Rodi in lungo e in largo (2a parte)
Diario di un viaggio da ricordareArea:
Grecia - Argomenti:
destinazioni, Europa, isole, mare, Mediterraneo
Purtroppo la ressa che c'é in spiaggia non é niente confronto a quella che
si trova in paese. La rotatoria é addirittura intasata dalle auto e dai
bus, clacson che suonano gente che va e viene, vicoli brulicanti di
persone...
Con questo scenario da "kasba" mussulmana, ci addentriamo, non a fatica,
nel cuore del paese. I negozi sono ora tutti aperti e mettono in mostra la
loro mercanzia; i vicoli sono completamente tappezzati di merce, che non
varia poi molto da un esercizio all'altro. Fondamentalmente vendono tutti
le stesse cose : paccottiglia per turisti, cara e di poco spessore
caratteristico...
Non a caso non compro niente, principalmente perché non mi attrae nulla !
Tuttavia girare per questi vicoli risulta comunque piacevole.
Anche i locali e i ristoranti sono moltissimi, si ha l'imbarazzo della
scelta, ma i prezzi sono molto più alti.
Ci sediamo in un bar con le sedie e i tavolini di legno, posto in un'ansa
di un vicolo non troppo affollato e all'ombra delle abitazioni e del
pergolato, sorseggiamo un "frape"; costo 3,00 euro ! Anche il café greco
costa come l'espresso in Italia, anzi di più, euro 1,50 !
Trascorriamo un'ora al fresco, quindi la voglia di mare torna a
stuzzicarci e lasciamo Lindos, la cui baia sarà ormai un carnaio; proviamo
a vedere com'é Pefki e Lardos.
Il "bolide", al sole da ore, é un forno; fortunatamente lo spostamento per
raggiungere Pefki é molto corto, 4 Km. e 15 interminabili minuti di
sofferenza...
Pensavamo di trovare un piccolo paesino, ma superato
Capo Ioannis,
troviamo una bella località balneare, che non ha niente da invidiare a
Lindos, se non la fortezza...
Finita la discesa, sulla sinistra si trova, nell'ordine, la deviazione per
la piccola chiesetta di Agia Ioannis, che si intravede sulla cima del
massiccio omonimo e poche centinaia di metri dopo, quella per Pefki.
Percorriamo la strada che porta in paese, ma sarebbe meglio dire che
delimita verso terra il perimetro di quest'ultimo, scorrendo
un'interminabile fila di ristoranti, negozi, bar e locali; altro che
Lindos, qui lo sviluppo urbanistico non ha avuto freno...
Ogni cinquanta metri sulla destra si incontra una traversa che va verso il
mare; noi invece andiamo sino in fondo e alla fine ci troviamo al capo
opposto del paese, ottimo, per dominare la baia dall'alto e vedere così
qual'é il posto migliore dove sistemarci.
La vista, purtroppo, complice una forte mareggiata, non é affatto delle
migliori ! L'acqua é di un azzurro intenso, quasi pastello al largo, ma
diventa color sabbia verso riva...
La spiaggia, oltre ad essere stretta, é costellata di ombrelloni e
lettini, vista da lontano sembra molto affollata...; non siamo certo
scappati dalla padella per finire nella brace ! Quindi anche se i nostri
pareri sono discordi, visto che a me non piace, mentre Cinzia non la
disdegna, prevale l'idea di proseguire per vedere cosa ci può offrire
Lardos, consentendoci di fare una scelta.
Ritorno sulla strada principale e proseguo verso Sud; dopo 3 Km.
incontriamo il bivio per Gennadi e Kattavia e, pur se in piccolo e
leggermente sbiadito, l'indicazione per "Lardos beach". La strada, però,
non promette nulla di buono : é costellata da hotel, villaggi e
abitazioni, chiaramente estive...
Orientiamo il nostro senso di marcia affidandoci alla "vecchia"
segnalazione e dopo 1,5 Km., sulla sinistra, troviamo la deviazione per la
baia di Lardos; svoltiamo, ma già dall'alto della strada, quello che vedo
non mi soddisfa molto...
Ci fermiamo subito, dopo solo 100 metri, alla fine della lunga baia e,
nonostante l'insoddisfazione, decidiamo di fermarci qui, dato che ormai
sono le 16.30 e ci sono due piccoli alberelli, proprio a ridosso della
spiaggia, che garantiscono un pò d'ombra naturale.
Dietro le nostre spalle, dal lato opposto della strada, i soliti
ristoranti e hotel; sulla spiaggia, i soliti ombrelloni e lettini...
Non é niente di particolare, anzi sicuramente il tratto di costa meno
attraente che abbiamo visto sino ad ora. Ci sono sabbia e ciottoli e
l'acqua, pur avendo un colore verde brillante, non é completamente
limpida.
Terminiamo comunque qui la nostra giornata e verso le 18.30, quando il
sole scompare dietro l'altura alla nostra destra, facciamo ritorno verso
Tolos; il viaggio mi sembra più lungo e noioso di quanto sia realmente, ma
forse é la stanchezza ha condizionare questa percezione...
Per cena, dopo una giornata a digiuno, ritorniamo alla "Taverna To
Petrino", dove ci rifocilliamo mangiando piatti tradizionali greci :
insalata greca, dolmados e gemista !
Per la cronaca, i dolmados sono degli involtini fatti con foglie di vite,
contenenti del riso, molto saporito e speziato di timo; i gemista invece
non sono altro che pomodori e peperoni ripieni, sempre dello stesso riso.
Dopo cena raggiungiamo la vicina Paradissi, convinti di trovare un pò di
vita e i negozi aperti; rimaniamo, però parzialmente delusi, visto che
tutti i negozi sono chiusi e di aperto ci sono solo i locali che si
affacciano sulla strada principale e sulla piazza. Ci sediamo nel più
carino (o perlomeno, quello che a noi sembra essere il più carino...) e
prendiamo un café greco.
Rimaniamo soddisfatti, per servizio, musica e prezzi e nelle sere
successive non disdegneremo di tornarci.
18 Agosto 2002 - Kiotari, Gennadi
Sveglia tranquilla verso le 08.30 e dopo una bella colazione a base di
frutta e yogurt sul "nostro" balcone, partiamo alla volta di Gennadi,
paese che si trova a Sud della costa orientale dell'isola.
Invece della "solita strada" questa volta seguo un nuovo percorso; scopo
del cambiamento, la curiosità di vedere il paese di Profitis Ilias, posto
al centro del massiccio omonimo.
Supero quindi Soroni e arrivato alle porte di Kalavarda, prendo a sinistra
in direzione Salakos.
La strada si allontana dalla costa e comincia a salire; dopo 7 Km.
incontriamo le prime case di Salakos, piccolo centro ben curato e
accogliente, almeno all'apparenza.
A colpirmi é soprattutto la zona principale del paese, che si sviluppa ai
lati della strada e che si estende per circa 1,5 Km. Presenta nella zona
di maggior concentrazione di case, due "ouzery" carini e caratteristici;
inoltre sia all'inizio che alla fine dell'abitato, sono posti due enormi
cartelli di legno che recano la scritta "Benvenuti" e "Arrivederci".
Questa "raffinatezza" la riscontreremo solo qui !
Niente di particolare, sono d'accordo, ma ti danno l'impressione di essere
ben accetto...
Oltre il cartello di commiato dai visitatori, la strada continua per altri
5 Km., salendo le pendici occidentali del monte Ilias e lasciando
intravedere a tratti la costa sottostante.
Si giunge quindi ad un bivio : a destra si va verso Emponas; a sinistra
verso Profitis Ilias. Noi prendiamo a sinistra, anche se Emponas é uno di
quei posti che stuzzicano la mia curiosità; magari nei prossimi giorni ci
andremo (questo é quello che pensai, ma purtroppo resterà soltanto un
pensiero...).
Due chilometri dopo ci troviamo di fronte ad un'altro bivio : questa volta
vado a destra !
I seguenti 5 Km., che conducono sino al paese di Profitis Ilias, sono, per
il panorama che regalano, eccezionali, incredibili e particolarissimi.
La strada sale al centro della montagna tra piccole e continue curve nel
bel mezzo di un vero e proprio bosco di conifere, pini e abeti; una
vegetazione incredibilmente florida e bella ci inghiotte e di colpo
diventiamo anche noi parte di questa pineta fittissima, in cui i raggi del
sole filtrano a fatica e soltanto a tratti, creando un crepuscolo di luce,
che rende pieno di fascino questo spostamento.
Chi l'avrebbe mai detto ? E soprattutto, chi se lo poteva aspettare, visto
che non é riportato in nessuna guida ?
Rimaniamo stupiti e sbalorditi della bellezza di questo luogo, della
stranezza e delle contraddizioni che questa isola ancora una volta ci
regala. Perché siamo su un'isola greca e non bisogna dimenticarlo !
Giunti alle porte del paese, un'altra scoperta strana e affascinante ci
aspetta : nel cuore di questa pineta, infatti, sulla sinistra, proprio a
ridosso della strada, troviamo due alberghi. La cosa non avrebbe niente di
particolare, se questi non fossero costruiti in stile alpino:
due baite,
come ce ne sono tante in Tirolo, nel cuore di Rodi!
Sono detti "il cervo" e "la cerva" e sono, purtroppo, in
stato di abbandono; peccato, perché sono molto belli, curati nei minimi
particolari e si integrano benissimo nell'ambiente circostante. Al loro
interno ci sono ancora gli arredi, che dovevano essere molto fini. Ignoto
il motivo della loro costruzione e tanto meno quello del loro abbandono...
Proseguiamo, lasciandoci alle spalle Profitis Ilias, verso Eleoussa, dove
ci ricolleghiamo all'ultimo tratto della "solita" strada, che utilizziamo
per raggiungere la costa orientale.
Arrivati a Kolimpia chiaramente andiamo in direzione Lindos, ma questa
volta evitiamo di passarci, svoltando a destra per Lardos, al bivio che si
incontra subito dopo aver superato Kalathos.
Voglio evitare la costa e soprattutto Lindos, dato che é domenica e il
traffico é sostenuto. Raggiungo il mio scopo a discapito del panorama,
visto che senza troppa fatica, superato Pylonas e dopo aver costeggiato
per 6 Km. le pendici occidentali del monte Marmari, arriviamo a Lardos.
A differenza di Pylonas, che un piccolo centro costituito soprattutto da
case bianche, nella migliore tradizione greca, Lardos, mi appare poco
tradizionale e in grossa espansione; ovunque infatti ci sono case in
costruzione e cartelli che ne offrono e pubblicizzano l'acquisto. Il più
grande e ripetitivo é quello che riguarda le villette e gli appartamenti
del centro "White House of Lardos" !
L'impossibilità di costruire a Lindos, a portato alla eccessiva
"colonizzazione" dei paesi limitrofi e Lardos non fa certo eccezione !
Superato il paese si incontra un altro bivio : se si prosegue diritto, si
arriva a Pefki e poi di nuovo a Lindos lungo quella che é la strada
costiera; se si svolta a destra si va verso Gennadi e Kattavia.
E' superfluo dire dove ci dirigiamo...; superata l'indicazione per la baia
di Lardos, dove siamo stati ieri, dopo una curva ad angolo retto verso
destra, si apre di fronte a noi la baia di Gennadi.
Percorriamo costeggiandola 9 Km. e incontriamo Kiotari, che per il momento
non prendiamo minimamente in considerazione. Altri 4 Km. e siamo a Gennadi.
Il paese é molto grande e sembrerebbe abbastanza turistico, visti i
numerosi bar, ristoranti e hotel. Attrazione principale : la bella e
grande chiesa di San Giorgio.
Imbocchiamo a sinistra una delle numerose piccole strade che vanno verso
il mare e che normalmente culminano con un ristorante o un bar a ridosso
della spiaggia; percorriamo circa 800 metri e arriviamo sulla costa.
La baia di Gennadi é lunga e ininterrotta; costituita di sabbia e ghiaia e
con diversi punti in cui ci sono ombrelloni alternati ad ampi spazi
deserti, in cui regna la quiete e la tranquillità.
Purtroppo l'unica ombra disponibile é quella che offrono gli ombrelloni;
niente alberelli, ne scogli. Decidiamo così di provare a vedere se a
Kiotari riusciamo a trovare un angolo adatto alle nostre esigenze.
Marcia indietro e percorsi 4,5 Km. svolto verso la costa, seguendo le
indicazioni per "Kiotari beach"; meno di 1 Km. e siamo in riva al mare !
L'aspetto sembra più carino o forse é solo un'impressione...; ci sono 7
ombrelloni con lettini e un grosso scoglio, sormontato da una capanna, che
separa la baia dal piccolo ormeggio del luogo.
A ridosso, dall'altra parte della strada, il bel "Ristorante Stefano" e, a
seguire, due bar, il primo dei quali non é aperto di giorno.
Prendiamo posto sotto lo scoglio, che ci assicura ombra per le ore più
calde e ci godiamo la spiaggia.
Quest'ultima e fatta interamente di ghiaia, che prosegue sin dentro il
mare; l'acqua ha un acceso colore verde ed molto limpida. Tutto sommato un
bel posticino...
Verso le 14.00 decidiamo di mangiare qualcosa e andiamo al "Ristorante
Stefano"; il pesce é carissimo a discapito delle numerose barche che si
trovano nel piccolo porticciolo e che presupponevano la presenza di
numerosi pescatori.
Le altre pietanze sono nella norma; prendiamo una moussaka (4,20 euro) e
un'insalata greca (3,50 euro). Le porzioni sono abbondanti e buone; il
caffé greco é fatto veramente bene !
Ritorniamo in spiaggia per qualche ora; poi alle 17.30 decidiamo di
togliere le tende.
Prendiamo un bel frape nel bar di fianco al ristorante (1,50 euro) e
ripartiamo alla volta di Tolos.
Invece di ripercorrere a ritroso la strada da cui siamo arrivati,
ritorniamo a Gennadi, dove, prima di entrare nell'abitato, giriamo a
destra verso l'interno in direzione Vati, che raggiungiamo dopo 7 Km. Il
paese é insignificante, anzi un pò squallido, forse perché completamente
fuori dalle rotte e mete turistiche.
Proseguiamo per Apolakkia; altri 10 Km. di strada interna, quindi
riassaporiamo i panorami che l'escursione dei giorni scorsi ci ha
regalato, attraversando nuovamente Monolithos, Siana e Kritinia,
costeggiando prima il massiccio dell'Akramytis e poi quello
dell'Attaviros.
Ancora una volta rimango entusiasta di ciò che la natura mi offre,
compreso uno splendido tramonto sulle piccole isole di fronte al Castello
di Kritinia.
19 Agosto 2002 - Rodi, Felirimos, Baia di Trianta, Ialyssos
Ci alziamo prestissimo per la visita alla capitale dell'isola; sappiamo
che é sempre piena di turisti e visto che vogliamo vedere la città vecchia
senza troppa folla per godere a pieno del suo fascino, alle 07.15 siamo già
in viaggio.
Risaliamo verso Nord la costa occidentale e superato l'aeroporto, seguiamo
le indicazioni per Rodi.
La strada abbandona la costa e piega verso destra; é una sorta di
superstrada, scorrevole, rettilinea e veloce, che consente di evitare il
caos dei paesi affacciati sulla baia di Trianta.
In circa 15 minuti siamo in città; qui mi oriento più a logica che
seguendo la cartina, per altro poco particolareggiata e che quindi mi
potrebbe dare ben poco aiuto. Il mio senso dell'orientamento funziona, o
forse é solo fortuna, ma ci ritroviamo in Odòs Papagou, la strada che
porta al porto di Mandraki, costeggiando le mura della città vecchia.
Lasciamo qui il "bolide", nei parcheggi a destra della carreggiata. Sono a
pagamento; bisogna fare il biglietto e esporlo sul parabrezza. Evitare di
fare i furbi é consigliabile, visto che controllano e proprio a metà della
stessa via c'é la caserma della polizia turistica !
Il distributore é situato circa a metà della discesa; lo raggiungo e
faccio un biglietto per una sosta di 4 ore. Il costo é di 0,60 euro
all'ora : inserisco 2,40 euro e fino alle 13.00 sono a posto !
Sbrigate queste piccole faccende burocratiche, invece di scendere verso il
porto, risaliamo Odòs Papagou, costeggiando il parco. Poche centinaia di
metri e incrociamo Odòs Dimokratias, che prendiamo andando verso sinistra,
tenendoci sempre a ridosso del parco, nel quale ogni tanto ci addentriamo,
per vedere le mura della città vecchia.
Altri 500 metri e giungiamo alla porta Agios Athanasiou : questo é il
nostro ingresso per la città vecchia !
Le mura sono già uno spettacolo; imponenti e massicce. La loro forma
definitiva si deve al Gran Maestro d'Aubusson, dato che i cavalieri si
limitarono esclusivamente a restaurare le antiche mura bizantine.
In alcuni punti sono spesse 12 metri e il fossato arriva a 21 metri di
larghezza. Se ciò stupisce, quello che si trova al loro interno é qualcosa
di unico e indescrivibile...
La città vecchia infatti é un vortice di vicoli e piccole stradine che si
intrecciano tra loro in un enorme labirinto con un fascino inconsueto e
particolarissimo. Perdersi e ritrovarsi al suo interno é una vera e
propria gioia...
Tutte le costruzioni sono in sasso e sono le stesse, spesso fedelmente
ristrutturate, di sei secoli fa; mi sembra, infatti, di attraversare una
porta nel tempo, che ci proietta indietro negli anni, sino al medioevo.
La città medievale, detta "Kastro" é suddivisa in due settori : quello
Nord, che comprendeva l'acropoli interna e il Castello dei Cavalieri,
detto "Collacchio" e quello Sud, la "Chora", più vasto, dove abitava il
popolo.
Ci aggiriamo stupiti nei vicoli della "Chora" e giungiamo senza neanche
renderci conto in Odòs Sokratous, meglio nota con il nome di "lungo
bazar"; proprio questo sembra, con i negozi che si susseguono su entrambe
i lati della strada, che culmina con la
Moschea di Solimano, di cui
é ben visibile solo l'alto minareto, visto che il resto é inpacchettato per
il restauro.
Poco distante si scorge la "Torre bizantina dell'orologio", circondata da
un bel cortile ombreggiato da platani.
Scendendo dalla parte opposta invece, al termine della via, sulla sinistra
troviamo la biblioteca turca, quindi si apre la bella "Piazza Ippocrate",
con al centro la fontana turca. Qui l'unico edificio salvatosi
dall'espansione edilizia é la "Castellania", ben individuabile per la
grande scala esterna, dove in molti si siedono a riposare. Costruita nel
1507 era il luogo dove si radunavano i commercianti.
Non si può sbagliare o pensare di non trovarlo; circondato da locali,
ristoranti e negozi, la sua architettura, fortunatamente intatta, stride
come il canto di una sirena in una discoteca !
Poco distante c'é la "Porta del Porto", affiancata da due torri; oggi il
mare non la raggiunge più, ma in passato, come testimoniano alcuni
disegni, sicuramente la lambiva.
Seguendo Odòn Aristotelous, in pochi passi, arriviamo nella "Piazza degli
Ebrei Martiri", al centro della quale si trova una fontana con tre
ippocampi di metallo nero che si fronteggiano.
Sul lato Nord della piazza, un altro importante monumento : il "Palazzo
dell'Episcopato"
Proseguiamo ancora imboccando Odòn Pindarou, alla fine della quale, le
rovine della chiesa gotica della Madonna della Chora, ci ricordano, quanto
insulsa può essere la natura umana; esse infatti, sono tagliate in due
dalla strada asfaltata !
Ritorniamo sui nostri passi e seguendo Odòn Ermou, ci immettiamo in Odòn
Apellou.
I negozi ormai sono tutti aperti e la città vecchia brulica di turisti;
l'impatto visivo di cui abbiamo "goduto" al nostro arrivo, nel silenzio e
nella solitudine, irrimediabilmente viene ovattato dalla massa. Per questo
motivo consiglio a chiunque di recarsi a Rodi nelle prime ore del mattino,
per assaporare a pieno tutto il fascino di questo incanto, sospeso nel
tempo.
Sono le 10.00 e decidiamo di fare colazione, anche perché siamo attratti
da un bel localino, che ci riserverà, in questo senso, molte
soddisfazioni...
Io trovo finalmente un'ottima "spanecopita" (sformato di spinaci e
formaggio); la Cinzia una prelibata torta al cioccolato, porzione super,
che le fa luccicare gli occhi !
Rifocillati, ripartiamo alla scoperta della città. Seguendo Odòn Apellou,
sulla sinistra, troviamo "l'Ospedale dei Cavalieri", che testimonia quello
che era il compito primario dell'ordine : ospitare e prendersi cura dei
pellegrini che tornavano dai luoghi santi, prima; dei crociati, dopo.
Oggi invece, la struttura ha una destinazione meno gravosa; ospita,
infatti, la sede del Museo Archeologico di Rodi.
L'Ospedale dei Cavalieri fa angolo con la bellissima Odòn Ippoton, dove si
trovano le sedi dei consolati e che conduce al Palazzo dei Gran Maestri.
La risaliamo tutta e giungiamo all'entrata del Palazzo, posta sotto una
volta alta e straordinaria a livello architettonico (alzare il naso per
credere). Purtroppo oggi é Lunedì, ed il Palazzo é aperto dalle 12.30 alla
19 ! Tutti gli altri giorni, invece, esclusa la domenica, dalle 09.00 alle
19.00; bella sfiga !
Decidiamo di continuare il nostro giro, attendendo le 12.30, quindi
ripercorriamo a ritroso Odòn Ippoton e giunti in cima ci fermiamo a
guardare la chiesa bizantina della "Madonna del Castello".
Il suo interno é rimasto intatto nonostante durante l'invasione turca,
fosse stata trasformata in moschea, ma il campanile non c'é più, visto che
era stato trasformato in minareto.
Proprio di fronte, dall'altro lato della strada c'é la "Locanda dei
cavalieri di Auvergne, che mostra una caratteristica architettonica
particolare ed unica : la scala costruita sulla facciata, infatti, é un
elemento tipicamente Egeo e non certo di origine occidentale.
Proseguendo, oltrepassiamo una piccola arcata, che ci inserisce nella
piazza di Argirokastrou, al centro della quale c'é una fontana. La base di
quest'ultima, che non é altro che un fonte battesimale, fu trovata da
archeologi italiani nella chiesa di Sant'Irene, nel villaggio di Arnitta e
trasportata nel luogo attuale.
Rimango colpito dalle numerose sfere di pietra che si trovano sparse in
giro; non sono altro che le palle di pietra utilizzate nella difesa della
città, durante l'invasione turca.
Dietro la fontana si erge una delle più antiche costruzioni del castello,
datata 14° secolo, dove oggi ha sede l'Istituto storico Archeologico.
Oltre si apre la grande Piazza di Symi, proprio all'imbocco della Porta di
Eleftherias (della libertà).
Qui si trovano le rovine del tempio di Afrodite, che risalgono al 3°
secolo a.C. e che costituiscono uno dei rari monumenti dell'antichità, che
si possono trovare in città.
Superiamo la piazza e usciamo dalla città vecchia attraverso la Porta
Eleftherias. Ci ritroviamo così di fronte al porto di Mandraki, porto di
battaglia dell'antica Rodi, dove oggi sono ormeggiate le imbarcazioni
private e i piccoli traghetti che giornalmente collegano Rodi con le isole
limitrofe.
Risaliamo la darsena destra, su cui si trovano i tre mulini a vento, dove
un tempo veniva macinato il grano scaricato dalle navi commerciali.
Questa lingua di terra culmina poi con il faro di Agios Nikolaos,
anch'esso fortificato e visitabile, senza spendere nulla. Da qui si può
vedere a destra il nuovo porto commerciale, dove attraccano i grandi
traghetti e oltre il secondo porto, Akantia.
Inoltre, guardando verso la città, si notano benissimo, le mura
fortificate e su tutto il magnifico "
Palazzo dei Gran Maestri",
ricostruito pietra su pietra durante il dominio italiano.
Il lato opposto del porto costeggia, invece, la città. All'inizio si trova
il parcheggio dei taxi, proprio di fronte alla "verde" piazza Alexandrias,
quindi la nuova piazza del mercato dove i negozi si susseguono gli uni
agli altri.
Alle spalle del nuovo mercato, in Odòs Aveof, c'é la stazione degli
autobus; la linea Roda, copre la costa occidentale, la linea Ktel, quella
orientale.
All'inizio del lungo mare, infine, c'é la fermata dei bus che seguono
l'itinerario cittadino; in tutto 8 linee.
Proseguendo, passiamo davanti alla banca di Grecia, al palazzo di
giustizia e alle poste. Di fronte al palazzo delle poste si trova la
"Chiesa dell'Annunciazione", costruita dai cavalieri e copia fedele della
chiesa medievale di San Giovanni.
Alla sua destra, ben visibili, le due colonne che delimitano l'ingresso al
porto, sulla cima delle quali svettano le statue del "Cervo" e della
"Cerva", simboli della città. Qui la tradizione colloca il mitologico
colosso di Rodi.
Terminato questo giro, sono ormai le 12.10 e decidiamo di ritornare al
"Palazzo dei Gran Maestri" per potervi entrare.
In poco meno di 10 minuti, attraversando di nuovo la "Porta Eleftherias",
raggiungiamo l'entrata del Palazzo; é ancora chiuso e c'é una calca di
gente che attende.
All'apertura, tutti si affrettano ad entrare e, dato che si paga
l'ingresso, si crea una lunga coda davanti alla maestosa entrata posta in
mezzo a due grandi torri.
Di fare coda non abbiamo, ne voglia, ne tempo (dato che il parcheggio é
pagato sino alle 13.00), quindi ci accontentiamo di di vedere l'ingresso
del palazzo e poi ci dirigiamo alla macchina.
Rodi é fantastica, incredibile, bella e affascinante; ci si può
tranquillamente passare un'intera giornata, tanti sono i monumenti che
possiede. Anzi forse non é affatto sbagliato pensare che sia tutto
l'insieme un'enorme monumento, che é arrivato intatto sino a noi...
Lasciamo Rodi seguendo la costa occidentale; scendendo da Odòn Papagou,
prendiamo a sinistra, costeggiamo il porto, passiamo di fronte
all'acquario e torniamo indietro seguendo le indicazioni per Ialyssos.
Subito dopo l'acquario, che si trova sulla punta occidentale della città,
si apre una piccola e stretta spiaggia, costellata di ombrelloni e piena
di gente : é la spiaggia della città.
L'aspetto non é particolarmente invitante, ma l'acqua ha un colore
fantastico : azzurro pastello.
Superiamo Kritika e Ixia, costeggiando la baia di Trianta, dove i grandi
alberghi si susseguono; questa é la zona della prima grande espansione
turistica.
Dopo 8 Km. entriamo nell'abitato di Ialyssos, altro grosso centro
turistico e sulla sinistra intravedo il cartello che indica la deviazione
per il colle di Filirimos, dove si trova l'acropoli di Ialyssos.
La strada, 5 Km. in tutto, va verso l'interno e per i primi 3 Km. resta
pianeggiante; poi comincia a salire, con vari tornanti, in mezzo ad un
bosco di pini, per giungere in cima al colle, dove di fronte ad un ampio
parcheggio, c'é l'ingresso all'acropoli.
Non si paga nulla per accedervi e superato il cancello e l'immancabile
bar, si hanno due scelte : a sinistra si sale verso l'acropoli, a destra
si può seguire un lungo cammino alberato, denominato "Via Crucis", che
raggiunge la sommità occidentale del colle.
Ci avviamo verso l'acropoli e fatta una breve salita, arriviamo alla
piccola chiesa di Panagia Filerimou. Carina e strana al tempo stesso, con
un campanile che sembra più una torre, la chiesetta si integra benissimo
nel paesaggio brullo, grazie al colore delle pietre che la costituiscono.
L'interno é però spoglio e oscuro; la sola luce presente é infatti quella
che filtra dalle strette finestre.
Sulla destra si trova il corpo centrale del Monastero dedicato alla
Madonna, che continua girando dietro la chiesa. Opera del 15° secolo,
durante l'occupazione turca, venne utilizzato come stalla della cavalleria
ottomana e solo con l'occupazione italiana tornò al suo splendore.
Le celle che lo compongono si susseguono lungo uno stretto e basso
corridoio, dove tra una porta e l'altra si trova il dipinto di un santo.
Torniamo indietro e usciamo dall'acropoli, rinunciando a fare la "Via
Crucis"; ci attira molto di più vedere il paesaggio che si gode dal colle,
proprio alla fine della salita, sulla sinistra, terminata l'ultima curva,
prima del breve rettilineo, che porta al parcheggio.
Ci sono due sedie rosse; le raggiungiamo a piedi e ci sediamo di fronte a
questa stupenda cartolina. Di fronte a noi c'é la baia di Trianta e lo
sguardo segue l'orizzonte, da Rodi a Kremastì !
Restiamo per una mezz'oretta, anche perché al fresco e con la brezza che
soffia leggera, é veramente un piacere stare lì seduti a guardare lo
sfondo che Rodi ci offre.
Ripartiamo intorno alle 16.00 e scesi a Ialyssos, seguo le indicazioni per
la spiaggia. Arriviamo così in riva al mare, all'altezza di un grande hotel
e stendiamo il nostro telo sui ciottoli grossi che costituiscono la
spiaggia.
C'é molto vento e il mare é abbastanza mosso; l'acqua non é limpida, ma ha
un colore azzurro intenso. Prendere il sole non é per nulla "faticoso"; il
vento non ci fa percepire il suo calore, anzi ho un pò di freddo.
Restiamo sino alle 19.00, poi facciamo ritorno a casa. La sera ceniamo
nuovamente alla "Taverna To Petrino", un pò per pigrizia, un pò per
stanchezza, un pò perché siamo sicuri di mangiare bene; in effetti il buon
"Petrino" non si smentisce neanche in questa ventosa serata, lasciandoci
"pienamente" soddisfatti.
20 Agosto 2002 - Terme di Kallithea
Sveglia finalmente tranquilla, alle 09.00, per la visita delle terme di
Kallithea, poste all'inizio della costa orientale, a 15 Km. da Rodi città.
Per raggiungerle ripercorriamo la super-strada con la quale ieri siamo
giunti a Rodi, ma arrivati al semaforo, che di fatto, ne sancisce la fine,
invece di girare a sinistra, verso la città, prendiamo a destra verso
Faliraki.
Faliraki è il cuore del nuovo sviluppo turistico dell'isola; la "Rimini"
del luogo, con grandi alberghi, numerosissimi locali e discoteche.
Arrivarci di mattina, già da un'idea di quello che si potrà trovare la
sera; il turismo é cosmopolita con una predominanza di inglesi.
Fortunatamente e senza rimpianti, la tocchiamo solo marginalmente, di
passaggio; prendiamo infatti la strada costiera, ritornando verso il
capoluogo e fatti 6 Km., sulla destra, troviamo la deviazione per
Kallithea.
Percorriamo altri 500 metri e siamo nel grande parcheggio delle terme, di
fronte al quale si trovano due piccoli bar.
L'entrata alle vecchie terme é gratuita, anche perché sono state
abbandonate e solo ultimamente si sono fatti dei lavori per poterle
recuperare. Di questi lavori, troviamo tracce tangibili, una volta entrati
nel centro; il corpo principale delle terme, quello posto a ridosso della
minuscola spiaggia, presenta ricoperto di una gettata di cemento grigio,
che fa svanire il fascino naturale della costruzione. L'interno invece é
fortunatamente ancora salvo e garantisce un pò di quella caratteristica
atmosfera, che doveva respirarsi al suo interno nei momenti di massimo
splendore.
Il resto della struttura é completamente in rovina e aggirarsi per quelli
che erano gli spogliatoi e i padiglioni laterali sembra un viaggio
all'interno di una città fantasma.
Tuttavia ciò che resta consente di farsi un'idea della bellezza e del
fascino che questo luogo doveva avere, quando dalle sue fonti sgorgava
un'acqua dalle qualità terapeutiche.
L'insenatura su cui si affacciano le terme ha un'acqua limpida e di colore
verde; anche qui é pieno di lettini e volendo si può rimanere per
trascorrere una tranquilla giornata al sole. Il complesso termale é stato
riciclato e trasformato così in stabilimento balneare !
Noi decidiamo, invece, di raggiungere la spiaggia posta dalla parte
opposta, proprio sotto il parcheggio, da cui parte il breve sentiero che
consente di accedervi.
C'é una piccola spiaggia di sabbia, con ombrelloni e lettini, ma l'accesso
al mare avviene esclusivamente dagli scogli e in alcuni punti, ciò é
facilitato da apposite passerelle di legno al termine delle quali si
trovano delle corte scalette che si gettano in mare. Sul lato sinistro
invece ci sono solo scogli, fortunatamente abbastanza levigati e piatti.
Ci sistemiamo proprio qui, sfruttando al meglio l'ombra che i macigni più
grandi possono offrire.
L'acqua é limpidissima e di un colore verde acceso. Entrarci non é poi
così difficile, anche senza l'ausilio delle passerelle e delle scalette.
Unico neo : la quasi totale assenza di vento, visto che la spiaggia si
trova in una baia molto coperta. Oggi il sole si sente... e quanto si
sente !
Sulla sinistra, all'inizio della spiaggia, c'é una taverna con diversi
tavolini, posti sotto un pergolato coperto d'edera.
Verso le 13.30 abbiamo l'occasione di saggiare la sua utilità e
funzionalità ! I prezzi sono nella norma; c'é una differenza minima con i
bar dei centri più grandi, che si può stimare nell'ordine di un euro in
più per ogni consumazione. Per farsi un'idea : il frape costa 2 euro, una
bella fetta di anguria, 2,50 e una bottiglia di Fanta da 0,33 cc., 1,50.
Dopo aver trascorso le ore più calde comodamente seduti al bar, ritorniamo
sugli scogli, dove rimaniamo sino alle 19.00; praticamente sino a quando il
sole sparisce dietro la collina adiacente, quindi ritorniamo a Tolos.
La sera ceniamo a Paradissi, con le gyros di "Xepi", che sono proprio
buone. Terminiamo infine la serata, prendendoci un buon "kafedaki", ovvero
un café greco servito nel bicchiere di vetro e non nella tradizionale
tazzina.
21 Agosto 2002 - Capo Ladikò, Baia di Anthony Quinn, Trogonou
Torniamo ad alzarci presto perché é nostra intenzione andare alla
baia
di Anthony Quinn, che sappiamo, per sentito dire, essere meta di molti
turisti.
Dato che si trova subito dopo Faliraki, per raggiungerla ripercorro la
strada che da due giorni ci consente di arrivare dalla parte opposta
dell'isola e giunto a Faliraki, prosegui verso Sud. Percorro poco più di 1
Km. e sulla sinistra trovo la deviazione per Ladikò e la baia di Anthony
Quin.
La strada sale per 500 metri, quindi ridiscende per circa 200 metri e si
biforca; prendendo a destra si scende per altri 150 metri arrivando a
ridosso della baia di Capo Ladikò. Qui si trova una piccola e stretta
spiaggia di sabbia e ghiaia occupata completamente da ombrelloni e
lettini, alle spalle della quale c'é una Taverna.
Andando a sinistra, invece, la strada continua per circa 200 metri,
terminando in uno spiazzo sterrato che funge da parcheggio per coloro che
vogliono scendere alla baia di Anthony Quin, oppure al porticciolo di Capo
Ladikò, costituito da una banchina in cemento, sulla quale sono disposti
ombrelloni e lettini.
Lasciamo il bolide all'ombra dei numerosi alberelli presenti e ci
dirigiamo alla baia di Anthony Quin. Questo nome deriva dal fatto che il
governo, ai tempi del film "Zorba il greco", aveva regalato la baia al
popolare attore; alcuni anni dopo, però, cambiato il governo, lo stato si
riprese il regalo ! L'attore non si rassegnò all'idea di perdere questo
piccolo angolo incontaminato e aprì un contenzioso legale, che ancora oggi
si trascina senza giungere ad una soluzione.
La scalinata che consente di raggiungere la baia, comincia proprio dal
parcheggio, a ridosso del minuscolo bar, che dall'alto la domina.
C'é anche un sentiero, che parte dal bar e si erpica sul promontorio a
sinistra della baia, dal quale é possibile godere di una bella vista sulla
baia stessa.
Quest'ultima é dotata di una spiaggia ridottissima; forse sarebbe meglio
chiamarla riva, visto che é larga 3/4 metri, costituita completamente di
ciottoli e molto frastagliata.
I lettini sono ovunque e comunque...; più gente arriva, più cercano di
sistemarne e dato che costano 7 euro al giorno, se ne comprende il motivo.
Gli ombrelloni invece sono pochissimi, ma del resto non si saprebbe dove
piantarli...
In compenso l'acqua é straordinaria; limpidissima e di un colore
particolare, che va dal verde all'azzurro tenue.
Purtroppo, data la sua notorietà, si riempie subito e in breve tempo ci
troviamo in un carnaio; praticamente siamo gomito a gomito e poco ci manca
che ci calpestino !
Questa situazione diviene insopportabile intorno alle 12.30, quindi
decidiamo di abbandonare la baia e spostarci oltre. Visto che siamo
vicini, proviamo ad affacciarci sulla spiaggia di Capo Ladikò, ma anche
questa é stracolma; tutti gli ombrelloni sono pieni e c'é una
concentrazione di gente eccessiva per il corto e stretto litorale, di cui
la baia dispone.
Non é molto diverso da quello che abbiamo appena lasciato, di conseguenza
optiamo per un'altro spostamento.
Tuttavia la fame ci invita a sfruttare la taverna alla spalle della
spiaggia e dato che c'è un tavolino libero, ci sediamo.
Ordiniamo un'insalata greca ed una moussaka; i prezzi sono leggermente più
alti del normale, ma non così eccessivi. Il cibo comunque é ottimo, quindi
non badiamo più di tanto ai 12 euro che spendiamo.
La particolarità del posto si rivela però un'altra : nel tavolo di fianco
al nostro, scoviamo l'attrice Elena Sofia Ricci, con la figlia e i
genitori ! In seguito verremo a sapere, che ogni anno passano il mese di
Agosto proprio qui, soggiornando nel residence situato sulla collina
adiacente. Guarda un pò i casi della vita !
Terminato il nostro spuntino, lasciamo Capo Ladikò e ci dirigiamo verso la
baia successiva, quella di Afantou.
Lo spostamento é breve, solo 1,5 Km a Sud. La prima deviazione che
troviamo, é quella che indica "Trogonou beach" e non ce la facciamo
scappare; svolto a sinistra e dopo 500 metri siamo in riva al mare. E' il
tratto iniziale della lunga baia di Afantou.
Parcheggiamo il "bolide" nello spiazzo a ridosso della spiaggia, proprio
di fianco alla taverna omonima e ci dirigiamo verso il mare.
Sulla destra noto subito un presidio militare; una sorta di parcheggio per
auto civili, piantonato da un militare, ma non capisco immediatamente di
cosa si tratta. L'arcano si svelerà in seguito.
Di fronte alla taverna ci sono degli ombrelloni azzurri, comodamente
raggiungibili utilizzando le passerelle di legno, che anche noi
sfruttiamo, per camminare agevolmente sui ciottoli grossi, di cui il
litorale é composta.
Un centinaio di metri più a destra, c'é un'altro gruppo di ombrelloni,
tutti bianchi, con alle spalle una seconda taverna.
Proseguendo verso destra si arriva a ridosso delle pendici del colle che
delimita la spiaggia. ci dirigiamo proprio là, sistemandoci sotto questi
piccoli "faraglioni", tra i quali si aprono anfratti e grotte.
Camminare al di fuori della passerella non é molto agevole, ma neanche
così impossibile e anche se la gente non manca, l'estensione della
spiaggia, assicura un ampia porzione di spazio vitale ! Almeno non ho il
complesso da scatola di sardine che Capo Ladikò e la baia di Anthony Quin,
mi hanno suscitato !
Come detto la spiaggia é interamente composta da ciottoli grossi, bianchi,
levigati e arrotondati, che caratterizzano anche il fondale circostante.
L'acqua é molto bella; limpida e di un colore verde intenso nei primi 10
15 metri, diventa lentamente blu scuro più al largo.
Oltre all'ombra della scogliera, si é rinfrescati da una leggera brezza;
in sostanza un bel posticino !
Rimaniamo sino alle 19.00, quindi facciamo ritorno a Tolos.
Durante il ritorno ci fermiamo a Paradissi per la consueta "visita" al
supermercato e da "Xepi", dove ormai siamo clienti fissi, per riempire lo
stomaco con le sue appetitose e abbondanti "gyros pita".
22 Agosto 2002 - Trogonou
La baia di Afantou, ci ha lasciato soddisfatti e visto che riteniamo
meriti molto di più di qualche ora rubata alla fine di una giornata,
decidiamo di dedicargli interamente il nostro terz'ultimo giorno a Rodi.
Ci dirigiamo, proprio alla spiaggia che ieri ci ha lasciato così
soddisfatti : "Trogonou beach".
Ripercorriamo l'iter di ieri, andandoci a sistemare, proprio all'estremità
sinistra della spiaggia, dove c'é una sorta di grotta, molto affascinante,
sotto la quale disporsi.
Lo scenario é incredibile : di fronte, a pochi metri, il mare col suo
continuo andirivieni, a destra tutta la lunga baia di Afantou, sopra di me
la scogliera !
Le persone sono veramente poche e per molto tempo ci godiamo questo
anfratto da soli; poi, verso le 11.00 siamo costretti a dividerlo con
qualche altro, anche perché cominciano ad arrivare le barche che conducono
i turisti al "tour delle spiagge" e figurarsi se non fanno tappa qui !
Verso le 12.30, ripariamo all'interno della grotta, dove oltre all'ombra
si gode un bel fresco e inevitabilmente ci addormentiamo...
Ci risvegliamo un'ora dopo, sollecitati da un leggero languorino, quindi
prendiamo la via delle taverne, che abbiamo a disposizione.
Solo per motivi logistici (é la prima che incontriamo...) ci dirigiamo a
quella posta a ridosso del gruppo di ombrelloni bianchi; é carina, pulita
e stranamente vuota.
Immediatamente mi viene incontro il cameriere, o forse dovrei dire il
militare, dato che porta i pantaloni della mimetica; chiedo se posso
mangiare e lui gentilmente mi spiega che la taverna, come gli ombrelloni
bianchi di fronte, sono riservati solo ai militari e alle loro famiglie.
Ecco svelato l'arcano del giorno prima; é una sorta di spiaggia privata,
adibita ad uso militare.
A questo punto non abbiamo scelta : si va alla taverna successiva, quella
che porta il nome della spiaggia, poche decine di metri più avanti.
Qui la gente c'é e tutti i tavoli sono occupati; ne dividiamo così uno da
quattro posti, con una coppia di greci, che già sta mangiando e che di
buon grado accetta la nostra "intromissione".
Se una cosa del genere la facessimo in una pizzeria del nostro
"civilissimo" paese, rischieremmo la denuncia nel peggiore dei casi, gli
insulti e i più svariati commenti, nel migliore !
I prezzi sono abbordabili, anche per il pesce, quindi ne approfittiamo e
prendiamo un'insalata greca (3 euro), calamari (5 euro) e pesciolini
fritti (5,50 euro) e una porzione di tzatziki (1,80 euro); il tutto
bagnato da una
birra Mythos (greca, 2 euro) e una bottiglia d'acqua
da 75 cc. (1,50 euro).
Le porzioni sono abbondanti e tutto é buono e ben cucinato. Anche la
coppia al nostro fianco mangia pesce, ma a differenza nostra, pasteggia
con il tradizionale "ouzo", allungato con acqua e qualche cubetto di
ghiaccio.
Appena si rendono conto che anche noi mangiamo pesce, ma beviamo birra e
acqua, subito tentano di comunicare con noi e tra qualche parola di greco
a me nota e di inglese comunemente conosciuta, riusciamo a capirci. Il
messaggio é chiaro : "
psari me ouzu, ne me bear!", ovvero "il pesce
va mangiato sorseggiando ouzo e non birra !"
Questa é la migliore tradizione greca, che esalta il sapore del pesce. Mi
chiedono se ne voglio e io accetto volentieri; perché disdegnare una
tradizione ?
Alla mia risposta affermativa il signore si alza e va a recuperarmi il
piccolo e largo bicchiere normalmente usato per questa bevanda e mi versa
un pò di ouzo, aggiungendo del ghiaccio; quindi mi porge il bicchiere. Io,
un pò di esperienza delle tradizioni greche la porto con me, così, ci
aggiungo un pò dell'acqua di Cinzia, accompagnato da un segno di
approvazione di entranbi gli ellenici e brindo con loro.
L'alta gradazione alcolica dell'ouzo (40°, praticamente grappa di anice,
molto simile alla nostra sambuca) é stemperato dall'acqua e dal ghiaccio,
che addolciscono anche il forte sapore di anice, che lo contraddistingue.
Ne viene fuori una bevanda dal colore grigio chiaro, torbida e all'anice,
che accompagna, contrastandolo con forza il delicato sapore del pesce.
Continuiamo il nostro pasto con la compagnia discreta di questa gentile
coppia, con la quale abbozzo qualche altra parola, quindi dopo un buon
café greco, ritorniamo al nostro "rifugio".
Lasciamo a malincuore la spiaggia di Trogonou, quando il sole viene
nascosto dalla scogliera e ritorniamo a Tolos.
Ceniamo in appartamento con le ultime vettovaglie rimaste; ormai siamo
agli sgoccioli della viaggio...
23 Agosto 2002 - Haraci
Ci alziamo con tranquillità e andiamo a fare colazione a Paradissi. Ci
rechiamo da "Xepi", in piazza e ordiniamo due "kafedaki", che sono ormai
diventati una nostra consuetudine, dopo averne scoperto l'esistenza.
Qui conosciamo una gentile signora, Mia Papas, che ha vissuto per oltre
quarant'anni in Italia con la quale parliamo amichevolmente. Ci spiega,
che l'euro non é ancora stato ben digerito, almeno sulle isole e anche se
facilita il turismo, in molti non ne sono contenti. Inoltre ci dice che
quest'anno la stagione non é andata poi così bene; di solito Rodi é meta
di circa 6 milioni di turisti l'anno, mentre nel 2002 se ne sono visti
soltanto la metà ! Eppure a me sembrava che ci fosse molta gente !
Parlando del più e del meno, scopriamo che questa sera a Kremastì ci sarà
una festa di paese, con la fiera; una sorta di "Festa dell'Unità" in stile
greco, e che anche suo marito, genovese di nascita, che fa lo scultore, ha
uno spazio di esposizione.
Visto che siamo entrati in confidenza ne approfitto per chiedere dove
possiamo andare a mangiare il pesce, bene e senza spendere un patrimonio.
Ci risponde che il posto ideale é a Skala Kamirou, ma non nei due
ristoranti a ridosso del porto, bensì, in quello sulla strada principale,
di fronte alla deviazione per quest'ultimo. Il suo nome é "
Ristorante
Macedonia"; la cucina é pulita, il pesce fresco e ben cucinato, il
prezzo giusto !
"Molto bene", penso tra me e me, "questa sera ci si va di sicuro !".
Intanto dobbiamo passare la giornata e decidiamo di tornare ad Haraci, che
ci era piaciuta, optando però per la spiaggia del paese e non per la "Gold
beach".
Ripercorriamo forse per l'ultima volta la solita strada per attraversare
l'isola e in poco più di mezz'ora raggiungiamo Haraci.
Giunto a ridosso del paese, prendo a destra verso i parcheggi e lasciato
il bolide in sosta, raggiungiamo la baia, che si trova poche centinaia di
metri più avanti.
Ci sistemiamo tra la "Taverna Argo" e la "Taverna Thalassa", vicino ad un
alberello che ci assicurerà l'ombra nelle ore calde.
Una parola sulle due taverne appena menzionate : la prima si trova
all'inizio della baia, sugli scogli che la delimitano e a discapito di un
aspetto affacinate, propone prezzi altissimi; la seconda posta invece
lungo la strada che costeggia la spiaggia, pur avendo un aspetto più
tradizionale con tavolini e sedie in legno, offre un menù con prezzi
abbordabili (insalata greca euro 2,90; tzatziki, 1,50; filetto di cernia,
pesce spada o tonno 8,70;pesce spada lla griglia 8,70; calamari 5,60).
La baia é molto carina e soprattutto tranquilla; ci sono pochissime
persone, molte delle quali sono gente del luogo.
La spiaggia é di ciottoli piccoli, che continuano sin dentro l'acqua e il
mare é cristallino e calmo.
Essendo protetta dal promontorio, su cui si erge il castello medievale di
Feraklos, é riparata dal vento, che é quasi completamente assente; e
questa é forse l'unica nota stonata del posto.
Restiamo tutta la giornata qui, in tranquillità e quiete; solo alle 18.30,
dopo aver sorseggiato un buon frape in uno dei numerosi bar che si
susseguono sulla strada che costeggia l'intero perimetro della spiaggia,
torniamo verso Tolos.
La sera, come anticipato, abbiamo deciso di seguire i consigli della
nostra nuova "conoscente" e raggiungiamo così
Skala Kamirou,
prendendo posto ad uno dei tavolini di legno, posti sotto il pergolato,
del "Ristorante Macedonia".
L'accoglienza é calorosa e gentile e abbiamo l'imbarazzo della scelta per
decidere dove sederci, visto che oltre a noi c'é solo un'altra coppia, che
dopo capiremo essere di italiani.
In un tavolo sulla sinistra invece siedono i genitori della proprietaria
che discutono, sorseggiando "ouzo", con un'altra persona.
Chiedo il pesce e subito la signora mi dice tutto quello che può offrirmi,
facendomi scegliere direttamente dal contenitore pieno di ghiaccio il pesce
pescato la notte precedente.
Ordiniamo quanto segue : polipo, calamari, gamberetti di Simi, un fagri di
mezzo chilo con delle melanzane grigliate come contorno e una bottiglia di
retzina di accompagnamento.
Mi chiede se il pesce lo voglio fritto o grigliato; propendo per la
seconda scelta. Chiaramente calamari e gamberetti saranno fritti.
La signora ravviva la brace utilizzando il fon e comincia a grigliare il
polipo e il fagri.
La prima portata ad arrivare sono le melanzane, che dopo essere state
grigliate, vengono schiacciate e mescolate con olio e aglio, in modo da
costituire una sorta di salsa molto saporita, ma difficilmente digeribile
!
Quindi arrivano i calamari e i gamberetti di Simi. Questi ultimi sono
piccolissimi; grandi quanto la falange del mignolo e si mangiano
interamente. A discapito della loro dimensione, però, sono saporitissimi !
Anche i calamari sono ben fritti e tenerissimi.
Le porzioni sono abbondanti e davvero ben cucinate.
Ancora qualche minuto e ci servono il polipo e il pesce. Anche il polipo
risulta tenero e il fagri, una sorta di orata, ma di colore rosa,
saporitissimo.
Al termine della cena siamo pieni e soddisfatti e ancora di più dopo aver
bevuto il café greco, fatto ad arte e visto il conto : solo 42 euro in due
!
Nei ristoranti poco distanti, un pasto del genere ci sarebbe costato
almeno 20 euro in più.
Contenti, riprendiamo il "bolide" e facciamo rotta verso Kremastì, che
raggiungiamo facilmente seguendo la costa, subito dopo aver superato
l'aeroporto.
La fiera é veramente animata; ci sono moltissime persone e dobbiamo
lasciare l'auto leggermente al di fuori del centro del paese, nel cui
parco, sono allestite le varie bancarelle.
Girelliamo per la fiera per circa un'ora, poi torniamo al nostro
appartamento per consumare l'ultima notte.
24 Agosto 2002 - Kalavarda e ritorno...
Ci alziamo con calma e come prima cosa ci rechiamo al supermercato di
Paradissi, per comperare qualche prodotto tipico da portare a casa.
Poi dopo il consueto "kafedaki" da "Xepi", torniamo in appartamento e
cominciamo a raccogliere e sistemare le nostre cose, quindi, verso le
10.30, decidiamo di andare a prendere l'ultimo sole della nostra vacanza e
siccome non abbiamo voglia di fare molti chilometri torniamo a Kalavarda;
in pratica finiamo da dove avevamo cominciato...
La giornata fila via veloce e alle 16.30 facciamo ritorno in appartamento.
La preparazione dei bagagli é lunga, noiosa e delicata, visto che devo
stivare nello zaino, tutto quello che ho comprato da portare a casa.
Una bella doccia e qualche ultimo ritocco da perfezionista allo zaino e
siamo pronti.
L'appuntamento in aeroporto é per le 20.20 e visto che abbiamo quasi due
ore di margine, decidiamo di andare a mangiarci un'ultima "gyros" da
"Xepi" a Paradissi !
La soddisfazione é totale ! Restiamo lì sino alle 20.00, poi, mentre il
giorno comincia a dissolversi nell'oscurità della sera, ci dirigiamo al
vicino aeroporto.
Lascio il "bolide" negli appositi parcheggi riservati alle auto a noleggio
e dato che la nostra compagnia non ha un ufficio in loco e non c'é nessuno
a ritirare la macchina, lascio le chiavi sotto il tappetino, come mi aveva
spiegato di fare il ragazzo che me l'aveva consegnata al nostro arrivo.
Tuttavia non sono convinto di questo metodo e per stare tranquillo faccio
un colpo di telefono alla compagnia; mi risponde un gentile signore, che
mi ribadisce di fare, quanto ho appena fatto !
L'aereo parte in perfetto orario e il viaggio é tranquillo e piacevole,
visto che a differenza dell'andata, ci danno la cena, che non é per niente
male !
L'atterraggio a Milano, sancisce la fine delle vacanze e d il ritorno alla
normalità... E in effetti non é per niente caldo !
Il ritiro bagagli é forse più lungo del ritiro dell'auto... Il "pandino"
ci aspetta e in poco più di mezz'ora ritorniamo a casa.
Data: 23/11/2002 - aggiornato: 02/09/2006
L'autore
Maurizio Fabbri, mauri.fabbri@tin.it
Se vuoi vedere tutte le foto di questo viaggio, visita il mio sito internet NO PROFIT sui viaggi : http:\\members.xoom.virgilio.it\mfwebsite
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