Una giornata in Valle d'Aosta


28/12/2009 | Autore: Claudio @ VL

Castello di Ussel, prima di Aosta: bella posizione, bel panorama. Chiuso. C'e' un'altra coppia che come noi non sa se ci sia un altro ingresso intorno al castello. Girano intorno alla collina senza trovare un'entrata. Ci ritroveremo poi al ristorante Chez Nous a parlare di reflex, condensazione sulla lente frontale degli obiettivi e utilita' dei filtri.

Al ristorante noto che le due signore che lavorano li' parlano polacco tra loro. Vorrei dir loro qualcosa sulla Polonia, magari su Papa JPII o su Boniek, memore di una conversazione con un polacco nel West americano; c'e' qualcosa che mi ronza in mente e che fatica a diventare conscio: mi rendero' piu' tardi che si trattava della mostra sui monti Tatra (polacchi) in corso al Museo della Montagna di Torino. Le signore sono gentilissime, e mi viene da pensare alla Polonia che, dopo aver superato l'Italia - da un pezzo - come reputazione in Europa (per onesta' e affidabilita'), si avvia a passarci anche per quanto riguarda produttivita' e reddito pro capite.

Castello di Sarre. Usciamo dalla strada statale e seguiamo i cartelli per il castello. Ci ritroviamo di fronte ad una strada locale con divieto d'accesso ai non residenti, parcheggiamo in un parcheggio li' vicino e camminiamo nella neve. All'ingresso del castello troviamo alcune auto. Saranno arrivate da un'altra strada, o forse i guidatori avranno finto di non aver visto il cartello.

Dentro, il castello riserva una prima spiacevole sopresa: cinque euro per una visita piuttosto breve sono troppi. E il divieto di far foto e' quasi uno show-stopper, una di quelle cose che ti fanno girare i tacchi e uscire: chiunque, dal turista piu' sprovveduto a Reinhold Messner o Sir Ranulph Fiennes, desidera scattare foto nei posti che visita. Togliergli questa possibilita' significa giocarsi un visitatore.

Sarre e' comunque spettacolare (una ragione in piu' per rimpiangere il divieto di scattare foto). Ospita una impressionante collezione di corna di stambecco e di camoscio, migliaia di esemplari, abbattuti da Re Vittorio Emanuele II e da altri membri della famiglia reale. Come Teddy Roosevelt, Vittorio Emanuele II fu prima cacciatore e poi protettore della natura. Vien da pensare al pacifismo, e al fatto che chi ha preso parte ad una guerra e diventa poi pacifista e' piu' credibile di chi la sfanga tramite parentele e favori.
Ottima la guida del castello, che fa il suo lavoro con entusiasmo e competenza.

Inversione di marcia, si va verso nord. A Courmayeur inizia a nevicare, e la pessima viabilita' (una tradizione cittadina, se ben ricordo le mie visite qui nel 1984 e 1989) mi convince a ritornare a sud. Parcheggi incasinati, incroci malfatti, segnaletica poco chiara. E cara signora della Polizia Municipale che mi fermi e m'accusi di voler fare il furbo, i cartelli del parcheggio riservato agli autobus sono piazzati troppo vicini al parcheggio stesso: quando li vedi sei gia' dentro al parcheggio.

A Pre St. Didier l'illuminazione degli edifici del centro e' bellissima. Nevica. Cerchiamo un locale dove dissetarci e riscaldarci. Seguiamo cartelli e indicazioni per un bar, ma arrivati di fronte al locale, scopriamo che si e' trasferito; ci sarebbe voluto un cartello tipo "Bravi, ben fatto, siete riusciti a trovarci, ma non siamo piu' qui". Entriamo in un bar/ristorante/albergo sulla strada principale: dopo cinque minuti in cui non si vede nessuno dietro al banco, usciamo. Entriamo in un altro locale. Ordino un gin tonic e un grog. "Grog"? La commessa non sa cosa sia. "Il grog e' popolare a Torino, pensavo si bevesse anche in Val d'Aosta", dico. "Torino?" risponde la tizia, come se le avessi parlato di una citta' sul lato oscuro della Luna. Vorrei chiederle se parla davvero italiano, ma nessuno risponderebbe pacificamente ad una domanda del genere, e mi accontento di un piu' amichevole "Ma sente, quel che dico?". Dice che la lavastoviglie e' rumorosa e fa fatica. Ah, capisco; sostituisco l'ordine per il grog con uno per una cioccolata. Vado in bagno, e quando torno mia moglie mi informa che la tizia non sapeva come fare un gin tonic e che la titolare del locale e' dovuta intervenire per aiutarla. Certo che dieci euro e mezzo - ventun mila lire, per chi non e' nato ieri - per una cioccolata ed un gin tonic paiono un po' troppo. Direi due euro di troppo.

Andiamo fino ad Aosta. Entriamo in citta', parcheggio e vado a leggere il parchimetro per sapere se devo pagare (e' domenica sera, non si sa mai). E' buio, e non si vede niente di quel che e' scritto sul parchimetro. Tariffe, orari, multe: potrebbe essere scritto in sanscrito e non sarebbe piu' illeggibile di quel che e'. Grazie Aosta, sara' per un'altra volta. Ritorno a Saint Pierre, in albergo, dove tutto sembra filare liscio e girare alla perfezione.


Argomenti: Valle d'Aosta, diritto di fotografare, castelli e fortezze, pub e bar, appunti di viaggio
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