Birdwatching a Stewart Island - Viaggio in Nuova Zelanda #11
Pappagalli, pinguini, campanari e uccelli che non volano. E i kiwi?
27/12/2025 | Claudio_VL | 0 commentiDopo il tragitto da Dunedin a Bluff, arrivati all’estremità meridionale della Nuova Zelanda, abbiamo preso un battello per raggiungere Stewart Island, ancora più a sud. A bordo, qualcuno mi racconta di una donna italiana che vive sull'isola per sei mesi, e negli altri sei mesi vive in Italia. Non la incontreremo, ma mi pare un aneddoto utile a spiegare il fascino di un'isola come questa, alla periferia di una Nazione piuttosto periferica (perlomeno geograficamente) come la Nuova Zelanda, in un continente (l'Oceania) che è alla periferia dell'affollato continente eurasiatico. Trasferirsi a Stewart Island dev'essere un po' come dire "non mi rompete le scatole" a caratteri cubitali.
Ulva Island e Paterson Inlet, panorama dal sentiero che porta a Oban, città principale di Stewart Island.

Un’insenatura protetta ricca di acqua calma e vegetazione costiera, è uno dei luoghi migliori per avvistare uccelli marini come gabbiani, cormorani e, con un po’ di fortuna, anche pinguini sulle scogliere vicine.
Al tempo di questo viaggio (2010), mia moglie ed io vivevamo a Singapore, e la differenza di densità della popolazione è estrema: nell'isola di Singapore vivono 5 milioni di abitanti, mentre a Stewart Island, che è grande più del doppio di Singapore, vivono circa 400 persone. Un posto tranquillo e pieno di fauna e flora, insomma.
Villaggio di Oban e Halfmoon Bay

Oban è il principale insediamento di Stewart Island. Ha solo 400 abitanti, e vi si avvistano facilmente gli animali dell'isola: spesso i weka, curiosi, si avvicinano al villaggio per cercare cibo.
La camera del piccolo albergo in cui abbiamo pernottato a Oban. Comoda, spaziosa, pulita, con una splendida vista sulla baia.

Beccaccia di mare variabile (torea-pango / variable oystercatcher / Haematopus unicolor).

Stewart Island prende il suo nome da William W. Stewart, marinaio e baleniere scozzese. Il nome maori attuale dell'isola è Rakiura, cioè "cieli splendenti", in riferimento all'
Non so voi, ma anche solo scrivere i nomi delle isole in Maori mi fa venire voglia di vedere una partita degli All Blacks, haka compresa.
A Stewart Island non ci sono molte telecamere che vi osservano, ma questo non significa che nessuno vi osservi...

Un kākā (pappagallo neozelandese). Questo pappagallo marrone-rossastro è nativo della Nuova Zelanda e molto frequente a Stewart Island, dove si avvicina spesso alle zone popolate in cerca di semi e frutti.

I kākā sono intelligenti e curiosi: se posate il vostro zaino a terra e vi allontanate, rischiate di trovare uno di questi pappagalli che cerca di aprirlo col becco. Non sono pericolosi, in teoria, ma ci è capitato più volte, qui a Stewart Island, di vederli planare aggressivamente verso di noi mentre camminavamo in strada.

Altra veduta panoramica costiera. L'isola è coperta per oltre l’85% dal Rakiura National Park, e offre viste mozzafiato dai sentieri come il Rakiura Track.

Una "cabina" telefonica?

Il nostro primo incontro con un pinguino in libertà, che abbiamo visto durante una gita in barca. Credo fosse un eudipte beccogrosso (Fiordland penguin, Eudyptes pachyrhynchus), ma non si è messo in posa per farsi fotografare, quindi non sono certo di averlo identificato correttamente.

Uno dei piccoli battelli utilizzati per le escursioni tra Stewart Island e le isolette che la circondano.

Due beccacce in volo.

Questo dovrebbe essere un philesturnus cioè un calleide caruncolato, o sellarossa. Il nome in m?ori è tieke, onomatopeico. Per i Maori, sentire il loro verso proveniente da destra è di buon auspicio, mentre da sinistra porterebbe sfortuna.

Un pappagallo kaka che, a differenza del waka precedente, ama la compagnia e non disdegna le fotografie.

Un cormorano in volo.

Uno dei moli da cui si parte per le mini-crociere verso le isolette locali, durante le quali si avvistano spesso dei pinguini (vedi sopra).

Un fringuello.

Il kaka, in teoria, dovrebbe avere un peso massimo intorno al mezzo chilo, ma questo (fotografato su un tavolo del parco) pareva molto più grande e pesante. Visti artigli e becco, capirete che quando scendono in picchiata verso di voi è meglio spostarsi. È un comportamento intimidatorio, e funziona.

Korimako (Anthornis melanura), conosciuto anche come New Zealand bellbird (uccello campanaro della Nuova Zelanda), è un uccello passeriforme endemico della Nuova Zelanda, celebre per il suo canto melodioso che ricorda il suono di piccole campane.

A Singapore ho cercato per due anni di fotografare i martin pescatore. In Nuova Zelanda non li ho degnati di molta attenzione, viste le molte specie presenti endemiche, ma ce n'erano. Questo potrebbe essere un martin pescatore sacro; se ne sapete più di me (facile!), lasciate un commento, sotto.

Un weka (Gallirallus australis scotti) seminascosto nella vegetazione. Un uccello robusto, marrone scuro, incapace di volare (come il kiwi), il weka è famoso per la sua curiosità: ruba oggetti lucidi, cibo e talvolta persino scarpe lasciate fuori dalle case. Pare ami avvicinarsi ai visitatori, ma noi abbiamo fatto fatica ad osservarne uno, e infatti l'ho fotografato da lontano con un lungo teleobiettivo.

In ogni caso: se un animale non vuole farsi fotografare, anche se avete speso un capitale per raggiungere la vostra destinazione, cercate di lasciarlo in pace.
In serata siamo poi andati a cenare in un grande pub a Oban
#RivediamoLaNuovaZelanda
Argomenti: animali, battelli, birdwatching, cultura aborigena, foto Nuova Zelanda, isole, Nuova Zelanda
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