In viaggio verso Singapore

Un giorno intero per volare da Atlanta a Chicago, poi a Londra, infine a Singapore
22/04/2008 | Autore: Claudio @ VL | 0 commenti

Ore 11,00, Atlanta, USA: una gentile collega viene a prenderci, all'appartamento in cui abbiamo vissuto ultimamente, e da' un passaggio a noi, alle nostre sei valigie, due trolleys, uno zaino fotografico e una borsa LV che costa quanto un'auto. Ci porta in ufficio, dove all'una del pomeriggio passera' a prenderci un'autista che ci portera' all'aeroporto Hartfields-Jackson di Atlanta. Sembrano passati millenni da quando davo il cleaner e il primer ai vetri laterali della Citroen, alla Pilkington.

Tra le undici e l'una lavoro in terrazzo, al Quartier Generale dell'azienda per cui lavoro dal 2001. Brezza, email, connessione ai server, CEO che viene a scambiare due parole, colleghe carine che passano. E' il paradiso?

Ore 13:00 (sette di sera in Italia): arriva l'autista, per fortuna ha un SUV bello grosso e riesce a caricare tutte le nostre valigie. Lo scambio per russo ma e' bulgaro; lui sembra comunque soddisfatto e un po' stupito perche' non ho sbagliato di troppe migliaia di chilometri. Durante il tragitto verso l'aeroporto scambiamo qualche parola sulla Bulgaria e su di lui, vive negli USA da otto anni e ha la cittadinanza USA da tre. Sembra soddisfatto ma rumina qualcosa dentro. Arriviamo all'aeroporto, scarica tutte le valigie. Normalmente non amo dare mance, anche se negli USA e' obbligatorio, ma in questo caso non mi dispiace, gli lasciamo dieci dollari. Sul marciapiede dell'aeroporto il personale dell'aeroporto inizia a fare il check-in delle nostre valigie, poi - quando scoprono che la nostra rotta e' un pelino complicata, ci portano dentro i bagagli. Atlanta-Chicago-Londra-Singapore, partenza prevista lunedi' alle 15:40, arrivo previsto MERCOLEDI' alle 17:00. Lasciamo cinque dollari di mancia anche a questa persona. L'impiegata al banco della Delta manda tre valigie verso Chicago, sta per mandare le altre tre verso Londra, ma decidiamo di raccogliere tutte insieme a Chicago.

Da Atlanta a Chicago: prima classe, chi l'ha mai vista? Personale di bordo cortese e attento, ci chiedono di frequente se desideriamo qualcosa. Dopo due Copenhagen Colada (una variazione della Pina colada) gratis, mi dichiaro soddisfatto e continuo a leggere il mio Gibson/Sterling, "The Difference Machine". Se non fossi stato in prima classe avrei speso dieci dollari, per quei due drink non particolarmente memorabili. Mi sento un sinistro pentito, direi ... come dev'essersi sentito D'Alema quando sali' per la prima volta a bordo della sua barca.

A Chicago, preleviamo due carrelli (a tre dollari l'uno) per trasportare le nostre sei valige e i nostri due trolley). Dopo cinque minuti arriviamo all'ascensore verso il terminal 5, e scopriamo che li' termina l'utilita' dei nostri carrelli: vietato l'accesso sull'ascensore. Sei dollari buttati. Mia moglie entra nell'ascensore per tenere le porte aperte, e ... le porte si chiudono. Dopo due giri cosi', decido di mettere le nostre valigie sulla scala mobile. Una si ribalta, ma non uccide nessuno, per cui va bene cosi'. Una mamma con bambini al seguito li blocca prima che raggiungano il primo gradino, vedendomi che salto a destra e sinistra, scavalcando le mie valigie per caricare quelle che restano. Dobbiamo prendere il treno interno per il terminal 5, ma c'e' troppo traffico. Finalmente, un assistente (o ammiraglio? La divisa e' adatta ad entrambi i ruoli) ci aiuta a caricare la nostra roba sul treno. Senza aspettarsi una mancia: wo-oooooooow, un miracolo!

Siamo ancora a Chicago, ora e' il momento del check-in con British Airways per Londra. Piccolo problema: la nostra destinazione finale e' Singapore, ma non abbiamo nessun visto. Le persone responsabili per il nostro trasferimento non hanno pensato fosse necessario dirci come passare l'immigrazione. Mr Purvicky(o qualcosa del genere, da Boniek in poi i polacchi mi sembrano miei fratelli piu' del resto degli abitanti di questo pianeta), impiegato BA, suda freddo al solo pensiero dei casini che potrebbero nascere a Singapore, con mia moglie ed io in arrivo, e con la frase "Contiamo di stare a Singapore per qualche anno" sulle labbra. Alla fine, dopo una telefonata ad ore quasi assurde (sono le sei di mattina, li') ad una collega singaporiana, concordiamo con l'impiegato della British Airways la strategia da seguire: all'entrata a Singapore dichiareremo di essere li' in "Social visit", e non dichiareremo di avere un contratto di lavoro neppure sotto tortura. Beh, a meno che a mia moglie non promettano una cena con George Clooney e a me una con ... Angelina Jolie, Ashley Judd e una dozzina di playmates di Playboy (diciamo una quintalata di silicone). Chiedo a Mr Purvicky se e' lui a rischiare, in caso di involontaria confessione delle nostre intenzioni. Ci conferma che ne va delle sue natiche. Cercheremo di resistere alle torture.

Raggiungiamo la business lounge della British Airways, dopo uno spiacevole incidente. Una delle mie nuove scarpe Puma(scafo in plastica, capace di trattenere la puzza dei piedi per un periodo prossimo alla emvita dell'uranio 235) si libera durante il controllo a raggi X. Non fa vittime, ma sono costretto a chiedere a una gentilissima e ridentissima dipendente del TSA di raccattare la mia arma di distruzione di massa. La signorina la rimette nel vassoio porta-oggetti, e io la rimetto al suo posto (piede destro, stringhe allacciate). Casomai vi capitasse di trovarvi di fronte a questa scelta ... NON scegliete scarpe da ginnastica belle. Sceglietele pratiche. Non con la struttura esterna in plastica. Lo so che lo sapete, ma credevo di saperlo anch'io e invece ci sono cascato: le mie scarpe sono belle, attirano l'attenzione senza essere pacchiane, eppure ... dentro ci si suda come se si fosse nell'intestino tenue di un cammello nel deserto del Gobi (che - tengo a precisarlo per i tifosi granata- NON è un deserto juventino).

E' ora di imbarcarsi sul volo per Londra. Cosa faro' del mio centimetro di Martini e vodka in cui sono annegate diciotto olive? Lo bevo? Lo mangio? Lo trangugio senza farmi domande?

Sono a bordo. La Business Class della British Airways. Io e mia moglie siamo seduti in sedili affiancati rivolti in direzioni differenti, il mio punta verso il retro del velivolo (un Boeing 777), il suo e' rivolto verso la prua. I sedili sono completamente reclinabili, e rispetto ai sedili della classe economica permettono di dormire sul serio, non solo sonnecchiare in semi-verticale. Quando la prima hostess arriva a portarci dello champagne, chiedo se e' possibile avere dello spumante. No, ovviamente, ma va bene cosi'.

Sono le sei di mattina sul mio orologio, mezzogiorno in Italia, quando arriviamo a Heathrow. Siamo al Terminal 4, evitiamo quindi di conoscere il nuovo Terminal 5, inaugurato poche settimane e subito subissato di critiche per problemi nella gestione dei bagagli. Ci dirigiamo verso la British Airways lounge. Connessione wireless gratuita, pranzo e bevande gratis, e doccia, che useremo tra qualche ora. Mia moglie m'informa che in un'altra lounge della BA c'e' la possibilita' di usufruire di massaggi gratuiti. Un massaggio mi servirebbe parecchio, visto che il ripetuto spostamento dei nostri bagagli sembra avermi scassato una spalla.

E' il momento di ripartire. Undici ore a Heathrow, potevamo anche affittare un'auto e andare in giro, oppure prendere l'autobus numero 55, mi pare, e fare un giro a Stanwell Moor, dove abbiamo vissuto dal 2003 al gennaio 2006.

Siamo in volo. Guardo "No country for old men", da cui mi aspetto molto e che mi delude. British Airways continua a servirmi cibo in vassoi d'argento, da mangiare con posate d'oro, in bagno non c'e' carta igienica ma pelli d'ermellino e di visone.

E' un modo di volare cui non sono abituato. E quando l'assistente di bordo (non come quelle della Virgin Airlines, che sembrano modelle della pagina tre di The Sun, ma professionale e matura) mi chiede se voglio del Barbera con la cena, mi pare di sognare: quando poi commenta che e' "un ottimo vino spagnolo", ritorno immediatamente coi piedi per terra e le impartisco una mini-lezione sui vini piemontesi, scavando nelle mie limitate conoscenze in materia. Quel Barbera e' buono, e va d'accordo con la carne che viene servita. Dormo. Guardo un altro film. Mi riaddormento.

Mercoledi' pomeriggio, ore locale 17:00: siamo a Singapore.

Aggiornamento 1 maggio 2008

Siamo arrivati a Singapore il 23 aprile, dopo 37 ore di viaggio, comprese una sosta a Chicago e una a Londra. Siamo ancora in albergo, domenica pomeriggio (4 maggio) dovremmo finalmente trasferirci in un appartamento qui vicino. Meno di un chilometro dall?ufficio, sarebbe perfetto per una camminata o una pedalata, se non fosse per la temperatura costantemente tra i 30 e i 33 gradi, e per l'umidita' tropicale (anzi, equatoriale, visto che siamo a 137 km dall'equatore). Il fatto poi che c'e' di mezzo un largo fiume, tra casa e ufficio, rende improbabile una camminata verso il lavoro.

Singapore e' sei ore avanti rispetto all'Italia. E' un'arcipelago di oltre 60 isole, di cui la principale ("Singapore") e' lunga 45km e larga 25km; si trova a 10.400 km da Torino, ha oltre 4 milioni di abitanti di etnia malay, indonesiani, cinesi, e un gran numero di stranieri, impiegati soprattutto nel settore finanziario.

Per gli amanti della tecnologia: un amico si trasferisce in Estremo Oriente o giu' di li', e ... viene spontaneo pensare che abbia accesso a miniere di gadget tecnologici avanzatissimi e a basso costo. Magari. Sarebbe vero se fossi in Giappone, a Taiwan o a Hong Kong. Qui a Singapore, gli oggettini di cui sopra ci sono, ma costano un capitale. Per esempio, la reflex digitale che ho comprato negli USA nel settembre 2007 qui costa (nonostante sia stata resa obsoleta da due modelli Nikon piu' recenti) il 10% in piu' di quanto l'ho pagata io. Potrebbero esserci negozi con prezzi inferiori (e conto di trovarli) e specifici tipi di articoli che costano meno che in Europa o negli USA, ma temo siano eccezioni.


Argomenti: viaggio, Singapore, Stati Uniti, aeroporti, appunti di viaggio
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