How To Save A Life dei The Fray, o della bellezza che stanca

La Qualità di Pirsig nelle canzoni pop
09/09/2007 | Autore: Claudio @ VL | 0 commenti

Sto ascoltando "How To Save a Life" dei Fray per la decima volta consecutiva. Sono le dieci e mezza di sera, e questa canzone mi ha svegliato, dopo una giornata in cui sono sentito stanco, scarico, demotivato. Sullo schermo c’è un vecchio film con Tom Cruise e Gene Hackman, e un semplice rullo di carta che cade a terra assume, col sottofondo di questa canzone, un aspetto magico. O mistico.



Mi chiedo quando svanirà, quest'effetto. Ricordo Hotel California, all'inizio degli anni 80. Ogni volta che riuscivo a beccare quella canzone alla radio ero felice. E ogni volta mi chiedevo se fosse possibile scrivere una canzone piu' bella. Poi comprai l'omonimo album degli Eagles, e dopo pochi ascolti, lo misi via per sempre. Ora, ogni tanto, capita di sentire Hotel California e di ascoltarla per intero, ma raramente: la magia e' scomparsa. Stessa cosa successe, negli anni, con Roxanne dei Police, con Somebody To Love dei Queen ... alcuni dei casi più recenti sono We're In This Together e The Fragile dei Nine Inch Nails, Aerials dei System Of A Down, e mi sta capitando con Simple Man dei Lynyrd Skynyrd (che sto ascoltando anche nelle cover dei Deftones e degli Shinedown).

Cosa sarà, a togliere quell'edge a queste canzoni? Ho sempre pensato che si tratti di disponibilità: se e' difficile riuscire ad ascoltare una canzone (perché bisogna 'intercettarla' alla radio), ogni ascolto avrà valore elevato; viceversa, se la disponibilità e' illimitata (si e' in possesso del disco / CD / file MP3), l'interesse scema. Gli inglesi dicono 'to have too much of a good thing': esagerare con qualcosa che, in quantità limitate, e' positiva. Strano, di solito critico la cultura anglosassone per la scarsa importanza che vi e' attribuita al senso della misura, ma in questo caso la frase idiomatica citata descrive perfettamente la situazione; talmente bene che potrebbe averla detta Aristotele stesso, ospite di Piero Angela e figlio in un programma di divulgazione scientifica, o magari al Costanzo Show.

C’è anche un'altra interpretazione, e viene da Robert M. Pirsig, l'autore di Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta. Nel suo secondo libro, Lila, Pirsig parla di come certe entità (persone, canzoni, oggetti) ci colpiscano inizialmente per la loro capacita' di deviare dai nostri schemi mentali. Nelle sue parole, gli schemi predefiniti sono parte della Qualità statica, mentre gli elementi di rottura sono esempi di Qualità dinamica. La prima rappresenta ciò che e' stato accettato come 'buono', mentre la seconda si annuncia a volte in modo alternativo o estraneo rispetto a ciò che approviamo e rispettiamo. In Lila, Pirsig porta un esempio (non troppo convincente, in verità) di un indiano americano (della tibu' Hopi, mi pare) che ha comportamenti inaccettabili e illegali per la sua tribù, e che viene per questo punito. Anziché lasciare la tribù e trasferirsi altrove, l'indiano ribelle resta nella tribù moderando le proprie azioni, e arriva a diventare un rispettato anziano, portando quindi ad una introduzione graduale di quei comportamenti per i quali era stato punito in precedenza: troppo nuovi e troppo estremi prima, diventano accettabili col tempo.

Ma questa e' stata una divagazione. Ho menzionato Pirsig e la sua distinzione tra Qualità dinamica e Qualità statica per poter affermare che, per analogia, ci sono canzoni che inizialmente ci colpiscono per la loro differenza rispetto a ciò che conosciamo e apprezziamo.


Argomenti: musica
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