Blog, argomento: Stati Uniti antropologia spicciola
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Stati Uniti antropologia spicciola
Negli
Stati Uniti, quando un cliente paga con assegni a vuoto, lo si mette alla gogna in pubblico. Un bel cartello lungo la strada, e via. Il cartello dice "Bad checks" (assegni a vuoto), e poi elenca i nomi di tre clienti che hanno emesso dei "bad checks".
Fotografato vicino a Tupelo, Tennessee.
Tags: antropologia spicciola, foto Stati Uniti, Segnaletica e cartelli, Stati Uniti
Heathrow, Terminale 5, stazione della metropolitana. Sono in coda alla biglietteria per acquistare una Oyster Card, davanti a me una sola persona, un americano tra i cinquanta e i sessanta. Una ragazza si avvicina alla biglietteria, si ferma per un momento di fianco all'americano per leggere un avviso sul vetro della biglietteria. L'americano, continuando a parlare con l'impiegato al di la' del vetro, indica alla ragazza di mettersi in coda dall'altra parte, dietro a me.
Il bigliettaio starnutisce. L'americano gli dice che non puo' mettere la mano davanti alla bocca, visto che con quella mano porge biglietti, tessere e denaro ai passeggeri: deve invece starnutire sul braccio, idealmente avvicinando la bocca all'incavo del gomito, in modo da non starnutire in giro e soprattutto non sulle mani.
In entrambi i casi l'americano aveva ragione; eppure, in entrambi i casi avrebbe potuto esprimersi in modo differente, evitando di ricadere nel cliche' dell'americano arrogante.
Tags: antropologia spicciola, Stati Uniti, stereotipi, trasporti pubblici
Nel titolo del mio post di ieri chiedevo "Chi apprezza e onora il cibo di piu', statunitensi o inglesi?".
La risposta e', evidentemente, gli abitanti degli USA. No, non tutti e trecento milioni. Ma quelli che conosco io, quelli che vedo io in giro, quelli che fanno parte del tessuto sociale in cui vivo, qui ad Atlanta, dedicano piu' tempo, attenzione e passione al cibo rispetto alle persone che conoscevo, vedevo o incontravo per caso in Inghilterra. Se li' il cibo era una perdita di tempo da consumarsi il piu' in fretta possibile, qui e' una passione (a volte eccessiva), un pericolo (per le ragazze cultrici della linea), un premio e un momento di pausa e di conversazione.
La conversazione seguente si svolge negli Stati Uniti, ad Atlanta:
Mark: What the heck are you doing, Ron? Eating at your desk? You have been close to Dan for too long!
Dan: Hey, eating at the desk is merely a sign of efficiency!
Mark: No, it messes your desk, your stomach and does not give you the break you need and deserve.
Delle tre persone coinvolte (Mark, Dan e Ron), due sono statunitensi e uno inglese. Quale sara' l'inglese?
La risposta domani, su questo sito.
Ugly Italians, e non per scarsa bellezza. I Terribili Italiani, si potrebbe dire, quelli che ti fanno vergognare d'essere italiano.
Ci sono statunitensi che viaggiano con zaini decorati con la foglia d'acero della bandiera canadese. Lo fanno per evitare di essere trattati come americani, ma non solo per i rischi fisici che l'essere cittadino USA comporta in certe parti del mondo: vogliono evitare di essere visti come i "soliti arroganti ed ignoranti americani"; temono di essere considerati
Ugly Americans. Il
sito della CNN riporta alcuni suggerimenti per i viaggiatori per evitare passi falsi ed essere considerati arroganti ed ignoranti. Sono regole basilari dell'educazione, e spiace vedere che, come gli americani, anche
noi italiani dovremmo leggerle con attenzione.
Come identificare un italiano in viaggio? Volume sempre parecchi decibel sopra il necessario, vestiti in modo altrettanto chiassoso, incapaci di rispettare una coda, vittime di una cospirazione internazionale ("A noi italiani ci odiano perche' abbiamo siamo i migliori") appena incontrano una complicazione o un ostacolo burocratico.
Molti italiani in arrivo negli USA si lamentano dei problemi incontrati con funzionari poco svegli o addirittura malvagi; a me capita di trovare solo funzionari simpatici, pronti alla battuta, rapidi, precisi ed educati, siano essi WASP, ispano-americani o italo-americani del New Jersey. L'ultimo e' stato un addetto all'immigrazione all'aeroporto JFK di New York: aveva appena respinto un italiano che si aveva scavalcato una coda e rimandato in coda una coppia mista italiano/russa, in quanto l'italiano pretendeva di passare senza aver compilato i moduli relativi a soggiorno e merce importata (e ci teneva che tutti sentissimo quel che diceva, a giudicare dal volume); arrivato il nostro turno, abbiamo trovato il funzionario estramamente educato e simpatico, e abbiamo discusso della storia di Sciacca (era il suo cognome) e della sua famiglia (pugliese, nonostante il cognome), mentre svolgeva le procedure d'immigrazione.
Il giorno dopo, dentro l'Empire State Building, lunghe code: due comitive di dieci persone ciascuna, in diversi momenti dell'ascesa, finiscono divise. Una accetta la situazione, ed il secondo "troncone" del gruppo resta dietro a noi senza farsi sentire, fin quando non dico loro di passare pure, sapendo che erano insieme a quelli immediatamente davanti a noi; entrambi i 'tronconi' del gruppo ci ringraziano. L'altra comitiva, pochi minuti piu' tardi, si trova nella stessa situazione. Dopo venti secondi alle nostre spalle, ed evidenti segni di (loro) nervosismo, passano sotto alle catenelle che delimitano la fila, spintonando varie persone e facendo cadere le catenelle stesse; una volta riuniti ai loro amici, si lamentano dell'incivilta' degli americani (se si fossero guardati intorno, avrebbero notato che non c'erano americani nel raggio di una decina di metri).
Uno dei due gruppi era francese. Nessun premio per chi indovina da quale Nazione venisse l'altro.
Venendo allo stile italiano, non e' ben rappresentato dalle ragazze (e anche da tante quaranta-cinquantenni d'assalto) italiane che abbiamo incontrato durante questo viaggio, sia in Italia che in Francia che a New York. Che fine hanno fatto praticita' ed eleganza? Stivaloni lunghi che vanno bene per andare a pescare, jeans aderenti che si vede se hanno fatto depilazione alla francese o alla brasiliana, piumino cromato, faccia allampadata che pare siano state in vacanza sul Sole, cappello stile David Crockett con coda di opossum sovradimensionata.
"Stile italiano"? Non fatemi ridere.
E non e' solo all'estero, che ci comportiamo cosi'. La
rissa a Madonna di Campiglio tra romani e bresciani. Le scene viste durante visite a castelli e fortezze sulle Alpi, con connazionali che rallentano le code per il biglietto perche' vogliono avere - a quarant'anni e senza presentare la carta d'identita' - lo sconto pensionati, o perche' - alla stessa eta' e sempre senza documenti - esigono lo sconto studenti (si', si tratta delle stesse persone). Il manager in carriera che, sbarcato all'aeroporto di Caselle da venti minuti, sbraita contro l'aeroporto e contro chi lo ha fatto aspettare per i suoi bagagli.
Se quando viaggiate preferite non attaccare discorso con comitive di vostri connazionali, se quando vi chiedono di dove siete rispondete 'Europei', 'Mediterranei', o magari persino 'Occitani', per evitare di dire che siete italiani, fatecelo sapere. Raccontate le vostre esperienze di viaggio nel nostro forum, potreste aiutare qualche
ugly italian a migliorare.
Tags: abrasioni superficiali, antropologia spicciola, Italia, Stati Uniti
Gli USA sono un mondo meraviglioso: un conoscente mi ha detto che, nella ditta in cui lavora, qualcuno si e' rivolto alle Risorse Umane perche' s'e' sentito un rutto in ufficio. Due suoi colleghi australiani - che lavorano negli USA - sono stati chiamati dall'ufficio HR (*)per un'investigazione su un potenziale caso di
molestie sessuali che - secondo il mio conoscente - pare una trappola, visto che nessuno dei due puo' aver molestato nessuno. E uno dei due sopracitati australiani e' stato richiamato per turpiloquio: un bel
fuck off detto ad alta voce, in ufficio, anche se per scherzo. E uno dei due, pare, era stato al centro di una
lawsuit annunciata e poi ritirata da un suo ex collega (48enne), che si era ritenuto insultato dal commento "Hey, you're not very young!".
Un mondo meraviglioso, appunto.
(*) HR: Human Resources. Risorse Umane. Ufficio del Personale.
Ad Atlanta da quasi due anni, ancora mi stupisco degli sprechi. Raccolta differenziata molto limitata, tanto che una sera, recandoci al supermercato Kroeger di Roswell Road con borse piene di bottiglie di vetro vuote, ci e' stato detto di buttarle pure col resto della spazzatura: plastica, metallo, organico, carta e cartone.
Un anno fa, ho notato irrigatori automatici che bagnavano marciapiede e strada toccando appena appena l'erba che era il loro bersaglio; segnalato il problema al residence che aveve fatto installare gli irrigatori, non sono state intraprese azioni correttive fino a quando io ed un collega, entrambi costretti a camminare sulla strada anziche' sul marciapiede a causa degli irrigatori, abbiamo contattato un ufficio del comune.
In tutti i ristoranti che abbiamo visitato in Georgia, appena ti siedi ti portano un bicchierone da un litro d'acqua di cui una buona parte andra' sprecata. Fa piacere, ma moltiplica per tutte le cene servite ad Atlanta e vedrai che cifra...
Ora, il colpo di grazia: il nostro residence ha deciso che le nostre bollette dell'acqua diventeranno a prezzo fisso anziche' proporzionate al consumo: ottima mossa per disincentivare la riduzione degli sprechi. Se prima uno ci pensava due volte, prima di lasciare l'acqua aperta durante la rasatura mattutina, ora non c'e' piu' neppure lo stimolo del risparmio economico, a far chiudere l'acqua.
Forse e' semplicemente un modo per far emergere i veri ecologisti: se risparmiare l'acqua non ti fa risparmiare denaro, eppure lo fai, vorra' dire che non e' il vil denaro a spingerti.
Tags: antropologia spicciola, ecologia, Stati Uniti
Cenare in Arkansas e scoprire che per bere devo passare il confine e rientrare in Oklahoma, perche' la citta' di Van Buren, Arkansas, in cui si trova il ristorante, e' in una "dry county" in cui bere alcolici non e' consentito. Ripenso a Footloose e a quante cose gli Americani amano vietarsi.
Se i pellegrini del Mayflower se ne fossero rimasti a casa, avrebbero avuto sulla cultura britannica un impatto paragonabile a quello avuto su quella, nascente, statunitense? Non credo. E se quella nave avesse deviato verso nord, forse ora avremmo fondamentalisti cristiani in Groenlandia, e Stati Uniti un po' meno rigidi.
La settimana scorsa vari uccelli si sono schiantati contro la finestra del mio ufficio, ad Atlanta, e un altro volatile (falco? sparviero?) e' arrivato quasi tutte le volte nel giro di pochi secondi, a portarsi via lo stordito pennuto. Che spettacolo. Eccolo, il rapace: appollaiato su un albero a una quindicina di metri da me. In ufficio ci chiediamo cosa porti questi uccelli a prendere di mira un punto specifico della vetrata, alta tre metri e larga una decina. Continuano a centrare una piccola area, al di qua della quale lavora il mio collega Dan.
Come Dan dice spesso, "I attract birds" (
birds e' il termine slang per
ragazze, nell'inglese britannico).
Alta domanda che ci stiamo ponendo e' come mai tutto sia iniziato la settimana scorsa. Cambiamenti nella vetrata? Magari la posizione del sole che produce riflessi particolari? Improbabile, gli schianti avvengono sia di mattina che di pomeriggio, quindi con posizione del sole differente. Un'ipotesi di Jorge, collega di origine venezuelana, e' che le bacche, che sono comparse pochi giorni fa sui rami delle piante fuori dalla finestra, attirino gli uccelli piu' piccoli, cui quelli piu' grossi danno poi la caccia.