In bici nel Verdon [prima parte]

Pedalare lungo le gole del Verdon, il canyon piu' profondo d'Europa
Area: Francia - Argomenti: bici, Europa, Francia, viaggiare low cost


Estate, giornate torride di luglio, a casa dal lavoro col gesso intorno ad una gamba. Il momento ideale per pensare a cosa fare in agosto, dando per scontato di riuscire a camminare. Il momento adatto per organizzare la propria prima vacanza in bici, senza allenamento. Con un amico dotato di un simile approccio organizzativo, che e' meglio. Nel mio caso Silvano, col quale condivido l'atteggiamento verso l'idea di "allenamento": meglio non farne proprio, senno' poi non rimane piu' fiato per l'evento in se'. Ed anche verso le prenotazioni: "Cosa? Dove? Prenotare? Stai scherzando, spero!".

Luglio, dicevamo. Silvano dice che conosce qualcuno che e' stato in un posto bellissimo e torrido chiamato Gorges du Verdon, in Francia. Prendiamo una guida Michelin, e cerchiamo di capirne di piu'. Il Verdon si trova in Provenza, e' un fiume che scorre nel canyon piu' profondo d'Europa, le Gorges du Verdon. Vediamo: abbiamo due bici da strada a dieci marce, entrambe con dieci anni sul groppone. Abbiamo muscoli che ... be', muscoli ... diciamo che abbiamo dei polpacci, quasi due a testa. Una cartina del sud-est della Francia ce la possiamo procurare. Due parole in francese le sappiamo dire (Silvano pronuncia benissimo gavte la nata). Fornellino portatile, tenda, sacchi a pelo, quelli ci sono. Ferie: le abbiamo. Be', organizzazione completata.

Ultimi preparativi prima della partenza: comprare portapacchi e borse laterali per le nostre fuoriserie, decidere la suddivisione dei carichi (la tenda a due teli viene divisa in due pacchi, ciascuno ne portera' uno), allenarsi (due pedalate da un'oretta ciascuna...) e siamo pronti.


Arriva il primo sabato di agosto, anno di grazia 1992.
Partiamo all'esplorazione delle misteriose terre che pare esistano al di la' delle Alpi.

Un treno ci porta da Torino a Limone Piemonte, attraverso le sterminate pianure del basso Piemonte. A Limone scarichiamo le bici ed iniziamo a pedalare. Dura poco, la salita verso il Col di Tenda e' dura e spingere le bici diventa presto meno faticoso che pedalare. Tornanti e code, ci sono tante auto in strada, oggi. Quando arriviamo al posto di frontiera prima dell'ingresso del Tunnel del Tenda notiamo alcuni cartelli, e un lieve dubbio ci assale: il transito e' vietato alle biciclette, nel tunnel, come faremo a passare dall'altra parte? I doganieri ed i carabinieri in servizio al confine ci sconsigliano di cercare di raggiungere il passo del Tenda, piu' in alto. Ne siamo lieti, gia' e' stata dura arrivare fino al traforo! Ci consigliano invece di attendere che arrivi un veicolo grosso, capace di trasportare noi e le nostre bici, e di chiedere un passaggio. Facile a dirsi ... sabato primo agosto, transito vietato ai mezzi pesanti, in Italia.

Ci piazziamo all'ombra nel parcheggio vicino al gabbiotto dei doganieri, ed esaminiamo tutti i veicoli in transito alla ricerca del mezzo adatto a continuare il nostro viaggio. Caldo ... fa caldo ... e forse iniziamo a pensare che qualche dettaglio in piu' potevamo studiarlo, prima di partire. Ma dopo un'ora d'attesa un furgoncino si avvicina: Silvano scatta e urla ai doganieri di fermare il veicolo. Quelli, gentili, eseguono. Chiediamo all'autista, francese e in giro per trasporto fiori, se ha spazio per noi e per le bici. I finanzieri e i carabinieri osservano. L'autista e' lieto di darci un passaggio, e saliamo sul furgone.


Il Tunnel del Tenda ha (aveva) un fondo stradale poco curato, e a bordo del furgone prendiamo continuamente a
testate il tetto del veicolo, a causa delle buche. E capiamo per quale motivo e' vietato il transito alle bici: i fumi di scarico dei veicoli arrivano fin dentro al furgone, se avessimo provato a pedalare saremmo soffocati prima d'arrivare all'uscita. Ma una luce si avvicina...

Ci facciamo scaricare dal francese all'uscita del traforo, e ci sentiamo in un mondo nuovo, in Francia. Entrambi l'abbiamo visitata spesso, ma mai in bici. Io faccio qualche foto, Silvano si mette una fascia nei capelli (era bianca con un cerchio rosso, come quella dei kamikaze giapponesi della Seconda Guerra Mondiale?), e ci buttiamo giu' dalla discesa a velocita' spropositata. Eccessiva. Assurda, a giudicare dalle sensazioni che le bici ci trasmettono: i telai paiono flettersi, le gomme sembrano al limite, le curve in cui entriamo sembrano tutte troppo strette. Passiamo diverse auto, e tocchiamo i freni il minimo indispensabile per restare vivi. Ci passiamo qualche volta, senza rischiare almeno in questo, e chi si trova poi davanti urla a chi sta dietro come fare la curva. "Laaaargaaaa... prendila in pieno!", "Questa e' stretta, rallenta ... stretta ... stretta ... C'E' GHIAIA!", e continuiamo a far danzare le nostre bici tra una curva e l'altra. Ma le cose belle sono destinate a finire, e dopo lunghi, emozionanti minuti siamo in pianura e iniziamo a pedalare. Siamo nella valle Roya, il Tunnel del Tenda ci ha portato in una lingua di terra francese che s'incunea nel territorio italiano. Continuando sulla strada principale ci ritroveremmo a Ventimiglia, ma questo non fa parte dei nostri piani.

Vediamo un cartello che indica Saorge. Ne avevamo sentito parlare, e' un paese appollaiato in cima ad una montagna nella Val Roia. Saliamo con calma, dopo tanta discesa ci vuole un po' per riabituarsi alle salite. Finalmente arrivati in cima, verifichiamo che per le auto ? impossibile passare, ci siamo rinfrescati con le onnipresenti e benedette (da noi) fontane francesi, e abbiamo passeggiato per gli stretti carruggi del paese. Scendiamo da Saorge e riprendiamo la strada verso sud.

Troviamo un campeggio a Breil e decidiamo che per il primo giorno abbiamo pedalato (e spinto le bici) a sufficienza. Il campeggio e' il riva al torrente Roya, e' frequentato da tante belle e giovani ragazze, e visto che, se non belli, siamo perlomeno giovani anche noi, fraternizziamo. Ci tuffiamo nell'acqua gelida del torrente su invito di un gruppo di ragazze. Sopravvissuti all'impresa, ceniamo col nostro fornello portatile, poi andiamo a fare un giro in centro per bere qualche birra. Breil e' un paese molto carino, e difatti ci torneremo quattro anni dopo aver fatto questo viaggio in bici.


E venne il secondo giorno. Da Breil a Sospel.

Valle Roya, dopo il Col di Tenda
Smontiamo tenda e sacchi a pelo, carichiamo il tutto in modo perfetto sulle bici, e ripartiamo, sempre verso sud. Arriviamo a Olivetta San Michele, di nuovo in Italia. E' l'unico paese ligure in cui si parli occitano; a Nizza si parla Nizzardo che, come il Piemontese, non ? considerato della famiglia d'oc.

Tagliamo verso ovest, per evitare di finire a Ventimiglia. Silvano fora una gomma, in una zona isolata, di domenica mattina. Ci chiediamo se moriremo qui. Magari poi, ma non oggi, neh? Ripariamo la camera d'aria, ma il copertone e' cosi' lacerato che la camera esce di lato e, se gonfiata, sfregherebbe contro il terreno ed esploderebbe in fretta. Abbiamo un copertone di riserva che si scoprira' essere di misura inadatta ad entrambe le bici, per cui pare ovvio, al mio amico discepolo di McGyver, riparare il suo copertone con ago e filo; peccato pero' che manchi uno dei due (era l'ago o il filo?), quindi prova a sigillare lo squarcio del copertone con nastro adesivo. Terra' fino a L'Escarene, nostra tappa per il pranzo. Ci fermiamo a mangiare sotto i platani, in una piazza in cui vecchi e non giocano a petanque. E' uno spettacolo cui assisteremo spesso, durante questo viaggio, e oggi serve a distrarci dal nostro pasto: il Camembert che abbiamo portato con noi si sta squagliando, e si dimostra molto aggressivo nei confronti del prosciutto con cui contavamo di accompagnarlo, e anche verso di noi. Fanno praticamente a botte. I giocatori di petanque continuano tranquillamente, il gioco ricorda il cricket per la sua capacita' di far trascorrere il tempo, quando ce n'e' troppo.

Rimontiamo in sella alle fedeli due ruote (un po' di pubblicita', ora: la mia era una Gerbi Sport del 1982). La strada e' affrontabile, raggiungiamo Sospel. Piu' grande dei paesi incontrati finora, ha quasi tremila abitanti. Silvano va a comprare dei ricambi per la bici, io pianto la tenda. Il campeggio non offre le stesse amenita' di quello di Breil: c'e' un campo sportivo, nient'altro.
Ceniamo e andiamo a piedi fino in centro, dove nel dehors di un bar cogliamo la possibilita' di bere del Pastis 51 senz'acqua. Esperienza sconsigliabile. Il centro di Sospel e' bello e gode di vista sui viali e sul torrente Bevera. Passeggiando senza fretta, vediamo che in paese c'e' una cadente chiesa barocca con facciata dai colori molto vivaci; anche il il duomo di Sospel e' molto bello e maestoso. Burp. Troppo anice, c'est vrai.


E venne il terzo giorno, lunedi' tre agosto 1992 dell'era spaziale. Da Sospel a Cagnes

Ripartiamo da Sospel. Nonostante la foratura stiamo rispettando la tabella di marcia (che non e' molto rigida, in effetti ... "Partire da Torino, arrivare al Lago di St. Croix, ritornare vivi a Torino"), siamo ancora carichi di energie e mentalmente. Ci pensera' un vecchietto in bici a ricordarci i nostri limiti: fa la nostra stessa strada, in direzione Nizza, e nonostante ripetuti tentativi, riusciamo a raggiungerlo soltanto alle porte di Nizza. Ci fermiamo a fotografarci a vicenda vicino al cartello che dice "Nice", in una zona precollinare della periferia della citta'. E' l'ultimo momento di quiete prima di ore ed ore di guida nel traffico. A Nizza passiamo attraverso quartieri-ghetto popolati da francesi d'origine maghrebina. Ci godiamo le tante piste ciclabili, che rendono la traversata cittadina tollerabile.

Pedalando nei deserti francesi
All'uscita da Nizza, ci dirigiamo ... nella direzione sbagliata. Puntiamo infatti verso Digne Le Bains, e dopo alcuni chilometri ritorniamo alla strada che stavamo percorrendo, parallela alla costa. Ci fermiamo e mangiamo pere comprate da un camionista con banchi ambulanti. C'e' smog in giro, tanti camion e tante auto non sono i migliori compagni di viaggio per i ciclisti. Puntiamo verso Cagnes, dove sappiamo che troveremo diversi campeggi. Ne troviamo infatti uno con costi adatti al nostro budget (ristretto come il tanga delle ballerine di Canale 5), ma c'e' una sorpresa che non ci aspettavamo: l'ingresso del campeggio e' separato dalle aree per le tende da una rampa lunga un centinaio di metri e ripidissima. O almeno sembra ripida a me, dopo una giornata non faticosa fisicamente ma comunque stancante.

Mentre Silvano spinge la bici verso la salita, io provo a fare lo stesso ma la ruota anteriore non ne vuole sapere di stare a terra, e procedo lentamente e sbandando, tra esclamazioni (mie) adatte ad un sergente dei Marines. Arrivo in cima, il mio compagno di viaggio e' gia' li' da un po'. Mentre stiamo lavorando al montaggio della tenda, la gestrice del campeggio ci chiede di aiutarla a comunicare con una famiglia di campeggiatori che ritiene essere italiani come noi. Accettiamo, proviamo a farci capire dai nostri presunti connazionali, ma poche frasi rivelano la loro nazionalita': sono polacchi, e ci riesce difficile capire come una persona che lavora nel settore del turismo, a poche decine di chilometri dal confine italiano, non abbia idea di quali siano i suoni tipici della lingua italiana. Vabbe', andiamo a dormire. Anzi no, abbiamo interrotto il montaggio della tenda per aiutare la signora, ed ora dobbiamo finire. Arriva un attacco di dissenteria fulminante, corro verso i bagni, ai piedi della rampa. Saranno state le pere comprate dal camionista, poco lavate.

Ritorno su, Silvano e' andato a dormire nella tenda interna, e gia' e' nel mondo dei sogni. Finisco di montare il telo esterno e vado a dormire anch'io.


Quarto giorno: da Cagnes a Grasse

Proseguono i miei disordini intestinali. Silvano non ne ride, ma si vede che e' soddisfatto per la propria tempra. Finiamo nella solita discussione su chi abbia i polpacci piu' belli: non so perche' discutiamo, e' ovvio che i miei sono scolpiti come quelli di un eroe greco. Partiamo dal campeggio verso le undici di mattina.

Da Cagnes a Grasse, dove siamo diretti, pare un tragitto breve e semplice: meno di trenta chilometri, salite ma niente di terribile, sulla carta. "Sulla carta" e' una di quelle frasi usate per introdurre una sorpresa, ma ormai nessuno viene piu' colto di sorpresa dopo una tale premessa. Non ti stupirai quindi, caro lettore, nel leggere che, dopo pochi chilometri in piano o quasi, abbiamo spinto le bici per ore. I bagagli, la mancanza di allenamento e l'affiorare della stanchezza accumulata giorno per giorno, iniziano a farsi sentire.

Comprando Agata, ecco un bel panorama...
Spingiamo le bici in salita, in una serie di boschi lungo il torrente , siamo al riparo dal sole. Procediamo lenti ma non soffriamo. Vediamo un bambino vagare, forse abbandonato, vicino al torrente. E' piccolo e biondo, porta gli occhiali, avra' cinque anni.

La bici del mio amico ha un problema, non si riesce ad inserire la marcia piu' corta, dietro. L'uso del "cambio a pedale" (misurati calcetti alle corone posteriori, rimpiazzati in seguito da vigorose pedate stile Romeo Benetti) porta al successo nell'inserimento delle marce desiderate. Ci servono, nei pochi tratti in cui riusciamo a pedalare. La strada si apre, usciamo dal bosco, e riusciamo a pedalare con piu' continuita'. Ci fermiamo a comprare dei gelati, i prezzi sembrano alti. Tra una curva e l'altra iniziamo ad intravedere Grasse, capitale dell'industria francese dei profumi. Troviamo un bel campeggio, piantiamo la tenda, e dopo una doccia siamo pronti a nuove avventure.

La sera, andiamo a piedi verso il centro di Grasse; un bambino piscia allegramente nei viali, senza badare alla presenza dei passanti. Nel bel centro storico della citta' ci fermiamo a mangiare in una crêperie. Il mio compagno di viaggio divora educatamente due crepes sucrè, meditando su cosa sia a rendere attraente la cameriera che ci sta servendo. Nel frattempo, nella vicina piazza si sta girando un film. C'era un attore francese famoso, ma non ne ricordo il nome. La stessa scena viene ripetuta piu' volte perchè una signora seduta al bar si spaventa della macchina che arrivava giu' per la discesa priva di controllo. Grasse e' una bella citta', e questa e' una bella serata.


[Continua]


Data: 08-09-2006 - aggiornato: 28-09-2006


L'autore

Claudio Piombetti. Fedele al principio "Viaggiare conta piu' che arrivare", ha utilizzato bici, treno, autostop, e moto spompate come una Honda CB125x nel corso dei suoi viaggi.

Viaggi passati: Gran Bretagna, Francia, Spagna, Stati Uniti, Slovenia, Hong Kong, Taiwan.

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