Sei in Inghilterra, vuoi leggere un quotidiano ma non sai quale scegliere? Il comico Russell Howard riassume le carattaristiche dei quotidiani inglesi:
Sul Daily Mail: "Povrebbero eliminare le notizie e pubblicare invece il solo titolo NON USCITE DI CASA! E' PIENO DI NEGRI, CHECCHE E CRIMINALI! OH, SE SOLO LADY DIANA FOSSE ANCORA CON NOI!. Sempre le stesse notizie (gira le pagine di un'immaginaria copia del Daily Mail): ASBO, musulmani, autovelox, autovelox, ASBO, musulmani, autovelox, autovelox...".
Il Sun: "Sei un pedofilo? Sei un pedofilo? Guarda le foto delle tette di questa modella, ora ha 16 anni!"
Sull'Independent: "Mentre lo leggi sembra prenderti per il collo, e ti strilla addosso STAI RICICLANDO? HAI APPENA UCCISO UN ORSO POLARE! TU!"
L'angolo delle riviste per pescatori in un supermercato inglese. In Inghilterra e, in generale, in Gran Bretagna, ci sono riviste per ogni 'nicchia' di mercato: per dire, ci sono 3 riviste dedicate alla Porsche 911, 15 dedicate alle moto, 12 - dodici! - dedicate alla pesca.
Nota linguistica: il pescatore con canna da pesca e' un angler, non un fisherman.
La prima pagina di Metro, il quotidiano gratuito disponibile sulla metropolitana di Londra, mostra un titolone dedicato all'annunciata 'serrata' di Wikipedia, domani.
Cose che capitano: viaggi in metropolitana e leggi dei rischi del viaggiare in aereo. L'Evening Standard, giornale gratuito presente in tutte le vetture della metropolitana di Londra, riporta oggi la notizia di un volo Ryanair che ha effettuato non uno, ma due atterraggi d'emergenza.
Il volo Ryanair da Girona a Stansted ha fatto un atterraggio "folle" e "incredibilmente rapido" a Gatwick, poche ore dopo essere stato costretto a fare una fermata non programmata a Nantes, in Francia. Sia l'atterraggio d'emergenza che la fermata imprevista sono stati causati da fumo presente in cabina, che ha reso difficile respirare per passeggeri e equipaggio, e che secondo Ryanair e' stato causato da era "un problema elettrico ad un forno" situato nella parte posteriore del velivolo.
Hey, mi fate pagare un capitale per mangiare le vostre cose, e poi m'avvelenate pure l'aria col forno?
Ryanair ha offerto un voucher da 75 sterline ai passeggeri del volo. Magari avrebbe potuto regalar loro una bella maschera antigas, invece.
Vista da qui, non sembra neppure che esista, l'Italia, nel campo della politica internazionale. Ma per fortuna, grazie a Silvio, si parla di noi perlomeno delle pagine della cronaca rosa.
Quanto segue e' la rielaborazione di un mio messaggio inserito pochi giorni fa nel forum di un altro sito.
La pubblicita' nei siti Internet e' una rottura di scatole. Certo, come si puo' non essere d'accordo? Pero'...
Capisco che sia una rottura, ma avere un sito costa: molto tempo e a volte molto denaro. Devi pagare l’hosting (la ditta che tiene acceso 24 ore al giorno il computer che ospita il tuo sito), il nome di dominio (quel "viaggiareleggeri.com", "corriere.it" o "partireper.it" che compare nell’indirizzo del sito), piu’ varie ed eventuali. Per esempio, il fornitore di hosting potrebbe farti pagare dei sovrapprezzi a seconda della quantita’ di banda passante utilizzata, quindi piu’ visitatori riceve il sito = piu’ costi da pagare.
E non abbiamo ancora parlato della questione morale: chiunque abbia un sito dedicato ai viaggi, compreso me, crea dei contenuti, spesso originali e utili: articoli e guide che possono fornirti l’idea per un viaggio, rassicurarti nella sua organizzazione, darti i dettagli necessari per evitare un imprevisto. Tu che leggi utilizzi quei contenuti, e il titolare del sito non ti chiede di pagare per il tempo che ha impiegato a scrivere, scattare foto e prepararle per la pubblicazione, oppure cercando tra le ricevute di un viaggio per rispondere a chi gli chiede quanto costi la Nutella ad Auckland o il WD-40 a Caracas.
Per questo sito, se devo scrivere un’articolo originale basato su riflessioni personali impiego mediamente un’ora. Lo so, penso lentamente.
Se invece si tratta di scrivere qualcosa che richieda ricerche (tipo l'articolo su uno sciopero negli aeroporti inglesi e sulla conseguente cantonata presa da un grosso sito di viaggi, che ha fornito la data sbagliata per lo sciopero) possono volerci anche varie ore, per trovare una risposta definitiva o per risalire alla fonte originale di una notizia. In molti casi un "blogger", quindi un autore non professionista, impiega piu’ tempo e mette piu’ attenzione nel controllare quel che scrive, rispetto a tanti "giornalisti professionisti" stipendiati.
Le pubblicita' che vedete sui siti sono un modo per cercare di coprire le spese, e in alcuni casi per sostenersi economicamente durante un viaggio o un periodo di disoccupazione (e tra breve verifichero' di persona entrambe queste condizioni). Gli spazi pubblicitari che si incontrano piu' di frequente sono quelli di Google Adsense, e c'e' un motivo: almeno nel mio caso si tratta dell'unico sistema pubblicitario col quale riesco a guadagnare qualche spicciolo (e per avere un'idea di quanto possa rendere Adsense per un utilizzatore normale, leggete questo post nel blog di Partireper.it). Negli ultimi dieci anni ho provato Adsense, CJ (Commission Junction), Adbrite, Clicksor, TradeDoubler, Chitika, Linkshare, e con tutti gli altri fornitori, a parte Adsense, non riuscivo a guadagnare piu' di pochi centesimi ogni settimana, quando andava bene, ritrovandomi oltretutto con pubblicita' non attinenti al contenuto del mio sito.
In breve: andiamo in Rete, leggiamo gratis cose che, se fossero pubblicate su un giornale, dovremmo pagare, e ci lamentiamo anche per la pubblicita’ che tra l'altro nessuno ci obbliga a cliccare? Anziche’ lamentarci, sarebbe il caso di godersi la situazione: prima o poi saremo costretti a pagare, per leggere contenuti di qualita’.
Il sito dell'ENAC riporta questo comunicato stampa:
RIGGIO: “O’LEARY NON MERITA ALCUNA RISPOSTA”
“Le parole di O'Leary non meritano alcuna risposta. L’avevo già opportunamente qualificato: le affermazioni odierne non fanno che confermare quel giudizio”.
Secca la risposta del Presidente dell’ENAC, Vito Riggio, alle dichiarazioni dell’Amministratore Delegato di Ryanair riferite dalle agenzie di stampa odierne, ed ai giudizi ivi espressi
Il comunicato stampa e' datato 26 gennaio 2010 - ieri -, sono quindi andato alla ricerca delle parole di Michael O'Leary, amministratore delegato Ryanair, che hanno irritato Vito Riggio. E quel che ho trovato e' stato quest'articolo sul sito dell'ANSA (le sottolineature sono mie):
Ryanair: O'Leary attacca presidente Enac
Continua il braccio di ferro sui documenti di imbarco
(ANSA) - MILANO, 26 GEN - L'Ad di Ryanair O'Leary attacca il presidente dell'Enac, per la polemica sui documenti di imbarco per i passeggeri italiani. 'Mi riferisco - aggiunge O'Leary durante una conferenza a Milano per la presentazione di nuove rotte - a quando Riggio ha affermato che Ryanair rifiutava di accettare documenti non sicuri perche' voleva lasciare l'Italia.
Noi invece rimaniamo e puntiamo a diventare presto la prima compagnia', conclude l'amministratore delegato di Ryanair.
"Attacco"? E questo me lo chiamano un "attacco"? Se le parole di O'Leary riportate dall'ANSA sono quelle che Mr. Ryanair ha effettivamente detto, questo non e' un attacco: e' una risposta educata non solo per gli standard di O'Leary... neppure una damina dell'Ottocento troverebbe irritanti quelle parole.
Che all'ENAC ci siano nervi a fior di pelle?
Aggiornamento 28/01/2010
Pare che Michael O'Leary abbia dato davvero dell'idiota a Vito Riggio, presidente dell'ENAC. Secondo questo blog, O'Leary avrebbe detto di Riggio:
He's an idiot and he says stupid things,(...) he probably feels the same way about me.
Questa la versione in inglese; potrebbe essere l'inizio di una grande amicizia tra Riggio e O'Leary.
Su ANSA continuo a non trovare la notizia. Yahoo! Italia riporta la seguente frase:
Vito Riggio e' un idiota perche' ha rilasciato dichiarazioni idiote e stupide senza conoscere i progetti di Ryanair
Beh, questo si' che e' un attacco. Giustificato, secondo alcuni, ma comunque un attacco. Peccato che l'ANSA, nel riportare la risposta di Riggio, non abbia pubblicato le parole di O'Leary.
(...) trovo inopportuno che tu offra spazi promozionali sul sito anche a MYAIR che attualmente è la principale artefice di tante scorrettezze a danno dei passeggeri ed è la principale destinataria della protesta che si vuole esprimere tramite la raccolte delle ns adesioni.
A seguito di quella discussione bloccai le pubblicita' di Myair e di alcune altre linee aeree. A causa dei recenti problemi Myair e del conseguente aumento di visite (accompagnato dall'aumento dei costi di gestione del sito), ho riesaminato la situazione degli spazi pubblicitari di questo sito:
- Myair.com e' tuttora bandita nelle aree pubblicitarie del sito;
- Airfrance.com, alitalia.it, britishairways.com, easyjet.com e ryanair.com, che avevo bloccato nel luglio 2008, sono ora "sbloccate", cio' significa che nei banner pubblicitari forniti da Google Adsense potreste vedere pubblicita' di queste linee aeree.
Dico "potreste" perche' il contenuto di quegli spazi pubblicitari non e' fisso: varia a seconda del testo contenuto nella pagina, della localita' da cui si collega ad Internet il visitatore, del linguaggio impostato nel suo programma di navigazione. Quindi le pubblicita' che Tizio vedra' su questa pagina oggi sono diverse da quelle che Caio ha visto ieri su questa STESSA pagina e che Sempronio vedra' tra una settimana. E non sono io a decidere quali pubblicita' mostrare. Per imparare qualcosa sul funzionamento di Google Adsense consiglio una ricerca su ... Google, o Virgilio, o Yahoo, o Altavista. Dove volete, insomma.
Aggiungo una cosa per i lettori che volessero affidarsi all'aforisma "a pensare male si fa peccato ma ci si azzecca": avere Alitalia, Ryanair, easyJet o persino Myair (che come detto e' invece bandita) tra i potenziali inserzionisti del sito NON mi farebbe scrivere articoli a favore di dette linee aeree, e il motivo e' semplice: quei banner Adsense con la pubblicita' Alitalia/Ryanair/British Airways etc. compaiono indipendentemente dal senso dell'articolo che scrivo. Posso scrivere un articolo in cui lodo il servizio clienti Alitalia (e mi farebbe piacere se ce ne fosse l'opportunita') o in cui fornisco un vademecum per far causa ad Alitalia, il risultato sara' lo stesso: il banner Adsense presente nella pagina dell'articolo mostrera' una pubblicita' Alitalia.
E visto che l'inserzionista (Alitalia, Ryanair, British) paga per ogni click sul banner, ne consegue che l'inserzionista paga anche per la pubblicita' presente su pagine in cui i suoi prodotti e servizi vengono stroncati. A me pare un progresso: nei media tradizionali, pubblicare critiche severe o addirittura stroncature di prodotti o servizi di un'azienda equivaleva a perdere quell'azienda come inserzionista (o come potenziale inserzionista). Ora, invece, quelle stesse aziende si trovano a pagare per una loro pubblicita' che compare ai piedi di un articolo in cui si mette in dubbio l'onesta' dell'azienda, l'intelligenza dei suoi manager, l'educazione dei suoi dipendenti o la sanita' mentale del fondatore.
La pubblicita' presente su questo sito non mi rende meno libero di scrivere quel che penso.
Il sito www.viaggiareLeggeri.com aderisce alla giornata di silenzio per la liberta' d'informazione online, indetta per il 14 luglio 2009.
L'obbligo di rettifica entro 48 ore, presente nel "decreto Alfano", creerebbe oneri insostenibili per i siti amatoriali, quale che sia l'argomento trattato su tali siti, obbligando di fatto i gestori di tali siti ad operare come le redazioni (retribuite) dei media tradizionali. Si tratterebbe del chiodo finale sulla bara della libera informazione in Italia, esattamente come desiderato dal proprietario del piu' grande gruppo mediatico nazionale (nonche' proprietario della tessera n. 1816 della loggia massonica P2, che - sorpresa! - aveva tra i propri obiettivi il controllo dell'opinione pubblica attraverso l'acquisizione di canali televisivi e giornali).
Se un blogger e' tenuto a rispettare regole fissate per i giornalisti professionisti, il minimo i blogger possono pretendere - non semplicemente "chiedere" - e' che la qualifica di "giornalista" venga applicata anche a loro, magari a seguito di revisione delle regole per l'iscrizione al vetusto albo dei giornalisti.
Giorni fa, i gemelli del goal del giornalismo nazionale hanno riportato la notizia che Ryanair stava pensando di istituire posti in piedi sui suoi voli.
Questa non e' una notizia. E' l'ennesima idea di Michael O'Leary, il boss della Ryanair, per farsi pubblicita' gratis. E dispiace, ma non stupisce, vedere che i mass media nazionali la riportano acriticamente: dopotutto, avere una conoscenza basilare della fisica non e' richiesto (*).
Ecco i motivi per i quali non ci saranno "posti in piedi" in aereo:
1) Da seduto, il passeggero viene mantenuto in posizione da sedile piu' cintura di sicurezza. In piedi, come farebbe un passeggero ad evitare di venire sbalzato a destra e a sinistra a seguito dei cambiamenti di direzione del velivolo?
2) Ammettiamo che O'Leary non abbia pensato a posti in piedi ma bensi' a "sgabelli", che richiedono meno spazio dei sedili attualmente usati a bordo e che quindi consentirebbero di trasportare un numero maggiore di passeggeri. Quanto robuste dovrebbero essere le gambe e la 'seduta' di questi sgabelli, per resistere al numero di G (**) cui sono sottoposti i sedili degli aerei? E, problema ancora piu' serio: come assicurare i passeggeri agli sgabelli? Come prevenire infortuni alla schiena del passeggero, senza uno schienale? Qualsiasi "sgabello" pensato per l'uso a bordo di un aereo si troverebbe a dover avere uno schienale robusto, una "seduta" sufficientemente ampia da contenere anche i passeggeri meno smilzi, almeno due punti d'attacco per una cintura di sicurezza, e probabilmente anche dei braccioli per prevenire la rotazione del passeggero lungo l'asse verticale. In breve, lo scabello sarebbe ingombrante quanto i sedili attuali.
3) I sedili attualmente usati permettono ai passeggeri di sopravvivere in caso di impatto col suolo. Se il sedile non c'e' ed il passeggero e' in piedi, come potrebbe resistere all'impatto? Inoltre, come potrebbe NON finire contro altri passeggeri, anch'essi in piedi? E non pensate "Oh, io non avrei problemi, sono giovane e atletico": in aereo ci sono anche vecchi e bambini.
4) I passeggeri a bordo devono essere evacuabili in fretta in caso di emergenze. Per ri-certificare un velivolo in modo da consentire il trasporto di un numero maggiore di passeggeri, e' necessaria l'aggiunta di nuove uscite d'emergenza, che hanno un costo e che richiedono l'eliminazione di alcuni posti a sedere. Da un lato aumentiamo i passeggeri a bordo, dall'altro li riduciamo: il gioco non vale la candela.
Viene da chiedersi se Ryanair sia un inserzionista di Corriere e Repubblica. Qui a Singapore non leggo nessuno dei due quotidiani, in versione cartacea, ma se qualcuno dei lettori (si', dico a TE che stai leggendo queste parole) ha notato degli spazi pubblicitari Ryanair su Corriere e Repubblica, e' invitato a lasciare un commento al fondo di questa pagina.
La dichiarazione di Michael O'Leary potrebbe essere qualcosa di piu' di una sparata a fini pubblicitari: se e' impraticabile l'idea di far viaggiare i passeggeri in piedi, e' invece molto probabile che in futuro ci troveremo a viaggiare in sedili piu' ristretti. E dopo che O'Leary ci ha prospettato l'idea di viaggiare in piedi, i mini-sedili Ryanair ci sembreranno il male minore.
NOTE *: il sito dell'Ordine Dei Giornalisti spiega che la prova scritta per l'iscrizione all'albo dei giornalisti comprende la "redazione di un articolo su argomenti di attualità scelti dal candidato tra quelli, in numero non inferiore a sei (interni, esteri, economia-sindacato, cronaca, sport, cultura-spettacolo) proposti dalla commissione". Niente che possa richiedere conoscenze scientifiche o tecnologiche. **: il numero di G indica l'accelerazione di gravita'.
(A Sark) non c'è un aeroporto, e nemmeno un porto in grado di far attraccare qualcosa di più di una barca a remi o di un motoscafo, per cui chi vuole raggiungere Sark deve volare o prendere un ferry fino a Jersey, un'altra isola della Manica, e poi trovare qualche marinaio che lo conduca a destinazione
Ci sono regolari e frequenti collegamenti via traghetto dalla Francia a Jersey, e ci sono regolari collegamenti (maree permettendo) tra Jersey e Sark. Non c'e' bisogno di chiedere al marinaio con la pipa in bocca e l'ancora tatuata sul bicipite di darvi un passaggio su una fetida barca piena di lische di pesce.
Altre particolarità del posto: auto e camion non possono circolare.
Neppure moto, motorini, scooter, furgoni. Gli unici veicoli a motore autorizzati a circolare sull'isola sono i trattori agricoli.
(L') isola di Sark, quaranta case su una zolla di terra verde, a qualche decina di chilometri dalla costa della Gran Bretagna, nel canale della Manica.
Repubblica, vorrai mica incoraggiare chi vuol raggiungere Sark a nuoto dalle coste britanniche? Di solito, "qualche" vuol dire "pochi". "Qualche decina di chilometri" dovrebbe voler dire tra 1km e 50km, o magari persino 60km. Ma Sark dista 120km dalla Gran Bretagna; e' invece a poche decine di chilometri dalla Francia.
Che il giornalista di Repubblica abbia confuso la Gran Bretagna con la Francia? Ecco un aiutino per evitare futuri equivoci:
- La Francia e' a sud e ad est dell'isola di Sark. La Gran Bretagna e' a nord di Sark;
- La Gran Bretagna e' un isola ed e' lontanuccia dall'Italia; la Francia ce l'abbiamo oltre i confini occidentali;
- Salite in auto e guidate fino in Francia. Attraversatela fino a Calais o all'imbocco del Chunnel, e raggiungete il sud dell'Inghilterra. Continuate a guidare sul lato destro della strada, e diteci se vi piace;
- Se andate in Francia e ordinate uno Yorkshire Pudding, non ve lo portano;
- Se andate in Gran Bretagna e avete solo degli euro nel portafoglio, probabilmente dovrete usare spesso la vostra carta di credito;
- Il Capo di Stato britannico e' una signora di 82 anni, discendente di immigrati tedeschi e sposata con un immigrato greco; il Capo di Stato francese e' un signore di 53 anni, sposato con una ex modella (ex italiana) e figlio di immigrati ungheresi. Della serie "gli stranieri vengono a rubarci il lavoro"...
- Il Capo di Stato britannico, la signora 82enne, e' alta 1,60m. Il Capo di Stato francese e' alto 1,60m. Ah, ecco come mai il giornalista di Repubblica si e' confuso...
Andateci, a Sark, magari in bici. Democratica o feudale, con o senza lampioni, vicino alla Gran Bretagna o vicino alla Francia, e' una destinazione con caratteristiche uniche, in Europa. Prendete il TGV e andate fino a Parigi. Prendetene un altro per andare fino a Rennes (nel nord, non la misteriosa Rennes Le-Chateau). Prendete un altro treno per andare a Granville, e da li' salite su un traghetto per Jersey, che magari comprenda anche la tratta Jersey-Sark. Quando sarete al porto di Jersey, se non avete ancora il biglietto per Sark, andate in ufficio e mettetevi in coda. Se ci sono problemi, auguratevi che sia in ufficio Fernando, un anziano gentiluomo d'origine portoghese che, come il Mr. Wolf di "Pulp Fiction", avrebbe potuto presentarsi dicendo "Sono Mr. Fernando. Risolvo problemi". E quando sarete a Sark attenti al senso unico alternato: nel tratto centrale della strada principale attraverso il villaggio, si puo' pedalare solo in un verso durante il mattino, solo nel verso opposto il pomeriggio.
Il notiziario di Italia 1 Studio Aperto ha menzionato oggi il nostro sito, anche se ha mescolato mele (il problema delle prenotazioni Ryanair su siti non-Ryanair) con pere (l'azione contro gli abusi di alcune compagnie aeree - MyAir e Alpi Eagles in primis - promossa nel forum di Viaggi.affari.to) e ha attribuito la ragion d'essere del sito alla lotta conto i 'disagi' portati dalle linee low cost, quando in realta' questo sito ha obiettivi molto piu' modesti: e' nato sette anni fa per pubblicare racconti di viaggio. I limiti dell'informazione televisiva sono purtroppo noti: poco tempo a disposizione e poca stima dell'intelligenza dello spettatore, per cui si e' costretti a parlare di tutto senza approfondire niente, con un livellamento verso il basso dell'informazione.
Siamo comunque estremamente grati a Studio Aperto per averci menzionato, e speriamo che possano supportare la campagna pro-consumatori in corso nel nostro forum.
Su questo sito abbiamo parlato due giorni fa del rifiuto di Ryanair di accettare passeggeri con biglietti acquistati su siti non Ryanair (10/08/2008, Ryanair: prenotate solo sul sito ufficiale!). Con due soli giorni di ritardo, ora ne parla anche il Corriere della Sera.
Questo per chi pensa che i giornali "seri" siano automaticamente garanzia di informazioni rapide ed aggiornate.
Ed ecco la puntata di Dispatches, un programma di Channel 4, intitolata "Ryanair Caught Napping" ("Ryanair beccata addormentata"):
Dal sito di Channel 4:
"Due giornalisti in incognito di Dispatches hanno passato cinque mesi a filmare segretamente il programma di formazione della Ryanair come membri dell'equipaggio. I giornalisti rivelano quel che avviene dietro le quinte (della linea aerea): controlli di sicurezza inadeguati, personale di bordo esausto, aeroplani sporchi, piloti che si lamentano del numero di ore di volo che devono sopportare."
Nei film americani, se c'e' un gangster e' spesso un italiano o un italo-americano, e forse finiremo anche noi per accettare l'idea proposta da quei film, che un italiano sia sempre e comunque un mafioso. Quando arrivera' quel momento, potremo leggere articoli come quello di John Harris, su The Independent del 7 dicembre 2002, senza sentirci irritati o magari persino offesi.
L'articolo e' relativo ad una rissa tra Liam Gallagher, cantante degli Oasis, ed alcuni cittadini italiani, avvenuta in un hotel di Monaco nel 2002. Tutti gli altri media che hanno riportato la notizia hanno parlato di "turisti italiani". Solo The Independent, rispettato giornale di sinistra, ha parlato di "Italian gangsters" e di "mafiosi". Come avranno saputo che si tratta di criminali?
Non sono disposto a "asciar andare, per cui ho scritto (*) alla redazione di The Independent (senza ricevere risposta), a Massimo Gramellini de La Stampa e ad altri giornalisti italiani segnalando l'articolo. Ecco alcuni stralci dell'articolo dell'Independent:
"Last Saturday, as Oasis's touring party reclined in the splendour of Munich's Bayerischer Hof hotel, a dispute occurred between Liam and another member of the entourage. The argument quickly spilled into an area allegedly occupied by Italian gangsters"
(...) "Ian Robertson was Oasis's head of security between 1994 and 1995
(...) Had he remained on the payroll, it would have fallen to him to stand between the Oasis party and the aforementioned mafiosi and Polizei."
Che esistano italiani mafiosi e' vero. Che ce ne possano essere in Germania e' possibile e probabile. Che gli italiani incontrati da Liam Gallagher fossero mafiosi e gangster, solo The Independent lo afferma, senza portare prove a sostegno di quest'accusa. Ecco il contenuto del mio messaggio alla redazione:
----Original Message-----
From: xxx [mailto:xxx.xxx@btopenworld.com]
Sent: 07 December 2002 17:14
To: features@independent.co.uk; letters@independent.co.uk; david.felton@indigital.co.uk
Subject: Liam Gallagher: Drunken, disorderly, and now a toothless rock star
Sirs:
the article "Liam Gallagher: Drunken, disorderly , and now a toothless rock star", by John Harris, describes the Italians involved in the Munich brawl as "Italian gangsters" and "mafiosi". I have tried to find evidence (or reference, at least) of those Italians being criminals, on the Internet and on other media, and found nothing.
I would be glad if you could let me know how did you obtain that information (how do you know that they were not tourists, as said by BBC, CNN and others).
Best regards,
XXX XXX
Stanwell, Middlesex, England
Nessuna risposta da John Harris, l'autore dell'articolo.
(*): quattro anni fa, dopo la pubblicazione dell'articolo, nel dicembre 2002.
Channel4, uno dei cinque canali principali in Gran Bretagna, sta trasmettendo in questi giorni uno spot pubblicitario per lanciare il programma di cucina "James's Great Escape", in cui Jamie Oliver, noto cuoco televisivo inglese (niente a che vedere con Vissani, qui si parla di gente che la tv la sa usare bene) ritorna in Italia, dove e' stato spesso, in cerca d'ispirazione culinaria.
Fin qui tutto bene. Ma lo spot? Si vede Jamie appeso a testa in giu' in una specie di macelleria, con una donna vestita di nero ed un uomo con camicia bianca e capelli neri come la pece, presumibilmente italiani (italiani biondi, bruni o rossi mai); l'uomo e la donna sono impegnati ad affilare coltelli e a preparare ad affettare Jamie, il cuoco straniero appeso, che ripete che non voleva insultare la ricetta di famiglia, e non sapeva che fosse vecchia di centinaia d'anni.
Non se ne puo' piu'. Se avete vissuto in Gran Bretagna, e se non siete bassi/grassi/scuri di pelle e di capelli, vi sarete sentiti dire "Ma no, tu non puoi essere italiano, non ci credo!"; pazienza, non mi dispiace dimostrare che uno stereotipo e' errato o quantomeno non sempre valido. Ma quando poi i documentari sull'Italia sono incentrati sugli stessi stereotipi, e le prove su strada delle auto italiane, sulla tv inglese, seguono di nuovo gli stessi stereotipi, allora e' il momento di dire basta. Ecco il testo di una email inviata a Channel4 per ...