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Colleghi britannici in ufficio

Osservazioni sui comportamenti dei britannici al lavoro

di Claudio @ VL, 31 gennaio 2018 | Tempo lettura 6' | 0 commenti | Commenta

Un quarto di milione di italiani vivono in Gran Bretagna, e la maggioranza di loro lavora a Londra e dintorni, dove e' facile trovarsi in ambienti di lavoro cosmopoliti (seduti vicino a me in questo momento: un russo, una kazaka, due inglesi, un kosovaro/polacco, una indiana, uno scozzese). Se lavorate a Londra, la maggioranza dei vostri colleghi verrà probabilmente dalle isole britanniche, e i loro comportamenti spesso somiglieranno ai seguenti...

Inglesi


Ce ne sono di tutti i tipi, di tutte le località e con tutti gli accenti, eccone alcuni tipi:

- lo Sheldon Cooper ante litteram: tutti gli informatici lo sono un po', anche quelli nati a Rieti o a Settimo Torinese. Facilmente irritabile e disposto ad azzannarti se, quando qualcuno chiede quant'è distante un posto da un altro, rispondi "dieci minuti". Lavoratore indefesso, non si stacca dalla scrivania neppure per mangiare, e infatti la sua sedia mostra una macchia scura nell'area tra le gambe, conseguenza di innumerevoli incidenti con cibo e caffè. Incline alle crisi isteriche, e sempre pronto a farti notare che non sei intelligente quanto lui. Elementi del genere erano più comuni una quindicina di anni fa, ora i loro comportamenti verrebbero considerati inaccettabili in molti ambienti lavorativi. O forse si sono estinti per l'impossibilita' di riprodursi.

- l'etoniano. Se vi hanno fatto credere che mandare i vostri figli all'università a Oxbridge (Oxford o Cambridge) sia la chiave del successo, vi hanno fregato: troveranno compagni di studio provenienti dall'Eton College (una scuola superiore), un'élite impenetrabile e destinata al successo (quanti ragazzi delle superiori riuscirebbero ad ottenere un'udienza privata con Vladimir Putin?). Se lavorate con un ex studente di Eton noterete che parla l'inglese più chic del mondo, e che non mancherà di farvi notare che, poverino, TU non sei andato a Eton, e quindi appartieni ad una classe sociale inferiore. Gli etoniani di solito diventano ministri, primi ministri o miliardari; se lavorate con un etoniano e non e' il mega-direttore dell'azienda, la frase "Sei andato a Eton... e nonostante quello, lavori qui" potrebbe tornarvi utile.

- l'inglese normale: disponibile al dialogo, dotato di hobby noiosi o interessanti (fa l'apicultore, costruisce auto da corsa in giardino, colleziona strumenti ad arco del XIII secolo, canta in un coro tibetano a Woking), e' mediamente un po' meno estroverso dell'italiano medio. Meno disposto dell'italiano medio a lavorare dopo la fine dell'orario ufficiale (lo straordinario non viene retribuito, di solito), si imbestialisce dentro se convochi una riunione cinque minuti prima dell'orario d'uscita. In media e' alto 1,83, pesa 78 chili e ha un mutuo a tasso variabile per 25 anni. Si', e' una generalizzazione, come le altre che troverete in questa pagina. Non crederete davvero che tutte le persone che vengono dallo stesso posto si comportino allo stesso modo, no?

- il britannico non inglese. Un modo per dire "britannico di origine indiana o pakistana". I britannici-indiani con cui ho lavorato io sembrano tutti provenire dalla classica famiglia britannico-indiana: papa' avvocato o medico, mamma impiegata o casalinga, Mercedes o Lexus per lui, SUV per lei. I miei colleghi britannico-pakistani rappresentano un panorama più ampio: ci sono quelli che hanno studiato informatica in buone università e poi dopo un anno da informatici vanno a fare gli agenti immobiliari; ci sono quelli che vengono da famiglie meno ricche e sanno tutto su quali auto economiche conviene comprare e quali e' meglio evitare; quelli che fanno un lavoro di precisione (programmatori) ma si annoiano con i dettagli, e passano un minuto a scrivere una linea di codice e venti minuti a farle scoprire perché non funziona.

- l'inglese del nord. Che venga dal nord-est (Yorkshire, Hull, Newcastle) o dal nord-ovest (Lancashire, Cumbria, etc.), il suo accento potrebbe crearvi difficoltà: per esempio, a Birmingham l'intercalare interrogativo "all right, mate" viene pronunciato "oroich, meit". Se viene da un'area rurale ci sono buone probabilità che abbandoni Londra entro due anni, frustrato dal costo della vita.

Scozzesi


Spesso accusati di avere un caratteraccio e di essere difficili da gestire, tutti gli scozzesi che hanno lavorato vicino a me paiono avere una cosa in comune: scrivanie troppo piccole. O forse e' il contrario, sono gli oggetti sulla loro scrivania ad essere troppi, come se, novelli Mastri Don Gesualdi del nord Europa, gli scozzesi avessero un bisogno insaziabile di accumulare "robba". I secoli di rapporto conflittuale coi vicini inglesi hanno portato ad un comportamento particolare, sempre riguardo alla scrivania, metafora del territorio: gli scozzesi tendono a spingere i loro oggetti al di la' dei limiti della propria scrivania, sconfinando e occupando parte della scrivania dei vicini. Non stupitevi quando troverete la loro tazza del caffè a pochi centimetri dalla vostra tastiera. Per evitare un'escalation del conflitto, suggerisco di piazzare dei pacifici soldati di guardia sul confine tra voi e il vostro vicino di scrivania scozzese: omini dei Lego, unicorni di plastica, figurine Playmobil, o simili. Il collega capirà che ci tenete al vostro spazio vitale, e voi non avrete fatto una figura da stronzo.

Gli scozzesi del sud e delle grandi città (Edimburgo, Glasgow, Aberdeen) si sentono molto differenti da quelli delle isole (Ebridi, Orcadi, etc) e del nord della Scozia, che vengono da loro considerati chiusi, strani, meno ... evoluti. Niente di cui stupirsi, cittadini e campagnoli/montagnini/isolani hanno questo rapporto in ogni parte del mondo.

Irlandesi (del nord)


A rigore non sono "britannici", visto che l'Irlanda del Nord fa parte del Regno Unito ma non della Gran Bretagna, ma ne parliamo lo stesso. Non parlano mai di politica e religione, eredità di un tempo non lontano in cui ci si ammazzava per queste cose. Cercano di smorzare i toni delle discussioni, al punto che a volte rischiano di fare da zerbini a colleghi (di solito inglesi) più disposti ad alzare la voce e a litigare. Scoprirete che molti nord-irlandesi hanno viaggiato molto e hanno vissuto all'estero (lo conferma il fatto che lavorano fianco a fianco con voi) e conoscono qualche lingua straniera, ma mantengono un fortissimo accento irlandese anche quando parlano francese o portoghese.

Gallesi


Si fanno passare per inglesi, tranne che in occasione del Sei Nazioni, quando arrivano in ufficio con la maglia rossa della squadra nazionale di rugby. Nonostante certi stereotipi che li vorrebbero irritabili e irritanti (come uno dei miei comici preferiti, Rhod Gilbert), sono di solito dotati di senso pratico, disponibili alla mediazione e pronti a farsi una risata. Esperienza personale: l'head of IT (responsabile informatico) gallese che fa uno sbaglio, si attacca un post-it con la frase "I am SO dumb!" sulla fronte, e lavora cosi' tutto il giorno.

Irlandesi (Repubblica d'Irlanda)


Non sono britannici, ma se lavorate in Gran Bretagna ne troverete tanti. A parte il cliché che li vorrebbe ciarlieri e rumorosi (una caricatura della caricatura dei napoletani), e' vero che un numero spropositato di irlandesi (anche dell'Irlanda del Nord) hanno "the gift of the gab", il dono della parlantina sciolta, e - quelli della Repubblica d'Irlanda - la disponibilità a parlare di tutto in modo molto diretto. Brutalmente diretto, come scoprirete durante le riunioni in ufficio.

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