Camminare a Singapore: la linea e la luce

Valentino Rossi, i running back del football americano e la folla di Singapore
17/04/2009 | Autore: Claudio @ VL | 0 commenti

Vivere a Singapore e non avere un'auto porta a camminare molto, e questo mi ha consentito di notare nessi con due concetti legati allo sport.

Per iniziare, a Singapore ci sono tante persone che camminano. Che si abbia un'auto o meno, che si abbia un'azienda o che si facciano le pulizie, a Singapore si finisce sempre col camminare parecchio, quasi sempre al coperto e circondati dall'aria condizionata, il che e' una fortuna, considerato che la temperatura e' sempre intorno ai 32 gradi e l’umidità e' vicina al 100%.

Camminare nella folla ci obbliga a mettere in pratica inconsapevolmente almeno due principi sportivi, se non di più. Il primo e' quello del cercare la luce ("looking for the daylight"), che viene dal football americano. Uno dei ruoli offensivi del football e' quello del running back; si tratta del giocatore che, ricevuta la palla dal quarterback (il "gestore" delle azioni offensive), deve cercare un varco nella muraglia di corpi di compagni ed avversari che ha davanti. Non appena intravede uno spiraglio di luce ("daylight") davanti a se', deve buttarcisi, per poter raggiungere la sua destinazione, la linea del touchdown.

Torniamo al camminare a Singapore: la folla di pedoni e' sempre densa, e ci sono di continuo persone che si fermano di colpo, altre che scartano a destra o a sinistra, altre che cambiano completamente direzione, che sbucano da un negozio o che vi ci infilano, corridoi laterali portano ulteriori flussi di persone, ascensori si aprono e rovesciano decine di passeggeri sul vostro percorso. Se uno non sta passeggiando per osservare le vetrine, ma sta cercando invece di andare in fretta da un posto all'altro, finisce spesso per trovarsi rallentato, quasi intrappolato da individui e gruppi di persone che camminano più lentamente. Come loro hanno diritto ad andare lenti, cosi' io ho diritto a camminare velocemente. Ecco quindi l'analogia col looking for the daylight del football americano: la massa compatta di umanità che avete davanti e' talmente densa che ogni spiraglio di luce va colto al volo: se siete in una galleria di negozi larga cinque metri, tenetevi vicino al centro, in modo da essere pronti a imbucarvi nel primo varco che si apre a destra o a sinistra, poi nel successivo, in quello seguente, fino al momento in cui, forse, sarete arrivati alla vostra destinazione o quantomeno ad un'area con meno gente in cui potrete camminare col vostro passo in modo più lineare.

Lineare? Ecco il secondo concetto sportivo collegabile al camminare, un concetto più vicino all'Italia di quanto non lo sia quello del "cercare la luce". Viene dal motociclismo, e si potrebbe sintetizzare con le parole cercare la linea. Da motociclista temporaneamente senza moto, ricordo il piacere che danno certi percorsi in cui curve veloci ed altre più lente si susseguono e si alternano ai rettilinei. Seguire la linea giusta, diversa da moto a moto e da guidatore a guidatore, una linea invisibile ma intuibile, che permette di raccordare le varie parti del percorso ricorrendo ai freni solo quando indispensabile, cercando di mantenere la velocità acquisita, per ridurre il tempo totale di percorrenza, quella e' la priorità, soprattutto se guidate una moto con poca cavalleria a disposizione (e a maggior ragione un ciclomotore o uno scooter). Il discorso vale ancora di più, evidentemente, per le bici, soprattutto in discesa: la scelta della linea giusta permette di andare veloci senza dover pedalare troppo.
Ricordo di aver letto molte interviste di motociclisti (Valentino Rossi e Loris Reggiani, per menzionarne solo due) in cui gli intervistati sembravano avere un rispetto quasi religioso per la linea ideale e per la sua ricerca.

E la linea ideale conta anche se camminate. Di più ancora se siete stanchi, se le gambe vi fanno male, o se avete poco tempo a disposizione: vi permette di arrivare a destinazione percorrendo meno strada e in meno tempo. E a differenza che in moto, bici o auto, la linea ideale del pedone - che non ha cavalli da scaricare in uscita di curva, e non rischia perdite d'aderenza in caso di cambi netti di traiettoria - può includere secche correzioni.
Pensavo fosse un'idea ovvia, ho deciso di scriverne solo dopo aver osservato le persone che, come me, vanno al lavoro a Suntec City. Prendendo in esame persone che vanno al lavoro, con in negozi ancora chiusi, le distrazioni (e le variabili di quest'osservazione) sono ridotte al minimo, in quanto tutti hanno interesse ad andare da dove si trovano (la fermata in cui scendono dall'autobus, il parcheggio sotterraneo in cui lasciano l'auto) al loro ufficio nel minor tempo possibile e con la miglior fatica possibile. Ho notato che, nonostante i corridoi di Suntec City siano semivuoti (alle 8-8,30 di mattina), e quindi non ci siano limitazioni alla traiettoria che uno può seguire, molti pedoni finiscono col percorrere parecchi metri in più del necessario, semplicemente perché seguono linee poco convenienti. Di conseguenza, un camminatore lento (o uno veloce che decida di camminare lentamente) può trovarsi ad arrivare a destinazione nello stesso tempo di un camminatore più veloce.
Percorso pedoni a Suntec City
L'illustrazione mostra il percorso di quattro pedoni che, partendo dallo stesso punto (in alto a sinistra) nello stesso corridoio di Suntec City, decidono di percorrere traiettorie differenti. Il pedone numero 1 corregge il proprio percorso una sola volta: se fosse in moto sarebbe una curva alla Freddie Spencer, con entrata veloce, una frenata brusca, poi il raddrizzamento della moto e l'apertura del gas. Essendo pero' a piedi, c’è poco da aprire il gas (moto a "gas"? Prima o poi forse parleremo anche di questo). Le correzioni di traiettoria, a piedi, non causano perdite di velocità, e infatti il pedone numero 2 percorre lievemente meno strada: fatto 100 il percorso del pedone 1, la traiettoria del numero due e' il 5% più corta (stampate e controllate col righello, se non ci credete). Il pedone numero 3 cammina "col pilota automatico", senza pensare: si mantiene in posizione equidistante tra i due muri, e il suo percorso e' circa il 10% più lungo del pedone numero 1. Il pedone numero 4 arriva in ufficio in ritardo a causa della sua bizzarra traiettoria: forse sta parlando al cellulare e ha la testa tra le nuvole, o riesce a trovare interessanti i negozi anche quando sono chiusi, oppure s’è scolato qualcosa di alcolico prima di andare al lavoro in pullman: stategli lontano, o rallenterà anche voi.

La situazione si fa più complicata percorrendo gli stessi corridoi quando sono affollati, per esempio all'una del pomeriggio. A quell'ora, la folla di lavoratori che scendono dai proprio uffici nelle cinque torri di Suntec City in cerca di cibo si mescola con quella di turisti stranieri di passaggio, residenti locali in fase di shopping, ragazzi in cerca di nuovi gadget informatici, e si rende necessaria la ricerca della luce menzionata prima. L'aggiunta di "chicane mobili" (tre adolescenti enormi che camminano lentamente e affiancati, vecchiette che conversano sulle loro sedie a rotelle elettriche, informatico che cammina scrivendo su un laptop (!), giovane manager tirato a lucido che parla nel cellulare scartando ora a destra ora a sinistra, neanche fosse il sottomarino russo di "Caccia a Ottobre Rosso"... l'aggiunta di chicane mobili, dicevo, rende indispensabile la ricerca della linea ideale e, allo stesso tempo, della "luce". E' in questi momenti che camminare senza guardare e senza pensare equivale a trovarsi intrappolati nella folla. Per evitarlo, e' sufficiente osservare nei limiti del possibile la "linea ideale" (buttar giù a ginocchiate un vecchietto che si trova in traiettoria non e' accettabile ne' a Singapore ne' altrove), cogliere al volo l'apertura di varchi nella folla davanti a voi e prevederli in anticipo valutando la velocità dei pedoni che vi precedono e di quelli che vi vengono incontro, notare chi cammina veloce quanto o più di voi e sfruttarne la scia, o meglio l'azione "rompighiaccio" con cui la folla si apre.

E dopo tutto questo parlar di traiettorie ideali, sento di nuovo il bisogno di andare in moto...



Argomenti: camminare, Singapore, sport, vita da nerd, vivere a Singapore
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