Il mio disco del momento: We Lost The Sea, Departure Songs

Sprofondare. Eppure elevarsi.
11/02/2019 | Autore: Claudio @ VL

Su Viaggiare Leggeri non ci occupiamo molto di musica, soprattutto perché chi arriva qui di solito vuole leggere di viaggi, o parlare di qualcosa che e' andato storto in un viaggio.
A volte capita di parlarne, e oggi lo faccio senza pretese di professionalità: non siamo su Rockstar, Tuttifrutti, Mucchio Selvaggio o Bastonate, ed e' già difficile svolgere professionalmente UN lavoro, figuriamoci due. Per cui oggi parlo di Departure Songs come appassionato, non come recensore ("un pio, un teorete, un ..., un prete a sparare cazzate".. no, grazie, le mie le sparo in modo informale e senza pretese).

We Lost The Sea e' il nome del gruppo, Departure Songs e' il titolo dell'album. I WLTS sono australiani, e vi invito a ricordarvene ogni volta che sentite dire che gli australiani sono paciocconi superficiali. Quest'album e' stato pubblicato nel 2015 e in questo momento e' il mio disco preferito. Evidentemente ero distratto.

Nelle ultime settimane sono piombato per caso nel mondo musicale del "post-rock", su YouTube. Ci sono arrivato per vie traverse: grazie alla colonna sonora di Sicario ho scoperto Jóhann Jóhannsson, conoscendo meglio la sua produzione sono arrivato ad un altro compositore islandese, Ólafur Arnalds. Dopo qualche suo brano sono passato a Max Richter, dai "pezzi" più tranquilli fino all'enfatico e ansiogeno The Inexorable Advance of Mr. Delaney (dalla serie tv Taboo). Dopo trecento ascolti consecutivi di questo brano sono capitato in stato di trance su una recensione dei suoi lavori che menzionava un genere musicale chiamato post-rock. Dopo una ricerca sull'argomento ho scoperto che i Massimo Volume, che ascoltavo dieci anni fa, sono post-rock. Ah, allora non sono cosi' in ritardo!

Giovedi' mattina, in coda per entrare nello sgabuzzino in cui facciamo il caffe' e il te', attacco discorso con Ndoram, collega kossovaro-albanese-polacco (con moglie giapponese: Ndoramha un punteggio molto alto nella classifica delle "multi-cultural people" in ufficio).Abbiamo parlato di musica altre volte, gli dico che in questo periodo sto ascoltando vari gruppi post-rock.
"POST-ROCK??? Ma perché continuano ad inventare nuove etichette per definire la musica?"
Sono dalla sua parte, apprezzo poco le etichette, ma ... non posso fare a meno di fargli notare che quando ti stanchi delle cose nuove, e' perché stai diventando vecchio. Godo abbastanza il momento, perché Ndoram ha diciannove anni meno di me ed e' sveglio e attento a quel che succede nel mondo. Lui abbozza.
"In questo momento sto ascoltando molto jazz", dice.
"Attento, si inizia col jazz, poi ti ritrovi ad ascoltare i Rolling Stones e ad avere quaranta candeline su una torta dietetica - antiallergica - senza latticini - senza niente".
Si allontana ridacchiando nervosamente. Lo chiamano Zio, un ufficio, e vista la differenza d'età, ho chiesto che mi chiamassero Grandpa.


Tagliamo corto: Departure Songs e' un album molto bello. Epico. Introverso. Fighissimo. Che e' una parola che non ho mai pronunciato in vita mia, ma stavolta la scrivo. E' un album bello e con "movimenti" memorabili che faticherete a togliervi dalla testa (la cavalcata ruggente in Challenger part 1 - Flight a partire da 50' circa, o la chiusura di Bogatyri).

E' un album che, quando direte ai vostri figli "Sto ascoltando Departure Songs. Conosci?", loro vi risponderanno "Roba vecchia", e voi finalmente potrete rispondere "No, roba nuova che un vecchio come me capisce, e voi ciccia. Torna ad ascoltare le tue bischerate". E loro googleranno 'departure songs' (usando le virgolette se ne capiscono qualcosa di Internet) e scopriranno che il loro babbo (o la loro mamma) non e' cosi' babbo, dopotutto.

La genesi di Departure Songs non e' piena di gioia. Non e' arrivato un produttore con una valigia piena di soldi che ha detto ai We Lost The Sea "andate ai Caraibi come i Police, o a Sri Lanka come i Duran Duran, registratemi qualche bella canzone e fate un paio di bei video con voi in barca, sorridenti e abbronzati.".

No. A Mark Owen, Matt Harvey, Nathaniel D'Ugo (sento odore di sangue italiano), Kieran Elliott e Mathew Kelly e' successa un'altra cosa. Il loro cantante, Chris Torpy, si e' ucciso a ventiquattro anni nel 2013. Departure Songs e' il loro primo album strumentale, e le sole voci che si sentono sono quelle di
1) William Burroughs
2) Il personale di Cape Canaveral
3) Ronald Reagan in un bel discorso (non "speech", come direbbero i giornalisti italiani che vogliono fare i cosmopoliti).

L'album comprende questi brani:
1. A Gallant Gentleman – 06' 04"
2. Bogatyri – 11' 41"
3. The Last Dive of David Shaw – 16' 57"
4. Challenger part 1 – Flight – 23' 47"
5. Challenger part 2 – A Swan Song – 08' 48"
La durata complessiva e' di 67' 16"

Non posso entrare nella mente di chi ha deciso i titoli, i temi e la musica di questi brani a volte opprimenti, a volte struggenti, altre volte ... rock (alla faccia del post rock e delle etichette che Ndoram ed io odiamo), ma una cosa mi pare evidente: quando canti, scrivi canzoni, ti esibisci su un palco con qualcuno, quelle non e' solo un lavoro: ci sono passione (per quello che fai), amicizia, non e' qualcosa che alle cinque in punto stacchi e ti dimentichi tutto. Le canzoni di quest'album sono dedicate a persone che hanno sacrificato la loro vita per altri - o per un ideale. Vediamo i brani uno per uno:

A Gallant Gentleman e' dedicata a Lawrence Oates. Oates partecipo' ad una spedizione al Polo Sud, e a ventidue anni si sacrifico' per non rischiare la vita dei suoi compagni di missione. Usci' da una tenda e disse "I am just going outside and may be some time". Quando vi chiedono "cos'è l'understatement britannico", raccontategli questa storia. Classe.


Bogatyri e' un termine che identifica il cavaliere forte ed eroico nelle leggende russe e ucraine, il cavaliere errante che raddrizza i torti e protegge i deboli. Il brano e' dedicato a tre persone - Valeri Bezpalov, Alexie Ananenko e Boris Baranov - che presero parte ad una missione suicida a Chernobil per evitare che il disastro diventasse ancora peggiore. Ah, com'e' bella l'energia nucleare!


The Last Dive of David Shaw: David Shaw era un sommozzatore australiano che intraprese una missione con zero virgola zero zero zero uno possibilità di successo. E lui andò, perché non poteva non andare.


Avviso: l'autore di questa recensione declina ogni responsabilità se, leggendo queste parole o ascoltando l'album dei We Lost The Sea, vi sentirete spinti a riflettere su quello che avete fatto negli ultimi dieci anni, e come avete impiegato i vostri talenti.

Challenger part 1 – Flight inizia con le parole dello scrittore William S. Burroughs, e Challenger part 2 – A Swan Song include un monologo - bello - di Ronald Reagan. Iniziamo dalla fine: il fatto che che Reagan abbia pronunciato queste parole serve a ricordare che, col tempo, anche i buffoni che pronunciano NEL CUORE DELLA GUERRA FREDDA cose come "prova microfono, in cinque minuti bombarderemo l'Unione Sovietica" finiscono col diventare dei Padri Della Patria (altrui, in questo caso), col tempo, a confronto di chi ha preso il loro posto (e non oso pensare al giorno in cui diremo "Beh, Trump non era poi male..."). Questi due brani sono dedicati all'equipaggio del Challenger, uno space shuttle che si disintegro' poco dopo il decollo nel 1986. "A Swan Song" e' il pezzo-chiave dell'album: ascoltatelo. Non c'è dolore, non c'è nient'altro che ... sollievo. Pace.




Tornando al crescendo epico di Challenger part 1 - Flight: e' degno di essere menzionato insieme a The Trooper degli Iron Maiden, o Achilles' Last Stand dei Led Zeppelin, o alla seconda parte di The Chain dei Fleetwood Mac. Persino le voci del personale di Cape Canaveral sono nel posto giusto, nel momento giusto.

Non so se vorrei essere coinvolto in una conversazione con altri fans di quest'album, perché temo abbia il potere per niente soprannaturale di farti pensare a quello che fai, che hai fatto, che vorresti fare o che avresti voluto fare e non hai fatto. E pensi alle etichette di rock, post-rock, metal, prog-rock, e a quale casella utilizzare per i Pink Floyd, quale per i Genesis, per i Queensryche o per i Massimo Volume.

Per il finale di Departure Songs mi viene in mente una parola in inglese, perche' non me ne viene in mente una italiana: 'uplifting', che in italiano traduciamo male con 'edificante', che sa tanto di parabola sentita - o raccontata - mille volte sabato pomeriggio al catechismo, senza passione, senza un effetto. Senza A Swan Song, l'album potrebbe andare avanti all'infinito: con questo brano, l'album ha una 'chiusa' emozionale positiva.




Nella foto: un panorama neozelandese qualsiasi. I We Lost The Sea sono australiani di Sydney, ma non ho foto australiane adatte a questa recensione.




Argomenti: musica, recensioni

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