A Singapore da un mese


23/05/2008 | Autore: Claudio @ VL

Singapore di notte, vista da casa

Sono arrivato a Singapore il 23 aprile 2008, un mese e' passato ed e' ora di un piccolo bilancio.

I prezzi sono alti. Una cena per due arriva facilmente a costare USD80, senza neppure mangiare molto; abbiamo speso quella cifra due volte, da quando siamo qui, contro una volta sola in due anni trascorsi negli USA. Un obiettivo che vorrei comprare per la mia macchina fotografica costa circa USD670 qui, contro USD490 negli USA. Negli USA il prezzo base per i laptop, in negozi e supermercati informatici e non, e? sui 450 dollari; qui non ne ho ancora visto uno a meno di USD 800. L?appartamento in cui viviamo ha dei bei pavimenti e altri pregi, ma un affitto mensile di USD 3.000 e un prezzo di vendita di USD1.1M mi paiono un po? eccessivi, anche considerando le covate di insetti che stanno nascendo e il puzzo di umidita? da far girare la testa che arriva dagli armadi (che teniamo sempre aperti, con carbone, aspiraodori e aria condizionata in funzione de-umidificante, ma senza miglioramenti)(si?, le apriamo le finestre, durante il weekend, tutto il giorno...).

Detto dei prezzi, passiamo al cibo. Tanta varieta? e tanta quantita?: quasi ogni shopping mall ha un piano dedicato esclusivamente alla food court (tanti negozi che servono piatti orientali differenti); le solite catene americane (McDonald's, Subway, ma anche altre dove si mangia benino, tipo Outback Steakhouse), tanti ristoranti dal nome italiano. La scelta maggiore si ha decidendo di mangiare orientale, ovviamente: ristoranti giapponesi, vietnamiti, cambogiani. Non cinesi, malesi e indonesiani: sarebbe come aspettarsi di trovare in Italia un ristorante che si definisce "ristorante italiano"... le categorie, per questi tre tipi, sono dim sum, chow mein, etc.

E? piu? facile trovare una panetteria/pasticceria (industriale e non artigianale, vabbe?) qui che negli USA o in Inghilterra (Spelthorne/Runnymede, a Londra la situazione e? differente). Ed e? una fortuna, perche? nei primo giorni qui, dopo cinque giorni di cibo cinese a pranzo e cena (la colazione era all?inglese, in quei giorni eravamo ancora in albergo), ho avuto bisogno di odori e sapori differenti, e ho pranzato e cenato a base di paste varie. Ora, avendo un?appartamento e una cucina, alterniamo cucina italiana e cinese, e ceniamo fuori solo quando la navetta per tornare a casa ritarda troppo.

A casa, connessione Internet nominalmente da 8Mbps (che poi sono poco meno di 1.000 Kb al secondo), ma credo condivisa da troppe persone: la velocita? in download scende spesso a 5Kb/secondo, e vari siti (DNSstuff.com, Google) bloccano il mio accesso (o, nel caso di Google, richiedono una conferma manuale della query con captcha) a causa di abusi compiuti da qualcun altro con cui condivido l?IP.

Viviamo piuttosto vicino al centro, di solito andiamo con un bus-navetta, spesso ci capita di ritornare a casa in taxi, meno costosi che in Italia. Finora abbiamo scambiato due parole con varie persone, ma di conversazione lunga ne ho avuta una sola con un inglese. Ho pubblicato sul mio sito un annuncio relativo alla mia disponibilita? come programmatore freelance, e ho ottenuto due risposte interessanti. Con Martin, l?inglese, abbiamo parlato di lavoro e di tutto in una piacevole conversazione di quasi tre ore (raro trovare qualcuno che si occupi di design e che sia cosi? umile, e raro - nella mia esperienza - trovare un inglese che parli e ascolti cosi? tanto senza aver toccato un goccio d?alcool); non ha progetti che richiedano PHP o ColdFusion, al momento, ma ci siamo sentiti diverse volte, e dovrei andare a visitare la sua ditta, uno di questi giorni. L?altra risposta all?annuncio e? di una ditta grossa con budget piccolo: avevano contattato anche Martin (il mondo dei web developers rischia d?essere piccolino, qui a S'pore...), ma hanno poi interrotto i contatti prima ancora di ricevere un preventivo; nel mio caso, devo vedere se quei soldi (devo ancora fornire la mia quotazione) mi servono davvero, a fronte del tempo da dedicare al progetto. Mentre scrivevo questo testo, mi hanno risposto: la ditta che aveva realizzato la loro Intranet, che mi avevano chiesto di ridisegnare e ristrutturare, non e' fallita, come credevano, ma semplicemente non aveva tempo di lavorare a questo progetto e ... s'era finta in fase di liquidazione! Beh, avevo consigliato dall'inizio al potenziale cliente di rivolgersi a chi aveva realizzato inizialmente il lavoro, quindi non mi stupisco ne' mi dispiace che l'abbiano fatto.

Nonostante la propensione locale allo shopping, la restituzione della merce e? piu? macchinosa che negli USA e UK: ho cambiato dei sandali comprati da Carrefour per una misura piu? grande, sarebbe stato piu? semplice ottenere un?autorizzazione a costruire una casa al centro del Colosseo.

Riguardo alla comunita? di occidentali: direi che il 60% di tutti gli stranieri e? britannico, poi ci sono i francesi, diversi programmatori ucraini, pochissimi statunitensi, una banda di chopperisti finlandesi su Harley Davidson (che potrebbero essere stati qui solo di passaggio, li ho visti - e soprattutto sentiti - varie volte nei primi giorni, ora sono diversi giorni che sembrano essere spariti), vari italiani. Pochi contatti sociali, finora.



Argomenti: Singapore, foto, vivere a Singapore
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