Tornare a casa ed essere trattato da straniero


02/06/2008 | Autore: Claudio @ VL | 0 commenti

Immaginate di ritornare in Italia dopo un lungo viaggio di lavoro. Durante il viaggio siete stati in tre o quattro Stati differenti, magari arrivando e decollando lo stesso giorno. Siete stati cosi' fortunati da non aver avuto complicazioni nel passare il controllo dei documenti sia arrivando che lasciando le nazioni che avete visitato. Poi arrivate in Italia, e ... al controllo passaporti vi chiedono se avete un visto per lavorare in Italia. E siete un cittadino italiano!

Impossibile? Lo spero.

Quanto descritto sopra e' solo uno scenario ipotetico, per quanto riguarda l'Italia. Si tratta invece di qualcosa successo al rientro negli USA ad un cittadino statunitense, come descritto sul sito Flying With Fish. Steven Eric Frischling ("Fish") stava rientrando all'aeroporto JFK di New York, in arrivo da Pechino con un volo Air China; offre passaporto e carta d'atterraggio all'impiegato dell' US Customs and Border Protection (CBP) che controlla i documenti d'ingresso, e dopo alcune domande di rito ("Ha viaggiato per lavoro?", "Che lavoro svolge?"), le domande hanno iniziato a prendere una strana piega.
Al cittadino statunitense, nato e vissuto negli USA, e' stato prima chiesto se avesse un lavoro negli Stati Uniti ("Si'" e' stata la risposta), poi se quello al JFK fosse uno scalo temporaneo, per prendere un altro volo, e la risposta e' stata che no, non si trattava di uno scalo ma della destinazione finale del viaggio.

La domanda successiva e' stata "Lei ha un visto che le consenta di lavorare negli USA?", e a questo punto lo stupito "Fish" ha spiegato che, come cittadino statunitense, nato a New York, intestatario di un passaporto USA, nessuno permesso o visto gli era necessario per lavorare negli USA. La stessa domanda veniva poi ripetuta diverse volte, e la risposta era sempre la stessa, fino all'arrivo di un supervisore che, visto il passaporto USA del passeggero, e visto che l'impiegata del Border Patrol persisteva nel ritenere necessario un visto d'ingresso negli USA anche per questo cittadino statunitens, non ha potuto fare altro che porgere un "Bentornato a casa" a Steven Eric Frischling, e chiudere temporaneamente la postazione in cui era avvenuta la conversazione sopra riportata, probabilmente per una lavata di capo o quantomeno un chiarimento con il border patrol officer.

Speriamo non vi capiti mai un inconveniente del genere...


Argomenti: Stati Uniti, documenti, polizia
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