Invasione di suoni e colori a Egham: arrivano gli studenti italiani!


16/07/2011 | Autore: Claudio @ VL | 0 commenti

Sono capitato a Egham, oggi, per fare la spesa. Egham si trova nel Surrey, lungo A30, la strada che porta da Londra a Bath. Ha meno di 6.000 abitanti, Egham, ma lungo la sua High Street sembra esserci piu' gente di quanta ci si potrebbe aspettare da un villaggio cosi' piccolo. Sara' per merito della Royal Holloway University, la vicina universita' che ha 9.000 studenti. Oggi, il centro di Egham era affollatissimo: decine, forse centinaia di ragazzi vestiti all'italiana (con maniche lunghe e jeans, non in maglietta e pantaloncini come fanno gli inglesi quando la temperatura sale sopra i cinque gradi centigradi), con zainetti bianchi e blu marchiati Astrolabio. Erano ovunque, e li si sentiva: in generale noi italiani parliamo ad un volume piu' alto degli inglesi, ma soprattutto, ogni comitiva di giovani studenti all'estero (sia che si tratti di studenti italiani, sia che siano studenti stranieri) tende a comunicare tutto immediatamente: il gruppo di studenti e' per esempio in un supermercato, e uno studente vede qualcosa di inusuale o bizzarro in uno scaffale; i suoi amici sono in un'altra parte del supermercato, ma lui (o lei) non li chiamera' dopo averli cercati e trovati: urlera' semplicemente quel che desidera far sapere ai suoi amici. Al Tesco di Egham, oggi, le voci si rincorrevano tra uno scaffale e l'altro, il messaggio era sempre piu' o meno lo stesso: "Oh, ragazzi, venite qui a vedere cos'ho trovato!".

Tra le riflessioni a cui i miei connazionali mi hanno portato, una era rivolta al passato. Nel 1987, nel corso di una gita scolastica a New Malden, varie mie compagne di scuola mi raccontarono d'essere state insultate e prese a sassate da ragazzini locali, piu' giovani di loro. Ne parlai con uno degli insegnanti dell'istituto in cui studiavamo inglese, e seppi che una larga comitiva "di Milano" (poteva essere di Torino, di Napoli o di di Bergamo, per quanto ne so) aveva causato disordini in citta' nei mesi precedenti, e che da quel momento ogni comitiva di studenti italiani era stata presa di mira da vari gruppi di ragazzi del posto.

Oggi, prima di fare la spesa, ho avuto una breve conversazione con una delle insegnanti che accompagnava i ragazzi italiani. Si chiama Clotilde, e col marito - insegnante anche lui - aveva accompagnato una trentina di studenti tra i dodici e i diciotto anni, tutti alla Royal Holloway University per corsi di inglese. Come tante altre comitive simili, provenienti da tutta Italia, s'erano appoggiati ad un'azienda chiamata Astrolabio, ed erano tanti: 600 studenti italiani ospiti dell'universita' locale. L'insegnante mi ha spiegato che sono gli studenti piu' giovani, soprattutto, erano quelli che potevano trarre beneficio da una vacanza-studio come quella, per il tipo di apertura mentale che puo' portare. Ma anche per i piu'vecchi non c'e' da disperare, avrei voluto aggiungere: la mia prima visita in Inghilterra avvenne quando avevo diciannove anni, e nonostante quel ritardo, il mio inglese pare non aver sofferto.


Argomenti: Heathrow e dintorni, scuola
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