Il blog di ViaggiareLeggeri, argomento: bici
Gli articoli del blog di ViaggiareLeggeri sull'argomento
bici

Ecco un ciclista che non avra' problemi di spazio, in viaggio. In realta' non si tratta di un
cicloturista: questo strano veicolo e' una bici per il trasporto di bambini, prodotta da un'azienda di Cambridge. Non ho avuto l'occasione di provarla, quindi non so se sia troppo pesante per l'uso cicloturistico. Certo, la posizione rilassata non sarebbe l'ideale per percorrere cento chilometri in un giorno...
Tags: bici, cartoline, cicloturismo

A volte ci si dimentica che la bici e' uno dei mezzi piu' leggeri a disposizione di chi viaggia. Questo turista sulle Great Smoky Mountains del Tennessee, per esempio, ha caricato sulla sua povera bicicletta tutto quel che aveva in casa.
Tags: bici, cicloturismo, foto Stati Uniti, Stati Uniti, viaggiare leggeri

Hampton Court, la destinazione della pedalata di oggi. L'ingresso costa circa 15 sterline a persona.
Tags: bici, fiumi e laghi, lomografia, Londra e dintorni, ville e palazzi inglesi

Vs bene avere una casa galleggiante sul Tamigi, ma questo e' un condominio!
Visto entrando ad Hampton Court.
Tags: battelli, bici, cartoline, Londra e dintorni, Stanwell Moor e dintorni

Una tipica "narrowboat", fotografata presso le chiuse di Sunbury-on-Thames, e capace di passare anche nei canali piu' stretti della rete fluviale inglese.
Tags: battelli, bici, cartoline, Londra e dintorni, Stanwell Moor e dintorni

Barca vista tra Chertsey e Shepperton.
Quella Shepperton, famosa con Pinewood per i suoi studi cinematografici.
Tags: battelli, bici, cartoline, Londra e dintorni, Stanwell Moor e dintorni

Proseguendo in direzione di Londra, ecco un ponte in pietra a Chertsey, parecchio piu' bello di quello di Staines visto poco fa.
Tags: bici, cartoline, Londra e dintorni, ponti e tunnel, Stanwell Moor e dintorni

Pur avendo pedalato spesso lungo il Tamigi, non avevo mai prestato attenzione ai dettagli del loro funzionamento. Le chiuse sono due "cancelli" a tenuta d'acqua. Ne viene aperto uno, ed uno o piu' battelli si accomodano nello spazio tra i due portoni. Quello che era stato aperto viene richiuso, e il livello dell'acqua tra le due chiuse viene abbassato - se le barche vanno verso est, cioe' verso Londra e verso il mare - espellendo l'acqua in eccesso tramite degli sfoghi a valle delle chiuse; quando il livello dell'acqua tra le chiuse e' pari a quello ad est delle stesse, ne viene aperta una e i battelli proseguono lungo il loro percorso. Semplice.
Tags: bici, cartoline, fiumi e laghi, Londra e dintorni, Stanwell Moor e dintorni
Ti fermi e cerchi un palo per incatenare la bici. Vedi che intorno al palo ci sono gia' varie lucchetti, che qualche ottimista pensava fossero sufficienti a proteggere la sua bici dai malintenzionati. Incateni la bici, ti allontani e speri che nessuno te la rubi. E inizi a pensare che forse, la prossima volta, farai meglio a usare
qualche lucchetto in piu'.
Non sarebbe male, invece, se fossero disponibili nei parcheggi dei supermercati, degli aeroporti, delle stazioni, degli armadietti antifurto per biciclette, come quelli che ho fotografato alla stazione di Penzance, in Cornovaglia. La bici va infilata nell'armadietto in verticale, ovviamente.
Tags: bici, cartoline, furti, Gran Bretagna
Una coda in autostrada. Tante persone che vogliono andare piu' in fretta possibile da A a B, e si ritrovano a procedere a passo d'uomo. E per fortuna sono in Gran Bretagna, questi guidatori, e per "camminare" con una tonnellata d'acciaio intorno spendono solo i soldi della benzina e non anche quelli per il pedaggio autostradale, visto che qui le autostrade sono gratuite.
Nel frattempo, io pedalo nei dintorni fermandomi solo quando voglio (o quando c'e' un semaforo rosso, una vecchietta sulle strisce pedonali, una precedenza da dare), mi tengo in forma, e a costo zero.
Pedaliamo, che e' meglio.
Tags: bici, cartoline, cicloturismo, strade, vivere low cost
... e non solo pedalare, e' vietato anche camminare spingendo la bici.
La Long Walk e' un viale alberato rettilineo lungo 4.260 metri che porta dalla statua equestre di re Giorgio III, nel Windsor Great Park, al castello di Windsor. Ad ovest della Long Walk si possono osservare decine di cervi, e nel viale stesso e' vietato il transito ai veicoli a motore, esclusi quelli della manutenzione e quelli dei
padroni di casa. E' infatti possibile vedere membri della famiglia reale che guidano - con prudenza, per quanto ho potuto osservare - nel viale, tra gli sguardi sorpresi dei turisti.
Comunque e' un peccato che non si possa neppure portare la propria bici senza salirci su.
Tags: bici, castelli e fortezze, foto, Gran Bretagna, Londra e dintorni

Un parafango per bici molto economico, fatto con una bottiglia di plastica. A volte non si capisce se certe idee vengono dall'assenza di denaro o dal desiderio di riciclare oggetti in modo originale. Probabilmente entrambe le cose.
Visto a Londra.
Tags: bici, fai da te, foto, vivere low cost

Una mia amica mi diceva, giorni fa:
"Non vado mai a fare la spesa da Tesco"
"Qualita' troppo bassa?"
"No, non ho mezz'ora da perdere per fare la coda per il parcheggio e poi per rifarla per uscire"
"Quindi? Dove fai la spesa?"
"Da Aldi. E' ancora piu' economico, non c'e' coda, certo, bisogna nascondersi se si incontra qualcuno che si conosce, ma di solito e' una reazione reciproca"
"E' cosi' imbarazzante, farsi vedere impegnati a far la spesa da Aldi?".
"Beh, insomma, parecchio!"
"Capisco".
Capisco per modo di dire. In queste due settimane trascorse in Inghilterra, di
ritorno dopo cinque anni trascorsi tra
Singapore e
Stati Uniti, risparmiare e' stato il mio obiettivo principale, e mi pare di non essere il solo, qui: abbiamo acceso il riscaldamento due-tre ore al giorno, con la temperatura che non e' mai salita oltre i diciotto gradi, e che in media s'e' assestata sui quindici; poco male, visto che c'e' sempre da fare, quando si rientra in una casa che e' stata lasciata per cinque anni in mano ad altri (gli inquilini). Abbiamo deciso di non acquistare capi d'abbigliamento fino al 2015, visto che abbiamo una scorta incredibile di vestiti. Abbiamo anche rimandato l'acquisto di un'auto, e per ora andiamo a fare la spesa in bici, ed e' un modo perfetto per ridurre le code, evitare l'acquisto di cose superflue, fare esercizio e visitare i dintorni. Certo, poi ci si ritrova a pedalare su una due ruote parecchio stracarica, ma l'importante e' portare a casa il cibo.
Tags: acquisti, bici, cartoline, Londra e dintorni, vivere low cost

- Noi andiamo al castello di Santa Cristina di Borgaro. Vieni anche tu?
- Un castello a Borgaro? Borgaro Torinese? Stai scherzando?
- No, non scherzo, l'ho letto sul sito del comune di Borgaro. Non e' neppure lontano da qui. Ci si puo' andare in bici.
- Arrivo.
E cosi' fu che tre amici decisero di andare a visitare il non famosissimo castello di Borgaro Torinese, pochi chilometri a nord-est di Torino. La prima volta che notai la presenza di un castello a Borgaro fu durante una visita a Google Maps, cercando di trovare qualcos'altro (certo, non mi perdo solo nel mondo reale, anche in quello virtuale). Il castello e' parte di una rete di percorsi ciclabili nota come
Tangenziale Verde che comprende e collega piste ciclabili ed edifici di valore storico/artistico nei comuni di Settimo Torinese, Borgaro Torinese e Torino, e che si estende dal
parco del Po di Settimo al Parco Chico Mendes di Borgaro.
Come dice il
sito del Comune di ...
Tags: bici, castelli e fortezze, cicloturismo, foto, Piemonte
Da oggi 12 ottobre, i ciclisti che circolano su strade extraurbane dopo il tramonto dovranno indossare bretelle di sicurezza o giubbotti di sicurezza con catarifrangenti. In dettaglio,
Il conducente di velocipede che circola fuori dai centri abitati da mezz’ora dopo il tramonto del sole a mezz’ora prima del suo sorgere e il conducente di velocipede che circola nelle gallerie hanno l’obbligo di indossare il giubbotto o le bretelle retroriflettenti ad alta visibilità»] «Il conducente di velocipede che circola fuori dai centri abitati da mezz'ora dopo il tramonto del sole a mezz'ora prima del suo sorgere e il conducente di velocipede che circola nelle gallerie hanno l'obbligo di indossare il giubbotto o le bretelle retroriflettenti ad alta visibilità.
In teoria, quindi, giubbotto/bretelle catarifrangenti andranno indossate non solo di notte su strade extraurbane, ma anche di giorno durante l'attraversamento di gallerie. Unhm ... il
sottopassaggio di Settimo Torinese e' una galleria? Non riesco ad immaginare che un ciclista, prima di percorrerlo, si fermi per indossare un giubbotto catarifrangente. In altre gallerie (per esempio quella che porta a Ceresole Reale), piu' lunghe, l'utilita' di un giubbotto ad alta visibilita' e' ovvia, visto che i ciclisti le percorrono a bassa velocita' (perlomeno durante il percorso in salita) e che di fianco a loro passano veicoli a motore molto piu' veloci.
La contravvenzione elevabile in caso di mancato utilizzo del giubbotto ad alta visibilita' va dai 23 ai 92 euro. E come dicevo nel titolo, da oggi la nostra bicicletta, pur essendo uno dei modi migliori per
viaggiare leggeri, sara' un po' meno leggera. E noi ciclisti, forse, un po' piu' sicuri.
Tags: bici, leggi e regole, sicurezza

Un ciclista a Taoyuen (Taiwan) si protegge dal sole e dall'inquinamento come puo'. Temperatura al momento in cui la foto e' stata scattata: circa 35 gradi.
Tags: Asia, bici, foto, meteo, Taiwan
"Ultra Alluminio Leggero Struttura Sistema Tecnologico".

Ecco lo slogan presente sul telaio di una bici prodotta dalla Aleoca, un marchio singaporiano - con bici prodotte in Cina - che si spaccia per italiano e, come
detto in precendenza, rovina la reputazione delle bici italiane, un po' come farebbe un pessimo formaggio Made In Wisconsin con nome simil-italiano, tipo la
tozzarella e il
pappigiano reggiano.
Uno di questi giorni faro' un salto all'Istituto Commercio Estero italiano, qui a Singapore, e chiedero' come mai per loro va benissimo che una ditta con un nome italianeggiante usi una bandiera italiana come simbolo, dei nomi italiani (
Aleoca Ossario, Aleoca Scorfano, degli slogan italiani, per prodotti che italiani non sono. Forse Aleoca dovrebbe piazzare un bel "Made in Italy" falso sul telaio, per attirare l'attenzione dei funzionari italiani ...
Tags: Aleoca, bici, foto, Singapore, truffe

Dopo la
Padella, Aleoca ci propone un'altra bici con un nome aggressivo, che sprizza Italian Style da tutti i pori: Foraggio. L'azienda singaporiana (Aleoca, appunto) vuole quindi che i potenziali acquirenti di questo modello siano affascinati dall'idea di una bici il cui nome e' associato a prodotti vegetali destinato all'alimentazione del bestiame. Una strategia di marketing interessante.
D'accordo, il nome "Foraggio" non e' male, se confrontato con alcuni dei predecenti capolavori dell'azienda singaporiana, le bici Ossario e Scorfano, e la recente Padella. Ma dimostra per l'ennesima volta che mettere su una bici una bandierina italiana e uno slogan in italiano raffazzonato e' sufficiente a convincere il cliente medio che un prodotto e' Made in Italy e che quindi e' migliore. Peccato che l'Aleoca non abbia niente a che vedere con l'Italia.
Per i miei lettori buontemponi, ecco un'idea per una breve email/lettera ai dirigenti della Aleoca, potrebbe portare a risultati divertenti:
To:
Aleoca Pro Singapore Pte Ltd
151 Pasir Panjang Road, #03-12
Pasir Panjang Distripark
Singapore 118480
Fax: 65-6272 0347
aleoca@pacific.net.sg
Alan Goh, alangoh@aleoca.com [Skype: aleoca-alangoh]
Re: Naming Strategy For Your Products
Dear Sirs,
I have had the pleasure to see your bicycle for sale in several Carrefour stores in Singapore, and I appreciate the typical Italian style of your models. However, I feel I might be of help with the naming of your products, in case your marketing department is open to suggestions. Here is a brief list:
- Aleoca Latrina: an aggressive name for an aggressive model;
- Aleoca Forfora: a name which inspires reliability and safety;
- Aleoca Ascella: name for a multi-purpose bike; it exudes style and modernity;
- Aleoca Zamarro: a good name for a bike with an extrovert style and design;
- Aleoca Scrofa: a family bike;
- Aleoca Grattugia: a name for a triathlon/sports model;
- Aleoca Durone: another name for a triathlon/sports model;
- Aleoca Lussazione: an apt name for a comfortable bike;
- Aleoca Morbillo: a toddler's bike.
I hope the above suggestions might be of help.
Best regards,
......
Ripensandoci, e' possibile che quest'azienda singaporiana arrivi da sola a questi nomi, o a nomi anche peggiori. Ossario ... Scorfano ... probabilmente qualche nostro connazionale, anni fa, ha suggerito ad Aleoca questi nomi, magari e' stato persino pagato, e sta ancora ridendo.
Tags: Aleoca, bici, italianità, lettera aperta, marchi
Oggi torniamo a parlare di
Aleoca, un'azienda asiatica produttrice di biciclette, che si finge italiana, rovinando la reputazione delle biciclette italiane.
Non e' un'azienda italiana, ma il suo logo e' una bandiera italiana. Non pensa in italiano, ma lo slogan sul cannotto di sterzo delle sue bici e' "
Le Italiano Concetto". Non conosce l'italiano, e si vede nei nomi che sceglie per le sue bici:
Ossario e Scorfano, tra gli altri.
ecco a voi ... rullo di tamburi ... l'ennesimo nome scelto con cura da Aleoca per una nuova bici: la Padella. Nome che ispira velocita', robustezza, cambi di marcia rapidi, discese a rotta di collo.

Sarebbe il caso che l'Istituto nazionale per il Commercio Estero (ICE) operasse per proteggere il "brand" Italia. Aleoca e' un'azienda che, proponendosi con simbolo italiano e linguaggio italianeggiante, vende prodotti che il pubblico percepisce come italiani.
Tags: Aleoca, bici, italianità, marchi, truffe

Bici lungo Marina Bay, a Singapore. Acquistata nel gennaio 2001 per sessanta sterline da un negozio di Egham (Surrey, UK), ha calpestato strade e sentieri inglesi, statunitensi e singaporiani. La catena non e' stata oliata da... beh, non e' mai stata oliata. Che questa bici, nonostante non sia stata curata, non sia ancora caduta a pezzi sembra dimostrare che alcuni
sistemi non hanno bisogno di interventi umani per continuare a funzionare nonostanti danni e traumi.
Sullo sfondo, le tre torri del nuovo casino' di Marina Bay, che potrebbe essere pronto tra pochi mesi. Sono sicuro d'aver sentito dire che sarebbe stato pronto entro la fine del 2009. Curioso, George Orwell parlava di riscrivere la storia per cancellare tracce degli errori, ma non c'e' bisogno di pensare a governi autoritari, per vedere questa pratica messa in atto: e' uno dei capisaldi del
project management moderno.
Tags: bici, fiumi e laghi, foto, Singapore
Hualian, Taiwan. Pedaliamo lungo una spiaggia, alla nostra sinistra l'oceano Pacifico, alla destra, al di la' della strada, una base dell'aviazione militare taiwanese, con alcuni F-16 pronti a decollare. Le bici sono di un parente che vive qui, e dei vicini che glie ne hanno prestate alcune: siamo in sette, non tutti hanno sette bici!
La pista ciclabile su cui stiamo pedalando e' perfetta, liscia come l'olio; la giornata e' calda, siamo a poca distanza dal Tropico del Cancro; l'umidita' e' piu' sopportabile che a Singapore, e c'e' un accenno di brezza proveniente dall'oceano. Bell'acqua limpida e belle onde, non sorprende che Taiwan stia diventando popolare tra i surfisti.

Un gruppo di ragazzi e ragazze si sbraccia per fermarci. Pensiamo abbiano bisogno di aiuto, magari e' successo qualcosa a uno di loro. Invece no: hanno comprato troppa anguria e hanno bisogno di aiuto per finirla, vogliono dividerla con noi. E col resto della popolazione taiwanese, pare: nei quindici minuti che passiamo con loro li vediamo fermare tutti i ciclisti di passaggio, per invitarli a condividere la loro anguria. Che e' ottima, tra l'altro: ne' farinosa ne' eccessivamente succosa.
Tags: bici, foto Taiwan, mangiare, mare, Taiwan
Singapore e' un'isola di cinquanta chilometri per venticinque. Sono qui da un anno e ancora non l'ho vista tutta, quindi domenica ho voluto rimediare andando in direzione del ponte occidentale con la Malesia, il
Tuas Second Link tra la piccola citta'-stato-isola asiatica e la terraferma. Il punto piu' meridionale di Singapore l'ho gia' visto a Sentosa, per quello piu' orientale ho visitato il Changi Airport (pronuncia "cian-gni"), a nord andro' prima o poi nella zona dell'Ammiragliato. Ad ovest, come detto, c'e' il "second link" con la Malesia (il "first link" e' la massicciata che porta da Singapore a Johor Bahru, a nord).
Parto alle otto e mezza da casa, su Tanjong Rhu, non fa ancora troppo caldo. Saranno venticinque gradi, forse poco piu'. Scatto qualche foto sul ponte della East Coast Parkway vicino casa, poi mi metto a pedalare sul serio: attraverso l'area dell'Esplanade coi due "durian" del teatro Esplanade, passo sul ponte che porta alla City, prendo Shenton Way e poi Keppel Road. Pedalo sotto un viadotto, e mi godo un po' d'ombra finche posso; di fianco a me, il Keppel Terminal del gigantesco porto di Singapore, il piu' grande dell'Asia. Seguendo la strada principale mi trovo poi in West Coast Highway e passo davanti a VivoCity (centro commerciale) da cui si va all'isola di Sentosa. Una tentazione a cui resistero', questa volta.
Proseguendo verso ovest diminuiscono i condomini, aumentano gli edifici commerciali e, piu' ancora, le aziende della logistica. Dovrei sentirmi a casa, dopo otto anni di lavoro in questo settore... la strada e' una serie di lunghi rettilinei. Sono le dieci di mattina. Il caldo inizia a farsi sentire.
Piu' tempo c'e' per preparare un viaggio o un'escursione, piu' cose riesco a dimenticare a casa: questa volta sapevo dal giorno prima dove sarei andato, eppure ora mi ritrovo senza occhiali da sole e ho anche dimenticato di mettere crema protettiva contro i raggi solari. Ah, e la borraccia piena e' rimasta in frigo a casa, come d'obbligo.
Quando incrocio Clementi Road mi sento vicino a destinazione. In realta' sono appena a meta' strada. Vicino al bacino di Jalan Buroh imbocco Penjuru Roade poi Jalan Buroh (Road), per evitare di ritrovarmi sulla Ayer Raya Expressway. A sinistra c'e' un deposito della Exxon con guardie in tenuta tropicale che imbracciano grossi mitragliatori. Vorrei fotografarli, ma il cartello "No photography" e i loro mitra non sembrano un invito. Un chilometro piu' avanti mi fermo ad una stazione di servizio e acquisto acqua, latte di soia e una bevanda energetica. Scolo una bottiglia e mezza (mezzo litro ciascuna) immediatamente. Faccio riposare gli occhi per qualche minuto, poi riparto. Perlomeno mi sono ricordato di portare un cappellino, almeno posso proteggere la cocuzza.
Proseguo pedalando su Pioneer Road. Le ginocchia sembrano a pezzi, i polpacci pure. Sono le dieci e mezza, mi ero ripromesso di invertire la rotta a quest'ora, in modo da aver tempo a sufficienza per arrivare a casa per l'una. Intorno a me vedo solo fabbriche e aziende di recupero e riciclaggio rottami, piu' le solite aziende di logistica. Non riesco ad immaginarmi quanto ci vorra' per arrivare al Tuas Second Link, e cosa vedro'. Non so neppure se ne valga la pena: e' da almeno un'ora che attraverso panorami da dimenticare. Penso di tornare indietro, poi capisco che non verro' in questa parte dell'isola una seconda volta in bici, non ne vale la pena, e che se voglio arrivare al mare devo arrivarci oggi. Proseguo, le mie ginocchia dimostrano sessant'anni, non quaranta. La bici potrebbe essere parte del problema: il telaio e' un po' piccolo per me, e non riesco a stendere ne' le braccia ne' le gambe, pedalando.
Alla fine di Pioneer Road giro a destra su Tuas West Drive, che costeggia il mare. Non abbastanza vicino da poterlo sentire col naso o con le orecchie, ma e' li', oltre le reti protettive. Vedo un veliero con tre alberi alla mia sinistra, verso la Malesia, ma forse sto sognando. Vedo - e soprattutto sento - una pista da motocross alla mia destra. Giro a sinistra sulla strada chiamata Jalan Ahmad Ibrahim, che corre sotto il viadotto della Ayer Rajar Expressway. Sono davanti al Tuas Second Link.
(...) conquistò nazione dopo nazione,
e quando fu di fronte al mare si sentì un coglione
perchè più in là non si poteva conquistare niente;
e tanta strada per vedere un sole disperato
e sempre uguale e sempre come quando era partito.Roberto Vecchioni, Stranamore
Tuas Second Link: una serie di giganteschi e moderni capannoni sotto i quali si svolgono i controlli doganali delle merci e dei frontalieri che ogni giorno vanno e vengono tra Singapore e Malesia. Meno affollato di
Johor Bahru, ma quello che vedo e' lato singaporiano, non quello malese: a...
Tags: bici, Singapore
Capita raramente di fornire informazioni utili alla sicurezza di chi ci legge, ed oggi e' uno di quei giorni: se ieri avete seguito il GP di Formula 1 di Sepang, in Malesia, avrete visto che pioveva a dirotto. Nel frattempo a Singapore, qualche centinaio di chilometri piu' a sud, la pioggia aveva iniziato a cadere gia' in mattinata, e aveva inondato le strade. In realta', dire che la piogga "inizia a cadere", parlando di Singapore, e' quasi sempre poco corretto: a Singapore, la pioggia sembra ogni volta voler emulare il diluvio universale. C'e' di buono che, se la pioggia torinese ti raffredda e quella londinese ti sporca, quella singaporiana ti rinfresca appena: e' sempre tiepida, se non addirittura calda, ed e' un problema solo se sei in giro senza ombrello o, peggio ancora, in bici. Ieri ero ovviamente in giro in bici quando si sono aperte le cateratte del cielo, e dopo tre quarti d'ora di attesa sotto un cornicione su Lor Geylang 37 (o 35, ancora non mi e' chiara la numerazione di questa zona), bagnato fradicio dopo i primi cinque minuti di pioggia, ho deciso di muovermi comunque. Anche perche' il numero di scarafaggi giganti che si stava riparando con me iniziava a diventare eccessivo.
Smette di piovere. Macchina fotografica in una borsa sigillata sul portapacchi, parto e in una dozzina di minuti arrivo allo
Stadio Nazionale; pedalo intorno allo stadio, per evitare auto e pozzanghere, e improvvisamente mi ritrovo a terra: ho sterzato appena la ruota davanti, e quella ha perso aderenza. Mi ritrovo con le ginocchia per terra. Risalgo, in bici, conto i lividi (pochi, per fortuna) e parto. attento a dove metto le ruote. Non basta, perche' sterzo di nuovo di pochi gradi e mi ritrovo di nuovo per terra, questa volta catapultato in avanti (sempre per una perdita d'aderenza della ruota davanti). Niente di rotto, per fortuna, ma finalmente mi decido a scendere e spingere la bici: la pavimentazione intorno allo stadio sembra progettata per far scivolare.
Lo stadio, nell'area Kallang, e' in fase di demolizione in teoria, ma ci sono ancora eventi sportivi e non, a giudicare dai pullman in coda domenica.
Raccomando a chi si trova a pedalare nella zona dello Stadio Nazionale di Singapore di
evitare di pedalare nelle aree pedonali intorno allo stadio stesso, soprattutto quando piove. Altrimenti passerete immediatamente dal ciclismo ai tuffi.
Tags: bici, salute, sicurezza, Singapore
Grazie ad un
commento di un lettore nel blog, ora sappiamo che
Aleoca pesca parole a caso per darsi un'identita' italiana.
Ricordiamo che Aleoca e' un'azienda produttrice di biciclette, con sede a Singapore e fabbrica in Cina, che usa una bandierina tricolore, slogan italianeggianti ("Le Italiano Concetto"), e nomi italiani per vendere i propri prodotti. Ne parlammo per la prima volta
qui.
Roberto ha segnalato l'esistenza di un modello Aleoca che dimostra come questa ditta, che pure sfrutta l'italica reputazione nel settore delle due ruote, probabilmente non sappia neppure dove sia l'Italia: se foste voi a produrre biciclette, mettereste sul mercato una bici chiamata
Ossario?
Chi compra una bici Aleoca crede di comprare italiano, e quando arriva un guasto, e' un "prodotto italiano", agli occhi del consumatore, ad essere difettoso. E neppure un prodotto economico: come detto in
quest'articolo, ci sono modelli Aleoca da 8.888 dollari (oltre 4.000 euro).
La ditta asiatica non si ferma qui. Altri nomi usati da
Aleoca per i suoi prodotti:
- Aleoca Eccellenza
- Aleoca Catania
- Aleoca Pescara
- Aleoca Torino
- Aleoca Livorno
- Aleoca Agropoli: i manager della Aleoca hanno trovato un nome inusuale;
- Aleoca Bolonia (sic)
- Aleoca Signora
- Aleoca Scherzo: potevano anche chiamarla "Aleoca Vi Prende Per Il Culo";
- Aleoca Regola
- Aleoca Toscano: per chi ama pedalare e fumare;
- Aleoca Aureola: la bici ideale per quel vecchio parroco in odore di santita'...
- Aleoca Setola: fa venire in mente quella vecchia pubblicita' in cui un imbianchino trasportava in bici un pennello gigantesco (in realta' gli serviva un "gran pennello", non un "pennello grande");
- Aleoca Ottavo: per chi non e' interessato ad arrivare primo;
- Aleoca Capitano
- Aleoca Contatto: niente battute sui
condom, please...
- Aleoca Arcobaleno
- Aleoca Dondolo
E infine, rullo di tamburi per ...
Tags: Aleoca, bici, italianità, marchi, nome
Dopo un
commento nel blog riguardo ai danni (o all'assenza di danni) che un prodotto spacciato per italiano puo' fare ai nostri prodotti, torniamo a parlare della
Aleoca, una marca di bici di Singapore che utilizza bandiera italiana, nome italianeggiante e slogan rappezzato ("Le Italiano Concetto") per vendere le proprie bici. Questa e' una foto scattata oggi al supermercato Carrefour di Suntec City, a Singapore, e mostra una bici Aleoca con il marchio "Aleomakino Italy" sulla forcella. Considerato che la sede dell'Aleoca e' a Singapore e che le sue bici sono prodotte a Shenzen in Cina, viene da chiedersi se c'e' una qualche connessione con l'Italia, per questa bici e per il marchio "Aleomakino" che propone.

Da un commento lasciato su
questa pagina traspare l'idea che chiunque sia in grado di capire che Aleoca non e' una marca italiana. Beh, fatevi due ricerche su Google e vedrete quanti utenti - e possessori! - la definiscono una marca italiana. Poi, se salta fuori che e' un artigiano italiano con officina a Borgo San Dalmazzo o a Macerata a produrre le bici col marchio Aleoca o Aleomakino, tanto meglio.
Tags: Aleoca, bici, italianità, marchi

Il 2009 sara' l'anno dei viaggi in bici ed in barca. Almeno, cosi' spero. Il
forum e' pieno di segnalazioni di problemi incontrati di
bagagli smarriti,
voli cancellati,
prenotazioni, ma tutti continuiamo a prendere l'aereo come fosse il settantacinque barrato per andare a Piazzale Clodio ...
... per fortuna che la crisi economica non si e' ancora fatta sentire (a parte le
decine di linee aeree fallite nel 2008) e che il problema dell'inquinamento portato dai voli non sembra toccarci; altrimenti bisognerebbe davvero iniziare a pensare a modi differenti di viaggiare. Modi di viaggiare che lascino meno tracce intorno a noi. Meno residui da combustione interna. Meno arrabbiature. Meno voragini nel nostro conto in banca.
Grazie alla crisi economica, rischiamo di avere meno soldi e piu' tempo, ed ecco che camminare, pedalare, viaggiare via nave (e in treno) diventano soluzioni piu' accettabili che in passato.
Nella foto, bici e barche di pescatori sull'Isola Superiore, nel Lago Maggiore.
Tags: barca, bici, foto, viaggiare leggeri

Nel mese di dicembre, il sole tramonta verso le 18,55 a Singapore, e si riescono ancora a cogliere gli ultimi sprazzi di sole, uscendo per una pedalata dopo una giornata di lavoro. Lungo la costa sud-orientale dell'isola c'e' una magnifica pista ciclabile che scorre tra la East Coast Parkway (ECP) e la spiaggia. La prima volta che ho sentito il termine "Parkway" per una strada e' stato ad Atlanta, anni fa, e non capivo perche' una strada dovesse avere un nome che fa pensare ad un parcheggio; poi ho visto di persona come il traffico renda simile ad un parcheggio qualsiasi
parkway, in Georgia. La ECP, invece, ha sempre traffico scorrevole, anche quando ci sono io in bici a rallentare gli altri veicoli...
A differenza di altri paradisi tropicali, in spiaggia a Singapore si vedono soprattutto navi, grosse navi, tante navi, e di tutti i colori. Lo Stretto di Singapore e' costantemente pieno di navi in transito tra lo stretto di Malacca ed il Mar Cinese Meridionale, spesso in arrivo e in partenza dal porto di Singapore, uno dei piu' affollati del mondo.
Tags: bici, foto, mare, Singapore
1)
Ciclisti che parlano al cellulare mentre sbandano in ogni direzione (la citta' di Osaka ha iniziato a multarli per bene, 420 euro a botta);
2)
Tassisti che fermano l'auto e, in pieno giorno, pisciano per strada;
3) Persone che entrano in veicoli della
metropolitana pur vedendo che sono strapieni;
4) Ristoranti con aree per fumatori e
aree per non fumatori separate dal solo cartello "Area per fumatori";
5) In metropolitana, impiegati che, al ritorno da una nottata di karaoke e alcool,
vomitano sui vicini;
6) Stranieri ("gaijin") che, in metropolitana,
parlano a 120 decibel mentre gli altri passeggeri cercano di dormire (o fanno finta di dormire);
7) Passeggeri della metropolitana raffreddati che, anziche'
soffiarsi il naso, continuano a
tirare su fino a che soffocano nel proprio catarro;
8) Passeggeri giapponesi che NON cedono il posto ad anziani, donne incinte o altri
passeggeri in stato di bisogno, consapevoli che il
gaijin a poca distanza da loro si sentira' obbligato a cedere il proprio posto;
9) Passeggeri che
si addormentano sul vicino di sedile in metropolitana;
10) Ragazzine che, nello spazio limitato offerto dalla metro, aprono giganteschi
beauty-case e
si rifanno il trucco da zero.
Traduzione e adattamento della lista di
Jeffrey "Sushicam" Laitila. Altamente raccomandate le sue foto del Giappone presso
http://sushicam.smugmug.com/.
Tags: bici, Giappone, liste, telefonia, treni

Biciclette parcheggiate vicino all'Esplanade Theatre, Singapore, estate 2008. Trattasi di uno scatolone di polistirolo fissato (bene) con due cinghie. Capiente e forse persino a tenuta stagna, lo consiglierei a tutti, soprattutto a chi privilegia il
vivere low cost rispetto al consumismo.
Tags: bici, fai da te, foto, Singapore, vivere low cost
Proviamo a parafrasare le parole del sindaco di una nota citta' italiana a proposito di un fatto di cronaca nera, da
Repubblica e dal
Corriere. Sono sottolineate le variazioni da noi apportate, in neretto le parti originali piu' degne di attenzione:
Se due turisti vengono ad Amsterdam in bicicletta e si vanno ad accampare in un posto abbandonato dal sindaco e dalla polizia dopo aver chiesto consiglio su dove mettere la tenda a un branco di pastori immigrati, ebbene è difficile garantire loro la sicurezza: la loro è stata una grave imprudenza.
(..) un'aggressione che avviene in un posto fuori mano e in un contesto agricolo che ha per oggetto due turisti che si sono comportati fuori da ogni schema
(...) (il comportamento dei due cicloturisti) è stato illegale, nel senso che non è consentito il campeggio libero.
Da quanto detto da questo sindaco si evince che:
1) I
contesti agricoli sono pericolosi;
2) I pastori vivono in
branco, sono percio' animali;
3) I
pastori immigrati sono pericolosi (e magari anche i pastori e gli immigrati);
4) I turisti stranieri sono tenuti a riconoscere e a distinguere un'italiano da un immigrato straniero;
5) Pestaggio e violenza carnale sono la conseguenza per un
comportamento illegale come il campeggio libero;
6) La campagna e'
un posto abbandonato da Dio e dagli uomini, o quantomeno fuori dal controllo delle Forze di Polizia e dell'Esercito.
7) Chiedere informazioni e piazzare una tenda in un prato equivale a comportasi
fuori da ogni schema.
Ai due turisti olandesi, dovessero mai capitare su questo sito, vorremmo dire quanto segue (la versione olandese viene da
Babelfish.yahoo.com e sara' a malapena intelliggibile):
We are terribly sorry for what has happened to you during your travel in Italy. Please accept our apologies for the pain you are suffering.
Wij zijn vreselijk droevig voor wat aan u tijdens uw reis in Italië is gebeurd. Gelieve te keuren onze verontschuldigingen voor de pijn goed u lijdt.
Da persone che, durante viaggi all'estero, hanno piazzato tende al di fuori delle aree predisposte, e a volte hanno chiesto informazioni senza chiedere la carta d'identita' a chi le forniva, e che di solito vanno in campagna senza sentirsi circondati dal pericolo, vorremmo raccomandare al sindaco della nota citta' italiana di riprendere il controllo dei posti
abbandonati da Dio e dagli uomini.
Tags: bici, Italia, sicurezza

Abbiamo
gia' parlato di Aleoca, un'azienda di Singapore che produce bici in Cina e che sfrutta elementi italianeggianti (tricolore italiano, slogan "
Le Italiano Concetto", nomi italiani per i vari modelli di bici) per vendere le i propri prodotti a
prezzi spesso elevati. Quando una bici Aleoca si guasta, o l'assistenza clienti Aleoca non segue in modo appropriato un problema, e' l'immagine dei prodotti italiani (ciclistici e non) ad essere danneggiata, dato che il cliente medio pensa che Aleoca sia una marca italiana.
Ieri, camminando nella Chinatown di Singapore, ho visto una bici Aleoca modello "Torino". E' arrivato il momento di chiamare questa ditta e dir loro di piantarla di fingersi italiani...
Tags: Aleoca, bici, italianità, Singapore, truffe

Dopo la pubblicazione dell'articolo su
Aleoca, una marca pseudo-italiana di biciclette che e' onnipresente nei negozi di Singapore, un paio di lettori mi hanno chiesto di fornire dati precisi riguardo al prezzo delle bici Aleoca. Ho quindi fatto un salto nel supermercato Carrefour a Suntec City, Singapore, e ho scattato questa fotografia. La qualita' della foto e' scarsa, ma il prezzo della bici si vede bene: 8888 (ottomilaottocentottantotto) dollari di Singapore, equivalenti a
4.139 euro! Per una bici prodotta in Cina per conto di una azienda di Singapore e' un prezzo molto elevato; ma con una bella bandiera italiana e con lo slogan
Le Italiano Concetto (sic), tanti clienti saranno disposti a spendere una cifra del genere.
Tags: Aleoca, bici, italianità, marchi, Singapore
Gia' avete letto della biancheria intima marca "Usura" in vendita a Singapore. Sempre da Singapore arriva un altro caso, un pelino meno divertente. La maggior parte delle biciclette e degli accessori per biciclette in vendita in citta' porta il marchio
Aleoca. Nome pieno di vocali, il che porta molti anglosassoni a pensare all'Italia. Il marchio della ditta Aleoca mostra un semicerchio diviso in tre spicchi: uno verde, uno bianco, uno rosso; pare la bandiera italiana. Un secondo semicerchio, sotto la parola "Aleoca", mostra lo slogan "LE ITALIANO CONCETTO". Pare proprio che, ortografia e sintassi a parte, Aleoca NON sia legata all'Italia. Usando Google per
cercare la parola "Italian" sul sito Aleoca porta a zero risultati, stessa cosa cercando "italia". Aleoca non e' una ditta italiana.
Visitando poi
www.aleoca.com, ed in particolare la
pagina dei contatti, vedo che c'e' una sede a Singapore ed una fabbrica in Cina: una soluzione perfetta, produrre le bici in Cina dove la manodopera costa poco, e venderle a Singapore dove gli stipendi sono alti. Nel supermercato Carrefour presente nella Suntec Tower Four, vicino al centro di Singapore, sono in vendita modelli di bici da strada Aleoca con prezzi pari a diverse migliaia di euro. Dubito che se il marchio fosse "Mah Lin Bicycles" o "Paya Labar Bicycles", questa ditta potrebbe permettersi di vendere i propri prodotti a prezzi cosi' alti: le bici fatte in Europa ed in particolare in Italia hanno ancora una buona reputazione. A rischo proprio grazie a ditte come Aleoca.
Quindi cosa sappiamo di
Aleoca? Che e' una ditta asiatica, probabilmente con direzione a Singapore. Che usa bandiera italiano e slogan pseudo-italiano per far credere ai clienti di essere una ditta italiana. Che l'uso di tali segni di
italianita' permette a questa ditta di piazzarsi nella fascia alta del mercato delle bici da strada, per quanto riguarda i prezzi. E che, vedendo una bandiera italiana e una frase che sembra in italiano, i clienti pensano sia una ditta italiana....
Tags: Aleoca, bici, italianità, marchi, Singapore
Giovedi' sono arrivate le cose che avevo consegnato allo spedizioniere il 31 marzo 2008. Quasi tre mesi di viaggio. Dagli USA a Singapore, probabilmente passando per il Polo Nord e il Polo Sud. E’ come avere un pacco (beh... diciamo oltre 60 pacchi) che ti vengono consegnati, e quando li apri scopri che sei stato tu a mandarteli, dal passato. In questi tre mesi abbiamo vissuto per alcune settimane negli USA in un appartamento temporaneo, usando solo le cose che avevamo nelle nostre valigie. Poi, arrivati a Singapore, abbiamo trascorso due settimane e poco piu' in albergo, sempre e soltanto con i vestiti e le cose che avevamo in valigia. All'inizio di maggio ci siamo poi trasferiti nell'appartamento, sempre a Singapore, dove viviamo, e abbiamo iniziato ad acquistare varie cose. Per cui ora, con l'arrivo degli oggetti che avevamo impacchettato e spedito via nave da Atlanta, ci ritroviamo con decine e decine di bicchieri, cinque o sei grattugie, alcune decine di chili di cavi prolunghe e adattatori (e per fortuna possiamo usare, qui, tutto quel che avevamo in Inghilterra, visto che le prese sono le stesse).
Ed e’ arrivata, con il resto delle mie cose, anche la mia bici; niente di speciale, e' una mountain bike grigia con la scritta "Stealth", 18 marce, telaio un po' piccolo per me, non leggera, con portapacchi luci e parafango. L'avevo comprata in un negozio di Egham, nel Surrey, poche settimane dopo essermi trasferito li', nel gennaio 2001. Pagata 65 sterline, era una
ex hire, una bici a noleggio che era stata affittata solo due-tre volte. Una di queste a me, e infatti il negoziante sconto' dal prezzo di vendita le cinque sterline che avevo pagato per usarla tre giorni. E scrisse sulla ricevuta del pagamento che si impegnava a riprendere la bici e a pagarla almeno il 50% di quanto l'avevo pagata. Non ce ne sono molti, di negozianti cosi' disponibili e onesti (e competenti), per cui se siete nella zona di Egham / Staines / Englefield Green / Ashford e vi serve una bici o una riparazione ciclistica, andate ad Egham; entrando sulla High Street di Egham (senso unico, non potete sbagliarvi), il negozio e' nella prima strada a destra, Station Road. Ma parlavamo di Singapore, mi pare...
Grazie all'arrivo della bici, inizia la terza fase della mia vita a SG: nella prima ero in albergo e andavo al lavoro in taxi, e potevo uscire di casa e, a piedi, raggiungere bei posti e persino arrivare alla spiaggia ... nella seconda, appena terminata, vivevo in una casa in affitto, con un solo autobus che porta fuori mano e trascura sia il centro che le zone interessanti dell’isola, e in pratica non sono andato da nessuna parte. Ora, con la bici, magari qualche giretto lo faro’, e infatti un primo giro l'ho fatto sabato (vedi
storia della maglietta inasciugabile).
Da quando sono arrivato qui ho perso sette chili, senza fare esercizio fisico. Basta stare all'aperto ad attendere l'autobus e si suda, fare una camminata ogni giorno e ci si scioglie, e il non avere supermercati, ristoranti o pub a portata di mano aiuta a mangiare meno. E non c'e' tregua dal caldo, 365 giorni all'anno. Qui quando la temperatura crolla fino a 28 gradi mi viene voglia di mettermi un maglione.
"
Vieni a Singapore anche tu, e’ meglio di una dieta!". © Viaggi.affari.to ...
Tags: bagagli smarriti, bici, Singapore
Singapore e' umida. Molto umida. Ecco quanto.
E' sabato mattina, hai fatto una pedalata di quelle che, alla fine, la tua maglietta ha raccolto i due chili di peso che hai fatto fuori pedalando. Arrivi a casa, la metti fuori ad asciugare, perche' se la portassi in casa camminerebbe per i fatti suoi, e magari ti farebbe fuori anche la tua scorta di tequila ... La lasci fuori ad asciugare, sul cannotto della bici; all'ombra, d'accordo, ma col caldo che fa, non dovrebbero esserci problemi.
Il giorno dopo la rivedi, la tua maglietta, e pensi sia il momento giusto per portarla in casa e lavarla. Errore. E' stata fuori ventiquattro ore, ed e' ancora bagnata come quando l'hai sfilata. Con trenta gradi di temperatura esterna di giorno e poco meno di notte, non s'e' liberata di una sola goccia di sudore. Forse un inceneritore potrebbe sistemarla.
Da
Most humid places on Earth su Wikipedia:
The most humid cities on earth are generally located closer to the equator, near coastal regions. Cities in South and Southeast Asia seem to be among the most humid.
(...)
Kuala Lumpur and Singapore have very high humidity all year round because of their proximity to water bodies and the Equator and overcast weather; despite sunshine, perfectly clear days are rare in these locations and it is often misty.
Tags: bici, Singapore
Viaggiare senza spendere niente mi sembra difficile, ma ecco qualche idea per viaggi a basso costo:
1) Ci sono tre criteri da considerare, nell'organizzare un viaggio: comodita', basso costo e bellezza dei luoghi, e non e' possibile soddisfare tutti e tre i criteri. Non puoi avere un viaggio economico (o gratuito) che ti porti in bei posti, e pure comodo. Se vuoi andare in bei posti e spendere poco, sara' scomodo. Se vuoi spendere poco e stare comodo, non saranno bei posti. Se i posti sono belli e vuoi stare comodo, non sara' economico. Quindi, se volete viaggiare spendendo davvero poco, preparati a tornare a casa stanchi ... o a visitare posti che non vengono normalmente considerati "belli".
2) Esiste un mezzo di trasporto che non consuma carburante. Si chiama bicicletta, e se sei in forma decente puoi andarci anche all'estero. Se invece non sei uno sportivo, la bici la usi per andare alla stazione, la carichi su un treno e passi le Alpi (per esempio in Costa Azzurra). Da li' pedali in pianura, magari lungo la costa. La bellezza della bici e' che non richiede carburante, e percio' e' il punto di partenza ideale per la pianificazione di una vacanza a bassissimo costo.
3) Tenda e sacco a pelo: i campeggi costano meno degli ostelli della gioventu', e ci sono posti (Corsica e Alta Savoia in Francia, per esempio) dove e' facile campeggiare al di fuori dei campeggi in angoli tranquilli, a costo zero. Anche in montagna si puo' campeggiare gratis, spesso.
Tags: bici, offerte speciali, prezzi, viaggiare leggeri Argomenti correlati a "bici"