Il blog di ViaggiareLeggeri, argomento: vivere negli USA 

Gli articoli del blog di ViaggiareLeggeri sull'argomento vivere negli USA

Quanto consumano i pick-up americani!

Scritto da ViaggiareLeggeri, 24/06/2010 alle 14:05 | 0 commenti  | Permalink
[NOTA: gli eventi descritti in questo post sono avvenuti nel maggio 2006]

Domenica ho giocato a golf, a nord di Sandy Springs, vicino ad Atlanta. Non posso che concordare con quello che e' gia' stato detto da altri in proposito: se vi piace passeggiare per i prati, fatelo. Se vi piace colpire una pallina con un bastone, fatelo. Se anche volete combinare le due cose, liberissimi di farlo. Ma per favore, non chiamatelo sport.

La settimana precedente, invece, ho affittato un pick-up Dodge Ram 1500. Millecinquecento non e' la cilindrata, visto che il veicolo e' disponibile in versione 3.700cc, 4.700 cc e 5.700 cc: credo invece fosse il numero di persone trasportabili nel cassone posteriore, o l'altezza del sedile del guidatore da terra (in millimetri), o la quantita' di carburante ospitabile dal serbatoio (in galloni). Beh, un weekend alla guida di quel gigante m'ha reso piu' americano: ho visitato due volte in due giorni il supermercato Wal-Mart locale, mi sono interessato alle armi da fuoco (ogni pick-up che si rispetti ha un fucile montato su ganci, nel retro della cabina), ai camicioni a quadretti tipici dei rednecks, e ho iniziato a pensare all'installazione di corna di bue sul frontale del Dodge. Quando poi ho dovuto reintegrare il livello del carburante, prima di restituire il veicolo, sono rinsavito: ho pagato 45 dollari. Avevo percorso 190 miglia, a circa tre dollari al gallone USA (3,78 litri), il che significa che con 15 galloni , e cioe' 56,7 litri, si fanno 304 chilometri, per un consumo di 5,5 km/l. CINQUE VIRGOLA CINQUE CHILOMETRI PER LITRO??? Spero di aver sbagliato qualcosa, nei miei conti, altrimenti si spiega la costante necessita' statunitense di invadere nazioni produttrici di petrolio.

Cinque chilometri e mezzo al litro. Faccio fatica a pensare a questa cifra. Il mio ciclomotore Motron GL4, con cui feci gite di un giorno a Savona, al Lago Maggiore e a Modane, negli anni Ottanta, faceva oltre quaranta chilometri con un litro. Con la Honda CB125x che lo sostitui' facevo solo lievemente peggio, mediamente, ma il mio record personale, da Londra a Digione, e' di circa cinquantacinque chilometri al litro, ottenuti grazie ad una velocita' ridicola successiva ad un grippaggio e riparazione. Il mio Morini 350 faceva in media 25 con un litro, e 33 km/l a 90 km/h costanti. Il CBR600F che venne dopo faceva circa 14 km/l andando spediti, e fino a 20 km/l andando piano. Ok, sono tutte moto, e il confronto e' impari, ma ... questo e' solo per rammentare(-vi, -mi) che in moto si consuma meno. E in bici ancora meno. E cinque chilometri e mezzo al litro vanno bene solo se siete al volante di un'auto da corsa.

Tags: auto, noleggio, Stati Uniti, vivere negli USA

Piccole differenze tra USA e Regno Unito: l'aspetto, il bere, altre cose

Scritto da ViaggiareLeggeri, 21/06/2010 alle 18:15 | 0 commenti  | Permalink
[NOTA: quest'articolo e' stato pubblicato originariamente, in forma lievemente diversa, su un altro mio sito nel febbraio 2006)

I colleghi USA con cui lavoro qui ad Atlanta sono una novita' rispetto a quelli con cui ho passato cinque anni a Stanwell, in Inghilterra: non hanno tutti quanti lo stesso taglio di capelli (detto "hog aircut" per quelli piu' tozzi e "taglio fatto in casa" per tutti), portano camicie e maglie di tutti i colori e non si limitano a colori spenti ("Colours are for fags", dicono spesso gli inglesi, sia uomini che donne) o a camicie bianche o porpora; e questa liberta' di vestire americana, e questa mancata liberta' britannica, non derivano da un corporate dress code: sia nei cinque anni passati in Inghilterra che nelle poche settimane trascorse finora negli USA, l'unico limite posto agli "informatici" e' quello di evitare magliette e scarpe da ginnastica, se possibile (e, qui negli USA, anche i jeans). Ma onestamente, in Inghilterra c'erano colleghi che avevano violato anche quei due tabu' e, pur potendo venire in ufficio vestiti come volevano, riuscivano ad essere spenti come un mozzicone di sigaretta. L'unico un po' brillante era Raji, un collega indiano - non informatico, faceva il tuttofare - che veniva in ufficio con magliette degli Iron Maiden e che se ne ando' insultando tutti i capi, salvo poi scrivere una richiesta di referenze un mese dopo essersene andato.

Quindi, i colleghi statunitensi si vestono meglio pur avendo qualche liberta' in meno nello scegliere i capi d'abbigliamento. Interessante, ma parliamo delle colleghe, ora: le colleghe statunitensi dai 20 ai 50 anni curano molto piu' il loro aspetto rispetto alle loro omologhe inglesi. E sembrano impegnate a dimostrare falso il cliche' sugli americani obesi: sono tutte magre, alcune con dei fisici mozzafiato (magre e con curve), ed in generale fanno tutte esercizio fisico.

I colleghi sono (alcuni) lievemente piu' robusti (*), ma non ho visto le 'beer bellies' (panze da birra) comuni a magri e grassi, che sono invece lo standard in Inghilterra. Inoltre, non essendoci un pub ad ogni isolato, ed essendo gli americani nati col didietro incollato al sedile dell'auto, quando escono la sera escono in auto: se si va al bar, si va in auto, si beve qualche birra, e poi si torna a casa. Siamo stati con alcuni colleghi da Frankie's, uno sports bar, giorni fa: sulle pareti decine di televisori che mostravano tanti sport differenti, con prevalenza per il football americano (il Superbowl era imminente) ed il college basket. Cameriera alta, con piglio deciso e brillante, e molto pettoruta; e le porzioni abbondanti non erano solo per i miei occhi: le Buffalo Wings che avevo ordinato erano tante e piccanti, e .. chiariamo subito che non sono "ali di bufalo" ma "ali di pollo cucinate nello stile della citta' di Buffalo, NY". Alla fine della serata, nessuno era ubriaco o anche solo alticcio, e quando siamo andati via erano gia'le 23 passate, ora in cui i ciucatun, in Inghilterra, hanno gia' scritto in fronte "Ho bevuto tre pinte di troppo e il pub sta chiudendo".

Direi che a parte il cibo (stasera mi aspetta un'altra spesa al supermercato Kroger, speriamo di trovare roba buona e di spendere meno della settimana scorsa, erano 230 dollari, contiamo di scendere a 200 stavolta), l'organizzazione in azienda (lenta e macchinosa nel migliore dei casi, assente negli altri), la carenza di mezzi di trasporto (le nostre bici arriveranno tra una decina di giorni), lo scarso rispetto dei pedoni (marciapiedi che si interrompono bruscamente, verde pedonale che dura pochi secondi, auto che non si fermano per lasciarti passare), in generale mi piace stare qui.

Ovviamente, anche i soldi hanno il loro peso, ma non come starete pensando: la mia paga non e' aumentata, spostandomi negli USA, e se riusciremo a ritornare in Europa (o altrove, non si sa mai...) senza perdere soldi in quest'avventura americana, andra' gia' bene. Per ora, la casa in cui vivevo in Inghilterra e' occupata da uno squatter, e sono in attesa che lui diventi ricco (come cuoco, come scrittore di gastronomia, o come vincitore di qualche lotteria) per chiedergli di pagare l'affitto. Non ho mai avuto i soldi e la pazienza per acquistare una casa in Italia, ma se la casa in Inghilterra riuscisse a pagarsi il mutuo da sola (**), potrei persino pensare a comprarne una anche dalle parti di Atlanta... pensiero bizzarro.





*: Un paio di mesi dopo aver scritto questo pezzo, la ditta ha assunto due colleghi che, in totale, pesavano trecento chili. Resta valida la prima impressione: meno obesita' del previsto.
**: No, la casa in Inghilterra non e' mai riuscita a coprire le rate del mutuo con l'affitto. Anzi, in questo momento l'affitto copre meta' della rata del mutuo. Lo dico casomai qualcuno volesse comperare una casa in Inghilt...

Tags: Atlanta, vivere in Inghilterra, vivere negli USA

Il buon samaritano arriva di domenica mattina con un jump-starter

Scritto da ViaggiareLeggeri, 18/06/2010 alle 13:11 | 0 commenti  | Permalink
[NOTA: quest'articolo e' stato pubblicato originariamente, in forma lievemente diversa, su un altro mio sito nel febbraio 2007)

Atlanta, domenica mattina, temperatura intorno allo zero. Sara' pure febbraio, ma non dicevano che ad Atlanta fa sempre caldo, e che per questo e' soprannominata "Hotlanta"? Sono nel cortile davanti al condominio e, come ieri, la mia auto non si avvia. Faccio un paio di tentativi, niente. Un tizio sta aiutando un altro vicino che ha problemi con la batteria: dopo molti tentativi, sento quel motore che si avvia. Il tizio (quello che stava aiutando l'altro) viene da me e dice che e' la batteria. Mi dice di aprire il cofano, cosi' puo' darmi una mano.

Cerchiamo dei cavi di prolunga: il suo caricabatteria d'emergenza, o "jump-starter", e' quasi scarico, per cui dobbiamo collegarlo ad una presa nell'appartamento di una sua amica, al pian terreno. Bello: per aiutarmi, questo tizio sconosciuto chiede aiuto ad un'amica. O magari e' una sconosciuta anche lei.

Collegamento fatto, l'auto parte al primo colpo, risparmiandomi ulteriori incacchiature e una costosa visita in officina, e facendo salire di perecchi punti la mia stima per gli statunitensi.

Parlo un po' col buon samaritano: si chiama JC (il nome completo non lo conosco). Dice che avrebbe probabilmente potuto avere un lavoro piu' remunerativo, ma che preferisce invece essere il 'tour manager' di un piccolo e sconosciuto gruppo rock. Molto sconosciuto e piuttosto scalcinato, direi, a giudicare dall'auto che guida, una vecchia Oldsmobile con ruggine e pezzi che si staccano; nel bagagliaio enorme ha sedie pieghevoli, attrezzi, album fotografici, un frigorifero portatile, lattine di birra vuote, e pezzi di ricambio. E la sua auto si avvia sempre al primo colpo, come notero' in seguito.

Trovare qualcuno che ti aiuti senza chiedere niente in cambio e, anzi, senza aspettare che sia tu a chiedere aiuto, e' cosa poco frequente ovunque, Italia compresa. Questo ragazzo, JC, ha ripetuto un paio di volte, nel corso della nostra conversazione, che gli piace essere in condizione di "make the difference" (anche aiutando gli altri, direi). Beh, oggi la sua presenza ha fatto la differenza tra una giornata rovinata e una bella giornata.

Tags: auto, Stati Uniti, vivere negli USA

Come sentir meno la nostalgia dell'Italia

Scritto da ViaggiareLeggeri, 16/06/2010 alle 18:04 | 0 commenti  | Permalink
[Atlanta, 2007]
Uno vive all'estero, e finisce col sentire la mancanza di tante cose. Alcuni sentono la mancanza dei vecchi amici con i quali sono cresciuti, ad altri manca il brasato della zia e le torte ai fiori di zucca della nonna. Altri ancora hanno nostalgia delle loro montagne o del loro mare. Io avevo nostalgia del limoncello, che negli USA viene venduto a prezzi (al bicchiere) vicini a quelli dell'uranio, per cui ho deciso di preparare qualcosa che mi facesse sentire in Italia: limoncello fatto in casa. Trovare l'alcool per uso alimentare e' stato facile (e costoso), trovare dei limoni che non avessero la buccia coperta di cera un po' meno: nella maggior parte dei supermercati di Atlanta la frutta viene trattata con una cera lucidante per rendere la superficie del frutto brillante e liscia come una perla. Alla fine abbiamo trovato alcuni chili di limoni con superficie non trattata presso Trader Joe's (vedi link precedente), e abbiamo preparato il limoncello. E dopo una lunga attesa...
Limoncello made in Atlanta

Perfetto limoncello made in USA.

Tags: Atlanta, bere, italianità, nostalgia, vivere negli USA

Far la spesa e mangiare fuori ad Atlanta, tra tanti sorrisi artificiali

Scritto da ViaggiareLeggeri, 11/06/2010 alle 11:20 | 0 commenti  | Permalink
[Una delle mie prime impressioni sugli Stati Uniti, da appunti del febbraio 2006.)


Siamo ad Atlanta dal trentun gennaio, e ieri sera siamo andati per la prima volta a fare la spesa. Una camminata di 35 minuti, erano gia' quasi le sette e mezza quando siamo arrivati al supermercato Kroger, e abbiamo quindi pensato di cercare un ristorante e cenare, prima di fare acquisti. Ne troviamo uno, entriamo e la cameriera inizia a riempirci di smancerie. Porta il menu, accompagnato da un bicchiere d'acqua e dal pane (wow ... pane! Dopo cinque anni senza, in Inghilterra, ecco un ristorante che lo porta!), e parla parla parla. Oltre all'eccessiva dose di complimenti, c'e' qualcos'altro di strano, in lei, ma non riesco a capire cosa. Ordiniamo, e lei commenta che le nostre scelte sono tutte eccezionali, ottime, ben fatte, tipo "Great choice sir, a really amazing dish, our ravioli with mushrooms!" (quei ravioli erano, per dimensioni, simili ai baccelloni de l'Invasione Degli Ultracorpi ... fortuna che erano solo una decina, altrimenti non sarei riuscito a mangiare il secondo). Ogni volta che passa nei dintorni, chiede se siamo soddisfatti e se stiamo trascorrendo una serata fantastica. Beh, no, non proprio fantastica: sto tornando a temperature normali solo ora, perche' con una temperatura esterna non lontana dallo zero sono uscito con camicia leggera leggera e giacca (la canottiera sarebbe stata tanto utile...) e son stato all'aperto mezz'ora buona, ma non glielo dico.

Tornando a temperature normali s'e' forse svegliato anche il mio spirito d'osservazione, e riesco finalmente a definire cosa c'e' di strano nella cameriera: la bocca. E' a forma di cuore. Sul serio. Sospetto che sia andata in una clinica e si sia fatta iniettare del collagene per deformare le labbra a forma di cuore. Non mi stupirebbe, nei miei primi giorni di lavoro ho gia' visto piu' ragazze siliconate, in ufficio, che nel resto degli ambienti lavorativi in cui sono stato in passato. La chirurgia plastica, qui negli USA, non si fa per diventare piu' belli, ma per avere un 'competitive advantage' nella ricerca di un lavoro e nel suo mantenimento.

Arrivati al secondo avevo la vocina alla Blade Runner che mi diceva "Ecco bocca-di-cuore che si avvicina... devo evitare il contatto visivo, altrimenti verra' qui immediatamente, devo guardare solo il mio piatto, guardare solo in basso, evitare di averla nel mio campo visivo ... NO! TROPPO TARDI! ECCOLA CHE ARRIVA DI NUOVO! "Yes, it's all wonderful, thanks!". Solo al momento di pagare abbiamo capito che il nome del ristorante era "Hugs and kisses", e che percio' e' stata probabilmente un'esperienza estrema, col personale tenuto a comportarsi cosi', e magari con chirurgia estetica pagata dalla direzione del ristorante.

In questi primi giorni ad Atlanta, per fortuna non tutti sono sembrati cosi' falsi (per ordini aziendali, ma pur sempre falsi). Gli autisti dei pullman, per esempio, sono di stampo ben diverso: "Ti avevo detto che la macchinetta non da' il resto... devi mettere ESATTAMENTE i soldi del biglietto, altrimenti sei fottuto". Beh, sembrano eccezioni: quasi ovunque pare che il sorriso faccia parte dell'uniforme e debba essere indossato durante tutto il turno di lavoro. Se non sorridi continuamente i tuoi capi pensano che tu abbia un atteggiamento negativo nei confronti del lavoro/clienti/esistenza, e a quel punto sei da eliminare...

Facciamo la spesa da Kroger. Abbiamo un paio di carrelli pieni, e chiamiamo un taxi per tornare a casa con la nostra spesa. Il tassista arriva dopo oltre mezz'ora ("cinque minuti, e' a cinque minuti dal supermercato", ha detto la centralinista dell'azienda dei taxi quando l'ho chiamata durante la nostra attesa); e' messicano, sul sedile di fianco a lui siede la sua fidanzata, e nel bagagliaio - enorme - ha poco spazio, e' pieno di cose sue e, soprattutto, ci sono casse grandi quanto la Puglia, collegate alla tv piazzata sul cruscotto, su cui sta seguendo il concerto di un Vasco Rossi messicano (coi baffetti, ma somiglia a Vasco). In meno di dieci minuti siamo a casa, con la nostra spesa che riempie il frigo e con il pop del Vasco messicano che ancora ci risuona nelle orecchie.

Tags: Atlanta, ristoranti, taxi, vivere negli USA

Ecco una chiesa ... e un'altra... e un'altra

Scritto da ViaggiareLeggeri, 09/06/2010 alle 07:57 | 0 commenti  | Permalink
[NOTA: quest'articolo e' stato pubblicato originariamente, in forma lievemente diversa, su un altro mio sito nel 2006)

Sono costretto a menzionare la religione, probabilmente sto per avere una crisi mistica, o forse e' solo l'impatto con la vita negli USA. Lo scorso weekend abbiamo noleggiato un'auto, una "piccola" Chevrolet, 2200cc e 145 HP, e siamo andati in giro a sud-ovest di Atlanta, con l'obiettivo di visitare Turin, un piccolo villaggio in quell'area; siamo poi ritornati a Sandy Springs risalendo verso nord e poi proseguendo verso est fino a casa.

Beh, a parte Turin, un buco con 156 anime, case semi-diroccate e poverta', ci ha impressionato il numero di chiese presenti ovunque. Una metodista ... poi una battista ... poi un centro di culto dei testimoni di Geova ... poi ogni tanto una cattolica (di solito con annessa scuola) ... poi altre chiese meno note ... e poi si ricomincia con una metodista. Persino a Turin, che ha cosi' pochi abitanti, ci sono quattro chiese visibili, e magari altre nascoste. E non e' che siano edifici piccoli: in media sono solo poco meno ampi del Duomo di Milano. Beh, che cosa ci si puo' aspettare da una Nazione che parla di Dio anche sulle sue banconote?

Colgo l'occasione per 'dispel' (come si dice in Italiano? Smentire? Dimostrare falso? Sono qui da sole due settimane, e gia' dimentico la mia lingua... ) un 'mito' sugli USA: il limite delle 55 miglia orarie. Per anni s'e' detto che negli USA non si possono superare le 55 miglia all'ora, circa 88 km/h; c'era persino una canzone di Sammy Hagar, in seguito diventato il cantante dei Van Halen, intitolata "I can't drive 55".
Sulla tangenziale di Atlanta ("Er grande raccordo anulare"), col limite delle 55 miglia, io ho guidato fino a 75 miglia per ora (mph), e mi sono tenuto sulle due corsie di destra, senza mai usare le due "veloci": quelle erano occupate da veicoli che andavano ad almeno 80 mph. Non c'erano i bolidi che passano sulle autostrade italiane a 200 all'ora, e non per mancanza di soldi: di Porsche e Lamborghini se ne vedono in giro in abbondanza, qui...



Tags: chiese e templi, religione, Stati Uniti, strade, vivere negli USA

Odissea negli uffici federali di Atlanta

Scritto da ViaggiareLeggeri, 08/06/2010 alle 07:00 | 0 commenti  | Permalink
[NOTA: quest'articolo e' stato pubblicato originariamente, in forma lievemente diversa, su un altro mio sito nel 2006)
Siamo andati di nuovo in visita all'edificio federale nel centro di Atlanta, a ritirare il nostro Social Security Number. Prima sorpresa: una volta convinta mia moglie a leggere le istruzioni di GoogleMaps passo passo e per intero, siamo andati in centro lisci lisci, senza problemi. Seconda sorpresa: per lo stesso percorso, abbiamo impiegato meno tempo di quello che avevamo impiegato le scorse due volte, con una collega locale alla guida (e non e' che sono passato col rosso o cose simili). Arrivati in centro, l'enorme custode del solito parcheggio da dieci dollari l'ora ci dice che non c'e' posto, per cui ne abbiamo trovato uno da 3.75 USD per tutto il giorno e me ne sono rallegrato, alla faccia del parcheggiatore. Arrivato in cima al parcheggio multipiano, in un edificio fatiscente covo di homeless e magari anche di spacciatori, si gode un bel panorama della citta'. Circa 35 gradi Fahrenheit, fa freschino. Il palazzo e' fatiscente, c'e' una sola rampa ad una corsia (e curva) sia per salire che per scendere, ma ci va bene e non incontriamo nessuno. Ci va bene anche che non incontriamo nessuno sulle scale pedonali, ci sono vestiti buttati in tutti gli angoli, sigarette e ... mancano le siringhe, ma avete capito lo spirito del posto. L'edificio vicino al parcheggio ricorda il palazzo in cui sparano a Serpico, nell'omonimo film.
Un edificio poco rassicurante

Pagare il parcheggio non e' facile, si tratta di piegare le banconote fino a renderle larghe due centimetri, e poi infilarle una per una in una fessura col numero del posto auto utilizzato. Sistema automatico? Macche', le banconote restano li' e si vedono da fuori, con un paio di pinzette avrei potuto diventare ricco. La macchina non rilascia nessuna ricevuta / etichetta, per cui un ipotetico controllore si troverebbe a doverne aprire il frontale, segnarsi i vani numerati in cui ha trovato le banconote o monete, e poi andare a controllare se ci sono macchine parcheggiate in vani per cui non e' stato fatto il pagamento. Dopo che mia moglie m'ha visto insultare la "macchina" ("armadio con fessure numerate" sarebbe un nome piu' adatto), decidiamo che io continuero' a combatterci, lei andra' a ritirare i nostri SSN (Social Security Number)col suo e col mio passaporto. Cinque minuti dopo che se n'e' andata, dopo che ho capito il funzionamento del sofisticato dispositivo e ho completato il pagamento, la raggiungo. Quasi.

Senza passaporto, patente e carta d'identita' non bastano per entrare nell'edificio, devo essere accompagnato da un pistolero di servizio, mi dicono. Mi fanno comunque passare per il metal detector. Passato, nessuno mi degna d'attenzione. Segnalo ad un agente che io, veramente, starei aspettando di essere 'escorted' al 28o piano. Mi fanno ritornare nell'area che precede il metal detector. Dopo che altre quattro persone vengono depositate in tale area (quello d'aspetto piu' normale somigliava a Mike Tyson da incazzato), arriva un'agente (donna) che ci fa ripassare dal metal detector e ci accompagna con tutta calma verso il 28o piano, e la vocina interna mi dice "Vedrai che tua moglie scendera' mentre tu salirai, e sarete daccapo". Invece no, e' ancora in coda, solito posto (tre volte in due settimane...). Quando mi riconsegna il passaporto, ottengo di essere liberato dalla presenza della mia 'guardia del corpo personale' ... ok, condivisa con altri quattro, ma il 20% era mio, ed era tanto, nel sud degli USA si mangia cibo ipercalorico, e in abbondanza. Aspettiamo un bel po' (quasi un ora ... un impiegato comunale standard avrebbe fatto fuori il doppio delle persone, e anche di piu' se dotato di mitraglietta), arriva poi il nostro turno, e salta fuori che esistono altre tre persone col nome e cognome di mia moglie, nel database dei SSN, e il sistema scoppia, quando ci sono duplicati. La mia mandibola e' ora sotto le scarpe: quando mai si usano nome e cognome come identificativi unici di un record in un database? Chi gli ha sviluppato il sistema informatico, Ciccio per il database e Franco per l'interfaccia utente? Conclusione: dobbiamo tornare domani, devono sostituire i criceti bruciati con altri nuovi, senno' il server non riparte.

Sembra quell'episodio delle dodici fatiche di Asterix e Obelix ambientato nel palazzo romano: gli imperi crollano per la burocrazia, che ti toglie tempo e voglia di agire, e non per colpa delle religioni o delle invasioni barbariche...

Torniamo all'auto, parcheggiata al terzo piano dell'edificio che ha visto tempi migliori. A Serpico non hanno sparato (e se gli hanno sparato, nessuno ha chiamato l'ambulanza), Kojak non sta in cima alle scale d'emergenza col chupa chupa a guardare Starsky e Hutch che inseguono un sospetto, mentre Callahan non lo aspetta al varco proclamando "Non so se ho sparato cinque o sei colpi, in tutto questo casino ho perso il conto anch'io." Ce ne ...

Tags: Atlanta, documenti, edifici, foto, vivere negli USA

Atlanta, USA: ferie, Social Security, burocrazia e ... strani rumori dal caffe'

Scritto da ViaggiareLeggeri, 06/06/2010 alle 06:00 | 0 commenti  | Permalink
[NOTA: quest'articolo e' stato pubblicato originariamente, in forma lievemente diversa, su un altro mio sito nel 2006)

Le ferie: io ho ottenuto di averne venti giorni all'anno, passando da un'ufficio inglese ad uno americano della ditta per cui lavoro, ma i neoassunti della filiale americana hanno solo cinque giorni di ferie all'anno, e cinque erano stati offerti inizialmente anche a me. Che si abbiano cinque o venti giorni, le ferie sono fruibili solo dopo averle maturate: io sono qui da 22 giorni, percio' sono autorizzato a prendere 1,3 giorni di ferie, al momento.

E forse dovrei prenderle per visitare il Social Security Office (again), visto che non m'hanno ancora mandato il 'pezzo di carta' ufficiale con il Social Security Number (simile al codice fiscale italiano), e per visitare l'impiegato della Bank of America a cui devo ancora dare il mio SSN, ma che non risponde mai al telefono (no comment sul customer support, hanno una serie di vicoli ciechi, nelle opzioni telefoniche).

Due giorni fa ho chiamato il SS Office, e prima di parlare con qualcuno mi sono trovato a passare per il solito labirinto di "Dial #1 if you want to inform us of a mishap, dial #2 if you are not happy with Google's behaviour in China, dial #3 if you want to request support for an invasion of Bolivia" (ok, queste opzioni non c'erano, ma la varieta' era tale che queste non sarebbero state fuori posto). Ad un certo punto, mi e' stato chiesto da una voce memorizzata di descrivere il mio problema: 'My Social Security Number has not been delivered', e la voce ha risposto con un 'We believe you might want to talk about (segue qualcosa di incongruente col problema, tipo 'tax returns for year 2003'), is that right?'; ho risposto 'No', e la voce ha risposto che le dispiaceva, e m'ha chiesto di descrivere nuovamente il problema. Ho progressivamente semplificato la descrizione, ed ogni volta l'interpretazione del problema era errata, ed al mio 'No' seguiva una risposta piu' umiliata e spiacente, del tipo 'We are extremely sorry for our inability to fully comprehend the details of your problem. Please rest assured that we consider your problem as our problem, and that we will do whatever it takes to give you a satisfactory reply.'. Alla fine, dopo che la voce ha interpretato in modo corretto il problema, sono stato messo in collegamento con un'impiegata che non aveva la minima idea del mio problema, e che pertanto ha ripetuto le domande del messaggio automatico. Alla fine, capito che il mio problema era che non avevo ancora ricevuto la mia tessera ufficiale col Social Security Number, m'ha detto che era presto per reclamare, e che otto giorni di attesa sono normali: si deve protestare a partire dal quattordicesimo giorno.

Stamattina ho notato che la macchina del caffe' (americana, per fare il caffe' all'americana) fa il rumore che mi sarei aspettato dallo scarico della vasca da bagno. Questo forse spiega sia la lentezza nello svuotamento della vasca che il caffe' poco saporito. Houston, we have a problem... parafrasando Elio e Le Storie Tese, "Ho la vasca da bagno che fa contatto con la caffettiera".

Ieri ho compilato alcuni moduli per l'assunzione. Come, non sono ancora assunto? Mah, in effetti un contratto scritto e firmato non ce l'ho, anche se la sede USA mi sta pagando dal primo gennaio 2006. Questi moduli sono cosi' complicati e diabolici che, dopo aver finito di compilarli, mi sentivo cosi' in forma che avrei affrontato un 740. Non che sia un'impresa, la dichiarazione dei redditi in Italia, ma dopo cinque anni in Inghilterra, con burocrazia ridotta al minimo, ho perso l'abitudine.


Tags: Atlanta, documenti, Stati Uniti, vivere negli USA

Appunti sui supermercati statunitensi

Scritto da ViaggiareLeggeri, 03/06/2010 alle 18:55 | 0 commenti  | Permalink
[NOTA: quest'articolo e' stato pubblicato originariamente, in forma lievemente diversa, su un altro mio sito nel 2007)

Dopo due anni passati negli Stati Uniti, mi pare giunto il momento di parlare di qualcosa d'importante per chi vive negli Stati Uniti: i supermercati. Ecco una breve rassegna delle catene di supermercati statunitensi, per come le conosco io. Come siano le altre filiali di questi supermercati, nel resto degli USA, non so: i miei commenti vanno riferiti solo alle filiali dell'area di Atlanta, e in particolare Atlanta nord (Sandy Springs e dintorni).

- Wal-Mart: enorme, il piu' economico, vasta scelta per quasi tutto, ma l'acqua minerale non ce l'hanno, per esempio. Wal-Mart ha una reputazione di squallore e di prezzi piu' bassi a qualsiasi costo, quindi dando poca importanza alla qualita'. Reputazione meritata, tanto che ho avuto varie volte l'impressione che molti clienti si vestissero male appositamente per andare da Wal-Mart; in realta' e' soprattutto un supermercato dove si puo' trovare tutto o quasi, compresa una vasta scelta in fatto di attrezzature sportive e da campeggio (comprese armi da fuoco, non esposte), tante cornici per fotografie, molti capi d'abbigliamento a basso costo. Ampia sezione abbigliamento, ma e' meglio soprassedere su taglio e qualita' dei capi (questo vale per voi che avete buon gusto: io ci ho comperato degli economici e robusti pantaloni da montagna).
Aperto 24 ore su 24.

- Kroger: se Wal-Mart ha la reputazione d'essere il supermercato piu' squallido, Kroger sembra puntare a soppiantarlo: prezzi bassi, e molti articoli in cui la qualita' passa in secondo piano rispetto al prezzo; persino le pubblicita' televisive di Kroger fanno uso di attori brutti o appositamente imbruttiti (acne diffusa, capelli in disordine, vestiti sgualciti), ma non in modo ironico. Come in tutti gli altri supermercati elencati in questa pagina, anche da Kroger ci sono tutti o quasi gli alimenti e gli articoli che un cliente medio puo' desiderare, compresa una vasta selezione di vini (tra i vini italiani sono presenti soprattutto i classici Chianti e Pinot Grigio) e dolci freschi, ed una vasta area del supermercato e' dedicata al cibo kosher.

- Publix: si rivolge ad un tipo differente di clienti, disposti a spendere di piu'. Supermercati piu' piccoli rispetto a Kroger e Wal-Mart, cassieri piu' gentili, "impacchettatori" sempre presenti e gentili (e con la targhetta "Niente mancia, basta un grazie" sul grambiule). Molto cibo organico.

- Target: enorme (nella versione 'Super Target') e 'generalista' (dalla vite al vitello), abbigliamento decente; tra i supermercati menzionati finora, l'unico altro che vende abbigliamento e' Wal-Mart; da Target i prezzi sono un po' piu' alti e la qualita' anche. Poco cibo esotico, abbastanza cibo organico, vini poco costosi ma selezione limitata; in compenso, tante bici e articoli sportivi, un'ampia area dedicata ai mobili, molti videogiochi per PC e consolle. Una numero inusuele di cassiere bone, lo dico per dovere di cronaca, me l'ha fatto notare mia moglie, io non bado mai a queste cose... ;)

- Whole Foods: solo alimentari. Soprattutto cibo organico e straniero, la selezione di formaggi e' tra le piu' vaste che io abbia mai visto; pochi vini ma particolari (uno dei pochi supermercati USA con vini sardi, tra l'altro), soppressata e coppa disponibili (bresaola no, che ingiustizia); il piu' costoso dei supermercati citati in questa pagina, con una disposizione dei prodotti che non segue lo standard degli scaffali paralleli ma che crea invece delle 'nicchie' dedicate a prodotti provenienti da specifiche aree geografiche. Sara' per questo layout, o per una coincidenza, ma Whole Foods e' anche il supermercato in cui m'e' capitato piu' spesso di conversare con persone che non avevo mai visto prima, e di vedere altri clienti che si scambiano pareri riguardo al cibo in vendita.

- Harry's Farmers Market: "Whole Foods on steroids", direbbero gli anglosassoni: si tratta di una versione maggiorata di Whole Foods, e anche se hanno nomi differenti, fanno parte dello stesso gruppo. Solo Wal-Mart e Super Target sono piu' vasti. Nonostante il nome, i contadini non ci sono, nel supermercato; in compenso, la selezione di vini di tutto il mondo (tra cui barbera, barbaresco, bonarda, brunello ... e mi limito alla B), formaggi (qualcuno in piu' rispetto a Whole Foods), pasta, carne, pesce, e soprattutto verdura, e' la piu' ampia a disposizione qui. Peccato sia un po' lontano (ad Alpharetta, nord di Atlanta);

- Ingles: catena diffusa nel sud-est degli USA, soprattutto fuori dalle grandi citta'. Piu' diffuso nel nord della Georgia che nell'area di Atlanta, ha una vasta selezione di prodotti che vengono proposti come genuini, e utilizza soprattutto fornitori locali, il che e' degno di rispetto, anche per motivi ecologici. Vista la localizzazione g...

Tags: acquisti, Atlanta, Stati Uniti, vivere negli USA

Lavorare all'estero riduce la qualita' della vita?

Scritto da ViaggiareLeggeri, 10/07/2008 alle 04:25 | 0 commenti  | Permalink
Curioso, come i trasferimenti abbiano modificato le mie abitudini e il mio stile di vita.

- In Inghilterra avevo un’auto recente che non mi ha mai lasciato per strada, una casa con giardino e senza insetti e dei bei parchi vicino casa;
- Negli USA avevo una vecchia auto che s’e’ fermata per strada varie volte, una casa senza spazi all’aperto, scarafaggi grandi come mastini napoletani e parchi a decine di miglia di distanza;
- A Singapore ho una bicicletta, un balcone, formiche minuscole che s’intrufolano negli scaffali dove teniamo il cibo, e stare all’aperto senza sciogliersi e’ possibile solo prima delle 7AM e dopo le 7PM.

Tags: vivere a Singapore, vivere in Inghilterra, vivere negli USA

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