Feste di Natale aziendali londinesi: pomeriggio con giochi, discorsi e drink


17/12/2012 | Autore: ViaggiareLeggeri

Sono in ufficio, tra colleghi imbarazzati (pochi), semi-addormentati (tanti), vittime di amnesia (un paio) e, in generale, piu' amichevoli di prima. Venerdi' sera c'e' stata la Grande Festa Aziendale Natalizia, in puro stile inglese, e le conseguenze si vedono. Come funziona una festa natalizia inglese? Vediamo se ricordo com'e' andata (non sono io quello con l'amnesia, purtroppo: ricordo tutto vividamente, di quella sera).

La mattina di venerdi' arrivo in ufficio in giacca, cravatta e gilet, praticamente vestito da matrimonio. Sono l'unico, i colleghi hanno tutti preso alla lettera le raccomandazioni di Pat (*), la collega che ha organizzato la giornata, e sono in ufficio in abiti normali, con il cambio in un trolley o in una borsa. Verso l'una e mezza arrivano le quattordici pizze ordinate (per venti-venticinque persone), piu' tante birre (Foster) e alcune bottiglie di champagne. Mangiamo e beviamo in piedi, in uno dei nostri due uffici, con le scrivanie spostate negli angoli e lungo i muri. Satolli, ci sediamo, ed inizia il discorso di Paul, il CEO (Chief Executive Officer, l'amministratore delegato), che occasionalmente lava i piatti, spesso viene in ufficio in pantaloncini e infradito (non in dicembre), ed e' un serial entrepreneur, uno di quegli imprenditori che non riuscirebbe a fare a meno dell'emozione legata al lanciare e far crescere una nuova azienda. Paul mostra grafici e spiega quali sono stati i successi dell'anno, tra cui vari accordi con Ministeri stranieri per la fornitura dei nostri servizi, e ringrazia tutti, facendo qualche nome e qualche esempio concreto di contributi individuali. Il tutto in un'atmosfera informale, nonostante il discorso sia stato preparato e sia accompagnato da grafici dettagliati, che Paul ammette candidamente d'aver rubato a Leah, la nostra COO (Chief Operative Officer, il direttore operativo). Hanno ottant'anni, ma in due, e ne dimostrano anche meno. Paul conclude il suo discorso perche' non vuole rubare tempo al White Elephant, il gioco che seguira'.

Cos'e' il White Elephant? La relativa pagina su Wikipedia fa sembrare questo gioco piu' complicato di quanto non sia. Noi abbiamo giocato cosi': ciascuno, in ufficio, ha acquistato e impacchettato (senza nomi ne' etichette o bigliettini) un regalo del valore di circa cinque sterline e l'ha piazzato sotto l'albero di Natale in ufficio durante la mattinata.

Ora, dopo il discorso di Paul, ciascuno di noi preleva un bigliettino con un numero da una scatola. Il collega col numero 1 andra' all'albero di Natale e scegliera' un regalo impacchettato, rispondera' ad una domanda tra il personale e l'assurdo scelta a caso tra i foglietti in un'altra scatola, e aprira' poi il regalo, in modo che sia visibile agli altri giocatori.
Il secondo giocatore potra' scegliere se 'rubare' il regalo pescato dal primo giocatore oppure tentare la fortuna e prendere un regalo ancora impacchettato. Si procede cosi' fino alla fine, e poi viene data al primo giocatore - che non aveva avuto alcuna scelta - la possibilita' di rubare il regalo di un altro giocatore.

Il sottoscritto s'e' ritrovato col numero ventotto, penultimo o terzultimo: ho rubato una scatola di Lego ad un collega, ma non avevo fatto i conti con la presenza di un altro nerd subito dopo di me, che mi ha immediatamente sottratto la stessa scatola. Tra i tanti premi spiccavano una serie di tre bottigliette di salsa tabasco che, come i Lego, hanno cambiato possessore varie volte. Altri premi interessanti: il DVD di "The Artist", varie confezioni di praline al cioccolato, una bottiglia di Cava, due giochi da tavola, una valigietta dell'orsetto Paddington piena di bustine di te'. Alla fine mi sono ritrovato con in mano un pacchetto di sigarette portato da un collega da Dubai, e ho resistito a varie proposte di scambio seguendo il principio del "un pacchetto di sigarette in meno, dieci piccole vittorie contro il cancro ai polmoni".

Il gioco si e' concluso, siamo liberi di fare quel che vogliamo, prima di andare a cena. Tre del pomeriggio circa, ancora oltre tre ore prima di andare al ristorante. C'e' chi si rimette al computer, chi si da' da fare con la birra, chi si cambia d'abito e si ripresenta in ufficio in tuxedo (lo smoking, nome usato anche dal collega lituano) o in abito da sera. Tutto piuttosto tranquillo, per ora, a confronto con una festa natalizia di cui ho sentito parlare, nella sede londinese di una multinazionale dell'elettronica: un amico sulla trentina sedusse una collega (o venne sedotto da lei) trent'anni piu' matura di lui, nel classico angolo-fotocopie dove tante avventure nascono o vengono consumate, mentre dozzine di colleghi completamente ciuchi andavano da un piano all'altro dell'edificio, in mezzo ad altri colleghi che ancora lavoravano, in una conga stonata e rumorosa.

Come detto, la nostra festa e' stata tranquilla (finora), priva dei risvolti amoroso-alcolici tipici di queste occasioni (finora), e io ho bevuto solo una pinta di birra e un paio di bicchieri di champagne (finora). Del resto della serata parleremo domani.






(*): i nomi sono stati sostituiti per proteggere i protagonisti della serata.


Argomenti: vivere in Inghilterra, lavorare all'estero, feste, tradizioni
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Commenti


18/12/2012 00:14:05, Mauro
Cavolo Da noi ormai sono 2 anni che anziche fare festa di natale in azienda ci venogno donati dei buoni Benzina! Certo più utili che una cena, però vuoi mettere quell'atmosfera di quasi trasgressione, la collega J con una scollatura abissale che rischi (o sogni) che oltre all'occhio ci finisci tu tutto dentro e quei due di cui si vociferava filassero allora è vero eccoli la in un angolo a chiacchierare con aria intima!! Con il sottofondo del collega L. dipendendte di lungo corso che ha Battute e aneddotti per tutti, IL Collega (portinaio) che ha sempre da spettegolare su qualcuno mmmmmh devo dire che questa atmosfera un pò mi manca!
18/12/2012 12:17:42, andreaG
- in quanto retico, sto ben lontano dalle feste organizzate dai colleghi di lavoro; invece condivido con VL l'idea talebana contro i fumatori;
- oltre alla distruzione delle sigarette e la riconversione delle piantagioni di tabacco per coltivare prodotti...commestibili (o al limite per produrre energia rinnovabile), nei confronti delle "persone" che mi inondano di fumo "passivo" ho pensato di munirmi.... di estintore a CO2 e reagire con un altro tipo di prodotto aeriforme
18/12/2012 12:26:44, ViaggiareLeggeri
Mi paiono due aziende molto differenti: una delle due e', credo, un'azienda matura, che esiste da decenni, con colleghi anch'essi maturi e che in molti casi lavorano da anni nello stesso posto. Leggende aziendali, storie vere, verosimili o inverosimili esistono e sono incise nella memoria dei dipendenti. I colleghi hanno reputazioni positive e negative, meritate o meno, che non cambieranno.

L'altra e' un'azienda giovane, nata pochi anni fa, in cui il personale(giovane, solo il 20% dei dipendenti ha piu' di 40 anni) cambia di frequente, in cui tanti lavorano dodici ore al giorno, e in cui questa serata di festa funge da momento aggregante. In quest'azienda gli aneddoti salaci, le tresche inaspettate, le reputazioni non esistono ancora, siamo ancora all'inizio della fase in cui vengono create le leggende aziendali.

Per dirla piu' in breve: i buoni benzina sono utili e pragmatici, ma il ricordo di una serata cosi' ti resta dentro un po' piu' a lungo.
18/12/2012 12:50:35, ViaggiareLeggeri
Andrea,
in quanto retico, sto ben lontano dalle feste organizzate dai colleghi di lavoro

L'ho fatto anch'io, in passato, per i primi sette-otto anni in cui ho lavorato in un'azienda a Torino. Poi mi sono lasciato convincere da un altro collega, che definire 'retico' e' poco, e ho scoperto che in queste feste, che si svolgano in pizzeria, ristorante o altrove, operano dinamiche differenti di quelle esistenti al lavoro. Si scopre l'esistenza di circoli underground di retici (da cui la gente entra ed esce di continuo, novelli Groucho Marx che non amano far parte di club con gente come loro). E i colleghi piu' stronzi finiscono spesso con sorprendere in positivo (in negativo non ci riuscirebbero, visto che non ci aspettiamo nulla di buono da loro), e uno scopre d'avere persone con cui condivide interessi comuni, a volte.

Quasi quasi mi commuovo da solo, per il mio spirito natalizio...
21/12/2012 00:12:36, Jonathan65
Sono assolutamente D'accordo con la Redazione é quel momento informale e spensierato che però permette di rafforzare la squadra! perché dopo si è un po più intimi e non solo freddi professionisti e funziona bene appunto in una situazione di giovani con tante energie e di necessita da parte della direzione di avere il massimo rendimento da queste energie. Poi passati gli anni pionieristici e la Azienda diventa un azienda affermata e magari Leader ne suo settore spesso capita che al management è più necessaria la frammentazione e lo scardinamento dei rapporti interpersonali, onde evitare il formarsi di gruppi tanto coesi da essere un problema in quanto diventano organizzazioni autonome all'interno dell'azienda ed allora per chi deve dirigere meglio l'antico Dividi et Impera!
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