Il blog di ViaggiareLeggeri, argomento: moto 

Gli articoli del blog di ViaggiareLeggeri sull'argomento moto

Una Lambretta a Staines

Scritto da ViaggiareLeggeri, 27/05/2011 alle 13:05 | 0 commenti  | Permalink
Una Lambretta a Staines
Una bella Lambretta vista in centro, a Staines, Middlesex. Il maestoso edificio sullo sfondo e' l'ex municipio di Staines, ora diventato un pub con l'appropriato nome The Town Hall.

Tags: cartoline, moto, Stanwell Moor e dintorni

Scultura inglese e capolavoro italiano

Scritto da ViaggiareLeggeri, 20/05/2011 alle 18:46 | 0 commenti  | Permalink
Scultura inglese e capolavoro italian
Staines, Two Rivers Parking. In primo piano una scultura che raffigura i due fiumi di Staines che si uniscono ... a formare l'omonimo parcheggio, suppongo. Sullo sfondo una Ducati. Preferisco la seconda, grazie

Tags: cartoline, italianità, monumenti, moto, Stanwell Moor e dintorni

Moto Morini 350: nata per viaggiare

Scritto da ViaggiareLeggeri, 02/03/2011 alle 08:00 | 0 commenti  | Permalink
Moto Morini 3 1/2 con valigie laterali
A confronto con moto da turismo specializzate, questa Moto Morini 3 1/2 Sport sembra una moto da dilettanti. Che poi si dice anche "amatori", parola adattissima a definire chi intraprende un viaggio con un mezzo che magari non sara' quello piu' adatto, ma che e' quel che passa il convento, oppure quello che e' il nostro mezzo preferito, anche se non adattissimo ai viaggi. Una Suzuki GSX750R senza spazio per i bagagli e con la sola borsa da serbatoio, per esempio. O una V-Max .

Cos'altro rendeva la Morini 3 1/2 Sport una moto ideale per i viaggi, oltre al desiderio di usarla a tale scopo? L'esemplare nella foto e' dotato di cupolino, valigie laterali Krauser, e per viaggi lunghi venivano aggiunti un bauletto e una borsa da serbatoio, e il manubrio sportivo in due pezzi veniva sostituito da un piu' confortevole manubrio turistico. In caso di viaggi senza passeggero venivano caricati tenda, sacco a pelo e materassino autogonfiabile sulla parte posteriore della sella. Ah, dimenticavo: questa Treemezzo Sport aveva il motore di una piu' recente Moto Morini K2, il che la rendeva meno feroce e piu' parca nei consumi.

Il consumo, appunto: molto ridotto - oltre trenta chilometri con un litro mantenendosi a novanta chilometri all'ora -, era una delle virtu' che piu' apprezzavo in questa moto. La velocita' massima era di circa 165 km/h, quella ideale era di 130 km/h, e il rombo del motore era una gioia per le orecchie. L'affidabilita' non era niente male, come ho scritto in "Vita, morte e miracoli di una Moto Morini 3 1/2 Sport, e la capacita' del motore di 'girare' anche con un solo cilindro e' stata utile un paio di volte. Ma non erano tutte rose e fiori: il freno a tamburo davanti diventava difficile da modulare, nel corso di lunghe discese o su strade bagnate, e le parti in gomma erano diventate fragili, vista l'eta'della moto (costruita nel 1975, acquistata da me nel 1989).

Comprerei un'altra Morini Treemezzo, oggi? Certo, se avessi un garage, o quanto meno un cortile in cui tenerla.

Tags: foto, moto, Moto Morini

Vita, morte e miracoli di una Moto Morini 3 1/2 Sport

Scritto da ViaggiareLeggeri, 23/02/2011 alle 08:00 | 2 commenti  | Permalink
Come ho scritto giorni fa, la Moto Morini si avvicina alla chiusura. Definitiva, forse, anche se di definitivo non s'e' mai niente, quando c'e' di mezzo il denaro. Ho avuto una Moto Morini 3 1/2 Sport del 1975 dal 1989 al 1995, l'ho usata per viaggi lunghi (Scozia, Irlanda, Inghilterra) e meno lunghi (il percorso quotidiano casa-lavoro), e tanto basta, per me, per considerarla rilevante in un blog come questo, dedicato ai viaggi.

Acquistai la mia Treemezzo Sport da un amico che me ne aveva parlato con entusiasmo a partire dal 1983, e che fu costretto a venderla per far spazio ad altre moto, e la rivendei ad un ragazzo veneto che voleva usarla in gare per moto di serie per "speronare qualche Ducati". In quegli anni passati insieme, la mia Morini mi diede tante soddisfazioni e qualche dolore, me ne separai sia per il fatto che le parti in gomma stavano cadendo a pezzi (e anche la trasmissione e l'impianto elettrico), sia per via di una CBR600 che avevo acquistato. Ecco alcuni aneddoti, i primi che mi sono venuti in mente, di quegli anni passati insieme.

Ogni anno, nel primo fine settimana di giugno, si tiene a Morano sul Po (AL) un raduno di appassionati della Moto Morini cui prendono parte cultori del marchio bolognese provenienti da tutta Europa, e a volte anche dal resto del mondo. Si parla, si mangia, si guardano e ascoltano Morini di serie ed elaborate. Durante un'escursione con sosta in una trattoria, mi trovai ad una tavolata con un gruppo di Morinisti tedeschi. Spolverai il mio miglior tedesco, e riuscimmo a capirci piuttosto bene. Chiesi ad uno dei tedeschi come mai fosse arrivato ad un raduno Morini con una Suzuki GS450 - peraltro bellissima con la sua carenatura aftermarket - e lui, con maglietta Morini e altri gadget Morini addosso, rispose che di Moto Morini ne aveva tre a casa, in Germania, ma che erano tutte guaste e che era quindi stato costretto a prendere in prestito la prima moto che aveva trovato, per prendere parte al raduno.

La ciclistica della Moto Morini 3 1/2 Sport era considerata eccellente, tra le tante testimonianze sentite c'e' quella di un amico che, col suo Morini 350, riusciva abitualmente a tenere dietro, su strade di montagna, un altro amico dotato di Suzuki RG500 Gamma.

Neppure telaio e sospensioni eccellenti sono sufficienti a contrastare un'avversario differente: la forza di madre natura.
Ero in Scozia, con la Morini carica di bagagli: borsa da serbatoio, due valigie laterali, un bauletto, la triade tenda/sacco a pelo/materassino autogonfiabile sul sedile del passeggero. E' una giornata di sole, lievemente ventosa, e sto guidando a cento all'ora verso nord, su una strada rettilinea e in piano che costeggia il mare. All'improvviso la ruota davanti ha uno spasmo, il manubrio scuote a destra e a sinistra. Poi passa, la moto si ricompone; rallento e mi fermo davanti al castello di Dunrobin, un po' per controllare se ruote e sospensioni sono a posto, un po' per far passare il batticuore, un po' perche' e' un gran bel castello.
Sara' stata solo una folata di vento piu' violenta delle precedenti, a farmi sbandare in rettilineo.

L'affidabilita' del Treemezzo e' un tema piu' controverso. Il proprietario precedente della mia moto ruppe l'albero motore, e fece rimpiazzare l'intero motore con quello del Morini K2; l'intera mia esperienza in fatto di Morini 350 e' quindi basata su questa MotoFrankenstein, a cui, di mio, aggiunsi sella turistica, manubrio alto, cupolino e telaio Krauser per borse laterali. Salvo poi rimuovere il tutto per qualche mese, ogni anno, per usare il Treemezzo cosi' come era concepito, con sella quasi monoposto, mezzi manubri e zero orpelli (cosi', insomma). La rottura all'albero motore subita dall'amico non mi preoccupo' piu' di tanto: era uno smanettone, e se ben ricordo mi racconto' di impennate, forse addirittura d'impennate in sesta, fatte col Treemezzo.

La mia sensazione e' che il motore, un bicilindrico a V di 72° da 344cc, con cambio a sei marce, capace di produrre 35 CV, fosse un capolavoro. Ne' il Morini 500, ne' il 250 (e tantomeno il 125), tutti derivati dal 350cc del Treemezzo, erano motori altrettanto riusciti. E se 35 CV non sembrano tanti, non erano comunque tante le moto altrettanto potenti, quando la Moto Morini presento' il suo capolavoro, nei primi anni settanta.

Ed era affidabile.
Sono in montagna in Val Pellice, in Piemonte. Parcheggio la Treemezzo sull'ultimo pianoro prima della neve, e mi dirigo verso il rifugio Barbara Lowrie. Rimango li' quattro giorni, dormo nella sezione invernale tre notti, e non incontro esseri umani. Il quarto giorno inizio la discesa; arrivo alla moto ed e' coperta di neve, come la strada. La abbandono, e torno a riprenderla una settimana dopo. La neve che celava la moto ha appena finito di sciogliersi, la strada di montagna e' cop...

Tags: moto, Moto Morini, Scozia, Wanderlust

Addio Moto Morini

Scritto da ViaggiareLeggeri, 18/02/2011 alle 16:06 | 0 commenti  | Permalink
La Moto Morini va all'asta per cinque milioni e mezzo di euro, come segnala il Corriere. Mi manchera', da ex proprietario di un Treemezzo del 1975 che mi porto' in Scozia, Irlanda e altrove con affidabilita' e parsimonia (33km/l a 90km/h).
Moto Morini 3 1/2 al Nivolet, anno 1989

Sarebbe bello se tutti gli appassionati di Moto Morini, individualmente o tramite i tanti club Morini sparsi per il mondo, iniziassero una raccolta di fondi per rilevare marchio e stabilimento Moto Morini. Una forma di azionariato popolare che nel 2011 e' piu' facile che in passato, vista la facilita' nel contattare altre persone con interessi simili. E chi ha avuto una Morini difficilmente rinuncerebbe a possedere una quota azionaria del marchio, per quanto piccola.

Vogliamo farla, questa raccolta di fondi? Qualcuno e' interessato?

Tags: crisi economica, foto, moto, Moto Morini

Goduria motociclistica neozelandese

Scritto da ViaggiareLeggeri, 18/07/2010 alle 12:55 | 0 commenti  | Permalink
Strade senza traffico. Asfalto ottimo e mordace. Panorami da togliere il fiato, con l'oceano condito da tante isolette da un lato della strada, e montagne e ghiacciai dall'altro. Se siete motociclisti, probabilmente capirete come mai il titolo provvisorio di questo post era "Invidia bestiale".
Motoclismo in Nuova Zelanda

Foto scattata sulla West Coast dell'isola neozelandese del sud.

Tags: foto, moto, Nuova Zelanda, strade

Viva i motociclisti amichevoli

Scritto da ViaggiareLeggeri, 21/03/2010 alle 12:26 | 0 commenti  | Permalink
Crossisti sulla ECP a Singapore
Ero appostato lungo la East Coast Parkway (ECP) per fotografare una gara di triathlon, questa mattina. Ero sotto un albero, con cespugli intorno a me, e indossavo pantaloni e maglietta quasi mimetici. Eppure, e' stato sufficiente puntare il teleobiettivo verso un paio di motociclisti di passaggio sul tratto della ECP aperto al traffico, e poco ci mancava che quelli si mettessero ad impennare a 120 km/h.

Siano benedetti i motociclisti e il loro amore per le macchine fotografiche. Esibizionismo? Altruismo? Elevata consapevolezza di cio' che li circonda (come dire: "In moto bisogna avere duecento occhi, perche' gli automobilisti sono ciechi")? Non so. Ma un sorriso me l'hanno strappato.



Tags: foto, moto, Singapore

Le foto del viaggio in moto di Robert Pirsig

Scritto da ViaggiareLeggeri, 20/03/2010 alle 07:38 | 1 commenti  | Permalink
John, Sylvia e ChrisNel 1968, un motociclista americano prese la sua moto e ando' da Minneapolis a San Francisco. Sei anni dopo quel motociclista, che per lavoro scriveva manuali tecnici e per passione era uno studioso di filosofia, pubblico' un libro che raccontava quel viaggio in moto (compresa un'escursione in montagna) presentando nel contempo un sistema filosofico che aggira la dualita' soggetto-oggetto presente nelle filosofie occidentali e pone invece la Qualita' (non quella del Controllo Qualita' aziendale che sta nell'ufficio vicino al Responsabile di Produzione) al centro della sua visione.

Il motociclista e' Robert M. Pirsig, il libro Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta.

Se non avete letto il libro, pubblicato nel 1974, un avvertimento: non e' un manuale di manutenzione, non e' una guida turistica, non e' un trattato formale di filosofia; se volete leggere un libro appartenente ad una di queste tre categorie, non comprate "Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta".

Se invece avete letto il libro, e vi e' piaciuto, potranno interessarvi le foto del viaggio di Pirsig che ho trovato presso
questo sito. Mostrano Pirsig e i suoi compagni di viaggio (il figlio Chris e gli amici John e Sylvia Sutherland) e le loro moto, la Honda CB77 SuperHawk (bicilindrico parallelo a quattro tempi, 305cc) di Pirsig e la BMW R60 guidata da John. Quella che vedete di fianco e' una di quelle foto, scattata da Robert Pirsig; una tipica foto di un viaggio in moto, una pausa, le moto in primo piano, gli amici dietro, le montagne sullo sfondo ... ma a me sembra molto piu' VIVA di tante altre foto simili.

Da visitare anche questa pagina sullo stesso sito (University of South Carolina).

Tags: libri, moto, Stati Uniti

Una piccola storia motociclistica: i Birchall di Mansfield

Scritto da ViaggiareLeggeri, 10/02/2010 alle 00:55 | 0 commenti  | Permalink
Nel 1989 visitai il Lake District, in Inghilterra, e la mia Honda CB125x grippo’. Ne aveva tutte le ragioni, avevo appena toccato i 105Km/h, dopo aver finito il rodaggio - mai oltre i 100 - da Torino all’Inghilterra. Idea geniale, far installare un cilindro maggiorato una settimana prima di partire. Dopo il grippaggio, in autostrada sotto la pioggia, un inglese con un furgone si fermo' e mi diede un passaggio fino alla citta' successiva, dove chiese informazioni sul piu' vicino meccanico, e poi mi porto' dal concessionario Honda di Mansfield, nel Nottinghamshire; se ne ando' solo dopo che il commesso del negozio confermo' che si sarebbero occupati della mia moto.

Io: Ci sono campeggi o bed and breakfast, a Mansfield?
Un commesso: no, ma chiedi a John, dietro al bancone.


John Birchall, un impiegato dell'officina, offri' di ospitarmi a casa sua durante la riparazione della mia moto. Non potevo dormire in casa perche’ non c’erano piu’ letti liberi: ai figli Jonathan (il piu' vecchio, 12 anni), Ben, David e Tom (il piu’ piccolo, tre anni) si erano aggiunti altri due bambini per il weekend, e la piccola casetta semi detached sembrava un parco giochi. Piantai la tenda nel giardino dei Birchall, e ne fui felicissimo: Mansfield e' turistica come Rozzano o Brandizzo, e non e' che campeggi e bed&breakfast pullulino. Non avevo altra scelta, e m'era capitato un colpo di fortuna, insieme alla sfortuna del grippaggio.

I Birchall non erano ricchi ne' particolarmente benestanti, ma si capiva che c'era una passione che tutti avevano, in famiglia: le moto. Nel garage dei Birchall c'erano varie vecchie moto, compresa una Honda CB900 con sidecar; in casa c'erano solo riviste di moto, e i figli erano interessati alle due ruote come il loro papa’.

John e sua moglie, Sue, mi offrirono da mangiare per tutta la mia permanenza; io e i figli andammo al cinema insieme a vedere Indiana Jones e l’Ultima Crociata; mi colpi’ vedere come Ben, benche’ avesse solo dodici anni, fosse gia' una persona responsabile: copriva gli occhi dei fratelli minori durante le scene piu’ cruente del film, che doveva aver gia’ visto; e no, non ha tre mani: il piccolo Tom non venne al cinema con noi.

La moto entro’ in officina giovedi’ sera e ne usci’, se ben ricordo, lunedi’ a meta’ mattina. Tornai a casa senza mai passare i 60 km/h, avevo cilindro e pistone da rodare, e fu una velocita’ ideale per risparmiare: la mia piccola Honda quattro tempi fece 51 62 chilometri con un litro. Arrivato a casa in Italia ringraziai i Birchall via posta, e iniziammo a scriverci. L’anno dopo andai in moto in Scozia col mio Morini Tre e Mezzo, e passai a trovarli sia all’andata che al ritorno. L'anno dopo col Morini in Irlanda, visita ai Birchall a Mansfield. Nel 1993 tornai in Inghilterra, di passaggio verso Scozia e Galles, e andai a trovarli ancora. Per qualche anno ci scrivemmo; poi, come spesso succede, ci perdemmo di vista.

Ora li ho ritrovati: niente social networks, basta Google. E mi fa piacere vedere che la passione di famiglia, piu' tanto lavoro, ha portato buoni frutti, i migliori possibili: i piccoli Ben e Tom Birchall sono cresciuti e sono ora, nel 2010, i campioni mondiali di sidecar in carica.

Tags: Gran Bretagna, moto, motomondiale, personaggi

Viaggiare e' ... il muso della tua moto coperto di moscerini

Scritto da ViaggiareLeggeri, 24/11/2009 alle 05:06 | 0 commenti  | Permalink
Per anni, la parola viaggiare ha avuto per me un solo significato: viaggiare in moto. Moto. Moscerini. Viaggio.
Caricare qualcosa su un mezzo a due ruote e partire verso nord o ovest. Perche' non est e sud, non so; probabilmente e' una questione di facilita' d'accesso: avere le Alpi a nord e ad ovest di Torino ha reso quella barriera naturale un "portone d'ingresso" verso l'Europa - soprattutto attraverso il Moncenisio, il mio valico preferito -, e il mio interesse per le isole britanniche ha fatto il resto.

Moto, dicevo. Non moto potenti, non ne ho mai avute, e non ne ho mai sentito il bisogno. La voglia di andare lontano in moto l'ho avuta perlomeno da quando ho avuto un ciclomotore decente, un Motron GL4, col quale ho visitato Lanselbourg, Modane, il Lago Maggiore e Savona nel corso di gite da un giorno (meglio 360km in motorino in un giorno, oppure dormire fuori casa e dividere il viaggio in due giorni? Per un teenager squattrinato, dormire fuori casa era troppo costoso).

Ho visitato il Lake District inglese su una Honda CBx125 da dieci cavalli, l'Irlanda e la Scozia con una Moto Morini 350. Inghilterra, Galles e Scozia con una CBR600, ed e' appunto Lei che compare nella foto. Lei: non diedi un nome a quella moto, ma la sua livrea candida e le sue forme arrotondate non hanno mai dato adito a dubbi sulla sua potenziale femminilita'. Questa foto, scattata al ritorno dal viaggio in Scozia, mostra la CBR coperta di moscerini accumulati durante la discesa dal nord verso l'Italia.

Tags: foto, Gran Bretagna, moto, Wanderlust

Una piccola cafe racer taiwanese (II)

Scritto da ViaggiareLeggeri, 22/11/2009 alle 12:56 | 0 commenti  | Permalink
Un'altra foto della piccola moto sportiva vista a Hualien.Minisportiva a Hualien, Taiwan
Il motore pare un 125cc o 150cc quattro tempi, simile all'Honda 125cc 4T che usai per visitare il Lake District in Inghilterra. Con tutto l'affetto che ancora ho per quella moto, devo ammettere che attraversare la Francia con un motore in rodaggio, facendo 80km/h in autostrada, mi diede tempo per familiarizzare con ogni singola parte della moto, contare tutti i fili d'erba intorno all'autostrada, e memorizzare i numeri di targa di tutte le auto che mi sorpassarono (ok, questa e' una balla: mi sorpassarono troppe auto per riuscire anche solo a tenerne il conto, tantomeno per memorizzarne le targhe).

Nonostante la lentezza di quella Honda CB125x ... se avessi la patente, qui a Singapore, cercherei di comprare una moto piccola, leggera, sportiva e a quattro tempi, come quella della foto.

Tags: foto, moto, Taiwan

Una piccola cafe racer taiwanese

Scritto da ViaggiareLeggeri, 22/11/2009 alle 06:34 | 0 commenti  | Permalink
Elaborazione sportiva su base Sym
Hualien, sulla costa orientale di Taiwan, e' piena di piccole moto con manubrio in due pezzi, scarico alleggerito e rialzato, pedali arretrati ed altre modifiche che le fanno sembrare delle moto vecchio stile, quasi delle cafe' racer. Forse c'entra Steve McQueen, come ho ipotizzato ieri. Sia come sia, queste moto, frutto dell'elaborazione di moto della Sym, Sanyang e altre marche non molto diffuse in Italia, hanno un bel rombo e sembrano adatte al traffico taiwanese piu' di quanto lo sarebbe una Suzuki Hayabusa, o a anche solo una 600cc.

Tags: foto, moto, Taiwan

A Taiwan sulle tracce di Steve McQueen

Scritto da ViaggiareLeggeri, 21/11/2009 alle 07:42 | 0 commenti  | Permalink
Il film "The Sand Peebles" (1966) e' piuttosto noto, ma puo' riservare sorprese interessanti ai viaggiatori, e fornire spunti a chi viaggia in Asia.

In Italia, "The Sand Peebles" venne distribuito col titolo "Quelli della San Pablo", e Steve McQueen ottenne la sua unica candidatura all'Oscar interpretando il protagonista, il marinaio Jack Holman. Il film era ambientato nella Cina del 1926, quindi poco dopo la fine della dinastia Ming e la costituzione della prima Repubblica Cinese (1911). Negli anni Sessanta, pero', lasciar girare ad una corporation statunitense un film in Cina non era tra le priorita' della Rivoluzione Culturale cinese, e la pellicola venne quindi filmata a Taiwan e a Hong Kong (fonte). A Taiwan le riprese ebbero luogo nell'area settentrionale dell'isola, tra le citta' di Taipei e Keelung e il villaggio di Tam Sui.

Steve McQueen causo' qualche problema ai produttori e al regista: da motociclista "serio" qual era (le moto le guidava, non ci si faceva solo fotografare sopra o vicino), si fece mandare una Suzuki T20 - bicilindrica, due tempi, 250cc - per poter girare a Taiwan (fonte). Pare anche che abbia preso parte a sfide in moto con soldati statunitensi di stanza a Taiwan, in puro stile cafe' racer: da un bar all'altro, e chi arriva secondo paga da bere.

Sarei felice di trovare qualche bar o ristorante con foto di McQueen, a Taiwan, e probabilmente la ricerca non andrebbe limitata alla sola area in cui The Sand Peebles venne filmato: viste le buone prestazioni della moto, il ridotto traffico sulle strade taiwanesi (nel 1965), le dimensioni dell'isola (lunga 500 km, larga al massimo 200km, con un'area intorno al 10% di quella dell'Italia), i lunghi mesi di lavorazione del film, e la reputazione di McQueen come fanatico delli motori, pronto a cogliere qualsiasi occasione per fare qualcosa di divertente su due ruote, non mi stupirebbe scoprire che l'attore ha usato l'intero perimetro dell'isola come suo "circuito personale", magari da percorrere in un giorno solo. Piu' facile da dirsi che da farsi, comunque, data la difficolta' di percorrere la costa orientale taiwanese ad alta velocita'.

Ecco quindi un'idea per un viaggio a Taiwan: cercare tracce del passaggio di Steve McQueen - e del resto del cast del film "The Sand Peebles" (compreso Gavin McLeod, il capitano Stubing di "Love Boat - La nave dell'amore") - a Taiwan. Non so se sia merito di McQueen, ma la cultura dei cafe' racer e' tuttora in voga, a Taiwan, soprattutto sulla costa est (Hualien e dintorni): il mese scorso ho notato una quantita' di moto che, pur se di cilindrata tra i 125 e i 250cc, avevano manubri ribassati, marmitta sportiva, peso ridotto all'osso e look da anni Sessanta-Settanta.

Tags: cinema, idee per un viaggio, moto, Taiwan

Il gommista di Fangliao

Scritto da ViaggiareLeggeri, 19/08/2009 alle 08:55 | 0 commenti  | Permalink
Gommista nell'area di Fangliao
Dopo Kaohsiung abbiamo proseguito in pulmino fino a Pingtung, nel Kenting Park, all'estremita' meridionale di Taiwan. Piu' o meno a meta' strada, quindi a Fangliao o dintorni, siamo passati davanti ad una classica abitazione taiwanese: officina/bottega/negozio al pianterreno, abitazione dell'artigiano/bottegaio/negoziante al piano di sopra. La prima volta che ho visto questo tipo di edifici a Taiwan mi sono tornati in mente vari cartoni animati giapponesi dei tardi anni 70/primi anni 80, in cui i protagonisti - o i loro amici - vivevano in edifici identici, per esempio in Trider G7. Cartoni animati giapponesi, e Taiwan e' stata una colonia giapponese dal 1895 al 1945, l'architettura giapponese avra' pur lasciato qualche traccia nell'Ilha Formosa.

Tags: edifici, foto, moto, Taiwan, Taiwan dal finestrino

Camminare a Singapore: la linea e la luce

Scritto da ViaggiareLeggeri, 17/04/2009 alle 07:24 | 0 commenti  | Permalink
Percorso pedoni a Suntec CityVivere a Singapore e non avere un'auto porta a camminare molto, e questo mi ha consentito di notare nessi con due concetti legati allo sport.

Per iniziare, a Singapore ci sono tanti che camminano. Che si abbia un'auto o meno, che si abbia un'azienda o che si facciano le pulizie, si finisce sempre col camminare parecchio, quasi sempre al coperto e circondati dall'aria condizionata.

Camminare nella folla porta, come dicevo, a mettere in pratica almeno due principi sportivi, se non di piu'. Il primo e' quello del cercare la luce ("to look for the daylight"), che viene dal football americano. Uno dei ruoli offensivi del football e' quello del running back; si tratta del giocatore che, ricevuta la palla dal quarterback (il "gestore" delle azioni offensive), deve cercare un varco nella selva di corpi di compagni ed avversari che ha davanti. Non appena intravede uno spiraglio di luce ("daylight") davanti a se', deve buttarcisi, per poter raggiungere la sua destinazione, la linea del touchdown.

Torniamo al camminare a Singapore: la folla di pedoni e' sempre densa, e ci sono di continuo persone che si fermano di colpo, altre che scartano a destra o a sinistra, altre che cambiano completamente direzione, che sbucano da un negozio o che vi ci infilano, corridoi laterali portano ulteriori flussi di persone, ascensori si aprono e rovesciano decine di passeggeri sul vostro percorso. Se uno non sta passeggiando per osservare le vetrine, ma sta cercando invece di andare in fretta da un posto all'altro, finisce spesso per trovarsi rallentato, quasi intrappolato da individui e gruppi di persone che camminano piu' lentamente. Come loro hanno diritto ad andare lenti, cosi' io ho diritto a camminare velocemente. Ecco quindi l'analogia col looking for the daylight del football americano: la massa compatta di umanita' che avete davanti e' talmente densa che ogni spiraglio di luce va colto al volo: se siete in una galleria di negozi larga cinque metri, tenetevi vicino al centro, in modo da essere pronti a imbucarvi nel primo varco che si apre a destra o a sinistra, poi nel successivo, in quello seguente, fino al momento in cui, forse, sarete arrivati alla vostra destinazione o quantomeno ad un'area con meno gente in cui potrete camminare col vostro passo in modo piu' lineare.

Lineare? Ecco il secondo concetto sportivo collegabile al camminare, un concetto piu' vicino all'Italia di quanto non lo sia quello del "cercare la luce". Viene dal motociclismo, e si potrebbe sintetizzare con le parole cercare la linea. Da motociclista temporaneamente senza moto, ricordo il piacere che danno certi percorsi in cui curve veloci ed altre piu' lente si susseguono e si alternano ai rettilinei. Seguire la linea giusta, diversa da moto a moto e da guidatore a guidatore, una linea invisibile ma intuibile, che permette di raccordare le varie parti del percorso ricorrendo ai freni solo quando indispensabile, cercando di mantenere la velocita' acquisita, per ridurre il tempo totale di percorrenza, quella e' la priorita', soprattutto se guidate una moto con poca cavalleria a disposizione (e a maggior ragione un ciclomotore o uno scooter). Il discorso vale ancora di piu', evidentemente, per le bici, soprattutto in discesa: la scelta della linea giusta permette di andare veloci senza dover pedalare troppo.
Ricordo di aver letto molte interviste di motociclisti (Valentino Rossi e Loris Reggiani, per menzionarne solo due) in cui gli intervistati sembravano avere un rispetto quasi religioso per la linea ideale e per la sua ricerca.

E la linea ideale conta anche se camminate. Di piu' ancora se siete stanchi, se le gambe vi fanno male, o se avete poco tempo a disposizione: vi permette di arrivare a destinazione percorrendo meno strada e in meno tempo. E a differenza che in moto, bici o auto, la linea ideale del pedone - che non ha cavalli da scaricare in uscita di curva, e non rischia perdite d'aderenza in caso di cambi netti di traiettoria - puo' includere secche correzioni.
Pensavo fosse un'idea ovvia, ho deciso di scriverne solo dopo aver osservato le persone che, come me, vanno al lavoro a Suntec City. Prendendo in esame persone che vanno al lavoro, con in negozi ancora chiusi, le distrazioni (e le variabili di quest'osservazione) sono ridotte al minimo, in quanto tutti hanno interesse ad andare da dove si trovano (la fermata in cui scendono dall'autobus, il parcheggio sotterraneo in cui lasciano l'auto) al loro ufficio nel minor tempo possibile e con la miglior fatica possibile. Ho notato che, nonostante i corridoi di Suntec City siano semivuoti (alle 8-8,30 di mattina), e quindi non ci siano limitazioni alla traiettoria che uno puo' seguire, molti pedoni finiscono col percorrere parecchi metri in piu' del necessario, semplicemente perche' seguono linee poco convenienti. Di conseguenza, un camminatore lento (o uno veloce che decida di camminare lentamente) puo' trovarsi ad arrivare a...

Tags: camminare, football americano, moto, Singapore

Una Vespa zavorrata a Singapore

Scritto da ViaggiareLeggeri, 21/03/2009 alle 18:40 | 0 commenti  | Permalink
Sentita tanti anni fa:"Eh, ha elaborato la Vespa, ha messo il carburatore da ventuno e il cilindro del centoventicinque, ma l'ha dovuta piombare perche' altrimenti decollava".
"Piombare" voleva dire 'zavorrare', secondo alcuni amici vespisti, e questa Vespa fotografata tra Bugis Station e Sim Lim Square, a Singapore, sembra uscita dall'aneddoto citato poco fa: sul parafango anteriore compare un ... come chiamarlo? Un cavallone alato rampante, che per dimensioni potrebbe quasi essere una polena navale.
Vespa con l'avantreno zavorrato

Beh, con un contrappeso cosi', almeno si puo' essere quasi sicuri che questo Vespista non andra' in giro ad impennare.

Tags: foto, moto, Singapore

Un motociclista sordomuto a Singapore: Vladimir Yarets

Scritto da ViaggiareLeggeri, 28/11/2008 alle 05:55 | 0 commenti  | Permalink
Vladimir Yarets, motociclista sordomuto giramondo
C'era un motociclista con una grossa enduro carica di bagagli, ieri, nell'isola pedonale tra Bugis Station e Sim Lim Square. Il motociclista indicava ai tanti curiosi presenti la moto, una mappa, le fotografie del suo viaggio, e lo faceva silenziosamente ma con un gran sorriso. Il suo nome e' Vladimir Yarets.

Sordo-muto, motociclista, bielorusso, nato nel 1941, nel 2000 Vladimir lascio' Minsk in sella ad una Java 350 con l'obiettivo di diventare il primo motociclista sordomuto ad aver attraversato tutti i continenti. Nel corso del suo viaggio s'e' rotto parecchie ossa in un incidente stradale a Peoria, negli USA, ha cambiato moto (ora guida una BMW 650), e ha sorriso a tante persone. Se lo incontrate in giro per l'Italia (che non ha ancora visitato) o altrove, aiutatelo a proseguire il suo viaggio.

Tags: foto, moto, Russia, Singapore

New Orleans e' infestata da Vespe

Scritto da ViaggiareLeggeri, 11/10/2008 alle 17:10 | 0 commenti  | Permalink
Poliziotto in Vespa a New Orleans
Ho visto due poliziotti su Harley Davidson, a New Orleans, e decine di poliziotti in Vespa. Il motivo per puo' essere la differenza di prezzo (quante Vespa si possono comperare col prezzo di una Harley?), ma la Vespa sembra in generale piu' adatta ai compiti della polizia nella capitale della Louisiana: pattuglia lenta per vedere tutto e farsi vedere da tutti, sia da quelli che si sentono rassicurati nel vedere una divisa, che da quelli che di divise non vorrebbero proprio vederne perche' occupati in attivita' oltre i limiti del lecito.

Poliziotti a parte, di Vespa ce ne sono tante, in centro a New Orleans, compresi alcuni esemplari con marchi differenti, come le Bajaj Chetak costruite in India. Beh, uno dei frutti dell'ingegno (e degli ingegneri) nazionali continua ad avere successo nel mondo, per fortuna!

Tags: foto, italianità, marchi, moto, Stati Uniti

Moto Morini a Londra

Scritto da ViaggiareLeggeri, 05/09/2008 alle 18:34 | 0 commenti  | Permalink
Foto scattata qualche tempo fa a Londra, in King's Road.

Moto Morini a Londra, di fronte ad un negozio Harley Davidson. Priceless
Una Moto Morini Tre e Mezzo parcheggiata di fronte ad un negozio Harley Davidson. Un piccolo bicilindrico a V italiano di fronte ad un negozio che, piu' che una moto, vende un'esperienza ... l'esperienza di spendere parecchie migliaia di euro per comprare una moto con cilindrata tra 2,5 (HD con 883cc) a 4 volte (le versioni 1340cc) quella del Morini 3 1/2, il tutto per andare alla stessa velocita', consumando parecchio di piu' su una moto molto piu' pesante e meno maneggevole. Eh, che esperienza...

Quella Morini di fronte al negozio Harley Davidson potrebbe essere di un motociclista interessato ad acquistare un'americanata su due ruote. Ma conoscendo vari morinisti, ed essendolo stato anch'io, credo invece che il proprietario del bicilindrico emiliano abbia parcheggiato li' in segno di sfida.

"Avrete motori enormi e portafogli di pari dimensioni, ma se volete vedere una moto vera, guardate questa!".

Fotografia scattata a Londra nel 2001 su pellicola tradizionale e poi scansionata / scannerizzata / scannata.

Tags: foto, Gran Bretagna, Londra e dintorni, moto, Moto Morini

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