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Da Masterton a Napier: pioggia, pioggia, pioggia e un autostoppista di troppo

La Nuova Zelanda di cui le guide turistiche non parlano

di ViaggiareLeggeri, 23 luglio 2010 | Tempo lettura 6' | 0 commenti | Commenta

Ieri - 22 luglio - abbiamo lasciato Masterton per raggiungere Hawkes Bay: circa 230 chilometri in direzione di Napier e Hastings, due citta' ricostruite in stile Art Deco dopo il grande terremoto del 1931, che le aveva rase al suolo.

Duecentotrenta chilometri. In una normale giornata di guida in Nuova Zelanda, li percorrerei in cinque-sei ore, con una pausa mensa, una trentina di fermate per scattare fotografie, qualche deviazione per visitare monumenti, punti panoramici o spiagge, e almeno un paio di camminate in centri urbani o in piccoli parchi. In questo caso, invece, una giornata di pioggia continua ha cambiato tutto. Appena lasciata Masterton siamo andati a vedere Stonehenge Aotearoa, una versione locale della Stonehenge inglese, costruita di recente come "strumento per insegnare l'astronomia", come dice la signora, vagamente somigliante a Margherita Hack, che accoglie i visitatori. Sara', ma piu' che un centro con intenzioni scientifiche, Stonehenge Aotearoa mi e' parsa piu' un punto di riferimento per adepti della new age, wiccani e neodruidi. E la pioggia non avrebbe reso piu' interessante la visita a ventiquattro colonne di cemento. No grazie, questa volta risparmio per cose piu' interessanti.

Seconda deviazione della giornata: una fabbrica piu' negozio di prodotti derivati dalla lavorazione delle conchiglie del paua (Haliotis, o Abalone, o Orecchia di mare), un mollusco che vive in conchiglie con superficie iridescente, usate in passato per produrre oggetti piuttosto kitsch, e usate oggigiorno per produrre gli stessi oggetti, che pero' sono nel frattempo diventati prodotti etnici. La visita alla "fabbrica" avrebbe potuto durare una decina di secondi, visto che si tratta di quattro operai che molano la superficie esterna delle conchiglie per portare alla luce i suoi colori. Il negozio e' ben fornito, ovviamente, di tutti i possibili derivati: conchiglie utilizzate come contenitori da piazzare sul tavolo (se fumare fosse di moda questi articoli sarebbero venduti come posacenere), per decorare orecchini e ciondoli, e altro. Non tutti gli oggetti in vendita nel negozio erano di pessimo gusto, e infatti siamo usciti con un paio di chili di regali, che probabilmente ci renderanno in sovrappeso al momento dell'imbarco.

La pioggia, nel frattempo, non s'e' certo fermata. I vetri dell'auto si appannano di continuo e costringono a tenere accesa l'aria condizionata.

Sotto la pioggia battente vediamo un tizio col pollice teso. Fradicio. Io e mia moglie ci guardiamo per una frazione di secondo, e mi fermo. Il tizio sale a bordo: "anglo" (non maori), sui trent'anni, sara' alto come me ma con piu' muscoli, ha una sciarpa degli All Blacks e uno zainetto. Zainetto. Non zainone da viaggiatore. E' di qui, ma il suo inglese e' quasi impossibile da capire. Gli chiedo dove sta andando, non capisco la risposta, richiedo, continuo a non capire, gli chiediamo di indicarlo sulla mappa, ci chiede in che direzione andiamo, gli rispondiamo Napier, inizia - credo, e' dura capirlo - a spiegare quale strada dobbiamo seguire, nonostante i chiari cartelli sulla strada, il fatto che siamo pieni di mappe, e soprattutto la presenza di un navigatore satellitare acceso un metro davanti a lui, sul cruscotto. Io e mia moglie ci guardiamo, questa volta per piu' di una frazione di secondo. L'autostoppista e' difficile da capire perche' la pioggia cade rumorosa, perche' il tizio non si sforza di enunciare le parole, e soprattutto perche' parla come fosse sbronzo. Probabilmente ha bevuto o sta recuperando dalla sbronza della sera precedente. Restiamo tutti e tre in silenzio la maggior parte del tempo, solo la pioggia e l'asfalto rumoroso fanno da colonna sonora a lunghi minuti di guida attraverso parti di Nuova Zelanda che sembrano prive di ogni attrattiva.

La sciarpa degli All Blacks. Il fisico atletico. Mi chiedo se il nostro passeggero, anziche' un serial killer come i piu' paranoici potrebbero pensare, non sia invece un giocatore di rugby in disgrazia, uno che ha buttato una carriera da mediano di mischia per via della passione per la bottiglia.

Saremo costretti a fermarci davanti ad una stazione della polizia, per convincerlo a scendere?

Ci chiede se possiamo fermarci a Pahiatua cosi' puo' prendere le ... chiavi di casa, dice. Pahiatua e' lungo la strada, ci fermiamo davanti ad una casetta povera, se fossimo negli USA si direbbe che pare una zona da "white trash". Lo accoglie all'ingresso una robusta ragazza bionda, bassa, che senza gesti d'affetto o d'altro tipo gli consegna una chiave. La sua ex moglie? Riprendiamo il viaggio, lui continua a non parlare, ma mia moglie ed io ci siamo convinti che abbia pronunciato la parola "Woodville", nel corso dei suoi tentativi di comunicare con noi. Quando arriviamo a Woodville e non dice niente, iniziamo a preoccuparci: che voglia venire a Napier con noi? Gli chiedo se e' a Woodville che voleva andare, lui risponde che deve andare a Palmeston a prendere un traghetto. Fastidioso pensiero: Palmeston non e' sul mare. Mentre attraversiamo Woodville, ci fermiamo ad un semaforo, ad un bivio con Palmeston da una parte e Napier / Hastings dall'altra; il passeggero dice qualcosa che sembra "gettin' down here" (io scendo qui), prende il suo zaino e apre la portiera, mancando di poco l'auto affiancata alla nostra al semaforo. Andato. Ci fermiamo per controllare se sul sedile di dietro c'e' ancora tutto, la sua fulminea uscita di scena consiglia prudenza.

C'e' tutto, mia moglie decide di riordinare le giacche a vento, gli zaini e le altre cose che avevamo accatastato da un lato per far spazio al passeggero, e come sempre non c'e' bisogno di collaborare (interferire) con l'operazione. Entro in un negozio di cose di seconda mano, che contiene in verita' perle interessanti al confine con l'antiquariato. Il tizio al banco e' vestito di una lunga tunica marrone, piu' da guerriero che da sacerdote, e porta un copricapo che... no, non ha le corna, ma sembra da vichingo. Il tizio e' gentile, ma nel bagaglio non abbiamo spazio per un'alabarda o per una collezione di dischi in vinile di Cole Porter.

Nella foto, una simpatica casa di Woodville. Questa non e' l'area piu' ricca, turistica o curata della Nuova Zelanda.



Riprendiamo il viaggio, la pioggia continua, ci fermiamo a Norsewood, un paesino minuscolo. Gia' da qualche minuto avevamo notato toponimi e cartelli che facevano pensare ad influenze scandinave, e la visita a Norsewood ci da' una conferma: un monumento ai caduti delle due guerre mondiali e' pieno di Olsen e Larsen, le vie del villaggio si chiamano Thor Street, Odin Street, Eriksen Street, e c'e' una longboat vichinga, dono del governo norvegese, nel centro del paese. Non male, questo posto.

Verso le quattro e mezza arriviamo a Napier, dopo aver scartato un pernottamento a Hastings causa posizione (Napier e' sul mare, Hastings no), e per il titolo di "Capitale dell'Art Deco" che fregia i cartelli che portano a Napier. Ma di questo parleremo un'altra volta.




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