Viaggio a Taiwan 2016, 2° giorno: in giro a Taoyuan e Keelung, poi traghetto per Matsu

Sole, cibo, Keelung by night e le strane sensazioni che danno le cuccette dei traghetti

18 ottobre 2016 FOTOREPORTAGE Tempo lettura 10'

I tifoni Haima e Sarika si avvicinano a Taiwan, questa notte c'è vento e ci sono tettoie che rimbombano, qualche piano più sotto del quinto in cui siamo. Sono le 4:30 e siamo svegli, occhi sbarrati verso il soffitto. Scherzi del jet lag: potremmo ritrovarci senza energie alle undici del mattino come alle tre del pomeriggio. Verso le 7,00-7,30 facciamo colazione. Per me ci sono un cappuccino e dei dumplings fritti. A quanto pare il traghetto per le isole Matsu, che dovremmo prendere stasera, potrebbe essere sospeso a causa dei tifoni (e del maltempo che li precede); mi preoccupa un pelino il fatto che il mezzo di trasporto sostitutivo sia l'aereo, come se il maltempo non creasse problemi a queste cosine leggere che volano ma rendesse impossibile ad una pesante nave attraversare una breve striscia di mare.

9,45: mia cognata numero 1 (sono tre, piu' un cognato) e mia moglie vanno dalla parrucchiera. La cognata si offre di fare la guida in questa zona, ci sono due mercati tradizionali e alcuni templi, e io in mandarino so solo dire "fampi" (pettare), che in questo contesto potrebbe non servire. La scarico educatamente suggerendo che vorra' passare del tempo con sua sorella, che vede solo ogni due anni (in realta' preferisco girare da solo piuttosto che avere un "mediatore" tra me e cio' che vedo). Appuntamento dalla petnoira tra 45 minuti; prima di andarmene faccio solo una domanda, la piu' importante: qual'e' un prezzo ragionevole per un bubble tea? Intorno ai 35 TWD (Taiwanese New Dollars), mi dice mia moglie. Vado.

Bubble tea a 30 TWD! 30 TWD sono 85 centesimi di euro, e 5 TWD in meno di quel che mi e' stato consigliato di pagare. Ma per carita', non ordinate il "bubble tea" al sapore di te' blu. Meglio prendere un te' al latte, o anche un cosiddetto "bubble latte" (in questo "latte" sta per "caffelatte", come si usa all'estero).


Ore 9:55 entro in una libreria a guardare qualche libro. Il commesso sul sessant'anni, mi dice che posso scattare foto, e mi indica quali sono i libri sulle isole taiwanesi, peccato siano tutti in cinese. Il commesso chiama la titolare, piu' giovane di lui ma altrettanto mite, e dice che devo assolutamente farle una foto o due. Lei e' quasi in imbarazzo, si riaggusta i capelli e il grembiule, ma si vede che e' orgogliosa della sua libreria.

La libraia


Faccio un giro in un mercato tradizionale dove c'è gente che vende cibo (tanta) e gente che lo compra (poca, per adesso, ma forse e' cosi', il lunedi' mattina).

Il pescivendolo
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C'e' un tempio, faccio un giro intorno ma non vedo niente di speciale. Intorno al forno per bruciare i soldi ("ghost money") sono seduti tre tizi che paiono senza casa.

Trovare un bubble tea (te' aromatizzato con palline di tapioca) a 30 TWD pare un'impresa, vedo solo negozietti molto eleganti e hip con prezzi intorno ai 50 TWD. Poi ne trovo uno della ditta 85@deg;C, lo stesso che avevo bevuto ieri sera, e ne compro uno a 30 dollari; il ragazzo dietro al bancone parla un buon inglese, gli dico che se anche mi esercitassi a parlare cinese con lui avrei poco da dire, lui mi ringrazia per averlo aiutato a far pratica col suo inglese.

Auto della polizia parcheggiata sulle strisce pedonali. Capita anche a Taiwan


Arrivo dalla parrucchiera prima che mia moglie e sua sorella abbiano finito.

La parrucchiera


Andiamo a casa di mio cognato. Ci sediamo a mangiare verso 12,10, lui e i suoi due figli arrivano dal lavoro alle 12,30 e si uniscono a noi. Varie portate, ma come si usa nelle nazioni di cultura cinese, il cibo arriva in insalatiere e piattoni da cui ciascuno si serve a volonta' (finche' ce n'e'). Si sparecchia all'una e mezza.

Un breve pranzo


Torniamo a casa della cognata n.1, dove abbiamo i nostri bagagli, per un breve sonnellino, visto che abbiamo dormito poco (vedi risveglio a occhi sbarrati descritto all'inizio).

Alle quattro arriva il cognato, che ci accompagnera' fino a Keelung, 60km da Taoyuan, dove dobbiamo prendere il traghetto per Matsu. Sul suo monovolume, oltre a me e a mia moglie, ci sono anche mia suocera, la cognata n.1 e suo figlio, che chiamero' "Duncan", visto questo e' il nome "anglo" che gli e' stato assegnato a scuola. Passiamo a prendere la cognata n.2, che ha preparato del bracciali scaccia-fantasmi per tutti: Matsu, infatti, e' considerato un posto infestato da spettri (oltre ad essere il nome della dea protettrice dei marinai). Lo accetto educatamente, ma le dico che io spero di vederli, i fantasmi!

Sull'autostrada, vicino a Taipei. Si va a est-nordest, in direzione di Keelung


Lungo l'autostrada il tempo si guasta: oggi e' stata una delle poche volte in cui ho trovato un bel cielo azzurro a Taoyuan (piu' facile avere bel tempo a Hualien, dove andremo tra qualche giorno), ma il vento ha portato pioggia. E la pioggia ha portato arcobaleni, ne vediamo tre, ma nessuno in direzione del 101, sarebbe stata una bella foto. Ci sono comunque 28 gradi o poco meno, fa caldo.

Arriviamo a Keelung col buio (cosa facile, e' buio alle 17,30). Il cognato va in cerca di un parcheggio, noi lo aspettiamo al limitare del mercato notturno, il Keelung Miaokou Night Market. Quando arriva iniziamo a cercare un posto dove mangiare, e credo tutti pregustino la cena anche piu' di me.

Il mercato di Keelung Cibo, cibo ovunque...


Ci sediamo ad uno dei tanti micro-ristoranti (li chiamo cosi' perche' fa piu' figo che chiamarli "chioschi con tre tavolini"), e mangiamo qualcosa. Paghiamo, ci alziamo e andiamo in un secondo micro-ristorante.



E poi ancora. Ogni volta mangiamo cibi differenti, in cui ciascun chiosco e' specializzato. Saranno cinque, alla fine, i posti in cui mangeremo qualcosa.



Mi accorgo che non abbiamo visto nessun'altro occidentale per tutto il giorno. La "sindrome da rockstar" colpisce ancora, mia moglie mi fa notare che c'è gente che mi guarda, come succede nei posti in cui si vedono pochi occidentali.





C'e' anche un tempio, circondato da ristoranti (sempre piuttosto rustici, ma piu' grandi di quelli lungo la strada). Mangiamo anche qui, in un ristorante chiamato come mia suocera.





Negli scorsi anni mi ero fatto l'idea che Hualien, sulla costa orientale, fosse una specie di "Ville Lumière" di Taiwan, una città illuminatissima piena di vita notturna. Invece anche qui a Keelung ci sono molte vie molto illuminate. Facile perdersi, se ti orienti con l'assioma "tanta luce=strada principale".



Verso le sette il cognato ci lascia al porto di Keelung, e noi sei (io, moglie, suocera, cognata n.1, cognata n.2, nipote Duncan) ci sediamo e attendiamo.

Al terminale del porto ho il primo assaggio di quel che trovero' a Matsu: poca lingua inglese, tante divise. Matsu e' un arcipelago taiwanese altamente militarizzato ed e' ad un tiro di sputo da Fuzhou e dalla costa cinese. Tante cannonate hanno colpito l'arcipelago durante gli anni Cinquanta, e le basi dell'esercito della ROC (Taiwan) sono ovunque, soprattutto sull'isola principale, Nangan. Qui al terminale ci sono tanti ragazzi che stanno tornando alle loro basi dopo una licenza.

La pagina d'accesso della connessione wifi del porto non ha una versione inglese. Tante indicazioni al terminale sono scritte solo in cinese tradizionale. Gli annunci all'altoparlante sono solo in mandarino. Non ci sono stranieri, e non c'e' bisogno dell'inglese, evidentemente.

Un po' di burocrazia taiwanese, forse peggio di quella italiana: noto che la carta d'imbarco di mia moglie ha un timbro che la mia non ha. Anche gli altri quattro hanno quel timbro. Mia moglie va a chiedere allo sportello dei biglietti, le mettono il timbro sulla mia boarding card, e lei mi ripete quel che le hanno detto: che il timbro e' per confermare che la carta d'imbarco e' stato consegnato al cliente. MA SE CE L'HO IN MANO, LA CARTA D'IMBARCO, QUALE ULTERIORE CONFERMA SERVE?

Ci imbarchiamo. Raggiungiamo le nostre cuccette in classe economica, camerata n. 8. Sara' un'esperienza interessante: dormire in una camerata piena di sconosciuti con cui non ho niente in comune (perlomeno quando dormi nella camerata di un rifugio sai che la montagna e' la passione comune dei presenti), con macchina fotografica+obiettivi, computer e portafoglio, e niente cassetta di sicurezza. Ci sono una 24 cuccette singole.



Ci viene fame, mangiamo degli instant noodles (basta aggiungere acqua calda). Buoni e molto gustosi. Costano piu' o meno 1 euro.



Il traghetto parte, accompagnato da un rimorchiatore o forse piu', io ne vedo uno solo. Dieci ore in cuccetta, il che significa sdraiato su una stuoia stesa sopra ... legno? Non e' certo un materasso, e il fatto d'avere (relativamente) poco spazio a disposizione (in realta' posso stare seduto quasi senza piegare la schiena senza battere la testa) mi fa pensare ancora a un'idea che mi sta girando per la testa da un po', quella di provare a sostituire la tenda con un sacco da bivacco. Boh, vedremo.

Alla fine dormiro' due-tre ore, un po' meno che a casa. Non ho sofferto il mal di mare, nonostante i circa 180 km percorsi in acque poco tranquille (e non solo per il fatto che ci avviciniamo alla Cina).

Il rimorchiatore ci lascia

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