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Gli articoli del blog di ViaggiareLeggeri sull'argomento educazione Wanderlust

Neolaureati: un anno in Nuova Zelanda

Scritto da ViaggiareLeggeri, 26/03/2010 alle 07:00 | 1 commenti  | Permalink
Giorni fa abbiamo parlato di neolaureati e di come l'anno senza lavoro che si presenta davanti a loro offra un'opportunita' per viaggiare. Oggi parleremo di una precisa possibilita' per un viaggio all'estero per un neolaureato (o neodiplomato, o non-proprio-neolaureato).

Parliamo quindi di Nuova Zelanda. No, non e' la soluzione piu' comoda, ne' la piu' economica, ne' la piu' vicina. Ma e' affascinante, almeno per me, ed ecco perche' ne parlo. Queste sono le regole principali per l' "Italy Working Holiday Scheme", lette sul sito del Dipartimento del Lavoro neozelandese:
E' necessario:

* Avere un passaporto della Repubblica Italiana la cui data di scadenza sia di almeno tre mesi successiva alla data di partenza dalla Nuova Zelanda;
* Essere almeno 18enne e non oltre i 30 anni;
* Non portare bambini con te;
* Avere un biglietto di ritorno, o denaro sufficiente per acquistarlo;
* Avere almeno 4.200 NZ$ (2.200 EUR) a disposizione per coprire i costi quotidiani durante la permanenza in Nuova Zelanda;
* Soddisfare i requisiti di salute e carattere (fedina penale - ndr);
* Possedere copertura assicurativa per cure mediche e ospitalizzazione per la durata della permanenza in Nuova Zelanda;
* Che lo scopo del viaggio sia una vacanza, con il lavoro o lo studio solo come scopi secondari della visita.


Non un viaggio economico, me ne rendo conto. E questo senza neanche prendere in considerazione il costo del biglietto aereo. Ma la Nuova Zelanda - e l'Australia, che ha un programma simile - sono due destinazioni da sogno, in cui c'e' la possibilita' di far pratica col proprio inglese (anche se vi si parla un inglese peculiare e ben lontano dall'inglese della BBC, ma e' pur sempre inglese), vedere uno stile di vita molto differente da quello italiano, e posti unici al mondo.

Un elenco piu' completo di destinazioni per vacanze lavoro/studio e' presente su Wikipedia.

Tags: Australia, educazione, idee per un viaggio, Wanderlust

Neolaureati: un anno per viaggiare

Scritto da ViaggiareLeggeri, 23/03/2010 alle 10:12 | 0 commenti  | Permalink
Repubblica ha pubblicato un articolo intitolato "Laureati, un anno disoccupati - generazione senza prospettive ", che si dilunga nella descrizione delle difficolta' dei neolaureati in Italia. Leggendo il titolo speravo che l'articolo parlasse anche della pratica anglosassone del gap year. Invece no, quindi ne parlo io qui.

Gap year e' il periodo sabbatico - generalmente un anno - che gli studenti britannici trascorrono viaggiando, tra la fine delle scuole superiori e l'inizio dell'universita'. Quell'anno viene trascorso viaggiando, di solito molto lontano da casa, e magari svolgendo attivita' di volontariato. Ed e' questo il mio suggerimento ai neolaureati: se gia' sapete che avrete un anno a disposizione in cui non troverete lavoro, fate qualcos'altro. Viaggiate.

Se e' vero che un neolaureato italiano deve aspettarsi un anno senza lavoro, e' anche vero che quell'anno puo' essere usato per arricchirsi di esperienze professionali e non. Viaggiare e' un modo per imparare, e quell'anno di mezzo, in cui uno non e' piu' uno studente e non e' ancora un lavoratore, e' il momento piu' adatto per un lungo periodo all'estero. Mesi, non parlo mica di anni, eh?

Questo sara' l'unico periodo, se uno conta di vivere in Italia, in cui sara' possibile passare del tempo all'estero. Dopo aver iniziato a lavorare, con il matrimonio, e con l'arrivo dei figli, la possibilita' di trascorrere periodi piu' lunghi di un paio di settimane fuori dai patri confini si riduce drammaticamente. E anche se uno non si sposa e non ha figli, non e' detto che riesca a viaggiare. Secondo un recente sondaggio (1), questi sono i motivi che impediscono alla maggioranza degli italiani(/e) non sposati di passare lunghi periodi all'estero:

36%: Costa troppo;
23%: Ho dei genitori a cui badare, mica sono un ingrato!
18%: Non posso lasciare la casa incustodita;
12%: Ho il cane che non puo' viaggiare e non sa stare senza di me;
10%: E se poi non riesco ad aggiornare la mia pagina su Feisbuc, mentre sono via?
1%: Attendo la consegna di una bambola gonfiabile.

E' strano come noi italiani siamo attaccati a quel che abbiamo anche quando non abbiamo nulla (un lavoro, in questo caso). Con una laurea in tasca, e sapendo che per un anno sara' quasi impossibile trovare lavoro, preferiamo stare a casa sperando di essere quell'improbabile eccezione che conferma la regola: un neolaureato che trova immediatamente lavoro.

Ripenso a qualcuno che ho conosciuto e che ha saputo quando prendere un periodo di pausa per poi riprendere a lavorare con impegno ancora maggiore. Dan, un ex collega, lavorava negli USA e si licenzio' all'inizio del 2008. Non torno' immediatamente a casa sua, vicino a Londra, perche' non aveva offerte di lavoro, in quel momento. Invece, attraverso' gli Stati Uniti in auto in un viaggio che duro' quattro mesi e che gli insegno' molte piu' cose sugli USA di quelle che aveva imparato vivendo per due anni ad Atlanta. Tornato in Inghilterra, trovo' lavoro, compro' auto e casa.

Un altro: Ian, negli anni novanta, passo' un anno circa attraversando l'Europa a piedi. Passo' mesi in Spagna e in Polonia, insegnando l'inglese, fornendo consulenze informatiche occasionali, imparando tante cose. Tornato in Inghilterra, divento' responsabile informatico di un'azienda, e quando quell'avventura fini', si rimise in viaggio per fare una cosa che non aveva ancora fatto e che gli interessava: camminare dalla Spagna alla Turchia.

Tra poco potrebbe capitare anche a me, di prendere un "gap year", o forse solo una frazione d'anno: tre mesi, quattro mesi, o magari sei. E come per i connazionali neolaureati, anche nel mio caso la durata della vacanza e' influenzata da fattori esterni: ora sono a Singapore, se tornassi in Europa ci vorrebbero tra i due e i tre mesi per le mie cose per raggiungere l'Europa via mare. Inutile arrivare a Torino, o a Londra, prima che arrivino i miei calzini, la mia bici o il mio computer fatto coi Lego.

Non e' che l'anno di mezzo sia per forza da trascorrere lontano. Pero' sarebbe da trascorrere "lontano da". Lontano dalla famiglia, dalla citta' in cui tanti di noi finiscono col passare tutta la vita, lontano dagli amici e dai rituali consolidati in tanti anni di frequentazioni. Lontano dalle frustrazioni delle tante piccole e grandi illegalita' che rischiamo di considerare normali (2).

Passare un anno all'estero non significa dimenticare la corsa al lavoro in Italia: uno puo' essere a diecimila chilometri da Roma e consultare l'elenco dei concorsi pubblici via Internet, se lo desidera. E per man...

Tags: educazione, idee per un viaggio, scuola, Wanderlust

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