Viaggio in Venezuela (1a parte)
Diario di un viaggio da ricordareArea:
Venezuela - Argomenti:
Americhe, destinazioni
Percorriamo per una ventina di metri la strada di fronte all'Hotel Caribana
e raggiungiamo la via principale (quella in costruzione); proprio
all'incrocio ci sono dei telefoni con i quali si riesce perfettamente a
parlare con l'Italia.
Giriamo a sinistra e scendiamo verso il mare giungendo sino al molo; sui
lati della piccola strada ci sono, bar, ristoranti, hotel, e negozi.
Qui mi sembra che la gente sia più abituata alla presenza dei turisti e si
sia organizzata per massimizzare il profitto della loro presenza.
Dal molo si vedono i quattro isolotti più vicini : Cajo Muerto, proprio di
fronte; Cajo Sal sulla sinistra; Cajo Perazo sulla destra alle spalle di
Cajo Muerto e infine il piccolo e deserto Cajo Pelon sempre sulla destra,
ma di fianco a Cajo Muerto.
Non sono visibili i più lontani Cajo Borracho e Cajo Sombrero, che
dovrebbero essere i più belli; anche gli altri però, seppur dal molo, mi
sembrano molto caratteristici e invitanti.
Il neo di Chichiriviche é che non ha spiaggia; la sua fortuna sono i
cajos, raggiungibili facilmente con le barche.
Chiaramente ogni spostamento ha un differente costo e la tariffa esposta
al molo reca questi prezzi, chiaramente e necessariamente trattabili : -
Cajo Muerto, 10.000 bolivares; - Cajo Sal, 10.000 bolivares; - Cajo
Perazo, 15.000 bolivares; - Cajo Borracho, 25.000 bolivares; - Cajo
Sombrero, 35.000 bolivares.
Il costo, chiaramente, si riferisce alla singola lancia, che può portare
al massimo 8 persone; di conseguenza, più si é, meno si spende !
Dopo aver scattato qualche foto ci accomodiamo ai tavolini di un
ristorante di fronte al molo, a sinistra della pescheria "El Caney del
Mar"; qui prendiamo una birra e una pizza, che risulta dignitosa.
Michele non perde occasione per far pratica con lo spagnolo e in men che
non si dica conosciamo il titolare del locale, Enrique Martinez, persona
squisita e molto educata e il cameriere Weinar, simpatico e amichevole.
Da loro ricaviamo molte informazioni utili, conferme e qualche dritta per
poterci muovere, non solo a Chichiriviche, ma anche nel prosequio del
nostro viaggio.
La sera ceniamo in un ristorantino nel vicolo che porta al molo; io prendo
un'arepa con cazon (squalo giovane), che risulta essere molto saporita,
Michele a causa dei suoi disturbi, si deve invece accontentare di una
zuppa di pesce, di cui non resta molto soddisfatto.
Dopo cena ritorniamo dal nostro "amico" Enrique con
l'intenzione di prendere un caffè espresso; purtroppo ci dice che non lo
fa, ma ci offre una tazzina di quello americano.
15 Gennaio 2002 - Cajo Sombrero.
Ci alziamo presto e andiamo al molo con l'intenzione di farci portare a
Cajo Sombrero, ma certamente non a 35.000 bolivares; la nostra speranza é
di trovare qualche altra persona che abbia lo stesso nostro programma, per
poter dividere con loro il costo della lancia.
Purtroppo i soli turisti in giro siamo noi, quindi quando veniamo
avvicinati da un pescatore che ci offre un passaggio, cominciamo a
trattare; ci accordiamo così per 23.000 bolivares.
Seguiamo il nostro uomo all'ormeggio del barchito. Ci porta dalla parte
sinistra del molo e ci chiede di aspettare davanti a casa sua.
Il motivo al momento non riesco a comprenderlo, ma quando, dopo una decina
di minuti, ritorna portando un motore off-shore Yamaca 40 cavalli e una
tanica di gasolio, tutto diventa chiaro.
Dopo averlo montato, ci invita a salire sul barchito, che non é poi così
nuovo come ci aveva detto e neanche molto grande (8 metri); tuttavia non
ne vedo di migliori, ne di più grandi.
Il cielo é coperto e nella direzione di Cajo Sombrero sembra sia prossima
la pioggia; il mare é leggermente mosso e c'é una forte brezza, che mi
solca il viso.
Chiediamo se ci sia rischio di pioggia; veniamo rassicurati sul contrario
: speriamo bene !
Partiamo solcando onde robuste, che spezzate dalla bassa chiglia del
barchito generano ingenti spruzzi; abbiamo il vento contro e in pochi
minuti, mi ritrovo completamente bagnato.
Costeggiamo Cajo Muerto e il piccolo Cajo Pelon, che praticamente é un
isolotto di sola sabbia, quindi prendiamo verso il mare aperto.
Le onde diventano ancora più alte e la lancia, spinta dal piccolo motore,
fatica a solcarle e si dondola parecchio.
La costa é sempre alla nostra destra, non troppo lontana, Cajo Sombrero di
fronte a noi, ma ancora non visibile.
All'improvviso, il motore cala di giri poiché il gasolio della tanica che
si trovava a bordo evidentemente é finito; il pescatore sposta velocemente
il sondino di gomma che pesca il combustibile nell'altra tanica, che ha
imbarcato al momento della partenza e agisce sulla pompa, ma l'operazione
difetta di velocità e il motore, inevitabilmente, si ferma.
I primi tentativi di riavviarlo falliscono miseramente.
Il pescatore si agita e impreca osservando freneticamente la costa e il
mare aperto, quasi cercasse a vista qualcuno a cui chiedere aiuto, mentre
la lancia, posizionatasi di fianco, subisce completamente l'ardore delle
onde, dondolando paurosamente; l'adrenalina inizia a salire.
La preoccupazione viene smorzata dal rumore del motore che riparte, mi
distendo per un attimo, ma solo un attimo, visto che al momento di dare
gas, il motore nuovamente si spegne.
Questa scena si ripete per tre volte e per tre volte la speranza viene
resa vana dal rantolo sordo del carburatore, che non riesce a tenere il
minimo.
Anche il pescatore mi appare preoccupato o, per lo meno abbastanza
arrabbiato, e nel suo incomprensibile farfugliare carpiamo le parole
"...non abbiamo neanche i remi...".
E' il panico ! Do uno sguardo alla costa sulla mia destra e mi ricordo
perfettamente di aver pensato : "ce la farò a nuotare sino là ?".
Tuttavia questo pensiero é durato solo una frazione di secondo, neanche il
tempo di averlo concepito, dato che il rumore del motore che ripartiva,
l'ha cancellato con un veloce colpo di spugna.
In pochi secondi la lancia acquisisce la posizione migliore per solcare le
onde e superato quel tratto di mare, in cui le correnti probabilmente sono
più sostenute, in pochi minuti giungiamo in vista di Cajo Sombrero.
E' difficile spiegare la sensazione che ho nel vedere questa piccola
isoletta; é come vedere realizzato di fronte a me, il sogno del luogo, che
nella mia mente mi sono costruito, tutte le volte che ho pensato : "...mi
piacerebbe mollare tutto e andare su un'isola deserta...".
La lancia ci lascia sul piccolo molo di legno, dove un pellicano se ne sta
appollaiato; ci accordiamo per farci venire a prendere alle 16.30.
La spiaggia é vuota; ci siamo solo noi, anche se si intravedono tra le
piccole palme basse alcune tende di campeggiatori.
Per poter accamparsi qui é necessario chiedere un permesso alle autorità
del Parco Nazionale di Morrocoy, che richiede alcuni giorni per essere
rilasciato.
Camminiamo lungo la baia dirigendoci verso sinistra e superato un piccolo
promontorio, troviamo un'altra deliziosa baia a metà della quale stendiamo
i nostri teli.
Ecco la fortuna di Chichiriviche, paese mediocre, che ha a pochi minuti di
lancia il sogno caraibico più comune.
L'interno dell'isola é verde e ricco di vegetazione; questa sfuma e si
attenua nel bianco della spiaggia, formata da sabbia fine e costellata di
piccole palme basse, che giungono quasi sino a riva; il mare é di un
azzurro tenue, che in pochi metri diventa di un blu profondo.
Di fronte, la vicina costa, ricca di vegetazione e priva di costruzioni,
rende l'impatto visivo ancora più forte.
L'acqua ha una temperatura piacevole e già vicino a riva é possibile
vedere molti pesci colorati
Il sole rende ancora più vivaci tutti questi colori e il dolce cullare
delle onde rende formidabile ogni minuto trascorso qui.
Il tempo scorre lentamente, ma inesorabe giunge l'ora del ritorno; alle
16.30, puntuale, arriva la nostra lancia, che "crudelmente" ci riporta
verso Chichiriviche.
Spinti dalle onde in poco più di 20 minuti siamo al molo; paghiamo quanto
pattuito e ci accordiamo per il giorno successivo : 6.000 bolivares per
andare a Cajo Muerto.
Verso le 18.00 usciamo e facciamo un bel giro perlustrativo di
Chichiriviche; noto che c'é tutto e scopro che i negozi e gli hotel sono
per la stragrande maggioranza gestiti da italiani.
In uno di questi, che vende souvenir di artigianato locale, troviamo anche
le cartoline, le prime che vedo in Venezuela; chiaramente le compro (350
bolivares l'una) e scopro il motivo della loro rarità : vanno pagate
anticipatamente !
E' tutto il giorno che siamo digiuno, quindi per smorzare la fame ci
prendiamo un'arepa col cazon; troviamo anche la Polar tercio, quella da
0,33 c.c., che beviamo con grande soddisfazione.
Messo qualcosina nello stomaco continuiamo il nostro giro e percorriamo il
lungo mare verso destra; superiamo i due ristoranti che subito si
incontrano, dove chiaramente ci invitano a sederci, oltrepassiamo il molo
e la capitaneria di porto, giungendo sino al "Ristorante La Marina", dove
entriamo spinti dalla curiosità della presenza del forno a legna.
Una volta seduti, costatato che il forno c'é davvero, ordiniamo una pizza,
che risulterà buona, grande, ma un pò troppo carica di mozzarella ! Unico
neo del locale : ci portano la Polarcita !
Paghiamo il nostro conto, comprensivo del 10% per il servizio,
consuetudine di tutti i ristoranti, che vi evita, o vi obbliga, a seconda
del vostro punto di fista, di lasciare la mancia e torniamo in hotel.
16 Gennaio 2002 - Cajo Sal.
Ci alziamo verso le otto e ci avviamo verso il molo; veniamo fermati da un
pescatore che ci offre un passaggio per Cajo Sombrero, dicendoci che ha già
due persone..., peccato, se solo ci fosse capitato ieri, avremmo
risparmiato !
Giunti al molo troviamo il "nostro" pescatore, con cui avevamo il
puntello; ci dice di aspettarlo nello stesso posto del giorno prima e dopo
15 minuti ci viene a prendere con una lancia più piccola.
Nel frattempo abbiamo cambiato idea; invece che a Cajo Muerto, che si
trova di fronte a noi, gli chiediamo di portarci a Cajo Sal, posto alla
nostra sinistra.
Il viaggio dura meno di 5 minuti; ci accordiamo per il ritorno alle
17.30.
Anche Cajo Sal é molto carino, ma avere di fronte la costa con le case a
vista, altera l'atmosfera caribana del luogo, ma quando ci si sdraia e si
guarda verso l'alto il cielo azzurro tra le palme, tutto riacquista il suo
fascino naturale.
La sabbia é molto chiara, le palme alte, l'acqua di un colore verde
intenso; se ci si immerge, si va leggermente al largo e ci si girà a
guardare l'isola, il quadro che si vede é veramente eccezionale.
Il sole picchia forte e già verso mezzogiorno, mi ritiro all'ombra delle
palme, che in seguito lascerò soltanto per fare il bagno.
Verso le 14.00, attanagliati da un languore, trattiamo per un filetto di
pesce, che portiamo via a 4.000 bolivares a testa.
Ci viene portato in un bel piatto, con patacones e riso e mangiarlo di
fronte al mare, a pochi metri dall'acqua, sotto l'ombra di una palma, mi
da una sensazione incredibile, anche perché é il 16 Gennaio !
Alle 17.30 riprendiamo la lancia e rientriamo; anche oggi é stata una
giornata niente male.
Prima di andare a cena, ci rechiamo al punto internet di Chichiriviche,
che si trova proprio di fronte all'Hotel Caribana; anche questo é gestito
da un italiano, tanto per cambiare, e per 1.000 bolivares ci connettiamo
per circa un'ora.
Consultiamo il sito della "Gazzetta", diramiamo la formazione per il
fantacalcio, guardiamo la nostra posta elettronica e inviamo qualche
e-mail.
Sbrigate le nostre attività telematiche, andiamo a cenera al ristorante
"El Caney del Mar", dove ci facciamo fare un pescado alla griglia, per
l'esattezza un pargo da 1/2 kg. a testa.
Purtroppo non rimaniamo troppo soddisfatti di quanto mangiamo, ma forse
siamo un pò troppo severi; comunque non avanza niente !
Ci intratteniamo a parlare con Enrique e Weinar per circa un'ora, quindi
andiamo a dormire, visto che domani ci sposteremo e sarà sicuramente
dura.
17 Gennaio 2002 - Chichiriviche, Valencia, Maracay, P.to Colombia.
La mattina ci alziamo con calma e prima di lasciare la camera, andiamo in
banca per prelevare.
Il "Banco Industrial de Venezuela" si trova sulla via principale di
Chichiriviche, dopo la panetteria.
La procedura è molto più veloce di quella che abbiamo sperimentato a Coro;
ci fanno comunque la foto, ma ci risparmiano l'impronta digitale !
Verso le 10.00 lasciamo il paese con una buseta diretta a Valencia; costo
dello spostamento 2.500 bolivares.
Mentre ripercorro la lunga strada dritta che solca la laguna, non posso
non ripensare ai due giorni passati; chissà se il Venezuela mi riserverà
qualcosa di altrettanto bello.
Dopo una sosta intermedia a Tucacas, alle 12.15 arriviamo a Valencia; il
bus ci lascia all'esterno del terminal della città, dove per entrare si
devono pagare 200 bolivares.
Se non si hanno le monete, non c'é problema, visto che all'ingresso si
possono cambiare.
Prendiamo un'altro autobus per Maracay; lo spostamento é breve, sono solo
50 km e ci costa 1.000 bolivares.
Con stupore noto che prima di salire ci fanno controllare da un addetto
del terminal con il "metal detector"; questo tipo di controllo lo subisco
solo qui.
In circa un'ora siamo a Maracay, dove come prima cosa ci informiamo sui
pullman per Ciudad Bolivar; nostra intenzione é viaggiare di notte per
raggiungerla e scopriamo con soddisfazione che ciò sarà possibile.
Sciolto questo dubbio, prendiamo la buseta per Choronì - P.to Colombia.
Il mezzo é veramente pittoresco; si tratta infatti di un vecchio scuolabus
americano, la cui targa di fabbrica é ancora presente, personalizzato, non
certo in modo sobrio, dal conducente con adesivi e una sorta di stoffa
pelosa di colore rosso-blu.
Costo del biglietto 1.900 bolivares per percorrere i 60 km. che separano
Maracay da P.to Colombia.
Il viaggio, però, é tutt'altro che breve; dura infatti circa 3 ore, dato
che la buseta si deve arrampicare sul massiccio montuoso che domina la
costa.
La strada é piena di tornanti, che necessitano, a volte, di due manovre
per essere superati, stretta e incredibilmente affascinate, visto che
solca la foresta tropicale, che come una spessa coperta ci avvolge
letteralmente.
La buseta arranca faticosamente lungo la stretta strada, suonando ad ogni
curva.
La vegetazione é eccezionale; bambù, palme, platani e piante tropicali
sconosciute alle nostre latitudini sono tutte intorno a noi e culminano in
un tripudio di selvaggio e di colori, che tocca tutte le tonalità del
verde.
Finalmente la strada inizia a scendere e cominciano a vedersi le prime
case, i primi aglomerati; non mancano le posade, alcune delle quali molto
carine. Entriamo quindi a Choronì, splendido paesino, fato di case basse e
colorate e in poco meno di 5 minuti siamo a P.to Colombia, dove c'é il
capolinea della buseta.
Le tre ore del viaggio mi sono letteralmente volate.
P.to Colombia mi appare subito molto carina, ma anche turistica, visto che
ovunque ci sono posade e si vedono girare persone chiaramente europee.
Cominciamo a cercare un posto dove dormire e seguendo le indicazioni per
Playa Grande, andiamo verso il mare.
La prima posada che incontriamo, "Posada el pueblo", ci chiede 25.000
bolivares a notte per una doppia con bagno.
Proseguiamo il nostro giro avvicinandoci sempre più al mare e ci
imbattiamo, nella "Posada Lemmon Tree", chiaramente nuova, dove ci
chiedono 26.000 bolivares.
Di fronte a questa, veniamo attratti dal muro viola della "Posada el
paesano"; qui una doppia con bagno in comune costa 12.000 bolivares.
La camera é poco sfarzosa, spoglia, ma dignitosa; inoltre mi piace molto
la sorta di coorte in cui é ricavata, quindi accettiamo e prendiamo
possesso della camera.
La posada é gestita dal "paesano" e suo nipote Rolando, molto simpatico e
cordiale.
Ha solo 6 camere, tutte con il bagno in comune, uno maschile e uno
femminile, poste sulla sinistra, all'interno di una piccola coorte, in cui
centralmente c'é una sorta di giardino e sul lato opposto alle camere la
cucina, dove Rolando e/o suo nonno preparano qualsiasi cosa si desideri,
che può essere consumata tranquillamente, seduti ai tavoli posti di fronte
alle camere.
Questo clima familiare, mi piace molto e mi trovo subito a mio agio.
Solo il tempo di sistemare gli zaini in stanza di fare una doccia e di
cambiarci e siamo già in giro per P.to Colombia; il paesino é molto carino
e sono impaziente di vedere la spiaggia.
Per raggiungere Playa Grande é necessario guadare il piccolo fiume, che
costeggia il lato destro di P.to Colombia e alla cui foce é stato ricavato
il molo.
Prima di giungere al mare si trova un ponte che consente comodamente di
andare dall'altro lato del fiume, ma l'acqua é talmente bassa che si
potrebbe passare a piedi. Qui inizia la strada che porta a Playa
Grande.
Sulla destra si trovano, uno di fila all'altro alcuni piccoli ristoranti
(uno dei quali gestito dallo stesso Rolando), che sono aperti solo durante
il fine settimana, quando arrivano molte persone dalle città limitrofe per
passare il week-end.
Percorsi 300/400 metri si arriva alla spiaggia, al cui ingresso sorge un
ristorante abbastanza grande con tavoli all'aperto; quest'ultimo é sempre
attivo e ogni volta che si passa, se non si é interessati a mangiare,
bisogna rifiutare gli inviti dei camerieri, che tentano sempre di
guadagnare un cliente.
Playa Grande è veramente eccezionale; finalmente una spiaggia caraibica a
tutti gli effetti ! Ecco quello che si immagina quando si pensa al Sud
America !
Costituita da una lunga baia di sabbia dorata, delimitata ai suoi lati da
due massicci rocciosi, Playa Grande offre un colpo d'occhio spettacolare,
con l'imponente vegetazione delle montagne che ha a ridosso e grazie alle
altissime palme che ne caratterizzano tutto il perimetro.
La sabbia ha un colore beige brillante, che diventa più scuro sull'arenile
bagnato dalle onde; il mare, di un verde tenue a riva e di un blu intenso
al largo, é sempre leggermente mosso a causa del vento che senza sosta
soffia verso terra.
Il rumore dei cavalloni che si susseguono regolarmente è una fantastica
colonna sonora, anche se al lungo andare stressa un pò !
L'acqua ha una temperatura piacevole, ma le correnti sono molto forti e
pericolose.
Lasciamo la spiaggia alle 17.45, ma prima di rientrare in paese, proviamo
a chiamare casa dai telefoni che si trovano subito dopo il ristorante, ma
non sono abilitati al servizio internazionale e il loro messaggio é chiaro
: "servicio prohibido" !
Oltre il ponte ci sono altri 4 apparecchi, ma anche con questi non ci va
meglio; la linea infatti riusciamo a prenderla, ma dall'altra parte non ci
sentono e dopo alcuni tentativi andati a vuoto, rinunciamo.
Torniamo alla posada, dove, dopo esserci fatti una doccia, rimaniamo
chiusi fuori dalla stanza; cose che capitano se lasci la chiave dentro e
fai chiudere la porta ! Fortunatamente la chiave è sulla panca posta a
ridosso della piccola finestra, così Michele e Rolando, armati di specchio
e gancio, la recuperano come due perfetti ladri : a questo punto posso
andare a vestirmi !
Decidiamo di mangiare qualcosa approfittando della cucina di Rolando e mai
scelta fu più azzeccata; anche se la cucina e gli strumenti sono bruttini
da vedere, il nostro "cuoco" venezuelano ci prepara un'ottima "empanada
chipi-chipi" (con le vongole).
Mentre attendiamo il nostro spuntino, sorseggiando una polar, entra nel
giardino della posada un ragazzo di colore, che per come si muove dovrebbe
essere di casa, portando con se due tonnetti. In seguito scopriremo che é
il cognato di Rolando.
Devo ammettere che rimango un pò turbato da come pulisce i due pesci : sul
pavimento della posada !
L'imbarazzo è cancellato dall'arrivo delle empanade, che oltre
all'aspetto, hanno anche un ottimo sapore.
Rimaniamo così soddisfatti che ci facciamo fare anche un'arepa con i
calamari, con la quale un'altra polarcita é d'obbligo !
Nell'attesa parliamo con il nonno di Rolando, il "paesano" e apprendiamo
che il mare di P.to Colombia è molto pescoso, ma i pescatori devono
allontanarsi parecchio dalla costa.
Ci racconta anche che lui ricava dal fegato del tiburon un olio
terapeutico, che cura l'asma.
Ce ne mostra una bottiglia; il contenuto é di colore marrone e ha un odore
terribile, di pesce marcio !
Ci spiega che per ottenerlo é necessario che il fegato del tiburon sia
bianco; se é nero, non é adatto alla produzione dell'olio.
Il fegato migliore è quello del tiburon cornuto, che consente di ricavare
molte bottiglie di questo "medicinale".
Dopo cena usciamo e facciamo un giro per il centro di P.to Colombia; i
locali e i ristoranti sono tutti aperti, ma miseramente vuoti, visto che
in giro ci sono solo i pochi turisti presenti, che si ritrovano
inevitabilmente sul lungo mare.
Quest'ultimo è ben curato e la sera ci sono diversi venditori di collanine
e braccialetti per tutti i gusti.
Incontriamo e conosciamo un ragazzo italiano, Michele di Bologna, con il
quale scambiamo due chiacchere.
E' alla fine del suo lungo viaggio che in due mesi l'ha portato in
Ecuador, Bolivia, Perù, Colombia ed infine in Venezuela.
Dalle sue parole percepisco che non é poi così contento dei luoghi che ha
visto e, come in seguito ammetterà anche lui, mi pare che sia rimasto
impressionato favorevolmente, solo dal Perù.
Del Venezuela non parla sicuramente bene soprattutto per il costo
eccessivo, rispetto agli altri paesi che ha visitato, per i posti che ha
visto e per la mancanza di divertimento...
In alcune cose, le mie impressioni sono le stesse, ma sono solo pochi
giorni che mi trovo qui e tutto dovrà essere rivisto alla fine del
viaggio; solo allora avrò una percezione completa del luogo che ho
visitato e potrò dare un giudizio globale sicuramente più obiettivo.
In questo momento non mi sento ne di salvare, ne di gettare nulla di
quello che ho portato con me dai giorni scorsi; tutto sommato, però il mio
giudizio é molto positivo..., ma forse quest'ultimo é dettato dalla grande
voglia di scoprire, vedere, provare, che mi anima e per adesso quello che
il Venezuela mi ha riservato, é sicuramente fantastico...
18 Gennaio 2002 - P.to Colombia e Choronì.
Ci alziamo presto, dopo una notte tranquilla in cui grazie alla
zanzariera, che mi sono portato dietro, ho potuto dormire senza essere
preda dei moschitos; devo ammettere che sono molto meno di quelli che mi
aspettavo, ma per rovinarti il sonno anche solo uno é "bastante" !
Facciamo colazione alla posada, dove Rolando ci prepara un ottimo
"criollo" (piatto con uovo fritto, fagioli neri, formaggio e due arepa
piccole, il tutto accompagnato da caffè nero all'americana).
La posada é quasi piena e solo una camera singola é ancora disponibile.
Il cielo é leggermente coperto, quindi ne approfittiamo per andarcene un
in giro alla scoperta del luogo in cui ci troviamo.
Rolando ci ha detto, che é possibile raggiungere la cima del promontorio
che sovrasta il molo, dove é posta una croce e che da lì si vede tutta
P.to Colombia.
Per raggiungere il posto basta oltrepassare il ponte che porta alla strada
per Playa Grande e prendere il sentiero a sinistra, che costeggia il fiume,
dove sono ormeggiate le barche dei pescatori.
Il cammino é leggermente ostacolato, ma fattibile e dopo una cinquantina
di metri iniziano gli scalini, che conducono alla "Cruz"; da qui, in
effetti, si ha un'ottima visuale su P.to Colombia.
Scattata qualche foto, torniamo sui nostri passi e, dopo aver provato
inutilmente a chiamare casa, visto il perdurare delle nubi, ci dirigiamo a
piedi verso Choronì.
Seguiamo la strada che ha fatto la buseta e che costeggia il fiume; il
paesaggio é incredibile !
Altissimi gruppi di bambù, palme e una vegetazione con tutte le tonalità
del verde si sviluppa su entrambi i lati della strada; mai visto niente
del genere.
Choronì dista solo 3 km. da P.to Colombia e in breve tempo entriamo nel
grazioso paesino, costituito interamente da piccole case basse, coloniali
dipinte con sgargianti colori pastello.
Nella piazza della chiesa, di fronte alla prefettura ci sono altri due
telefoni pubblici; provo a chiamare, ma il risultato é lo stesso di quelli
che si trovano a P.to Colombia.
Il cielo torna sereno, quindi dopo la classica polarcita, torniamo verso
P.to Colombia e raggiungiamo Playa Grande; sotto il sole, mi appare ancora
più bella di quanto mi era sembrata il giorno prima.
Ad impressionarmi sono soprattutto le alte palme che la delimitano e il
colore della sabbia; anche l'incredibile vegetazione delle montagne
circostanti contribuisce a dipingere un quadro bello ed inusuale per i
miei occhi, che mi rimarrà sicuramente nel cuore insieme alle altre
immagini di questo viaggio, che si sta rivelando una fantastica
esperienza.
Verso le 17.00 ritorniamo alla posada, non prima di aver fatto
un'ulteriore tentativo di comunicare con casa, che si rivela nuovamente
inutile; speriamo solo che i nostri genitori, comunicando fra loro,
capiscano che le telefonate senza risposta sono le nostre.
Dopo la doccia, chiediamo a Rolando se ci può cucinare per cena del
pesce.
La risposta é significativa : apre il frigo e ci mostra, quello che ha;
scegliamo il bonito, visto che non l'abbiamo ancora assaggiato.
Per aspettare l'ora di cena andiamo sul "malecon", dove tra contrattazioni
e acquisti di collanine giungiamo trascorriamo un'oretta.
Ritorniamo alla posada, dove conosciamo Cecilia, la nonna di Rolando, che
ci cucinerà il bonito.
Il piatto si rivelerà abbondante, con due bei tranci di pesce.
Il bonito é molto simile al tonno, come aspetto, ma il sapore é più vicino
al pesce spada, con una carne molto saporita.
Assaggiamo anche un'altro pesce, che Rolando e i suoi parenti hanno
cucinato per loro, il cataco, che é molto simile al nostro sarago.
Ci vorrebbe un buon caffè espresso per concludere degnamente questa cena,
ma qui non sanno neanche cos'é il caffè all'italiana e ci dobbiamo
accontentare del solito caffè lungo !
Nel frattempo inizia a piovere, ma la temperatura non cala di un grado.
La pioggia dura poco, così verso le 20.30 usciamo aspettandoci di trovare
in giro un pò più di movimento, visto che è venerdì e i turisti locali del
week-end dovrebbero essere già qui !
Il paese in effetti sembra più vivo, anche se forse la mia
auto-convinzione di ciò, può aver influito su questo giudizio, soprattutto
sul "malecon"; qui oltre ai soliti venditori di collanine, alcuni ragazzi
del luogo si esibiscono con tamburi in canti tribali, di chiaro stampo
africano.
Ritroviamo Michele di Bologna con il quale, con piacere, beviamo una
polarcita e conosciamo altri quattro ragazzi di Rimini, che si avvalgono
di una guida di eccezione; uno di loro, infatti, ha sposato una
venezuelana e conosce molto bene il paese, o almeno così dice.
Chiaramente chiediamo informazioni sul Salto Angel, dove ci apprestiamo ad
andare e purtroppo veniamo un pò disillusi su quanto riguarda i costi;
dalle informazioni ricavate su internet, ci aspettavamo di pagare sui 200
$ per l'escursione, ma lui ci dice, che é un preventivo molto economico
!
Al momento ci resto male, dato che non ho alcuna intenzione di spendere di
più di quanto preventivato, ma poi a mente fredda, mi dico, anzi ci diciamo
: "ma chi ha detto che quello che ci é stato detto sia la verità ?"; solo
giunti a Ciudad Bolivar sapremo realmente se avremo la possibilità di
vedere il famoso salto Angel e non prima.
Nella peggiore delle ipotesi, dirotteremo il nostro interesse su tour meno
costosi, anche se mi scoccierebbe non poco arrivare così vicino alla
cascata più alta al mondo e non poterla vedere.
Chiediamo anche del parco nazionale di Mochima e anche questo ci viene
ridimensionato...; a questo punto decido che le impressioni di questo
individuo non possono influenzarmi, anche perché ho capito qual'é il suo
unico interesse..., le donne !
Il suo consiglio è di andare alle isole Los Roques, quindi passare il fine
settimana a Merida ! Bel programmino, non c'é che dire, ma quanto costa ? e
quanto del vero Venezuela c'é in tutto questo ? Molto meglio continuare a
seguire la nostra tabella di marcia, che ci consentirà di vedere e
apprezzare questo bellissimo paese.
19 Gennaio 2002 - P.to Colombia, Maracay, Ciudad Bolivar.
Ci alziamo presto e preparati gli zaini, li lasciamo alla posada (in
cucina), liberando la camera nr.3 !
Andiamo in spiaggia e già dai primi passi verso Playa grande, mi rendo
conto che c'è molta più gente dei giorni scorsi : il week-end é iniziato
!
La strada che porta alla spiaggia é percorsa da molte macchine e altre se
ne vedono parcheggiate; sono comparsi molti più ombrelloni, le persone
sono tantissime e c'é addirittura il bagnino che vigila sui bagnati !
Ci spostiamo chiaramente verso destra, oltre la fine degli ombrelloni,
sistemandoci in un posto meno affollato e più tranquillo.
Tuttavia la gente continua ad arrivare e ben presto anche la parte di
spiaggia non attrezzata si popola di persone.
Verso le 14.30 lasciamo Playa Grande e ci fermiamo per mangiare al
ristorante di Rolando, posto all'inizio della strada che porta alla
spiaggia, prima del ponte; pranzo con enpanada al queso e polarcita.
Rientriamo alla posada e dopo una doccia siamo pronti per la partenza, non
prima di aver conosciuto una nuova ospite della posada, una ragazza
brasiliana, con cui parliamo di Costarica e Brasile.
Visto che è presto e Rolando é rientrato, ne approfitto per farmi
preparare un "coco frio", ovvero il succo del cocco non ancora maturo.
Particolare é la sua preparazione; con il macete viene praticato un foro
sulla noce di cocco, da cui con la cannuccia se ne beve il succo. Il
sapore é buono e il liquido dissetante.
Salutiamo nuovamente Rolando e raggiungiamo la fermata degli autobus di
P.to Colombia; qui ci mettiamo in fila ad attendere la buseta che ci
riporterà a Maracay.
L'ultima parte intorno alle 17.30, ma è necessario giungere alla fermata
un pò prima, visto che le persone che la prendono sono diverse e se non si
riesce a salire si é costretti ad utilizzare il taxi,che é molto più
costoso.
Siamo tra i primi in fila e riusciamo a salire senza problemi sulla
buseta, che lascia P.to Colombia alle 17.35; prezzo del biglietto 2.200
bolivares.
Il viaggio é molto più movimentato a causa del traffico sulla strada che
porta a Maracay, dove giungiamo alle 19.30.
Qui acquistiamo un biglietto per Ciudad Bolivar con la compagnia "Los
Llanos" per 14.000 bolivares; il pullman arriva in orario e parte come
previsto alle 21.30 !
Come sempre l'aria condizionata é al massimo e dentro sembra di stare in
un frigorifero; inoltre i posti che vi assegnano con il biglietto,
raramente corrispondono a quelli che vi danno sul pullman e bisogna essere
un pò elastici nell'accettare la collocazione offerta.
Assistiamo infatti ad una animata discussione tra l'autista ed una coppia,
che protesta perché al posto indicato sul loro biglietto é seduta una
ragazza con un enorme pupazzo di "titti" al suo fianco...; la discussione,
dai toni accesi, va avanti per diverso tempo e riprende alla prima fermata
in programma, sino a che alla coppia non viene assegnato un nuovo posto,
migliore (a loro dire) di quello precedente.
20 Gennaio 2002 - Ciudad Bolivar, Canaima.
Alle 05.50 arriviamo a Ciudad Bolivar.
Usciamo dal terminal cittadino e proviamo a telefonare dai telefoni
all'angolo della strada.
Miracolosamente Michele prende la linea e parla con Dino, a cui spiega i
problemi che abbiamo incontrato a telefonare; successivamente dallo stesso
telefono, provo io, ma non riesco a comunicare con l'Italia.
Decidiamo quindi di raggiungere il centro : dobbiamo infatti andare
all'Hotel Caracas, per informarci sul costo del tour al Salto Angel.
La fermate della buseta, che porta al "Paseo", ovvero la via che costeggia
il fiume Orinoco, si trova sulla strada a destra rispetto all'uscita del
terminal; costo del tragitto, 200 bolivares. Tempo di percorrenza, 10
minuti, a meno che non facciate come noi, che un pò addormentati, non
abbiamo chiesto all'autista di lasciarci a destinazione, facendoci così
due volte il giro !
Finalmente scendiamo davanti all'Hotel Caracas : sono le 06.45. In giro
non c'é quasi nessuno e trovatomi sul Paseo, mi sembra di essere tornato
indietro di 100 anni !
Purtroppo tutto é molto malandato e sporco e non mi entusiasma più di
tanto.
Alle 07.00 entriamo all'Hotel Caracas, dove con grande stupore e
contentezza scopriamo che il tour per il Salto Angel costa 200 $ per tre
giorni, due notti, più 8.000 bolivares per l'accesso al Parco nazionale di
Canaima, da pagare direttamente in loco; non credo alle mie orecchie, sono
contento e soddisfatto.
Chiediamo quando é in programma la partenza del primo tour e scopriamo,
che alle 08.00 ne parte uno ! Manca solo mezz'ora, ma non abbiamo dubbi,
andiamo anche noi !
Paghiamo con i travell cheque rimasti e ci prepariamo.
Dato che lo zaino può essere lasciato al deposito bagagli dell'Hotel,
allestisco solo lo zainetto; prendo due magliette, una delle quali a
manica lunga, il k-way, le calze, mutande, un asciugamano, il repellente
per le zanzare e il necessario per lavarmi.
Potrebbe sembrare poca roba, ma é sufficiente, visto che ho indosso il
costume, che risulterà utilissimo, e i pantaloni lunghi; unico cosa utile
non pervenuta, le ciabatte !
Il primo tratto di viaggio si svolge con l'immancabile buseta, ma
tranquilli sono solo 4 ore ! Circa a metà viaggio, si sosta in un area di
servizio, dove prendiamo un café negro, molto, ma molto forte, che ci
sveglia definitivamente.
La buseta copre lo spostamento da Ciudad Bolivar a La Paragua, piccolo
villaggio fatiscente, dove c'é, esclusivamente, un minuscolo aeroporto, da
dove prendiamo un "cessna", che in circa 20 minuti, ci porta a Canaima.
Mi permetto di spendere alcune righe sul volo che ho fatto, il primo con
un aereo così piccolo...
Scesi all'aeroporto, mi ricordo di aver pensato: "quanti rottami di aereo,
ma dove saranno quelli che dobbiamo prendere ?", non ce ne erano altri
!!!
Terrificante é la parola che rende meglio il mio stato d'animo...;
tuttavia colto da raptus, appena chiamano quattro persone, con Michele mi
faccio avanti e saliamo con due ragazzi canadesi sul primo "cessna",
pilotato dal capitano Jose F. Madriz, un incrocio tra il capitano Stubin
di "Love Boat" e Sammy Davis Junior !
Il "cessna" ha i suoi annetti e li dimostra tutti; i sedili sono infatti
sfondati, i vetri offuscati e le cuffie del capitano vengono tenute
insieme dal nastro adesivo per pacchi...
Nonostante tutto questo, l'aereo decolla e atterra a Canaima senza
problemi, se si eccettuano i numerosi vuoti d'area !
[continua]
Data: 23/11/2002
L'autore
Maurizio : mauri.fabbri@tin.it
Se vuoi vedere tutte le foto di questo viaggio, vieni sul mio sito NO PROFIT : http://members.xoom.virgilio.it/mfwebsite
Altri capitoli di questo racconto:
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