il
sangue d'aragosta) lungo la strada, alle dodici si raggiunge la destinazione e si va in un ristorante 'serio'. Si prosegue l'escursione. Alle due e mezza ci si ferma a mangiare qualcosa di leggero, magari in un chiosco ambulante, e verso le quattro e mezza si fa una breve pausa, di solito di nuovo in un chiosco o comunque non in un ristorante. Uno spuntino, poi si va a cena, e dopo la cena si compra qualcosa da mangiare passeggiando (
noodles, gelati,
bubble tea). Ne avanza poco, di tempo, per fare altre cose!
6)
Oceano Pacifico: un ossimoro. Durante la traversata in traghetto verso Green Island (Lu Dao), il mare era cosi' mosso che ho dato di stomaco come non facevo dal 1996 (traversata Granville-Jersey), e come me sono state male decine di persone. Meglio prendere precauzioni.
7)
Ci sono tanti cicloturisti, a Taiwan. Dimenticatevi il vecchio stereotipo dei milioni di biciclette come mezzo di trasporto quotidiano (tra l'altro, quella e' la Cina, non Taiwan: qui usano auto e tanti, tantissimi scooter): parlo di cicloturisti all'occidentale, con bici da corsa e abbigliamento tecnico, che attraversano l'isola per godersi le poco trafficate strade del sud e della costa orientale. Durante una conversazione con un gruppo di ciclisti ho "scoperto" che la Giant, nota marca di bici sportive, e' taiwanese, e non statunitense come avevo spesso sentito dire.
8) La
conoscenza della lingua inglese e' in decisa crescita. Durante la visita del 2005 avevo trovato una sola persona in grado di fare un discorso preciso ed elaborato in inglese: un poliziotto cui avevo chiesto indicazioni sul
Chiang Kai-shek Memorial. Questa volta ho avuto varie conversazioni interessanti.
9)
La gentilezza dei taiwanesi e' spesso spettacolare: sabato stavamo pedalando lungo l'Oceano Pacifico a Hualien quando un paio di ragazze si sono sbracciate per farci segno di fermarci. Loro e i loro amici (una decina di ragazzi e ragazze) avevano comperato troppe fette di anguria e le stavano regalando a tutti i passanti. Ci siamo fermati a mangiare e parlare per mezz'ora, all'ombra di una pensilina, con l'oceano da una parte, una base militare con F16 pronti a decollare dall'altra, e ottima anguria in mano. Perfetto.
10)
Taiwan paradiso tropicale sul Pacifico. Nel sud e lungo la costa orientale, Taiwan offre un ambiente adatto al surf, e le citta' hanno uno stile molto hawaiano. Non mi stupirei se in futuro Taiwan (e in particolare Hualien, Taitung e Kenting) diventasse una destinazione ambita per i surfisti di tutto il mondo.
Tags: Asia, destinazioni, liste, Taiwan, viaggio

Aeroporto internazionale di Taipei, a Taiwan, un sabato pomeriggio. Pochi viaggiatori in arrivo, pochissimi occidentali. Probabilmente un altro italiano, forse piemontese, c'era un autista con un cartello per "Piero Cavassa", o un cognome simile. Poca, poca gente. Il giorno dopo, domenica, assisto al cambio della guardia alla tomba di Chiang Kai-shek, il "generalissimo" che guido' Taiwan nei primi decenni d'indipendenza dalla Cina; la tomba e' a Cihu, lungo la strada statale 7, sulle colline vicino a Taoyuen. Non ci sono altre facce occidentali, tra le centinaia di spettatori che assistono al cambio della guardia; molti mi rivolgono la parola per scambiare due parole in inglese, un paio di bambini si avvicinano per chiedere di farsi fotografare con me. I militari che custodiscono la tomba di CKS mi lasciano scattare un paio di foto dopo la chiusura. Cigni bianchi ed altri neri nel lago presso il piccolo mausoleo.
I turisti, a Taiwan, dovrebbero essere molti di piu'. Se non per altro, almeno per vedere l'unico Paese al mondo in cui, grazie ad una colonializzazione nipponica meno cruenta che altrove, cultura cinese e cultura giapponese si fondono armoniosamente.
Scritto tra sabato 23 e domenica 24 maggio 2009.
Tags: aeroporti, Taiwan, viaggio
Per i prossimi dieci giorni saro' a Taiwan, impegnato a fotografare animali a Green Island e sulla costa orientale dell'Isola Formosa, come i portoghesi chiamavano Taiwan.
A Singapore ci sono 30 gradi, ora, alle dieci e mezza di mattina. A Taipei ce ne sono 18, e come spesso capita, piove. Temperature percepite a confronto, secondo il sito della CNN: 39 gradi Singapore, 20 gradi Taipei: ho sempre trovato Taipei un posto caldo e umido, questa volta avro' probabilmente freddo, avendo fatto l'abitudine alle condizioni meteo singaporiane.
Arrivederci.
Tags: Taiwan, viaggio
Qualche mese fa avevamo scritto di Daniel, un ex collega che si apprestava ad un
lungo viaggio in auto attraverso gli USA. Quattro mesi dopo (tanto e' durato il viaggio), gli abbiamo parlato per chiedergli com'e' andata.
In breve: com'e' stato questo viaggio?
Il viaggio e' stato incredibile e stancante. La pura e semplice energia nervosa consumata durante tutto questo viaggiare, con il continuo muoversi, andare ogni giorno a vedere posti e/o uscire con gente differente, insieme al fatto di incontrare nuove persone ogni giorno, e' stato estenuante.
Vedere cosi' tanti luoghi famosi, in particolare quelli che molti americani potrebbero non aver visto, e' stato molto soddisfacente.
Il tuo budget era di 100 dollari al giorno per un viaggio di 60 giorni. Hai finito con lo spendere 60 dollari al giorno per un viaggio di 115 giorni, secondo il tuo blog. Hai tirato la cinghia per arrivare a questo risultato? Ti sei negato niente, per rimanere (di cosi' tanto) dentro il tuo preventivo?
Prima della partenza per il mio viaggio, quando ho calcolato il preventivo, avevo dimenticato due concetti-base: gli ostelli e il
couch surfing. Ho percio' calcolato 50 dollari per dormire e 50 per tutto il resto (benzina, cibo, escursioni), con la speranza di trovare alternativamente motel economici da 30 dollari a notte e hotel da 70 dollari il giorno dopo. Alla fine ho speso una media di 12 dollari a notte, per dormire.
In alcuni casi, quando mi e' capitato di superare il limite prefissato di 50 dollari per la notte, ho in effetti cercato di risparmiare il giorno dopo, pranzando con una bella pagnotta di pane, e senza mai comprare bevande imbottigliate (bevendo quindi solo acqua di rubinetto). A volte ho pranzato con una minestra in barattolo.
Tenere conto di tutte le spese con Excel e' stata una buona idea, mi ha permesso di sapere sempre quanto margine di spesa avevo a disposizione.
Nella pagina conclusiva del tuo blog hai avuto parole molto belle per il popolo americano in generale. Chi ti viene in mente, se dovessi parlarci delle brave persone che hai incontrato? Hai qualche aneddoto in proposito?
Le prime persone che mi vengono in mente sono le persone incontrate negli ostelli e nel corso del
couch surfing. Sono rimasto stupito dalla generosita' e fiducia dimostratami da alcuni americani, cosa che non sarebbe successa nel Regno Unito. Spesso i miei 'padroni di casa' mi hanno portato fuori a cena o a bere qualcosa, siamo andati insieme in bar, night clubs o a feste, e a volte mi hanno ceduto il letto principale di casa in modo che non dovessi dormire sul divano.
Il miglior caso di fiducia e' quello dell'anziano signore della Florida che non era a casa la notte in cui avevo "prenotato" il suo divano: ha lasciato le chiavi del suo appartamento sotto il tappetino dell'ingresso.
Il caso piu' spettacolare di generosita' e' stato il tizio che, a Chicago, mi ha offerto molto da bere a casa, per poi andare insieme a cena e a bere in cima alla Hancock Tower. Quella e' stata una gran serata, e la mia migliore cena da mesi.
Ti sei mai sentito in pericolo, durante questo viaggio?
In pericolo nel senso di minacciato da persone, una volta sola, a Houston. Avevo letto che la passeggiata lungo il fiume e' molto bella di notte, per cui ho deciso di andare, ma ho proseguito troppo a monte, fino alla zona in cui il fiume gira sotto l'autostrada, e ci si ritrova a camminare sotto dei ponti. Nell'ombra ho intravisto sigarette accese e schermi di telefoni cellulari, per cui ho iniziato a camminare veloce, guardandomi di frequente alle spalle.
Mi sono sentito in pericolo fisicamente anche in un'altra occasione, mentre scalavo una piccola collina nel Canyonlands National Park. L'ultimo metro e' stata un'ascesa quasi verticale su una pietraia, se fossi scivolato sarei caduto per oltre 150 metri fino ai piedi della collina.
Dicci di piu' del couch surfing. Aspetti positivi e, se ce ne sono, negativi.
E' un concetto semplice: persone che amano i viaggi e sono disposte ad offrire ospitalita' vengono messe in contatto con viaggiatori che hanno bisogno di ospitalita'. Se hai, per esempio, un letto libero a Londra, puoi inserire questa disponibilita' in un sito, CouchSurfing.com, ed io, povero viaggiatore con budget ridotto e desideroso di incontrare gente londinese, sfoglierei quel sito alla ricerca di posti disponibili e poi ti manderei via email la mia richiesta d'ospitalita'.
Non ci sono transazioni economiche tra padrone di casa e viaggiatore ospite.
Una delle preoccupazioni che saltano im mente quasi a chiunque, me compreso, pensando al concetto di
couch surfing e' quella della sicurezza. Che cosa mi succedera', finiranno per rapinarmi/violentarmi/assassinarmi! Ci sono tre modi per placare questa paura. Per p...
Tags: auto, couchsurfing, Stati Uniti, viaggiare low cost, viaggio
Mercoledi' mattina mi sono svegliato nel mio candido lettino e ho pensato "
Da oggi sono in ferie!". Solo tre giorni lontano dall'ufficio, tre giorni che ho trascorso in un villaggio turistico a meno di un'ora di volo da dove vivo. Sabato sera ero gia' di nuovo a casa, e oggi, ad una settimana dall'inizio delle ferie, devo riguardare le fotografie scattate per ricordarmi che le mie vacanze estive sono davvero gia' passate. Pensare che nel 1989 presi la mia
motina e me ne andai nel Lake District inglese, e quella mi sembrava avventura. Lo era, a confronto con il villaggio turistico Berjaya di Tioman, Malesia.
Beh, c'e' qualcuno che, tra un viaggio e l'altro, torna raramente a casa. Denis Katzer e sua moglie Tanja sono in viaggio dal 1991 ed hanno percorso, pare, oltre 250.000 km scattando foto, filmando e scrivendo, con un obiettivo semplice: compiere la piu' lunga spedizione mai documentata nella storia della razza umana. Una delle prime cose che vengono in mente, pensando a qualcuno che viaggia dal 1991, e' "Ma quanto gli costera', questo viaggio? Saranno stati ricchi, prima di partire!". La Leica R9 che compare in alto in
varie pagine del loro sito www.denis-katzer.com non e' economicamente alla portata di tutti: l'avranno comprata per il viaggio o ricevuta in omaggio da Leica, che e' un loro fornitore tecnico? Poco importa: neppure io partirei per un viaggio pluriennale con una macchina digitale (scelta comunque non praticabile da Denis e Tanjia nel 1991) che dipende da batterie e schede di memoria per registrare il mio viaggio, e che soffre umidita', caldo e freddo.
Certamente non stanno tenendo nascosto il loro viaggio, che in parte si ripaghera' da solo: hanno
sponsor e
fornitori di materiali, e le fotografie, i filmati e gli scritti vengono probabilmente utilizzati in tutti i modi possibili, come e' giusto che sia.
Due citazioni dal
sito di Tanja e Denis:
The sole aim of our journey is to create a means of counterbalance to a world which keeps trying to turn faster day by day; to contribute one's share of the puzzle towards finding a way back, remembering, reflecting about oneself.
(...) Our experiences also help to remind people that there are other, more important things that make life worth living, besides their work, their alleged obligations, their chase after money (...)
Probabilmente i due viaggiatori non hanno visto l'ultimo Batman. Non credo siano riusciti a comprare tutti i CD dei Coldplay, o a scaricare dalla rete le canzoni dei Radiohead. Quasi certamente non hanno decine di orologi e occhiali da sole nel loro bagaglio, da scegliere in base ai vestiti e all'occasione. Magari non hanno neppure seguito l'ultima serie del Grande Fratello, in nessuna delle nazioni che hanno visitato... non sono "liberi" in assoluto: devono indossare, almeno nelle foto che producono, i marchi degli sponsor del loro viaggio, e devono aggiornare frequentemente e regolarmente il proprio sito, e inviare agli sponsor la documentazione del viaggio. Ma liberta' di decidere cosa fare, ogni giorno, quella se la sono conquistata.
Tags: viaggiare leggeri, viaggio
... non basta ad evitare problemi. Il
Telegraph racconta la storia di un ragazzo inglese di 19 anni, James Pinnington, che in un incidente su un ciclomotore in Vietnam ha subito fratture alle gambe, ad una vertebra, ed ha avuto un'emorragia interna. Il giovane e' stato trasferito in un ospedale di Bangkok (Tailandia) su richiesta del padre. Spese medice in Vietnam, volo - di linea - e spese mediche in Tailandia hanno raggiunto il costo di 25.000 sterline.
Il padre di James, Chris Pinnington, aveva acquistato una polizza assicurativa per il viaggio del figlio; la polizza avrebbe dovuto coprire anche attivita' rischiose, ma l'azienda da cui era stata acquistata (la catena di farmacie Boots) si e' rifiutata di onorarla, spiegando che, sebbene il ragazzo indossasse un casco al momento dell'incidente stradale, non aveva una patente per moto in Gran Bretagna, richiesta a pagina 14 della polizza (50 pagine).
Se siete di quelli che amano girare senza cinture allacciate (
uno su dieci tra i guidatori e molti di piu' tra i passeggeri), o senza casco, tenete presente che il conto da pagare potrebbe essere MOLTO salato.
Tags: assicurazioni, sicurezza, viaggio
Vi e' mai successo di avere vicino qualcuno che parla al cellulare ad un volume tale da permettervi di ascoltare e comprendere tutto quel che dice, compresi i dettagli piu' riservati? A me di solito capita quando viaggio, spesso in aereo, immediatamente prima del decollo, e sui mezzi pubblici.
Non essendo in Italia, la maggior parte delle conversazioni che sono costretto ad ascoltare mi risultano incomprensibili, visto che molte sono in cinese. Ma ce ne sono spesso in inglese, e quando torno in Italia, una o due volte all'anno, "faccio il pieno" di conversazioni telefoniche indesiderate in italiano, che mi sono imposte in autobus, mentre sono in coda in un ufficio comunale, o a volte anche da persone che camminano per strada e parlano del conto in banca o della persona con cui sono usciti la sera prima. Ne ho piene le ... orecchie.
Ecco, a grandi linee, una conversazione (in italiano!) ascoltata involontariamente due giorni fa, in coda in un duty free di un aeroporto asiatico; avrei dovuto comprare tappi per le orecchie, per non ascoltarla. Da notare che, grazie all'alto volume del cellulare, sono riuscito ad ascoltare entrambi gli interlocutori.
A (voce al telefono): Ma tuo papa' non e' ancora andato al ******** (nome banca) a farti quella commissione?
B (due persone davanti a me, in coda): No, la sciatica non gliel'ha permesso, stava male da morire, ieri.
A: Gli hai dato il *****? (medicinale)
B: No, quello gli provoca i crampi al culo.
A: (ride) Se li merita, i crampi, con le corna che ha fatto a tua madre!
B: Mia mamma e' troppo tollerante, avrebbe dovuto prendere a schiaffi quella baldracca che si faceva mio padre.
A: Visto che ho i dettagli del conto bancario, vuoi che vada io, in banca, al posto di tuo padre?
B: Ecco, si', fallo tu, per favore. Di' che ti ho mandata io, tanto non fanno problemi.
A: Non mi chiederanno qualche codice strano?
B: Al massimo ti chiedono la password del conto, ma non dovrebbero. Comunque la password e' "password".
A: Giusto una complicata, eh?
B: E' la stessa che uso per la posta elettronica, ci ho poca memoria.
E questo e' quanto ho sentito in due minuti in un negozio, in mezzo ad una folla di altre persone. Da notare che l'individuo aveva il suo indirizzo di posta elettronica (nome_cognome@hotmail.it) stampato su un adesivo; sarei quindi in grado di usare la casella di posta elettronica di questo tizio.
Probabilmente il nostro connazionale pensava non ci fosse nessuno capace di capire l'italiano, vicino a lui. Se qualcuno avesse fatto la sua stessa strada per qualche minuto in piu', avrebbe probabilmente potuto scoprire ulteriori dettagli interessanti, magari sufficienti per usare il suo conto in banca o, peggio, per visitarlo a casa (anche l'indirizzo di casa era visibile sulla valigia del tizio), sperando di trovare padre o madre del tizio, per poi dir loro d'essere un amico del figlio (e come farebbe, uno sconosciuto, a sapere che il padre ha la sciatica e che non e' fedele, che hanno il conto in una specifica banca di cui conosce il nome, e che il figlio ha poca memoria?), e magari chiedere un prestito o altro (*). Con tutte le preoccupazioni sui furti d'identita', e' il caso di dare a decine di persone informazioni che normalmente terremmo per noi? E questo senza parlare di educazione: parlare ad alto volume e' non e' esattamente un segno di buona educazione.
Ecco quindi alcuni suggerimenti:
1) Non PARLATE AD ALTO VOLUME nel cellulare, se siete in pubblico;
2) Non date informazioni riservate al cellulare, se siete in pubblico;
3) Quando viaggiate, soprattutto lontano dall'Italia, non date per scontato che nessuno intorno a voi capisca la vostra lingua.
Se avete ascoltato per caso una conversazione telefonica ad alto volume e volete condividerla col mondo, cosi' come e' stata condivisa con voi senza che voi l'aveste richiesto, raccontate quella conversazione nel nostro forum.
(*): Questa era la premessa del film "
Sei gradi di separazione", in cui il vagabondo Will Smith convinceva i ricchi Donald Sutherland e Stockard Channing di essere un amico del loro figlio, grazie ai dettagli che gli erano stati raccontati dal figlio stesso, sebbene in circorstanze differenti da una conversazione telefonica.
Tags: privacy, sicurezza, telefonia, viaggio
Ore 11,00, Atlanta, USA: una gentile collega viene a prenderci, all'appartamento in cui abbiamo vissuto ultimamente, e da' un passaggio a noi, alle nostre sei valigie, due trolleys, uno zaino fotografico e una borsa LV che costa quanto un'auto. Ci porta in ufficio, dove all'una del pomeriggio passera' a prenderci un'autista che ci portera' all'aeroporto Hartfields-Jackson di Atlanta. Sembrano passati millenni da quando davo il cleaner e il primer ai vetri laterali della Citroen, alla Pilkington.
Tra le undici e l'una lavoro in terrazzo, al Quartier Generale dell'azienda per cui lavoro dal 2001. Brezza, email, connessione ai server, CEO che viene a scambiare due parole, colleghe carine che passano. E' il paradiso?
Ore 13:00 (sette di sera in Italia): arriva l'autista, per fortuna ha un SUV bello grosso e riesce a caricare tutte le nostre valigie. Lo scambio per russo ma e' bulgaro; lui sembra comunque soddisfatto e un po' stupito perche' non ho sbagliato di troppe migliaia di chilometri. Durante il tragitto verso l'aeroporto scambiamo qualche parola sulla Bulgaria e su di lui, vive negli USA da otto anni e ha la cittadinanza USA da tre. Sembra soddisfatto ma rumina qualcosa dentro. Arriviamo all'aeroporto, scarica tutte le valigie. Normalmente non amo dare mance, anche se negli USA e' obbligatorio, ma in questo caso non mi dispiace, gli lasciamo dieci dollari. Sul marciapiede dell'aeroporto il personale dell'aeroporto inizia a fare il check-in delle nostre valigie, poi - quando scoprono che la nostra rotta e' un pelino complicata, ci portano dentro i bagagli. Atlanta-Chicago-Londra-Singapore, partenza prevista lunedi' alle 15:40, arrivo previsto MERCOLEDI' alle 17:00. Lasciamo cinque dollari di mancia anche a questa persona. L'impiegata al banco della Delta manda tre valigie verso Chicago, sta per mandare le altre tre verso Londra, ma decidiamo di raccogliere tutte insieme a Chicago.
Da Atlanta a Chicago: prima classe, chi l'ha mai vista? Personale di bordo cortese e attento, ci chiedono di frequente se desideriamo qualcosa. Dopo due
Copenhagen Colada (una variazione della Pina colada) gratis, mi dichiaro soddisfatto e continuo a leggere il mio Gibson/Sterling, "The Difference Machine". Se non fossi stato in prima classe avrei speso dieci dollari, per quei due drink non particolarmente memorabili. Mi sento un sinistro pentito, direi ... come dev'essersi sentito D'Alema quand'e' salito a bordo della sua barca per la prima volta.
A Chicago, preleviamo due carrelli (a tre dollari l'uno) per trasportare le nostre sei valige e i nostri due trolley). Dopo cinque minuti arriviamo all'ascensore verso il terminal 5, e scopriamo che li' termina l'utilita' dei nostri carrelli: vietato l'accesso sull'ascensore. Sei dollari buttati. Mia moglie entra nell'ascensore per tenere le porte aperte, e ... le porte si chiudono. Dopo due giri cosi', decido di mettere le nostre valigie sulla scala mobile. Una si ribalta, ma non uccide nessuno, per cui va bene cosi'. Una mamma con bambini al seguito li blocca prima che raggiungano il primo gradino, vedendomi che salto a destra e sinistra, scavalcando le mie valigie per caricare quelle che restano. Dobbiamo prendere il treno interno per il terminal 5, ma c'e' troppo traffico. Finalmente, un assistente (o ammiraglio? La divisa e' adatta ad entrambi i ruoli) di aiuta a caricare la nostra roba sul treno. Senza aspettarsi una mancia: wo-oooooooow, un miracolo!
Siamo ancora a Chicago, ora e' il momento del check-in con British Airways per Londra. Piccolo problema: la nostra destinazione finale e' Singapore, ma non abbiamo nessun visto. Le persone responsabili per il nostro trasferimento non hanno pensato fosse necessario dirci come passare l'immigrazione. Mr Purvicky(o qualcosa del genere, da Boniek in poi i polacchi mi sembrano miei fratelli piu' del resto degli abitanti di questo pianeta), impiegato BA, suda freddo al solo pensiero dei casini che potrebbero nascere a Singapore, con mia moglie ed io in arrivo, e con la frase "Contiamo di stare a Singapore per qualche anno" sulle labbra. Alla fine, dopo una telefonata ad ore quasi assurde (sono le sei di mattina, li') ad una collega singaporiana, concordiamo con l'impiegato della British Airways la strategia da seguire: all'entrata a Singapore dichiareremo di essere li' in "Social visit", e non dichiareremo di avere un contratto di lavoro neppure sotto tortura. Beh, a meno che a mia moglie non promettano una cena con George Clooney e a me una con ... Angelina Jolie, Ashley Judd e una dozzina di playmates di Playboy (diciamo una quintalata di silicone). Chiedo a Mr Purvicky se e' lui a rischiare, in caso di involontaria confessione delle nostre intenzioni. Ci conferma che ne va delle sue natiche. Cercheremo di resistere alle torture.
Raggiungiamo la
business lounge della British Airways, dopo uno spiacevole incidente. Una delle mie nuove scarpe Puma(scafo in plastica, capace di trattenere la puzza dei piedi...
Tags: aeroporti, appunti di viaggio, Singapore, Stati Uniti, viaggio
Un viaggio lievemente differente dai soliti, preziosissimi giorni e settimane che interrompono la nostra routine e ci danno nuovi stimoli. No, questo e' un viaggio diverso. Dopo due anni vissuti ad Atlanta, domani mi trasferiro' per lavoro a Singapore. Notizie e foto relative agli USA probabilmente diminuiranno, su questo sito, mentre aumenteranno i miei
articoli relativi al sud-est asiatico.
Tags: Atlanta, Singapore, Stati Uniti, viaggio
Sui media stranieri si parla da giorni dello scandalo causato dalle dichiarazioni di Thomas Kohnstamm, un giornalista/scrittore che ha collaborato in passato con Lonely Planet (
www.lonelyplanet.com). Kohnstamm ha collaborato alla realizzazione delle guide Lonely Planet relative a Brasile, Colombia, Caraibi, Venezuela, Cile e Sud America, e ha recentemente dichiarato di aver scritto sulla Colombia senza muoversi da San Francisco, basandosi su cio' che una sua "amica" colombiana gli ha raccontato. Tre le altre attivita' discutibili di Kohnstamm, l'aver venduto droga per integrare le sue entrate e l'aver accettato regali (e sesso, in almeno un caso) dalle imprese che ha recensito durante i suoi viaggi.
Il management di Lonely Planet ha risposto spiegando (anche a Kohnstamm, che pare non aver capito per cosa veniva pagato) che Kohnstamm aveva avuto l'incarico di redigere l'introduzione alla guida alla Colombia, incarico che non prevedeva la necessita' di andare in Colombia.
Le "uscite" di Thomas Kohnstamm, 32enne americano di Seattle, sembrano capitare al momento giusto: tra pochi giorni entrera' in commercio il suo libro "Do Travel Writers Go To Hell?". Quale pubblicita' migliore poteva fare al suo libro?
Tags: libri, Lonely Planet, truffe, viaggio
Un conoscente inglese sta per intraprendere un viaggio a piedi da Istanbul a Finisterre (Spagna). Ne ho parlato su
www.viaggi.affari.to/notizie/666. Sei mesi, 4.000 km, sei milioni di passi (stimati). Il conoscente si chiama Ian, e il suo sito e'
http://trek08.roughian.com.
Vi immaginate un nostro connazionale, un italiano, impegnato in un viaggio a piedi?
No. E' facile immaginare le preoccupazioni:
- Chi sta a casa a badare alla casa?
- Chi bada ai genitori anziani, ai figli, al cane?
- Se giro a piedi come un pezzente, cosa scrivo poi nel curriculum? Chi mi assumera', quando torno?
- E se mi becco qualche malattia strana?
- E se non bastano i soldi?
- Camminare stanca;
- M'hanno detto che a Finisterre i cellulari italiani hanno poco campo, tranne quelli cromati;
- Parleranno italiano, a Istanbul?
- C'e' f*ga, in Bulgaria?
Un italiano che giri da solo e' gia' un animale strano. Se poi viaggia in treno, in bici, a piedi o in autostop, e' ancora piu' anomalo. Noi siamo moderni e alla moda, abbiamo almeno due cellulari, il SUV o la station wagon col GPS cosi' non ci perdiamo sul tragitto casa - ufficio, gli occhiali da sole rigorosamente di marca, i jeans consumati al punto giusto, lo snowboard perche' gli sci fanno troppo anni '70, e se andiamo da qualche parte ci andiamo in un attimo, senza perdere tempo a camminare.
Camminare ... cosa significa?
Viaggiare a piedi e' prassi diffusa tra i cittadini britannici. Sui giornali locali si legge, periodicamente, di qualcuno che va a piedi da John O'Groats (punta nord della Scozia) a Lands' End (punta della Cornovaglia). Di solito lo si fa per beneficienza, ma non e' detto. In tutti i casi c'e' un desiderio di viaggiare leggeri, senza doversi preoccupare di guasti all'auto o alla moto, di coincidenze all'aeroporto, di prenotazioni dell'albergo. E visti i tempi necessari al viaggiare a piedi, e' anche necessario avere tempo a disposizione e non aver paura di passarlo da soli.
Ci sentiamo quindi di raccomandarvi
Trek08.roughian.com, il sito di "Rough Ian", dedicato alla sua camminata da Finisterre (Spagna) a Istanbul (Turchia), che si svolgera' nel 2008. 4.000 chilometri, sei milioni di passi, sei mesi: queste le cifre che descrivono la camminata.
Ian e' in cerca di sponsor. Se la vostra ditta, anche piccola, e' interessata, ci sono tanti modi per aiutarlo nell'impresa, e tanti modi per beneficiarne. Se non avete altri modi per aiutarlo, visitare il suo sito
Trek08.roughian.com sara' sufficiente.
Conoscendo personalmente "Rough Ian", possiamo garantire che:
1) e' una persona onesta, se concordate qualcosa in cambio del vostro supporto, otterrete esattamente quanto promesso;
2) e' una persona meticolosa;
3) buon fotografo;
4) da buon cittadino inglese, potrebbe scrivervi un trattato su tutte le birre esistenti al mondo;
5) non si perde d'animo in caso di difficolta';
6) puo' produrre materiale (testo) dotato di tipico humour britannico (non un gran sforzo per lui ... come detto, e' inglese).
Tags: camminare, siti Internet, viaggiare leggeri, viaggio
Alla fine di novembre 2007, mia moglie ed io abbiamo preso la nostra auto e siamo andati verso ovest. Da Atlanta, dove viviamo, abbiamo attraversato Alabama, Mississippi, Tennessee, Arkansas, Oklahoma, Texas, New Mexico e Arizona per arrivare a
Mexican Hat, Utah, vicino al confine con l'Arizona, e soprattutto a poche miglia dalla Monument Valley e a una distanza ragionevole dal Grand Canyon. Ne parlero' in dettaglio su
www.viaggi.affari.to.
Beh, il Giorno del Ringraziamento, dopo una visita alla Valley of the Gods, al
Goosenecks State Park, e al
National Bridges Natural Monument, ci siamo ritrovati con un tubo dei freni rotto, niente liquido nel circuito, e una discesa sterrata e ripida da percorrere di notte. Sopravvissuti, il giorno dopo siamo andati alla ricerca di un meccanico che potesse riparare il guasto. Abbiamo guidato verso nord, e passato
Bluff, in direzione nord, abbiamo trovato che il marito della commessa di una stazione di servizio poteva darci una mano. Ha lavorato sull'auto per quattro ore al freddo, ma niente, non e' riuscito a sistemare il freno. Ci siamo quindi rassegnati a fare alle tre del pomeriggio quel che avevamo cercato di evitare di fare di prima mattina: andare verso sud, verso Gallup e poi Albuquerque, New Mexico, alla ricerca di officine.
Non e' stato facile ne' divertente, guidare un'auto automatica da 1,6 tonnellate senza freni. Le discese improvvise, sempre possibili quando si guida su altipiani tra i 1800 e i 2000 metri, ci hanno causato qualche batticuore, e i pochi semafori anche di piu', ma alla fine siamo arrivati a Gallup. Abbiamo visitato un paio di negozi di autoricambi con officina, ma nessuno aveva il pezzo che cercavamo. Siamo infine entrati in un negozio della catena
Pep Boys, e abbiamo chiesto se avevano il tubo dei freni per la nostra Chrysler Sebring JXE del 1999. Niente. Il commesso, Felix, ha - su mia richiesta - consultato il database aziendale per vedere se quel ricambio era disponibile in uno qualsiasi dei loro negozi tra Gallup, New Mexico, e Atlanta, Georgia, nostra destinazione. Niente. Ci e' stato prospettato il rischio di attendere fino a martedi' (ed era venerdi'!) per avere il ricambio montato sull'auto. Troppo, lunedi' dovevamo essere al lavoro.
Ci siamo messi a passeggiare nel negozio (anzi, supermercato, visto che era grande quanto un campo di calcio), cercando di digestire la novita' negativa. Dopo qualche minuto, un maturo e simpatico dipendente, un hippy 45-50 anni, chiede se puo' aiutarci. Spiego che non credo sia possibile, ci manca un pezzo di ricambio e c'e' solo da aspettare. Ci consiglia di chiedere al vice-manager, che e' molto disponibile e ha contatti presso altri ricambisti. Ci va lui, a parlare con vice-manager, e torna a parlare con Felix, il commesso che gia' aveva fatto ricerche su nostra richiesta, dicendogli di lavorare solo al nostro problema fino a che non sara' trovata una soluzione.
Inizia un giro di telefonate, e un
brake hose for Chrysler Sebring 1999 salta fuori in un negozio concorrente, sempre a Gallup. Vanno a prendere il pezzo, e entro un'ora siamo in condizione di ripartire. Dopo il rischio di dover stare li' fino al martedi', riuscire a ripartire di venerdi' sera, ed essere in grado di guidare per un'ora prima di fermarsi per cena e per dormire, e' quasi un sogno.
Ringrazio quindi il venditore con coda di cavallo, il vice-manager e Felix, del negozio Pep Boys di Gallup, New Mexico. Disponibili e, come si dice negli USA,
ready to go the extra mile per un cliente.
Dura, riadattarsi all'ufficio dopo nove giorni in cui abbiamo guidato, camminato, scalato e fotografato in posti con una densita' di 10 persone/kmq, contro le 196 in Italia e 50 in Georgia. Ritrovarsi in coda nel traffico quando il giorno prima potevamo guidare per mezz'ora senza vedere un'auto o una persona. Ritrovare i soliti problemi in ufficio quanto pochi giorni fa avevamo chiesto ed ottenuto l'aiuto di un indiano Navajo, manutentore meccanico/auto in pensione, per riparare i freni della nostra auto (senza successo, vabbe'). Ritrovarsi davanti al frigo a ripensare ad una cena ad Albuquerque, New Mexico, con buffet sterminato e con un cameriere polacco nostalgico della sua Patria, di Boniek, e di quando prese parte a competizioni indoor a Torino. Accendere la tv e ripensare a qualche sera prima quando, dopo essersi seduti in un ristorante in Arkansas, abbiamo scoperto che per bere dobbiamo passare il confine e rientrare in Oklahoma da dove siamo venuti, perche' il ristorante dove siamo e' nella citta' di Van Buren, Arkansas, in una "dry county" dove non sono consentiti alcolici; ripenso a Footloose e a quante cose gli Americani amano vietarsi.
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Sto viaggiando nel sud-ovest degli Stati Uniti. Deserto, sabbia rossa e un'auto incrociata ogni mezz'ora. Mi piace questa regione degli USA, in cui la storia non si ferma a duecento anni fa (grazie ad Anasazi, Zuni, Hopi, Navajo ...), e in cui si puo' girare per ore senza vedere un' anima (raccomando Valley Of The Gods - una Monument Valley in miniatura - e Goosenecks Canyon).
Ma dopo ore di guida nella notte sulla Interstate 40 verso est, vedere i milioni di luci di Albuquerque, New Mexico, e' una gioia e uno spettacolo.
Tags: appunti di viaggio, auto, Stati Uniti, strade, viaggio
Ieri abbiamo guidato per oltre 1200 km da Memphis, Tennessee, a Tucumcari, New Mexico, dalle otto meno venti di mattina alle otto e mezza di sera. Viaggiare in auto e' stata una scelta dettata dal budget e dal desiderio di vedere di piu' di quel che sei ore di volo da Atlanta a Monument Valley ci avrebbero offerto. Peccato che in autostrada si veda ben poco, e che il tramonto verso le cinque riduca ulteriormente cio' che si puo' vedere.
Oggi guideremo da Tucumcari, praticamente una citta' fantasma, a Monument Valley. Dovremmo arrivare al tramonto.
Tags: auto, Stati Uniti, viaggio
Avrete letto di Andrew Speaker, l'avvocato di Atlanta, USA, che e' volato fino a Santorini per sposarsi, ha passato la luna di miele a Roma, ed e' poi tornato negli USA per far curare la tubercolosi che aveva contratto PRIMA di iniziare il viaggio, e per la quale gli era stato raccomandato di non partire.
Il caso desta ancora molte domande: il padre della sposa e' un ricercatore nel campo della tubercolosi, possibile che non abbia raccomandato al futuro genero di starsene tranquillo a casa? E poi: Mr Speaker dichiara di essersi sposato a Santorini, mentre le autorita' dell'isola greca negano, dicendo che Speaker non aveva tutta la documentazione richiesta e non aveva preso contatti per la celebrazione del matrimonio. Inoltre: come fa un avvocato a non rendersi conto dei rischi - legali, non per la salute - che corre, viaggiando tra due continenti con una malattia contagiosa?
Ma una domanda piu' seria continua a non ottenere il giusto risalto nei media, anche italiani: il signor Speaker era stato inserito nella lista dei viaggiatori da bloccare in caso di tentativo d'ingresso negli USA (la stessa lista che contiene nomi di potenziali terroristi), eppure e' riuscito a lasciare Roma volando fino a Praga, da dove ha preso un volo per Montreal, e da li' ha guidato fino al confine Canada-USA di Champlain, NY, dove un agente del Border Patrol ha ritenuto di lasciarlo entrare negli USA in quanto "non sembrava malato".
Ecco l'elenco dei voli utilizzati da Mr Speaker nel suo allegro giro d'Europa:
Air France/Delta 385 / 8517, 12/05/2007: da Atlanta a Parigi
Air France 1232, 14/05/2007: da Parigi ad Atene
Olympic Air 560, 16/05/2007: da Atene a Thira
Olympic Air 655, 21/05/2007: da Mykonos ad Atene
Olympic Air 239, 21/05/2007: da Atene a Roma
Czech Airlines 727, 24/05/2007: da Roma a Praga
Czech Airlines 0104, 24/05/2007: da Praga a Montreal
Tags: azioni legali, salute, sicurezza, Stati Uniti, viaggio

La nostra destinazione per il weekend di San Valentino e del Capodanno cinese e' Fair Play, un paesino nella Carolina del Sud. Li' ci attende una casetta in legno, sulla riva del lago Hartwell, affittata per il fine settimana. La strada da Atlanta a Fair Play e' semplice, autostrada Interstate 85 in direzione nord-est, meno di due ore di guida. Oppure tre, se si parte il venerdi' dopo il lavoro...
Dopo aver visto la South Carolina, la Georgia (i paesini, non Atlanta che e' ovviamente un centro d'importanza mondiale, non fosse altro che per l'aeroporto e il quartier generale di Coca Cola, CNN e altre aziende) sembra cosmopolita. Fuori dai ristoranti di Seneca, cittadina a nord di Fair Play, non c'erano auto, solo pick-up. Trovare un ristorante aperto il sabato sera non e' facile, e il decente Los Amigos, ovviamente messicano, chiude alle VENTIDUE. Di sabato sera. In compenso ci sono tante chiese, e non c'e' di che stupirsi: anche se meno di altri stati (l'Alabama, per esempio), la Carolina del Sud fa parte della "Cintura della Bibbia", la fascia meridionale degli USA in cui la Bibbia conta piu' della legge.
Tags: feste, Stati Uniti, viaggio
In occasione del weekend successivo a San Valentino, il vostro webmaster e' in partenza per un viaggio misterioso. Mia moglie ha prenotato "da qualche parte", ha persino fatto il pieno all'auto, e a me spetta solo guidare per circa 150 km, venerdi' sera, dopo esser usciti dal lavoro. Indizi colti con abilita' da agente segreto mi portano a credere che la nostra destinazione sia a nord della citta' in cui viviamo (Atlanta, in Georgia, negli USA). Sara' in Georgia? Sara' in Tennessee? North Carolina? Chi lo sa. Il bello di questo viaggio e' proprio nel saperne poco. Non e' esattamente come quando, viaggiando per esempio in moto, ci si decide a fermarsi per la notte in un isolato campeggio a Fort Williams, vicino al Ben Nevis (Scozia), dicendo tra se' e se' "Potrebbero non esserci altri campeggi per decine di chilometri". Ma il "mistero" e' sufficiente, in quest'occasione.
Speriamo di non trovare un'altra Gatlinburg (TN), aka "Las Vegas va in montagna". Caprini, sentieri, formaggio e baite: zero. Insegne luminose, dinosauri di cartapesta, hotel giganteschi in mezzo al verde (stile "Mo' sta valle m'accatt' io"), negozi di souvenir made in China, ristoranti finto-cinesi, finto-italiani, finto-ristoranti (entri e sono negozi), di tutto questo c'e' invece abbondanza, a Gatlinburg.
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