Viaggio in Venezuela (2a parte)
Diario di un viaggio da ricordareArea:
Venezuela - Argomenti:
Americhe, destinazioni
Giunti a Canaima, bisogna pagare il biglietto di ingresso al parco : costo,
già noto, 8.000 bolivares.
Quindi si viene portati al proprio campo base; il nostro era quello della
"Tiuna Tour", la migliore per quello che riguarda il rapporto qualità,
prezzo.
Qui mi sento in dovere di fare una precisazione importante : state bene
attenti ai pacchetti viaggio che acquistate e diffidate dalle imitazioni !
Se volete essere sicuri di acquisire un tour al Salto Angel
qualitativamente ottimo, rivolgetevi esclusivamente all'Hotel Caracas; non
fidatevi di altre persone o agenzie, che vi offrono cose che poi non
troverete, come lance singole, servizi migliori, ecc., magari a prezzi
molto più alti.
Un tour al Salto Angel di tre giorni, due notti, con spostamenti, guide e
pasti dalla partenza all'arrivo può costare dai 200 ai 350 $ a seconda
della compagnia a cui ci si affida e del luogo da cui si viene. A Canaima
ci sono solo tre compagnie che gestiscono i tour al Salto Angel : la
"Tiuna Tour", la "Canaima Tour" e la "Bernal Tour".
L'Hotel Caracas, ve li può vendere tutti e tre; chiaramente la differenza
sta nel prezzo.
La migliore come rapporto qualità-prezzo é la "Tiuna Tour", che con 200 $
offre un buonissimo servizio.
Sappiate inoltre che i tour si acquistano esclusivamente all'interno
dell'Hotel Caracas; se vi avvicinano alla stazione degli autobus dicendo
di essere operatori, mostrando tesserini e/o biglietti da visita
dell'Hotel e cercano di vendervi il tour, non fidatevi, perdereste i
vostri soldi !
Andate direttamente all'Hotel Caracas e comprate il vostro tour da
Francisco, sarete sicuri di trovarvi bene.
Torniamo ora a Canaima. Al campo base della Tiuna Tour ci viene subito
servito il pranzo, quindi si viene assegnati alle guide.
In genere i gruppi sono formati da otto persone, il massimo che possono
portare le lance e ad ogni gruppo é affidata una guida. Queste ultime sono
molto professionali, parlano correttamente diverse lingue, tra cui
l'italiano, e hanno contribuito in modo determinante a rendere il tour al
Salto Angel indimenticabile; le nostre erano Joe e Francisco, due ragazzi
preparati, simpatici e squisiti.
Prima di partire é necessario chiudere il proprio zaino in un sacco nero
dell'immondizia, che vi viene fornito al campo, in modo che non si bagni
durante il viaggio in lancia; anche per la macchina fotografica vi viene
dato un piccolo sacchetto, prendetene due, vi torneranno comodi !
Vi consiglio di indossare il costume, i sandali e di portare con voi il
k-way; tenete invece le scarpe (chiaramente e rigorosamente da ginnastica
o meglio ancora da treking) con lo zaino all'asciutto, per la sera ed i
giorni successivi.
Verso le due si parte per l'avventura. Con la propria guida si sale sulla
lancia e si vanno a vedere i piccoli salti presenti nella laguna di
Canaima, che sono nell'ordine : Ocaima, Golondrina, Wadaima, Hacha, Sapo,
Sapito e Ara.
Dopo essere passati con la lancia di fronte ai primi quattro, si torna a
terra e si prosegue a piedi alla volta dei restanti quattro.
Seguendo il sentiero, passiamo sotto il salto Sapo e andiamo a fare il
bagno ai piedi del salto Sapito. Questo, probabilmente, é un privilegio di
chi come me é stato in Venezuela a Gennaio, nella stagione secca; in estate
infatti, con i fiumi gonfi, dubito che ciò sia possibile.
I salti sono magnifici e l'acqua é molto scura, sembra quasi te o
coca-cola; non é fredda come pensavo fosse e farci il bagno é piacevole.
La natura circostante é incredibile; distese sconfinate di verde, molto
simili alle scenografie di "Jurassic ParK", da cui emergono maestosi i
tepui, dall'inconfondibile forma rettangolare.
Ripresa la lancia, risaliamo il fiume Carrao per circa tre ore, non senza
difficoltà; l'acqua bassa infatti, costringe il timoniere a spostarsi a
destra e a sinistra del fiume per evitare le pietre.
La forma arrotondata della chiglia delle lance permette alle stesse di
passare eventualmente indenne sulle rocce ma ne diminuisce la stabilità,
quindi tutti sono chiamati a bilanciare il peso in modo da evitare che la
lancia si capovolga.
In pochi minuti, ci si trova bagnati, perché le sponde della lancia sono
basse e sovente si viene investiti dagli schizzi della prua; mettersi il
più indietro possibile, vi renderà molto meno umido il viaggio.
Intorno alle 17.00 giungiamo al campo base intermedio della "Tiuna Tour",
dove passeremo la notte.
Il campo é ben organizzato, dotato di docce e servizi igienici e ad ognuno
é assegnata un'amaca dove dormire !
Di fronte alle amache ci sono i tavoli dove vengono consumati i pasti, di
buona qualità, ma non certo di abbondante quantità.
Oltre i tavoli c'é un piccolo prato con un sentiero, alla fine del quale
si trova un tranquillo affluente del più ampio e agitato fiume Carrao; qui
é possibile in alternativa alla doccia, lavarsi. E' un'esperienza
particolare, che vi consiglio di provare.
Il nostro gruppo é abbastanza omogeneo per età ed é formato da 15 elementi
: oltre a me e Michele, unici italiani, ci sono Lisa e Russel americani di
Washington D.C., Morten norvegese di Oslo, Tien signore di mezza età
australiano, in seguito soprannominato "l'uomo ovunque" due canadesi,
cinque inglesi, una coppia di coniugi tedeschi e due signore venezuelane.
Con Lisa e Russel leghiamo in modo particolare, anche perché Lisa avendo
studiato un anno all'università di Bologna parla abbastanza bene
l'italiano; anche con Morten comunichiamo abbastanza, ma in spagnolo.
Dopo la cena le guide ci spiegano cosa ci aspetterà il giorno dopo e il
solo pensare a cosa faremo mi elettrizza; speriamo solo che sia una bella
giornata.
Non resta che andare a riposare, ma dormire sull'amaca non é così semplice
come si crede, soprattutto se non lo si é mai fatto; fortunatamente Michele
ne ha ben due a casa e le ho già collaudate !
Inoltre mi ricordo perfettamente le dritte che mi ha dato e le metto
subito in pratica. Sistemo la coperta che ci hanno fornitomi sul fondo
dell'amaca come un lenzuolo, in modo da ripararmi dall'umidità che sale
dal terreno, quindi mi posiziono in diagonale, così da non dormire con la
schiena curva e con i lembi della coperta mi copro. Chiaramente sono
vestito con calze, pantaloni lunghi e maglietta a maniche lunghe, visto
che la sera la temperatura scende parecchio, rispetto al giorno.
In men che non si dica sono nel mondo dei sogni...
21 Gennaio 2002 - Salto Angel.
Durante la notte piove...; mi sveglio più volte e dopo le cinque non
riprendo più sonno.
Alle 06.15 albeggia ed in pochi secondi é subito giorno; lentamente tutti
si alzano e dopo la colazione siamo pronti per l'avventura.
La giornata é serena, il fiume é alto; condizioni perfette che ci
consentono di abbassare ad un'ora e mezza il tempo del nostro spostamento
con la lancia.
Se non avesse piovuto, come spesso accade nella stagione secca, ci sarebbe
voluto molto più tempo : circa 4 ore ci confida Francisco.
Risaliamo il rio Carrao, sino ad incontrare il rio Chorun, nelle cui acque
proseguiamo il nostro viaggio. La canoa fila veloce e a tratti si inclina
paurosamente a causa dei repentini spostamenti verso destra e verso
sinistra, che si rendono necessari per evitare le secche; é un'avventura
nell'avventura !
Gli schizzi sono molto frequenti e copiosi, tanto che a volte sembrano
vere e proprie secchiate d'acqua.
Indosso il K-way, come consigliato dalle stesse guide, una maglietta ed il
costume, ma ho commesso un grosso errore; mi sono infatti messo le scarpe
da tennis, che ormai sono inzuppate d'acqua !
Grossa stupidaggine, visto che si asciugheranno dopo giorni !
Consiglio utile : negli spostamenti in canoa, indossare sempre i sandali e
portare le scarpe in un sacchetto di plastica; così facendo resteranno
asciutte e potrete usarle tranquillamente per l'escursione e per i giorni
successivi !
Anche la macchina fotografica é ben protetta in un doppio sacchetto di
plastica; perdere le foto di questo viaggio sarebbe imperdonabile.
Lo scenario che mi circonda é incredibile; bello, selvaggio, incontaminato
e affascinate. L'acqua del fiume ha un colore particolarissimo; sembra
infatti tè, talmente é ambrata. Causa di ciò é il tannino contenuto nelle
piante circostanti.
Dopo circa un'ora e mezza di lancia giungiamo al secondo campo base, dove
al termine dell'escursione torneremo a mangiare; abbandoniamo le lance e
lasciato il superfluo, proseguiamo l'escursione a piedi.
Tuttavia, tra le fronde degli alberi, da lontano, é già possibile vederlo.
Maestoso, di fronte a noi si staglia il Salto Angel; un filo d'acqua
ininterrotto, che si lancia dallo "Auyan Tepui". Quasi mille metri di
cascata..., la più alta al mondo.
L'ascesa sino ai piedi della cascata dura circa un'altra ora e mezza e si
sviluppa completamente all'interno della foresta tropicale, seguendo uno
stretto sentiero, costellato di radici e rocce, che forniscono dei gradini
naturali, tanto comodi, quanto scivolosi.
La vegetazione che mi circonda é impressionante. La foresta é viva, sembra
quasi che respiri, ne percepisci la presenza, la forza, la purezza; mi
avvolge completamente e dopo pochi passi, la luce si attenua e il cielo
svanisce tra le sue fronde.
Durante la prima ora di cammino il sentiero é agevole e di media pendenza;
poi, però, nell'ultimo tratto, diviene ripido e impervio e i venti minuti
finali dell'ascesa, per raggiungere il "mirador", sono abbastanza
impegnativi. E' il preludio al clou della giornata...
Improvvisamente, infatti, usciti dalla boscaglia mi ritrovo di fronte a
sua maestà il Salto Angel (in lingua locale, "kerepakupai mero").
Non mi sono mai sentito così piccolo in vita mia...; é imponente,
maestoso, immenso nel suo chilometro di salto.
Durante la stagione secca é costituito esclusivamente da una sola colonna
d'acqua, ma in quella delle piogge, é formato da 14 grandi e 6 piccole e
l'accesso al "mirador" é molto difficile e disagevole, visto che si viene
letteralmente investiti dalla brezza generata dalla cascata.
Le foto che ho fatto non renderanno mai giustizia a questo prodigio della
natura, che porta il nome del pilota inglese Jimmy Angel; riguardandole,
mi rendo conto che la macchina fotografica, questa volta, non é stata in
grado di ritrarre la bellezza di questo colosso; per riuscire a spiegare
l'emozione che mi ha dato trovarmi lì, dovrei essere così bravo da
descrivere la fatica, gli odori, i rumori, il clima e mille altre
peculiarità, che hanno reso questa esperienza unica e indimenticabile.
Le emozioni non sono però finite qui; la stagione secca, infatti, ci
riserva un'altro privilegio.
Torniamo sui nostri passi e scendiamo un poco, sino a giungere ad un
laghetto, formato dall'acqua della cascata nel punto in cui si trasforma
in ruscello e prosegue la sua discesa verso il rio Chorun. Qui é possibile
fare il bagno..., ai piedi del Salto Angel !
Da questo punto di vista mi sembra ancora più affascinante; se lo si
guarda per qualche minuto, ci si rende conto che non é una semplice
cascata, visto che sotto l'effetto del vento, il suo aspetto cambia
continuamente.
La discesa sembra molto più breve della salita, ma porta via un'oretta;
giungiamo infatti alle 13.45 al campo, dove molto volentieri consumo il
pranzo.
Verso le 15.00 riprendiamo la lancia e con un terzo in meno del tempo,
raggiungiamo Aonda, dove passeremo nuovamente la notte.
Trascorro le ultime ore del pomeriggio al sole, che alle 17.30 sparisce.
Ripeto l'esperienza del giorno prima, che mi é molto piaciuta e invece di
usare le docce, mi lavo nelle acque del fiume.
La cena non si fa attendere molto e devo dire che l'accolgo con
entusiasmo, vista la fame...; la cucina si conferma buona, ma la quantità
é appena sufficiente !
Intorno alle 22.00, dopo esserci intrattenuti a parlare con Lisa, Russel,
Tien e la coppia di tedeschi, dai quali apprendiamo, che Zanzibar é
fattibile anche con il solo volo, raggiungo la mia amaca e buona notte a
tutti...
22 Gennaio 2002 - Canaima, Ciudad Bolivar.
Sveglia alle 06.30 dopo una notte umida e freddina, colazione e partenza
per il ritorno a Canaima.
Riprendiamo le lance e percorriamo a ritroso il rio Carrao; la lancia fila
via veloce, favorita dalla corrente e in poco meno di un'ora e mezza siamo
a destinazione.
Piccola passeggiata, costeggiando la laguna e la spiaggia di Canaima,
quindi, dopo aver attraversato il villaggio della Canaima tour, Francisco
ci accompagna all'aeroporto, dove scopriamo che il nostro rientro é
fissato con il volo delle 14.30; sono solo le 11.30 !
Raggiungiamo il villaggio della Tiuna Tour, dove fatta una bella doccia,
ci mettiamo pazientemente in attesa.
Fortunatamente non siamo soli; con noi ci sono infatti anche Lisa e Russel
e coloro che hanno optato per il tour di 4 giorni.
Purtroppo per loro a Canaima c'é ben poco da fare e da vedere e il giorno
aggiuntivo é più un supplizio, che un piacere; inoltre il cibo non é
compreso !
Alle 12.45 pranziamo e facciamo una piacevole, quanto terrificante
scoperta ! Lisa e Russel, a cui siamo abbinati per il viaggio di ritorno,
sono venuti direttamente da Ciudad Bolivar in aereo, quindi,
presumibilmente, anche il ritorno sarà uguale : mi aspetta un'ora di
cessna !
Sono contento, perché evito le quattro ore di buseta, ma al tempo stesso
preoccupato di come sopporterò l'ora di volo.
Alle 15.00 ci portano sulla pista, dove con piacere noto che il cessna é
in condizioni molto migliori di quello che mi ha portato a Canaima da La
Paragua; anche il capitano, sembra più serio e affidabile, anche se il
pretesto per giustificare il ritardo di trenta minuti é un tantino
allarmante : si é rotto un sacco di cemento durante l'atterraggio !
Il viaggio di ritorno si rivela tranquillo, anche se attraversiamo diversi
nuvoloni carichi di pioggia; riesco anche ad addormentarmi.
Alle 16.00 atterriamo a Ciudad Bolivar, dove ci congediamo da Lisa e
Russel.
Provo a chiamare casa dai telefoni dell'aeroporto, ma non si riesce a
prendere la linea.
Un ragazzo peruviano che lavora per un'agenzia di viaggio, mi consiglia di
chiamare da un telefono a pagamento; prendo la linea, ma la comunicazione è
molto disturbata.
Usciti dall'aeroporto saliamo su una buseta per raggiungere il paseo, ma
sbagliamo direzione. Quando ci accorgiamo di allontanarci dal centro
scendiamo e per tornare l'Hotel Caracas, siamo costretti a prendere un
taxi.
Sul paseo c'é moltissima gente; la città sembra molto viva, ma é solo la
prima impressione !
Decidiamo di dormire all'Hotel Caracas, dove per una doppia spendiamo
7.000 bolivares; chiaramente le stanze sono consone alla spesa : usare il
termine squallido é infatti un eufemismo !
La camera é buia, calda e con scarafaggi inclusi...; il bagno, senza
porta, lascia molto a desiderare.
Bisogna davvero dire, che l'Hotel Caracas é ottimo, esclusivamente, come
punto di riferimento per acquistare il tour al Salto Angel o, con la
"Expediciones Dearuna", i tour di 2/3/4 giorni nella Gran Sabana. Per
quello che riguarda il pernottamento, stendiamo un velo pietoso; tuttavia,
se dovete fermarvi solo una notte, il prezzo, così basso, lo rende
interessante.
A Ciudad Bolivar l'umidità é impressionante; fa veramente molto caldo...
Quando usciamo, la gente comincia a diradarsi e dopo le 19.30 in giro non
si vede più nessuno.
Percorriamo il Paseo per cercare un posto dove mangiare, ma quelli che
vedo sono veramente poco invitanti. Nessuno di quelli in cui entro, mi fa
una buona impressione, anzi mi sembrano tutti sporchi e improvvisati.
In generale tutta la città mi appare sporca e squallida, ma sarei poco
obiettivo se non aggiungessi, che ho visto solo il paseo...; tuttavia, a
mio modesto parere, se riuscite a non fermarvi, é la miglior cosa !
Anche qui i bancomat non ci consentono di prelevare con la carta di
credito e l'unico modo di ottenere soldi é farsi fare un anticipo di
contante; per fare questo, però, é necessario che la banca sia aperta !
Riusciamo a mangiare in un bar sul paseo a 500/600 metri a sinistra,
uscendo dall'Hotel Caracas; il locale é molto carino e caratteristico, ma
la qualità e quantità del cibo, appena sufficiente.
Sono abbastanza nervoso e devo ammettere che Ciudad Bolivar é il luogo più
brutto che ho visto sino a questo momento in Venezuela; pensare che la
guida ne parlava tanto bene...
Facciamo ritorno all'Hotel Caracas, dove sorseggiando l'immancabile
polarcità, ci intratteniamo a parlare con Francisco, uno degli operatori
da cui é possibile acquistare i vari tour. Ci chiede di scrivere qualcosa
sul guest-book del Tour del Salto Angel e non ho difficoltà a farlo, visto
che da questo punto di vista, e mi ripeto, mi sono trovato benissimo.
Facciamo conoscenza con Toni, un simpatico napoletano, che come noi, é in
giro per il Venezuela con la moglie e il figlio di 2 anni.
23 Gennaio 2002 - Ciudad Bolivar, P.to La Cruz, Santa Fe.
La notte di Ciudad Bolivar é caratterizzata da un caldo umido opprimente e
devo ammettere che dormo proprio male. Forse, però, molto dipende anche
dalla pessima considerazione che ho maturato sulla stanza del Caracas !
Appena svegli ci rechiamo in banca per prelevare del contante. Andiamo al
Banco de Venezuela, che si trova su una perpendicolare del Paseo, fatti
trecento metri a sinistra usciti dall'hotel.
Apertura prevista per le 08.30; prendiamo quindi un café negro nel bar di
fronte e poi ci mettiamo in coda con tutti gli altri.
Qui ci risparmiano la foto, ma la procedura per poter prendere 100.000
bolivares (equivalente di circa 150 euro) ci ruba comunque mezz'ora.
Pagata la stanza, usciamo dal Caracas, attraversiamo la strada e prendiamo
la buseta per il terminal; in circa venti minuti siamo a destinazione.
Alle 10.00 arriva il pullman per P.to la Cruz, che quindici minuti dopo ci
consente di lasciarci alle spalle la squallida Ciudad Bolivar. Costo del
biglietto, 5.000 bolivares.
Verso le 14.30 arriviamo a Barcellona; da qui a P.to la Cruz la strada é
breve, ma un inconveniente é in agguato : la superstrada é infatti
interrotta a causa di una manifestazione !
Il pullman prende quindi una strada alternativa, ma comprensibilmente, c'é
molto traffico, così per percorrere un tratto di pochi chilometri, ci
impieghiamo più di un'ora ! Alle 15.47 entriamo nel Terminal di P.to la
Cruz.
Per arrivare a Santa Fe, manca ancora uno spostamento, che é possibile
fare con i "por puestos", ovvero, furgoni da 10/12 posti, che partono solo
quando sono pieni.
Si trovano facilmente, visto che sono parcheggiati lungo la strada, di
fronte all'entrata del termianl.
Ci sono anche i telefoni della Cantv, quelli che funzionano molto
raramente, almeno per ciò che riguarda il collegamento internazionale;
provo quindi a chiamare e miracolosamente, riesco a parlare con l'Italia.
Verso le 17.00 il "por puestos" lascia P.to la Cruz e in circa 45 minuti
raggiunge Santa Fe; costo dello spostamento 1.000 bolivares.
P.to la Cruz non mi fa una buona impressione, ma questo é soltanto un
giudizio dato a pelle; in seguito scoprirò, per bocca di altre persone,
che non avevo sbagliato per niente : é molto cara, rispetto al resto del
Venezuela e brutta.
La strada che porta a Santa Fe, costeggia il litorale, che per il primo
tratto non é per nulla invitante, visto che ci sono i cementifici e delle
grosse navi ormeggiate al largo.
Abbandonata P.to la Cruz, però, il paesaggio ritorna particolarissimo e
sotto di noi si susseguono piccole baie con graziose spiagge, tra le quali
intravediamo Playa Colorada.
Giunti a Santa Fe il "por puestos" ci lascia quasi sulla spiaggia, dove si
trovano le uniche posade del paese.
Leggendo la guida, abbiamo deciso di andare alla "Posada Bahia del Mar",
ma ci facciamo traviare da una signora che era sul "por puestos" con noi,
che ci consiglia la "Posada Cafè del Mar", la prima che si incontra sulla
spiaggia, che fa anche da ristorante, dove lavora.
La stanza costa 8.000 bolivares e la prendiamo; é piccola e buia, ma
pulita con un bagno spazioso, ma spartano.
Le stanze si trovano sul retro del ristorante e la posada ha due piani; a
pianterreno, ci sono le stanze con letti singoli, meno curate e più
economiche, al primo piano, le stanze con letti matrimoniali e al secondo
una sorta di veranda con alcune vecchie sedie e due amache, dove comprata
una bottiglia di ron e di coca, ci facciamo un bel cuba libre come
aperitivo.
I tavoli del ristorante sono direttamente sulla sabbia della spiaggia,
sotto un pergolato, di fronte al mare; l'atmosfera é molto bella,
soprattutto, se penso che é fine Gennaio !
La sera ceniamo proprio qui, in maglietta, con i piedi nella sabbia; del
resto non ci sono alternative, visto che a Santa Fe oltre a questo c'é
solo un'altro ristorante, posto all'inizio della spiaggia, che però ha
prezzi molto più alti.
La cucina si rivela ottima : prendiamo delle seppie all'aglio il cui
sughetto é gustosissimo e ci invita all'italianissima "scarpetta" e un
filetto di sierra alla plancia, dall'aspetto e dal sapore molto simile al
pesce spada. Il tutto, chiaramente accompagnato da alcune polarsite !
Costo del tutto : 8.800 bolivares.
Mentre siamo al tavolo, sulla spiaggia rivediamo Toni, il napoletano
conosciuto a Ciudad Bolivar, che ci dice di essere alla posada "Bahia del
Mar", di cui ci parla benissimo e ci invita a passarlo a trovare;
chiaramente, anche per curiosità di vedere a cosa abbiamo rinunciato, dopo
cena andiamo.
Seguiamo la spiaggia e dopo trecento metri troviamo la posada; gestita da
una signora francese, l'impatto é subito molto positivo.
Attraverso un cancello, si passa infatti, dalla sabbia ad un grazioso
giardino, ben curato. A destra, sotto un pergolato, c'é la cucina comune,
due frigo e un gran tavolo a disposizione; ai pali di legno, che
costituiscono il pergolato, penzolano due amache, che fanno molto
ambiente. A sinistra c'é una doccia, dove ripulirsi della sabbia,
rientrando dalla spiaggia e di fronte alcune sedie in pelle e due piccoli
tavolini bassi.
Domandiamo se hanno una camera e visto che la risposta é affermativa,
chiediamo di poterla vedere.
Le stanze si trovano, oltre che sul giardino, anche sul retro.
Attraversiamo un piccolo corridoio e usciamo in un cortile; qui c'é un
secondo edificio, che fa sempre parte della posada, dove a piano terra,
c'é la lavanderia, al primo piano, altre due stanze.
Sono veramente molto carine, pulite, ben curate e nella loro essenzialità,
graziosamente arredate.
La decisione può essere soltanto una : l'indomani verremo a prendere
possesso della camera !
24 Gennaio 2002 - Santa Fe.
Ci alziamo di buon ora e lasciamo "El Cafè del Mar" per andare a prendere
la stanza libera della posada "Bahia del Mar"; fortunatamente, nessun
altro é arrivato nella notte, ne prima di noi la mattina, così la troviamo
libera e per 10.000 bolivares a giorno, la prendiamo.
Nostra intenzione per la giornata é quella di fare il tour, organizzato
dal proprietario del "Cafè del Mar" alle piccole isole Caracas.
Purtroppo, siamo solo io e Michele a voler fare l'escursione, e per solo
due persone la barca non si muove; minimo "sindacale", quattro elementi !
Nell'inutile attesa, conosciamo Sandro, un simpaticissimo ragazzo
Argentino, con origini siciliane, ospite del "Cafè del Mar", con cui
passiamo il resto della giornata sulla spiaggia di Santa Fe.
Quest'ultima é abbastanza lunga, di sabbia beige e sufficientemente
pulita; ci sono poche palme, ma in compenso su di essa si susseguono le
posade.
C'é anche il telefono della "CanTv", che Michele di Bologna, conosciuto a
P.to Colombia, ci ha assicurato funzionare anche per le chiamate
internazionali, ma nonostante provi diverse volte, non riesco a prendere
la linea.
Sotto la posada "Sietes Delfines", c'é un piccolo bar, che ha dei tavolini
sulla spiaggia; chiaramente non possiamo, non approfittarne per sorseggiare
una polarcita e conosciamo Giuseppe e Paola dell'Isola d'Elba.
Anche loro stanno girando il Venezuela, ma a differenza di me e Michele
che ormai ci stiamo avviando a terminare la nostra avventura, Paola e
Giuseppe hanno di fronte a loro ancora molti giorni, che spenderanno all'
Isla Margherita e a le fantastiche isole Los Roques.
Non sarei sincero se non ammettessi di invidiarli un pò, ma purtroppo il
tempo a nostra disposizione era limitato e tutto sommato, sono contento
delle scelte che abbiamo fatto.
Inevitabilmente il discorso cade sulle reciproche impressioni del paese e
in generale sia noi, che loro abbiamo maturato la stessa idea del
Venezuela : chiaramente positiva.
Parlare la propria lingua a volte può far piacere e il tempo scorre via
senza che neanche ci si renda conto. Il tramonto così non tarda ad
arrivare e obiettivamente, chiude una giornata molto tranquilla.
Tornati alla posada, la signora ci comunica che ci sono altri due ragazzi
che vogliono unirsi a noi per l'escursione alle isole Arapo, Arapito e la
piscina; la cosa ci fa molto piacere, visto che potremo tirare un pò sul
prezzo e risparmiare qualcosina, che non é mai una brutta cosa !
Prima di raggiungere il "Café del Mar", dove ceneremo in compagnia di
Sandro, ci fermiamo a casa di William, il pescatore, che ci porterà a fare
l'escursione, e Michele riesce nell'impresa di tirare sul prezzo : per il
nostro "gruppo", il costo sarà di 3.500 bolivares !
25 Gennaio 2002 - Arapo, Arapito e "la piscina".
Sveglia di buon mattino e come prima cosa, spesa al mercato, visto che per
l'intera giornata saremo fuori.
Sulla spiaggia incontriamo Morten, che è arrivato nella notte e anche lui
si unisce a noi per l'escursione.
Provo nuovamente a chiamare casa, visto che dobbiamo confermare il volo di
ritorno, ma il telefono della spiaggia non funziona. Proviamo quindi
dall'altro apparecchio disponibile a Santa Fe, posto nel centro del paese,
sulla strada, che porta alla carrettera, di fronte alla chiesa.
Dopo una breve coda, riesco a chiamare casa e affido a Roberta l'onere di
confermare il volo; chiamo anche Cinzia e anche con lei non ci sono
problemi di comunicazione : meno male !
Ritorniamo alla posada a recuperare gli altri componenti del gruppo e alle
10.00 ci rechiamo da William. A noi si sono aggiunti altri quattro ragazzi
: una coppia francese e una italiana.
Dopo un breve colloquio, in cui William mette in chiaro che il gruppo
raccolto da Michele pagherà 3.500 bolivares, come da accordi, mentre i
nuovi arrivati 5.000, come da lui richiesto normalmente, lasciamo Santa Fe
alla volta della piccola isola di Arapo.
La giornata é splendida, il mare tranquillo, e la barca di William fila
via veloce, costeggiando la costa.
All'improvviso avvistiamo un branco di delfini, William dirige la barca
verso di loro e per qualche minuto abbiamo l'opportunità di vederli da
vicino, in libertà.
Sono fantastici, perfetti nei movimenti; solcano le onde eleganti e veloci
e poi emergono in sincrono, mostrando per un breve istante la pinna
dorsale.
Lasciamo a malincuore questi splendidi animali, i miei preferiti, e
riprendiamo il nostro viaggio.
William ferma la barca tra l'isola di Arapo e Arapito, proprio di fronte
ad un'altro minuscolo isolotto, su cui è presente una costruzione
apparentemente disabitata da anni : questo luogo viene chiamato "la
piscina" e qui facciamo il bagno.
L'acqua é limpida e chiarissima, e sul fondale é possibile vedere il
corallo. Indosso la maschera e comincio a scrutare il fondale; é
bellissimo, ricco di vita e di colori, non vorrei più uscire da questo
piccolo gioiellino della natura, ma il nostro tour non finisce qui,
purtroppo...
Risaliamo a bordo e ci rimettiamo in marcia; circumnavighiamo un piccolo
scoglio roccioso su sui sono appollaiati moltissimi cormorani e rondini di
mare, quindi William indirizza la prua verso la piccola isola Arapito e ci
lascia sulla spiaggia; ci accordiamo per essere ripresi nel pomeriggio.
Stranamente vuole essere pagato subito e non al rientro a Santa Fe e, pur
fidandomi del nostro pescatore, verso i miei 3.500 bolivares, con qualche
remora !
L'isoletta é molto carina, con una piccola spiaggia di sabbia chiara e
diverse palme a garantire riparo dal sole, che picchia non poco; ci sono
anche due grosse iguane, che non sembrano affatto intimorite dalla nostra
presenza.
L'acqua é di un azzurro intenso e il fondale è ricco di piccoli scogli,
tra i quali nuotano moltissimi pesci colorati; sembra un acquario
naturale.
Resto a mollo con la maschera per molto tempo, anche perché verso riva le
onde accumulano una quantità impressionante di coralli e madrepore.
Sembra tutto normale, ma sono convinto, che tra qualche giorno,
ripensandoci, sarà incredibile riflettere su dove mi trovavo !
Alle 15.30 William ritorna a prenderci; é un pò presto purtroppo, ma lo
sbaglio è stato nostro a non aver indicato un'ora precisa per il rientro.
Il ritorno mi sembra molto più veloce dell'andata e in poco più di
mezz'ora giungiamo sulla spiaggia di Santa Fe, da dove siamo partiti in
mattinata.
Il sole è ancora alto, quindi ci prendiamo una fresca polarcita da Julio
ai "Sietes Delfini"
Michele ne approfitta per chiedre quali siano le marche migliori di "ron"
e Julio ci fornisci tre nomi sicuri : "Pampero Anniversario", "Selecto" e
"1860", affermando però che il primo é il migliore in assoluto, da bere
liscio.
Ci indica anche che possiamo trovare un negozio che vende liquori, dove
comprarlo, situato all'icrocio con la carretera, che porta a P.to la Cruz.
Visto che é ancora presto, ne approfittiamo; torniamo infatti alla posada,
ci cambiamo e ci dirigiamo sulla carrettera.
Prendiamo la scorciatoia che si trova alla fine della spiaggia, poche
centinaia di metri a sinistra della posada e ripercorriamo a ritroso la
carrettera verso l'incrocio con la strada che porta alla spiaggia.
Ecco la vera Santa Fe, non certo quella delle posade o del centro a
ridosso della stessa; quella che vediamo è la parte vera, povera, spoglia
e squallida...
Case in lamiera senza pavimento, bambini semi nudi che giocano con nulla,
sporcizia e degrado; anche questo é il Venezuela, povertà e indigenza.
Dopo una camminata di dieci minuti arriviamo all'incrocio e di fronte al
piccolo spiazzo dove sostano le busete e i por puestos, troviamo la
distilleria.
Compro il Pampero Anniversario" e lo pago 5.000 bolivares; alla
distilleria vicino al mercato ce ne avevano chiesti 6.500 !
Al momento mi sembra caro, ma fra qualche giorno in aeroporto cambierò
idea, visto che lo vendono a 30 dollari !
Incontriamo l'autista del por puestos con cui siamo arrivati qui a Santa
Fe e gli chiediamo a che ora parte il primo viaggio della mattina : ci
conferma che già alle 05.00, "salgono" a P.to la Cruz.
La cosa ci rallegra e tranquillizza; potremo infatti sfruttare anche
l'ultimo giorno a nostra disposizione e lasciare Santa Fe il 27 mattina
per raggiungere Caracas.
Fatta la nostra spesa, scendiamo lungo la strada che conduce alla spiaggia
di Santa Fe e noto che a differenza della zona ad essa adiacente, qui ci
sono moltissime persone; il paese é vivo e frenetico.
Arrivati a ridosso della spiaggia, nella zona del mercato, la gente
svanisce e si cominciano a vedere solo i pochi turisti presenti;
incontriamo infatti Morten e Sandro seduti al Cafè del Mar !
Portiamo il "ron" alla posada, quindi raggiungiamo i nostri due compagni
di viaggio per la cena.
Pazzesco, due italiani, un norvegese e un argentino, che comunicano tra
loro fra spagnolo e inglese.
Dopo cena io e Michele andiamo a farci una polarcita nel barettino di
fronte al mercato; qui i turisti non vengono volentieri di sera e infatti
ci siamo solo noi due insieme alle persone del posto. Tutto appare
tranquillo e per nulla pericoloso; beviamo la nostra birra e rientrimo
alla posada : domani è il nostro ultimo giorno !
26 Gennaio 2002 - Playa Colorada.
Come sempre ci alziamo presto e dopo aver preso un pò di caffè alla posada
ci rechiamo al mercato per comprare qualcosa per la giornata, che abbiamo
intenzione di trascorrere a Playa Colorada.
Ne approfittiamo anche per telefonare a casa ed avere conferma che tutto
sia a posto per il volo, ma non troviamo nessuno.
Al mercato compro anche un CD di merenge, ma il mio interlocutore non mi
da margini per contrattare e finisco per pagarlo 2.000 bolivares.
Come abitudine prendo un litro di acqua (500 bolivares) e completo la
colazione con una sorta di bombolone al formaggio, molto buono, che mi
costa 350 bolivares (prosciutto e formaggio, 400 bolivares).
Recuperiamo Morten e prendiamo il por puestos per Playa Colorada : costo
del viaggio 500 bolivares. Sandro non viene con noi, perché é rosso come
un "camarones" !
Il tragitto sino a Playa Colorada é assai breve, circa 15 minuti e prima
di giungervi abbiamo la fortuna di osservarla dall'alto della strada;
appare molto carina, con la sua sabbia di un beige brillante e molto
intenso e le alte palme a ridosso.
L'acqua é di un verde tenue e diventa subito profonda; ci sono vari locali
a ridosso della spiaggia, dove poter bere e mangiare spendendo
relativamente poco.
Purtroppo é sabato e oltre che pittoresca, Playa Colorada si rivela anche
abbastanza affollata.
Incontriamo Paola e Giuseppe e con piacere passiamo il pomeriggio insieme
a loro.
Alle 17.00 rientriamo a Santa Fe e riprovo a chiamare casa; questa volta
trovo mamma, che mi ribadisce che il volo é confermato. Chiaramente,
chiamo anche Cinzia.
Lasciamo la strada e prendiamo la spiaggia, ma prima di andare alla
posada, ci beviamo l'ultima polarsita da Julio ai "Sietes Delfines"
godendoci il tramonto : fantastico !
La sera ceniamo con tutti gli altri al "Cafè del Mar" : l'ultimo giorno é
finito !
27 Gennaio 2002 - Santa Fe, P.to La Cruz, Caracas, partenza.
Ci svegliamo alle 05.15 e completato l'affardellamento dello zaino,
lasciamo la posada "Baia del Mar"
In poco meno di 15 minuti attraversiamo la piccola Santa Fe che ancora
dorme e raggiungiamo l'incrocio con la carrettera, dove troviamo subito un
por puestos in partenza per P.to la Cruz; in un'ora e al prezzo di 1.000
bolivares raggiungiamo il terminal.
Qui prendiamo il primo pullman per Caracas della compagnia Los Llanos, che
parte alle 07.30; costo del biglietto 10.000 bolivares.
Come al solito é bello e comodo, ma l'aria condizionata porta la
temperatura interna a 4 C° !
Parte in orario e dopo una sosta, circa a metà del viaggio in una sorta di
autogrill del luogo, tra l'altro caro come il fuoco, alle 12.45, giunge a
Caracas.
Dal terminal in pochi minuti, percorrendo a ritroso la strada che già
avevamo fatto 16 giorni prima, raggiungiamo la vicina fermata della
metropolitana : "La bandera".
Acquistiamo il biglietto, zona gialla, a 350 bolivares e dopo aver
cambiato treno a "Plaza Venezuela" per prendere la linea, che va verso Pro
Patria, scendiamo a "Gato Negro".
La metropolitana conferma la buona impressione che mi aveva fatto al mio
arrivo : é pulita, sicura, nuova, funzionale e architettonicamente uguale
a quella di Milano.
Usciti, si trovano subito i pullman, che portano all'aeroporto; il costo
del biglietto è di 2.500 bolivares e in poco meno di mezz'ora si giunge a
Maquetia e si viene lasciati di fronte all'entrata dei voli
internazionali.
Facciamo subito il check-in e scopriamo con piacere che il nostro
biglietto comprende la tassa di espatrio, che bisogna corrispondere alla
propria partenza dal Venezuela; tuttavia tale tassa é aumentata e di
conseguenza, corrispondiamo solo la differenza : 11.000 bolivares (tale
tassa dipende dal numero di giorni che ci si trattiene, per un periodo di
16 giorni, l'importo era di circa 24 dollari).
Spendiamo gli ultimi bolivares in aeroporto, dove non riusciamo a trovare
i francobolli per le cartoline, che partiranno così dall'Italia !
In proposito vi consiglio di cercare appena possibile un Correos, ovvero
un ufficio postale se volete inviarle dal Venezuela, altrimenti farete la
mia fine !
Alle 16.55 ci imbarchiamo, molto mestamente e prendiamo posto sul nostro
volo Alitalia, che in poco più di 8 ore e 30 minuti, ci riporta alla
normalità di casa..., sino al prossimo viaggio !
Data: 23/11/2002
L'autore
Maurizio : mauri.fabbri@tin.it
Se vuoi vedere tutte le foto di questo viaggio, vieni sul mio sito NO PROFIT : http://members.xoom.virgilio.it/mfwebsite
Altri capitoli di questo racconto:
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