In Nepal durante le elezioni - Prima parte
Le recenti elezioni in Nepal viste da un remoto villaggio himalayanoArea:
Nepal - Argomenti:
Asia, destinazioni, forze armate, Nepal, votare
Il 10 aprile in Nepal si ? votato per eleggere l?Assemblea Costituente. Le
elezioni, le prime dopo un decennio di guerra civile e 13000 morti,
facevano parte dell?accordo di pace firmato il 21 novembre 2006 tra i
sette principali partiti nepalesi e i maoisti. Pi? volte posticipate
rispetto alla data prevista inizialmente, a ragione del clima teso che
regnava nel paese, le elezioni di aprile hanno visto una forte
partecipazione popolare. Pi? del 60% su 17,6 milioni di votanti, il che,
in un paese estremamente arretrato e composto da zone di difficile accesso
com?? il Nepal, costituisce un record assoluto. I maoisti di Prachanda,
contro tutte le previsioni, hanno ottenuto una vittoria schiacciante
conquistando 118 seggi sui 216 totali. Il risultato elettorale dovrebbe
portare all?abdicazione del discusso re Gyanendra e alla trasformazione
del paese, a tuttora l?unica monarchia induista esistente al mondo, in una
repubblica federale.

Quanto segue
? quello che ho visto, ho sentito, ho ascoltato in quei giorni, prima a
Kathmandu e in seguito nelle valli del Langtang e dell?Helambu, due
regioni situate nel nord est del Nepal, ai confini col Tibet cinese.
Soldati. Tanti soldati.
Agli angoli delle strade, il mitra puntato a terra. Seduti in fila su
camion scoperti che sfilano lentamente lungo i viali. Volti seri di
soldati che spuntano da elmetti troppo grandi e si intravvedono appena
dietro alle garritte di legno costruite alle bell? e meglio agli angoli
del muro che circonda il palazzo reale. Soldati che passeggiano per Thamel
a gruppetti di due o tre. O pi? compatti, a proteggere l?ambasciata cinese
dai monaci vestiti di rosso che da qualche settimana manifestano contro la
repressione in Tibet. In mano delle sottili canne di bamb?.
Sono soldati che non fanno paura quelli che pattugliano le strade di
Kathmandu a pochi giorni dalle elezioni. Gentili, se li saluti,
sorridono.
Di soldatesse, in citt?, se ne vedono poche. Qualcuna la si vede ai posti
di blocco in uscita dalla citt?. Altre, pi? numerose, nei villaggi
semiisolati delle valli del Langtang. A Trishuli, un villaggio che
vorrebbe potersi definire cittadina, fanno capannello attorno ad un
chiosco di bibite. Indossano uniformi mimetiche, quasi tutte troppo larghe
per i loro corpi minuti. Chiacchierano e ridono, i lunghi capelli neri
annodati strettamente sulla nuca.
Non battono ciglio, soldati e soldatesse, al passaggio dei maoisti di
Prachanda. Nemici giurati neanche un anno e mezzo fa, ora i
militanti/guerriglieri hanno invaso Kathmandu. Dicono che nella capitale
ne sono arrivati circa 45000. Sono scesi in citt? dalle montagne del
Dolpo, dai villaggi nascosti nelle valli che circondano il massiccio
dell?Annapurna, dal Solo Khumbu e dalle soffocanti pianure del Terai.
Festoni di bandierine con la falce e il martello rossi in campo bianco
sono appesi da una casa all?altra nelle stradine attorno a Durbar
Square.
Sostituiscono le bandiere da preghiera tibetane, che, di questi tempi, si
fanno pi? discrete. I rikshi? che stazionano davanti alle guesthouse di
Thamel esibiscono incollati ai sedili i manifestini di propaganda del
partito.
Falci e martello sono dipinte con la vernice rossa sui pali della luce,
sulle saracinesche arrugginite dei negozi, sulle porte in legno marcito
delle case. Sui muri scritte in inglese e nepalese augurano lunga vita al
marxismo leninismo e al suo interprete, il valoroso compagno
Prachanda.
Pushpa Kamal Dahal, alias Prachanda, o, in nepalese, ? il temerario?. Nel
pronunciare il suo nome molte persone abbassano la voce. Per alcuni questo
bramino di cinquantatre anni ? un eroe, che ha dato voce ai milioni di
diseredati che popolano questo paese, uno dei pi? poveri del mondo. Per
altri Prachanda non ? altro che un leader feudale, responsabile delle
estorsioni e degli assassinii che per pi? di dieci anni hanno colpito
indiscriminatamente gli abitanti dei poveri villaggi situati nelle zone
pi? remote ed isolate dell?Himalaya. Il giardiniere della guesthouse
osserva che il leader dei maoisti porta molto bene i suoi anni. ? in
perfetta salute e ben nutrito, nota. E aggiunge a bassa voce che la sua
dieta l?uomo se l?? pagata con il denaro estorto a dei poveri disgraziati
come lui.
Dagli altoparlanti di automobili, camioncini e jeep male in arnese i
militanti fanno propaganda per i tre principali partiti. La gente ne parla
curiosamente. ? raro che qualcuno chiami un partito col suo nome. Cos? il
Nepali Congress diventa ? the tree ?, l?albero, o meglio la quercia, che ?
il simbolo del partito, mentre l?UML, il partito marxista riformista,
diventa, per la stessa ragione, ? the sun ? il sole. Solo il CPN, il
partito di Prachanda, non ha nome. La gente lo confonde col suo leader. E
se deve dichiarare per chi voter? dichiara che voter? per lui. Per
Prachanda. Il temerario.

Tre giorni
prima delle elezioni ? difficile riuscire a trovar posto su una corriera
in partenza da Kathmandu. I partiti hanno requisito tutti i mezzi di
locomozione collettiva, dai grandi mostri Tata ai minibus cinesi male in
arnese, per trasportare i votanti ai loro villaggi e ai seggi o quantomeno
l? dove arrivano le strade carrozzabili. Decine di veicoli strapieni
intasano le arterie in uscita dalla capitale. La gente si ammassa sul
tetto, le gambe raccolte contro il petto per mancanza di spazio. I pi?
giovani viaggiano in piedi sui predellini esterni, o se ne stanno in
bilico sui paraurti aggrappati ai portapacchi. All?interno, schiacciati
gli uni sugli altri, si stringono le donne, i vecchi e qualche bambino.
Nessuno protesta. Stoicamente imperturbabili i passeggeri affrontano i
disagi del viaggio.
Sono autobus fortemente connotati quelli che si muovono da Durbar Marg o
dalle stazioni periferiche. Trasportano i simpatizzanti del Nepali
Congress, quelli del Sun o i seguaci di Prachanda. Gli uomini accoccolati
sul tetto sventolano incessantemente le bandierine di propaganda e quando
l?autobus fa una sosta in un villaggio sciamano in gruppo per le strade
scandendo slogan. Agli automobilisti che li tallonano tentando spericolati
sorpassi sorridono levando le dita a V nel segno della vittoria.
In questi giorni che precedono le elezioni le regole del codice della
strada non sembrano vigere pi?. Ai posti di blocco i soldati lasciano
passare i veicoli stracarichi con un rapido cenno del braccio. I militari
pi? ligi, nel tentativo di dare una parvenza di controllo, Fanno il gesto
di salire sul predellino. Gettano uno sguardo all?interno del veicolo, al
di sopra delle teste dei passeggeri che bloccano l?ingresso, poi scendono
e fissano stancamente gli uomini accalcati sul tetto. Che a loro volta,
senza scomporsi, fissano i soldati. Poi gli autobus ripartono tra sbuffi
acri di fumo nero e profumo di kerosene.
Trishuli, l?ultimo villaggio prima che la strada asfaltata non si
trasformi in un incubo di voragini, massi e torrenti straripati, ? una
sosta obbligata per gli autobus dei votanti, le jeep degli osservatori
internazionali e le camionette dei soldati. Nei punti di ristoro, di
fronte ad un piatto di dal bhat i sostenitori dei differenti partiti non
hanno problemi a mescolarsi. Nessuna rivalit?, nessuna animosit?. Un poco
come farebbero i giocatori di un qualunque team sportivo amatoriale che si
ritrovassero a bere un caff? in un bar sull?autostrada prima di raggiungere
la sede del torneo. Due soldatesse, in un angolo, si rassettano l?uniforme.
Chiacchierano fitto tra di loro, il fucile mitragliatore abbandonato a
tracolla sulla schiena. Ogni tanto lanciano un?occhiata di sbieco qua e di
l?.
A Dunche, il primo villaggio dopo Trishuli si entra nella regione del
Langtang, per anni in mano ai maoisti come testimoniano le scritte
sbiadite sui muri delle case. ? Well-come to maoist area ?, recita in un
inglese approssimativo una scritta tracciata con la vernice nera sul muro
di un ghompa.
Lungo la strada sterrata, realizzata in dieci anni dall?esercito nepalese
per permettere ai camion di raggiungere le miniere di zinco e piombo
situate sulle pendici del Ganesh Himal, i posti di blocco si moltiplicano.
A Dunche, nei pressi di una garritta, una sbarra di ferro chiude la strada.
Un soldatino, che si intravvede appena dietro ai sacchi di sabbia, sta di
guardia alla barriera e con un gesto della mano smista il traffico fino al
posto di controllo. Non sembra particolarmente vigilante. La guerriglia ?
terminata da circa due anni e a parte qualche sporadica scaramuccia, i
rapporti tra esercito e sostenitori di Prachanda sono distesi. Il
soldatino ci osserva con sguardo annoiato e dopo una decina di minuti ci
fa segno di passare.
Mancano tre giorni a domenica 10 aprile, data delle elezioni. Da Syabru
Besi, ultimo luogo abitato raggiungibile con un mezzo a quattro ruote, ci
vogliono tre giorni di cammino per arrivare a Langtang, capoluogo e sede
elettorale di tutta la regione. Una lenta salita graduale lungo il
Langtang Khola, in mezzo a foreste di querce e rododendri. In questo
periodo i rododendri sono in fiore. Fiori rossi, rosa o bianchi che si
intravedono da lontano attraverso l?intrico dei rami degli aceri e degli
abeti che costeggiano il fiume.
Poco prima di Changtang, meglio conosciuta come Lama Hotel, sotto alcune
creste rocciose, a qualche centinaio di metri d?altezza dal fiume
penzolano dei giganteschi alveari neri. Nei pressi degli alveari lunghe
corde che dondolano al vento. Sono fissate ai tronchi d?albero sul ciglio
della cresta rocciosa. Servono agli apicultori dei villaggi vicini che al
momento della raccolta del miele vi si calano dall?alto Le corde poi
vengono fatte oscillare per permettere agli uomini di raggiungere gli
alveari.
Tra gli alberi giocano gli entelli, le scimmie sacre che gli induisti
adorano sotto l?effigie di Hanuman, il dio scimmia prediletto dai bambini.
Piccole, la testa grigia e le lunghe code sinuose, si spostano in branchi
di trenta o quaranta. Scendono agilmente dagli alberi e a Rimche giocano
sulla sabbia del fiume.
A Ghora Tabela gli alberi e le scimmie scompaiono e cedono il passo ai
pascoli di yak. Sono piccoli gli yak del Langtang. Pi? piccoli degli yak
dei grandi altipiani tibetani. Pascolano tranquilli, in mezzo a greggi di
capre e a nervosi cavallini dalle zampe robuste che trotterellano liberi
attorno ai lunghi mani da preghiera che separano in due i sentieri. Chilla
Douma, l?unico bambino di Ghora Tabela, controlla che gli animali non
scivolino gi? verso il torrente.
Via via che il sentiero si inerpica su per la montagna i muri da preghiera
si fanno pi? numerosi. E cos? pure i mulini ad acqua edificati in modo da
far girare incessantemente le ruote da preghiera. Da Ghora Tabela, dove un
paio di soldati occupano un avamposto da deserto dei tartari, si
intravedono brillare i tetti di Langtang.
Langtang, capoluogo del distretto omonimo, ? un borgo di una cinquantina
di case e qualche lodge abitato per lo pi? da Tarang o da fuoriusciti
tibetani. Le case sono sparse, adagiate su uno sconfinato manto erboso sul
quale pascolano pigri yak e cavalli. A parte i lodge, si tratta di case
sono modeste, in pietra secca o fango. Quasi tutte hanno il tetto piatto
in stile tibetano. Tra un?abitazione e l?altra un dedalo di muretti di
pietra che racchiudono piccoli appezzamenti coltivati a grano saraceno,
patate, frumento, rape, orzo e aglio.
Langtang ? anche terra di corvi. Volano in coppia o a stormi sopra il
villaggio. Entrano ed escono dal reticolato di bandiere da preghiera che
si diparte dal piccolo mani in pietra secca al centro del paese.
Sfrecciano al di sopra della piccola folla che si accalca davanti alla
scuola del villaggio.
Le grida rauche dei corvi si mescolano al suono sordo di un tamburo che
fuoriesce da un minuscolo ghompa installato all?interno di una casa.
Sedute sul prato, attorno alla casa, tre vecchie chiacchierano fitto. Una
fa girare meccanicamente il suo mulino da preghiera. Un?altra ride e nel
contempo sgrana lesta un rosario di legno che stringe nella mano
sinistra.
Sullo sfondo la cascata di ghiaccio che scende dal Langtang Lirung e dai
6780 metri del Kinshung.
[Continua]
Data: 17/06/2008
L'autore
Chiara Milanesi ha attraversato gran parte del mondo a piedi convinta che sia l'unica maniera per sfuggire al dilemma di Kierkegaard: gli esseri umani sono infelici perch? ad ogni scelta corrispondono molteplici rinunce? Ebbene, tira una linea dritta da un posto del mondo all'altro e percorrila...
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