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Siete piu' pigri degli immigrati stranieri...

... loro lavorano piu' sodo di voi...

di ViaggiareLeggeri, 14 maggio 2013 | Tempo lettura 4' | 1 commenti | Commenta

... dice Boris Johnson ai cittadini britannici.

Boris e' il sindaco di Londra, e per la sua popolarita' e' una spada di Damocle su David Cameron, leader dei Tories (vedrete alle prossime elezioni!). Nell'ambito del continuo dibattito nel partito conservatore riguardo all'abbandono della Comunita' Europea, Johnson ha detto qualcosa di nuovo: uscire dall'Europa non risolverebbe i problemi della Gran Bretagna. Se gli stranieri (fra cui il sottoscritto) rubano il lavoro ai cittadini britannici, la colpa e' solo loro, dei britannici stessi, troppo pigri per lavorare sodo quanto gli immigrati.

Se un politico italiano di primo piano dicesse "Non sono gli stranieri a rubarvi il lavoro, siete voi ad essere pigri", cinque minuti dopo aver finito questa frase, la sua auto verrebbe incendiata.

Boris Johnson, che occupa quello che tanti considerano la seconda carica politica piu' importante della Gran Bretagna, non s'e' fermato qui. Nel suo articolo per il Daily Telegraph pubblicato domenica, Johnson ha affermato:

If we left the EU, we would end this sterile debate, and we would have to recognise that most of our problems are not caused by "Bwussels", but by chronic British short-termism, inadequate management, sloth, low skills, a culture of easy gratification and underinvestment in both human and physical capital and infrastructure.

Traduzione: Se lasciassimo la comunita' europea, concluderemmo questo sterile dibattito, e saremmo costretti a riconoscere che la maggior parte dei nostri problemi non sono causati da "Bwussels" (il modo posh di pronunciare "Bruxelles", che e' il simbolo dei mali portati dalla Comunita' Europea - ndr)) ma dalla cronica visione a corto raggio britannica, da management inadeguato, dalla pigrizia, dall'incompetenza (dei lavoratori - ndr), da una cultura (del business - ndr) fatta di facili gratificazioni, e dal sotto-investimento in risorse umane e infrastrutture.

In quell'ultimo riferimento alle infrastrutture e' possibile leggere un tentativo di Johnson di supportare la sua Boris Island, il progetto di un nuovo aeroporto londinese costruito nell'estuario del Tamigi e destinato a soppiantare Heathrow come aeroporto principale di Londra. Ma anche se fosse cosi', la sua critica al sistema britannico e' profonda, e - sorprendentemente - arriva da destra, non da un rivoluzionario con bandiera rossa alla Ken Livingstone, il precedente sindaco di Londra.

Non basta? Johnson continua affermando che, secondo conversazioni avute con un responsabile di un'agenzia di risorse umane (vedi altro articolo del Telegraph), un solo posto di lavoro su dieci va a lavoratori britannici. Ripeto - e inverto la frase - perche' pare difficile da accettare una statistica simile: nove posti di lavoro su dieci vanno a stranieri.
Con tutti i distinguo del caso (posti altamente specializzati, o troppo poco specializzati, o in un'area specifica con forte presenza straniera, etc.), ma resta una proporzione sensazionale. E, nell'esperienza di chi scrive, si tratta di cifre non lontane dalla realta'.

Nel 2012 ho lavorato per un'azienda inglese a Paddington Station (si', ci sono uffici, nella stazione). Io sono italiano. Di fianco a me un programmatore messicano. Davanti a me un programmatore sudafricano. Alla mia destra, un matematico lituano, un sistemista di rete sudafricano, una stagista inglese e un project manager anglo-britannico. Piu' lontano, nello stesso ufficio: una project manager russa, un'autrice di contenuti kazaka, una venditrice spagnola, un programmatore Flash greco, un'esperta in Salesforce kosovara, un grafico inglese, un'esperta di marketing svedese-etiopica, una manager statunitense, un responsabile informatico anglo-giamaicano, uno specialista in assistenza clienti di Trinidad...


Una delle radici dei mali britannici e' secondo Boris Johnson la scuola: uno studente su quattro finirebbe le elementari senza saper leggere, scrivere o fare calcoli elementari.
E, continua, "e' da persone ignoranti in fatto di economia accusare gli immigrati dell'Est Europa per il fatto che si alzano presto, lavorano sodo e sono cortesi e disponibili, tutte cose che rendono possibile al mercato della ristorazione londinese di prosperare".

E pensare che il successo di un certo modo di fare politica, in Italia, e' basato sul concetto che "va tutto bene, siete bravissimi, continuate cosi', non c'e' niente da cambiare". Ecco invece un politico che dice: piantiamola di dare la colpa agli immigrati, alla Comunita' Europea, a chi non e' come noi. La colpa e' nostra.

(A chi pensa che anche per l'Italia sia arrivato il momento di riconoscere che qualcosa non va, consiglio la visione del documentario Girlfriend In A Coma di Bill Emmott. E' una dolorosa lettera d'amore all'Italia)

Infine, il Telegraph offre qualche cifra sulla disoccupazione nel Regno Unito: tra novembre 2012 e gennaio 2013 ci sono stati 7.000 nuovi disoccupati, che hanno portato il totale a 2,52 milioni, un tasso del 7,8%. Il tasso di disoccupazione dei giovani e' del 21,2%, con 993.000 giovani disoccupati tra i 16 e i 24 anni.



Di ViaggiareLeggeri, 14 maggio 2013 | Tempo lettura 4' | 1 commenti | Scrivi
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Il 14-05-2013 alle 20:56, andreaG ha scritto:

Alcune riflessioni:
- nel settore della ristorazione, il cibo italiano/mediterraneo non ha eguali per sapore ed equilibrio nutrizionale (senza offesa, l'obesità diffusa nel mondo anglosassone trova principale origine nel junk food, bevande dolci e gassate ecc...); quindi, senza nulla togliere alla cortesia/voglia di lavorare dei...camerieri dell'est-Europa, i cuochi italiani hanno...una marcia in più e meritano...stipendi più alti;
- analogo discorso si può fare in ambito giuridico, la cultura/civiltà/capacità italiana non teme rivali...common law (il malfunzionamento della giustizia è un'altra cosa, riconducibile principalmente alla mentalità...burocratica dei dipendenti/rentiers pubblici)

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