Vicino ai Bagni di Afrodite, a Chrysochou Bay. A tavola, pranzo in un bel ristorante dopo un'escursione per "divers" e "snorkelers". Sono l'unico italiano, mia moglie l'unica asiatica.
Achmet, il giovane comandante della barca, Britney e Karissa, le due guide subacquee, sono professionali nelle precauzioni e vivaci come animatori. Dopo la prima immersione, durante uno spuntino a bordo,Karissa inizia con due bambine una "mexican wave" (ola), che in un attimo si estende a tutti i presenti. Britney e' statunitense, West Coast, viso delicato e corpo plasmato dall'acqua, riservata; Karissa, greco-cipriota, e' un peperino che rassicura chi ne ha bisogno (Tess preoccupata per la temperatura e la profondita' dell'acqua), che non si ferma mai, e che parla l'inglese degli inglesi, senza inflessioni greche. Al ristorante mangiano in un tavolo separato dalla lunga tavolata degli escursionisti.
Seduta di fronte a noi una coppia sulla quarantina, lui belga, lei colombiana. Si parlano in francese e spagnolo, lei non parla molto l'inglese, lui si' ed e' una sagoma, parliamo di immersioni e dei francesi, di lingue e di cibo, di Di Rupo e di Berlusconi. Ipotizziamo complotti in cui politici si fingono gay per nascondere d'essere dei "tombeur de femme" e viceversa.
Due amici, lui dello Zimbabwe (e non ditegli che e' vicino al Sudafrica), lei del Minnesota, che ha lasciato a otto anni per andare a vivere a Milano, poi in Svizzera, poi altrove. Ora di anni ne ha quarantatre, somiglia a Jennifer Connelly, e parla un ottimo italiano. Le ragazzine sedute di fronte a lei le chiedono degli Stati Uniti, lei sembra conoscere meglio il resto del mondo. Lui somiglia ad Art Garfunkel.
Lui, lei e la loro figlia quindicenne Lydia con una sua compagna di scuola. Inglesi di Croydon, a sud di Londra. Le due ragazze si sono incontrate per caso durante questa vacanza a Cipro, e Tess s'e' aggregata a Lydia per questa giornata di snorkeling. Tess e' simpatica, ingenua, curiosa di tutto. A pranzo e' entusiasta di trovarsi in una comitiva cosi' cosmopolita, "Italiano? Omigod, anch'io ho sangue italiano, un ottavo, voglio imparare l'italiano!", "Il Belgio e' la mia nazione preferita! Siamo state a Ypres, sei mesi fa, con la scuola, a vedere i monumenti ai caduti, poi siamo andati a comprare dolcetti al cioccolato!", "Hai quarantatre anni? Come mia madre! Ma non le somigli per niente, sei cosi' sportiva, tu!", "La tua macchina fotografica e' cosi' cool, avrai fatto foto eccezionali sott'acqua".
Parla continuamente Tess, tanto che la madre di Lydia, molto piu' pacata, l'apostrofa spesso con "Too much information!", quando dice piu' del necessario. Ma il suo entusiasmo ti fa sentire importante, anche se vieni da una minuscola citta' dello Zimbabwe e non sei uno che si da' delle arie.
Una coppia inglese sui trentacinque anni con due figlie piccole. Lui e' di corporatura normale ma con una "beer gut" sproporzionata, tanti tatuaggi su schiena e polpacci, compresa una data del 1931, un codice postale e uno slogan di una squadra di calcio di Leicester. Lui si immerge con le bombole, lei resta a bordo a badare alle bambine; la piu' piccola, ancora col succhiotto, corre da tutte le parti sul ponte della barca, la piu' grande, otto anni, aiuta tutti: quando riemergo dalla prima nuotata e' lei a porgermi la manina per aiutarmi a risalire sulla barca. La piu' piccola si chiama Heidi, "come la bambina delle montagne". Ci guarda incredula quando le diciamo che c'e' un cartone animato famoso in tutto il mondo dedicato a quella bambina: non ne esiste una versione inglese.
Due ragazze tedesche, alte e flebili come fenicotteri. Sono in vacanza con la nonna, sulla sessantina, molto atletica. Le due ragazze fotografano ogni parte della barca con una compatta digitale e non parlano con nessuno. La nonna si gode il sole, fa snorkeling con loro.
Fa caldo, ma si sente che l'estate sta finendo, di notte fa fresco, i turisti incontrati nei primi giorni sono gia' ripartiti, c'e' la sensazione di cose che finiscono. Forse e' solo perche' questa vacanza a Cipro volge al termine, e tra pochi giorni saremo di nuovo al lavoro.
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Quattro ore di volo da Londra, meglio portare un libro o un cuscino, la prossima volta. I sedili EasyJet paiono piu' comodi di quelli Ryanair; personale di bordo giovane, professionale e abbastanza dotato di humour, come i colleghi della low cost irlandese.
All'arrivo all'aeroporto di Paphos, al controllo passaporti abbiamo perso mezz'ora perche' i "controllori" pensavano che i cittadini taiwanesi avessero bisogno del visto d'ingresso; con noi e' stata fermata un'altra coppia mista - lei taiwanese, lui inglese - che e' venuta a Cipro per un matrimonio (d'una coppia cipriota-taiwanese). I due poliziotti dell'immigrazione si consultano, alla fine riescono a completare la nostra pratica e quella dell'altra coppia nello stesso momento.
Il trasporto dall'aeroporto all'hotel e' compreso nel pacchetto. Il tassista che ci porta all'hotel e' alto e magro come un chiodo, oltre i cinquanta e con coda di cavallo, mi ricorda alcuni ex hippies inglesi che conosco. E' di Sheffield e guida una Mercedes "estesa", tre file di posti, come se non esistessero limiti di velocita'.
Arriviamo all'hotel Tasmaria in mezz'ora. Ci accoglie la manager Caroline, altra
expat inglese. Le storie che ho letto sulla scarsita' d'acqua (su Factbook, applicativo per smartphone di solito affidabile) sono false, dice, mentre e' vero che ci sono stati problemi elettrici, nei mesi scorsi, a causa di un'esplosione che ha fatto tredici morti e che ha danneggiato la piu' importante centrale elettrica dell'isola: anni fa, la marina cipriota fermo' un cargo russo che trasportava esplosivi e ne sequestro' il carico. Che venne depositato all'aperto, probabilmente in un'area sorvegliata, ma esposto al sole, e mesi fa gli esplosivi fecero l'unica cosa che sanno fare: esplosero.
Catherine ci consiglia un paio di posti con connessione WiFi, che in albergo non e' disponibile, alcuni ristoranti dove cenare e far colazione (siamo in bassa stagione, la cucina dell'albergo e' chiusa), e ci suggerisce la tessera giornaliera dei bus di linea, che costa solo due euro.
Saliamo in camera, che e' piuttosto spartana (ah ah, spartana... Cipro e' di cultura greca... dai, fate finta di ridere). Non c'e' la tv, e anziche' un letto matrimoniale ci sono due letti ad una piazza affiancati, come da nostra prenotazione (il letto matrimoniale costava un extra sostanzioso). Siamo in un miniappartamento con self catering, abbiamo quindi una cucina con forno funzionante (immagino) e con un frigo a mezz'altezza vuoto ma capiente. In bagno, un adesivo ricorda si clienti che la carta igienica non va gettata nel wc ma nel cestino, come d'altronde succede a Santorini e nei vecchi edifici di Taiwan. E altrove, immagino.
Per pulizia, personale, quiete e clientela, l'hotel ci fa un'ottima impressione, molto migliore rispetto all'hotel a Malta in cui, qualche anno fa, trascorremmo una spiacevole settimana. L'analogia Cipro-Malta e' sensata: isole del Mediterraneo di dimensioni simili, entrambe ex colonie britanniche, entrambe classiche destinazioni turistiche per i sudditi di Elisabetta Seconda. L'hotel in cui stemmo a Malta, pero', aveva una clientela molto differente, il classico "Club 18-35"; invece qui in hotel a Cipro e, come vedremo piu' tardi, nei locali di Paphos, mia moglie e io potremmo passare per dei ragazzini, nonostante abbiamo vent'anni per gamba: sara' la bassa stagione, ma la media sembra sui sessant'anni, con molti clienti oltre la settantina. Tipico degli inglesi, fare quel che vogliono fare senza farsi ostacolare da stronzate come l'eta'.
Usciamo dall'albergo, andiamo al San Marino, un ristorante a poche centinaia di metri in direzione sud. Ordiniamo una birra a testa, due
taramosalate (impasto di uova di pesce), del pescespada e
afelia (cubetti di carne di maiale aromatizzata, credo con menta). I camerieri e gli altri clienti sono romeni, solo il ristoratore e' cipriota. Mangiamo bene, spendiamo 32 euro e in omaggio arrivano un bicchiere di Tia Maria e uno di brandy. A me, che gli alcolici cosi' forti li uso solo per insaporire il gelato... ma mi fa meno effetto del previsto, forse sono piu'
mitridatizzato di quanto credo.
Andiamo via, il ristoratore promette (minaccia?) di offrirmi un bicchiere di un tipico e fortissimo liquore tipico cipriota, la prossima volta. No, grazie, la prossima volta che verro' a mangiare qui mi mettero' il naso finto con baffoni e sopracciglia alla Groucho Marx, per non farmi riconoscere.
Nei pub, nei ristoranti e nei locali dove si balla, lungo la via principale di Paphos, vedo solo settantenni, ma sono in forma come dei ventenni: ballano, ridono, giocano a biliardo, alcuni bevono alcolici, altri hanno bottiglie d'acqua, alcuni sono in coppia, altri in comitive. Il "senso della famiglia" e' meno forte negli inglesi che negli italiani, ma questo permette loro di sbatter fuori di casa i figli a vent'anni anziche' a quaranta, e consente loro di andarsene in vacanza anziche' stare a casa a b...
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