Una foto mossa scattata ad Armagh

Costa Azzurra in Irlanda del Nord, il sosia di Prince, un maglione di lana di Aran, e la sicura di un fucile
23/07/2011 | Autore: Claudio @ VL

"... e queste sono le chiavi della Focus. Sara' a tua disposizione fino a quando l'assegno dell'assicurazione non ti verra' consegnato, da quel momento avrai sette giorni per restituirla."

Sto ritirando una vettura di cortesia alla Enterprise di Heathrow, dopo che la mia auto e' stata tamponata ad un semaforo a Feltham, qui vicino. Il danno all'auto e' minimo, non si chiude il bagagliaio, ma i costi della riparazione potrebbero essere superiori alle settecento sterline che l'auto mi e' costata.

"Bene, bene, molto meglio della Volvo del dodicesimo secolo che guidavo prima. Dall'accento mi pare che tu sia irlandese, giusto?"

Gli occhi di Pete, il giovane impiegato che mi sta dando le chiavi, si illuminano.

"Si', vengo dall'Ulster!"

"Sono stato in Ulster, e anche nell'Eire. Da quale citta' vieni?"

"Armagh. E' a sud di Lough Neagh, il grande lago al centro dell'Irlanda del Nord."

"Lo so, ho visitato Armagh tanti anni fa. Ricordo una visita in due negozi di dischi che erano pressapoco l'uno di fronte all'altro..."

"Si', li ricordo bene! Ho lavorato in uno di quei negozi, prima di trasferirmi in Inghilterra. Ti e' piaciuta, Armagh?"

"Mi e' piaciuta, e mi ha lasciato un aneddoto memorabile. Ma qui state lavorando, non e' il caso..."

"Cos'e' successo ad Armagh?"

Era l'estate del 1991. Avevo raggiunto l'Irlanda del Nord dopo una lunga traversata della Francia sul mio Morini Treemezzo, durante una sosta forzata a Le Havre avevo promesso ad un ristoratore libanese di contattare per lui una sua vecchia fiamma che viveva a Torino, avevo incontrato un sosia di Prince, periodo Purple Rain, compresi tacchi spropositati, lungo impermeabile di pelle viola e chitarra sempre a tracolla. Durante le ventidue ore di traghetto vidi per la prima volta Il Silenzio degli Innocenti e poi, incredibilmente, dormii come un ghiro in cabina.

E poi, finalmente, sbarcai a Rosslare, in Irlanda. L'altra Irlanda, l'Eire. Raggiunsi Dublino, poi andai a Killarney, Galway, risalii lungo la costa occidentale dell'isola, comprai a mia sorella un enorme maglione di lana di fronte alle isole Aran, mia sorella lo presto' a sua cognata che lo presto' ad un mio amico che fini' quasi col prestarlo a me... Pioveva quasi tutti il tempo, quell'estate, sull'Eire. Gli ultimi giorni li trascorsi in Irlanda del Nord, e nell'aria c'era qualcosa di differente. Un lieve brivido.
Visitai la Giant's Causeway, vidi quieti villaggi con quattro case, un ruscello e un pub. Stavo in un ostello della gioventu' lungo la costa, a nord di Belfast, avrebbe potuto essere una riviera famosa, era bella quanto la Costa Azzurra, ma per fortuna c'era meno gente. Molta meno gente.

Passando da Derry, un pomeriggio, vidi un'auto che stava bruciando. Era ribaltata e c'era un cordone di sicurezza della polizia, intorno. Quella era l'Ulster che si vedeva nei telegiornali, a nessuno interessava sapere che c'erano altre cose, in Irlanda del Nord.

Una mattina andai ad Armagh. Mi sembrava essenziale, per provare a comprendere la situazione nordirlandese, visitare la citta' in cui hanno sede sia l'arcivescovado cattolico che quello anglicano. Mi aspettavo una citta' piu' grande di quella che trovai. Meno di quindicimila abitanti, il centro citta' era piuttosto malmesso, con i soliti negozi chiusi con assi sulle finestre, come succede anche qui. Visitai chiese, vidi persone. Entrai in un negozio di dischi nella via principale, che era isola pedonale. Non trovai niente di interessante. Entrai in un secondo negozio di dischi, lungo il marciapiede opposto, e mi ricordai che non avevo ancora comperato l'ultimo ellepi' dei Metallica, l'album nero, uscito l'anno prima. Ce l'avevano, e costava due o tremila lire in meno di quanto sarebbe costato in Italia, quindi lo acquistai.

Uscito dal negozio di dischi vidi un militare britannico alla fine della strada principale, sotto un breve portico. Forse era un soldato delle SAS, le forze speciali utilizzate per contrastare il terrorismo nell'Ulster. Era in mimetica, col basco, e imbracciava un fucile mitragliatore. Volevo fotografarlo. Io viaggio, vedo posti, scatto foto, e fare una foto in quella situazione mi sembrava inevitabile. Ma di solito chi ha un'arma in mano non e' propenso a farsi fotografare, quindi decisi di scattare una foto senza farmi notare, cosa non facile, visto che non avevo un teleobiettivo con me. Dovevo avvicinarmi di piu', se volevo una foto in cui il soggetto principale fosse qualcosa piu' che un puntino. Usai un vecchio metodo, collaudato anni prima a Londra: camminare con la macchina fotografica appesa al collo e appoggiata al petto, mani in tasca o comunque non sulla macchina, e scattare una foto con l'autoscatto. E' un modo valido per ottenere delle candid photos decenti, visto che al massimo le persone che ti trovi davanti guarderanno TE negli occhi, e non avranno lo sguardo rivolto verso l'obiettivo della macchina.

Preparai la macchina, una vecchia reflex Minolta. Il cielo era coperto, la luce non era tanta; impostai la messa a fuoco sugli otto-dieci metri, scelsi un diaframma medio-aperto, l'otturatore a 1/125, mi pare. Avviai l'autoscatto e mi misi a camminare verso il soldato inglese, calcolando d'arrivare ad una decina di metri da lui nei dieci secondi che avevo a disposizione. Camminai in modo disinvolto facendo l'indifferente, come solo un motociclista che indossa una tuta impermeabile sopra una tuta di pelle sopra uno spesso maglione sa essere. Cercai di camminare in modo costante, senza sbalzi, in modo da tenere la macchina in piano. Intorno ai nove secondi mi fermai per stabilizzare maggiormente la macchina, sempre senza toccarla. Un secondo dopo, tutto avvenne in un attimo: la macchina fotografica fece un rumore secco quando lo specchio si sollevo', il fucile mitragliatore del soldato fece un rumore altrettanto secco quando lui carico' un colpo in canna; mosse il fucile mitragliatore, cercando di capire da dove era venuto lo scatto che aveva sentito, e a quel punto l'otturatore della mia macchina fotografica si apri', e la macchina scatto' la foto. Non era una macchina fotografica digitale, per cui vidi quella foto solo alcuni giorni dopo il mio rientro in Italia, dopo che i miei rullini vennero sviluppati.

"Wow! Che avventura! La foto che hai scattato dev'essere sensazionale!"

"Mossa. E' venuta mossa, e anche un pelo sfuocata. Quel ta-clack che venne dall'arma del soldato inglese deve avermi fatto sobbalzare."

"Beh, comunque Armagh ti e' rimasta impressa nella memoria, in un modo o nell'altro..."


Argomenti: Irlanda, fotografia, guerre, storia
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