Visiti un posto, e ti rimane dentro la passione per le cose che hai visto, gli usi che hai incontrato. Sono andato in Irlanda vent'anni fa, e da quel viaggio la mia birra preferita e' la Guinness.
La finale della coppa del mondo di
rugby sta per iniziare, ad Auckland, e mi ritrovo a pensare al mese trascorso in
Nuova Zelanda, e all'incontro casuale con alcuni giocatori degli All Blacks in un piccolo villaggio chiamato Taihape in occasione di una
festa dedicata agli stivali di gomma.
Dopo una lunga giornata alla guida dell'auto, avevamo trovato un motel carino e a prezzo ragionevole (i soliti 75 dollari NZ), ci stavamo preparando a mangiare una buona cena, e in tv c'era uno degli episodi migliori di
Grand Designs. Non avrebbe potuto essere una serata migliore. E il tocco in piu' lo dava il misterioso
furgone tappezzato con foto degli All Blacks, l'amatissima squadra nazionale di rugby della Nuova Zelanda simbolo della nazione.
Chiesi al gestore del motel, mi disse che il giorno dopo, al campo sportivo del villaggio, alcuni giocatori della squadra avrebbero partecipato ad una festa incentrata sugli stivali di gomma, soprannominati
Wellingtons (dal britannico Duca di Wellington che li ideo') negli altri Paesi anglosassoni e
gumboots nel paese dei Kiwi. Taihape si proclama "capitale mondiale dei
gumboots", il che e' un'ottima trovata pubblicitaria per attirare visitatori in questo piccolo villaggio dell'isola settentrionale della Nuova Zelanda.
C'erano il capitano Richie McCaw, il fly-half Aaron Cruden, il tre quarti centro Conrad Smith e il capitano degli All Blacks piu' amato di sempre, Wayne "Buck" Shelford, ritirato da anni....
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Ieri - 22 luglio - abbiamo lasciato Masterton per raggiungere Hawkes Bay: circa 230 chilometri in direzione di Napier e Hastings, due citta' ricostruite in stile Art D?co dopo il grande terremoto del 1931, che le aveva rase al suolo.
Duecentotrenta chilometri. In una normale giornata di guida in Nuova Zelanda, li percorrerei in cinque-sei ore, con una pausa mensa, una trentina di fermate per scattare fotografie, qualche deviazione per visitare monumenti, punti panoramici o spiagge, e almeno un paio di camminate in centri urbani o in piccoli parchi. In questo caso, invece, una giornata di pioggia continua ha cambiato tutto. Appena lasciata Masterton siamo andati a vedere
Stonehenge Aotearoa, una versione locale della Stonehenge inglese, costruita di recente come "strumento per insegnare l'astronomia", come dice la signora, vagamente somigliante a Margherita Hack, che accoglie i visitatori. Sara', ma piu' che un centro con intenzioni scientifiche, Stonehenge Aotearoa mi e' parsa piu' un punto di riferimento per adepti della
new age, wiccani e neodruidi. E la pioggia non avrebbe reso piu' interessante la visita a ventiquattro colonne di cemento. No grazie, questa volta risparmio per cose piu' interessanti.
Seconda deviazione della giornata: una fabbrica piu' negozio di prodotti derivati dalla lavorazione delle conchiglie del
paua (
Haliotis, o
Abalone, o
Orecchia di mare), un mollusco che vive in conchiglie con superficie iridescente, usate in passato per produrre oggetti piuttosto kitsch, e usate oggigiorno per produrre gli stessi oggetti, che pero' sono nel frattempo diventati
prodotti etnici. La visita alla "fabbrica" avrebbe potuto durare una decina di secondi, visto che si tratta di quattro operai che molano la superficie esterna delle conchiglie per portare alla luce i suoi colori. Il negozio e' ben fornito, ovviamente, di tutti i possibili derivati: conchiglie utilizzate come contenitori da piazzare sul tavolo (se fumare fosse di moda questi articoli sarebbero venduti come posacenere), per decorare orecchini e ciondoli, e altro. Non tutti gli oggetti in vendita nel negozio erano di pessimo gusto, e infatti siamo usciti con un paio di chili di regali, che probabilmente ci renderanno in sovrappeso al momento dell'imbarco.
La pioggia, nel frattempo, non s'e' certo fermata. I vetri dell'auto si appannano di continuo e costringono a tenere accesa l'aria condizionata.
Sotto la pioggia battente vediamo un tizio col pollice teso. Fradicio. Io e mia moglie ci guardiamo per una frazione di secondo, e mi fermo. Il tizio sale a bordo: "
anglo" (non maori), sui trent'anni, sara' alto come me ma con piu' muscoli, ha una sciarpa degli All Blacks e uno zainetto. Zainetto. Non zainone da viaggiatore. E' di qui, ma il suo inglese e' quasi impossibile da capire. Gli chiedo dove sta andando, non capisco la risposta, richiedo, continuo a non capire, gli chiediamo di indicarlo sulla mappa, ci chiede in che direzione andiamo, gli rispondiamo Napier, inizia - credo, e' dura capirlo - a spiegare quale strada dobbiamo seguire, nonostante i chiari cartelli sulla strada, il fatto che siamo pieni di mappe, e soprattutto la presenza di un navigatore satellitare acceso un metro davanti a lui, sul cruscotto. Io e mia moglie ci guardiamo, questa volta per piu' di una frazione di secondo. L'autostoppista e' difficile da capire perche' la pioggia cade rumorosa, perche' il tizio non si sforza di enunciare le parole, e soprattutto perche' parla come fosse sbronzo. Probabilmente ha bevuto o sta recuperando dalla sbronza della sera precedente. Restiamo tutti e tre in silenzio la maggior parte del tempo, solo la pioggia e l'asfalto rumoroso fanno da colonna sonora a lunghi minuti di guida attraverso parti di Nuova Zelanda che sembrano prive di ogni attrattiva.
La sciarpa degli All Blacks. Il fisico atletico. Mi chiedo se il nostro passeggero, anziche' un
serial killer come i piu' paranoici potrebbero pensare, non sia invece un giocatore di rugby in disgrazia, uno che ha buttato una carriera da mediano di mischia per via della passione per la bottiglia.
Saremo costretti a fermarci davanti ad una stazione della polizia, per convincerlo a scendere?
Ci chiede se possiamo fermarci a Pahiatua cosi' puo' prendere le ... chiavi di casa, dice. Pahiatua e' lungo la strada, ci fermiamo davanti ad una casetta povera, se fossimo negli USA si direbbe che pare una zona da "white trash". Lo accoglie all'ingresso una robusta ragazza bionda, bassa, che senza gesti d'affetto o d'altro tipo gli consegna una chiave. La sua ex moglie? Riprendiamo il viaggio, lui continua a non parlare, ma mia moglie ed io ci siamo convinti che abbia pronunciato la parola "Woodville", nel corso dei suoi tentativi di comunicare con noi. Quando arriviamo a Woodville e non dice niente, iniziamo a preoccuparci: che voglia venire a Napier con noi? Gli chiedo se e' a Woodville che voleva andare, lui risp...
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La
festa con gli All Blacks a Taihape e' stata improntata al divertimento, e i giocatori degli All Blacks presenti si sono dimostrati molto "alla mano" e pronti a ridere di se stessi. In questa foto li vedete all'opera mentre cercano di completare un percorso indossando stivali di gomma (il simbolo della citta' di Taihape) incollati a delle assi, finendo quindi col doversi muovere in coppia. Nessuna caduta, ma tante risate: probabilmente questa e' un'attivita' per la quale i giocatori di rugby non si allenano spesso!
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Come
preannunciato ieri, c'era aria di rugby a Taihape, villaggio di duemila abitanti al centro dell'isola settentrionale della Nuova Zelanda. E infatti, il gentilissimo gestore del Safari Motel mi ha informato che alcuni giocatori degli All Blacks avrebbero partecipato ad una festa al campo sportivo di Taihape, "capitale mondiale dello stivale di gomma", come dice lo slogan ufficiale della citta'.
La festa inizia verso le dieci, con bambini ed adulti che partecipano alla tradizionale competizione del lancio dello stivale di gomma e ad altre prove piu' vicine al rugby con impianti gonfiabili installati dall'All Blacks Roadshow.
Come previsto, alle undici di mattina arrivano i giocatori. Riconosco Richie McCaw e Aaron Cruden, piu' un terzo giocatore e un ex capitano. Dopo un'intervista ai giocatori, i cittadini di Taihape partecipano a sfide individuali contro i giocatori (niente contatti, sarebbe un massacro, McCaw e' una montagna di muscoli, e anche il 'piccolo' Cruden potrebbe ribaltare un'auto da solo). Infine, i giocatori si cimentano nel lancio dello stivale.
Nella foto, Richie McCaw all'opera.
Aggiornamento 17/10/2010
Avevo da tempo scoperto i nomi degli altri All Blacks presenti, ma inspiegabilmente non avevo aggiornato questa pagina. Capita. Oltre al capitano Richie McCaw e al
fly-half Aaron Cruden, erano presenti il
tre quarti centro Conrad Smith e "il capitano degli All Blacks piu' amato di sempre", Buck Shelford.
Tags: feste, foto, Nuova Zelanda, rugby, sport
Foto scattata fuori da un motel a Taihape, paesino di duemila abitanti al centro dell'isola settentrionale della Nuova Zelanda.

Sara' un viaggiatore fanatico di rugby, un rappresentante di prodotti Adi***, o altro?
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